Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
ALLA MEDIA PACINOTTI DI SAN DONATO, A TORINO
La procura di Torino ha aperto un fascicolo per istigazione all’odio razziale sul caso degli insulti
che sarebbero stati rivolti da un professore a un allievo di 12 anni di origine cinese alla scuola Pacinotti, nel quartiere San Donato.
La segnalazione alla procura è partita dalla scuola stessa.
I genitori del ragazzo, che in classe si era sentito chiamare “Cinese di m…”, infatti, non hanno mai sporto denuncia contro il professore di tecnica. “Se ci chiede scusa per noi il caso si chiude qui”, aveva detto il padre dell’adolescente.
Il fatto era però stato segnalato all’ufficio scolastico regionale e alla stessa dirigente da una rappresentante di classe che aveva inviato una lettera raccontando più di un episodio in cui il docente si sarebbe rivolto con insulti e toni razzisti verso i suoi allievi.
Prima di offendere il ragazzo cinese, lo stesso professore si era rivolto ad un altro allievo dicendogli: “Marocchino che hai da ridere?”.
La rappresentante di classe, a nome di altri genitori, aveva chiesto che il docente fosse sospeso dall’insegnamento: «Al momento non abbiamo ricevuto risposte ma mi è stato spiegato che senza la denuncia dei genitori non è possibile prendere provvedimenti».
Il fascicolo è affidato al pm Mario Bendoni che indaga anche sull’altro caso che ha scatenato una bufera sulla scuola media Pacinotti, quello che vede indagato un professore di ginnastica per lesioni. Il docente, Felice Frangipane, è accusato di aver fratturato una mano ad un suo allievo di 11 anni. Per quell’episodio Frangipane è stato sospeso in via cautelare e non è ancora tornato in classe.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
L’INSEGNANTE DI TORINO E’ DIVENTATA IL MOSTRO DA SBATTERE IN PRIMA PAGINA DA PARTE DI QUEI POLITICI SEMPRE SILENTI NEL CONDANNARE GLI EPISODI ACCERTATI DI VIOLENZE DEGLI UOMINI IN DIVISA
Il mostro da “sbattere in prima pagina” si chiama Lavinia Flavia Cassaro, è un’insegnante dell’Istituto Comprensivo Leonardo Da Vinci di Torino, una scuola elementare nella periferia Nord della città , e una settimana fa, durante una manifestazione antifascista, ha inveito contro un cordone di agenti di polizia in assetto antisommossa: “Vigliacchi, mi fate schifo, dovete morire”, ha detto l’educatrice, scatenando le ire della politica e dei rappresentanti delle forze dell’ordine.
Come rapaci su una preda fin troppo facile da catturare, Matteo Renzi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini — sempre silenti nel condannare le violenze e gli omicidi di uomini in divisa (che anzi, sono stati spesso promossi) — non si sono fatti sfuggire l’occasione per emettere condanne durissime quanto scontate.
l segretario del PD ha dichiarato che la Cassero andrebbe “licenziata su sue piedi”; la Lega ha aggiunto: “Non è necessario avviare un provvedimento disciplinare, ma deve essere licenziata in tronco e non deve più mettere piede dentro una scuola finchè campa”.
Il capo politico dei Cinque Stelle è andato però oltre e non si è limitato a condannare le parole della Cassero ma ieri sera, in diretta tv sulla trasmissione Matrix, ha espulso dal Movimento (o quanto meno sconfessato) Maura Paoli, consigliera comunale torinese immortalata accanto all’insegnante. Un “concorso di colpa” che sfugge a qualsiasi logica.
Oltre al delirio di onnipotenza della politica c’è stata la gogna mediatica.
Lavinia Flavia Cassero è stata trattata alla stregua di un’assassina per aver semplicemente pronunciato una frase, parole che chiunque si sia trovato in un contesto teso come quello di una manifestazione repressa dalla polizia con cariche, manganelli e idranti avrebbe potuto dire.
Parole che non rappresentavano, con ogni evidenza, una minaccia per i poliziotti o carabinieri, abituati a ricevere e lanciare in contesti concitati ben altre invettive.
