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IL PROCESSO DEL M5S A VIRGINIA RAGGI. GRILLO: “SE QUEI PASTICCI LI AVESSE FATTI IL PD LI AVREMMO MASSACRATI”

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

DOPO IL VOTO REFERENDARIO INIZIERA’ LA RESA DEI CONTI INTERNA…. NEL M5S DANNO PER SCONTATO CHE VIRGINIA SARA’ INDAGATA PER ABUSO D’UFFICIO PER LA PROMOZIONE DI ROMEO E LA VICENDA MARRA

Non solo curiose iniziative legali: per Virginia Raggi un processo molto più difficile da affrontare rispetto a quello di Venerando Monello è in preparazione.
Ovvero quello interno, con un MoVimento 5 Stelle che dopo il voto di domenica prossima sul referendum avrà  mani libere anche sulla Giunta e sul Consiglio romano, per quel famoso “tagliando” che entro gennaio potrebbe portare a un vero e proprio processo nei confronti della sindaca e delle sue scelte, che in questi mesi non hanno per niente convinto i grillini romani e quelli nazionali.
Spiega oggi Mauro Favale su Repubblic
Un appello che il leader potrebbe far pesare a gennaio, il mese scelto alla fine dell’estate per fare “un tagliando” alla sindaca di Roma.
Nel frattempo potrebbero venire al pettine alcuni nodi sui quali al momento l’M5S fa melina, a partire dalle vicende giudiziarie che riguardano la sindaca, scivolata fin dal suo insediamento sulle nomine.
Nel Movimento considerano quasi scontata l’iscrizione di Raggi nel registro degli indagati dopo il fascicolo aperto dai pm sulla promozione di Salvatore Romeo a capo segreteria o su quella di Raffaele Marra.
«Se quei pasticci li avesse fatti il Pd li avremmo massacrati», ha detto Grillo più volte ai suoi parlamentari.
La linea, all’esterno, resta quella di difendere la sindaca. Ieri c’ha pensato Luigi Di Maio a dire che «Raggi ha rimesso in moto una macchina ferma»
Come sappiamo, alla Raggi si potrebbe contestare l’abuso d’ufficio in relazione alle nomine dello staff di agosto che hanno già  portato alla prima crisi di giunta e alle dimissioni di Raineri, Minenna ed altri.
Le indagini della procura, partite dall’esposto della Raineri e decollate dopo l’ascolto di Minenna e Stefano Bina, potrebbero costituire una bomba ad orologeria sulla giunta e sulla sua solidità  mentre tanti nervosismi sulla condotta politica arrivano dai municipi (come ad esempio il III).
Sul palco di piazza della Bocca della Verità , due giorni fa, Grillo ha abbracciato la sindaca (dopo averla bacchettata per le buche) e le ha regalato il grande cuore di plastica rosso retto per tutto il corteo
Dietro, però, nel backstage, i presenti raccontano di una sindaca isolata che quasi non ha scambiato battute con nessuno.
L’unica parlamentare che le è rimasta vicino in questi mesi, per seguire le vicende di Acea, è Federica Daga. Gli altri, morto e sepolto il minidirettorio, l’hanno lasciata sola, salvo poi essere costretti a difenderla in tv per evitare che le sue vicende mettano troppo in difficoltà  il Movimento.
E mentre nel M5S si notano le assenze al corteo di sabato (solo 10 consiglieri su 29 e, per la giunta, presente solo l’assessora Paola Muraro), Raggi dà  la colpa del peggioramento della qualità  della vita a Mafia capitale e ai tagli del governo.
Lo stesso governo a cui batte cassa: «Ci aspettiamo che stipuli un Patto per Roma, così come ha fatto per Milano: i romani lo attendono».
Difficile che si muova qualcosa prima del 5 dicembre.

