Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
PD 32,2%, M5S 26,9%, LEGA 13,2%, FORZA ITALIA 13%, FDI 4,2%, %, NCD 4%, SINISTRA ITALIANA 3%… AL BALLOTTAGGIO PD VINCEREBBE IN OGNI CASO, IL CENTRODESTRA PERDEREBBE CON CHIUNQUE
Lo scontro eterno con i Cinquestelle, le primarie contestate, la rissa interna al partito con lo scontro finale tra D’Alema e i vertici renziani: niente di tutto questo scalfisce la fiducia nel presidente del Consiglio Matteo Renzi e nel governo.
Anzi, secondo il sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera, il giudizio positivo aumenta sia rispetto alla fine del 2015 sia rispetto all’estate scorsa, quando il gradimento per l’esecutivo aveva raggiunto i minimi.
Ora registra un aumento del 2 punti, dal 38 al 40 per cento, con un leggero incremento rispetto a dicembre e con un’impennata rispetto alle rilevazioni di giugno (+8).
Oltre a Renzi — apprezzato dal 38 per cento degli intervistati — i ministri che ricevono consenso sono Padoan (29), Franceschini, Delrio e Lorenzin (25), Boschi (24) e Gentiloni (23).
Svanito l’effetto Parma (per ora), al ballottaggio avanti il Pd
Ma il caos primarie non intacca nemmeno il partito, smentendo almeno in questo caso la tesi — sostenuta dalla sinistra, ma anche da renziani della prima ora come Richetti — che c’è un governo che va a cento all’ora a scapito del Pd che resta a rincorrere, se non addirittura sulle ruote.
Niente di tutto questo, secondo Ipsos: il Partito democratico è in crescita, dal 31 al 32 per cento, rispetto all’ultima rilevazione effettuata dall’istituto di Nando Pagnoncelli nel dicembre scorso.
E quello che è più importante — dal punto di vista di Renzi — è che sembra svanito, almeno per ora, anche il rischio di un “effetto Parma” (o “effetto Livorno” se si preferisce): al ballottaggio, oggi, in una sfida tra Pd e Movimento Cinque Stelle, la spunterebbero i democratici.
Il punto è che se il centrodestra corresse unito il M5s non arriverebbe nemmeno al ballottaggio.
Il consenso per i partiti cambia, anche se di poco, se lo scenario prevede o meno una lista unica di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega Nord.
In questo caso, cioè, ci sarebbe una maggiore polarizzazione verso le tre forze politiche più grandi: il Pd sarebbe al 32,4, il centrodestra unito seguirebbe al 29,1 e i Cinquestelle al 28.
Al ballottaggio andrebbero dunque democratici e centrodestra e vincerebbero i primi: 53,5 contro 46,5.
I partiti oggi: tra Pd e M5s 5 punti
Al momento comunque, con il centrodestra diviso, il Pd si conferma primo partito con il 32,2. Segue il M5s con il 26,9.
Il distacco — che a dicembre era di 2 punti — ora si è divaricato a oltre 5. Lontani i partiti di centrodestra: il terzo partito è la Lega Nord (13,2) che però ora è tallonata da Forza Italia, resuscitata fino al 13.
Poi i Fratelli d’Italia al 4,2. Tra le forze che riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento ci sarebbero Area Popolare (4%) e Sinistra Italiana (3,3).
Fuori tutti gli altri, compresi i centristi di governo come Scelta Civica (0,7).
Pagnoncelli: “Elettorati non più fluidi, ora sistema stabile”
In generale, secondo Pagnoncelli, c’è una nuova mutazione nell’elettorato italiano. Fino al 2013, spiega, “le opinioni degli elettori risultavano influenzate soprattutto dall’appartenenza politica più che dal merito delle questioni (elettori-tifosi che cambiavano opinioni a seconda che la propria parte politica fosse al governo o all’opposizione).
Poi, a partire dalla nuova legislatura e fino alle Europee, è aumentata la “fluidità politica” e “un’inedita trasversalità ”, soprattutto “a favore del Pd di Renzi e del Movimento 5 Stelle che sono stati capaci di conquistare il consenso di elettori provenienti da aree politiche piuttosto diverse”.
Oggi invece, dice Pagnoncelli, il quadro si è come “ricomposto” con un “parziale ritorno ad appartenenze che rendono abbastanza stabile il consenso per i singoli partiti”.
Però le opinioni personali degli elettori spesso divergono dalla posizione del partito (si è visto su unioni civili, fisco, riforme), senza per questo far mancare il proprio voto negli appuntamenti importanti.
“Il Pd non attrae più, chi lascia M5s va nel non voto”
Sul Corriere Pagnoncelli spiega che il Pd è stabile, ma “sembra aver ridotto la capacità di espansione del proprio elettorato e non sembra capitalizzare l’aumento del consenso registrato dal governo”.
Quanto ai Cinquestelle, il Movimento ha avuto una flessione di due punti dopo il caso Quarto, ma da quei giorni è rimasto intorno al 27.
