Destra di Popolo.net

AL FATTO NON E’ PIACIUTO IL VOTO M5S ALLA CASELLATI

Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO RICORDA I PRECEDENTI IMBARAZZANTI: DALLA FIGLIA ASSUNTA AL MINISTERO ALLA DIFESA DELLE OLGETTINE

Con tutti i video girati ieri pomeriggio, il Fatto Quotidiano non poteva esimersi dal fare a pezzi l’elezione di Elisabetta Casellati a presidente del Senato e così fin dalla prima pagina l’ex sottosegretaria alla Giustizia dei tempi del Lodo Alfano poi finita nei guai da sottosegretaria alla Sanità  per l’assunzione della figlia al ministero finisce sulla graticola.
A ricordarne poi vita, morte e miracoli è Carlo Tecce:
Un paio di mesi di ricerca e da Publitalia, la società  di Mediaset che raccoglie miliardi di euro di pubblicità , ingaggia il capo della segreteria con un compenso di 60.000 euro: si chiama Ludovica Casellati, la figlia. Ludovica affronta le polemiche, e resiste al ministero: “Ci ho messo dieci anni perchè non mi chiamassero ‘figlia di’ e adesso non vorrei passare per quella aiutata da mammina”.
Così rientra a Mediaset, si dedica pure al giornalismo verde e, lasciata Publitalia, fonda “Green life”che edita la rivista Viaggi in bici.
Barbara Degani, originaria di Torino, cresciuta a Padova e da sempre in Forza Italia, viene nominata sottosegretaria al ministero dell’Ambiente.
Ha bisogno di una portavoce,si guarda intorno, non oltre Padova forse, e indica Ludovica Casellati: l’incarico (di 40.000 euro l’anno) parte nel 2014 con Renzi, prosegue nel 2016 con Gentiloni e finirà  con l’arrivo del prossimo governo. Coincidenze, soltanto coincidenze. Maria Elisabetta Alberti Casellati è in buona fede e quel librone della memoria lo dimostra.
Poi Il Fatto ricorda come la Casellati abbia occupato all’epoca il palazzo di Giustizia di Milano per protestare contro la persecuzione del Cavaliere da parte dei magistrati.
Cene eleganti ad Arcore e parentele larghe. “’Esiste una registrazione di una conversazione, Berlusconi era convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak”. Ruby è marocchina, Mubarak egiziano.
Le sentenze che non si sentono.
“Cassazione o meno, Berlusconi è e rimane l’unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità , si è raggiunto il traguardo coltivato da venti anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiano sereni”.
Olgettine e opere di carità .
“Berlusconi paga le ragazze giovani? È generoso con tutti, anche con le persone bisognose che incontra per strada. In una manifestazione di piazza, c’era una donna, che non aveva i denti. Le ha dato dei soldi per comprarsi la dentiera”.
Saranno tempi interessanti.

(da “NextQuotidiano”)

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IL PD AVEVA OFFERTO UN PATTO A DI MAIO NELLA NOTTE DI VENERDI’, MA MARTINA SI E’ SENTITO RISPONDERE: “ABBIAMO SCELTO SALVINI”

Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile

SMENTITA LA TESI DEL “PD CHE NON AVEVA PRESO INZIATIVE”… L’INCIUCIO TRA GRILLINI E LEGHISTI ERA SCRITTO DA TEMPO

Una telefonata nella notte tra venerdì e sabato ha sancito il piano B per le presidenze delle Camera che prevedeva un accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle.
Da un lato del telefono c’era il reggente Maurizio Martina, dall’altro il candidato premier del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio.
Ma, racconta oggi Wanda Marra sul Fatto, quella telefonata non è bastata perchè il M5S aveva già  stretto il patto che ha fatto saltare il centrodestra con Matteo Salvini:
“Luigi, se voi siete disponibili a votare dei candidati con noi, noi ci siamo”.
A un certo punto della notte tra venerdì e sabato, mentre sembrava che il centrodestra si rompesse, Maurizio Martina, segretario-reggente del Pd, ha fatto recapitare un messaggio simile al leader M5S.
“Siamo già  d’accordo con Salvini”, ha risposto, nella sostanza, Di Maio.
Il Pd è rimasto ininfluente nell’elezione dei presidenti delle Camere. Ma quella parte del partito non renziano — che vede insieme Martina, Franceschini, Zanda, ma anche Orlando, Delrio e Gentiloni — può tornare in gioco per la formazione di un governo, rompendo l’asse che si va profilando tra Lega e Cinque Stelle con Berlusconi a fare da comparsa?
I dubbi non finiscono mai: i nostri saranno votati da tutti?
È la prima conta post-elezioni nel partito. Alla fine, pochi problemi per entrambi: 54 per la Fedeli, 102 su 112 per Giachetti.
La prossima puntata è l’elezione dei capigruppo, martedì: Renzi vuoleAndrea Marcucci a Palazzo Madama e Lorenzo Guerini a Montecitorio. Gli altri non sono d’accordo a lasciargli la scelta.
A saltare potrebbe essere Guerini (in favore di Delrio), che ha delle perplessità  di suo,mentre sfilare il gruppo del Senato a Renzi appare difficile.

