Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
“LA CAPITALE DIMOSTRA CHE IL M5S E’ IMBARAZZANTE, MA L’ODIO ANTI-CASTA RESTA ALTISSIMO”
Ora che la “storia” e i tribunali gli stanno dando ragione, tutti hanno ricominciato a cercarlo.
Ma lui, l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, ha deciso di distillare le sue esternazioni, da quasi due mesi non parla, a dispetto della crisi manifesta nella quale è caduta l’amministrazione capitolina a Cinque Stelle.
Certo, il professor Marino non ha smarrito il suo “bisturi” e in questa intervista a “La Stampa” fa la prima analisi di sei mesi di giunta Raggi: «Lo dico con rispetto ma finora mi sembra che non sia emersa neppure un’idea di città . E neanche una sola idea su come affrontare i dossier più importanti: sviluppo urbanistico, rifiuti, traffico, stadio proposto dalla Roma, aiuto al sociale e ai più deboli. Sei mesi purtroppo caratterizzati dal nulla».
Difficile ricordare nella storia della Repubblica, l’amministrazione di una grande città segnata da una striscia così lunga di infortuni, conflittualità interne, paralisi. Ma se continua così per altri quattro anni, che accade di Roma?
«Guardi, le cito – tra i tanti – un solo caso, meno noto ma eclatante. Ciclo dei rifiuti: avevamo lavorato per due anni ed eravamo pronti con un Eco-distretto, un impianto di bio-digestione capace di ingerire e trasformare in gas, cioè in ricchezza, il rifiuto organico delle nostre cucine, che a Roma ammonta a 500 mila tonnellate all’anno. Prima hanno deciso di cancellarlo, poi l’altro giorno, al momento del voto in Consiglio, i Cinque Stelle hanno deciso di non votare. Cioè di non decidere. Siamo davanti ad uno stato confusionale difficile da definire. Ma se continua così la città rischia di entrare in uno stato di eutanasia».
Se proprio non ce la fanno, non sarebbe meglio, per loro, e per Roma, chiudere l’esperienza della giunta Raggi?
«Non è un caso che nessuno, a sinistra e a destra, chieda in modo convinto le dimissioni della Raggi. Dopo la decisione sciagurata del gruppo dirigente del Pd di abbattere il proprio sindaco andando dal notaio e la vittoria scontata dei Cinque Stelle, era naturale attendersi che la rottura con la logica consociativa, già contrastata fortemente dalla mia giunta, potesse proseguire con Virginia Raggi. Sembrava. Ma le difficoltà dei Cinque Stelle sono talmente tante che non riescono a guidare la città e dunque i veri padroni continuano ad essere i poteri forti e il consociativismo dei partiti, che guidano Roma attraverso le seconde file: Dipartimenti e funzionari…».
Ma se i leader nazionali spingessero il bottone dell’affondamento…
«Ma non lo spingono! Anzitutto perchè a loro di risolvere i problemi di Roma non interessa. Ma soprattutto perchè l’esperienza dei Cinque Stelle a Roma è un tale imbarazzo nazionale e internazionale che diventa funzionale a dimostrare che sono inadatti a guidare il Paese. Ma continuano a sbagliare analisi…».
In che senso?
«La classe dirigente dei partiti tradizionali è così screditata che se un domani si presentasse Paperino e potesse dimostrare di avere un’idea di città e di non fare parte della vecchia partitocrazia, Paperino vincerebbe. Ma Roma, dove votano quasi tre milioni di elettori anche alle Politiche, non merita un sindaco qualunque».
Roma sta diventando la capitale del no a tutto…
«Roma deve uscire dall’isolamento nel quale è entrata. Nell’immaginario planetario Roma avrebbe un profilo straordinario, esercitabile con naturalezza e che invece viene continuamente mortificato. Prima è stato detto no alle Olimpiadi e su questo fronte credo che Roma potrebbe assumere un’iniziativa, scrivendo alla sindaca di Parigi: cosa possiamo fare per favorire la vittoria di una Capitale dell’Unione europea come Parigi, tra l’altro l’unica città al mondo gemellata con Roma?».
Lo stadio si farà mai?
«Non è condivisibile la visione di città espressa da un urbanista tecnicamente preparato come l’assessore Berdini e da lui riassunta nell’espressione: “I costruttori l’hanno presa tra i denti”. La mia amministrazione ha preteso un vero controllo sui privati, chiedendo quasi 400 milioni di opere pubbliche pagate dai costruttori. Le tre torri di Daniel Libeskind, uno dei più grandi architetti del destrutturalismo e al quale è stato affidato il progetto di rinascita di Ground Zero, garantirebbero qualità architettonica. Senza trascurare che i grandi gruppi internazionali potrebbero essere attratti, anche per la vicinanza con l’aeroporto, a realizzare lì i loro headquarter».