Tuttavia la distanza dal Pd che a dicembre era di 2 punti ora si è divaricata a oltre 5. Anche Ipsos conferma un dato che ricorre in diversi sondaggi: l’aumento dell’astensione.
I senza voto sono passati dal 34,3 di dicembre al 36. Questo in concomitanza con una flessione dei Cinquestelle. Secondo Pagnoncelli “i grillini delusi, infatti, difficilmente scelgono un altro partito, preferendo astenersi”.
Ballottaggio Pd-M5s, ai grillini i voti di Si, Lega e Fdi
Ipsos ha analizzato anche i flussi di voto nel caso dei tre scenari di ballottaggio possibili.
Nella sfida Pd-M5s, per esempio, come detto vincerebbero i democratici: un cambio di tendenza rispetto agli ultimi mesi, anche se il margine è quello di un testa a testa (51,2 contro 48,8).
Ma come si dividerebbero le preferenze degli elettori degli altri partiti?
La maggioranza della base di Sinistra Italiana sceglierebbe il M5s, ma lo stesso accadrebbe nell’elettorato di Lega Nord e Fratelli d’Italia.
In questo scenario oltre la metà degli elettori di Forza Italia si asterrebbe, mentre sceglierebbe il Pd la gran parte della base di Area Popolare.
Ballottaggio Pd-centrodestra, ai dem un terzo dei voti M5s
Nella seconda ipotesi c’è il ballottaggio Pd-listone di centrodestra.
Anche in questo caso vincerebbe il Pd con un distacco anche maggiore: 53,5 contro il 46,5.
Qui il panorama è più semplificato e dice che l’elettorato M5s si dividerebbe quasi in parti uguali tra chi sceglierebbe il Partito democratico, chi il centrodestra e chi l’astensionismo (le quote sono rispettivamente del 40 per cento, del 30 e del 30).
Gli elettori di Area Popolare in maggioranza sceglierebbero ovviamente il listone di centrodestra, mentre la quasi totalità della base di Sinistra Italiana sceglierebbe il Pd (80 per centro contro un 20 di senza voto).
Ballottaggio M5s-centrodestra, un terzo dei voti Pd ai grillini
Terza opzione possibile, Cinquestelle contro centrodestra.
A vincere sarebbe il M5s, con un 55,1 contro 44,9. I grillini riceverebbero i due terzi dei voti degli elettori di Sinistra Italiana e un terzo dei voti del Pd (elettorato che per metà si asterrebbe).
Ovvia la scelta di chi si ritiene un elettore di Area Popolare: due su tre voterebbe il centrodestra, nessuno i Cinquestelle.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
“MOLLO, NON SONO SOSTENUTA”
Patrizia Bedori verso il ritiro. 
La candidata sindaco del Movimento Cinque Stelle si è presa ancora 24 ore di riflessione, impegnandosi a dire domani se davvero la sua corsa per Palazzo Marino finisce qui.
Chi le ha parlato, però, ha capito che quel “io mollo” detto ai colleghi milanesi del movimento è stato più che uno sfogo.
Da tempo Bedori è in difficoltà , dopo aver vinto l’8 novembre le Comunarie con 74 voti, uno solo in più sul secondo classificato, Livio Lo Verso (che aveva comunque già annunciato di non voler correre) e sul terzo, Gianluca Corrado.
Scelta da 300 elettori non con la chiamata online ma con le urne.
Un’incoronazione che non ha convinto gli stessi vertici del movimento, rimasta a lungo in dubbio e scongelata solo dopo un confronto con la consigliera di Zona di 52 anni.
Sul ‘peso’ della candidatura di Bedori a sindaco di Milano si era espresso, manifestando tutte le sue perplessità , anche Dario Fo.
Ora il ritiro definitivo, se davvero arriverà , lascerà M5S con un problema Milano.
La base si divide in due sulla contromossa: secondo alcuni bisogna passare al secondo o terzo classificato alle Comunarie, secondo altri invece si deve ripartire da zero cercando un nome alto. L’ultima parola a Grillo e Casaleggio.
“A Milano ennesima farsa, poi arriva Casaleggio”, è invece il tenore dei commenti di diversi senatori del Pd. “La democrazia dal basso M5s è una farsa. La rinuncia della Bedori è il solito flop a 5stelle. Ora il candidato lo sceglie Casaleggio vero?”, sono state le parole di Franco Mirabellli, cui ha fatto eco Magda Zanoni: “Bedori si ritira e chissà perchè non siamo stupiti. Ennesime comunarie farsa dai 5 stelle”.
“Anche a Milano M5s – ha twittato invece Mauro Del Barba – fa le fuffarie. Il ritiro della Bedori è l’ennesimo flop a 5 stelle. Tanto poi c’è casaleggio…”.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
IL RILEVAMENTO DI SCENARI POLITICI RIPORTA IN PRIMA LINEA IL CARISMA DELL’EX PREMIER… SEGUONO ROSSI E BERSANI
L’anti-Renzi? Si chiama Massimo D’Alema.
Tra gli esponenti della minoranza Pd, ad avere maggiori chance di competere con Matteo Renzi per la guida della segreteria dei democratici è il lider Maximo.
