Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
PROIETTATO SULLA CUPOLA DI SAN PIETRO IL MESSAGGIO “PLANET EARTH FIRST” IN RISPOSTA AL MOTTO “AMERICA FIRST”
Alla vigilia dell’incontro tra Papa Francesco e Donald Trump, Greenpeace ha proiettato sulla cupola della Basilica di San Pietro il messaggio “Planet Earth First!” (Prima il pianeta Terra!”) in risposta al motto di Trump “America First!”.
Il presidente degli Stati Uniti ha recentemente abolito numerose misure per la protezione del clima, desiderando favorire le aziende petrolifere e del carbone. Gli Usa sono il secondo emettitore di gas serra al mondo, superati solo negli ultimi anni dalla Cina.
“I cambiamenti climatici sono la minaccia che più tocca la nostra generazione, per questo i veri leader mondiali si stanno impegnando per salvaguardare il nostro futuro. Trump non può sfuggire a questa responsabilità rinnegando l’impegno degli Stati Uniti preso a Parigi” spiega Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International.
“Prima dell’incontro con il Papa abbiamo voluto consegnare questo messaggio a Trump, convinti che la sua prima priorità debbano essere le persone e il pianeta, non il profitto di chi inquina. Il presidente non può fermare la transizione verso fonti di energia pulita e deve invece accelerarla”.
Nella “Laudato Si’ sulla cura della casa comune”, promulgata il 18 giugno 2015, la prima enciclica sull’ambiente, Papa Francesco identificava la lotta ai cambiamenti climatici come priorità , affermando anche che “i combustibili fossili, altamente inquinanti — specialmente il carbone, ma anche il petrolio e, a un livello minore, il gas — devono essere sostituiti gradualmente e senza ritardi”.
Nelle prossime settimane Trump deciderà se gli Stati Uniti devono continuare o meno ad essere parte dell’Accordo di Parigi sul clima, un patto storico in cui quasi 200 Paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento del pianeta entro 1,5 gradi Celsius.
Il 71 per cento degli americani — insieme ad aziende come Google e Microsoft e a diversi governi locali statunitensi — chiede che gli Usa non si tirino indietro.
(da agenzie)
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Maggio 24th, 2017 Riccardo Fucile
POI AL QUIRINALE VIENE RICEVUTO DA MATTARELLA E A VILLA TAVERNA VEDE GENTILONI
Un breve incontro, 30 minuti appena, all’insegna della cortesia e nel pieno rispetto del protocollo. 
Si è svolto così l’attesissimo faccia a faccia tra Papa Francesco e il presidente americano Donald Trump, che stamattina presto è giunto in Vaticano assieme alla moglie Melania, alla figlia Ivanka e al genero Jared Kushner.
Più che con le dichiarazioni, è tramite i doni fatti al leader americano che Bergoglio ha scelto di far arrivare il suo messaggio.
Tra i regali del pontefice, infatti, spicca l’enciclica Laudato si’, vero manifesto ambientalista scritto da Francesco anche come appello a “prenderci cura del pianeta”, la nostra casa comune.
Un tema su cui Trump ha finora dimostrato una scarsa sensibilità , prendendo posizioni molto criticate dagli ambientalisti.
Oltre all’enciclica, Bergoglio ha donato al presidente altri due documenti – la Evagelii gaudium e Amoris Laetitia – il messaggio per la Giornata della Pace e il medaglione con il simbolo dell’ulivo.
Al termine del colloquio, i due sono apparsi più distesi dell’ingresso.
“Per me è stato un grandissimo onore incontrarla”, ha detto il leader Usa al pontefice. Prima di congedarsi, Bergoglio ha stretto la mano a Melania e Ivanka, vestite di nero con la veletta in testa, come da protocollo: molto scura quella di Melania, nera trasparente quella di Ivanka.
Dopo l’incontro con il Papa, Trump ha avuto un colloquio di 50 minuti con l cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, accompagnato dal segretario per i Rapporti con gli Stati, mons. Paul Richard Gallagher.