Domani decisiva direzione del Pd: che cosa spera?
«Vede, quando in sala operatoria c’è un evento avverso, gli specialisti si riuniscono con chi guidava in quel momento l’intervento per capire se e come sia stato commesso un errore, cercando di prevenirne la ripetizione. Il Pd non si è mai riunito per capire l’errore, non ha mai chiesto scusa ai “famigliari”, ai romani, come se non fosse accaduto nulla. Da Roma in poi sono seguite diverse sconfitte, culminate col referendum. È arrivata l’ora di elaborare quel lutto con analisi e ravvedimenti veri».
Fabio Martini
(da “La Stampa”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
DAL CAMPIDOGLIO ACCUSE DI SABOTAGGIO… “ORA SARA’ VIA LIBERA AI COSTRUTTORI”
Paolo Berdini ha sperato negli ultimi giorni di restare assessore della giunta di Virginia Raggi, ma ha
sbagliato i suoi conti.
E le ultime dichiarazioni, dove ancora insisteva nella versione di una chiacchiera confidenziale con uno sconosciuto di cui solo alla fine si era accorto fosse cronista, sembrano definitivamente smentite con la pubblicazione di una nuova tranche dell’audio. Intervista che accelera l’iter del divorzio.
Perchè dal Campidoglio, ovviamente, non l’hanno presa bene e si parla apertamente di «sabotaggio».
Non è escluso che nelle prossime ore sia proprio Berdini a «trarre le conseguenze», ovvero a dimettersi da assessore all’Urbanistica di Roma, e la sindaca ad assumere l’interim.
Le nuove frasi
Cosa cambia questo nuovo spezzone d’audio?
Cambia il fatto che queste parole vengono pronunciate al minuto 1.08 della registrazione. E dunque già dall’inizio Berdini sa che quello con cui parla è un giornalista. Non solo. Berdini chiede che non venga fatto il suo nome su questa parte della conversazione, ma spiega che può tranquillamente utilizzarlo in forma anonima.
Perchè Berdini voleva che si sapesse dell’affaire? E perchè ha parlato liberamente di «banda di assassini», di «corte dei miracoli», di sindaco «incapace strutturalmente»? Qualcuno, al Campidoglio, sospettava sin dall’inizio che Berdini volesse remare contro, mettendo i bastoni tra le ruote alla giunta Raggi, magari d’intesa con gli avversari della sindaca, anche in Parlamento.
Che queste parole siano frutto solo di uno sfogo – per un professionista stimato con il difetto, per un politico, di troppa loquacità – è un’ipotesi che non ha mai convinto del tutto i membri della giunta.
E qualcuno pensa che sia stato lui a servire una «polpetta avvelenata», visto che c’era appena stata una frattura politica netta sulla questione dello stadio. Berdini non ne faceva mistero: le sue obiezione su cubature e regole per il nuovo stadio erano sempre meno considerate in giunta e cresceva la voglia di scavalcarlo e di dare il via libera al progetto.
La difesa
Berdini ha accolto il nuovo audio come l’ennesimo colpo per la sua credibilità . Ma ha provato ancora una volta a difendersi, diffondendo via Ansa una nuova ricostruzione dell’incontro con il cronista: «I colloqui con questa persona sono stati due. Uno appena finito il convegno al quale stavo partecipando. In questo primo momento si è avvicinato insieme ad alcuni M5S miei amici. Il secondo colloquio è avvenuto fuori, mi stava aspettando. È lì che si è qualificato anche come giornalista. Ma non mi ha mai detto che stava registrando».
E quest’ultimo punto, probabilmente, è l’unico sul quale sono d’accordo.
Le prospettive
Che il rapporto di fiducia sia irrimediabilmente rotto è noto ormai da giorni. Grillo e Casaleggio, pur convinti che debba essere cacciato, hanno chiesto alla sindaca di trovare subito un nuovo sostituto. E anche Raggi si è convinta che era necessario prendersi qualche giorno di tempo, per evitare di accollarsi nuove deleghe pesanti, quelle sull’urbanistica.
E per evitare l’effetto Minenna, per la sostituzione del quale furono necessarie settimane. Ma ora la fase del temporeggiamento sembra finita. Resta sul tappeto la questione politica usata per difendere Berdini: senza di lui, scrivono in un appello alcuni intellettuali, ma lo sostengono anche diversi consiglieri comunali, la speculazione edilizia l’avrà vinta e i palazzinari invaderanno Roma.