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici condotto per l’Huffingont Post.
SP ha chiesto a un campione di elettori del Pd chi potrebbe essere l’anti-Renzi, quel candidato che in caso di primarie per la segretaria nazionale potrebbe contendersi il vertice esecutivo del partito.
Per il 28,2 per cento, gli intervistati considerano Massimo D’Alema l’anti-Renzi.
A seguire c’è il governatore della Toscana Enrico Rossi, che ha raccolto il 26 per cento delle preferenze.
Sul terzo gradino del podio c’è l’ex segretario Pier Luigi Bersani con il 19,4 per cento di preferenze.
Roberto Speranza, da molti indicato in un primo momento come uomo di spicco su cui la minoranza Pd potrebbe puntare in vista di eventuali primarie nel partito, raccoglie invece solo 14,3 per cento.
Dietro di lui, con percentuali più basse, ci sono l’ex presidente del Pd Gianni Cuperlo, il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
OLTRE 1.500 PERSONE ALL’APPUNTAMENTO CON TOTONNO: “IL MIO UN ATTO D’AMORE PER LA CITTA'”
Bisogna cancellare “una vergogna, una schifezza, un’offesa alla dignità di 30mila votanti delle primarie e
un’offesa a Napoli”.
Antonio Bassolino insiste e condanna la “sordità politica impressionante” con cui il Pd ha finora risposto alle sue proteste.
“Con caparbia passione mi aspetto giustizia a questa domanda di trasparenza, cancellando il voto nei seggi dove si è violata la democrazia e violentata la Costituzione. Nelle elezioni si prevede per i seggi il limite di propaganda a 200 metri, figuriamoci per dare soldi. C’è ancora la possibilità di ribaltare un autogol, di evitare un nuovo possibile suicidio del Pd facendo ripartire la democrazia delle primarie. Non accetterò mai che per un euro o 10 euro si possa offendere la democrazia, la libertà e dignità del voto e delle persone”.
Per Bassolino è “particolarmente grave” la ferita per quanto accaduto nel quartiere operaio di San Giovanni a Teduccio, “dove ho combattuto le mie prime battaglie. Da sindaco feci liberare lì le case occupate dalla camorra. Ora la camorra è tornata”.
“Io ho fatto solo un atto d’amore per la mia città “. Lui davanti al sipario rosso. E di fronte ad Antonio Bassolino, un teatro Augusteo gremito.
“Le rese di conti Pd non mi riguardano e non mi interessano. Se ho fatto quella scelta non è per partecipare ieri e oggi alle guerre intestine”.
“Perchè le primarie vivano, servono tre condizioni: trasparenza, trasparenza e ancora trasparenza – incalza Bassolino – non può esserci un colpo di spugna burocratico, la questione è democratica. Abbiamo bisogno di verità , per Napoli, la politica e l’opinione pubblica italiana indignata da quanto è accaduto. Finora ci hanno risposto con cavilli, sentenze preconfezionate tra Roma e Napoli. Perciò oggi siamo qui”.
Al via la convention napoletana di Antonio Bassolino, in uno dei teatri più grandi della città , l’Augusteo con molte persone in piedi.
Applausi per l’ex sindaco, che si è seduto in platea. Sul palco ha aperto la convention una giovane elettrice, che si è detta ‘sconcertata’ per la vicenda primarie e ha ribadito la convinzione che Bassolino ‘possa vincere’ la corsa a sindaco.
“La vicenda delle primarie va oltre Napoli. Molto oltre Napoli. Tutti ora sanno che non riguarda me, questa battaglia. Che non è burocratica. È democratica. Si deve cancellare questa schifezza. Siamo arrivati con una incollatura, abbiamo vinto moralmente e politicamente. E se si dice la verità su quei seggi, anche numericamente”. Cosa fare? “Voglio ascoltare di nuovo la città . Sapere se c’è a sinistra del Pd un sussulto di onestà di verità . Ma leviamoci dalla testa che io mi candido per far perdere il Pd. Io non sono come altri abituati a perdere. Io combatto per vincere sempre!”.
Bassolino però non annuncia la lista civica, non scioglie la progosi sulla sua candidatura. Dice di voler aspettare l’esito dei ricorsi. “E’ l’unico modo per ribaltare l’autogol che ci siamo fatti”.
Presenti i parlamentari Pd vicini a Bassolino tra cui la moglie, Annamaria Carloni. Sul palco il manifesto rosso ‘Con Bassolino Napoli riparte’.
Il discorso di Bassolino.
Sulle note di “Sweet dreams” degli Eurythmics, Antonio Bassolino ha preso posto in platea, prima di iniziare a parlare sul palco del teatro Augusteo, circondato da poco meno di 1500 supporter. Bassolino ricostruisce tutti i passaggi della “maturazione” della sua discesa in campo, da quel novembre 2013 a oggi.
Comincia leggendo una toccante e riservata lettera da Maria Antonietta Mattei, vedova dell’ex sindacalista ed assessore Pasquale Losa. Che, nel novembre 2013, parlava di suo marito che non aveva potuto scrivere un libro, come aveva fatto Bassolino, “perchè attendeva anche lui che si fosse definita la sua vicenda giudiziaria, aveva la sua stessa sofferenza”, vissuta da solo.