(da “NextQuotidiano”)

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FIRME FALSE M5S: INDAGATI ANCHE LA DEPUTATA DI VITA E IL MARITO DELLA MANNINO, E SIAMO A 13

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

E L’INDAGATA BUSALACCHI IERI ERA AL CORTEO, STRANA FORMA DI AUTOSOSPENSIONE

C’è anche la deputata del M5S Giulia Di Vita tra gli indagati della Procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulle firme false.
Oltre alla parlamentare sono stati iscritti anche il marito della deputata Claudia Mannino, Pietro Salvino, e un’altra persona di cui non si conosce il nome.
Salgono così a 13 gli indagati. Ieri Samantha Busalacchi era al corteo per il no al referendum organizzato a Palermo dal gruppo di Riccardo Nuti.
C’era anche l’indagata Samantha Busalacchi, ieri sera, al corteo del M5S per il No al referendum che ha attraversato il centro di Palermo.
La donna, che sabato si è avvalsa della facoltà  di non rispondere davanti ai Pm di Palermo che l’hanno interrogata nell’ambito dell’inchiesta sulle firme false, era in prima fila con la faccia dipinta di bianco.
Il corteo era preceduto da una bara con un tricolore tenuto da sei attivisti.
Al corteo hanno partecipato anche la deputata Loredana Lupo, il marito Riccardo Ricciardi, il fratello della parlamentare Francesco Lupo, attivista della prima ora.
Al corteo, lungo via Manuela, hanno partecipato un centinaio di persone. La Busalacchi aveva deciso di non rispondere ai pubblici ministeri sabato, pur accettando la perizia grafica sulle firme chiesta dai pubblici ministeri.
Proseguiranno intanto oggi al tribunale di Palermo gli interrogatori degli indagati nell’inchiesta delle presunte firme false depositate dal Movimento 5 Stelle in occasione delle elezioni comunali palermitane del 2012.
Ad essere ascoltati dai magistrati saranno i deputati Riccardo Nuti, nel 2012 candidato sindaco di Palermo, e Claudia Mannino.
Sabato scorso è toccato anche all’ex attivista Alice Pantaleone essere sentita dai pm: lei ha smentito ogni suo coinvolgimento nella vicenda.
Sempre oggi dovrebbero essere sentiti Francesco Menallo, ex attivista, e il cancelliere del Tribunale, Giovanni Scarpello, che ha attestato l’originalità  delle firme.
Saranno sentiti in seguito i due deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, i quali intanto si sono autosospesi dal movimento.
Decisione che al momento non è stata presa nè da Nuti nè da Mannino e per i quali potrebbe esprimersi il collegio dei probiviri appena nominato

(da “NextQuotidiano”)

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IL RICORSO CONTRO L’ELEZIONE DELLA RAGGI PER IL CONTRATTO CON CASALEGGIO: “LA RENDE UNA DIPENDENTE”

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

UN AVVOCATO CHIAMA IN TRIBUNALE RAGGI, GRILLO E CASALEGGIO PRIMA UDIENZA IL 6 DICEMBRE… SOTTO ACCUSA IL”CONTRATTO” FIRMATO CON IL M5S: “E’ INELEGGIBILE E DEVE DECADERE”

Venerando Monello è un avvocato romano iscritto al Partito Democratico: il 23 maggio scorso ha presentato un ricorso al tribunale civile di Roma in cui affermava che Virginia Raggi era ineleggibile a causa del contratto firmato con la Casaleggio Associati;   il 6 dicembre, racconta oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica Roma, avrà  luogo la prima udienza viale Giulio Cesare, dove Monello ribadirà  la propria linea: «La prima cittadina ha firmato un contratto abominevole con il M5S, è ineleggibile e deve decadere».
In tribunale saranno chiamati Virginia Raggi, Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
Il contratto firmato dalla Raggi vìola gli artt. 3, 67 e 97 della Costituzione, l’art. 1 L. n. 17 del 1982 c.d. Spadolini, nonchè degli artt. 3, 7, 23 del Regolamento del Consiglio Comunale di Roma Capitale, spiegava all’epoca in una nota l’avvocato e Presidente dell’European Lawyers Association, che giudicava “del tutto palese il goffo tentativo di aggirare, attraverso il Contratto, il divieto di vincolo di mandato imperativo, nonchè dei principi di imparzialità , indipendenza e buon andamento costituzionalmente sanciti”.
“Quel contratto è un abominio renderebbe la Raggi una dipendente della Casaleggio. La mia iniziativa è innanzitutto negli interessi del M5S affinchè i loro eletti possano avere la stessa agibilità  politica degli eletti degli altri partiti”.
“Avevo invitato pubblicamente, ma anche con raccomandata, l’avvocato Raggi a dare informazioni circa la firma di questo contratto invitandola a non farlo — diceva all’epoca l’avvocato Monello — Anche lei, come avvocato, sa perfettamente che questo contratto, che peraltro presenza vizi che a mio parere lo rendono nullo, sia una cosa abominevole”.

