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DANILO TONINELLI, DA MEGAFONO A PRESIDENTE DEL SENATO?

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

IL FEDELISSIMO DI LUIGI DI MAIO HA UN PROFILO POCO ISTITUZIONALE E UNA VITA POCO “FRANCESCANA”: IN 5 ANNI HA INCASSATO 433.000 EURO DI RIMBORSI

Danilo Toninelli potrebbe essere il nuovo Presidente del Senato e di conseguenza la seconda carica della Repubblica. La certezza la avremo solo a partire dal 23 marzo quando inizieranno le procedure di voto per l’elezione dei presidenti delle due Camere.
Secondo le voci che circolano in queste sarebbe stata raggiunta un’intesa tra Lega e M5S per assegnare la presidenza del Senato ai 5 Stelle e quella della Camera al partito di Salvini. Casella che verrebbe occupata dal leghista Giancarlo Giorgetti.
Nei giorni scorsi Toninelli — che alla scorsa legislatura era stato eletto alla Camera — era stato indicato come futuro capogruppo del M5S al Senato. In precedenza si era parlato di un suo possibile ruolo all’interno della squadra di “supercompetenti” del governo Di Maio come possibile Ministro delle Riforme in virtù del suo infaticabile operato alla Camera e in commissione Affari costituzionali.
Fedelissimo di Beppe Grillo e di Luigi Di Maio Toninelli è uno dei pretoriani dell’ortodossia pentastellata. Quando c’è da difendere il MoVimento e l’operato dei suoi portavoce potete stare certi che Toninelli sarà  tra i primi ad intervenire, con un tweet, una dichiarazione un’ospitata ad Otto e Mezzo.
Toninelli non è uno che sta con le mani in mano, durante la scorsa legislatura è stato uno tra i deputati più produttivi e il suo attivismo gli ha consentito di diventare uno dei “volti” televisivi del MoVimento 5 Stelle.
Particolarmente impegnato sul fronte delicatissimo della legge elettorale del deputato lombardo si ricorderà  l’invenzione del Democratellum, la legge votata dai cittadini per i cittadini, che però il M5S non ha avuto alcuno scrupolo a rimettere nel cassetto per sostenere addirittura l’idea di un doppio Italicum e poi — dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale — del “Legalicum”.
Per finire con la nascita dell’accordo a quattro (con PD, Lega e FI) sul Rosatellum. Accordo inaudito per il quale Toninelli venne “processato” dall’assemblea a 5 Stelle. Più di recente Toninelli ha attaccato il sistema delle coalizioni alle amministrative dicendo che sono “una truffa” e che le schede elettorali erano un inganno nei confronti degli elettori.
Oggi il M5S si trova nella necessità  di trovare partiti disposti a “collaborare” (accordo e alleanza sono parole proibite, per ora) con loro per formare un governo.
Il futuro Presidente del Senato non è un pentastellato qualsiasi.
È uno dei pochi (assieme a Di Maio) che ha saputo interpretare al meglio la trasformazione del M5S da MoVimento “di rottura” a partito di governo, quello che è passato dal Vaffa Day agli endorsement dei vescovi italiani.
Non bisogna però farsi ingannare, anche Toninelli è uno di quelli che sono sempre pronti ad andare all’attacco dell’avversario politico, con tutti i mezzi a disposizione. Memorabile rimarrà  il tweet dell’allora deputato sulla tragedia ferroviaria di Pioltello. Ci fu chi lo accusò di sciacallaggio ma più che altro Toninelli aveva abilmente estrapolato una frase del sindaco di Milano Sala dal suo contesto per fini meramente politici.