“Con il Papa abbiamo avuto un fantastico incontro. È una grande personalità ” ha commentato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “L’Italia ci sta piacendo molto, è stato un onore incontrare il Papa”.
Ivanka Trump si era recata anche alla Comunità di Sant’Egidio a Trastevere.
La First Daughter ha ringraziato la Comunità per il lavoro che svolge in tutto il mondo e si è detta pronta a collaborare alle sue iniziative.
“Non vedo l’ora di dare il mio sostegno” ha detto Ivanka dopo aver incontrato il fondatore Andrea Riccardi e il presidente Marco Impagliazzo.
Ivanka ha poi incontrato un gruppo di donne vittime della tratta e che, con l’aiuto della Comunità , si sono sottratte alla schiavitù. “Sono donne notevoli”, ha aggiunto, “che hanno affrontato sfide indicibili: è un onore incontrarle, poter parlare della loro lotta e di come sono state capaci, con l’aiuto della Comunità , di ricostruire la loro vita”.
Melania invece ha visitato l’ospedale Bambino Gesù: “E’ stato bello venire a trovarvi. Siate forti e ottimisti. Con amore Melania” è la scritta in rosso sul libro delle visite della first lady statunitense.
Ai bambini ha portato dei puzzle della Casa Bianca e ha ricevuto in dono un libro sulle vite difficili che attraversano ogni giorno l’ospedale, dal titolo ‘Vite coraggiose’, e dei disegni di benvenuto in Italia.
Con loro ha parlato, si è seduta a disegnare dei fiori colorati e si è prestata a tanti selfie. “Ciao, su cosa lavori”, ha detto rivolgendosi a un’adolescente con il velo, dal Libano. Vengono da tutto il mondo a curarsi all’ospedale del Papa, e oggi ad accoglierla nella ludoteca, dopo la sua visita al reparto di terapia intensiva di cardiochirurgia, erano in venti, da nove nazionalità diverse. La presidente Mariella Enoc l’ha accompagnata per l’intera visita, durata su per giù 40 minuti, a partire dall’accoglienza
Dopo la tappa in Vaticano, Trump si è recato al Quirinale per l’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. I due si sono stretti la mano e hanno posato per i fotografi nella sala degli Arazzi di Lille, davanti alle bandiere dell’Italia, degli Usa e della Ue.
Ultima tappa romana per The Donald è l’incontro a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano a Roma, con il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Stretta di mano, poi l’incontro bilaterale nel salone della villa. Gentiloni ha donato a Trump una cravatta rossa made in Italy.
Quella che si è aperta ieri sera è la prima visita ufficiale in Italia di Trump da presidente degli Stati Uniti.
L’attentato di Manchester ha fatto alzare un’allerta già ai massimi livelli in vista della visita del presidente giunto a Roma con moglie e delegazione al seguito. Blindate da ieri tutte le aree della città che ospitano i cosiddetti obiettivi sensibili: intensificati i controlli soprattutto attorno a Villa Taverna e nelle aree in cui sono in programma gli appuntamenti, a cominciare dal Vaticano e il Quirinale.
Controlli rigorosi sono in corso da giorni con artificieri, unità cinofile e antiterrorismo.
Il corteo presidenziale si sposta nelle varie zone del centro su auto blindate, con chiusure del traffico temporanee conseguenti al passaggio dei veicoli.
Oltre alle zone interdette, attorno agli obiettivi sensibili, da ieri è in vigore un’ampia ‘zona verde’ interessata dagli spostamenti del corteo presidenziale che da piazza della Repubblica arriva sino al quartiere Parioli, comprendendo anche Villa Borghese e proseguendo per viale delle Belle Arti sino al lungotevere, e centro storico, Circo Massimo, Colosseo e Fori Imperiali.
Nella ‘zona verde’ sono vietate manifestazioni che mettano a rischio l’ordine pubblico fino alle 14, ora in cui presidente è delegazione lasceranno la capitale.
