Destra di Popolo.net

IL DIRETTORE DEGLI UFFIZI EIKE SCHMIDT: “SENTENZA DEL TAR UN AUTOGOL PER L’ITALIA”

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

“SE LA RIFORMA VIENE BLOCCATA, RISCHIO PARALISI”

La sentenza del Tar del Lazio mette a rischio tutto sistema?
“Speriamo di no; il rischio è quello della paralisi se la riforma venisse bloccata sarebbe tragico; per la cultura, ma anche per l’economia, di cui la cultura è traino principale. Sarebbe disastroso, se tutto venisse paralizzato, se tutto venisse paralizzato dai meccanismi di tutela degli interessi particolari”.
Lo ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, parlando della pronuncia con cui il tribunale amministrativo ha bocciato cinque nomine di altrettanti direttori dei supermusei indicati nella riforma Franceschini.
“E’ chiaro che se decisioni che danno prevalenza a interessi piccoli prevalgono sul bene comune e su interessi di Stato e collettività , se si chiudessero in qualche modo le frontiere verso l’Europa e verso il mondo, sarebbe veramente un autogol, per la cultura italiana; e anche per l’economia”.
Lo ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, tedesco originario di Friburgo, parlando con i giornalisti della pronuncia del Tar del Lazio. “Io sono un cittadino dell’Europa, vorrei dire anche del mondo. E l’Italia è la mia casa, non vorrei doverla lasciare”, ha sorriso.
Assmann: “Non sono più direttore di Palazzo Ducale”.
“Da oggi non sono più direttore di palazzo Ducale, mi è appena stato comunicato dal direttore generale del ministero”: Peter Assmann, direttore di Palazzo Ducale di Mantova, la cui nomina è stata annullata dal Tar del Lazio, parla al telefono da Macerata “dove dalla locale università  sono stato invitato a parlare delle cose belle che stiamo facendo a Mantova”.
“I miei sentimenti oggi non sono importanti – ha aggiunto – quello che importa è che questa situazione non produca danni al Ducale. Ora dobbiamo solo aspettare la sentenza del Consiglio di Stato”.
Direttore Paestum Zuchtriegel: “Avanti con o senza di me”.
“Spero che ricerca, tutela e valorizzazione nei musei italiani vadano avanti, con o senza Zuchtriegel”. Così, Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum, ha commentato la notizia della bocciatura da parte del Tar del Lazio di alcune nomine, tra cui la sua.
“Innanzitutto sono davvero commosso e grato per tutti i messaggi di sostegno che mi stanno arrivando – prosegue – per quanto riguarda il Tar, non entro nel merito. A mio avviso è importante che il percorso che a Paestum ha prodotto dei risultati significativi, non sia condizionato da ‘personalia’”.
Degl’Innocenti: “Io bocciata, ora aspetto”.
Adesso non posso dire niente, solo che aspetto disposizioni dal mio ministro”. Lo ha detto all’ANSA la direttrice del Marta (Museo archeologico) di Taranto, Eva Degl’Innocenti, in relazione dalla decisione del Tar Lazio che ha annullato le nomine di alcuni dei direttori dei principali musei italiani, tra cui il Marta. Degl’Innocenti non aggiunge altro, solo che nel pomeriggio sarà  impegnata nella inaugurazione di una mostra.

(da “Huffingtonpost”)

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PARADOSSO RAI: I CONTI PROMUOVONO CAMPO DALL’ORTO, LA POLITICA LO BOCCIA

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

E MEDIASET RINGRAZIA…   DA 25,6 MILIONI DI PERDITA DEL 2015 A UN UTILE DI 18,1 MILIONI NEL 2016… INCREMENTO NEGLI ASCOLTI

