Novembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
BERSANI: “I CONTI A DICEMBRE”… IL PD SULL’ORLO DELLA SCISSIONE
«Volevano farci fuori, questo ormai è chiaro. Cercavano una scusa, un alibi. Adesso questo alibi è
svanito».
Sul prato d’erbetta sintetica del palco della Leopolda va in frantumi quel che resta dei vecchi equilibri del Pd.
Si spacca la minoranza, si allarga il solco tra la sinistra interna e il segretario. Per paradosso, osserva Matteo Renzi, il colpo di grazia arriva da Gianni Cuperlo, lontano mille miglia dall’ex stazione fiorentina.
«La sua è una scelta seria e coraggiosa — detta la linea il premier — Ha reso evidente il piano di chi ha scelto il No per inseguire obiettivi che non hanno nulla a che vedere con il merito della riforma».
Il leader punta il dito contro le manovre di chi mira a bocciare la riforma costituzionale per far cadere l’esecutivo, con l’idea di dar vita subito dopo a un governo senza Renzi a Palazzo Chigi.
«E invece ho bisogno di poter contare anche su un pezzo di sinistra al mio fianco — spiega in privato — in modo da bloccare questi tentativi»
Lo scontro investe già adesso il Pd, la scissione è ormai a un passo, ma è chiaro che il risiko si combatterà la mattina del 5 dicembre, a urne chiuse.
Renzi ha fiutato le manovre dei suoi avversari interni e ripete che soltanto con un Pd compatto potrò restare in partita, minacciando anche il ricorso a urne anticipate.
La sensazione, insomma, è di essere già di fronte a un punto di non ritorno.
«Questo testo — suona la carica con i suoi Pierluigi Bersani – è totalmente insufficiente. Cuperlo ha deciso di andare avanti da solo, ma l’accordo era che avrebbe dovuto rappresentare tutti noi. La sua scelta mi amareggia ».
Tutto cambia in un pomeriggio. Fino a ieri i bersaniani consideravano impossibile lo strappo di Cuperlo.
E invece la frattura arriva, dopo una telefonata di fuoco con Bersani. La minoranza va in frantumi.
Roberto Speranza fatica a contenere la rabbia: «Matteo cerca solo un alibi, comunque i conti si fanno dopo il 4 dicembre. Gianni? Ha cambiato idea e non so perchè. Siamo di fronte a un fatto enorme, che non sottovaluto».
Non lo sottovaluta neanche Renzi. Anzi, è pronto a cavalcarlo fin da oggi, chiudendo la Leopolda 7 e guidando il contrattacco. «Mi sembra chiaro che il clima è cambiato, e che questa è una delle migliori edizioni di sempre per contenuti, entusiasmo e partecipazione »
C’è il timore del baratro e la speranza di riscossa, attorno al palco leopoldino. Renzismo spinto e voglia di mettere all’angolo la sinistra divisa. Il presidente del Consiglio ritiene di poter ribaltare i sondaggi negativi.
«Io penso che a questo punto Bersani si è cacciato in un vicolo cieco », si sbilancia Alessia Morani. «Adesso Matteo potrà dire che il Pd è compatto — fa eco l’ultrarenziano Davide Ermini — sfruttando questo argomento in campagna elettorale e mettendo in banca un patrimonio da spendere dopo il referendum».
Fuoco e fiamme, questo promette invece la sinistra interna ferita. Proprio l’ex segretario alzerà già domani da Siracusa il livello dello scontro.
Nel frattempo mastica amaro: «Non è pensabile di risolvere il problema con quattro righe su un foglietto. Non c’è proporzione tra la forza usata per approvare l’Italicum con la fiducia in Parlamento e questo documentino. Sarebbe servito semmai un passaggio vero in Parlamento».
Sarà corpo a corpo, da qui al referendum.
«La scelta di Cuperlo trasforma lo scenario — ragiona il capogruppo Ettore Rosato – ed è chiaro che adesso Bersani e Speranza hanno un problema. L’hanno mandato a trattare, lui ha ottenuto tutto quello che chiedeva e adesso loro dicono comunque no? Ma dai…».