La polizia scientifica ha istallato nei giorni scorsi un’articolata rete di telecamere in tutte le aree da tenere sotto stretta sorveglianza, ed una di queste è installata in posizione rialzata sul veicolo del posto di comando avanzato, per riprendere stabilmente ogni istante del percorso presidenziale.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL COMUNE PUBBLICA UN QUESTIONARIO SUL RIFACIMENTO DI VIALE MARCONI, INVITANDO A VOTARE UNA DELLE SETTE SOLUZIONI… MA PRECISA: “IL PARERE NON E’ VINCOLANTE PER IL COMUNE”
È la democrazia diretta, bellezza.
La pagina facebook di Roma Servizi per la Mobilità ha pubblicato il questionario on line sul rifacimento di viale Marconi pubblicizzando le “sette ipotesi per velocizzare il trasporto pubblico”.
La società del Comune di Roma sul suo sito illustra le sette ipotesi e invita i cittadini a votarle.
L’intervento, scelto tra le soluzioni che saranno qui illustrate, punta a fornire, nell’ambito del PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile) una corsia preferenziale per il trasporto pubblico in entrambe le direzioni compatibile, perlomeno in alcune varianti, con un possibile futuro tram. Buona parte delle ipotesi prevede, inoltre, la realizzazione della pista ciclabile, preservando per il traffico privato due corsie per senso di marcia. Tutte le soluzioni sono compatibili con un assetto futuro di implementazione di nuova sosta che verrà generata con la realizzazione del PUP di Piazzale della Radio. Ulteriori ambiti di rivisitazione dell’attuale disciplina di sosta, non considerati nel bilancio della sosta delle proposte riportate di seguito, potranno essere analizzati su lungotevere degli Inventori e lungotevere di Pietra Papa, anche tramite il recupero di aree oggi dismesse.
Ma dopo aver pomposamente affermato che “Scelgono i cittadini” Roma Servizi per la Mobilità specifica anche che il risultato finale del questionario on line non sarà vincolate per l’amministrazione comunale.
Cioè: voi votate, ma poi chi deve decidere farà come vuole.
E allora a cosa serve dire che scelgono i cittadini?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LE SIMULAZIONI DI YOUTREND PORTANO ALLA NECESSITA’ DI UNA GRANDE COALIZIONE PER POTER AVERE I NUMERI PER GOVERNARE… MA ANCHE CON IL ROSATELLUM LA SITUAZIONE NON CAMBIA
Con i rapporti di forza attuali, in base alla media dei sondaggi, nessun partito riuscirebbe ad ottenere la
maggioranza, nè con il cosiddetto Rosatellum, nè con il modello tedesco rilanciato da Berlusconi.
Con il Rosatellum però, secondo le simulazioni di Youtrend sulla Camera pubblicate qui a fianco, se Pd, 5Stelle o centrodestra riuscissero a toccare il 35% allora la possibilità di portare a casa una maggioranza autosufficiente, o quasi, sarebbe molto più concreta.
Nell’ipotesi più ottimista infatti i dem potrebbero conquistare 319 seggi, il centrodestra 313 e i 5Stelle 316. In uno scenario meno roseo potrebbe comunque bastare l’accordo con una forza minore del proprio schieramento (che abbia però superato lo sbarramento).
Con il modello tedesco invece neanche arrivando al 35% uno dei tre poli potrebbe sperare di governare in modo autonomo, servirebbe comunque una Grande Coalizione tra due partiti avversari, sempre possibile col proporzionale.
Ma perfino così la strada non sarebbe in discesa.
Se fosse il centrodestra a toccare il 35% potrebbe contare su 238 seggi .
E neanche un accordo tra Forza Italia (116 seggi, 17%) e dem (190 seggi, 28%) sarebbe sufficiente.
Un Pd al 35% invece conquisterebbe 249 seggi e in questo caso l’alleanza con Berlusconi (85 seggi, 12%) produrrebbe una maggioranza (334 seggi).
