Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX GOVERNATORE SICILIANO: “DESTRA E SINISTRA MI CHIEDONO DI TORNARE”
Dica la verità è riuscito a condizionare perfino le primarie di Napoli? Giorgio Ariosto, uno di quelli che
distribuiva monetine ai seggi, era un cuffariano.
«Non so chi sia questo Ariosto. Dicono che sia cuffariano ma io non lo conosco. In ogni caso a Napoli avrei fatto votare per Bassolino».
Di passaggio a Roma per la presentazione di un libro che ripercorre le sue vicissitudini giudiziarie, l’ex presidente della Regione Sicilia, uscito dal carcere a dicembre dopo aver scontato quasi cinque anni di pena per favoreggiamento a Cosa Nostra, nonostante tutto è ancora amato dai suoi elettori.
«Sono più popolare di Berlusconi. Non pensavo che il carcere mi desse questa notorietà ». Cuffaro si è spogliato degli abiti dei parlamentari, e veste come un turista in visita nella Capitale. Una camicia, un pullover e un paio di jeans. Lo ferma perfino Maria Pia Garavaglia, ex senatrice Ds, che lo stringe forte e gli augura buona fortuna
È tornato in Sicilia o si è nuovamente trasferito a Roma?
«Frequento saltuariamente la Capitale. Ormai vivo nella mia campagna di San Michele di Ganzaria in provincia di Catania. Lì mi diverto e sto a contatto con la natura. Mi prendo cura delle mie galline».
Ha proprio deciso di lasciare politica?
«Tutti mi hanno chiesto di scendere in campo. Da destra a sinistra. Per adesso però non ne ho voglia».
In realtà , lo ammetta, sta preparando il suo ritorno in grande stile?
«In effetti sono ancora ben voluto. Qualche volte mi diverto a far litigare i leader».
Più che litigare stava provocando la scissione nel Pd…
«Tutti pensano che i miei ex fedelissimi stiano andando da Renzi. In verità , quando chiusi con la politica a causa della condanna, i miei amici si riposizionarono nel Pd di Pier Luigi Bersani.
Le truppe dell’ex segretario negano. Alzano le spalle.
«Le faccio un esempio, l’attuale segretario del Pd di Palermo, Giuseppe Bruno, era già andato lì ai tempi di Bersani. Per non parlare del Pd in giunta con Lombardo. Quasi tutti gli assessori, compreso il magistrato Caterina Chinnici (oggi europarlamentare del Pd n.d.r), erano in gran parte amici miei».
Il suo nome continua a dividere.
«E mi sorprendo anche io. Ma può dividersi un grande partito come il Pd su una minchiata detta da Cuffaro?».
Quale sarà il futuro del Pd?
«Se Renzi vince il referendum costituzionale, anticiperà le elezioni e farà un listone del partito della nazione. Si farà l’80 per cento dei gruppi parlamentare a trazione renziana. E non gliene fregherà più nulla dei Bersani e degli Speranza».
Secondo lei Verdini confluirà nel nuovo partito di Renzi?
«Verdini è la vera novità della politica italiana. È come se il numero 10 del Milan passasse con l’Inter. Ormai è chiaro che il Pd è un’altra cosa. La metamorfosi si compirà con le elezioni. È fisiologico che sia così. Cosa ci sta attorno a Renzi? Guerini era nella direzione della Dc. I Boschi sono una famiglia targata Dc. Se tu sei culturalmente nato e cresciuto dentro uno spazio culturale, quell’idea culturale te la porti dentro».
A proposito della Capitale, chi vincerà le elezioni amministrative?
«Virginia Raggi mi sembra un’ottima candidata. Questa ragazza dei cinquestelle suscita molto interesse. C’è una città incazzata che ha voglia di punizione. Può succedere di tutto anche che i cinquestelle vincano al primo turno».
Giuseppe Alberto Falci
(da “La Stampa”)
argomento: Politica | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
NEL 2013 PRESO SUL FATTO A SCIACCA, PATTEGGIO’ 18 MESI… MA LA LEGGE NON CONSENTE DI LICENZIARE I PIROMANI
Nel 2013, in una giornata di maggio sferzata da uno scirocco fortissimo, venne sorpreso mentre con la fiamma ossidrica cercava di attizzare il fuoco nelle sterpaglie della statale che collega Agrigento a Sciacca.