Bassolino rivendica quindi il suo “atto d’amore per la città “. Poi dice, incendiando il calore della platea. “Dopo l’assoluzione mi sarei aspettato ingenuamente che squillasse il telefono da parte di Napoli o di Roma, niente! Da parte di persone con cui ho condiviso tanto, una vita!”.
Quasi urla ora al microfono: “Così come mi sono illuso che squillasse il telefono da Napoli e da Roma dopo la fine delle primarie, per dire ‘grazie Antonio per il tuo contributo. E niente!”. Poi il voto inquinato.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
LA PARTECIPAZIONE E’ ALTA… “LA MELONI DECIDA PRESTO COSA VUOLE FARE”… “GLI ALTRI CANDIDATI FANNO RIDERE”
“Se vince il no o se l’affluenza sarà troppo bassa, io mollo tutto”. Il centrodestra si gioca il candidato ufficiale nella corsa verso il Campidoglio alle “gazebarie”, la consultazione popolare organizzata a Roma da Forza Italia per oggi e domani.
E a fissare l’asticella sotto cui si potrà parlare apertamente di flop fino al punto di arrivare a fare un passo indietro è lo stesso Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile, scelto inizialmente dai tre leader di centrodestra come candidato unico della coalizione.
“Diecimila persone vere sono meglio di 15mila taroccate – dice pensando ai numeri ottenuti dalla Lega nei banchetti romani di due settimane fa – Ma forse 5mila sarebbero poche”.
Poco prima dell’una spunta anche lui a largo Goldoni “da privato cittadino, è il primo gazebo che visito perchè fino a poco fa mi stavo occupando di mia moglie” spiega, facendosi ritrarre accanto ad alcuni vigili urbani, “quelli che lavorano e garantiscono la sicurezza a Roma”.
E a chi lo ferma urlando “Io voto per te”, replica: “Votate per Roma non per me”. Seguito dai cronisti per il centro di Roma, in una sorta di lezione sulla manutenzione stradale, aggiunge: “Io voglio parlare dei problemi, delle buche, dei sampietrini, non di politica”.
Ma il vero show è di Silvio Berlusconi, affacciatosi prima nello stand del Pantheon e poi in quello di largo Goldoni, accanto al candidato, e atteso nel pomeriggio anche alla Garbatella e all’Eur.
“Bertolaso – ha detto l’ex premier vicino al Pantheon – è una grande opportunità per Roma”. “Gli altri candidati fanno ridere – ha aggiunto – Lui è l’unico protagonista che in tempi certi e contenuti può cambiare la nostra città “. Una città “ridotta in un degrado inaccettabile”.
“Ci ho messo tre mesi a convincere Bertolaso, che è un uomo del fare, a venire ad occuparsi della nostra città ” ha raccontato il leader di Forza Italia. “Non è un uomo politico, un uomo del bla bla bla, è un fuoriclasse. Ha subito adottato uno slogan in cui ci riconosciamo che è quello della ‘tolleranza zero’. In poco tempo ha messo su un programma e metterà su un’ottima squadra”.
Quelle di oggi, ha chiarito Berlusconi, “non sono gazebarie, sono l’inizio di un percorso per far conoscere ai romani cosa vuole fare Bertolaso”.
“Sono convinto che vincerà al primo turno, non c’entrano i partiti, lui mi ha detto di non aver mai votato per Forza Italia, poi nel 2008 ha conosciuto me e ha cambiato idea. E’ e deve essere il candidato sindaco di tutti” ha concluso l’ex premier, assediato da cronisti e forzisti come Maria Rosaria Rossi, Antonio Tajani e Maurizio Gasparri. E poi sugli alleati: “La Lega a Roma è all’1,4 per cento. Ho sentito Meloni per telefono e mi aspetto dica cosa vuole fare”.
Nelle ultime ore, infatti, è rispuntato fuori il nome della leader di Fratelli d’Italia, sfilatasi dalla corsa dall’annuncio, durante il Family day, della sua gravidanza.
Se Bertolaso esclude il ticket, Salvini da Milano la ritira in ballo: “La Meloni è secondo me la migliore candidata possibile per Roma”.
Nel centrodestra la frattura sembra insanabile. Matteo Salvini ribadisce: “Bertolaso non è il mio candidato». Fratelli d’Italia partecipa alle gazebarie ma, sottolinea, «sarebbe stato preferibile uno slittamento dei gazebo successivo a una nuova verifica tra i partiti del centrodestra per ricompattare la coalizione”.
Alfio Marchini continua la sua corsa e domani sarà in piazza del Popolo con l’iniziativa alternativa alle gazebarie dal titolo “Roma nun te fa fregà “.
La macchina organizzativa azzurra, curata dal responsabile enti locali del partito, Marcello Fiori, intanto ha debuttato.