Scenario analogo con una intesa tra M5S e Lega.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
L’UE SUGGERISCE DI REINTRODURLA, IL GOVERNO HA PAURA DI PERDERE CONSENSI… BASTEREBBE MODULARE LA TASSAZIONE ALLE DIVERSE FASCE DI REDDITO
Reintrodurre la tassazione della prima casa sugli immobili per i proprietari più ricchi.
La proposta non proviene da Bertinotti ma dalla Commissione Europea, che nelle raccomandazioni all’Italia ha indicato questa strada per aumentare il gettito ricevendo in risposta un secco no.
E a pronunciarlo è stato proprio quel Pier Carlo Padoan a cui invece piaceva l’aumento dell’IVA per tagliare il cuneo fiscale.
E che proviene dall’OCSE, che in febbraio aveva proposto di reintrodurre l’IMU per tutti. Bruxelles da anni predilige un abbassamento delle tasse sul lavoro a scapito di quelle sulle proprietà , giudicate più eque e meno penalizzanti per la crescita.
E chiede anche di portare a termine la riforma del Catasto, impostata e poi rimandata prima da Renzi e poi da Gentiloni perchè avrebbe un effetto negativo sull’elettorato.
L’Italia, che è formalmente terza nella tassazione sugli immobili in Europa, con l’eliminazione totale della tassa sulla prima casa ha visto il rapporto con il PIL scendere all’1,25% e finire a metà della classifica guidata dalla Francia.
Scrive Repubblica che il risparmio, calcolato dalla Uil servizio politiche territoriali, è in media di 198 euro a testa per ciascuno dei 19 milioni di proprietari.
Ma se questa è la media della Penisola, nei grandi centri il sollievo per chi possiede la prima abitazione è maggiore e può raggiungere, anche in questo caso in media, circa 431 euro. Ma togliere la tassa sulla prima casa a tutti, senza distinzioni di reddito o patrimonio, è sembrato un regalo:
Si può replicare a Bruxelles che in realtà per le “prime case” di lusso e per le ville la tassa non è stata mai abolita, ma è chiaro che il taglio “lineare” effettuato dal governo dal 2016 non tiene conto del reddito dei proprietari e spesso risulta poco equo.
Del resto quando Renzi decise di eliminare con un colpo netto la Tasi-Imu prima casa, sganciando agli italiani un assegno di quasi 4 miliardi, ci si accapigliò.
A molti sembrò un regalo ai più abbienti: si propose così, in alternativa, di tornare alle detrazioni progressive di Prodi del 2008 che azzeravano quella che allora si chiamava Ici ma solo per il 40 per cento delle famiglie; oppure addirittura al meccanismo di Monti, che reintrodusse la tassa sulla prima casa dopo la parentesi “abolizionista” di Berlusconi, garantendo una detrazione forfettaria di 200 euro.
Si propose anche di graduare l’esenzione dall’Imu prima casa legandola all’Isee, il reddito che serve per accedere ai servizi sociali oppure di eliminarla per il 17 per cento di italiani che pagano il mutuo sulla prima abitazione.
Insomma: cancellare la tassa progressivamente, garantendo solo ai redditi più bassi una completa esenzione.
Reintrodurre una tassa sulla prima casa per i più ricchi non sembra esattamente un’idea da Soviet Supremo: recuperare solo una parte dei 4 miliardi legandola al patrimonio e garantendo ai redditi bassi una completa esenzione invece è un suggerimento corretto.
Ma farlo durante la campagna elettorale per le amministrative (visto chi la riscuote) e in vista delle elezioni politiche non è possibile per una politica il cui orizzonte di lungo periodo è la settimana prossima.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL SERVIZIO RINVIATO DOPO UNA LETTERA DI ESPONENTI DEI CLAN…UNA PETIZIONE DI PROTESTA IN POCHE ORE HA RACCOLTO 7.000 FIRME, CHIESTO L’INTERVENTO DELLA REGIONE
E’ polemica per la decisione della Rai di rinviare il servizio su Rolando Fazzari, l’imprenditore titolare
della Ligur Block che si è ribellato alla ‘ndrangheta e che chiede finora senza risultati l’aiuto delle istituzioni.