A.P., queste le sue iniziali, patteggiò poco dopo una pena a 18 mesi.
I pm sottolinearono l’aggravante del fatto che l’incendiario era un operaio della forestale in attesa di essere chiamato per svolgere le giornate lavorative.
Ma da allora lui, come altri trenta piromani e operai stagionali della forestale, non è mai stato cancellato dagli elenchi, anzi è tornato al lavoro come se nulla fosse.
E ci tornerà di nuovo nei prossimi mesi, nonostante sia stato ormai scoperchiato il grande vaso di Pandora degli addetti alla forestale con condanne penali pesantissime rimasti in servizio.
La dirigente del dipartimento regionale Lavoro, Antonella Bullara, ha scritto una nota riservata al governatore Rosario Crocetta nella quale, se da un lato rassicura sul fatto che possono essere licenziati i forestali che hanno condanne con interdizione perpetua dai pubblici uffici (di qui i primi 62 licenziamenti, tra cui quelli di 23 mafiosi), dall’altro sottolinea come «dalla normativa vigente non si rinviene alcun riferimento a particolare requisiti di accesso all’elenco dei forestali».
Tradotto: per i reati che non hanno l’interdizione dai pubblici uffici perpetua al momento non si può procedere ad alcun licenziamento.
Antonio Fraschilla
(da “La Stampa”)
argomento: Giustizia | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX SINDACO CHIAMA DOMANI A RACCOLTA I SUOI FANS E PROVA A STANARE RENZI
È furioso Antonio Bassolino.
Convoca in un teatro, per domani, il suo popolo: «Apro un percorso democratico di consultazione per reagire a una arroganza insopportabile. Se avremo le forze necessarie per vincere, mi candiderò».
Ma c’è ancora tempo per decidere, ripetono per tutto il giorno i suoi fedelissimi, il consigliere regionale Antonio Marciano e l’eurodeputato Massimo Paolucci.
E oggi è il tempo dei ricorsi interni al partito per annullare le votazioni in sei dei 73 seggi della città .
Sceglie «Otto e mezzo» per dare un colpo di acceleratore al chiarimento interno al Pd, come se volesse invitare Renzi a rendersi conto che «il partito vuole suicidarsi un’altra volta» (dopo quella delle primarie del 2011).
Convinto, Bassolino, che «Valeria Valente non arriverà neppure al ballottaggio con De Magistris»: «Sono sceso in campo perchè pensavo e penso di potercela fare».
Un segnale, una apertura, un gesto politico per evitare la spaccatura, la separazione, la lista civica.
Questo in fondo chiede Bassolino a Renzi, al segretario del Pd che dopo una settimana di tormenti e di lacerazioni sugli esiti delle primarie (a Roma e a Napoli) ha annunciato che parlerà di quello che è successo, domenica, a un seminario del partito.
Chiarisce Bassolino: «Io ho proposto di annullare il voto in quei sei seggi. Il partito potrebbe proporre di rivotare in quei seggi. Potremmo discuterne. Minimizzare è una offesa ai 30.000 elettori, a Napoli».
Dunque, per non disperdere quel patrimonio di forze che lo hanno sostenuto in queste settimane, con l’hastag #napoliriparte, Antonio Bassolino ha convocato il suo popolo, per una assemblea al teatro Augusteo, domani mattina.
«Spero di trovare all’Augusteo molti di quelli che mi hanno sostenuto in queste settimane. Anche chi non ha partecipato alle primarie e quelli che, e sono tanti, vogliono andare a casa. C’è tempo per prendere le decisioni. Intanto dobbiamo depositare il nuovo ricorso al Provinciale. Ce lo bocceranno? Ci rivolgeremo a Roma».
Prima di lasciare Napoli per andare negli studi di Lilli Gruber, Bassolino, nella sede della Fondazione Sudd, respinge le accuse di voler sfasciare il Pd: «È il partito che rischia di divorziare con la città . Invece di esaminare il ricorso e dire qualcosa, annuncia che non è successo nulla. Quello che non si può fare è non fare nulla».