Il braccio di ferro sul futuro di Antonio Campo Dall’Orto, amministratore delegato della Rai sfiduciato dal consiglio d’amministrazione, è il paradosso perfetto della cosa pubblica.
“I conti sono a posto, ma il problema è nella legge” osserva Carlo Freccero consigliere indipendente in quota 5 Stelle che poi aggiunge: “La riforma della Rai era stata pensata perchè l’azienda potesse mettersi sul mercato e così si è deciso di dare pieni poteri al direttore generale svuotando di fatto il cda, se però sulle decisioni del dg interviene Cantone (presidente dell’authority anticorruzione, ndr) dicendo che vanno rispettate certe regole di fatto si contraddice la questione del mercato. Perchè le aziende private sono libere di comportarsi come vogliono”.
Insomma a mettere le briglie all’ex numero due dell’americana Viacom è stata proprio la politica: da un lato si spiegava l’importanza di un manager indipendente, dall’altro si cercava di capire come impedire che la sua libertà  uscisse dagli schemi predefiniti di Viale Mazzini.
A dimostrazione che la Rai è ancora oggi un limite invalicabile. “Far cadere l’ad sul piano dell’informazione è semplicemente incomprensibile. Si poteva discutere sui nomi, ma non sulla necessità  di razionalizzare l’offerta della Rai” spiega Francesco Siliato analista del settore media e partner dello Studio Frasi secondo cui nessuno tra “gli editori incumbent ha avuto le performance della Rai sotto la guida di Campo Dall’Orto”.
I numeri lasciano poco spazio alle interpretazioni: la Rai è passata da una perdita netta di 25,6 milioni nel 2015 a un utile netto di 18,1 milioni; il risultato operativo è cresciuto da -12,2 milioni a 64,3 milioni.
Insomma il manager che aveva lasciato Telecom Italia Media con un buco milionario, in Viale Mazzini ha dimostrato anche di saper far quadrare i conti senza — tuttavia — penalizzare l’offerta.
Certo lo hanno aiutato anche i 200 milioni di euro in più arrivati dal canone in bolletta, ma il sentiero è tracciato.
Sul fronte degli ascolti la Rai ha guadagnato ancora nei confronti di Mediaset confermandosi il principale editore televisivo italiano, inoltre gli addetti ai lavori riconoscono a Campo Dall’Orto anche la capacità  di aver attratto un pubblico, quello nella fascia tra i 15 e i 19 anni, che la televisione la guardano solo per sbaglio: nel primo quadrimestre del 2017 i giovani che hanno guardato i canali generalisti — secondo le rilevazioni dello Studio Frasi — sono cresciuti del 9,3%, quelli dei canali nativi digitali dell’11,9% e nel complesso dell’offerta Rai del 9,8%.
“Lo ripeto — dice Siliato — se Campo Dall’Orto cade è per motivi incomprensibili, almeno sotto il profilo prettamente industriale. Creare una newsroom, aumentare la multimedialità  dei giornalisti sono cose che fanno tutte le televisioni normali”.
Il problema è quindi più che altro politico perchè nessuno vuole davvero mettere mano all’informazione della Rai con il rischio di toccare i fragili equilibri in gioco. Soprattutto a pochi mesi dalle elezioni.
Lo stesso Matteo Renzi che prima ha portato in carrozza il manager veneto al vertice di Viale Mazzini e poi lo ha scaricato si è in questi giorni defilato.
Un atteggiamento d’attesa esplicitato dal silenzio del consigliere Michele Anzaldi: dopo aver attaccato Campo Dall’Orto ogni giorno, per ogni cosa il futuro responsabile comunicazione del Pd ha improvvisamente scelto la strada del silenzio. Come a non voler lasciare impronte.
A lavorare sapientemente i fianchi l’amministratore delegato è stata piuttosto la presidente Monica Maggioni che a differenza di Campo Dall’Orto non è certo estranea alle dinamiche Rai.
Il manager, invece, si è fatto consumare prima dalle polemiche sugli stipendi, poi dal piano sull’informazione che prevedeva Milena Gabanelli alla guida del sito internet di Rai News: una minaccia troppo grande per il delicato equilibrio tra il Pd e quel che resta di Forza Italia.
D’altra parte andando al voto con un sistema proporzionale l’unico governo possibile potrebbe uscire dall’ennesima intesa tra Renzi e Berlusconi.
Meglio quindi non disturbare i manovratori. “Campo Dall’Orto in Rai è come lo Straniero di Camus” chiosa Freccero secondo cui il manager non è certo senza colpe, ma sta pagando anche per responsabilità  di altri come sul tema del tetto agli stipendi degli artisti: “La definizione di artista è impossibile perchè bisogna tenere in considerazione quelle che sono le esigenze del mercato e degli inserzionisti. Io ho proposto di definire artistici i programmi che sono in grado di autofinanziarsi, ma per il momento è tutto fermo. Senza un accordo sul tetto agli stipendi si danneggia la Rai”.
Il rischio è quello di uno stallo lungo un anno fino alla scadenza del mandato di Antonio Campo Dall’Orto: un ribaltone oggi a pochi mesi dalle elezioni sarebbe come detto pericoloso e il sentiero verso nuove nomine stretto.
Quanto meno al Senato dove la maggioranza è appesa a un filo. E una Rai nell’impasse, impegnata a cancellare quanto di buono avviato nell’ultimo biennio, rischia solo di favorire la concorrenza.
A cominciare da Mediaset.