Proprio nella giornata in cui si sommano celebrazioni talora un po’ retoriche per ricordare le figure di Falcone e Borsellino, colpiti dalle stragi mafiose di 25 anni fa, la trasmissione “Mi manda Rai3” aveva in mano un piccolo scoop, con le immagini dell’attentato con furti e devastazioni scoperto domenica proprio dalla Rai e dallo stesso, Fazzari, saliti insieme negli impianti per preparare il servizio che avrebbe accompagnato la trasmissione di questa mattina.
Qualcosa di concreto, insomma, per collegarsi alle tragedie che oggi vengono ricordate. Gli autori della trasmissione fanno sapere che non erano preparati a un copione di questo genere perchè il programma si dedica ai problemi tra cittadini e burocrazia, ma assicurano che si tratta solo di un rinvio.
Non ci conta molto, invece, Christian Abbondanza, della Casa della legalità di Genova : «Pare che “Mi manda Ninetto…” abbia più peso di “Mi manda Rai 3”. Anche il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci e giornata simbolo della necessaria lotta alle mafie. Quello che emerge è devastante. Se la scusa formale è un “semplice rinvio”, la realtà indicata è ben altra… E’ arrivata alla redazione di “Mi manda Rai 3” una lettera per conto degli esponenti della cosca dei Gullace e Fazzari che si lamenta di quanto afferma Rolando Fazzari e delle sue “diffamazioni” ai danni degli esponenti della cosca. Davanti a questa lettera “Mi Manda Rai 3” alza le mani, nonostante il “dettaglio” che gli esponenti della cosca ‘ndranghetista, a partire proprio dagli ex parenti di Rolando Fazzari, siano stati tutti arrestati nell’operazione antimafia “Alchemia” il 19 luglio 2016. L’unica prospettiva che si apre è che, in altro giorno, (forse) si rimetta in scaletta una storia rivista e corretta di Rolando, presentandolo come vittima della sola burocrazia ma dove la ‘ndrangheta non esiste. Insomma, per la redazione di “Mi Manda Rai 3”, parlando di Liguria, nonostante la professionalità della propria inviata, la soluzione migliore è “a meglia parola”, ovvero il silenzio! E tutto ciò è grave, inquietante e molto triste!».
Fazzari, tuttavia, un piccolo spiraglio di speranza lo ha ricevuto dall’appello a suo favore che ha già raccolto 7.000 firme.
«Colpisce – osserva Mimmo Lombezzi, uno dei promotori dell’appello – il silenzio della sindaca di Balestrino Gabriella Ismarro: non un commento, non una battuta, non un comunicato. Nemmeno un consiglio comunale per discutere del fatto che un’azienda è stata distrutta da “mani ignote” sul suo territorio».
E soprattutto Rolando Fazzari dichiara che comunque non si arrenderà . «È ormai mezzo secolo che subisco angherie – spiega -. Ho preso le distanze dai miei ex parenti e ho testimoniato degli omicidi. Ma l’unica cosa che ho avuto sono sonore bastonate sulla schiena».
La storia di Orlando “Rolando” Fazzari, titolare della Ligur Block, piccola azienda di Balestrino, è una storia di resistenza a un destino che lo ha fatto nascere nella famiglia sbagliata, legata secondo gli inquirenti alla ‘ndrangheta: l’anno scorso la Procura di Reggio Calabria ha arrestato, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, Giulia Fazzari (sorella di Orlando) e il marito Carmelo Gullace, ritenuto «uno dei boss della ‘ndrangheta del Nord Ovest»; l’altra sorella Rita è stata indagata per intestazione fittizia di beni, aggravata dall’agevolazione all’organizzazione, insieme al marito Roberto Orlando; il capostipite Francesco Fazzari, padre di Rolando morto nel 2008, è considerato dagli inquirenti il vecchio capo-clan della cosca Raso-Gullace-Albanese.