Il Pd napoletano dopo giorni di silenzio prova ad abbozzare una controffensiva rendendo pubblico il verbale della riunione del comitato organizzatore delle primarie, che ha bocciato il ricorso presentato da Bassolino. «Dopo ampia discussione, il Comitato ha deciso di entrare nel merito dei fatti oggetto di contestazione, ritenendoli in alcuni casi esecrabili ma non in grado di mettere in discussione il voto espresso». Dunque, si è discusso del merito.
«Ma in modo molto superficiale – replica l’amministrativista Riccardo Marone, ex sindaco e vicesindaco di Napoli, avvocato di Bassolino – e contraddittorio perchè riconosce l’esistenza di episodi esecrabili».
E Bassolino denuncia che nel corso della riunione dell’organo di garanzia «c’è stata una grave interferenza»: «Senza avere titoli, si è presentato alla riunione il segretario del Pd».
Affranto, disperato, Tonino Borriello non ci sta alla «vergognosa e diffamatoria campagna di sciacallaggio» nei suoi confronti.
E’ lui il consigliere comunale ripreso da Fanpage che davanti al seggio 45 di San Giovanni a Teduccio dà un euro all’elettore per poter votare alle primarie.
«Un gesto sicuramente esecrabile – scrive la commissione che ha bocciato il ricorso Bassolino – ma un solo caso su 700 votanti».
Si difende Borriello: «Era un elettore del Pd, uno con cui prendo il caffè al bar. Era con la moglie e mi ha chiesto di prestargli l’euro per consentirle di votare. E gli ho dato un euro».
Oggi Bassolino depositerà il nuovo ricorso. La storia continua.
Guido Ruotolo
(da “La Stampa”)
argomento: Primarie | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA COLTA PROVOCAZIONE AVVENUTA NOTTETEMPO A TORINO
Probabilmente si tratta di più di una persona, l’incursione è avvenuta di notte e gli autori sono colti e
conoscono bene l’arte della provocazione, oltre che la provocazione nella storia dell’arte.
È questo il primo identikit che si può tracciare per rispondere alla domanda: chi ha realizzato il manifesto fake di Adinolfi comparso a Torino?
In attesa di una qualche forma di rivendicazione del gesto – quasi certamente riconducibile alle polemiche sulle unioni civili e alle posizioni di Mario Adinolfi, direttore de La Croce – ad analizzare la provocazione, anche dal punto di vista artistico, è il giornalista Vito De Biasi, ripreso dal blogger Paolo Armelli, che è stato tra i primi a segnalare la foto virale scattata da Federico Novaro: «Vito De Biasi segnala che la boccetta di profumo che appare nella locandina – spiega Armelli – ricorda molto da vicino l’opera ready-made Belle Haleine — Eau de Voilette realizzata dagli artisti Marcel Duchamp e Man Ray nei primi decenni del Novecento».
Il manifesto, riprodotto richiamando in perfetto stile i cartelloni pubblicitari di Dolce & Gabbana (con tanto di logo), fa poi sospettare che dietro alla provocazione possa esserci anche un grafico.
Ciò che è certo, per il momento è che Dolce & Gabbana non ne sanno niente.
Del resto, la stessa IGPDecaux, che gestisce lo spazio pubblicitario nel quale è comparso il manifesto, ha precisato che l’affissione è abusiva: il cartellone è stato inserito forzando la teca.
Adinolfi protagonista, suo malgrado dello scherzo, ha twittato chiedendo pubblicamente una smentita agli stilisti, parlando di «ennesima violenza» nei suoi confronti.
Dimostrando scarso senso dell’humor.
Paola Italiano, Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)
argomento: Costume | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
MARCO MARTINELLI, EX AN, E’ VICEPRESIDENTE DELLA FONDAZIONE DI MATTEOLI “PER IL BENE COMUNE”
Diciannove persone arrestate, tutti dirigenti e funzionari dell’Anas e imprenditori titolari di appalti di opere pubbliche di primaria importanza.
Tra gli indagati c’è anche un politico.
Si tratta di Marco Martinelli di Forza Italia, già eletto alla Camera con Alleanza Nazionale che è anche vicepresidente della Fondazione della libertà per il Bene Comune presieduta dall’ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli (non indagato), ente scelto dagli indagati come sede per alcuni incontri chiave.
A Martinelli gli inquirenti contestano i reati di concorso in turbativa d’asta e corruzione.