(da “BusinessInsider”)

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GLI ANIMALISTI SI SONO GIA’ SCISSI: “ANIMALI SI’, POLITICA NO”

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

MEYER, STORICO MILITANTE DEI VERDI, INDICATO COME VICEPRESIDENTE, CI RIPENSA

È la prima “mini scissione” interna al neonato “Movimento animalista”. Ma questa storia potrebbe intitolarsi anche “i dolori di Edgar Meyer”, stretto tra l’incudine e il martello. Dove l’incudine è Michela Vittoria Brambilla, deputata di Forza Italia che assieme al suo leader Silvio Berlusconi ha fondato appunto una settimana fa il suo partito in difesa degli animali, designando lo storico militante dei Verdi come suo “vicepresidente”.
Il martello è il Movimento Cinque Stelle romano, che protesta perchè lo stesso Meyer è stato appena nominato consulente per l’assessora capitolina all’Ambiente Pinuccia Montanari, scelta da Virginia Raggi a dicembre scorso dopo le dimissioni di Paola Muraro.
Morale della favola: fra Brambilla e 5S, il tecnico del Comune di Roma nonchè vicepresidente “in pectore” del partito di emanazione berlusconiana deve scegliere con chi stare.
Per il momento Meyer prende tempo: non conferma e non smentisce la carica attribuitagli dalla deputata forzista per vestire il suo partito di un manto di “trasversalità “, ma ribadisce che deve assolutamente chiarire a quattr’occhi con lei la natura del suo impegno. Perchè, come scrive anche su Facebook, a lui non interessa la politica: “Sono un tecnico degli animali e tale voglio rimanere, non aspiro a nessuna poltrona. Sono lontano dalle idee di Forza Italia. Ho aderito all’associazione di Brambilla perchè, pur avendo una diversa visione del mondo, sul tema dei diritti degli animali la pensiamo allo stesso modo. E lavorare con lei finora non mi ha creato nessun imbarazzo”.
Adesso, però, le cose sono cambiate: Meyer non ha dismesso il suo ruolo di tecnico, ma da pochi giorni lo fa per una giunta di diverso colore politico rispetto al movimento brambilliano.
E così i nodi sono venuti rapidamente al pettine. Un po’ è anche colpa sua: Meyer ammette di essere stato superficiale nel non considerare i risvolti politico-elettorali dell’operazione animalista targata Forza Italia.
Ora, dunque, non gli resta che mettere le cose in chiaro e rifiutare eventuali offerte di candidature.
Facciamo un passo indietro. Chi è Edgar Meyer? È un signore di 53 anni, nato a Milano ma di nazionalità  tedesca (non ha diritto di voto in Italia e comunque non potrebbe essere eletto alle politiche) che vanta un attivismo quasi trentennale nel mondo dell’associazionismo ambientalista.
Militante di base nei Verdi, fonda associazioni come “Diamoci la Zampa” e “Gaia, animali e ambiente”, di cui è presidente.
Filosofo del “biocentrismo” contrapposto all'”antropocentrismo dominante”, grazie all’esperienza accumulata lavora nei primi anni 2000 come consulente per i diritti degli animali alla Provincia di Milano, poi a Genova all’assessorato all’ambiente con Montanari.
La quale, una volta divenuta assessora a Roma, lo chiama a sè. Il suo sbarco nella Capitale risale ad appena quindici giorni fa. E già  sono comparse le prime grane.
Angelo Bonelli, attuale portavoce dei Verdi, commenta: “Stupisce che persone di comprovata militanza ambientalista possano dare credito a operazioni di marketing elettorale come quella berlusconiana”.

(da “La Repubblica“)

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BARCHETTA IN MARE, NON PER GIOCO

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

L’INIZIATIVA UNICEF A PALERMO: “CON LE BARCHETTE DI CARTA I BAMBINI DEVONO SOLO GIOCARE, NON MORIRE”

