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DI MAIO SBAGLIA PERSONA E PER ANDARE DIETRO ALLE BUFALE DI PORRO ESPELLE IN DIRETTA UNA CONSIGLIERA M5S, REA DI UNA FOTO CON LA PROF ANTAGONISTA

Marzo 1st, 2018 Riccardo Fucile

PER IL CENTRODESTRA E’ REATO PURE UNA FOTO, PREPARATEVI: SE VINCE SALVINI, PORRO BUSSERA’ ALLA VOSTRA PORTA PER VISIONARE TUTTE LE VOSTRE FOTO RICORDO, DALLE ELEMENTARI ALLA TOMBA

“Tra l’altro credo che quella consigliera non sia più consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle»: Luigi Di Maio a Matrix ha “espulso” in diretta la consigliera comunale Maura Paoli, dopo che Nicola Porro aveva mostrato una fotografia che la ritraeva insieme a Lavinia Flavia Cassaro, l’insegnante che ha insultato i poliziotti durante la manifestazione dei centri sociali contro Casapound.
Invece che mandarlo a fanculo, dicendo a Porro che lui ha conoscenze ben peggiori, Di Maio arranca e dice due volte che Maura Paoli non fa più parte del M5S a partire dal minuto 23.
In realtà  Maura Paoli, che qualche tempo fa aveva piantato marijuana in segno di protesta e prima ancora aveva accusato il Partito Democratico di aver “avallato” la trattativa Stato-Mafia, fa ancora parte del M5S e del suo gruppo consiliare in quel di Torino e non ci sono notizie che riguardino sanzioni nei suoi confronti da parte del MoVimento 5 Stelle.
È probabile che Di Maio abbia scambiato Maura Paoli per Deborah Montalbano, che è di recente finita in una macchina del fango grillina per una storia di auto blu e taxi casualmente scatenatasi dopo che la stessa consigliera aveva osato criticare l’amministrazione Appendino per non aver rispettato il suo programma ed essere venuta meno alle promesse fatte agli elettori.
Di recente la Montalbano ha comunicato il suo dissenso pubblicamente e stava riflettendo sulla possibilità  di lasciare il gruppo consiliare del MoVimento 5 Stelle a Torino.
La Paoli invece non è mai finita nei guai con il resto della maggioranza grillina.
Di Maio quindi o ha sbagliato persona o, peggio, ha annunciato pubblicamente una sanzione nei confronti di Paoli senza che nessuno, nemmeno l’interessata, ne sapesse nulla.

(da “NextQuotidiano”)

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COME IL GENERALE PAPPALARDO HA “ARRESTATO” BEATRICE LORENZIN

Marzo 1st, 2018 Riccardo Fucile

NELLA CAMPAGNA ELETTORALE PIU’ PAZZA DEL MONDO, LA COSA GRAVE E’ CHE “LE TV NON DIANO NOTIZIE DELLE INIZIATIVE DEL GENERALE”