«È tutta la vita che combatto contro questa gente», dice amaro Fazzari, dopo che la sua azienda edile di Balestrino, alcuni giorni fa, è stata colpita da un nuovo atto di sabotaggio. Era adolescente quando si rifiutò di sparare a Nicola D’Agostino, esponente di un clan avversario, che verrà comunque freddato qualche anno più tardi a Roma.
Grazie anche alla collaborazione di Fazzari, quell’omicidio, irrisolto per anni, è stato riaperto dalla Procura di Reggio Calabria, insieme ad altri delitti, commessi anche in Liguria.
A qualcuno forse non piacciono le posizioni e soprattutto le rivelazioni di Rolando Fazzari, che a marzo dell’anno scorso, ha trovato davanti alla sua azienda un capretto sgozzato.
Nei giorni scorsi l’azienda di Fazzari è stata vittima dell’ennesima intimidazione, qualcuno gli ha devastato gli impianti elettrici e il gruppo elettrogeno, dopo che il cantiere aveva già subito danni gravissimi a seguito dell’alluvione.
Nel 2009 l’imprenditore ha perso il figlio diciottenne Gabriele, vittima di un incidente sul lavoro in un giorno di festa.
Era dove non doveva essere proprio per difendere il cantiere dai danneggiamenti anonimi. L ‘imprenditore dice di non aver dubbi sulla matrice: «Giovedì scorso sono stato in azienda, è raggiungibile solo a piedi a causa della frana, ed era tutto in ordine – racconta – Pertanto quanto è accaduto deve risalire a venerdì. La cosa grave è che queste persone sono attive in Liguria dagli anni Settanta e hanno l’appoggio anche di politici, gli stessi che dicono che la mafia non esiste. I miei “ex parenti” avrebbero dovuto mettere in sicurezza i terreni e non lo hanno mai fatto. E le autorità non li hanno mai obbligati».
(da “il Secolo XIX”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
AVEVA 23 ANNI, I SUOI GENITORI ERANO FUGGITI DALLA LIBIA A CAUSA DI GHEDDAFI, ULTIMO DI QUATTRO FRATELLI… “AVEVA COMPORTAMENTI STRANI”
Salman Abedi. È questo il nome del kamikaze che si è fatto saltare in aria alla Manchester arena nella
serata di ieri, a conclusione del concerto della cantante idolo dei teenager Ariana Grande.
La polizia ha dato la conferma dell’identità , dopo che per ore sono circolate indiscrezioni tra le testate internazionali, spiegando che il 23enne era già noto alle forze dell’ordine. “La nostra priorità è indagare per scoprire se abbia agito da solo o con il supporto di un network più ampio”, ha detto il capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins. Secondo funzionari dell’intelligence Usa il ragazzo avrebbe viaggiato da Londra a Manchester in treno
The independent si è spinto oltre, fornendo dettagli della vita del giovane nato nel 1994 proprio a Manchester.
L’ultimo di quattro fratelli, i suoi genitori sono originari della Libia, da dove sono fuggiti a causa del regime di Gheddafi.
La famiglia, dopo qualche anno a Londra, si è poi trasferita a Fallowfield, nel sud di Manchester, lo stesso quadrante della città in cui nella mattinata la polizia ha arrestato un altro giovane di 23 anni sospettato di essere collegato all’attentato.
Secondo il Mirror il giovane “sorrideva” mentre la polizia lo portava via in manette. La casa della famiglia è diventato il punto di partenza delle indagini.
Una figlia della coppia, Jomana, 18 anni, ha frequentato il liceo di Whalley Range, prima di lavorare nella moschea di Didsbury, nel 2013.
Nata a Manchester, ha due profili Facebook e nel suo status afferma di essere di Tripoli e di avere molti legami con la Libia. Nel suo profilo appaiono anche esortazioni a indossare il velo islamico. Abedi è cresciuto nell’area di Whalley Range. Secondo notizie non confermate, i genitori e i due figli più grandi sono tornati in Libia.