Il senatore cremonese (è nato nel 1974 a Soresina, in provincia di Cremona) è noto agli spettatori dei programmi di approfondimento politico per il suo particolare modo di rivolgersi agli interlocutori.
Il tono è affettato, vuole passare per quello che sta dicendo con molta calma una verità  che sarebbe autoevidente se non fosse per le distorsioni operate da giornali e politici della casta.
I contenuti però sono esattamente gli stessi dei grillini più sfegatati. In una celebre puntata di Otto e Mezzo Toninelli ha passato mezz’ora a raccontare le solite favole sui rimborsi elettorali “rifiutati”, i vitalizi, il dimezzamento dello stipendio e i successi di Virginia Raggi a Roma.
E non è un caso che sia proprio lui tra i primi a correre in soccorso della disastrata giunta della Capitale. Quando si scoprì che il maiale fotografato da Giorgia Meloni era di un membro dei Casamonica Toninelli non perse tempo ad avanzare l’ipotesi di un complotto: «il maiale postato da Giorgia Meloni per infangare Roma è di un membro del clan dei Casamonica. Quindi, per sporcare l’immagine della Capitale, è stato utilizzato un animale che il clan ha dichiarato, guarda caso, essere sfuggito al loro controllo il giorno precedente».
Oppure che dire dello spiccato senso del garantismo che caratterizza Toninelli (che pure è laureato in giurisprudenza)? Come sempre accade nel M5S si applica a giorni alterni, e solo quando gli avvisi di garanzia riguardano eletti del 5 Stelle.
La vita “francescana” di Toninelli
Contenuti non certo di alto profilo istituzionale ma anzi degni delle peggiori pagine “non ufficiale” dei sostenitori del MoVimento.
Come quando Toninelli accusò il PD e il “clan fiorentino” di Renzi di aver fatto mettere in coda cittadini cinesi durante le primarie per la scelta del sindaco di Milano. Peccato però che l’immagine utilizzata da Toninelli (che poi dirà  che era “in chiave ironica”) ritraeva cittadini cinesi in coda per il permesso di soggiorno.
Curiosamente Toninelli ha speso molte parole sulla democrazia interna del PD ma non ha mai fiatato sui molti problemi della democraticità  delle scelte e delle votazioni online su Rousseau. E sì che qualcosa dovrebbe saperne visto che è stato il responsabile della gestione delle spassosissime Lex Iscritti.
Toninelli ama dare di sè una rappresentazione tutto “lavoro e famiglia”. Quando non è in Parlamento a sgobbare sulle sudate carte corre a casa a Ticengo da moglie e figli. Ma i numeri de rimborsi e delle spese ci raccontano di un deputato che nel corso del 2017 a Ticengoha utilizzato sempre tutti i rimborsi forfettari.
Panorama ha calcolato che nel periodo 2013-2017 Toninelli ha incassato complessivamente 433.000 euro di rimborsi.
Nel 2014 ne ha restituiti poco più di 23mila mentre nel 2017 non ha restituito nemmeno un euro. Tutto in regola per il MoVimento, che prevede l’obbligo di restituire solo “la metà ” dello stipendio. Per la cronaca Toninelli incassa 3.300 euro al mese (che non è proprio il 50%).
ninelli non è tra i deputati coinvolti nel caso “rimborsopoli” ma le sue rendicontazioni sono ferme a dicembre 2017 e, spulciando i dati su TiRendiconto si scopre che il bonifico di restituzione di dicembre è stato versato il 12 febbraio 2018.
Ovvero dopo che i giornali avevano iniziato a interessarsi alla vicenda.