«Lei lo sa signor Ministro che lei non è un Ministro della Salute, lei è assolutamente inconsistente perchè chi la ha eletta è un Parlamento di non convalidati».
Testo, parole e — essendo anche un compositore di opere liriche — musica di Antonio Pappalardo, generale dei Carabinieri in pensione, ex parlamentare (con vitalizio) e capopolo della rivoluzione permanente che da qualche tempo agita il nostro Paese.
Ieri il generale, che nei giorni scorsi aveva annunciato di aver presentato un ricorso al Tar per chiedere nientemeno che l’annullamento delle elezioni del 4 marzo, ha interrotto una conferenza della ministra della Salute Beatrice Lorenzin per “arrestarla”.
Durante la presentazione del libro della Lorenzin “Per Salute e per Giustizia” il generale Pappalardo si è alzato agitando in aria il “verbale d’arresto” e procedendo così ad “arrestare” la ministra “abusiva” e non eletta dal popolo perchè facente parte di un Parlamento “incostituzionale” perchè eletto con il Porcellum.
Gli arresti del generale e del suo Movimento Liberazione Italia sono a dir poco leggendari.
Si potrebbe addirittura dire che finchè Pappalardo e i suoi non provano ad arrestarti non sei nessuno. In questi ultimi due anni Pappalardo (che prima stava con i “Forconi”) ha provato ad arrestare l’ex deputato Osvaldo Napoli, il parlamentare PD Ettore Rosato, tutto il Parlamento ed infine il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Per Pappalardo arrestare un politico non è altro che un’azione dimostrativa. La procedura, perfezionata in anni e anni di arresti popolari, sostanzialmente consiste nel leggere — di fronte all’arrestato — un comunicato nel quale gli si dice che è in arresto.
Dopo di che lo si lascia andare e ci si reca al più vicino commissariato di Polizia (o caserma dei Carabinieri) per “formalizzare” l’arresto.
Toccherà  poi alle Forze dell’Ordine rendere esecutivo il fermo. Ovviamente non è mai successo.
Invece qualche giorno fa Pappalardo si lamentava su Facebook di essere indagato. A differenza dei suoi arresti da operetta il procedimento a cui è sottoposto il generale pare essere vero, verissimo
Perchè nessuno in televisione parla di Antonio Pappalardo?
Ieri però Pappalardo si è trovato ad operare in un ambiente ostile. Non aveva alle spalle i suoi fedelissimi, la platea era tutta contro di lui e appena ha iniziato a procedere con l’arresto della Lorenzin ha iniziato a rumoreggiare. Ma un buon militare sa che non esiste l’ambiente operativo perfetto, e per questo, urlando “Quanto vi danno per ammazzare i bambini!” il generale è riuscito a portare a termine la missione. I nostri bambini sono salvi, i vaccini non avranno il coraggio di ucciderli ora che c’è il generale a difenderli!
Pappalardo è stato poi gentilmente accompagnato fuori dalla porta e la Lorenzin ha detto: “la scienza nel nostro Paese è diventata provocatoria e non è più una cosa normale” aggiungendo di voler querelare gli intrusi per diffamazione.
Tutto fatto, è stato un successo? Non proprio.
Le agenzie di stampa infatti non riportano l’autore dell’arresto ma fanno riferimento solo ad “un gruppo di no-vax” e ad “un uomo” che ha cercato di consegnare il verbale d’arresto. Pappalardo annuncia che fornirà  i nominativi per la querela “perchè vogliamo andare a processo”.
Pappalardo, che immaginiamo la sera sul divano davanti alla televisione, sperava che la notizia dell’arresto della Lorenzin venisse data facendo il suo nome. Ma non è successo.
Il Tg2 ha dedicato qualche secondo alla lettura della nota d’agenzia. Anche su Rai Uno a quanto pare Pappalardo è stato “ignorato completamente”. Secondo il generale «Siamo in un paese dittatoriale,non fanno sapere nulla la stampa e TV prezzolati dal potere, gli astanti amici della Lorenzin si ribellano, hanno paura di non pappare più, vigliacchi».
Perfino Bruno Vespa a Porta a Porta ha parlato della Lorenzin ma non ha nominato il generale “capo dei dimostranti”. Fino ad allora per il generale il fatto che nessuno parlasse di lui era il chiaro segnale che “si stanno cagando addosso e sono tutti abusivi e incostituzionali” e che quindi i free-vax erano sulla giusta strada.
Però il silenzio di Vespa sulla vicenda ha cambiato lo scenario: “tv indegna” tuona via Facebook il generale.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

SLOVACCHIA, ARRESTATI TRE ITALIANI PER L’OMICIDIO DEL GIORNALISTA KUCIAK

Marzo 1st, 2018 Riccardo Fucile

SONO LEGATI ALLA ‘NDRANGHETA… ORA I SOVRANISTI CHE DIRANNO DEGLI IMMIGRATI ITALIANI CHE DELINQUONO NEI PAESI CHE LI ACCOLGONO?