In particolare nell’ordinanza si parla del suo ruolo di intermediario politico con il costruttore siciliano Giuseppe Ricciardello (indagato dallo scorso ottobre, oggi ai domiciliari) a proposito di alcuni appalti dell’Anas in Sicilia.
L’imprenditore, padre del sindaco di Brolo Irene Ricciardello e suocero dell’onorevole regionale Nino Germanà , aveva chiesto a Martinelli anche un intervento di Matteoli, ma soprattutto ha consegnato alla dama nera delle tangenti Anas, Antonella Accroglianò, un anticipo di 30mila euro per “l’interessamento svolto”.
La somma, alla quale si sarebbe aggiunto il saldo di 270mila euro, è stata divisa dalla destinataria in tre quote di 10mila euro l’una: una per sè, una per Martinelli e una per Elisabetta Parise, dirigente delle risorse umane dell’Anas che nel 2013 era candidata in Consiglio comunale a Roma con la Lista “Alfio Marchini Sindaco”.
I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti per le ipotesi di reato di corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, autoriciclaggio, favoreggiamento personale e truffa.
Emblematica la sintesi operata dal gip che nel suo provvedimento parla di “un marciume diffuso all’interno di uno degli enti pubblici più in vista nel settore economico degli appalti”, reso ancora più “sconvolgente” dalla facilità di intervento del sodalizio per eliminare una penale, aumentare interessi e facilitare il pagamento di riserve, nonchè, ancora più grave, far vincere un appalto ad una società “amica”, a discapito di altre risultate più meritevoli.
“Il mercimonio della pubblica funzione — sostiene poi la Guardia di Finanza — e la sistematicità dell’asservimento della medesima sono stati i tratti essenziali che hanno caratterizzato per anni” l’operato dei pubblici funzionari dell’Anas che sono stati arrestati. In cambio di questo mercimonio, i dirigenti, ma anche il deputato di Forza Italia indagato, “hanno ottenuto utilità e provviste corruttive dai titolari di aziende affidatarie di commesse di opere pubbliche di interesse nazionale”.
Utilità che, secondo quanto è stato accertato, sono pari alle disponibilità finanziarie sequestrate, circa 800mila euro. Le perquisizioni sono state effettuate nel Lazio, in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Lombardia, in Trentino-Alto Adige, in Piemonte, in Veneto, in Molise e in Campania.
Perquisite anche le sedi Anas di Roma, Milano e Cosenza. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche 225mila euro in contanti.
Il deputato Martinelli avrebbe garantito ad un imprenditore la nomina di un presidente di gara “non ostile” per un appalto in Sicilia.
Grazie al suo intervento e in virtù del ruolo istituzionale ricoperto l’imprenditore si è poi aggiudicato l’appalto.
Un ruolo di intermediazione viene contestato anche ad un avvocato romano arrestato, il quale, sempre secondo l’accusa, avrebbe fatto da intermediario, per conto di un’azienda romana, nella corresponsione alla Dama Nera di una mazzetta da 10mila euro in cambio della facilitazione nell’erogazione di pagamenti e nello sblocco di contenziosi tra l’impresa e l’Anas.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
E’ ORA CHE LA MAGISTRATURA APPLICHI LA LEGGE, NON ESISTONO SANTUARI PADANI DI IMPUNITA’
“La difesa è sempre legittima. Giudici Comunisti di merda. Spariamo a loro prima”. 
È il tweet, scritto dall’utente ‘rasente i muri’, che Matteo Salvini ha rilanciato ai suoi sostenitori.
A denunciarlo in rete Francesco Nicodemo, del Pd. “Per la serie i grandi retweet di Salvini. Che vergogna”, commenta Nicodemo pubblicando la foto del retweet del leader leghista, che tuttavia ora non risulta più tra i retweet di Salvini.
Insorge anche Sinistra Italiana: “Apprendiamo da notizie di agenzia corredate addirittura da screenshoot che il leader della lega ritwitta messaggi deliranti in cui si inneggia a sparare prima ‘ai giudici comunisti di merda’”, ha detto Nicola Fratoianni. “Siamo ben oltre il livello di guardia, ed è necessario che su questa vicenda siano presi gli adeguati provvedimenti ma è anche ora che l’irresponsabile Salvini si fermi e la smetta, pur di raccattare 4 voti, di avvelenare l’italia dando spazio ai deliri più brutali e violenti. Il suo è un gioco irresponsabile e pericoloso”.