(da “NextQuotidiano”)

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NORCIA, SEQUESTRATO IL CENTRO POLIVALENTE, ESPLODE LA POLEMICA

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

SECONDO LA PROCURA DI SPOLETO L’OPERA NON E’ “TEMPORANEA”, INDAGATI IL SINDACO E L’ARCHITETTO BOERI CHE REPLICA: “GIGANTESCO EQUIVOCO”

Posto sotto sequestro il centro polivalente di Norcia progettato dall’architetto Stefano Boeri e realizzato in seguito al terremoto che il 24 agosto 2016 ha colpito l’Umbria e il centro Italia.
Il sindaco Nicola Alemanno e lo stesso Boeri – che era direttore dei lavori – sono indagati per violazione della normativa edilizia.
A rendere nota la vicenda è il sindaco Alemanno dopo avere ricevuto un avviso di garanzia relativo al provvedimento.
La procura di Spoleto contesta che l’opera sia stata realizzata in violazione alla normativa che ne prevede la temporaneità . Il centro «Norcia 4.0» – secondo gli investigatori – avrebbe invece carattere definitivo. «È un gigantesco equivoco – ha commentato l’archistar – sono senza parole».
Ad autorizzare il sequestro il giudice per le indagini preliminari Francesco Salerno, ad eseguirlo nel primo pomeriggio di martedì sono poi stati i carabinieri di Norcia. L’indagine della procura nasce a causa della violazione al Testo unico dell’edilizia, complesso di norme intorno a cui gli inquirenti hanno incardinato anche le contestazioni dell’inchiesta sul cantiere di Casa Ancarano, piccola frazione di Norcia, dove era in corso di costruzione un altro centro polivalente.
La struttura di legno e vetro di 450 metri quadrati, inaugurata nel giugno del 2017 – realizzata grazie alla raccolta fondi del Corriere della Sera e de La7 «Un aiuto subito» – è diventata il Centro operativo comunale, ma anche uno spazio a disposizione delle associazioni e per iniziative varie.
«Sono sereno e tranquillo. Credo che si tratti di un gigantesco equivoco», Stefano Boeri, che si dice «senza parole», commenta così l’avviso di garanzia ricevuto da lui e dal sindaco di Norcia. «Non so come si faccia a dire che non è temporaneo. È smontabile e rimontabile completamente, impianti inclusi».
E l’archistar aggiunge: «Mi spiace, veramente, per la popolazione che ha vissuto una vicenda drammatica e si vede privata dell’unico luogo di aggregazione sicuro. Abbiamo lavorato con il cuore in totale volontariato – e conclude – Come si fa a dire che non è temporaneo. È un esempio di temporaneità . Allora anche tutte le casette non sono temporanee…».
La commissaria per la ricostruzione nelle zone terremotate Paola De Micheli ritiene importante «esprimere a nome del governo la fiducia nei confronti di coloro che operano e che hanno lavorato alla ricostruzione» e rileva che «è utile ricordarne anzitutto la natura temporanea e non precaria, nonchè il ruolo fondamentale per l’accoglienza, nell’immediata fase post-sisma».
De Micheli sottolinea anche che, «nella totale fiducia verso l’operato della magistratura», ci si augura «che questa vicenda possa chiarirsi quanto prima – vista anche la recente proroga dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri – nell’esclusivo interesse delle comunità  che hanno in particolare la necessità  di tornare a vivere in condizioni di normalità ».
Il provvedimento del gip
Secondo quanto emerge dal provvedimento emesso da Stefano Salerno, gip di Spoleto, e in base al quale è stato applicato il sequestro della struttura, è «chiaramente insussistente» l’applicabilità  relativa al centro polivalente di Norcia «della disciplina straordinaria fissata con provvedimento del capo Dipartimento della Protezione civile nel quadro degli interventi conseguenti agli eventi sismici del 2016».
Il giudice ha ritenuto che l’inapplicabilità  della disciplina in deroga «sembra emergere inequivocabilmente dalla natura dell’opera».
Che già  in fase di progettazione, è scritto nel decreto di sequestro, «veniva indicata come “struttura permanente polivalente in legno a uso sociale”, contrariamente a quanto previsto nella disciplina legale della procedura amministrativa seguita, la cui applicazione è limitata a opere temporanee».
Secondo il gip, poi, «l’abuso edilizio commesso è destinato ad avere un’incidenza negativa sulle diverse matrici ambientali ed un impatto su una zona oggetto di particolare tutela».

(da “il Corriere della Sera”)

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I CINQUE CERCHI OLIMPICI RISCHIANO DI FAR IMPLODERE I CINQUESTELLE A TORINO