Sono poco più di una cinquantina i gazebo montati in ogni quartiere della città , da Prati a Ostia. Le urne “on the road” resteranno aperte dalle 10 alle 18 di oggi e dalle 9.30 alle 13.30 di domani. Oltre mille i volontari in campo.
Sulla scheda quattro quesiti: una sorta di referendum su Bertolaso; la condivisione dell’impostazione del programma basato sullo slogan “Tolleranza zero”; il sostegno ai valori del centrodestra; e una lista di 15 priorità per Roma piuttosto generiche tra cui scegliere. Si va dalla manutenzione stradale all’emergenza casa, dalla sicurezza all’abbassamento delle tariffe comunali. Lanciato anche l’hashtag: #RomaSeiTu.
Tra i big al voto il capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta, ottimista: “Ho già votato alla consultazione del centrodestra”, alle 9.30 nel gazebo a Castel di Leva, largo Montanari, “grande partecipazione.
Uniti riconquisteremo la città e daremo ai romani un governo credibile. I I cittadini vogliono dire la loro e noi siamo qui per ascoltarli”. E’ sempre Brunetta che alle 11.30 si sbilancia nel primo pronostico: “Trend positivo, già cento persone hanno votato in ogni seggio”.
Poi un’ora dopo: “Al gazebo di Castel di Leva, largo Montanari, alle ore 12.30 hanno votato 260 persone. Al gazebo di Mezzocammino, a largo Sergi, alle ore 12.30 hanno votato 748 persone. Al gazebo di Viale Europa, Eur, alle ore 12.30 hanno votato 210 persone. Grande partecipazione”.
Viola Giannoli
(da “La Repubblica”)
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Marzo 12th, 2016 Riccardo Fucile
MESI DI VETI, RICATTI E ISTERISMI DI UNA COMPAGNIA DA AVANSPETTACOLO
Mentre sta andando in scena il quarto e ultimo atto della farsa della candidatura del sedicente
centrodestra nella Capitale, è opportuno ripercorrerne alcune tappe, in modo da evidenziare il livello umoristico dei suoi attori caratteristi.
Berlusconi propone di appoggiare Marchini, Salvini non dice no, la Meloni pone il veto.
Berlusconi allora chiede alla Meloni di presentarsi lei, Salvini non dice no, la Meloni rifiuta.
Berlusconi propone Bertolaso: sia Meloni che Salvini firmano il via libera.
Berlusconi propone di allargare a Storace l’alleanza ma la Meloni pone il veto.
Salvini cambia idea e dice no a Bertolaso, la Meloni conferma il sì.
Salvini indice delle primarie faidate per poter dire che Bertolaso non va bene.
Berlusconi indice delle primarie tarocco per poter dire che Bertolaso va bene, d’accordo con la Meloni.
Salvini ieri pomeriggio dice che non riconosce le gazebarie e che appoggia Storace, quello che la Meloni non voleva come alleato.
In serata la Meloni chiama Berlusconi per dire no a Bertolaso e che ci vuole un’alleanza anche con Salvini e Storace (quello che non voleva).
Oggi ci saranno (forse) le gazebarie per chiedere ai romani se vogliono Bertolaso, ma lunedì potrebbe presentarsi la Meloni, appoggiata dai suoi ex nemici Salvini e Storace.
Se avete superato indenni le puntate precedenti, non vi resta che chiamare con urgenza, prima che cali il sipario, il 118.
Affrettarsi, prima che Renzi faccia pagare il ticket anche per i trattamenti sanitari obbligatori.
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Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA A BERLUSCONI: “SU BERTOLASO NON TENGO I MIEI”… LA LEADER DI FDI MOSTRA TUTTI I SUOI LIMITI: HA PAURA DEL FLOP E SI ACCODA A CHI URLA DI PIU’… BERLUSCONI FURIBONDO, I SUOI: “AVANTI CON BERTOLASO”
«Presidente, purtroppo non riesco più a tenere i miei sulla candidatura di Guido Bertolaso. Di conseguenza, per rimanere insieme nella coalizione di Roma, ho bisogno che ci sia dentro non solo Matteo Salvini. Ma anche Francesco Storace». Dall’altra parte della cornetta, mentre Giorgia Meloni riversa su Forza Italia l’ennesima secchiata di acqua gelida di un fine inverno maledetto, c’è un Silvio Berlusconi senza parole.
Sono le sei di venerdì pomeriggio.
L’ora esatta in cui, nonostante agli appuntamenti coi gazebo del centrodestra non manchi che mezza giornata, la candidatura dell’ex numero uno della Protezione civile sembra sul punto di tramontare.
Lasciando spazio, a sorpresa, proprio a una discesa in campo della Meloni.
Da Arcore, insomma, l’ex Cavaliere – che non vorrebbe mollare «l’amico Guido per nessun motivo» – assiste inerme all’ennesimo colpo di scena.
Anche perchè, poche ore prima, parlando dalla Sicilia, Matteo Salvini aveva ribadito che «Bertolaso non è il mio candidato».
Meloni chiede un rinvio in extremis delle «gazebarie»
La leader di Fratelli d’Italia, non appena aggancia la voce dell’ex premier, prova a prenderla larga.
