Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
SERVIZIO DELLE IENE: RICOPIATE DA ATTIVISTI LE FIRME A SOSTEGNO DELLA LISTA PERCHE’ I MODULI ERANO SBAGLIATI
Un servizio della trasmissione tv Le Iene getta delle ombre sulla correttezza della raccolta firme del
M5s per le amministrative 2012 a Palermo.
La trasmissione ha ottenuto dei documenti inediti che mostrerebbero come le firme presentate per il sostegno della candidatura di Riccardo Nuti (che prese il 4,91%) non fossero originali, bensì fossero state ricopiate da quelle originali e correttamente raccolte dagli attivisti su nuovi moduli, per ovviare a un errore sul luogo di nascita di uno dei candidati consiglieri.
Su quella vicenda ci fu un’inchiesta della Digos, che però finì con l’archiviazione.
Ma questi nuovi documenti sarebbero – secondo i reporter della trasmissione – la prova che mancava a quell’indagine.
La ricostruzione è la seguente: gli attivisti avevano raccolto le firme su dei moduli in cui era scritto che il candidato Giuseppe Ippolito era nato a Palermo, invece che a Corleone come effettivamente è.
Per ovviare a questo problema, racconta un testimone, invece che raccogliere tutte le firme da capo o ricontattare le persone che avevano firmato, due attivisti avrebbero ricopiato – a quel punto falsificando e commettendo un reato – tutte le firme su moduli corretti.
Le due persone responsabili della copiatura sarebbero Claudia Mannino, oggi deputata M5s, e Samanta Busalacchi, attivista locale e papabile candidata sindaco nelle elezioni 2017 al Comune.
Ad accusarle è Vincenzo Pintagro, attivista del Movimento 5 Stelle, che racconta ai microfoni delle Ieie: “C’è stato qualcosa che non si sarebbe potuto fare, un’irregolarità . Ho trovato delle persone che stavano ricopiando duemila firme, nel momento in cui la copi è un falso”.
Versione confermata da Francesco Vicari, anche lui al tempo attivista: “Le firme non erano tutte autografe”.
Busalacchi conferma che ci fu un’indagine, ma nega che la copiatura sia mai avvenuto, mentre Mannino preferisce non rispondere.
Le Iene, che hanno ottenuto con un accesso agli atti i moduli presentati, promettono di portare le prove in procura .
In attesa di una prossima puntata.
(da agenzie)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
LA DELEGA AI RIFIUTI A COLOMBAN, L’UOMO IN AFFARI CON CASALEGGIO
La delega ai Rifiuti al neo assessore alle Partecipate, Massimo Colomban, e un nuovo assessore donna alle Politiche abitative per salvaguardare le quote rose previste dallo Statuto.
Secondo quanto riportano il Corriere della Sera e Repubblica sarebbe questa l’exit strategy a cui starebbero lavorando i 5 Stelle a Roma per sostituire l’assessora all’Ambiente, Paola Muraro, al centro di una bufera giudiziaria per i suoi rapporti controversi con Ama, l’azienda municipalizzata del Comune di Roma per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti.
Scrive Repubblica
“Una strategia a doppio binario, che prevede una scena pubblica e una privata: la prima per replicare a brutto muso alle frecciate del capo del governo; la seconda per mettere a punto il piano utile a sbarazzarsi di Muraro. Stando però ben attenti a non combinare altri guai: l’ex consulente dell’Ama è infatti fondamentale per garantire le quote rosa in giunta, imposte dallo Statuto. Mandarla via subito, senza aver prima individuato un’altra donna in grado di garantire l’equilibrio di genere, sarebbe un suicidio”.
I tempi per la messa in campo dell’exit strategy sono brevissimi e passano per due appuntamenti clou: l’audizione della sindaca di Roma, Virginia Raggi, in commissione Antimafia, prevista per mercoledì, e una chiamata della procura di Roma a Muraro, che dovrebbe avvenire entro un paio di settimane.
Non si placano, intanto, le polemiche sul caso Muraro.