Di certo, quando Berdini non ci sarà più, il Movimento e la giunta Raggi, a torto o ragione, saranno più esposti all’accusa degli ortodossi di cedere alle ragioni dei costruttori e di chi vuole le grandi opere a Roma per fare affari.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera“)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
SI RIFERISCONO AL PERIODO 2005-2010, COINVOLTI IN DODICI: L’UNICO ANCORA IN CARICA E’ IL LEGHISTA BRUZZONE
L’occhio è ormai allenato, ma le chicche non mancano: nutella e push-up, ostriche e settimane in montagna, surgelati e pollame, biglietti di beneficenza e pure l’iscrizione all’ “Accademia del peperoncino”.
L’elenco delle spese pazze contestate nell’ultima tranche d’inchiesta sui politici regionali della legislatura 2005-2010 è uno dei più variopinti.
E accompagna la richiesta di rinvio a giudizio (accuse a vario titolo di falso e peculato) che il pm Massimo Terrile ha formulato nei giorni scorsi per Sandro Biasotti Tirreno Bianchi, Nicola Abbundo, Angelo Barbero, Fabio Broglia, Francesco Bruzzone, Giovanni Macchiavello, Matteo Marcenaro, Rosario Monteleone, Carmen Patrizia Muratore, Luigi Patrone e Giovanni Battista Pittaluga.
Biasotti, Abbundo, Barbero, Broglia, Macchiavello, Marcenaro e Patrone facevano parte della minoranza di centrodestra e oggi non siedono più in consiglio regionale; il leghista Bruzzone, anche allora nel centrodestra, è l’unico ancora in carica essendo attualmente presidente del consiglio regionale; Bianchi, Monteleone, Muratore e Pittaluga erano nella maggioranza di centrosinistra e oggi non hanno più un seggio.
Considerato che la lista degli esborsi folli fatti rimborsare con denaro pubblico riempie 300 pagine, bisogna selezionare.
Fra i più creativi spicca Fabio Broglia, che si è fatto risarcire contributi all’Unicef (660 euro), push-up e perizoma “Fragole” (13,80 euro) «latte, bibita, nutella e frutta» comprati alla Standa (17,76 euro), il libro “Quando i cavalli avevano le dita – misteri e stranezze della natura” (21,37 euro), sedie Kartell (450 euro) e 520 euro «per l’affitto (sotto un nome fittizio, ndr) di un appartamento in via Vittorio Veneto a Busalla per 5 giorni al mese fra gennaio e aprile 2008».
Il Secolo XIX ha provato a contattarlo al telefono per una replica, ma non è stato possibile parlargli nonostante i ripetuti squilli.
Notevole anche Nicola Abbundo, che nella legislatura precedente era stato assessore al welfare nella giunta guidata da Sandro Biasotti: nelle prime due settimane di agosto 2008 dilapida 1000 euro pubblici in ristoranti e «missioni» in Alto Adige (dove non risulta ci fossero appuntamenti politici), mentre il comunista Tirreno Bianchi, che è tuttora console della compagnia portuale Pietro Chiesa, risponde fra le altre cose per un pranzo a base di ostriche e aragosta (245 euro per due coperti), l’acquisto d’una consolle Nintendo (217 euro), spese per cacciaviti, utensili, un libro sul poker e 35 euro per l’iscrizione all’ “Accademia del peperoncino”.
La prescrizione scatta fra 2019-2020 e saranno probabilmente giudicati.
(da “il Secolo XIX”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
IL PRESENTATORE: “HO IL DOVERE DI AIUTARE CHI E’ SFORTUNATO, HO DONATO IL MIO GUADAGNO NETTO DEL FESTIVAL”
La Rai tira le somme del Festival appena concluso con la vittoria di Francesco Gabbani e del suo
brano, già tormentone, Occidentali’s Karma.
L’ultima serata, registrando un sonoro 58,4% di share, ha concluso trionfalmente la sua trilogia di Sanremo, grazie anche alla conduzione congiunta con Maria De Filippi, che ha permesso di battere record che resistevano da anni.