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

DETERIORATI I RAPPORTI TRA APPENDINO E UN BUON NUMERO DEGLI ELETTI GRILLINI, A RISCHIO LA GIUNTA

«Solo facendo tutti un passo indietro ed aprendo al dialogo, mettendo in discussione la gestione totale di questi mesi, sarà  forse possibile andare avanti»: Maura Paoli, consigliera “ribelle” sulle Olimpiadi Torino 2026, in un messaggio inviato alla chat degli eletti spiega che non sono solo i giochi il problema della Giunta Appendino, che potrebbe rischiare la tana libera tutti
Il numero legale mancato qualche giorno fa in consiglio comunale mette a rischio l’intero dossier.
A poche ore dal Consiglio metropolitano chiamato ad esprimersi sulle mozioni a favore dell’evento i pentastellati contrari a far tornare i cinque cerchi sotto la Mole non hanno preso parte, ieri sera, ad una riunione della maggioranza.
“Per senso di responsabilità  verso la città  abbiamo votato provvedimenti duri e impopolari, stringendo i denti nessuno di noi si è tirato indietro e lo farà  in futuro perchè il nostro obiettivo è il bilancio e il relativo piano di rientro — ha scritto nella notte su Facebook Marina Pollicino, una dei quattro M5S contrari ai Giochi — ma le Olimpiadi, la manifestazione d’interesse e l’indirizzo che si dovrebbe dare al progetto olimpico, seppure con varianti di non so quale sostanza, esulano completamente dalla rilevanza concretissima del Bilancio”.
Ma sono le parole di Paoli riportate da Repubblica Torino a dipingere la drammaticità  della situazione: «La forzatura della sindaca sull’invio della manifestazione di interesse, perchè di forzatura si tratta (nessuno ha mai votato per prendere questa decisione del tutto politica, neanche noi consiglieri), si aggiunge ad una serie di forzature che hanno reso il clima in Consiglio sempre più pesante, e finchè si è trattato di bilancio nessuno si è mai tirato indietro. Io non so come e se si risolverà  questa situazione, ma invito tutti ad una profonda riflessione».
E mentre i membri della maggioranza provano addirittura a dare la colpa al PD e a giustificare gli assenti, a tutto ciò si aggiunge la lettera che Beppe Grillo ha inviato alla consigliera Viviana Ferrero, che gli aveva espresso tutto il suo sconcerto per il cambio di posizione su uno dei temi caldi della propaganda grillina, il no alle grandi opere e agli “sprechi olimpici”.
Già  vedere Beppe che si mette a rispondere alle lettere aperte costituisce un colpo di scena, visto che a quelle dei dissenzienti in questi anni non ha mai dato alcun peso.
“Dobbiamo dimostrare la possibilità  di fare le cose a modo nostro rispettando le nostre linee guida su ambiente, economia e sostenibilità . Le nostre 5 stelle devono essere alla guida del progetto”, scrive il fondatore.
La sua lettera cerca di ricucire con i dissidenti e tenta di tenerli nel movimento per non far perdere i pezzi alla maggioranza.
Il testo di Grillo si conclude in modo semiserio: «Ti abbraccio forte, l’Elevato».
Oggi il Consiglio della Città  Metropolitana voterà , ma quello che serviva era l’ok del consiglio comunale. La sindaca può scrivere al CONI una lettera di manifestazione di interesse ma deve prendere atto del fatto che non controlla più la sua maggioranza e che quello che è successo con le Olimpiadi si può ripetere con qualunque altro dossier.
Mancano tre mesi al secondo compleanno e la giunta Appendino è già  in crisi.

(da “NextQuotidiano“)

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LA DITTATURA DELLA MISERIA

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

TUTTO E’ RIDOTTO A CONTABILITA’ ELETTORALISTICA, A CONVENIENZA, A PICCINERIA DEL PENSIERO UNICO

Come siamo messi a Roma? Una meraviglia. Roma è un biliardo.
Infatti l’automobile sprofondata ieri in una voragine era semplicemente una boccia finita in buca. Buca in quel senso, altre non ce ne sono. Il manto stradale è un giardino all’inglese.
Lo diciamo perchè se sostenessimo il contrario, che Roma sembra Dresda nel 1945, qualcuno ci irriderebbe: «Andate avanti così, e la prossima volta Raggi prenderà  l’80 per cento».
Ecco, Roma è un biliardo e dalle fontane sgorga nettare, e magari Raggi prenderà  il venti.
Non si può nemmeno dire che tira una rivoltante aria di razzismo (per esempio a proposito di Rokhaya Mbengue, la vedova del senegalese assassinato a Firenze, quando racconta che la gente sull’autobus si alza, se lei gli si siede accanto): significherebbe non essere in sintonia col popolo, e la prossima volta Salvini prenderà  l’80 per cento.
Il capolavoro è di Renato Brunetta. Ha visto il trailer di «Loro», il film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi.
Il trailer dura 27 secondi, il film quattro ore, ma 27 secondi su quattro ore bastano a Brunetta per definirlo «ignobile», «uno schifo» e pronosticare che si ritorcerà  contro Sorrentino: «Berlusconi guadagnerà  voti».
Cosa di cui avrebbe anche un gran bisogno, e forse nemmeno Sorrentino, uno dei pochi geni residenti oggi in Italia, riuscirebbe a tanto.
Però rimane una piccola obiezione. Questa dittatura della miseria, per cui tutto è ridotto a contabilità  elettoralistica, a convenienza accessoria, a piccineria del pensiero, parrà  strano ma è soltanto vostra.