In un’intervista a Repubblica, l’ex amministratore delegato di Ama, Daniele Fortini, si difende dalle accuse piovute nei suoi confronti nelle scorse settimane e attacca l’assessore all’Ambiente: “La Muraro in streaming mi chiese di usare l’impianto di Cerroni e il risultato fu che 7 giorni dopo fissai l’assemblea di Ama e mi dimisi”. Fortini va giù duro e sottolinea il fatto che l’assessore all’Ambiente insistette per “portare rifiuti al tritovagliatore di Rocca Cencia di Colari” nonostante il suo parere contrario perchè quell’impianto era stato oggetto di un esposto in procura.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 3rd, 2016 Riccardo Fucile
EMERGENZA PARTECIPATE NELLA RELAZIONE INVIATA DA FERMANTE ALLA RAGGI PER MOTIVARE LE SUE DIMISSIONI
Un miliardo di buco nei conti delle partecipate e la paralisi del Campidoglio. 
È questo il motivo che ha spinto Stefano Fermante a rimettere il suo incarico di Ragioniere generale nelle mani della sindaca Virginia Raggi.
Una bomba ad orologeria, piazzata sotto le già disastrate casse del Comune, che rischia di precipitare Roma dritta nel default.
Complice la lentezza della giunta grillina e la mancanza di azioni correttive dovute alla prolungata assenza dell’assessore deputato a fornire il necessario indirizzo politico.
E’ Francesco Perrone, funzionario della Ragioneria, a metterlo nero su bianco nella relazione sulle “Criticità economiche finanziarie” del bilancio capitolino, che Fermante ha allegato nella sua lettera di addio alla Raggi.
“Il dato, già trasmesso a luglio all’assessore Minenna, aggiornato ad oggi, evidenzia un potenziale squilibrio tra l’allineamento delle partite creditorie e debitorie con le società del Gruppo Roma Capitale che supera, in valore assoluto, il miliardo di euro”, scrive il 22 settembre.
Come se non bastasse, “si segnala – dato che desta forte preoccupazione – come vi siano un numero di partite, per un ammontare di oltre 200 milioni di euro, per le quali a oggi le strutture competenti non hanno fornito risposta in ordine alla sussistenza o meno del debito o del credito vantato dalle società del Gruppo “.
Si tratta, in sostanza, di poste fantasma: nessuno sa dire se esistono davvero, quale ne sia l’origine o la destinazione.
Il presupposto per lanciare l’allarme rosso in vista del previsionale 2017, che tutti i comuni devono approvare per legge entro fine anno.
E ciò alla luce della situazione finanziaria del Campidoglio, già drammatica di suo: a fine maggio – si legge nel report trasmesso dal Ragioniere generale al commissario straordinario Francesco Paolo Tronca alla vigilia delle amministrative – nella casse cittadine erano rimasti appena 13 milioni di euro, “un saldo positivo ampiamente insufficiente ad assicurare l’integrale copertura di spese obbligatorie”, denuncia stavolta Fermante.
Peraltro positivo solo sulla carta, visto che nel frattempo, “dopo l’approvazione del bilancio di previsione 2016-2018”, si sono palesati “ulteriori fabbisogni finanziari che ammontano, a oggi, a circa 28 milioni di spesa corrente” e altri 18 milioni di “debiti fuori bilancio “.
Per cui “al momento non si rinvengono ulteriori risorse di entrata idonee a far fronte a tali maggiori esigenze”, conclude il Ragioniere. Prospettando un taglio drastico ai servizi.
Ecco perchè il miliardo di buco nei conti delle partecipate è devastante: rischia di far saltare tutto.
Mettendo tra l’altro in discussione il piano di rientro che nel 2014 – grazie al decreto Sava- Roma – il governo aveva concordato con l’allora giunta Marino per riportare in equilibrio i conti del Campidoglio.
Un piano che Tronca ha rispettato solo nella parte relativa al taglio della spesa corrente, rinviando la partita sulle dismissioni alla nuova giunta, convinto che toccasse alla politica occuparsene.
Uno stallo che la paralisi della giunta Raggi ha notevolmente aggravato. Rileva infatti il funzionario Perrone il 22 settembre: “La redazione del bilancio consolidato rende di fatto non veritiera ogni eventuale rappresentazione contabile”. Significa che, se non si fa chiarezza nella holding, Roma non è in condizione di redigere il previsionale 2017.