Che il tweet sia partito da un nick “rasente i muri” ben si addice peraltro a certi vigliacchi abituati a nascondersi sotto pseudonimo o a scappare a gambe levate di fronte a qualche ragazzotto dei centri sociali.
Come la prassi di cancellare la prova di un reato, quando viene di dominio pubblico.
Se a questo soggetto è permesso di insultare, minacciare e istigare è perchè qualcuno finora ha fatto finta di non vedere e non sentire.
Non esistono santuari padani di impunità : questa è istigazione a delinquere, è ora che la magistratura applichi la legge italiana vigente.
Pirma che qualcuno si senta autorizzato a provvedere da solo.
(da agenzie)
argomento: LegaNord | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
LA MEDIA DEI SONDAGGISTI VEDE IL PD 32,8%, M5S 24.2%, LEGA 13.9%, FORZA ITALIA 11,6%, FDI 4,8%, SI 4,3%, NCD 2,7%
La settimana è stata positiva per il Partito Democratico, non tanto per la modesta crescita della 0,2%, quanto piuttosto per il calo del Movimento 5 Stelle poco sopra il 24%, della Lega che scende sotto il 14% e di Forza Italia di nuovo sotto il 12%.
Nelle retrovie sempre in affanno il Nuovo Centro Destra di Alfano, ancora sotto il 3%, e buone performance di Sinistra Italiana e Fratelli d’Italia, tra il 4% e il 5%.
Tuttavia è la voce Altri, in netta crescita oltre il 6%, che ci dice che una fascia sempre più ampia di elettori è insoddisfatta dell’attuale quadro politico.
La crescita del Pd a discapito dei principali competitor, non deve trarre in inganno. Per vedere se il trend positivo sarà costante bisognerà aspettare la prossima settimana, quando verranno calcolati gli effetti delle primarie sulle intenzioni di voto.
I casi di Roma e Napoli rischiano di danneggiare il Partito Democratico su scala nazionale. Le continue divisioni interne, (oggi Bersani, in un’intervista al Corriere, ha ammonito il proprio partito: “Gli elettori non ci seguono”) possono rappresentare un pericolo in chiave elettorale.
Il calo di Lega e Forza Italia è invece da iscrivere nella confusione creatasi intorno alla candidatura di Guido Bertolaso a Roma.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
DISCONOSCE ORFINI E AVVERTE SUI RISCHI DEL MALESSERE DELLA SINISTRA… APERTURA A UNA SCISSIONE
Massimo D’Alema respinge con forza l’ipotesi di essere il regista di una fronda interna al Partito
Democratico che vuole la sconfitta di Matteo Renzi alle elezioni amministrative, ma osserva con severità quanto sta avvenendo con le primarie di Roma e Napoli.
L’ex premier giudica molto negativamente la gestione di Matteo Renzi e di Matteo Orfini e non esclude che il malcontento della minoranza dem possa sfociare in una nuova formazione che sancisca la scissione dal Pd, recuperando lo spirito dell’Ulivo. In un’intervista al Corriere della Sera, Massimo D’Alema dice la sua sugli ultimi eventi che hanno scosso il partito, definisce “arrogante e autoreferenziale” la classe renziana alla testa del Pd e non esclude che dal malessere della sinistra possa nascere una forza nuova.
“Sono sbarcato all’alba a Fiumicino dall’Iran. Non avevo nè telefono nè Internet. Non so nulla di quello che è successo in questi giorni. So solo che il Pd versa in una condizione gravissima, e la classe dirigente reagisce insultando e calunniando con metodi staliniani”.
Roma e Napoli hanno gettato discredito su uno strumento che resta valido come le primarie. Per il Campidoglio, D’Alema non mostra grande slancio verso Roberto Giachetti, preferendo la soluzione Massimo Bray.