(da “NextQuotidiano”)

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“NON E’ VERO CHE SIAMO SOTTO”: NEL QUARTIER GENERALE DEL SI’ IN PIAZZA SANTI APOSTOLI

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

AL LAVORO NELLA WAR ROOM DEL SI’ UNA CINQUANTINA DI GIOVANI SMANETTONI ALLA CACCIA DEGLI INDECISI: “IL VENTO STA CAMBIANDO”

Mancano dieci giorni e nella tana del giaguaro che tenta il sorpasso in corsa, non ci sono musi lunghi da sconfitta annunciata.
Indirizzo, piazza Santi Apostoli 75, ma si potrebbe chiamare piazza delle vittorie dell’Ulivo, per quello che evoca nella memoria dei militanti anni ’90.
La Boschi è di casa, Matteo Renzi non ci ha ancora messo piede, ma la sua presenza qui, oltre a correre sul filo dell’etere, trasuda dai muri.
Nessuna sua fotografia, ma sulle pareti di questa war room molto all’americana quelle di gente comune, operai, ragazzi, donne, che narrano ad altri come loro i vantaggi del Sì per i cittadini. «Io voglio diminuire i politici e tu?», «Io voglio meno burocrazia e tu?», sono il perno della narrazione del “ragazzo di provincia”. Testimonial da marciapiede, tipo quelli usati da Hillary, anche se dirlo non porta bene.
Una cinquantina di giovani, 25-30 anni – educati, parlano a voce bassa, ben vestiti, niente piercing e dreadlock per capirci – smanetta sui pc.
Tra tavoloni e tavolini molti piddini e “leopoldini”, in quattro team all’opera: area video, call center, ufficio stampa, area sito e social. E sopra, la stanza del caffè.
I comunicatori multi-tasking sanno che quelli del No sono partiti prima e ora hanno più followers, ma non sono allarmati, «il vento è cambiato e si annusa nell’aria».
Il tassista fuori dal coro
«Allora jelo posso dì, voto pur’io Sì’». «E perchè mi aveva detto che votava No?». Una smorfia e un gesto come a dire che il perchè è ovvio. Il mood è che ora tutti si vergognano di confessare che votano a favore del governo, questo il succo della questione.
Dicono che il tassinaro romano sia un buon termometro del sentire popolare, la confessione che «tutti nel mio parcheggio votamo Sì, tranne uno che è cocciuto», la motivazione «abbiamo capito che quelli del No ce vogliono fregà », sono un tonico per i renziani in trincea.
Lo scambio di battute sull’auto bianca che la porta al Comitato, raccontato dalla campaign manager Simona Ercolani ai volontari, secondo loro è illuminante. E uno ti soffia nell’orecchio quella che deve apparire come la grande verità  nascosta: «Non è vero che siamo sotto».
«Francesco, devi andare da Vespa e mi spiace, lo so che così saltano gli eventi in Sicilia», annuisce col capo l’ufficio stampa Rudy Calvo mentre chiama alla pugna il costituzionalista Clementi.
Sulle ginocchia cartellina divisa per fasce televisive, mattina, pomeriggio, sera. Da Mattino Live, a Del Debbio, spazi da riempire nella settimana clou, dal 28 novembre al 4 dicembre, ospiti in studio da piazzare. Intorno il brusio.
La bufala sulla guerra
Da fuori chiamano per sapere come fare un comitato e il «porta a porta», ma non solo. Al call center ci sono i laureandi e laureati, background giuridico per districarsi meglio. «Il fronte di sinistra – così lo chiama Piercamillo, responsabile dei contenuti del sito – ha lanciato pure questa bufala che con la riforma sarà  più facile la dichiarazione di guerra e noi dobbiamo controribattere che non è vero».
«I sondaggi che a dieci giorni dal voto ci danno sotto caricano i ragazzi a impegnarsi sul territorio, sono un fattore mobilitante in questa fase», sorride Rudy Calvo.
E sul territorio tutti a battere sul «door to door», in tasca il kit del volontario, penna Usb con materiale, spillette, bracciali, matite.
Guru a caccia di indecisi
I guru americani di stanza qui ora non ci sono, «stamattina c’era il Cacciatore», così chiamano David Hunter, socio di Jim Messina, arruolato per la conquista del target più prelibato, i mitici «indecisi».
Apericene, format cool, per organizzare il consenso, cocktail rinforzati si sarebbe detto una volta per quei rendez vous nelle case chic.
Oggi è uno dei modi che questi ragazzi suggeriscono ai volontari sul campo. La Ercolani sfreccia da un lato all’altro, c’è il video di Franca Valeri per il Sì da render virale.
Camicia bianca, fisico asciutto, ingegnere in Technogym, Mattia 26 anni, guida il call center. «Diamo supporto ai volontari per fare i banchetti, visualizzare sulla mappa gli eventi. Cosa ci chiedono? Come si eleggono i senatori, i risparmi sui costi…».
La violenza della rete
E la polemica su Renzi che si dimette se perde? Nessuno ci pensa, esorcizzano la questione. Qualcuno ricorda che «quando lo disse a Natale scorso lanciando il referendum, dopo non ci fu alcuna polemica». Dunque la colpa non è sua. E lo scoramento, il timore di perdere? Nella tana del giaguaro si corre e basta.
L’unica paura è la violenza in rete, sulla pagina facebook del comitato hanno postato la foto di un proiettile, testimonial come il ballerino Roberto Bolle coperti d’insulti, «ogni slogan che lanciamo ci aggrediscono, stiano tutti molto più calmi»