Anche se poi è al successivo punto 3 che il dito entra nella piaga. Laddove si sottolinea che la precedente “lettera trasmessa al sindaco in ordine alla necessità di provvedere ad una programmazione dei rapporti con gli organismi partecipati, a oggi non ha avuto alcun seguito in termini di indirizzi. Al momento non c’è alcuna attività programmatoria. Indispensabile peraltro, considerato che lo “stanziato” (al di fuori di Atac e Ama), per tutti gli organismi partecipati, sul bilancio 2017 vede al momento una diminuzione di circa il 20% (19 milioni in meno) e quindi un’evidente necessità di sopperire alla scarsità di risorse attraverso strategie alternative che garantiscano gli equilibri di gruppo”.
Cosa che però appare poco realizzabile: quasi tutti i contratti di servizio sono “in scadenza al 31 dicembre” e “molte delle società interessate sono al momento in una situazione di incomprimibilità dei costi nel breve periodo”.
Per questo, esorta ancora il funzionario della Ragioneria, servirebbe un “fitto calendario di incontri tra le strutture dell’amministrazione e quelle società ” al fine di “elidere ogni anomalia e procedere a fornire pulizia e trasparenza ai bilanci, condizione indispensabile per rendere attuabile ogni ipotesi di consolidamento dei conti”.
La conclusione è una stoccata alla Raggi e a Marcello Minenna, andato via dopo neppure due mesi: “È preoccupazione personale che, quanto sopra descritto, sia stato oggetto di una sottovalutazione da parte degli Organi preposti, con tutta probabilità per mancanza della necessaria informazione a oggi fornita in precedenza solo all’assessore al Bilancio pro-tempore”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLO PSICHIATRA ANDREOLI: “LE PERSONE IMPOVERISCONO, PERDONO IL LAVORO O NON LO TROVANO MAI E QUESTI STANNO A PENSARE AL SENATO”
La campagna del sì e del no al referendum vista da Vittorino Andreoli: “È una battaglia tra isterici convinti i che i problemi dell’Italia siano legati alla definizione delle prerogative del Senato, mentre le persone impoveriscono, perdono il lavoro o non lo trovano mai”.
La malattia da cui l’Italia deve guarire: “L’egocentrismo dei suoi cittadini e il masochismo degli elettori che scelgono persone incapaci di governarle”.
La politica: “Un laboratorio interessantissimo per studiare la stupidità umana”.
Notissimo come psichiatra, celebrato come criminologo: pochi, invece, conoscono il lato di terapeuta “politico” del professor Vittorino Andreoli, raccontato insieme alla sua vita da scienziato puro e il suo amore per la scrittura ne “La mia corsa nel tempo” (Rizzoli, 556 pagine, 22 euro): “Romano Prodi — racconta all’Huffington Post — mi chiama dopo il primo duello televisivo con Silvio Berlusconi, da cui uscì sconfitto, e, in lacrime, mi chiede di sostenerlo mentalmente nella campagna elettorale, parlandomi della paura che aveva sentito nel trovarsi di fronte a un avversario disonesto e spregiudicato, e della delusione che la sua performance aveva provocato nella sua coalizione”.
E ancora: “Durante Tangentopoli ho seguito ventisei o ventisette casi di uomini politici affetti dalla ‘sindrome dell’avviso di garanzia’, cioè il terrore che da un momento all’altro gli arrivasse quella cartolina che avrebbe rovinato improvvisamente la loro vita”, facendogli perdere il potere, ossia “la più grave delle malattie sociali”.
Addirittura, professore?
Io odio il potere, e sono consapevole che la parola odio sia un eccesso. Ma l’idea che io possa fare una cosa e dunque la faccia senza curarmi delle conseguenze che ha, è aberrante. Nega l’altro. Lo riduce a oggetto da dominare. Io, invece, credo nella relazione.
Michel Foucault, però, diceva che anche il potere è una relazione: c’è chi domina e chi si fa dominare.
Il potere ha bisogno dell’altro per esercitare il suo dominio. E, certo, riconosco che c’è un godimento anche nel farsi dominare. Ma è il potere, comunque, che ti obbliga a chinare il capo e obbedire
Che malattie ha la politica oggi?
Dopo Tangentopoli, la politica ha creato un criterio di selezione della classe dirigente basato sul primato dei peggiori: meno si è dotati di capacità , umanità e generosità , più si è portati per farla. La politica è diventata un laboratorio interessantissimo per studiare la stupidità umana.
Possibile che siano tutti stupidi?