Più di un bambino al giorno. Circa 200 solo dall’inizio di quest’anno.
Sono bambini che muoiono lungo la pericolosa rotta del Mediterraneo Centrale, quella che va dal Nord Africa all’Italia.
Tra il 1 gennaio e il 23 maggio, oltre 45.000 rifugiati e migranti sono arrivati in Italia via mare, un aumento del 44% rispetto allo scorso anno.
Fra loro, circa 5.500 minorenni non accompagnati e separati, quasi il 92% di tutti i bambini arrivati in Italia attraverso questa rotta.
Anche ieri un’altra strage di bambini. 34 i morti finora, fra cui molti bambini.
Per questo motivo oggi l’Unicef ha organizzato un evento simbolico sulla spiaggia di Palermo: per ricordare ai leader del G7 le loro responsabilità  nei confronti dei bambini.
Delle barchette di carta sono state gettate in mare. Alcune sono arrivate a riva, altre si sono ‘arenate’, altre ancora sono state salvate da studenti di Palermo, volontari Unicef e ragazzi migranti e rifugiati.
Proprio come succede alle fragili imbarcazioni su cui migliaia di bambini sono costretti a imbarcarsi con la speranza di un futuro migliore.
Bisogna dire basta ai bambini morti in mare. Vi chiedo di unirvi all’iniziativa dell’Unicef lanciata oggi da Palermo.
Di fare un video, una foto con la vostra barchetta di carta. Perchè #AChildIsAChild.
Con le barchette di carta si deve solo giocare, non morire.

Andrea Iacomini
Portavoce dell’UNICEF Italia

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MACRON “STRITOLA” LA MANO DI TRUMP. IL NEW YORK TIMES: “STUPEFACENTE”

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

I GIORNALI USA STUPITI DELLA FEROCE STRETTA DI MANO DEL PREMIER FRANCESE AL TYCOON

Sono le due new entry all’interno del panorama politico mondiale e il loro primo incontro ufficiale era atteso con trepidazione.
Ma se il meeting tra Donald Trump e l’omologo Emmanuel Macron non ha deluso, sui social il è stato soprattutto un particolare del faccia a faccia ad aver attirato l’attenzione: la fortissima stretta di mano che il premier francese ha riservato al collega americano.
Una sorta di vendetta per tutte le volte che il tycoon ha letteralmente stritolato le mani degli altri primi ministri.
I due leader si sono incontrati all’ambasciata americana situata a Bruxelles, in occasione della visita di The Donald nella capitale dell’Unione Europea, prima che faccia ritorno in Italia per il G7.
L’incontro, durato all’incirca un’ora, sono stati tanti e importanti i temi toccati dai due (tra cui il prossimo summit della NATO, le crisi di Siria, Ucraina e Corea del Nord, l’economia), ma la parte più spassosa è stato il saluto finale.
Dopo le congratulazioni di Trump per la recente vittoria di Macron alle presidenziali francesi, infatti, la stretta di mano di rito.
Stavolta il presidente Usa non è riuscito a imporre la sua tecnica, che consiste nello “schiacciare” dall’alto la mano di chi gli sta di fronte. Il marito di Brigitte Trogneux, infatti, ha quasi “arpionato” la mano di Trump, tanto che alla fine il tycoon ha tentato di liberarsi senza successo.
Ai giornali a stelle e strisce non è passato inosservato il gesto del premier francese.
Il New York Times, ad esempio, ha descritto nei dettagli il momento della stretta di mano, giudicata come “stupefacente”.
Il Washington Post, invece, ha definito “feroce” la presa di Macron.
Che Trump abbia trovato qualcuno più fermo di lui?

(da “Huffingtonpost”)

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“IMMIGRATI FESTEGGIANO L’ECCIDIO DI MANCHESTER”: LA FALSA NOTIZIA SU MATTINO 5, LA NOTTE BOTTIGLIA INCENDIARIA CONTRO IL LOCALE, ORA I DANNI FATELI PAGARE A MEDIASET