“Recitava preghiere islamiche ad alta voce in strada”, raccontano i vicini del presunto attentatore.
Salman Abedi, scrive il Daily Mail, secondo chi lo conosceva aveva “comportamenti strani” nelle settimane precedenti l’attacco. La polizia sta cercando di determinare se l’uomo abbia agito da solo o con il supporto di una cellula terrorista.
I vicini di Abedi hanno confessato ai cronisti di essere “scioccati” di sapere che qualcuno di così vicino a loro “stesse architettando un attentato”.
Nessun dettaglio invece hanno fornito degli altri uomini finiti in manette, nel raid che gli agenti hanno compiuto in altri appartamenti della zona. “E’ strano che non li conoscessimo – ha detto un uomo – qui viviamo tutti gomito a gomito (l’espressione letterale in inglese è: “Ognuno vive nelle tasche dell’altro”, ndr). E’ una specie di paese. Ci conosciamo tutti”.
“Siamo una comunità molto legata – il commento di un altro residente – ci sosteniamo a vicenda. Siamo buoni vicini e sicuramente non ci saremmo mai aspettati una cosa del genere a Fallowfield”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
PIROZZI SULLE IMPRESE CHE LAVORANO NELLE ZONE DISTRUTTE DAL SISMA: “POCHI OPERAI, NESSUNO DI DOMENICA. CHI HA VINTO LE GARE D’APPALTO SIA SOLIDALE: MANO D’OPERA IN PIU’ E QUALCHE PICCOLO GUADAGNO DI MENO”
Sergio Pirozzi ha lasciato l’ufficio provvisorio del sindaco, un container nel pratone dei soccorsi di Amatrice, e si è nascosto nell’ultima stanza a sinistra — sono sei in tutto — del Centro operativo comunale.
È solo, circondato dai memorabilia donati da chi è salito quassù. La sciarpa dell’Udinese, la targa della Sampdoria, le magliette del Sassuolo e del Palermo
Sindaco, il moncone della Chiesa di Sant’Agostino è stato ingabbiato: si sta decidendo che farne. È all’ingresso del paese, è il simbolo del terremoto di Amatrice.
“Stanno provando a ricostruirlo partendo da quello che è rimasto. L’intenzione è quella, là dove possibile, di non abbattere chiese ed edifici d’arte”.
Amatrice cambia ogni giorno. La piastra per futuri negozi davanti al prato di atterraggio degli elicotteri, le 143 nuove case da assegnare, molte pronte al Campo Lazio. E i container per 28 negozi sull’altro lato della strada provinciale. L’area food nella zona della scuola: ospiterà otto trattorie.
“Ora è tutto in mano alla Regione Lazio. Il mio compito era quello di trovare le aree dove insediare la nuova, e temporanea, Amatrice. L’ho fatto in un mese, adesso posso solo sorvegliare i lavori degli altri”.
E a nove mesi dal terremoto, come vanno i lavori di ricostruzione?
“Ad Amatrice e nelle sue frazioni ci sono 47 cantieri aperti. Ecco, guardi: “Pavimentazione dei viali pedonali, urbanizzazione primaria alla Rocchetta, demolizione del fabbricato pericolante in via Muzii”. Per ogni cantiere mi sono fatto dare l’impresa aggiudicataria, il direttore dei lavori, il responsabile del procedimento. E tutti i giorni vado a vedere lo stato dell’arte”.
Cosa ha verificato con i suoi controlli?
“Che siamo in ritardo, almeno di due mesi. Due mesi su nove non sono pochi”.
Da che cosa dipende?
“Dal fatto che le ditte, quasi tutte della provincia di Rieti, mandano tre, quattro operai e quasi nessuna lavora la domenica. Qui c’è un’emergenza che ha scatenato una solidarietà mondiale, le aziende che hanno vinto le gare d’appalto dovrebbero farsi carico del loro pezzo di solidarietà : qualche operaio in più, una piccola percentuale di guadagno in meno. E i direttori dei lavori devono venire tutti i giorni. Ho deciso che inizierò a dire pubblicamente chi è in ritardo”.