Sono persone povere, che non sanno sognare, capaci di guardare solo alla propria piccola dimensione. Personalmente, sono spaventato dall’idea che si ritenga qualcuno adatto ad amministrare la cosa pubblica semplicemente perchè non ha mai rubato.
C’è della follia in questo?
La malattia è sofferenza. È fatta di una materia fragile, che è poi la materia che definisce la condizione umana. La politica oggi, invece, è priva di sentimenti. La destra, la sinistra: sono maschere dietro cui si cela la stessa identica vacuità . Siamo al trionfo della superficialità , del bisogno di dominare. Se lei ci fa caso, amano il potere anche quelli che dicono di odiarlo.
C’è un corrispettivo clinico di questa “sindrome”?
È delirio di grandezza, che al suo stadio massimo arriva alla paranoia, come accadde con Hitler, Stalin, Mussolini. I leader di oggi hanno di sè un’immagine enorme, che non corrisponde al loro reale valore.
La politica dei nostri padri era più alta?
Mio padre, per me, è rimasto un punto di riferimento anche dopo la morte. E sa perchè? Perchè non era un uomo di potere, bensì una persona autorevole. È questo che abbiamo perso: l’autorità . Che è guidata dal sentimento e dal desiderio di guidare gli altri. Il potere, invece, è un cinico calcolo aritmetico ed economico, di cui le banche sono un esempio. All’Italia servirebbe una classe politica disposta a dedicarsi a un paese smarrito, che ha bisogno di essere condotto nel futuro.
Lei ha scritto saggi che sono stati molto venduti. I suoi romanzi, invece, non hanno avuto lo stesso successo. Questo le dispiace?
La società ti cuce addosso delle categorie che rendono difficile mostrarsi per quello che si è. Io sono stato circondato da fama, sono uno degli psichiatri italiani più noti, un criminologo riconosciuto, eppure c’è una parte di me che non è mai apparsa al pubblico: è quella dello scrittore di romanzi, che è poi la parte di me più ricca di fantasia e fragilità , il mio più vero io. Purtroppo, la società dà una definizione di te — nel mio caso, psichiatra — e non è disposta ad accettare che tu sia anche altro. I miei romanzi, infatti, non sono stati nè stroncati nè esaltati: sono stati completamente ignorati.
Con internet le cose sono migliorate?
No, anzi. Pensi che navigando, una volta, ho scoperto che c’era qualcuno che sosteneva che io fossi nato in Calabria, ma siccome odio il sud ho sempre mentito, dicendo di essere nato a Verona. È assurdo che la tua identità venga così distorta. Internet è una cloaca. Rappresenta la fine della civiltà occidentale.
Non starà esagerando?
No, perchè il web non applica più a logica razionale, che parte dal dubbio e genera delle ipotesi sulla realtà . Ha una logica binaria: o sì, o no. Perciò, fornisce delle pseudo-certezze. Dà stimoli che suscitano emozioni, ma non crea sentimenti, cioè legami.
Cos’è che l’affascina del crimine?
Nella mia vita mi sono trovato di fronte a persone come Donato Bilancia, che ha ucciso diciassette innocenti in sei mesi, e a Pietro Maso, un ragazzo di diciannove anni che ha ucciso il padre e la madre per comprarsi una BMW. Sono stato spaventato e attirato da loro. E mi sono chiesto cosa li avesse condotti fino a compiere quei gesti. È in questo che consiste il fascino: nel trovarsi di fronte a un caso estremo e cercare di comprenderlo.
E cosa ha capito?
Che anche nei territori più lontani, nei gesti più inaccettabili e nel criminale più sanguinario, si ha a che fare sempre con l’uomo.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
LA FILOSOFA PREMIATA A VERONA: “ORBAN RICORDA IL REGIME COMUNISTA DI KADAR, CONTROLLO TOTALE DEI MEDIA, OLIGARCHIA, CLIENTELE, CORRUZIONE, NEGAZIONE DEL LIBERO MERCATO”
La bellezza è una promessa di felicità , scrive la filosofa àgnes Heller in un recente lavoro firmato con
Zygmunt Bauman.
La pensatrice nata nel 1929 a Budapest, che perse il padre ad Auschwitz e che all’ombra del male assoluto cominciò il suo corpo a corpo con le contraddizioni dell’essere umano, non ha mai smesso di credere in quella promessa, inseguita negli studi sul Rinascimento, nella riflessione su etica e politica, nel tentativo di conciliare marxismo e soggettività .