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

VERGOGNOSO SERVIZIO SU UN FATTO MAI AVVENUTO AIZZA LA FOGNA RAZZISTA, ORA QUALCUNO NE RISPONDERA’ IN TRIBUNALE

A Pioltello un incendio è stato appiccato la notte scorsa intorno alle 2 davanti alla serranda di un bar dove si raccontava che nei giorni scorsi qualcuno avrebbe esultato per l’attentato di Manchester.
Una segnalazione, in realtà , riferita dal programma televisivo Mattino 5, che non ha avuto alcun riscontro da parte delle forze dell’ordine e che è stata smentita dal sindaco della cittadina.
La notte scorsa qualcuno ha svuotato una bottiglia di liquido infiammabile sulla saracinesca del bar e ha dato fuoco. Lievi i danni alla saracinesca. Il nucleo investigativo di Cassano d’Adda ha trovato la bottiglia a poca distanza dall’ingresso del locale.
Nel servizio di Francesco De Luca per Mattino 5 si parlava di una “segnalazione” a Mattino 5 in cui si sosteneva che qualcuno avesse festeggiato per l’attentato di Manchester.
Il servizio proseguiva con una serie di smentite da parte di tutte le persone che venivano intervistate, e si chiudeva con una persona che diceva: “Se è vero che hanno festeggiato significa che sono fanatici. Oggi hanno festeggiato, domani poi boh”.
In realtà  la sindaca di Pioltello, Ivonne Cosciotti, ha smentito tutto:
“È l’esempio di come un fatto mai avvenuto, una non notizia — ha commentato con l’agenzia ANSA -, riferito da qualcuno a un giornalista, possa fare danni in una città  in cui si sta facendo il massimo sforzo per l’integrazione”.
Il sindaco ha riferito che anche le forze dell’ordine hanno verificato che non ci sono stati festeggiamenti per l’eccidio della città  inglese.
Ivonne Cosciotti, eletta a capo di una lista di centrosinistra, non nega che esistano problemi “in una città  di 37 mila abitanti dei quali 10 mila sono stranieri”.
“Nel 2016, però, abbiamo anche vinto il bando per le periferie — racconta — e le etnie che vivono a Pioltello, tra di loro, parlano in italiano, e questo è importante”.
“Ora — spiega -, gli stessi titolari del bar, in cui non c’è stato nessun festeggiamento, hanno paura a uscire”. I danni sono stati limitati, secondo il sindaco, ma “quell’episodio — conclude — ha fatto davvero male”.
Il sito internet La Martesana ha sentito il titolare del bar: “Ma quali festeggiamenti per gli attentati, lunedì nel bar non c’era nessuno, solo un paio di persone fuori che si facevano i fatti loro — ha spiegato Adil — Hanno detto che sono arrivati i carabinieri, ma non è assolutamente vero. Un sacco di falsità  che hanno avuto il risultato solo di infangare il nostro nome”.
Ieri diversi giornalisti hanno girato per il quartiere a caccia dei presunti musulmani che hanno festeggiato e anche le Forze dell’ordine si sono mosse in forza, con i carabinieri, la Digos e la Polizia locale che hanno voluto incontrare i proprietari del bar. “Sono andata in caserma e mi hanno fatto un sacco di domande — ha detto ancora a La Martesana Elvira, proprietaria dei muri — Quando sono rientrata c’era una giornalista che mi aspettava e mi ha tempestato di domande. Abbiamo intenzione di chiedere i danni morali per quello che è successo”.

(da “NextQuotidiano”)

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COMUNALI GENOVA, I SONDAGGI METTONO A NUDO DUE CANDIDATI SBAGLIATI

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

PIRONDINI PER PERDERE, IL CENTRODESTRA A TRAZIONE LEGHISTA CANDIDA UN ESPONENTE DEI POTERI FORTI: RISPETTO ALLE REGIONALI ENTRAMBI PERDONO CONSENSO