«Presidente, non tengo più i miei. Se vado separata da Salvini e da Storace, per Fratelli d’Italia è il tracollo. Ho bisogno che lei tenga tutti insieme, altrimenti le nostre strade si separano». Non solo.
Meloni chiede un rinvio in extremis delle «gazebarie», tema di fronte al quale Berlusconi perde la pazienza: «Cara Giorgia, siete stati voi a chiedermi di anticiparle di una settimana e io l’ho fatto. Per mandare tutto a monte, francamente, mi sembra tardi…».
L’annuncio potrebbe arrivare lunedì
È a quel punto della telefonata che si rimaterializza, questa volta in maniera concreta, l’evergreen degli ultimi anni della destra capitolina.
E cioè la candidatura a sindaco di Roma della Meloni. È lei stessa a dirlo, esplicitamente, a Berlusconi.
«Se lei non ce la fa a tenere tutti insieme, io non posso sostenere Bertolaso. E, anche se in questo momento non è la priorità della mia vita (la leader di FdI è incinta, ndr), sarei costretta a correre per il Campidoglio…».
L’annuncio potrebbe arrivare lunedì mattina nel corso di una conferenza stampa.
Azzurri capitolini: «Noi rimaniamo con Bertolaso”
Quando chiude la telefonata, l’ex premier ha di fronte a sè lo scenario più oscuro.
E cioè la «fine» del centrodestra italiano, almeno per come lo si è conosciuto negli ultimi ventidue anni.
Perchè, e questo ad Arcore ce l’hanno ben presente, separarsi a Roma – tra l’altro in un momento di massima crisi del Pd – vorrebbe dire aprire le pratiche per il divorzio ovunque.
Gli azzurri capitolini la prendono male. «Noi rimaniamo con Bertolaso.
I gazebo sono già pronti», spiega Antonio Tajani poco prima dell’ora di cena.
La presenza di Berlusconi ai banchetti, data per certa, torna a rischio finchè la notte non avrà portato consiglio.
Solo un bagno di folla potrebbe salvare la candidatura dell’ex numero uno della Protezione Civile, che in mattinata – in tv ad Agorà – aveva chiarito che «se vince il no o se vanno in meno di 10 mila romani ai gazebo, abbandono la corsa».
Fuori dal recinto berlusconiano, i vecchi delfini — come Raffaele Fitto — chiedono a gran voce «primarie vere».
Ma è vecchia la storia delle stalle da chiudere. E dei buoi già fuggiti.
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
L’OFFERTA: “PROVVEDIMENTI CONTRO I DUE DIRIGENTI PD DEL VIDEO”… BASSOLINO: “NO, ANNULLAMENTO DEI VOTI IN 5 SEZIONI O SI RIVOTI”
Come spesso accade, anche stavolta è toccato all’Arnaldo cercare di mettere una pezza al dramma
partenopeo.
L’Arnaldo Forlani, alias Lorenzo Guerini (il copyright è di Renzi) è arrivato sotto il Vesuvio per incontrare Antonio Bassolino, e tentare di evitare il replay del caso Cofferati nel 2015 in Liguria, quando il vecchio leone, dopo aver denunciato brogli alle primarie, se andò dal partito sbattendo la porta e dando vita a una lista di sinistra che ha contribuito alla sconfitta del Pd alle regionali.
Dopo le primarie del 6 marzo, le prime reazioni del Nazareno sono state di totale chiusura alle ragioni di Bassolino.
Mercoledì, alla riunione della commissione di garanzia a Napoli, il suo ricorso non è stato esaminato, ma rigettato per ragioni procedurali.
Perchè arrivato troppo presto rispetto alla proclamazione ufficiale dei risultati, oppure troppo tardi, perchè oltre 24 ore dopo la chiusura dei seggi.
Insomma, il caos: con i bassoliniani che sono usciti in polemica dalla riunione, cui ha partecipato anche il segretario del Pd Napoli Venanzio Carpentiere, che pure non fa parte dei garanti.
“Primarie valide, ha vinto Valente”, avevano detto già il giorno prima Guerini e Orfini. E a quel punto Bassolino sembrava pronto ad annunciare la sua lista civica già sabato 12, al teatro Augusteo di Napoli, dove ha radunato i suoi sostenitori.
L’incontro Guerini-Bassolino, nel pomeriggio a Napoli, ha invece riaperto un filo di dialogo.
“Con Antonio è stato un incontro in cui ci siamo ascoltati e ci siamo parlati, fa sempre bene parlarsi”, ha detto all’uscita il vicesegretario pompiere.
“Non ho chiesto assolutamente di ritirare il ricorso. E’ un diritto presentarlo, è riconosciuto dal regolamento ed è giusto che la Commissione lo esamini con molto rigore e attenzione come ha fatto e deve fare”.
L’ipotesi dunque è che la commissione di garanzia si riunisca di nuovo, per esaminare realmente il ricorso bis di Bassolino (presentato oggi) sui 5 seggi dove sono stati filmati dal sito Fanpage.it passaggi di denaro a favore di elettori da parte di esponenti dem vicini a Valeria Valente.