(da “La Stampa”)

argomento: Costume | Commenta »

ELEZIONI IN PENNSYLVANIA, NUOVO SCHIAFFO A TRUMP, VINCE DI MISURA IL CANDIDATO DEMOCRATICO

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

CONOR LAMB IN VANTAGGIO DI 579 VOTI… NELLO STESSO STATO I REPUBBLICANI VINSERO CON IL 20% DI VANTAGGIO ALLE PRESIDENZIALI, UN FLOP CLAMOROSO

Un suspense degno di un’elezione presidenziale, un conteggio di voti che si prolunga nella notte, il risultato appeso a poche centinaia di voti, con il controllo a mano sulle schede inviate per corrispondenza.
L’America ha seguito col fiato sospeso un’elezione che in altri tempi sarebbe passata quasi inosservata e che oggi è un test di portata nazionale.
La maggioranza degli americani sono andati a letto quando il candidato democratico era in leggerissimo vantaggio ma senza sapere con certezza a chi andrà  quel seggio di deputato vacante, in gioco in questo collegio della Pennsylvania occidentale che include la periferia di Pittsburgh: la capitale dell’acciaio, al centro dell’attenzione anche per la guerra dei dazi lanciata una settimana fa da Donald Trump.
E solo quando in Italia erano le 5.30, finito lo spoglio delle schede nei 579 distretti dello Stato, si è affermata la vittoria del democratico Conor Lamb, sia pure per appena 579 voti, una percentuale superiore a quella raggiunta dal repubblicano Rick Saccone di soli 0,3%.
Una vittoria di misura che però i repubblicani non hanno ancora concesso: mentre si ricontano le schede una ad una.
Ed è proprio un test su Trump, quello che molti vogliono leggere in questa sfida tra il repubblicano Rick Saccone e il democratico Conor Lamb.
La vittoria di Lamb, anche se così di stretta misura, è di per sè un risultato clamoroso e denso di implicazioni: nel novembre 2016 in questa stessa circoscrizione Donald Trump aveva stravinto su Hillary Clinton, infliggendole un distacco di quasi venti punti percentuali.
In questo risultato i democratici vogliono vedere la conferma che il partito del preesidente sta franando anche nelle zone dove era più forte. Dunque il test della Pennsylvania sarebbe di buon augurio per l’elezione legislativa generale che si terrà  a novembre: il mid-term, che a metà  del mandato presidenziale rinnoverà  tutta la Camera dei deputati, un terzo del Senato, e molti governatori. (Oggi i repubblicani hanno la maggioranza nei due rami del Congresso).
Altri test locali negli ultimi mesi hanno dato lo stesso verdetto: in Alabama, Virginia e New Jersey hanno vinto i democratici.
Si fa più concreta per l’opposizione la speranza che a novembre possa riconquistare la maggioranza in almeno uno dei due rami del Congresso, il che toglierebbe molta libertà  di manovra al presidente.
Il test della Pennsylvania però contiene altri messaggi contraddittori. I fan di Trump fanno notare che il repubblicano Saccone nei sondaggi era dato molto indietro fino a poche settimane fa, cioè fino a quando Trump ha annunciato i dazi sulle importazioni di acciaio dall’estero e ha fatto un comizio in Pennsylvania: a riprova che il presidente è ancora in grado di recuperare voti.
In seno al partito democratico poi la buona performance di Lamb rilancia un aspro scontro sulla strategia giusta per conquistare il consenso degli elettori.
Lamb è un ex militare, un moderato, un uomo d’ordine. Ha abbracciato con entusiasmo i dazi di Trump. E’ fiero possessore di un fucile, e difende il diritto a comprare e possedere armi.
Se davvero lui rappresenta il profilo giusto per rinsaldare un rapporto con la classe operaia bianca del Midwest e degli Stati industriali — decisivi nel portare Trump alla Casa Bianca — è tuttavia molto indigesto per la sinistra radicale che domina nelle due coste, in serbatoi tradizionali di voti progressisti come la California e New York.
Il “caso Pennsylvania” quindi può rendere ancora più aspra la lotta per il controllo dell’anima del partito, e per il rinnovamento della classe dirigente in vista delle prossime sfide: novembre 2018 e naturalmente la corsa alla Casa Bianca nel 2020.

(da agenzie)

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ADDIO A STEPHEN HAWKING, IL PIU’ FAMOSO FISICO DEL MONDO, UNA TESTIMONIANZA DI VITA STRAORDINARIA

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

MALATO DA GIOVANE DI SLA, SI E’ IMPOSTO NELLA COMUNITA’ SCIENTIFICA PER I SUOI STUDI SU RELATIVITA’, QUANTISTICA E COSMOLOGIA