Fabiano: “Il Festival unisce il Paese”
Il nuovo direttore di RaiUno alla prima esperienza festivaliera, traccia il bilancio dell’edizione: “Il sorriso è decisamente più smagliante del solito, – esordisce – una serata magica che ci ha reso sempre più contenti. Il 58,4% è lo share più alto degli ultimi 15 anni. Ieri sera sono stati oltre 27 milioni gli italiani che hanno passato con noi un pezzo della loro serata. Il Festival si è dimostrato ancora una volta in grado di unire il Paese, trasversale anche tra i titoli di studio dei telespettatori, e tra le età dei telespettatori. Oltre 40 milioni di contatti, quasi sette italiani su 10 hanno visto almeno un pezzetto di Festival. Picco di ascolto in numero di telespettatori con il finale della copertina di Crozza, picco di share con la proclamazione del vincitore che ha sfiorato l’80% e il bellissimo gesto di Gabbani che ha tributato la vittoria a Fiorella Mannoia. Il Festival di quest’anno è stato l’evento televisivo più social che c’è stato finora nel nostro Paese. Record anche per il Dopofestival, che ieri sera ha toccato le vette del 65% di share e quasi 5 milioni di spettatori. La scelta di proporlo anche il sabato è stata premiata. ”
Il direttore conclude con il doveroso ringraziamento a Carlo Conti e a Maria De Filippi e a tutta l’organizzazione, compreso il suo predecessore Giancarlo Leone.
In conclusione di conferenza stampa, Fabiano svela i conti di Sanremo: “La raccolta pubblicitaria lorda del festival è stato di 26 milioni di euro, più 7% sull’anno scorso, più un milione di altri introiti commerciali. Diciamo che i ricavi netti sono di circa 22-23 milioni di euro. Contanto che i costi del festival sono di circa 15,5 milioni di euro, il festival 2017 è un attivo di 6-7 milioni di euro”.
De Filippi: “Oscar a Carlitos
Maria De Filippi inizia i suoi ringraziamenti dai giornalisti: “Per me è stato importante quello che avete scritto. Ho portato me stessa al Festival, e ho cercato di essere al servizio dell’unico vero evento che c’è in televisione. Mi sono messa alla prova su una cosa lontana da me, ma mai avrei pensato che potesse essere così: entri in un frullatore e non capisci più neppure come ti chiami.”
Ringraziamenti a Giancarlo Leone “determinante nella scelta”, alla Rai “si pensa sempre che sia un gran carrozzone senza passione, ho visto una grande squadra unita, tutta la Rai concentrata sull’evento, dovremo tutti imparare questa coesione di intenti” e infine a Conti: “Carlo è stato generoso, un compagno importante, eravamo complementari. Mi ha dato serenità , prima di iniziare mi ha detto ‘vedrai che è una passeggiata’, beh, è una passeggiata stancante.”
E poi il colpo di scena finale, dopo il portachiavi arriva la statuetta di Conti in formato Oscar: “Volevo dargli l’Oscar di Sanremo. Il terzo Oscar, è una cosa rara, ce l’ha solo lui non è stato replicato. Questo è Carlitos. ”
Maria De Filippi parla anche della musica: “Sulle canzoni non ho fatto alcuna scelta. Complimenti a Carlo per le sue scelte. La Mannoia è stata bravissima e coraggiosa a venire a Sanremo, tutti i cantanti della sua levatura dovrebbero avere il coraggio di venire. Anche nella cover non ha fatto una scelta popolare. Secondo me l’importante è cantare il proprio pezzo, la musica va oltre il Festival, non importa se ti eliminano dalla gara è un condizionamento che Sanremo non dovrebbe avere ”
La commozione di Carlo Conti: “Centomila euro ai terremotati”
E la parola passa a Carlitos: “Ho pochissimo da dire. Per darvi la sensazione come quando ci sono i fuochi di artificio, quando c’è il grande botto finale. Ringrazio Maria, la sua presenza è stata esattamente come l’avevo immaginata.”
E dopo aver concluso la lunga lista dei ringraziamenti, visibilmente commosso Carlo Conti spiega: “Ho una fortuna incredibile, ho il dovere di aiutare chi è sfortunato, questo è il netto di quello che ho guadagnato per il Festival, centomila euro alla protezione civile. Non dovete applaudire, questo è normale. E’ bello quando fai del bene e non lo dici, doverlo dire mi ha fatto perdere un po’ di questa forza, ma dovevo farlo perchè all’inizio è mancato un po’ di rispetto”
Circa il prossimo Sanremo, non ci sarà sicuramente un Carlo IV: “Basta, basta, basta. La risposta è semplice come faccio a fare il quarto Sanremo? Devo andare a Mediaset”.
Con ironia e giocando sui rumors dei giorni scorsi, Conti azzera la possibilità di una sua quarta conduzione al festival di Sanremo: “Seriamente non ci sarà un quarto festival. Devo fare lo Zecchino d’oro”.
Le percentuali di voto
Il festival di Sanremo ha consegnato la vittoria finale a Francesco Gabbani con il 36% di preferenze (tra televoto, giuria demoscopica, giuria degli esperti). Seconda la Fiorella Mannoia con il 33% dei voti, terzo Ermal Meta con il 31%.