A Verona per ricevere il Premio Grosso d’Oro Veneziano 2016, Heller risponde al Corriere sulla bellezza dissipata della sua Ungheria, dove l’odio ha preso il posto della solidarietà e l’interesse di pochi manipola il bisogno di molti.
Professoressa Heller, un capitolo nodale della sua analisi del marxismo è la teoria dei «bisogni radicali», come l’amore o il bisogno di comunità , che sono generati all’interno del capitalismo e insieme ne richiedono la trasformazione. Esigenze spesso strumentalizzate, di fatto oggi non riconosciute ai migranti che attraversano l’Europa come fantasmi. Quale destino li attende?
«Non dobbiamo trascurare la distinzione tra profughi di guerra e i cosiddetti migranti economici. I primi si lasciano alle spalle macerie materiali e morali, pretendono a ragione la nostra empatia. I secondi pongono all’Europa una questione più problematica. Si tratta di persone raggiunte nei Paesi d’origine da un racconto mitizzato dell’Occidente come terra promessa. Aspirano legittimamente a condizioni di vita migliori ma l’Europa non può accoglierli in blocco. Soprattutto, sono i primi a restare delusi da una realtà che non è proprio come al cinema o in tv. Per di più nelle nostre società corre un discorso carico d’odio, che ferisce senza distinzioni. E gli immigrati diventano il primo bersaglio»
Terra promessa era anche l’Occidente capitalista per le società del Centro-Est comunista. C’è disincanto oggi nell’ex galassia sovietica?
«Un disincanto “economico”. In Ungheria la maggioranza insegue un benessere riservato a pochi. Il governo ha creato un’oligarchia legata da logiche clientelari che salda potere e corruzione e nega lo stesso principio capitalista del libero mercato. Sfugge alla frustrazione solo chi conserva memoria della vita priva delle libertà fondamentali. Tuttavia negli ultimi sei anni le libertà si sono progressivamente deteriorate nel mio Paese, una liberaldemocrazia con elementi sempre più illiberali».
Oltre che irrazionali… l’Ungheria nel 2015 ha accolto solo 508 domande d’asilo, eppure mantiene la sindrome dell’assedio trasformata da Orbà¡n in volano di consenso interno e moneta di scambio in Europa.
«Più che l’irrazionale, il potere coltiva la menzogna con un linguaggio che distorce la realtà , distrae l’opinione pubblica, convince di verità fasulle e anacronistiche: “Arrivano i terroristi, ci ruberanno le donne e il lavoro, deturperanno la nostra cultura cristiana…”».
Oggi come ieri, cosa spinge una comunità a credere nella menzogna?
«Le persone seguono la macchina della propaganda, che oggi in Ungheria ricorda molto da vicino i tempi del comunismo».
Un totalitarismo strisciante?
«Non c’è sistema totalitario in assenza di due elementi: pena capitale e negazione della libertà di movimento. I nostri confini restano aperti. Vedo più similitudini con l’era Kà¡dà¡r (il leader comunista che negli anni Settanta aprì alla democrazia, ndr ). Di certo non abbiamo un’informazione libera, il potere ha totale controllo sui media».
Nel suo pensiero la filosofia è «radicale» perchè sovverte l’ordine costituito. Di quali strumenti dispone oggi la società civile contro l’intorpidimento delle coscienze?
«Può e deve fermare il degrado dell’istruzione. Riscoprire la responsabilità e il dovere di agire per riappropriarsi di un futuro nel quale ciascuno possa rivendicare il diritto allo sviluppo della propria personalità e della propria umanità ».
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
ALLERTATE LE FORZE DELL’ORDINE MAGIARE: SI TEME SI BUTTI NEL DANUBIO PER LA DISPERAZIONE… LA DELEGAZIONE LEGHISTA AVEVA POMPOSAMENTE ANNUNCIATO CHE AVREBBE ATTESO NELLA SEDE DI FIDESZ “IL TRIONFO DI ORBAN”… CHE SIA LA LEGA CHE ABBIA PORTATO SFIGA?
Di fronte alla grave minaccia che l’Ungheria, Paese di 10 milioni di abitanti, dovesse essere invasa da ben 1.290 profughi (dicasi uno ogni 8.000 abitanti), in via Bellerio non potevano non mobilitarsi.