Secondo i medici, la malattia che ingabbiava il suo corpo gli avrebbe impedito questa vita durissima, ma straordinaria.
Stephen Hawking era destinato a morire in pochi anni, appena 21enne, quando gli diagnosticarono la Sla. E invece ha convissuto con la sclerosi laterale amiotrofica fino all’età  di 76 anni, prima di spegnersi nella sua casa di Cambridge.
Grazie ai suoi studi su relatività , quantistica e cosmologia era il più famoso fisico al mondo, noto soprattutto per gli studi sui buchi neri e per i suoi appelli all’umanità , per un rispetto maggiore del pianeta
fisico è morto nella sua casa a Cambridge nelle prime ore della mattina.
“Siamo profondamente addolorati per la scomparsa oggi del nostro amato padre”, hanno dichiarato in un comunicato i figli Lucy, Robert e Tim. “Era un grande scienziato ed un uomo straordinario il cui lavoro e il cui lascito resteranno per molto tempo”.
I figli hanno lodato “il coraggio e la perseveranza”, del padre il cui “acume e umorismo” hanno ispirato la gente nel mondo, hanno sottolineato. “Una volta disse ‘Un universo non sarebbe molto, se non fosse la casa delle persone che ami. Ci mancherà  per sempre”, hanno concluso.
Professore a Cambridge, Hawking ha ridefinito la cosmologia proponendo l’idea che i buchi neri emettono radiazioni e poi evaporano.
Lo scienziato ha infatti attuato la teoria quantistica ai buchi neri, che emettono radiazioni che li fanno poi evaporare. Questo processo aiuta a spiegare la nozione che i buchi neri sono esistiti a livello micro fin dal Big Bang e che più piccoli sono più velocemente evaporano.
Il suo libro ‘Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo’, pubblicato nel 1988, gli ha assicurato fama mondiale, con 10 milioni di copie vendute in 40 diverse lingue. Ma Stephen Hawking era diventato qualcosa di più, una vera e propria icona, aveva saputo raggiungere il grande pubblico con la sua umanità  e la sua chiarezza espositiva. Membro della Royal Society, Royal Society of Arts e Pontificia Accademia delle Scienze, nel 2009 aveva ricevuto dal presidente statunitense Barack Obama la Medaglia presidenziale della libertà , la più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America.

(da “Huffingtonpost”)

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VERTICE NOTTURNO DEL CENTRODESTRA, REGNA LA CONFUSIONE, SALVINI MANDATO A TRATTARE PER LE PRESIDENZE DELLE CAMERE

Marzo 14th, 2018 Riccardo Fucile

GIOCO DELLE PARTI TRA FINTA CORDIALITA’… CON LA RECONDITA CERTEZZA CHE SALVINI SI ANDRA’ A SCHIANTARE E SI RIAPRANO I GIOCHI

Al momento della torta di mele, Giorgia Meloni si rivolge a Matteo Salvini e dice: “Matteo, perchè non lo fai tu il presidente del Senato?”.
Al termine di una giornata di tensione, segnata dalla conferenza stampa del numero uno leghista a Strasburgo in cui è stata ribadita la linea anti-Ue del Carroccio, i tre leader del centrodestra si incontrano a Palazzo Grazioli, residenza romana di Silvio Berlusconi, per la prima volta dopo il voto.
Tra un girello per secondo e la torta alla fine, va in scena un vertice interlocutorio, che si conclude con l’incarico a Salvini di parlare con tutti gli altri partiti per negoziare sui prossimi presidenti delle Camere.
È questo il piatto principale della cena tra gli alleati del centrodestra, che si svolge in un clima tattico.
È un gioco delle parti quello che va in scena tra i leader, che investono Salvini del ruolo di capo della coalizione affinchè cominci davvero a comportarsi come tale.
Non sono andati giù ai forzisti i toni anti-Ue utilizzati oggi dal leghista, che ha parlato più da capo partito che da numero uno di uno schieramento più largo.
Tra i commensali, si respira un clima di finta cordialità .
Sul fronte alleanze, nè Berlusconi nè Salvini chiudono a priori ai 5 Stelle. È Giorgia Meloni l’unica a chiedere di utilizzare il perimetro del centrodestra come base per qualsiasi ragionamento.
A parte il mandato accordato a Salvini, che tasterà  gli avversari sulle presidenze, rimangono alcuni nodi da sciogliere.
In cima alla lista c’è il nome da proporre per la carica di presidente del Consiglio qualora se ne presentasse l’occasione. C’è confusione nella coalizione.
Prova ne è la decisione presa riguardo le consultazioni.
Gli alleati, per formare la delegazione, si rimetteranno al volere del capo dello Stato. Se Mattarella li convocherà  assieme, andranno assieme. Altrimenti, si presenteranno per gruppi. Ciascuno per conto suo.

(da “Huffingtonpost”)

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