Il risultato finale è stato determinato da televoto (che ha pesato per il 40%), giuria degli esperti (30%) e giuria demoscopica (30%), che hanno espresso graduatorie diverse.
Per la giuria demoscopica prima Mannoia (38%), secondo Gabbani (33%), terzo Meta (29%).
Per gli esperti Meta primo (44%), Gabbani secondo (29%), Mannoia (27%).
Per il televoto Gabbani primo (44%), Mannoia seconda (33%), Meta terzo (23%).
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA DEL CONSIGLIERE COMUNALE M5S… IRONIA SUI SOCIAL: “PER LO STESSO CORRISPETTIVO PUO’ VENIRE A FARE LE PULIZIE A CASA MIA?”…. E QUALCUNO RICORDA: “MA COME, A ROMEO AVETE TRIPLICATO LO STIPENDIO PER POI SPECULARE SU UN GIOVANE?”
Angelo Diario, consigliere dell’Assemblea Capitolina e presidente della Commissione Sport, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un annuncio di recruiting molto curioso: il Comune di Roma ha bisogno di un grafico che realizzi pittogrammi originali da associare alle discipline olimpiche praticate negli impianti del Comune. Ma la parte curiosa della vicenda è che lo stipendiato consigliere vuole qualcuno che lavori gratis:
AAA cercasi grafico (volontario)
Se sei un grafico e ami lo sport, forse se interessato a offrire il tuo contributo alla Commissione Sport. Abbiamo bisogno di pittogrammi originali da associare alle discipline sportive praticate negli impianti di proprietà del Comune (quelli utilizzati in fase test sono coperti da copyright).
I disegni saranno utilizzati per la nuova piattaforma interattiva degli impianti sportivi, uno strumento innovativo al servizio della cittadinanza al quale stiamo lavorando insieme agli uffici del Dipartimento Innovazione Tecnologica e del Dipartimento Sport
Chi è interessato può lasciare i propri recapiti alla mail segreteriacommissione.sport@comune.roma.it.
La curiosa e inedita pretesa, per il comune di Roma (a Parma Pizzarotti era diventato già una barzelletta con il suo #ovviamentegratis tempo fa), non può far da contraltare a una sindaca nei guai per aver triplicato lo stipendio del suo caposegreteria.
Ma lì c’è di mezzo la magistratura: qui Diario è semplicemente diventato la barzelletta dei commentatori.
«Per lo stesso corrispettivo di ore necessario a portare a termine il suddetto lavoro, sarebbe Lei disponibile, Consigliere Diario, a venire pulire casa mia? Ovviamente gratis si intende», gli scrive Paolo; «I professionisti si rifiuteranno, e a farsi eventualmente avanti saranno dilettanti, con il risultato che l’unica cosa che riuscirà a ottenere da questo post sarà … una discreta quantità di insulti. Complimenti, lei è un genio», aggiunge Rocco.
Ma il migliore è Maurizio:
Gentilissimo, trovo questa Sua iniziativa, assolutamente lodevole e dall’alto della mia trentennale esperienza, vorrei dare un mio umile contributo.Il bozzetto del pittogramma di seguito è solamente una primissima idea ed un primissimo approccio grafico. Qualora dovesse trovare il Suo gradimento, sono pronto, su Sua preziosissima indicazione, ad approntare i soggetti che riterrà possano servirLe.
Del soggetto che Le allego può farne l’utilizzo che vuole, anche appenderlo fuori dal suo ufficio.
La ringrazio per l’attenzione.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
“LA STAMPA” PUBBLICA UN SECONDO AUDIO: BERDINI VOLEVA CHE LA NOTIZIA USCISSE MA SENZA COMPARIRE
La polemica sulle parole in libertà dell’assessore all’Urbanistica di Roma non si placano. 
Dopo il video pubblicato dalla Stampa con le dichiarazioni di Paolo Berdini sulla sindaca Raggi, oggi, in un post pubblicato sul suo profilo Facebook, Mattia Feltri rincara la dose. “Nove fantastici secondi di Berdini” così titola il post.
“Vi regalo altri nove secondi del colloquio fra Federico Marcello Capurso e Paolo Berdini. Ascoltateli ma intanto ecco la sbobinatura: “Mo’ fa’ conto quello che penso io, che rimane veramente fra noi, poi lo utilizzi: un anonimo che ti ha detto… Cioè questi erano amanti”. Siamo al minuto 1:08. E si dimostrano due cose. 1) Berdini sapeva benissimo da subito che stava parlando con un giornalista, gli stava parlando direttamente perchè lui sentisse. 2) Gli parlava perchè voleva che le notizie uscissero”.