(da “NextQuotidiano”)

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PAOLO ROMANI: “A SILVIO UN PUGNO DI MOSCHE”

Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile

“AL TAVOLO DEI LEADER NON HA OTTENUTO NEANCHE IL MINIMO SINDACALE, NON PERDO IO, MA FORZA ITALIA”

“Al tavolo dei leader Berlusconi non ha ottenuto nemmeno il minimo sindacale. È rimasto con un pugno di mosche in mano. Salvini ha vinto su tutta la linea. Non ho perso io, qui non si tratta del mio nome ma del progetto politico che rappresento e credevo anche Berlusconi perseguisse”.
È lo sfogo del senatore di Forza Italia Paolo Romani raccolto da Stampa e Messaggero nelle ore dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato.*
“Berlusconi questa volta non ha fatto il leader, non è stato protagonista”, sono le sue parole al quotidiano romano. “Ho l’impressione – osserva – che la geometria politica che si intravede sullo sfondo porti una parte consistente del centrodestra a fare un accordo con i 5 Stelle, è una geometria che io non condivido”.
A La Stampa, Romani spiega che Forza Italia deve restare “un movimento liberale di centro e non condividere accordi con il Movimento 5 Stelle dal quale ci separa tutto, come abbiamo detto più volte in campagna elettorale”.
Quanto al veto di Di Maio sul suo nome, spiega che “il vero problema è che hanno messo il veto a Berlusconi come leader, non hanno accettato Berlusconi come interlocutore sulla scelta dei candidati presidenti. Questo lo trovo gravissimo. Abbiamo consentito a Salvini di fare anche le nostre veci”.

(da agenzie)

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L’IRA DI BRUNETTA LA MATTINA DEL VERTICE: “CARO PRESIDENTE MA VATTENE A FARE IN CULO, NOI CE NE ANDIAMO E CI FACCIAMO UN ALTRO PARTITO”

Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile

BRUNETTA E ROMANI PERDONO LE STAFFE: “QUELLO LI’ ORMAI E’ RINCOGLIONITO”… E BERLUSCONI LI CACCIA DA PALAZZO GRAZIOLI

La lunga notte del berlusconismo a Palazzo Grazioli continua con la luce del giorno, di mattina, alla vigilia della domenica delle Palme.
Ma Paolo Romani e Renato Brunetta non agitano ramoscelli d’ulivo, segno universale di pace.
I loro volti ingrugniti, scorticati dallo stress più che dalla mancanza di sonno, si avvampano di rabbia quando scorgono un comunicato stampa vergato da Silvio Berlusconi.
È la prima stesura della resa dell’ex Cavaliere all’alleato vincitore Matteo Salvini. In pratica accetta Anna Maria Bernini come candidato alla presidenza del Senato.
Ci ha riflettuto tutta la notte. “Anna Maria è sempre stata la mia candidata naturale”. Balena finanche il sospetto, fondatissimo, che lo sfregio leghista dell’altra sera, i 57 voti a Bernini, sia stato avallato dallo stesso B., per costringere Romani al passo indietro.
Romani & Brunetta leggono e all’unisono sbottano: “Caro Presidente ma vattene a fare in culo, noi ce ne andiamo e ci facciamo un altro partito”.
Immobile nella sua maschera mattutina di Ottuagenario insonne, B. è crudele nella risposta, già  riservata ad altri esuli rompitori come Fini o Alfano: “Bene, vorrà  dire che senza di voi Forza Italia prenderà  il 5 per cento in più”.
La coppia di capigruppo si alza e se ne va. Cacciati.
Il loro abbandono genera un equivoco che fa ammattire i giornalisti che presidiano Palazzo Grazioli, poco prima delle dieci. Vedono Romani e Brunetta uscire e pensano che il vertice sia finito. Invece no.
Nella residenza romana, infatti, ci sono ancora una volta Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia, per sua stessa ammissione, si calca sul capo un immaginario casco blu dell’Onu per riportare ordine e armonia.
Appena poche ore prima, sul finire del venerdì precedente, il berlusconismo di Romani e Brunetta ha dichiarato rotto il centrodestra. Il casus belli sono i citati 57 voti leghisti a Bernini nella seconda votazione al Senato.
E il vertice dopo la rottura, convocato per le nove di mattina, fa presagire un altro colpo di scena.
Pace, non più guerra. Solo che a spuntarla, contro il divisivo Romani, non è più Bernini. L’accordo tra centrodestra e grillini prevede un doppio sacrificio.
Bernini da un lato. Fraccaro dall’altro. Il nome terzo che s’impone è quello di Elisabetta Alberti Casellati da Padova, scelta da Niccolò Ghedini con il consenso di Gianni Letta.
Casellati e Ghedini, entrambi di Padova, entrambi avvocati, entrambi esperti di leggi ad personam. È il pragmatismo di Berlusconi. La “roba” innanzitutto.
Cade pure la condizione di incontrare Luigi Di Maio per concordare il fatidico nome. Era diventata una questione d’onore, a sentire il sempre energico Brunetta.
Cade tutto, da Romani in giù. L’ex Cavaliere ha capito che il Pd è morente e l’unica garanzia che ha per tutelarsi è rimanere agganciato al vincente Salvini.
L’aveva fatto capire durante l’ultima visita del leader leghista ad Arcore. “Caro Matteo, ti presento i miei figli: Marina e Pier Silvio”.
Torniamo sulle promettentissime tracce di Brunetta e Romani. I due vanno al Senato e non fanno dichiarazioni, stranamente. “Non siamo autorizzati a parlare”.
Una volta dentro, però, Romani non si trattiene più coi suoi fedelissimi, che gli chiedono spiegazioni.
Ulula Romani, solitamente composto fino all’ultimo capello. Ulula e urla. Con lui c’è anche la figlia del peculato, che usò il suo telefonino da assessore di Monza. “Quello è ormai rincoglionito e bollito”. “Quello” è il Presidente di cui sopra. Silvio Berlusconi.
A Palazzo Madama va in scena la terza votazione. Indi lo spoglio delle schede. Giorgio Napolitano comincia la monotona e lunga litania di “Alberti Casellati” e Romani esce dall’aula, diretto alla buvette a uso e consumo degli avidi giornalisti. E dà  soddisfazione Romani, eccome se la dà : “Sono preoccupato. Non ho condiviso queste scelte, non per la mia persona ma per quello che ci aspetta. Ora vediamo cosa accade. Non mi pronuncio, spero di avere torto”.
Lui e Brunetta volevano la rottura totale con i Cinquestelle e prendersi il Senato e basta.
Lo spoglio finisce e Salvini ritorna a Palazzo Grazioli per festeggiare. C’è Dudù che abbaia come posseduto. B. a Salvini: “Mi fido di te”.
Alla Camera, alcuni deputati azzurri minacciano di raccogliere firme contro la conferma di Brunetta a capogruppo. L’energico “Renato” risponde a tono: “State sereni, sono io che non lo voglio fare più”. Al suo posto Gelmini.
Al Senato, Bernini sostituirà  Romani. Forza Italia quasi non esiste più. Solo macerie. Nascerà  Lega Italia?

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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MUGHINI: “I CINQUESTELLE LI CONSIDERO IL NULLA, NON MERITIAMO SALVINI, RENZI NON E’ FINITO”

Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile

“IN SICILIA IL REDDITO DI CITTADINANZA GIA’ C’E’ CON I FORESTALI, LE PENSIONI DI INVALIDITA’ E L’ARS”…”E’ TRISTE CHE A RAPPRESENTARE IL CUORE PRODUTTIVO DEL PAESE CI SIA UN SOGGETTO COME SALVINI”

Gianpiero Mughini racconta di quando a Parigi nel ’68 “tiravo pavè sulla polizia, poi mi innamorai di Craxi”.
Il 76enne ex direttore di Lotta Continua, poi personaggio televisivo si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera e dice: “Gli intellettuali e la politica? Pagliacci, compreso Pasolini. Anch’io ho vissuto la depressione”.
E la politica di oggi?
«Non mi appassiona».
I 5 Stelle?
«Li considero il nulla, sotto forma di declamazione populistica. In Sicilia il reddito di cittadinanza c’è già : i forestali, le pensioni di invalidità , l’Assemblea regionale…».
Lei è siciliano.
«Non mi sento siciliano; mi sento italiano. Lo accetto perchè erano siciliani Verga, Pirandello, Sciascia. Inutile fingere che esista l’Italia unica del sogno risorgimentale. C’è l’Italia del talento, della creatività , dei conti a posto; e poi c’è il Comune di Roma»
Salvini?
«Non ci meritavamo un risultato elettorale che premiasse un personaggio di questa fatta. È triste stilisticamente e antropologicamente che sia lui a rappresentare la Lombardia, il cuore produttivo del Paese».
Berlusconi?
«Mi sta immensamente simpatico. È uno che ha creato un impero. Sono anni che lavoro a Mediaset e con la Rai non c’è confronto: vedi ragazzi assunti non dai partiti, ma perchè hanno voglia di lavorare».
È andata così male il 4 marzo?
«Abbiamo vissuto due catastrofi nello stesso tempo: la sconfitta di Berlusconi e quella di Renzi. Io speravo al contrario che avrebbero governato insieme: centrosinistra, l’unica formula che in Italia abbia mai funzionato».
Renzi è finito?
«Niente affatto. La storia della politica è piena di resurrezioni: de Gaulle, Churchill, Fanfani…».