Nel ricorso, l’ex sindaco parla di “risultato palesemente alterato e condizionato da numerosi e gravi espisodi avvenuti all’esterni dei seggi”.
E fa riferimento appunto a episodi di propaganda pro Valente avvenuti all’ingresso di alcuni seggi. Episodi definiti “in contrasto con la Costituzione che prevede l’espressione libera e segreta del voto”.
La riunione della commissione si terrà domenica 13 marzo al mattino, oppure (in caso di eccessive assenze “festive”) il giorno successivo.
Bassolino ha già fatto sapere che la sua richiesta resta l’annullamento di quei 5 seggi: in quel caso, matematicamente, sarebbe lui il vincitore delle primarie, per circa 300 voti.
In casa Pd si ragiona invece di provvedimenti disciplinari a carico dei due esponenti dem (Antonio Borriello e Gennaro Cierro) che sono stati filmati in atteggiamenti illegittimi fuori dai seggi.
Ipotesi, quella della sospensione dei due “rei”, che non basta affatto ai bassoliniani. “Sarebbe come colpire i colpevoli ma non il reato…”.
Marco Sarracino, il candidato della sinistra dem che a sua volta ha incontrato Guerini, ha chiesto che si rivoti nei seggi incriminati. “Altrimenti si annullino le primarie e si individui un candidato unitario per le elezioni comunali”.
Sabato mattina, al teatro Augusteo, l’ex sindaco rilancerà davanti ai suoi sostenitori la battaglia “per la legalità e la trasparenza” delle primarie, e l’intenzione di andare avanti: prima la commissione di Napoli, poi eventualmente anche i garanti nazionali. Per ora di lista civica o di uscita dal Pd non si parla, almeno ufficialmente o dal palco. “Antonio vuole andare avanti un passo dopo l’altro”, spiega un suo sostenitore. “Per presentare la lista c’è tempo fino a maggio…”.
Guerini ha incassato, almeno per ora, una battaglia del vecchio leone dentro il perimetro del partito, e ha dovuto concedere un esame rigoroso del ricorso.
Valente, dal canto suo, ha presentato a sua volta un ricorso, ma non alla commissione di garanzia per le primarie, bensì a quella interna al partito.
“Abbiamo presentato un ricorso per verificare se iscritti del Pd abbiano tenuto comportamenti lesivi dell’onorabilità del partito e degli stessi candidati, durante le primarie”, ha spiegato la candidata.
La richiesta è quella di esaminare l’intero filmato realizzato dai cronisti di Fanpage, per verificare “se ci siano stati ulteriori casi di comportamenti illeciti su cui intervenire”.
Insomma, casi riferibili a sostenitori di Bassolino. Che sorride davanti al ricorso della sfidante: “Evidentemente ha cambiato linea… è la conferma che diverse cose non sono andate…”.
Nella disfida dei ricorsi incrociati, a cambiare, in queste ore, è stato proprio l’atteggiamento dei vertici dem.
Dai toni perentori contro l’ex sindaco (a novembre si era persino ipotizzata una norma per non farlo correre alle primarie) ai ramoscelli d’ulivo.
“L’incontro con Guerini è stato cordiale”, ha detto Bassolino ai suoi collaboratori. “Cordiale ma non risolutivo”. Solo un primo passo. Del resto, mesi di bombardamento per il Pd di Napoli, che già parte sfavorito contro De Magistris, potrebbero risultare esiziali. Per questo, dopo i muscoli dei renziani, a Napoli è arrivato l’Arnaldo.
Se fallisce lui, Bassolino rischia di fare davvero male.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIO ALL’IMPRENDITORE CORROTTO: “NON TELEFONARE, FAI UN SALTO LI'”
Era un congegno perfetto. Le imprese, i grandi appalti e le fondazioni politiche, vere camere di compensazione.
Un crocevia attraversato da tangenti, favori personali, promesse di voto e di assunzioni degli amici.
L’operazione “Dama nera”, arrivata oggi al secondo step, ha di nuovo puntato i fari sul sistema Anas, la società pubblica con in mano uno dei più ricchi portafogli di commesse.
Milioni di euro che già lo scorso ottobre aveva portato la Procura di Roma a chiedere ed ottenere 10 custodie cautelari (5 in carcere e 5 ai domiciliari) per alcuni funzionari apicali dell’Anas.
Dopo quell’operazione la principale indagata, Antonella Accroglianò, detta la “Dama nera”, ha iniziato a collaborare con la giustizia, riempendo diverse pagine di verbale, aiutando gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria e del Gico della Guardia di Finanza di Roma a completare la mappa della corruzione, già emersa dalle intercettazioni telefoniche e ambientali.
Diciannove gli arrestati nell’operazione di questa mattina e 35 gli indagati. Primi fra tutti il deputato di Forza Italia Marco Martinelli, componente della commissione lavori pubblici della Camera dei deputati, raggiunto da un comunicazione di garanzia nella sua residenza romana.
Un nome che riporta alla Fondazione della libertà per il bene comune presieduta da Altero Matteoli, l’ex ministro dell’Ambiente e delle infrastrutture già rinviato a giudizio dal Gip di Venezia per l’affare Mose.