“Credeva di usare un giornalista per sputtanare il suo sindaco – prosegue Mattia Feltri – “Poi lo utilizzi… un anonimo che ti ha detto”.
Ed è la parte in cui Berdini sta parlando delle relazioni sentimentali di Raggi.
Nove secondi utili a capire che Berdini continua a raccontare “fatti alternativi”:
Nell’intervista di ieri a Repubblica sosteneva di aver scoperto alla fine che Capurso è un giornalista e che comunque era una confidenza. Bella confidenza.Metti in pausa”.
aconica la risposta di Berdini all’Ansa: “No, non sapevo di essere registrato”. L’assessore dice dunque di non aver saputo che l’intervista col cronista della Stampa fosse registrata.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 12th, 2017 Riccardo Fucile
AVEVA AUGURATO AGLI STUDENTI DI BOLOGNA CHE PROTESTANO DI AVERE “LA LEZIONE CHE MERITANO”… GLI HA RISPOSTO LA CONSIGLIERA COMUNALE DI NAPOLI DE MAJO
Lui è abituato a definire criminale, assassino, ladro il bersaglio giornaliero di turno. Più le spara grosse e più ha risalto sui media, la strategia è chiara, tipica di chi di argomenti ne ha pochi.
Oggi è toccato agli studenti bolognesi che protestano da tempo (talvolta con qualche eccesso) contro il caro mensa universitaria ( le tariffe più elevate d’Italia) e adesso anche contro i tornelli alla biblioteca dell’ateneo.
Salvini li definisce “zecche rosse” (come la sua candidata sindaco leghista, insomma, nota per aver frequentato il centro sociale bolognese Link) e li attacca: “Spero che qualche figlio di papà abbia avuto la lezione che merita e che certa gentaglia passi qualche giorno nelle italiche galere”
La consigliera comunale di Napoli Eleonora De Majo gli risponde “Te la diamo noi una lezione, bastardo. Ti aspettiamo l’11 marzo a Napoli”.
Salvini non si aspetta che qualcuno reagisca ai suoi insulti con la stessa moneta e replica piccato: “Mi insulta e mi minaccia. Non mi fa paura, mi fa pena».
Poi si fa coraggio e annuncia : “Non vedo l’ora di essere a Napoli sabato 11 marzo insieme a migliaia di persone». Forse si riferisce alle forze dell’ordine che la Questura dovrà schierare per proteggerlo, visti i precedenti dove ha raccolto più pernacchie che adesioni (alle comunali ha persino rinunciato a presentare la lista per non farsi contare).
Replica finale di Eleonora De Majo: “Pare che abbiamo colpito nel segno. A Napoli non c’è spazio per razzismo e leghismo! Per te e’ già pronto un gigantesco decreto di espulsione! Ci vediamo l’11 piccolo inutile frustrato».
C’e’ ancora tempo un mese, aspettiamo le prossime puntate.
(da agenzie)
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Febbraio 11th, 2017 Riccardo Fucile
MOLTO SUD E TANTE VECCHIE GLORIE… E IL MINISTRO GALLETTI FA IL CARLO CONTI
Sarà il clima sanremese, ma a un certo punto Pier Ferdinando Casini decide di continuare il suo
intervento seduto sulle scale, alla Maria De Filippi.
Look casual, in maglione blu e senza cravatta, preferisce non parlare dal podio ma camminare avanti e dietro sul palco, con il microfono in mano.
“Non ho incarichi e non li voglio”, dice, definendosi un iscritto qualsiasi che ha giusto qualche suggerimento da dare.
Di fatto, però, è lui il padre di “Centristi per l’Europa”, il nuovo movimento che è stato battezzato oggi al teatro Quirino di Roma e che nasce dalla costola del’Udc, dopo il divorzio con Lorenzo Cesa sul sostegno al referendum del 4 dicembre.
Sala piena, clima sobrio, molto Sud in platea e qualche striscione, come quello della delegazione di Bronte, “la città del pistacchio”, si precisa per i meno avvezzi.
Con Casini in questo progetto c’è Giampiero D’Alia, a cui viene affidato il ruolo di coordinatore, e il ministro Gianluca Galletti che per l’occasione fa il bravo presentatore (“Faccio un po’ il Carlo Conti della situazione”, scherza).
Il simbolo non è stato ancora depositato ma dovrebbe essere in campo già alle prossime amministrative.
C’è un concetto, però, che ripetono tutti, a scanso di equivoci: “Nessuna intenzione di fare un nuovo partitino”.
