Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
POI ATTACCA SALVINI: “CHI NON HA ADULATORI SI VANTA DA SOLO”
Quella parte della Lega che non ha digerito la deriva populista di Salvini e le sue scelte estremiste esce allo scoperto. Non è un mistero che Zaia e Maroni non sopportino il “nuovo posizionamento” della Lega, sempre meno attenta al Nord e sempre più vicina a quella che considerano una strategia perdente di isolamento dal centrodestra nazionale.
Loro con Berlusconi avevano sempre trovato la quadra, in nome dell’esigenza comune di governare.
E stamane scende in campo in prima persona il Senatur, per anni lucido stratega della “Lega di lotta e di governo” e piazza una micidiale bordata: “A Roma tra la Meloni e Marchini chi voterei? Marchini senza ombra di dubbio”
E non contento spara un’altra raffica contro Salvini, citando un detto in dialetto bergamasco che tradotto suona così: «Chi non ha adulatori si vanta da solo».
A sua volta Berlusconi definisce il modo di fare di Salvini e Meloni un atteggiamento «incomprensibile», di gente «senza prospettive» che rischia di condannare il centrodestra alle «divisioni» e quindi alla «sconfitta» proprio ora che le Politiche si avvicinano.
Chi lo ha sentito per telefono si è sorbito soltanto sfoghi contro Matteo Salvini e quei suoi continui «affronti» che, a suo dire, non porteranno da nessuna parte.
Per il Cavaliere, al contrario, il centrodestra dovrebbe ritrovare l’unità : «Io sono sicuro e così risulta da tutti i sondaggi che Matteo Renzi perderà il referendum di ottobre e, di conseguenza, dovrà dimettersi, visto che lo ha detto chiaramente e non lo ha mai eletto nessuno. Questo significa che si andrà a votare prestissimo. Però, così divisi, faremo vincere i grillini…» ha concluso amaro.
E nella faida dei «fratelli coltelli» ci mette lo zampino anche Gianfranco Fini: «Meloni non vuole fare il sindaco, utilizza la corsa per il Campidoglio come trampolino per altro. Non ci si improvvisa sindaco, Meloni credo che non conosca neanche una delibera. Marchini è un candidato credibile perchè conosce l’amministrazione comunale».
(da agenzie)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
IL “POPOLO DELLA FAMIGLIA” AL VOTO PER “ESTIRPARE IL MALE E L’IDEOLOGIA GENDER”… IL MOVIMENTO ULTRACATTOLICO PRESENTA LE SUE LISTE IN 300 COMUNI
«Facciamo la storia». L’impegno e il sogno sono grandi per il Popolo della famiglia: creare una
sorta di Movimento 5 Stelle cattolico e presentare 300 liste alle elezioni comunali di giugno che decideranno 1.371 nuovi sindaci.
Le truppe da schierare convinte sono i “reduci” della battaglia per fermare il disegno di legge Cirinnà , approvato il 25 febbraio dal Senato, che prevede l’introduzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in Italia.
Così l’house organ dei cattolici oltranzisti, il quotidiano “La Croce”, ha deciso di passare al contrattacco presentando il movimento politico con un titolo a tutta pagina, pubblicato il 3 marzo: «Ecco il popolo della Famiglia».
Dopo due mesi le « liste con l’aiuto di Dio » sono pronte al battesimo di fuoco delle urne e cercano di aggregare tutti i partecipanti e fan del duplice Family Day del giugno 2015 e del gennaio 2016.
Mente e cuore del progetto è il frontman Mario Adinolfi, ex deputato democratico, leader del comitato “Difendiamo i nostri figli” ed oggi direttore de “La Croce”.
Adinolfi è sceso nell’arena del voto a Roma presentandosi come un’alternativa fuori dalle coalizioni: «Alfio Marchini è a favore delle unioni civili. Così come Raggi, Giachetti e Fassina. Per questo ci sarà una nostra lista che sarà guidata da Gianfranco Amato, avvocato e presidente di Giuristi per la vita. E la mia candidatura a sindaco della città ».
Le priorità per conquistare la Capitale sono poche, ma chiare: combattere l’aborto grazie al sostegno ai medici obiettori e ad un bonus bebè comunale di 2.500 euro per ogni nuovo cittadino. Stessa somma per le giovani coppie che si sposano, e poi abbattere la pressione fiscale sulla famiglia e stroncare i privilegi.