“Bray è un mio carissimo amico, ma è un uomo libero e indipendente. È anche una delle persone più testarde che ho conosciuto in vita mia. Non sente nessuno; decide, e va rispettato nella sua decisione. E non è neppure iscritto al Pd. Basta consultare la Rete per vedere quanti cittadini e associazioni si stanno rivolgendo a lui; anche se io non figuro, non faccio parte di questa comunità […] Non so ancora chi siano i candidati. Li valuterò liberamente da cittadino romano. Non so cosa farà Bray. Certo non ho il minimo dubbio che la sua candidatura sarebbe quella di maggior prestigio per la Capitale; mentre qui pare tutto un giochino interno al Pd. Sono molto attaccato a questa città , che dopo le vicende drammatiche che ha vissuto merita un sindaco di alto livello, a prescindere dall’appartenenza di partito” […] Giachetti si è fotografato su Internet mentre traina un risciò su cui è seduto Renzi. Ma questa non può essere l’immagine del sindaco di Roma, neanche per scherzo. Il quadro è estremamente preoccupante. C’è una crisi della democrazia. Una caduta di partecipazione e tensione politica, di fronte alla quale i partiti, compreso il Pd, non riescono a schierare personalità all’altezza”.
Per quanto riguarda Napoli, le primarie erano da annullare.
“Le primarie così hanno perso ogni credibilità . Sono manipolate da gruppetti di potere. Sono diventate un gioco per falsificare e gonfiare dati. Bisogna scrivere nuove regole. E intanto rispettare quelle che già ci sono” […] “A Napoli i dati sono impressionanti. Nelle aree di voto d’opinione, Bassolino è nettamente avanti. In altre zone è sotto di tremila voti: a proposito di capibastone e di truppe cammellate, come le chiamano i nostri cosiddetti leader. Bassolino denuncia un mercimonio. Produce video che lo provano. E il presidente del partito, con il vicesegretario, rispondono che il ricorso è respinto perchè in ritardo? Ma qui siamo oltre l’arroganza. Siamo alla stupidità “.
D’Alema disconosce il “suo” Orfini.
“Nella vita si può evolvere in tanti sensi. Del resto, loro dicono che sono bollito; anch’io avrò avuto una mia evoluzione. Ma come non capire che una risposta così sconcertante getta discredito sul partito, sulla politica?”
Capitolo scissione nel Pd, D’Alema non esclude.
“Sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del Pd che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi. Si tratta di un problema politico e non di un complotto di D’Alema, che è impegnato in altre attività di carattere culturale e internazionale […] Anche Prodi mi pare sempre più distaccato. Il Pd è finito in mano a un gruppetto di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene. Ai capi del Pd non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?” […] “Molti elettori ci stanno abbandonando. Compresi quelli che ci avevano votato alle Europee, nella speranza che Renzi avrebbe rinnovato la vecchia politica: ora vedono un gruppo di persone che ha preso il controllo del Paese, alleandosi con la vecchia classe politica della destra. Non so quanto resteranno in stato di abbandono. Nessuno può escludere che, alla fine, qualcuno riesca a trasformare questo malessere in un nuovo partito”.
La colpa che D’Alema attribuisce a Renzi è di aver reciso le radici dell’Ulivo e così anche quelle del Pd.
“Il punto vero è che il Pd non ce la fa più a tenere insieme il campo di forze del centrosinistra. E dubito che riuscirà a compensare le masse di voti perse a sinistra alleandosi con il mondo berlusconiano: non solo Alfano,Verdini, Bondi, ma anche Mediaset e uomini di Cl. A destra viene riconosciuto a Renzi il merito di aver distrutto quel che restava della cultura comunista e del cattolicesimo democratico. Ma così ha reciso una parte fondamentale delle radici del Pd. Ha soffocato lo spirito dell’Ulivo: del resto Renzi non ha mai nascosto il suo disprezzo per l’esperienza di governo del centrosinistra, che anzi è bersaglio costante della sua polemica” […] Oggettivamente Renzi somiglia più a Berlusconi che all’Ulivo. La cultura di questo nuovo Pd è totalmente estranea a quella originaria. Anche la sua riforma elettorale si ispira a quella di Berlusconi, non alla riforma uninominale maggioritaria voluta dalle forze dell’Ulivo. È una legge plebiscitaria: non si elegge il Parlamento; si vota il capo”.
Per D’Alema inoltre il Governo Renzi racconta un’Italia che ancora non c’è.