E Salvini ha pensato bene di mandare una delegazione della Lega Nord guidata dall’on. Paolo Grimoldi “in qualità di osservatori” del referendum xenofobo indetto dal presidente Orban.
I maligni dicono che così Matteo si sia liberato di Grimoldi per qualche giorno, considerando che il presidente della Lega Lombardia è considerato il suo futuro avversario per la segreteria della Lega.
Il povero Grimoldi aveva pomposamente annunciato: ” Abbiamo accettato l’invito di Fidesz, il partito di Orban, ad essere presenti nella loro sede per attendere lo scrutinio del referendum e dove porterò il saluto del segretario federale Matteo Salvini.”
Insomma, doveva stappare lo champagne e mangiarsi una fettona di torta, sfruttando mediaticamente la scia della “immancabile vittoria” e invece la mission internazionale è finita in tragedia.
Il quorum è stato bucato, Orban ne è uscito con le ossa rotte e di Grimoldi non si sa più nulla.
Si monitorano le sponde del Danubio nel timore che lo sconforto abbia portato il leghista a un gesto disperato.
C’è già chi si interroga se abbia portato sfiga Grimoldi o il fatto che abbia portato il “saluto di Salvini”.
Probabilmente Grimoldi sarà in fuga verso il confine padano, con grande sollievo degli ungheresi tutti, che di disgrazie ne hanno già abbastanza.
Mi raccomando, alle future elezioni politiche, non dimenticate di invitarlo di nuovo…
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
L’AFFLUENZA SI FERMA AL 45%, CONSULTAZIONE NON VALIDA… E ORA L’EUROPA PROVVEDA A TOGLIERE I 5,6 MILIARDI UE GRAZIE AI QUALI L’UNGHERIA NON E’ ANCORA FINITA NELLA BRATTA… 400.000 UNGHERESI HANNO CERCATO FORTUNA ALL’ESTERO: SIANO RIMPATRIATI, CI PENSI ORBAN A TROVARGLI UN LAVORO
Sono troppo pochi gli ungheresi che nella splendida Budapest ingrigita da nubi e pioggia e nel resto del
paese sono andati a votare: quota di partecipazione al voto attorno al 45 per cento, ben sotto il quorum del 50 per cento che secondo Costituzione e leggi magiare è necessario perchè un referendum sia valido.
In altre parole: il premier Viktor Orbà n ha mancato un bersaglio per lui prioritario, ha incassato una sconfitta di primo peso.
La sconfitta è stata riconosciuta con dichiarazioni pubbliche dal vicepresidente della Fidesz (ndr: il partito del premier, membro del Partito popolare europeo) Gergely Gulyas, e dal presidente della commissione elettorale Andras Pulai.
Puntando a vincere e sperando di andare oltre il quorum Orbà n voleva rafforzarsi ancor più sia in patria, sia in Europa, ma è stato sconfitto e il segnale può trasmettersi ora agli altri Paesi dell’est.
Ma le conseguenze potrebbero andare oltre
L’economia ungherese regge solo grazie ai ricchi contributi elargiti dall’Unione europea (5,6 miliardi di euro nel 2015), e i salari — in media l’equivalente di 350 euro al mese — sono troppo bassi perchè gli ungheresi possano pensare al futuro con serenità .
E molti, soprattutto i giovani, preferiscono cercare fortuna all’estero, proprio come i loro coetanei mediorientali o asiatici che il governo respinge ogni giorno.
Negli ultimi cinque anni tra i 300 mila e i 500 mila magiari hanno scelto di vivere in un altro paese, prevalentemente in Germania, Gran Bretagna e Austria.
Contraria a ogni forma di immigrazione, paradossalmente l’Ungheria si ritrova così ad aver bisogno dei migranti per supplire alla carenza di manodopera.
Mancherebbero 22 mila informatici oltre a infermieri, cuochi, camerieri e addetti alle pulizie.
Al punto che il ministro dell’Economia Mihà¡ly Varga a luglio aveva annunciato misure per attrarre lavoratori stranieri nel paese, salvo poi fare marcia indietro.