Nell’elenco non potevano mancare i punti fissi di chi si è auto-proclamato difensore della famiglia: «A scuola occorrerà fronteggiare l’offensiva della colonizzazione ideologica del gender, una cultura pericolosa che è “un errore della mente umana” ed estirpare le colonie del male con la chiusura dei luoghi dove scorrono fiumi di droga finalizzati alla perdita della coscienza di sè e all’incontro sessuale tra sconosciuti»
Forti di queste idee hanno anche composto un inno che sembra una chiamata per gli eletti nella crociata contro il demonio-Cirinnà : «Alzati e cammina, dice a noi ora Gesù. E per i figli non c’è diritto ad una mamma ed un papà . Ed alziamo i nostri cuori per cantar la verità , le nostre armi saranno i fiori per difendere la civiltà ».
E poi bordate al Pd napoletano “Io te pago il voto”, e critiche e schiaffoni a destra e a manca: «A Bologna si regalano soldi per le serate del Cassero (il comitato Arcigay locale impegnato nei diritti Lgbt) e per i corsi di pornografia. A Milano ci sono due candidati gemelli che si sono detti favorevoli perfino alla filiazione delle coppie gay», annunciano dalla pagina Facebook del movimento .
Troppo per chi non vede i cambiamenti del mondo moderno e ne fa una battaglia ideologica. Meglio un candidato alternativo tutto casa, chiesa e rigorosamente “No gender” (presente anche nel logo) a Milano, Napoli, Torino, Bologna, Cagliari, Rimini, Salerno, Benevento, Crotone, Novara, Bolzano, Varese, Pordenone.
Grandi sfide anche in piccoli centri siciliani come Patti e Vittoria, Cordenons (Pordenone) e posti simbolici come Assisi (Perugia) con queste motivazioni: «Si lavora città per città per permettere a dieci milioni di italiani di poter scegliere sulla scheda elettorale il Pdf (acronimo di Popolo della famiglia) unica alternativa all’esistente per chi crede che il diritto alla vita e i diritti della famiglia naturale siano la priorità da far entrare nell’agenda politica del paese».
BOLOGNA: DAL PD AL PDF
A Bologna il candidato in pectore arriva dall’odiato partito del segretario Matteo Renzi. Si chiama Paolo De Fraia ed è un “trombato” dalle liste del partito democratico. Approdato lo scorso inverno in casa Pd dopo aver fatto parte di “Amicizia civile”, il movimento guidato dall”ex sindaco Walter Vitali nato per coinvolgere vari mondi anche legati all’universo cattolico.
Accusato di essere antibortista e contro i diritti degli omosessuali, per molti era troppo vicino al movimento delle Sentinelle in piedi, e ha espresso la sua fede via Facebook scagliandosi contro l’inesistente teoria del gender, definendola così: «Non è una bufala. È la triste realtà dell’avvento del regime di un nuovo ordine mondiale. Questa è discriminazione violenta».
Lui ha replicato piccato: «Io vicino alle Sentinelle in piedi? Balle. Come cattolico ho ovviamente la mia idea sull’aborto, questo va da sè. Ma, ripeto, il Pd lo sa».
La precisazione però non è bastata: «Alcuni organi di stampa hanno evidenziato princìpi, posizioni e ragionamenti di uno dei candidati che nulla hanno a che fare con il profilo politico del Pd di Bologna e con l’impegno in favore di un allargamento dei diritti».
Il suo nome è stato depennato a metà marzo tra l’elenco dei 36 nomi in lizza per un posto da consigliere sotto le due torri. Passano pochi giorni e Mirko De Carli, il candidato sindaco del Popolo della famiglia gli offre ospitalità con queste parole: «Benvenuto tra noi Paolo, complimenti per il coraggio, il Pdf è casa tua». De Fraia nicchia prende tempo e alla fine accetta: sarà il numero 2 della lista.
L’ABBRACCIO CON CASA POUND
I candidati si sono autodefiniti i «300 contro Serse», al pari dei combattenti greci che hanno tenuto testa all’esercito persiano dell’imperatore Serse I nella famosa battaglia delle Termopili.
A Milano l’abbraccio degli ultracattolici porta dritto-dritto ai fascisti del Terzo Millennio, i combattenti contro la società multietnica di Casa Pound. Il candidato sindaco che unisce i due mondi è Nicolò Mardegan con la sigla “Noi per Milano”.
Una corrente del centrodestra che punta a raccogliere i tanti fuoriusciti milanesi dei vecchi partiti, inquadrandoli in un progetto liberale e filo-americano che sfidi il centro sinistra di Mr Expo Beppe Sala.
Il suo fondatore è Nicolò Mardegan, ex coordinatore cittadino del Nuovo centrodestra e nipote di Michele Mardegan, ex capogruppo comunale del Pdl sotto la giunta Moratti. Il suo obiettivo è quello di dare un taglio netto con il passato della vecchia Casa delle Libertà , creando una lista civica su modello di quella di Flavio Tosi a Verona e di Luigi Brugnaro a Venezia. Pochi politici professionisti candidati, sostituiti da imprenditori e dirigenti che non vivono di politica.