Il sondaggio fresco di giornata sulle amministrative di Genova fa capire qual’è il trend, collocando ai primi tre posti nell’ordine: Crivello (Pd) al 34,3%, Bucci (centrodestra unito) al 27,7%, Pirondini (M5S) al 24,7%.
Ma per avere l’esatto quadro della situazione occorre ricordare le percentuali raccolte nella città  di Genova in occasione delle Regionali di due anni, in cui trionfò il governatore Toti.
Allora il primo partito fu il M5S con oltre il 29% di consensi su Alice Salvatore, il centrodestra unito arrivò al 34% (Lega 16,7%, Forza Italia 10,1%, Fdi 3%, Lista Musso 3%, AP 0,9%), il Pd prese il 24,8% più un 2,8 di liste collegate.
A sinistra del Pd due liste, rispettivamente con il 4,6%   e 4% (Sinistra italiana).
Ne deriva quanto segue:
1) il M5S perde circa il 5% di elettori, a vantaggio dei due transfughi Putti (3,1%) e Cassimatis (3%). Come sosteniamo da tempo, Grillo non ha mai avuto alcuna intenzione di governare la sua città : troppi problemi e la paura-certezza di ripetere la brutta figura della Raggi a Roma. Ha creato il caso Cassimatis, regolarmente scelta attraverso il voto on line, per indebolire la lista e fare un favore al centrodestra in chiave anti-Pd.
2) Il candidato del Pd Crivello, se fosse confermato il 34,3% datogli dal sondaggio, riuscirebbe a recuperare un 6% in più rispetto a due anni fa, segno che il partito stavolta ha scelto l’uomo giusto, capace di aggregare e non di dividere.
3) Il centrodestra ha voluto scegliere un candidato di Salvini e perde oltre il 6% rispetto a due anni or sono, a dimostrazione che è stato indicato l’uomo sbagliato.
Bucci è un manager della multinazionale americana Carestream Health, fornitrice di supporti informatici milionari anche ad alcune Asl liguri.
E la Lega lo ha imposto come presidente di Liguria Digitale (ex Datasiel) con un evidente conflitto di interessi.
“E’ come se giocando nel Napoli, Maradona intanto avesse giocato anche con la Juve. I tifosi della Liguria inorridiscono” chiosa   un esponente dell’opposizione.
Come se non bastasse Bucci possiede 500 azioni di Genovs Hight Trk, ovvero l’amministratore dell’azienda pubblica possiede quote azionarie dell’azienda privata cui l’azienda pubblica andrà  a pagare l’affitto.
Un personaggio invotabile per chi crede in una destra lontana dagi interessi privati nella cosa pubblica, legato a quei poteri forti che proprio la Lega a parole dice di voler combattere, indicato da un assessore regionale leghista sotto processo per peculato.
Non a caso sul suo nome il centrodestra ha ritrovato l’unità  allargata persino ad AP e alle frange estreme, potenza della mangiatoia in fieri.
Ma una grossa fascia dell’elettorato di centrodestra un personaggio del genere non intende votarlo e questo emerge chiaramente dal sondaggio di oggi di “Atlanti politici”.
Riepilogando: un candidato per perdere (Pirondini), un altro sbagliato (Bucci) e uno (Crivello) espressione di un partito che ha capito la lezione di due anni fa. quindi destinato a vincere.

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VERONA, LA DIASPORA LEGHISTA E LE LITI SULLA FIDANZATA DI TOSI REGALANO UNA SPERANZA AL PD

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL SINDACO USCENTE TOSI GUIDA UNA LISTA CON IL SUO NOME, LA CANDIDATA SINDACO E’ LA SUA COMPAGNA, PATRIZIA BISINELLA

A Verona città  d’arte cultura e turismo, con 15 milioni di presenze l’anno scorso tra l’Arena e il lago di Garda, la lirica conta molto anche alle elezioni.
Basta guardare la lista di Fratelli d’Italia che sostiene il candidato sindaco del centrodestra Federico Sboarina, dove gorgheggia la soprano Cecilia Gasdia: «Ne ho cantate parecchie, gliene canteremo tante».