In effetti il meccanismo ipotizzato dai “saggi” dem va incontro a molte delle richieste della minoranza.
Accontenta anche Silvio Berlusconi, che Renzi considera interlocutore indispensabile per ritoccare la legge.
«Infatti il nostro è un messaggio all’elettorato moderato di Forza Italia — è l’opinione del capo del governo — perchè in questo modo li rassicuriamo che faremo una riforma assieme»
Il vero scoglio, però, sarà quello di tenere assieme il partito dopo il 4 dicembre.
In questo senso, lo strappo di Cuperlo è più prezioso del platino, perchè difficilmente la frattura nella minoranza si ricomporrà .
Forse è per questo che a sera il premier ritrova la voglia di scherzare. Con i suoi non risparmia la battuta: «Adesso a dire No restano soltanto Bersani, Speranza e altri quattro amici…».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Novembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
“INCORENTE E’ CHI PARLA DI TRADIMENTO”
«Ho riscritto io la bozza perchè la prima, quella di giovedì dopo la riunione al Nazareno, non andava bene…».
Poi sono stati dilemmi e contatti: «Ho sentito Roberto Speranza, mentre Bersani l’ho cercato ma non l’ho trovato».
La reazione di Cuperlo pochi minuti dopo la firma al documento di accordo sull’Italicum bis, è di «sollievo», come di chi ha superato il guado.
Gianni, il triestino, il leader del Pd che ha imparato a fare politica nella Fgci, seguace della realpolitik di D’Alema per alcuni anni – ma con un certo distacco fino all’allontanamento definitivo – lo sfidante di Renzi alle primarie, quindi ha deciso: «Sono un uomo di dubbi, però poi mi assumo la responsabilità ».
Sa bene che la frattura e il rischio scissione nel Pd restano, che Bersani e i bersaniani accusano ora lui di incoerenza, di avere semplicemente spaccato la sinistra, e già fanno campagna per il No al referendum.
Gianni si difende e contrattacca: «Non sono io l’incoerente. Evidente che non si può essere completamente soddisfatti, ma abbiamo ottenuto quello che come minoranza abbiamo chiesto per mesi. Quindi da parte mia firmare un documento su queste modifiche all’Italicum – i collegi per eleggere i deputati, il no al ballottaggio, il premio di governabilità , oltre all’elezione diretta dei nuovi senatori – è stato un atto di coerenza».
Coerentemente come voterà al referendum costituzionale?
«Voterò Sì»
Bersani ha detto che non si risolvono le cose con un foglietto di carta che vale un impegno generico. Anzi, peggio: equivale a quell’“Enrico stai sereno”, diventato ormai il promemoria dell’inaffidabilità di Renzi. Enrico era Letta e, dopo le rassicurazioni il segretario Renzi lo sfiduciò sostituendolo a Palazzo Chigi. Non può funzionare allo stesso modo anche per il documento Italicum?
Cuperlo non ci sta: «Il documento è firmato dai capigruppo Rosato e Zanda, dal presidente del partito Orfini e vidimato dallo stesso Renzi. Se decidiamo che questo non vale nulla, per carità … ma allora diventa difficile pensarsi nella comunità del Pd».
Il convitato di pietra della scissione è sempre più presente. Anche se Cuperlo parla di «unità », di «lealtà , la cui prova spetta a Renzi», e di «dispiacere» per la frattura a sinistra.
Questi i sentimenti che lo accompagnano in queste ore. Fedele al ruolo di mediatore, non vorrebbe polemizzare con i bersaniani.
Ma alla fine lancia l’affondo: «Se stiamo sul piano della coerenza, allora potrei ricordare le battaglie che abbiamo fatto in commissione e in aula per migliorare la riforma… ».
La riforma costituzionale è stata votata da tutto il Pd, minoranza inclusa. L’Italicum invece ha provocato la vera grande rottura: Speranza si dimise da capogruppo, la minoranza dem non votò la fiducia messa dal governo sulla legge elettorale.