“L’Italia cresce dello 0,7%. Questo dato modesto viene presentato come frutto di grandi riforme. In realtà , la ripresa sia pur faticosa investe tutta l’Europa; e la ripresa italiana è metà di quella europea, forse un po’ meno. La Germania cresce dell’1,7, con la disoccupazione al 6. Altro che “siamo più forti dei tedeschi, l’Italia ha ripreso a correre, non ce n’è più per nessuno”. Sarebbe carino evitare la propaganda e dire la verità al Paese. Il nostro gap viene da lontano, non è certo colpa di Renzi. Ma lo si affronta con un vero progetto riformista di innovazione. Non vedo questo nè nel Jobs act nè nella cancellazione dell’Imu”.
L’esito appare scontato all’ex premier, Renzi sarà sconfitto dai 5 Stelle.
“Loro non vogliono tenere insieme il centrosinistra. Vogliono sbarazzarsene. Mi fanno ridere quelli che lanciano l’allarme sul partito della Nazione; il partito della Nazione è già fatto, è già accaduto. Lo schema mi pare evidente: approfittare della crisi di Berlusconi per prenderne il posto. Ma è un’illusione. Il problema non è Verdini, che è uomo intelligente e molto meno estremista di alcuni suoi partner del Pd. Verdini ha capito che se Renzi rompe con la sinistra va dritto verso la sconfitta, magari in un ballottaggio con i Cinque Stelle. Per questo, capendo di politica, è preoccupato” […] Secondo me, una volta lacerato il centrosinistra, non viene il partito della Nazione; viene il populista Grillo. O viene la destra”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Partito Democratico | Commenta »
Marzo 11th, 2016 Riccardo Fucile
L’INCONTRO CON FASSINA E IPOTESI CANDIDATURA UNITARIA ATTRAVERSO PERCORSO PARTECIPATO
Non si placa la polemica sulle primarie del centrosinistra a Roma. Sono state ricontate le schede, una per una, quelle 3.709 bianche e nulle ufficializzate lunedì sera dal Comitato promotore delle primarie.
E a sinistra la partita non è ancora chiusa.
Ieri l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino ha incontrato Stefano Fassina, candidato per Sinistra Italiana, e il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni. “Grande condivisione”, è quanto emerso dalla riunione.
L’ex primo cittadino è quindi in campo e l’obiettivo è quello di proporre una candidatura unitaria attraverso un percorso “partecipato”.
Il faccia a faccia tra Marino e Bray è slittato ai prossimi giorni.
L’ex ministro della Cultura dovrebbe però declinare qualsiasi offerta di scendere in campo, dopo giorni in cui la sua candidatura è stata parecchio invocata.
Mentre l’ex sindaco, nel giorno del suo 61esimo compleanno, su twitter ringrazia “i tantissimi che mi stanno facendo gli auguri. Una carica di affetto e fiducia che fa bene e dà forza”.
Ma di fronte all’eventualità che si facciano avanti sia Bray sia l’ex sindaco Ignazio Marino, Fassina mette sul tavolo l’opzione delle primarie. “C’è una riflessione in corso di personalità autorevoli che fanno parte del campo del Pd – ha ribadito ieri – una riflessione per valutare se candidarsi insieme a noi. È un segno di grande attrattività del nostro progetto, lo considero un indicatore di successo. Se sceglieranno di candidarsi nella nostra area faremo le primarie e sarà un momento di forza e di miglioramento della nostra credibilità “.
Interviene il commissario dem di Roma Matteo Orfini: “Per noi sono ipotesi che non esistono e ci stupisce non siano state già smentite. Noi le primarie le abbiamo già fatte e ora chi si candida al di fuori, si candida contro il centrosinistra lo fa senza alcuna possibilità , per far vincere la destra e Grillo”.
In caso di candidatura da outsider di Ignazio Marino o Massimo Bray, che sono attualmente esponenti del Pd, sarebbero fuori dal partito? “E’ un ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione”, ha risposto Orfini.
Intanto, l’ex capogruppo capitolino Sel, Gianluca Peciola, è pronto a candidarsi alle primarie della sinistra.
Secondo quanto si apprende da fonti Sel, infatti, nel caso la sinistra decidesse per le primarie, Peciola ha deciso di partecipare.
Con lui ci sarebbe appunto Stefano Fassina, già da settimane in campo come candidato sindaco per Si-Sel, mentre l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino deve ancora sciogliere la riserva sulla sua partecipazione.
Peciola già due mesi fa aveva proposto le primarie per arrivare a un candidato unico della sinistra.
(da agenzie)
argomento: Roma | Commenta »