Ci sono i fratelli Bruno e Antonio Vadalà , che da tre giorni risultava irreperibile, e il cugino Pietro Catroppa fra i fermati nella notte durante la vasta operazione della polizia slovacca a Michalovce e TrebiÅ¡ov in relazione all’inchiesta sull’omicidio del giornalista Jà¡n Kuciak, 27 anni, ucciso con un colpo di pistola al petto mentre era in casa sua, assieme alla fidanzata, Martina Kusnirova, tra giovedì e domenica sera.
La polizia non ha ancora rilasciato dichiarazioni sulle motivazioni del fermo.
«Talian», l’italiano, vive in una piccola cittadina slovacca quasi al confine con l’Ungheria. La villetta di «Nino, l’italiano» pare una fortezza piantata in un’altrimenti tranquilla e borghese area residenziale.
Circondata da un alto muro intonacato di giallo, protetta da cancellate in ferro e telecamere, si può solo intuire la Lamborghini bianca parcheggiata oltre la staccionata. Ed è proprio lì, dove Antonio vive con il fratello Bruno, che la polizia è entrata stanotte per le perquisizioni.
I nuovi fermi si aggiungono ai tre di ieri: si tratta di spacciatori che, in un’intercettazione, parlano di «prendere le armi per andare a Velkà¡ Maca», il paese dove abitava Jà¡n Kuciak.
E sempre ieri sono cadute le prime teste a Bratislava: oltre alle dimissioni del ministro della Cultura, hanno fatto un passo indietro dall’ufficio del governo i due coinvolti nell’inchiesta del giovane reporter: Maria Troskova, e il segretario del consiglio di sicurezza Vilian Jasan, anche lui indicato come vicino all’imprenditore italiano che farebbe parte dell’orbita `ndranghetista.
I due negano: «Si sta facendo abuso dei nostri nomi nella lotta contro il primo ministro Fico». Quanto al ministro della Cultura Marek Madaric, le sue dimissioni poggiano su altri motivi: «Dopo quello che è successo non posso rimanere calmo seduto nella mia poltrona». A Bratislava in molti sono scesi in piazza, manifestazioni commosse con accuse al governo.
Fino a poche ore prima della morte Jà¡n Kuciak stava lavorando a una corposa inchiesta sul pagamento fraudolento di fondi Ue a italiani residenti in Slovacchia con presunti legami con la ‘ndrangheta calabrese.
Di favori e affari tra persone vicine al governo e imprenditori dalle attività  quantomeno sospette, di sostegni elettorali garantiti in cambio di protezione.
Sul piatto, tra l’altro, i fondi europei per l’agricoltura e le energie rinnovabili: 2 miliardi Ue per lo sviluppo rurale (2014-2020), 6 milioni per le energie alternative, e oltre 8 milioni di euro slovacchi «dissolti» nelle mani delle famiglie nel 2015-2016. Un bottino ghiotto per i calabresi, che improvvisamente diventano imprenditori agricoli e businessmen devoti al fotovoltaico.
Jà¡n Kuciak punta il dito su quattro famiglie nell’orbita della criminalità  calabrese, con le mani in pasta soprattutto nell’agricoltura, nel fotovoltaico, nel biogas e nell’immobiliare. Decine e decine di società , aperte e poi chiuse e centinaia di certificati di proprietà  di terreni agricoli per i quali avrebbero ricevuto fraudolentemente sussidi.
Le famiglie coinvolte
Alla testa sempre gli stessi nomi: Vadalà , Rodà , Catroppa e Cinnante. Vicini, più o meno strettamente, ai clan calabresi. E vicini, chi più chi meno, al mondo politico slovacco.
Dopo anni di affari passati inosservati in Slovacchia, è Antonio Vadalà  a «mettersi più in luce». In passato, confermano fonti investigative di Bratislava, era stato coinvolto in episodi «minimi» e mai appurati. Una frode immobiliare che aveva fatto svanire 80 mila euro di Iva. Alcuni dipendenti di una ditta agricola di Trebisov, concorrente di Vadalà , che subiscono minacce «particolari»: corone mortuarie e proiettili di fronte ai cancelli.
Vadalà  compare anche nelle carte di un’altra inchiesta, questa volta in Italia, nel 2003, che si apre proprio nel periodo del suo trasferimento in Slovacchia e che proverebbe i suoi legami più che stretti con il clan. È solo nel 2011 che Vadalà  fa il salto e diventa socio di Maria Troskova, ex modella, e oggi consigliera del premier Fico.
Con lei fonda un’azienda, una delle 40 elencate nel registro delle imprese di Bratislava, e di cui risulta titolare l’italiano.
Ma è la famiglia Rodà  che i piedi in Slovacchia li mette per prima, con Pietro Rodà  coinvolto già  nel 2007 nell’operazione «Ramo spezzato», che aveva smantellato un commercio fraudolento di bestiame tra Italia e Slovacchia. Oggi, è un altro Rodà , il fratello Diego, a prendersi la ribalta, oltre che per le sue attività  come «imprenditore agricolo» per la sua collezione di Ferrari e per la mania di parcheggiarne una in salotto.

(da “La Stampa”)

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