Arrivati sotto le elezioni ha però prevalso la linea poco moderata dei cattolici oltranzisti di Adinolfi e i duri e puri di Casa Pound per tentare una corsa a Palazzo Marino praticamente impossibile.
I fascisti capeggiati da Gianluca Iannone e Simone Di Stefano proprio nella metropoli lombarda hanno tentato di organizzare il proprio raduno nazionale lo scorso settembre, ma furono respinti da una sollevazione di Palazzo Marino, Anpi e centinaia di cittadini che hanno chiesto espressamente di vietare ogni manifestazione della galassia nera in Lombardia .
DIO, FAMIGLIA E VESUVIO
A Napoli la scelta del sindaco in pectore è caduta su Gigi Mercogliano. Vulcanico giornalista de “La Croce” e sindacalista nel settore delle telecomunicazioni.
Ex salesiano della comunità del Vomero, sposato e padre di due figlie, ha lanciato la sua candidatura con questo post: «Non ho mai chinato il capo dinanzi alle imprese impossibili ed assumendomene sempre la responsabilità in prima persona ho rischiato con coraggio esponendo me stesso, mia moglie e le mie figlie ad ogni sorta di problemi. Ma ho sempre avuto una certezza, anzi due: sul mio cammino ad accompagnarmi ci sono sempre stati mia moglie Sonia con la famiglia e il mio Signore»
Per ora l’impresa impossibile è raccogliere le firme necessarie alla presentazione della lista. Ma Gigi Mercogliano non si spaventa e nel primo video messaggio si rivolge alla città di Napoli: «Occorre dare una rappresentanza al popolo del family day che è stato tradito in Parlamento da quelle forze che si sono dichiarate cristiane, cattoliche ed evangeliche ma che hanno votato leggi contrari a quei principi. Il Popolo della famiglia ha la pretesa e l’ambizione di diventare partito politico ed andare al Governo della Nazione. Sogna in grande. Adelante».
Michele Sasso
(da “L’Espresso”)
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Maggio 5th, 2016 Riccardo Fucile
I ROLLING STONES: “NON USI PU’ LE NOSTRE CANZONI PER LA CAMPAGNA”…E LA DIFFIDA A USARE LA LORO MUSICA SI ESTENDE AD ALTRE STAR
Da poco più di 24 ore è il candidato repubblicano alla Casa Bianca, ma le polemiche dentro e fuori dal partito sono appena cominciate.
Donald Trump ha perso il sostegno degli ex presidenti George H.W.Bush padre e George Bush figlio. E i Rolling Stones gli hanno intimato di non usare più le loro canzoni in campagna elettorale.
Neanche il tempo di festeggiare l’investitura quasi definitiva dopo il ritiro dell’avversario Ted Cruz, che il magnate americano ha perso il sostegno di due personaggi fondamentali, Bush padre e figlio.
Secondo il quotidiano statunitense Texas Tribune, i due ex presidenti hanno intenzione di ‘restare in silenzio’ durante la campagna che molto probabilmente porterà il magnate ad affrontare l’ex segretario di Stato Hillary Clinton nelle presidenziali di novembre.
“A 91 anni, il presidente Bush si è ritirato dalla politica”, ha dichiarato al Texas Trubune il suo portavoce, Jim McGrath, nonostante l’ex presidente abbia partecipato di recente alla raccolta fondi per la campagna dell’altro figlio, Jeb, durante le primarie.
Secondo McGrath, quella “è stata l’eccezione che conferma la regola”. Dal canto sui, l’assistente personale di Bush (figlio), Freddy ford, ha spiegato che l’ex presidente “non ha intenzione di partecipare o di esprimere commenti sulla corsa presidenziale”.
Ma non è l’unico problema per Trump. In un comunicato diffuso oggi il celebre complesso rock si è unito ad altri artisti che hanno chiesto all’ormai unico candidato in corsa per la nomination dei repubblicani di astenersi “con effetto immediato” di far suonare la loro musica nel corso di eventi politici.
Il miliardario ha usato le canzoni degli Stones per mesi assieme a brani di Elton John, pezzi d’opera e classici del rock.
Tra i favoriti della sua colonna sonora c’è appunto il celebre “You Can’t Always Get What You Want” del 1969, mentre il 4 maggio a un comizio la campagna di Trump ha suonato “Start Me Up”.
Altri artisti che hanno ordinato a Trump di non usare le loro canzoni sono Adele, il frontman di Aerosmith Steven Tyler e Neil Young.
(da agenzie)
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