C’è solo da scegliere dove indirizzare l’acuto a Verona: manca un assessore della Cultura da 5 anni, la fondazione Arena è commissariata da un anno, in città  si litiga di brutto sulla copertura del teatro per cui il patron di Calzedonia Sandro Veronesi ha messo sul piatto 13 milioni di euro e si ironizza su Patrizia Bisinella candidata di Fare! che vorrebbe qui le Olimpiadi del 2028.
Quello di coprire l’Arena era il pallino di Flavio Tosi, sindaco ex leghista che poi si è dato da fare col suo movimento Fare! Dopo due irripetibili successi elettorali – era diventato sindaco al primo turno nel 2007 col 61% dei voti, nel 2012 con oltre il 57% – e mancando la possibilità  di correre per un terzo mandato, Flavio Tosi ora guida una lista col suo nome che facilmente lo porterà  come consigliere comunale a Palazzo Barbieri.
Anche se i maligni dicono che punterebbe a Palazzo Balbi, sede della Regione dove regna il suo ex amico Luca Zaia.
Flavio non è l’unico dei Tosi in campagna elettorale. Sua sorella Barbara è nella lista Tosi. La sua compagna Patrizia Bisinella, senatrice di Fare!, è la candidata sindaco della coalizione con un bel po’ di liste civiche.
Le ironie su di lei si sono ovviamente sprecate. Patrizia Bisinella tira dritto: «Mi hanno attaccato solo gli uomini politici degli altri schieramenti. La gente mi conosce e sa quanto valgo». Sarà  anche vero. Ma in Regione Veneto due consiglieri regionali di Fare! hanno fatto una capriola e si sono riavvicinati a Luca Zaia.
Durissimi contro la signora Tosi, Andrea Bassi e Stefano Casali: «Sbagliato candidare a sindaco la propria fidanzata. Nulla di personale ma lei è pure di Castelfranco Veneto e vive a Verona solo da 3 anni».
Duri a morire i campanili nel Veneto. La Dc dei tempi d’oro non c’è più. Ma la pancia è sempre quella.
Patrizia Bisinella lancia Verona per le Olimpiadi del 2028 o del 2032: «Roma non ha saputo cogliere l’occasione. Se vogliamo rilanciare la città  in una dimensione internazionale questa è la strada».
Il candidato sindaco del centrodestra Federico Sboarina picchia duro: «Già  che ci siamo facciamo quelle invernali sulle Torricelle, le colline che attraversano la città ». In realtà  la cosa non è da ridere. Perchè sullo sviluppo e sul cemento a Verona Flavio Tosi ci ha costruito 10 anni da sindaco.
In ballo ci sono il recupero dei 500 mila metri quadrati dello scalo ferroviario di Porta Nuova per il villaggio olimpico. La costruzione delle gallerie nell’area Nord della città  per completare la tangenziale. E l’avanzatissimo progetto dei centri commerciali nella zona Sud.
I 5Stelle bocciano i progetti su tutta la linea come dice il loro candidato Alessandro Gennari: «Preferiamo puntare su cultura e innovazione. La nostra area elettorale qui è moderata come a Torino».
Troppo cemento non piace nemmeno a Orietta Salemi, la candidata del centrosinistra che siede in Regione dopo un passato di insegnante di greco e latino: «Si è fatto tutto guardando solo agli affari. Anche la copertura dell’Arena non è fondamentale. Quella di Tosi è stata un’occasione persa. Bisogna rimettere in circolo le energie di questa città ».
La candidata del centrosinistra, insieme a quella di Fare! e al candidato del centrodestra, ha buone chance di andare al ballottaggio.
Sempre che non si metta di traverso Michele Bertucco con le sue liste civiche.
Era il più forte antagonista di Flavio Tosi in consiglio. Ha sbattuto la porta del Pd dopo aver votato no al referendum ma i suoi voti non è disposto a regalarli: «Non sono rancoroso ma per il ballottaggio meglio patti chiari e programma sul tavolo». L’impressione è che a Verona la politica nazionale conti poco.
Federico Sboarina, il candidato del centrodestra che viene dal rugby e da An, è sostenuto senza dubbi da Forza Italia ed è stato benedetto pure da Matteo Salvini del quale ha ovviamente sposato temi forti: «Vogliamo una città  più sicura e chi viene qui rispetti le nostre regole e le nostre tradizioni».
Superato solo dal sindaco in scadenza che ha confessato di dormire con la pistola sul comodino.