(da “NextQuotidiano”)

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IL VERO VINCITORE E’ DI MAIO, NON SALVINI

Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile

TRA UN ANNO L’ELETTORATO DI SINISTRA, PUR DI BLOCCARE IL CENTRODESTRA, VOTERA’ I CINQUESTELLE E QUALCUNO SI ACCORGERA’ DI AVER SOLO BUTTATO ALTRI DIECI ANNI DELLA PROPRIA ESISTENZA SENZA AVER CREATO UNA DESTRA CREDIBILE IN ITALIA

Leggiamo analisi, anche di persone che intellettualmente stimiamo, secondo le quali Salvini sarebbe il presunto vincitore dell’operazione blitz sulle presidenze di Camera e Senato.
Spesso sono le stesse menti che escludevano fino a ieri la possibilità  di una alleanza tra M5S e Lega. Per non parlare dei tanti sedicenti “destri pensatori” che qualche anno fa esultavano per la vittoria di Matteo Renzi, quella sì vera, in quanto il 42% gli ha permesso comunque di governare per un’intera legislatura.
Da queste colonne andiamo denunciando da anni un disegno, evidente per chi voleva vederlo, ovvero la sinergia tra sovranisti su temi e metodi, probabilmente facilitati dal fatto che il M5S aziendalista è nato a Genova e abbiamo fonti di prima mano sulla funzionalità  e sulla metodologia.
Testimonianze di militanti della prima ora sintetizzabili nel concetto “se li conosci li eviti”. Ovviamente non parliamo della base, ma dei vertici.
Il progressivo spostamento del MS5 verso posizioni reazionarie, l’indicazione di Di Maio come capo politico, l’emarginazione di qualsiasi dissenso, l’aiutino di una potenza imperialista che ha l’interesse a destabilizzare l’Europa, sono stati i segnali di una accelerazione in quella direzione.
E veniamo ai giorni nostri.
Se Salvini ha potuto giocare la carta Bernini per uscire dalla trappola sistemata da Berlusconi, è solo perchè aveva la copertura del M5S , senza la quale con il suo 17% non sarebbe andato da nessun parte.
Non è certo un gran giocatore chi ha nascoste altre carte nella manica, in altri tempi si chiamavano bari o collusi.
La sceneggiata Fraccaro, d’intesa con Di Maio, ne è la palese dimostrazione.
Qual’e’ stata questa grande operazione?
Aver regalato al M5S la presidenza della Camera (che altrimenti non avrebbe avuto) e a Berlusconi quella del Senato (che avrebbe potuto rivendicare la Lega)?
Perchè questi ad oggi sono gli unici dati reali.
Più che uno statista un maneggione, al pari di Di Maio, con una differenza: che il secondo ha in dote il doppio dei voti del primo.
Nessuno dei due ha la forza per governare da solo, si accorderanno per un governo del presidente che durerà  un anno, giusto il tempo per tentare di votare una nuova legge elettorale con premio di maggioranza.
Un boomerang, un favore al M5S per un semplice motivo: l’elettorato di sinistra (e non solo) meno fidelizzato, piuttosto che votare Salvini, voterà  M5S , come avviene da sempre nelle amministrative.
E la Lega snaturata di Salvini andrà  a schiantarsi, anche perchè un anno è lungo e di cosa ne possono succedere.
Solo di fronte allo schianto sovranista qualcuno si accorgerà  che la destra italiana   ha perso altri dieci anni per nulla , correndo dietro a un cazzaro razzista, rinunciando a creare una destra credibile e civile che nulla ha a che vedere con la corte dei miracoli che oggi viene spacciata per tale.
Avete idolatrato il Cavaliere, avete sbavato per Renzi, non avete capito dove sarebbe andata a parare la premiata ditta Casaleggio, non vi siete neanche vergognati di battere le mani a un istigatore all’odio, quando era invece il momento   di “volare alto” e concorrere a costruire la “destrachenonc’e'”.
Non contano solo i voti in politica, serve un progetto al servizio di una società  in divenire, serve una classe dirigente che sappia “dissentire”, non composta da servi fedeli.
Altrimenti è come fare un mutuo   trentennale per la casa e poi accorgersi di non poter pagare le rate.
E alla fine ci si ritrova in fila alla Caritas.
Magari pure a fianco dei tanto “odiati” immigrati.

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