Carlo Bertini
(da “La Stampa”)

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RENZI AI SUOI: “VEDRETE CHE VINCIAMO LARGO”

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

TRA SONDAGGI TOP SECRET E CAMPAGNA PERMANENTE, RENZI TORNA OTTIMISTA

Dopo un mese raggelante per Matteo Renzi, dopo settimane e settimane durante le quali tutti gli istituti di sondaggio scandivano gli stessi numeri (il No in vantaggio di 5-8 punti), da 48 ore a palazzo Chigi si è allentata la tensione.
Il presidente del Consiglio confida: «Il clima nel Paese sta cambiando».
Una sensazione a “pelle”, o invece suggerita dalla lettura di istituti che convergerebbero nel segnalare un “risveglio”, magari timido, del Sì?
Impossibile saperlo e comunque scriverlo: nei 15 giorni che precedono le consultazioni elettorali è vietata la pubblicazione dei sondaggi.
E dunque soltanto la notte del 4 dicembre si capirà  se negli ultimi giorni si stia concretizzando il fenomeno che Renzi sta preparando da mesi: il cambio del “clima” e delle intenzioni di voto nell’ultima settimana prima del voto, quella nella quale l’approssimarsi della scadenza può indurre scarti significativi.
Il presidente del Consiglio ci crede.
Lo dice, perchè deve dirlo, nei comizi. Ma lo dice anche nelle riunioni ristrette: «Vinciamo largo…». Training autogeno, certo. Motivazione delle truppe, certo. Ma Matteo Renzi, dopo aver fatto due mesi fa una apparente autocritica, dicendo che «è stato un errore personalizzare», da quel momento si è reso protagonista della più massiccia partecipazione personale di un presidente del Consiglio ad una campagna elettorale in tutto il dopoguerra.
Una campagna permanente fatta di comizi in quasi tutte le province, di una partecipazione senza precedenti a talk show e Tg, di una presenza potenziata sui social network.
Il tutto rafforzato da una presenza capillare, che sta sfuggendo ai media nazionali e che proseguirà  anche negli ultimi cinque giorni: interviste a tappeto alle radio e alle tv locali. L’ambizione di una copertura totale, di un “total body”, al quale l’elettore medio è quasi impossibilitato a sfuggire.
Una campagna che ha fatto segnare una progressiva “grillizzazione” nei toni, nel modo di apostrofare gli avversari, per non parlare di un risvolto del tutto originale per un capo di governo: oramai nei comizi Renzi fa l’imitazione di Silvio Berlusconi, di Matteo Salvini, ma anche di un suo ministro, Dario Franceschini.
Anche se negli ultimi cinque giorni di campagna, Renzi agiterà  in modo ripetitivo tre concetti, quelli capaci di smuovere nel profondo l’elettorato: il più importante di tutti è la paura del «salto nel vuoto» (espressione che Renzi si è tenuta per gli ultimi giorni); lo sbandierare il pericolo del «governo tecnico», scommettendo sulla sua impopolarità ; l’uno contro tutti, il Renzi contro la vecchia nomenclatura.
Messaggi espliciti e subliminali che non sono sfuggiti ad un personaggio come Mario Monti.
Intervistato da Maria Latella a Sky Tg24, l’ex presidente del Consiglio ha detto: «Non credo ci sia la necessità  di governi tecnici, senza che questo diventi un mantra in positivo o in negativo. Io nè auspico nè prevedo ci sia un governo tecnico. E prevedo che il capo del governo resterà  Matteo Renzi».
E quanto al presidente del Consiglio in carica, negli ultimi cinque giorni, oltre ad una presenza massiccia in tv, continuerà  a girare per il Paese.
Anche venerdì 2 dicembre: per la chiusura quasi certamente Renzi sarà  in due grandi città  del Sud e la sera chiusura della chiusura nella sua Firenze.