Tutto normale, quindi? Sì, tutto normale se ci si astrae dal chiacchiericcio e dalla polemica politica. In una corteo animato da scontri è difficile tenere a bada l’adrenalina ed il minimo è che volino “parole grosse”.
Perchè Lavinia Flavia Cassaro, come ciascuno di noi, non è solo il lavoro che svolge. E’ una donna, un’attivista politica impegnata nella lotta alla tav.
Quando suona la campanella e finiscono le lezioni può dismettere — se lo vuole — i panni della maestra e indossare quelli che più la aggradano, compresi quelli della manifestante e della militante di un centro sociale.
E’ quindi difficile non rispecchiarsi nelle parole dell’associazione Cattive Maestre, che ha preso le difese di Lavinia: “Dietro questo attacco alla professoressa, non c’è nessuna difesa dell’integrità della scuola. C’è solo la traccia di un nuovo perbenismo e moralismo che si fa strada nella società e che si intreccia con le pulsioni autoritarie di questa classe dirigente”.
Per questo difendo Lavinia Flavia Cassaro: penso che la scuola italiana non debba educare all’obbedienza ma alla conoscenza critica.
E penso anche che nessuno possa chiedere a delle insegnanti di rinunciare ad essere libere cittadine e manifestare il proprio pensiero anche in piazza.
“L’obbedienza non è una virtù”, scriveva Don Milani nel 1965 a un gruppo di cappellani militari toscani.
E non lo è neppure per Lavinia Flavia Cassaro.
(da “FanPage”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
LA PREFETTA BASILONE VUOLE PORRE FINE ALL’OCCUPAZIONE ABUSIVA DA PIU’ DI 14 ANNI E LA INSERISCE TRA GLI SGOMBERI URGENTI
La sede ufficiale di Casapound in via Napoleone III all’Esquilino è un immobile di proprietà dello
Stato, abitato abusivamente e gratuitamente da più di 14 anni, nella più totale inerzia di almeno tre amministrazioni capitoline.
Ora, scrive oggi Il Messaggero, la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo per calcolare il danno per le casse pubbliche dell’inerzia: nei prossimi giorni acquisiranno in Comune tutta la documentazione utile alle indagini.
Tra occupazioni silenziosamente autorizzate, sgomberi mancati, denunce inascoltate e, soprattutto, censimenti mai effettuati, i magistrati puntano il dito contro il Campidoglio, il Demanio proprietario dell’immobile — e anche contro il Miur, che per anni ha avuto in carico l’edificio.
Secondo quanto sostiene Casapound il palazzo è anche la casa di famiglie italiane in difficoltà economica.
Ieri però Repubblica Roma ha ricordato che il leader Simone Di Stefano nel 2013 al momento della presentazione delle liste per le politiche, avrebbe dichiarato proprio il palazzone dell’Esquilino come residenza.
Avrebbe vissuto in uno di quegli appartamenti anche la moglie del presidente Gianluca Iannone, così come altri militanti.
Lo stesso immobile è anche la sede amministrativa di cooperative e associazioni.
Per i magistrati contabili, per più di un decennio, la situazione di illegalità sarebbe stata tollerata e mai affrontata.
Nella lista di immobili da sgomberare con urgenza, stilata nel 2016 dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca, la sede di Casapound non compariva.
Compare invece — ed è tra le priorità -nell’elenco fatto dal prefetto Paola Basilone, su segnalazione della procura di piazzale Clodio, che da tempo indaga sull’invasione di immobili da parte dell’organizzazione di estrema destra.
Il ministero dell’Istruzione, dopo l’occupazione del 2003, aveva presentato una denuncia informando anche l’Avvocatura. Pochi mesi dopo, però, aveva comunicato di voler riconsegnare il palazzo. Ora, il Demanio sostiene di aver chiesto al Miur di intervenire contro l’occupazione, mentre il ministero si difende dicendo di non avere in carico il bene demaniale da anni
L’edificio, ex sede del Miur,è occupato senza titolo dal 27 dicembre 2003.
Nel 2009 il Demanio aveva cercato di cedere il bene al Comune di Roma, per 11 milioni e 800mila euro, ma l’accordo era sfumato.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
CATELLO VITIELLO CONTINUA A USARE IL SIMBOLO DEL M5S PER LA SUA CAMPAGNA ELETTORALE
Luigi Di Maio era stato volitivo e chiaro: i candidati “impresentabili” del MoVimento 5 Stelle sono fuori gioco, non c’è nulla che possa succedere di diverso, anzi forse gli facciamo pure causa se continuano a usare il simbolo per danno di immagine.