Amatrice sembra più avanti nella ricostruzione di Accumoli, Grisciano, Arquata. Non parliamo di Pescara del Tronto, monumento alle macerie e all’abbandono.
“Siamo il paese con più morti e quello più conosciuto, i riflettori si sono concentrati qui. Tra pochi minuti andrò a fare una riunione ad Accumoli sulla rimozione delle macerie, proprio per distribuire un po’ di attenzione altrove”.
Le macerie private?
“Si sta sbloccando la gara, anche qui con due mesi di ritardo. Bisogna portare via un milione di tonnellate di detriti. Non serve una particolare bonifica: le polverizzano e tornano ad Amatrice sotto forma di materiale stabilizzato. Serve a rifare le strade, per esempio. Un processo a costo zero”.
I primi negozi nei container apriranno a giugno?
“Così dice la Regione. Chi inizia l’attività entro il 2017, per due anni non pagherà tasse avrà i contributi versati dallo Stato. Sto spingendo per portare la zona franca a quattro anni”.
Sindaco Pirozzi, è vero che nel 2018 si candiderà a presidente della Regione Lazio?
“Punto più alto”, ride. “Presidente del Consiglio o niente”.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 23rd, 2017 Riccardo Fucile
DOPO CINISELLO, TOCCA ALLE PRIME CITTADINE DI SESTO SAN GIOVANNI E ALLA VICE-SINDACA DI CESANO… MINNITI E’ TROPPO PRESO A RESPINGERE DISPERATI IN CIAD PER PERSEGUIRE QUESTA FOGNA SUL WEB
“Venerdì scorso ho ricevuto una lettera anonima di insulti, che oltre al resto contiene una esplicita
minaccia di morte. Non è la prima volta che mi accade. Il clima politico di odio e sempre più avvelenato sollevato da alcuni in campagna elettorale sul tema degli immigrati genera anche queste conseguenze”.
Lo scrive Monica Chittò, sindaco di Sesto San Giovanni, in una nota nella quale denuncia il clima di odio scatenato da alcuni esponenti politici nella campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione del comune alle porte di Milano, prevista per il prossimo 11 giugno.
Ma il messaggio minatorio per Chittò non è l’unico.
Oltre a lei hanno già ricevuto messaggi minatori anche la sindaca Siria Trezzi (Cinisello Balsamo) e Mara Rubichi (vicesindaca di Cesano Boscone). Tutte donne.
Tutte firmatarie del protocollo sull’accoglienza col quale si impegnavano a ricevere nel proprio comune una quota di migranti.
Pesantissime, in alcuni casi praticamente irripetibili, le frasi che sono state rivolte loro.
In alcuni casi gli insulti erano a sfondo sessuale, in altri minacce di morte chiare e tonde. Spessissimo il veicolo utilizzato (vedi i casi Trezzi e Rubichi) è Facebook. In altri (Chittò) una lettera anonima.
Circostanze che fanno dire a Chittò: “Chiedo a tutti i candidati a Sesto di abbassare i toni, perchè si corre il rischio che episodi come questi finiscano per essere trascurati o peggio sottovalutati”. E “ciò non deve accadere”.
Per la sindaca uscente di Sesto, “questa vergogna va raccontata, va tolta dalla sfera privata dell’intimidazione”. Perchè “è una vergogna che riguarda tutti e che deve indignare tutti al di là degli schieramenti di appartenenza”.
Dunque, conclude, “dopo questi episodi spero che tutti capiscano la gravità della situazione e la necessità di avere senso di responsabilità e amore per Sesto. Dobbiamo dirlo a piena voce: questi sono, inequivocabilmente, atti di inaudita e intollerabile violenza verso le donne, prima ancora che verso il ruolo istituzionale che ricopro”.
(da agenzie)
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