Cuperlo non teme ora di essere accusato di renzismo: «La mia storia parla per me…». Ritiene di avere condotto in porto la mission e di avere gettato le basi perchè il centrosinistra rinasca, che è la scommessa politica.
Da presidente del Pd si dimise per coerenza in conflitto con Renzi. Ma che non avrebbe accettato lo strappo del No al referendum si era capito sabato scorso quando, a sorpresa, si presentò alla manifestazione del Sì
(da “La Repubblica“)
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Novembre 6th, 2016 Riccardo Fucile
SAREBBE ELIMINATO IL BALLOTTAGGIO E L’ELEZIONE DEI DEPUTATI NEI COLLEGI, MA MOLTE COSE RESTANO NEL VAGO
Il superamento del ballottaggio e l’elezione dei deputati nei collegi. 
Sono i due aspetti dell’Italicum che potrebbero cambiare dopo il referendum costituzionale.
Le modifiche sono infatti indicate nel documento approvato da una commissione Pd formata dai vertici del partito (Lorenzo Guerini, Ettore Rosato, Luigi Zanda, Matteo Orfini) e dal deputato della minoranza Gianni Cuperlo.
Il testo non assume invece nessun impegno sulla possibilità di assegnare il premio di maggioranza non alla lista, come previsto ora, ma alla coalizione, come chiedono a gran voce i piccoli partiti.
I principi di base del sistema elettorale, viene spiegato nel documento, restano «governabilità e rappresentanza»: se le modifiche proposte divenissero legge cambierebbe il modo di ottenerli.
Il documento sarà inviato ad Assemblea, Direzione e gruppi parlamentari Pd, ma il Parlamento inizierà a occuparsi del tema non prima del referendum costituzionale del 4 dicembre, anche perchè dalle consultazioni svolte informalmente dalla commissione è emerso che la maggioranza degli altri partiti non è disposta ad affrontare il tema prima del voto.
Ma come cambierebbe l’Italicum secondo le modifiche indicate dalla commissione Pd?
L’attuale è un sistema proporzionale con sbarramento al 3% e premio di maggioranza (340 seggi su 630) alla lista che supera il 40%: se nessuno lo raggiunge, si decide il vincitore in un ballottaggio tra i due partiti più votati.
Il documento indica invece la possibilità che con un premio che assicuri la governabilità , si possa archiviare il ballottaggio dell’Italicum. Ma non viene indicata l’entità del premio nè se sarà assegnato alla lista o alla coalizione.
Il secondo aspetto è quello del metodo di selezione dei deputati: la legge elettorale in vigore prevede che si votino liste con capolista bloccato e la contesa tra gli altri con le preferenze.
La commissione Dem indica invece la «preferenza» per la scelta di un «sistema di collegi».
Ma, nota il bersaniano Federico Fornaro, che critica il documento, non si indica «se i collegi siano uninominali maggioritari (candidato di coalizione) oppure uninominali proporzionali (candidato di partito)».
Sinistra riformista, l’area Pd che fa capo a Roberto Speranza e Pier Luigi Bersani, ha bocciato l’accordo perchè contiene impegni troppo vaghi e soprattutto «è una dichiarazione di intenti e non una proposta di legge».
Quanto alle altre forze politiche, l’abolizione del ballottaggio appare un cambiamento largamente condiviso.
Per il resto, restano agli atti le richieste da loro avanzate in questi mesi di discussione. I piccoli partiti – Ncd su tutti – chiedono di assegnare il premio di maggioranza non alla lista ma alla coalizione.
Silvio Berlusconi ha espresso una preferenza per un sistema proporzionale, che lascerebbe anche la possibilità di larghe intese dopo il voto.
I Cinque stelle hanno una proposta di legge proporzionale (lo hanno chiamato «Democratellum»), con collegi intermedi, soglie di sbarramento e preferenze, sia positive che negative.
(da “La Stampa”)
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