Fabio Martini
(da “La Stampa”)

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PSICOSI REFERENDUM, LE BANCHE AFFOSSANO PIAZZA AFFARI, SCHIZZA LO SPREAD

Novembre 28th, 2016 Riccardo Fucile

MPS VICINA AL MINIMO STORICO… TIMORI LEGATI AL REFERENDUM

Le banche affossano piazza Affari per i timori legati al 4 dicembre. Schizza lo spread, Mps vicina al minimo storico
Avvio da cancellare per piazza Affari, che viene trascinata giù, a -2%, dal crollo dei titoli bancari.
Segno rosso, con pesanti perdite, per Banco Popolare (-4,04%), Bpm (-3,76%), Unicredit (-3,55%), Intesa (-2,52%), Bper (-3,95%), e Ubi (-2,24%).
Preoccupa Mps, subito sospesa dopo una breve fase di contrattazione.
Il titolo è entrato in asta di volatilità  dopo aver registrato un crollo del 7,3 per cento. Sul capitombolo delle banche pesano i timori di un’affermazione del No al referendum costituzionale del 4 dicembre.
Per il Financial Times, che cita fonti ufficiali e bancarie di alto livello, se si dovesse verificare questo scenario, otto banche, tra cui Siena, saranno a rischio fallimento.
Situazione complicatissima per Monte dei Paschi di Siena.
Le azioni sono di fatto sospese dall’avvio della seduta. Tra i pochissimi contratti conclusi, l’ultimo è stato siglato a 17,56 euro (-12,2%), in prossimità  del minimo storico.
La capitalizzazione si aggira intorno al mezzo miliardo di euro. Rocca Salimbeni avvia oggi l’offerta per la conversione dei bond subordinati. Il periodo di adesione è compreso tra il 28 novembre e il 2 dicembre, salvo un’eventuale proroga.
Operazione su cui la banca senese punta moltissimo perchè punta a raccogliere circa 1,5 miliardi di euro, fondamentali per centrare l’obiettivo dell’aumento di capitale, pari a 5 miliardi di euro, che è una delle condizioni imprescindibili per evitare il bail-in.
Sotto i colpi dei timori per il referendum anche lo spread. Parte male la seduta per i titoli di Stato sul mercato secondario con lo spread tra Btp e Bund a ridosso di quota 190. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi sale a quota 189 punti, livello ai massimi da oltre due anni e mezzo.

(da “Huffingtonpost”)

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