“Noi — spiega il ministro dell’Ambiente – siamo qui con un’ambizione molto più grande, quella di riunire tutti i moderati italiani sotto una stessa casa”.
Aggiunge D’Alia: “Noi vogliamo costruire un partito insieme ad altri che la pensano come noi, che hanno la stessa visione di società . E’ un percorso che è all’inizio”. “Questo movimento può essere un lievito”, è invece l’immagine scelta da Casini.
Tuttavia, nessuno dei possibili interlocutori (Ncd, Idea, Popolari per l’Italia, Scelta civica, Ala) è in platea ad ascoltare come nasce questa nuova creatura e, soprattutto, cosa vuole diventare da grande.
Ci sono invece vecchie guardie come Francesco D’Onofrio, o parlamentari con Ferdinando Adornato, i senatori Luigi Marino e Aldo Di Biagio.
Dovevano chiamarsi centristi per l’Italia, poi hanno deciso che il cuore della loro azione va cercato in Europa.
“Questo movimento — spiega Casini — nasce con un atto di sfida perchè oggi chiamare un movimento ‘per l’Europa’ significa essere dei pazzi considerando l’impopolarità dell’Europa”.
Il suo suggerimento, tuttavia, è quello di non parlare dell’Ue “in maniera retorica” perchè “i voti così non si prendono”.
“Il vostro compito — dice con un atteggiamento più da zio che da fondatore — è chiedere che ci sia una spinta profonda verso una nuova Europa” perchè ora si è di fronte a “un bivio”: “se va avanti si salva, ma se rimane ferma non può che andare indietro e a quel punto — osserva – non ce ne sarà per nessuno, neanche per la Francia e la Germania”.
Non a caso, dunque, la colonna sonora della mattinata è l’Inno alla gioia, che parte a mo’ di stacchetto ogni volta che cambia l’interlocutore sul palco.
Oltre ai big, prendono la parola anche una laureata di Salerno, il vice presidente dei giovani Popolari europei, un militante di Bergamo e il sindaco di Rosarno. Il suo è uno tra gli interventi più applauditi, soprattutto quando parla dell’emergenza immigrazione.
D’altra parte, è chiaro chi da questi parti è considerato il “nemico” politico: i populismi, l’antipolitica, Salvini e Meloni e, ovviamente il M5s.
Casini non le manda a dire, soprattutto al leader della Lega. “A vederlo in tv con i moon boot per far vedere che è stato nei luoghi del terremoto – attacca – fa venire il latte alle ginocchia. E’ un incompetente, ci fa rimpiangere Bossi. Quando dice usciamo dall’euro non sa di cosa parla”, “non ha ancora capito che sta lavorando per Grillo e che Grillo sarà l’unico che andrà all’incasso”.
E a proposito di M5s, pur rivendicando uno storico garantismo, Casini incalza anche sull’esperienza romana.
“Per le modalità con cui sta governando la Raggi, chiunque — sottolinea – sarebbe stato preso a calci nel sedere. Ma per la Raggi ci sono sempre giustificazioni”.
Ed è proprio per non far “risucchiare le forze moderate dall’estremismo”, come dice Galletti, che nasce “Centristi per l’Europa”.
“Deve nascere un movimento politico — afferma ancora più chiaramente l’ex presidente della Camera – per bloccare l’avanzata in Italia e in Europa del populismo, è necessario fare appello all’unità dei moderati, non è possibile che ci siano divisioni davanti a legioni di barbari che se vincono non ce ne sarà per nessuno”.
Se, tuttavia, sono molto chiari i nemici politici, meno chiaro e chi siano gli amici. Un’ambiguità che pare voluta, visto che Casini manda messaggi sia a Berlusconi da una parte che a Renzi dall’altra. Messaggio al Cavaliere: “Un partito come Forza Italia fino a qualche anno fa era al 30%, oggi è un successo se i sondaggi lo danno al 13” ed “è chiaro che se alla fine di tutte queste riflessioni Berlusconi andrà a fare le liste con Salvini vorrà dire che Salvini assume la leadership di quello che un giorno era il centrodestra”.
Messaggio al segretario del Pd: “Da Renzi voglio capire una cosa: se il Jobs Act lo ha fatto solo per promuovere la sua immagine tra i moderati o se questi contenuti li rinnega. Perchè se dovesse accettare di costruire una coalizione sbracata a sinistra” per esempio con Pisapia che quei provvedimenti li ha avversati, “vorrebbe dire che ci siamo sbagliati tutti e che Renzi adesso, in una situazione di oggettiva difficoltà , rifiuta l’alleanza con quei moderati che gli hanno fatto vincere le elezioni e va verso una deriva. Che Dio gliela mandi buona”.