E infatti Catello Vitiello, sanzionato perchè avrebbe nascosto al capo politico la sua passata appartenenza alla massoneria, ha appena pubblicato su Facebook un video di riepilogo della sua campagna elettorale in cui torna a chiedere il voto per sè e per il MoVimento 5 Stelle, citando tranquillamente il “Partecipa, scegli, cambia” che è lo slogan elettorale del MoVimento 5 Stelle.
Insomma, Catello Vitiello “disobbedisce” a Di Maio o, più propriamente, non se lo fila proprio.
E ovviamente ha tutte le ragioni per farlo. Perchè Vitiello, a cui è stato negato l’uso del simbolo M5S, si è messo in sonno prima della candidatura e il regolamento del M5S sulla massoneria è scritto al tempo presente: attualmente è con pieno diritto candidato nel MoVimento e nemmeno se avesse firmato qualche misterioso modulo di rinuncia avrebbe la possibilità di rinunciare alla candidatura e alla proclamazione, a differenza di quanto racconta Di Maio in televisione mentre il conduttore lo guarda con quell’espressione ebete tipica del “ma io che ci faccio qui? A che ora si pranza?“.
La verità è che l’elettore M5S, a causa dell’incuria di Giggetto nella scelta dei candidati, si troverà un sacco di espulsi “virtuali” che potranno andare a ingrossare le fila della maggioranza eventuale di centrodestra.
Tutto grazie a lui.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
COME NON FAR VOTARE GLI ANZIANI
Per andare a votare bisogna averne più voglia che nausea, ma non basta. 
Bisogna aprire la scheda e capirci qualcosa senza un enigmista di sostegno, ma non basta.
Perchè prima bisogna raggiungere il seggio, e non è così semplice.
Ci sono i disabili, costretti a sciropparsi rampe di scale. E i fuori sede, dissuasi da un sistema di trasporti che ha perfezionato la sua capacità di rendere isterico anche il maestro Yoda.
Ci sono, soprattutto, gli anziani.
Il Paese invecchia a vista d’occhio e ogni famiglia schiera ai nastri di partenza almeno un elettore ancora mentalmente lucido, ma arrugginito nelle articolazioni.
La «Nuova Sardegna» ha raccolto il grido di dolore della nipote di un novantaseienne, lo zio Mario. Il pover’uomo non esce di casa da mesi.
Ma poichè – trascinando una gamba ormai inservibile e dribblando in salotto la moglie in sedia a rotelle – è riuscito ad aprire la porta al medico della Asl, per lo Stato italiano è equiparabile a un diciottenne.
Domenica dovrà raggiungere l’autobus senza schiantarsi, sobbalzare per due chilometri senza perdere l’appiglio, scalare un paio di piani senza ascensore e accasciarsi nell’urna senza un lamento.
Naturalmente non lo farà , rinunciando a malincuore a esercitare il suo diritto.
Perchè in Italia si possono spostare soldi e ricevere pizze a domicilio con un clic.
Ma per votare è ancora necessario andare là dove manderei volentieri tanti nostri legislatori: a scuola.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
DALLA CHIUSURA DELLE URNE ALLA PRIMA SEDUTA DELLE CAMERE
Ci vorrà minimo un mese, forse anche di più.
Una volta scrutinate tutte le schede e proclamati i risultati, il 5 marzo comincerà la maratona per trovare i nuovi presidenti delle Camere e formare il nuovo governo. Queste le tappe.
4 MARZO.
Le urne si chiuderanno alle 23. Lo spoglio delle schede non sarà breve, vista la complessità della legge elettorale. I risultati definitivi arriveranno in nottata.
8-9 MARZO.
I nuovi deputati e senatori possono cominciare a registrarsi in Parlamento: foto, consegna del tesserino da parlamentare e altri adempimenti burocratici.
23 MARZO.
Prima seduta delle nuove Camere. Per scegliere chi presiederà questo primo appuntamento delle nuove assemblee, i regolamenti parlamentari di Camera e Senato fissano criteri diversi .