(da agenzie)
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
DI FRONTE AGLI INTRECCI CHE EMERGONO DALLE CARTE NON SI PUO’ CONTINUARE A FARE SPALLUCCE
Paola Muraro, assessora all’ambiente del Comune di Roma, è indagata anche per abuso d’ufficio in concorso con Giovanni Fiscon, ex dg di Ama.
Per rinnovare la politica bisogna necessariamente arrivare prima della magistratura, principio che con l’ingresso del M5S in politica si è nuovamente riempito di significato, solitamente ignorato dal sistema dei partiti, ma che nel caso Muraro è stato completamente cestinato.
Una vicenda che racconto da fine luglio, accolta dal silenzio dei grillini, al netto degli insulti per gli articoli scritti e mai smentiti nel merito.
Un comportamento simile a quello assunto dai partiti quando in situazioni analoghe sono coinvolti esponenti di Pd o Forza Italia.
I fatti raccontano una vicinanza di Muraro con Nanni Fiscon, arrestato e ora a processo nell’inchiesta mafia capitale, che avrebbe contribuito alla sua assunzione.
Un dato che già era emerso. Era stato Domenico Tudini, ex ad di Ama, a raccontarmi che furono Rubrichi e Fiscon ad assumere Muraro.
Rubrichi ora è coinvolto nell’indagine sull’inceneritore di Colleferro.
Rapporti, infatti, con l’ex dg coinvolto in mafia capitale che erano al centro da settimane di domande all’assessora.
Quando le chiesi, ad agosto, mi racconti i suoi rapporti con Fiscon? Perchè era in aula con lui lo scorso aprile? Lei non rispose e andò via in auto. Eppure era tutto chiaro. Qualche settimana fa evidenziai diversi punti che rendono urgenti le dimissioni di Paola Muraro. Passa il tempo e se ne aggiungono di nuovi.
Come il caso delle mancate autorizzazioni dei rifiuti smaltiti nel ‘forno’ di Colleferro, vicenda nota anche a Paola Muraro, allora consulente di Ama così come la vicinanza al mondo e agli uomini del monopolista Manlio Cerroni.
Le domande aumentano, le ombre anche, le indagini si allargano, ma il M5S non fa una piega, non muove un dito, fa spallucce.
Come gli altri partiti, peggio, a dire il vero, considerando la novità che rappresenta l’universo grillino nel paludato quadro politico.
In una città che fa i conti con illegalità diffuse, che copre da anni una terra dei fuochi ignorata dalle precedenti giunte, testimoniata dall’inchiesta di Piazzapulita con seguito di orribile aggressione, c’è bisogno di un nuovo assessore.
E presto.
Nello Trocchia
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 2nd, 2016 Riccardo Fucile
CHI RUBA UN MAGLIONE DA 19 EURO RISCHIA 10 ANNI, CHI RUBA DUE CAPOLAVORI AL MASSIMO TRE ANNI E IN CARCERE NON CI ANDRA’ MAI
E se non ci fosse stata di mezzo la droga? Il «narco» Raffaele Imperiale non avrebbe manco rischiato il
mandato di cattura.
Il furto o la ricettazione di un paio di Van Gogh da 100 milioni di dollari, infatti, non bastano per sbattere in galera un trafficante. Il governo lo sa. Il Parlamento lo sa. I giudici lo sanno
Eppure da anni e anni, a dispetto di ogni campagna di stampa, quelle regole così sfacciatamente lassiste galleggiano senza che alcuno scateni una battaglia per cambiarle.
«Bene, bravi!», ha esultato Matteo Renzi dopo il recupero dei quadri del grande pittore fiammingo a casa del boss a Castellammare di Stabia. «Bene, bravi!», ha esultato Dario Franceschini. «Bene, bravi!», ha esultato Angelino Alfano.
Certo: quella della Finanza è un’operazione straordinaria. Evviva.
Il cancro, però, può essere affrontato sul serio solo andando a mettere mano a norme scellerate che consentono a quelli che Fabio Isman ha bollato come «I predatori dell’arte perduta», di saccheggiare il nostro patrimonio archeologico, artistico, religioso correndo meno rischi di un pensionato alla fame che ruba al supermercato.
È umiliante dover tornare a scrivere di queste storie dopo i mille impegni, le mille promesse, i mille giuramenti sulla sempre «imminente» riforma del Codice dei beni culturali varato nel lontano 2004 dall’allora ministro Giuliano Urbani.