(da “La Stampa”)

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RAPPORTO ANTIGONE: “MENO REATI, PIU’ PERSONE IN CELLA”

Maggio 25th, 2017 Riccardo Fucile

IL NUMERO   DEI DETENUTI AUMENTATO DI 1500 UNITA’ IN SEI MESI ORA E’ A QUOTA 56.436 PERSONE… REATI IN COSTANTE DIMINUIZIONE

I conti non tornano. Diminuiscono i reati, in Italia, eppure continuano ad infittirsi le file delle persone in carcere.
In sei mesi, infatti, il numero dei detenuti dei 190 istituti penitenziari della penisola è aumentato di 1.500 unità , arrivando a toccare la quota di 56.436.
E mentre il calcolo dei detenuti continua a crescere, tra il 2014 e il 2015 si registra il 10,6% in meno di rapine e il 15% in meno di omicidi volontari; calano anche le violenze sessuali (-6%), furti (-6,9%) e l’usura (-7,4%).
Questo è il primo dato che emerge da Torna il carcere, il XIII rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone.
“Con l’avvicinarsi delle elezioni il tema della sicurezza, pur non trovando alcun fondamento reale nei dati, fa sempre presa sull’opinione pubblica — spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone — e sta spingendo ad aumentare la forza repressiva verso le aree più marginali della società ”.
In altre parole, dalla fotografia sembra che il numero dei carcerati aumenti all’aumentare della percezione del crimine, e non come conseguenza di un’impennata reale dei reati
Come si legge sul report, infatti, negli ultimi decenni il calo di alcuni reati è stato impressionante.
Nel 1991 gli omicidi sono stati 1.916, a fronte dei 397 del 2016, eppure i detenuti nel 1991 erano 31mila.
“Dunque si ammazzava cinque volte di piuÌ€, ma si finiva in galera due volte di meno — continua Antigone — Non si era ossessionati dalla sicurezza”.
Sotto i nostri occhi, invece, secondo l’associazione, sta ripartendo una campagna sulla sicurezza “che evita accuratamente di fondarsi su dati — si legge sul rapporto Torna il carcere — ma si appella alla percezione di insicurezza, adottando un rinnovato atteggiamento repressivo nei confronti soprattutto di persone che vivono ai margini della societaÌ€”.
Cambia anche la popolazione delle carceri italiane, dove troviamo sempre più carcerati con condanne brevi o in custodia cautelare.
Dati alla mano, aumentano i detenuti con condanne inferiori ai tre anni (da 23,7% a 24,3%) e diminuiscono le condanne superiore ai dieci (dal 28,9% al 28,6%).
“Il carcere non ha più quel ruolo di extrema ratio che dovrebbe essere nel suo spirito”, continua Susanna Marietti.
Un meccanismo perverso che secondo Antigone emerge anche dall’altissimo numero di detenuti in custodia cautelare, un carcerato su tre (34,6%).
L’Italia, infatti, guarda ancora da lontano la media europea di detenuti in attesa di sentenza definitiva (22%), posizionandosi come il quinto paese dell’Ue con il più alto tasso di carcerati a cui è applicata questa misura.
“Il ricorso alla custodia cautelare eÌ€ selettivo e ingiusto — racconta il rapporto — giacché riguarda soprattutto i detenuti piuÌ€ vulnerabili come gli stranieri”.
Non a caso, un detenuto su tre non è italiano; una percentuale in lieve aumento rispetto al 2015 (passando dal 33,2% del 2015 al 34,1% di aprile 2017).
Scelte che si trasformano in soldi dei contribuenti, visto che dal 1992 a oggi l’Italia ha speso 648 milioni di euro per risarcire ingiuste detenzioni cautelari, 42 milioni solo nel 2016.
Ma per quali motivi si finisce in carcere?
Un reato su quattro è contro il patrimonio, il 17,8% contro la persona mentre il 15% sono reati legati a violazioni delle normativa sulle droghe.
Anche gli stranieri si contraddistinguono sopratutto per reati contro il patrimonio e contro la legge sulle droghe.
Tuttavia, superano gli italiani per i reati connessi alla prostituzione (77% del totale) e alla legge sugli stranieri (92,1% del totale).
“Come dimostrano i reati di cui vengono accusati — si legge sul report — la devianza degli stranieri è strettamente connessa a fattori economici, il che conferma il legame tra situazione di irregolaritaÌ€ e facilitaÌ€ di accesso al circuito penitenziario”.
Questa la fotografia che Antigone fa della popolazione carceraria non italiana, costituita soprattutto da marocchini (18,2%), romeni (14,1%), albanesi (13,6%) e tunisini (10,5%).
Inumani e degradanti.
La Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2013 aveva già  messo in guardia contro i trattamenti subiti dai alcuni detenuti delle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione (sentenza Torreggiani).
“La carcerazione — avevano stabilito i giudici di Strasburgo — non fa perdere al detenuto il beneficio dei diritti sanciti dalla Convenzione”.
Eppure dietro le sbarre si continua a morire. Sono stati 45 i suicidi in carcere nel corso del 2016, spesso avvenuti dopo la detenzione in celle di isolamento.
Come è successo a Youssef Mouchine, 30enne che si è tolto la vita a ottobre 2016 nel carcere di Paola (provincia di Cosenza) dopo essersi lamentato di maltrattamenti e delle notti passate sul pavimento di una cella “liscia”.
Lo stesso è accaduto a un 25enne del carcere di Siracusa che a inizio 2016 si è tolto la vita mentre era ristretto in una cella in attesa di giudizio. Un elenco che non sembra fermarsi, visto che nei primi mesi di quest’anno si sono registrati già  19 suicidi nelle carceri italiane.
Dopo la sentenza della Corte europea, che aveva dichiarato illegale il sistema detentivo italiano, l’Italia aveva messo in atto una manovra per aumentare le misure alternative e ridurre la pressione repressiva sulla popolazione penale.
Tuttavia, la condanna dei giudici di Strasburgo si sta sempre più ingiallendo all’interno di un sistema gestito all’89,3% da poliziotti penitenziari e solo al 2% da educatori.
“L’attenzione sul problema del sovraffollamento carcerario è calata — racconta Susanna Marietti — ora che gli occhi dell’Europa non sono più puntati sull’Italia”. Senza sentire il peso della condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo e con l’avvicinarsi delle elezioni, chiude Antigone, si sta tornando “a un uso distorto del carcere”. Dove si continua ad essere reclusi senza condanna, avere pochi medici e psicologi, lanciare denunce di abusi e, in alcuni casi, anche a morire.

(da “La Repubblica”)

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