A Palazzo Madama vale quello dell’anzianità : l’onore spetterà all’ex presidente della Repubblica e senatore a vita Giorgio Napolitano (93 anni).
A Montecitorio si pescherà dai vicepresidenti della Camera della passata legislatura, partendo da quello che è stato eletto con più voti: toccherà al Pd Roberto Giachetti, sempre che venga rieletto, altrimenti si passerà a Luigi Di Maio.
Se tra i deputati non dovesse esserci nessun ex vicepresidente (neanche delle precedenti legislature), sul seggio più alto siederà il deputato più anziano.
L’ELEZIONE DEI PRESIDENTI DELLE CAMERE:
La prima seduta sarà dedicata all’elezione dei nuovi presidenti. Al Senato si farà presto, massimo due giorni:se dopo tre votazioni nessuno supera la maggioranza assoluta si va al ballottaggio tra i due più votati: vince il più votato. Alla Camera, invece, i tempi potranno essere più lunghi: per eleggere il nuovo numero uno dell’assemblea serve la maggioranza dei due terzi nei primi tre scrutini, poi la maggioranza assoluta, e si va avanti così fino alla fumata bianca.
25 MARZO:
per questa data i parlamentari devono aver comunicato a quale gruppo vogliono appartenere.
27 MARZO:
entro questa data i gruppi parlamentari eleggono i loro presidenti
FINE MARZO-INIZIO APRILE:
Una volta eletti i presidenti di Camera e Senato e formati i gruppi parlamentari, il premier Gentiloni rassegna le dimissioni e partono al Quirinale le consultazioni per la formazione del nuovo governo.
§La settimana santa (Pasqua quest’anno cade il primo aprile) non dovrebbe bloccare i lavori. Al Quirinale saliranno i presidenti delle Camere, l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano e i rappresentanti dei gruppi parlamentari.
Al termine del giro d’orizzonte Mattarella deciderà il da farsi: incarico esplorativo (se la situazione dovesse essere ancora confusa) o incarico pieno, per formare il nuovo governo. Nel frattempo continua a governare Gentiloni, in carica per gli affari correnti.
IL NUOVO GOVERNO:
se l’incaricato scioglie la riserva, presenta la lista dei ministri al presidente della Repubblica, giura con la sua squadra al Quirinale e va alla Camera e al Senato per il voto di fiducia. Se invece rinuncia, nuovo giro di consultazioni e nuovo incarico.
Una volta ottenuta la fiducia dei due rami del Parlamento, il governo non ha altri adempimenti da compiere e può cominciare il suo lavoro.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
SCHEDA GIALLA PER IL SENATO, SCHEDA ROSA PER LA CAMERA, UNA SOLA CROCE PER NON SBAGLIARE
Ecco una mappa sulle elezioni e su come votare.
QUANDO SI VOTA E CHI VOTA
Si vota solo domenica 4 marzo dalle 7 alle 23. Per esercitare il diritto di voto bisogna avere 18 anni per la Camera, 25 per il Senato. Al seggio servono un documento di identità valido e la tessera elettorale. Complessivamente gli aventi diritto sono 46.604.925.
LA LEGGE ELETTORALE –
Il Rosatellum bis, al suo esordio, si basa su un sistema misto: un terzo maggioritario, due terzi proporzionale. Quindi l’assegnazione di 232 seggi alla Camera e di 116 al Senato sarà effettuata in collegi uninominali, in cui vincerà il più votato. L’assegnazione dei seggi restanti (386 alla Camera, 193 al Senato) avverrà in collegi plurinominali con metodo proporzionale.
LE SCHEDE
Gli elettori riceveranno una scheda gialla per il Senato e una rosa per la Camera. Ogni scheda riporterà in un rettangolo il nome del candidato nel collegio uninominale. Nella parte sottostante ci sarà il simbolo della lista o delle liste collegate al candidato uninominale, con a fianco l’elenco dei candidati nel collegio plurinominale.
IL TAGLIANDO ANTIFRODE
Le schede – ed è una novità – saranno munite di un tagliando anti-frode che il presidente del seggio dovrà staccare prima di metterle nell’urna: un passaggio che renderà di fatto automatico il deposito della scheda da parte del presidente, e non dell’elettore.