Codice che, rendendo ancora più tolleranti le normative già permissive avviate nel ’99 dal governo di Massimo D’Alema, non teneva in nessun conto il fatto che il traffico di opere d’arte rubate, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna, sia il quarto business internazionale della criminalità organizzata dopo il commercio di droga, di armi e di prodotti finanziari.
E stabiliva per i delinquenti che fanno razzie del nostro patrimonio sanzioni così ridotte da essere ridicole (esempio: chi «procede al distacco di affreschi» rischia da 775 a 38.734 euro e 50 centesimi di multa!) e al massimo tre anni di cella.
Talmente pochi da negare il carcere se non dopo una sentenza di terzo grado in Cassazione. Ciao… Prescrizione assicurata.
Tanto per capirci, spiegava già ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi il sostituto procuratore della Repubblica di Roma e poi «esperto per i rapporti internazionali e i recuperi» dei Beni Culturali Paolo Giorgio Ferri, «quel decreto creò una vera e propria fattispecie nuova di reato, dimenticando del tutto le aggravanti previste per gli altri tipi di furto».
Risultato finale: «anche quando è teoricamente prevista la possibilità di arrestare il delinquente non c’è però quella di metterlo dentro. A meno che i carabinieri o i finanzieri non siano certi di potere dimostrare, con prove inconfutabili, che il trafficante ha materialmente danneggiato lui l’opera d’arte che ha in mano».
In pratica, concludeva, «se in un negozio rubi un maglione da 19 euro rompendo un sigillo puoi essere arrestato, incarcerato e rischi fino a 10 anni. Se ti prendono col Cratere di Eufronio o qualche altro pezzo che vale milioni no».
Torniamo a citare tre esempi pazzeschi.
Il ritrovamento dello splendido monumento funerario con figure di gladiatori di Lucus Feroniae a Fiano Romano, ridotto in 12 pezzi e sepolto in attesa di trovare il compratore.
Il miracoloso recupero dell’eccezionale «sarcofago delle Muse» trovato da un vecchio tombarolo a Ostia Antica e salvato dal Gruppo tutela patrimonio archeologico allora diretto da Massimo Rossi un attimo prima che il trafficante, con un cric da carrozziere, staccasse le statuine una dall’altra per venderle separatamente e correre meno rischi.
L’intercettazione di un camion che se ne andava probabilmente all’estero con la grande statua di Caligola in trono che aveva scoperto nella villa dell’imperatore a Nemi. Tre casi clamorosi non solo per la bellezza dei pezzi ma perchè nessuno dei criminali (nessuno!) era finito in galera.
Dai e dai, a forza di martellare su questo tasto, pareva che nell’autunno 2011 qualcosa si muovesse.
L’allora ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan aveva portato infatti in Consiglio dei Ministri un disegno di legge per raddoppiare le pene: da 3 a 6 anni.
Effetto immediato: la possibilità di arrestare il «predatore», sbatterlo in cella, allungare i tempi per la prescrizione e le intercettazioni. La caduta del governo Berlusconi, poche settimane dopo, bloccò tutto.
Sono passati cinque anni, da allora. E dopo Berlusconi è arrivato Monti e dopo Monti è arrivato Letta e dopo Letta è arrivato Renzi.
La legge, però, così sacrosanta da essere passata all’unanimità (all’unanimità !) in commissione dove era stata portata da Felice Casson, è andata a impantanarsi in Commissione bilancio ed è rimasta lì.
Senza che alcuno mostrasse la volontà politica di risolvere il problema. Tutto immobile, conferma Paolo Giorgio Ferri. Colpevolmente immobile.
Nel frattempo, per capire quanto la piaga si sia incancrenita nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, dei giudici e di tante persone di buona volontà , chi vuole può farsi un giro sul sito dei carabinieri dei Beni culturali e per contare (http://tpcweb.carabinieri.it/SitoPubblico/getOpereRilevanti) quante sono le «opere di particolare rilevanza» tra i «beni illecitamente sottratti».
Sono salite, tra quadri, statue, tavole, anfore, reperti archeologici eccetera eccetera, a «22.252 oggetti».
La politica, però, è in altre faccende affaccendata…
E magari spera ogni tanto in un colpo di scena come quello dei quadri di Van Gogh per batter le mani e passar ad altro.
Gian Antonio Stella
(da “il Corriere della Sera”)
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