Un indirizzo che conta nella Roma della politica, dove — secondo le indagini — sarebbero passati parte degli accordi corruttivi.
Ci sono poi gli imprenditori, i beneficiari finali del sistema di lavori pubblici targati Anas finiti nelle indagini della procura romana. Cantieri stradali dalla Sicilia all’Abruzzo, passando per la Calabria attraversata dall’eterno cantiere dell’autostrada che il premier Renzi ha promesso di inaugurare il prossimo dicembre.
Tra gli imprenditori finiti agli arresti domiciliari questa mattina c’è un nome che conta in provincia di Messina, Giuseppe Ricciardello, originario di Brolo. È accusato di aver versato una tangente da 30mila euro che, per il Gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, sarebbe stata poi divisa tra la “Dama nera” Antonella Accroglianò, il presidente della commissione di gara per i lavori sulla strada statale 117 “Centrale sicula” Giuseppe Barilà e il deputato di Forza Italia Marco Martinelli. Con la promessa di una ulteriore tranche di 270mila euro, mazzetta destinata allo stesso schema di sparizione.
A finire ai domiciliari è anche Sergio Vittadello, titolare della Intercantieri Vittadello spa, che, secondo i magistrati, avrebbe pagato 30mila euro alla Accroglianò per sbloccare alcuni contenziosi con l’Anas.
Coinvolta nell’indagine è anche un’altra impresa storica dei lavori pubblici italiani, la Costruzioni Romane ICS spa, riconducibile all’imprenditore Claudio Salini, deceduto lo scorso anno.
Anche in questo caso la tangente contestata dalla procura — pari a 10mila euro — sarebbe servita per oliare i complessi meccanismi dei contenzioni derivati dai grandi cantieri stradali. A finire agli arresti domiciliari per questa accusa è Andrea Musenga, consulente di Salini. Tante le società coinvolte: tra le altre la Tecnis Cogip, per i cantieri del Basentino, in provincia di Potenza. Tutti nomi ben noti nell’ambiente dei grandi lavori.
Mentre gli arrestati venivano portati, uno ad uno, nella storica caserma Cadorna della Guardia di finanza a Roma, la capitale iniziava a specchiarsi ancora una volta con un sistema di corruzione che appare sempre più evidente.
Il sistema è sottile, impalpabile. Ma pesante come una cappa di piombo.
Ci sono le discrete stanze delle Fondazioni che, trasformandosi in ufficio politico di deputati e senatori, tengono fuori per legge le microspie delle procure, grazie al sistema della guarentigie parlamentari.
Snodi vitali tra il sistema di condizionamenti degli appalti — gestiti dalla vera casta della burocrazia pubblica — e le imprese “amiche”.
Ed è qui, nello snodo delle fondazioni, che appare chiaro, secondo i magistrati romani, il ruolo del deputato Marco Martinelli, vice presidente della Fondazione della libertà per il bene comune.
La dama nera per riuscire a “risolvere” positivamente per l’imprenditore siciliano Ricciardello l’aggiudicazione degli appalti contestati si rivolgeva ad un altro funzionario chiave, Elisabetta Parise, finita anche lei agli arresti domiciliari, perchè ritenuta il tramite tra i vertici Anas coinvolti nell’inchiesta e il mondo della politica, passando attraverso la rete di relazioni di Martinelli.
Gli uffici politici, secondo gli investigatori, erano il luogo sicuro dove discutere gli accordi al riparo da orecchie indiscrete.
Quando Ricciardello chiedeva ad Antonella Accroglianò il telefono per contattare Martinelli, la dirigente gli spiegava: “No, non lo chiami, vada direttamente, la sta aspettando in fondazione, perchè non ci fa un salto?”.
Un appuntamento che poi i militari della Guardia di finanza hanno documentato attraverso un servizio di appostamento.
Da quando ha iniziato a collaborare con la magistratura la “Dama nera” è un fiume in piena.
Ai magistrati della Procura di Roma ha raccontato quello che avveniva in cene e riunioni lontane dalle microspie, rafforzando il quadro di indizi emerso nel corso delle indagini.
Il 3 dicembre scorso, sentita a verbale, ha riferito di un incontro dello scorso maggio, dove, secondo la sua ricostruzione, all’ordine del giorno c’erano gli accordi tra la politica e le imprese: “Organizzavamo una cena — si legge nell’ordinanza eseguita oggi — in cui eravamo presenti io, Ricciardello, Martinelli e la Parise. In quella circostanza — ha raccontato nella sua testimonianza la “Dama nera” — Martinelli assicurava al Ricciardello che si sarebbe impegnato a parlare con l’onorevole Matteoli per favorirlo nell’aggiudicazione della gara in Sicilia”.
L’ex ministro, che non risulta tra gli indagati, è il presidente della Fondazione della libertà per il bene comune.
Un sospetto che oggi ha un peso politico notevole: dallo scorso dicembre Altero Matteoli è presidente della commissione Lavori pubblici del Senato.
Andrea Palladino
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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