L’idea, insomma, sembra essere quella di collocarsi al centro della scena politica e cercare di capire con chi sarà possibile dialogare nei prossimi mesi.
Certo, molto dipenderà dalla legge elettorale. Da queste parti hanno un’idea abbastanza precisa: “Serve il premio alla coalizione perchè — spiega Galletti – questo permetterà alla prossima legislatura di avere un elemento di governabilità indispensabile”.
Quanto al sistema proporzionale, Casini osserva: “Per anni abbiamo sempre sostenuto la proporzionale e arriva proprio adesso che i grandi partiti non ci sono più. E’ fuori tempo massimo”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 11th, 2017 Riccardo Fucile
VA IN SCENA LO SCONTRO TRA PABLO IGLESIAS E IL NUMERO DUE INIGO ERREJON, CRUCIALE PER IL FUTURO DEL PARTITO ANTISISTEMA, TERZA FORZA POLITICA DELLA SPAGNA
Movimentisti contro riformisti.
A Madrid va in scena lo scontro fra il leader di Podemos Pablo Iglesias e il suo numero due, Inigo Errejon, cruciale per il futuro del partito antisistema che in meno di tre anni è diventato la terza forza politica della Spagna.
Il movimento è arrivato al congresso spaccato quanto potrebbe esserlo un qualsiasi ‘vecchio’ partito socialista o conservatore. Lacerato da un duello fra capi per il potere interno.
A Vistalegre II 10mila delegati e militanti sconcertati che invocano ‘Unità , Unità !’. E alcuni riprendono, e lanciano ai dirigenti attuali, il “non ci rappresentate!” che gli indignados di Puerta del Sol nel maggio 2011 gridavano contro governo e partiti tradizionali.
Protagonisti dello scontro che potrebbe rompere il partito Iglesias, finora leader carismatico incontestato, e il suo ‘numero due’ Inigo Errejon. Amici da 10 anni, i due cofondatori del partito hanno presentato liste rivali alle primarie per la nuova direzione.
Iglesias ha cercato fino all’ultimo di negoziare una fusione. I due sono stati protagonisti davanti alle tv e a tutto il paese di un accalorata discussione sui banchi del Congresso, seduti uno accanto all’ altro.
Alla fine Errejon ha detto no, e si è lanciato all’assalto del partito. Iglesias ha drammatizzando la scelta — ‘o lui o io!’ — annunciando le dimissioni se la sua lista non vincerà .
Iglesias ha aperto il Congresso al Palacio Vistalegre di Madrid con un forte richiamo all’unità e il tema del superamento delle divisioni è stato ripreso anche dal suo rivale. Ma la frattura esiste e i sostenitori del primo hanno salutato con il pugno chiuso, mentre quelli del secondo hanno levato le due dita del segno della vittoria.
Errejon non è candidato alla segreteria contro Iglesias, ma propone un documento politico alternativo. E i due guidano liste rivali per il Consiglio cittadino. Non è chiaro cosa succederà se prevarrà la linea di Errejon. Iglesias ha già detto di non voler guidare un partito con un progetto politico diverso dal suo.
Un tempo inseparabili, il 38enne Iglesias e il 33enne Errejon si sono progressivamente distanziati durante il lungo anno di stallo della politica spagnola.
Alle elezioni di giugno Podemos si è alleato con Izquierda unita, storico partito della sinistra spagnola, ma assieme non sono riusciti a battere il partito socialista (Psoe), seppur indebolito.
Intanto il Psoe ha cacciato il leader Pedro Sanchez, che aveva inutilmente tentato un’intesa con Podemos, e dato il via libera a fine ottobre al governo conservatore di Mariano Rajoy.
Errejon punta ad alleanze puntuali con il Psoe e se passerà la sua linea questo potrebbe destabilizzare l’esecutivo di Madrid, che non ha la maggioranza assoluta e deve negoziare via via l’appoggio necessario per governare.
La differenza di vedute è diventata ufficialmente guerra aperta la settimana scorsa quando le due parti non sono riuscite ad accordarsi su un documento comune.
Lo scontro interno ha spaccato Podemos e rovinato amicizie nel partito nato dal movimento degli indignados.
La numero tre di Podemos, Carolina Bescansa, ha deciso di non ripresentarsi nella direzione e non ha voluto associarsi a nessuno dei due progetti contrapposti. L’atmosfera è dunque decisamente diversa dall’assemblea che in questo stesso palacio de Vistalegre battezzò il nuovo partito nell’ottobre 2014.
(da “NextQuotidiano”)
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