COME SI VOTA, NO AL VOTO DISGIUNTO –
Per votale l’elettore può apporre una croce sulla lista, estendendo così il voto anche al candidato uninominale collegato. Oppure può apporre un segno su un candidato uninominale, e il voto si estenderà alla lista o liste collegate in misura proporzionale alle preferenze ottenute nel collegio da ogni singola lista. Il voto è valido anche se si appone il segno sia sul candidato uninominale che sulla lista o su una delle liste collegate. Non è invece possibile il voto disgiunto, cioè votare per un candidato uninominale e, nel contempo, per una lista collegata a un altro candidato.
MALATI E DISABILI
Chi è in ospedale o casa di cura può votare nel luogo di ricovero. Gli elettori diversamente abili con grave impedimento fisico, come ciechi o affetti da paralisi, possono essere accompagnati nella cabina elettorale. Chi dipende da apparecchiature elettromedicali, può votare a casa. Anche i detenuti possono votare, dopo aver inviato al sindaco una dichiarazione con l’attestazione del direttore dell’istituto.
REGIONALI
Si vota per le regionali in Lazio e Lombardia. Se si indica solo il candidato presidente, il voto non si estende alla lista/liste collegate; mentre se si vota solo per la lista, il voto si estende al candidato presidente collegato. E’ ammesso il voto disgiunto. Si possono esprimere una o due preferenze per il consiglio regionale (se 2 devono essere un uomo e una donna).
LO SCRUTINIO
Alle ore 23 di domenica, chiuso l’accertamento del numero dei votanti inizierà lo spoglio delle schede del Senato; a seguire si effettuerà quello della Camera. Per le Regionali lo scrutinio inizierà alle 14 di lunedì 5 marzo.
(da agenzie)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
PARLANO DI VALORI CRISTIANI E FAMIGLIA? UNO HA AVUTO DUE FIGLI DA DUE DONNE DIVERSE (UNA MAI SPOSATA) E ORA STA CON UNA TERZA… L’ALTRA HA AVUTO UNA FIGLIA FUORI DAL MATRIMONIO
Due anni fa ci chiedevamo chi avesse paura di una principessa Disney lesbica.
La principessa in questione era Elsa, la protagonista di Frozen e all’epoca era appena partita la campagna per chiedere agli sceneggiatori del sequel di inserire nella trama la figura della fidanzata di Elsa.
Secondo un’interpretazione del film infatti Elsa potrebbe essere omosessuale. Non solo perchè non viene salvata dall’intervento del principe azzurro ma anche perchè in “Let it go” ad un certo punto Elsa canta: «Don’t let them in, don’t let them see. Be the good girl you always have to be. Conceal, don’t feel, don’t let them know, Well now they know» (nell’adattamento italiano il doppio significato è andato perso).
Oggi abbiamo scoperto che ad avere paura di Elsa di Frozen sono Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
Salvini è “preoccupato” dal mondo al contrario
Qualche giorno fa il New York Post ha lasciato intendere che la campagna internazionale #GiveElsaAGirlfriend potrebbe aver avuto successo e che Jennifer Lee — regista e sceneggiatrice del sequel — non avrebbe escluso la possibilità che la principessa possa innamorarsi di una ragazza.
Apriti cielo, Salvini e la Meloni — che hanno cose più importanti di cui occuparsi — hanno subito prese le difese dei “nostri bambini”.
Salvini durante un comizio a Frozen ha detto «io dico, ognuno fa quello che vuole, però non avete come l’impressione che ci stiano preparando un mondo al contrario?».
Salvini è preoccupato e quindi “vuole intervenire prima che il mondo non sia arrivato da un’altra parte”.
Elsa di Frozen non solo farebbe parte del complotto globale dell’ideologia gender ma addirittura del piano per la sostituzione organizzata dei popoli.
Se da un lato l’allarme gender non stupisce poi così tanto, visto che già all’uscita di Frozen (nel 2013) qualcuno disse che il cartone faceva parte della terribile e temuta agenda della propaganda gay, il pericolo immigrazione è una novità .
Fino ad ora nessuno si era mai chiesto se Kristoff aveva il permesso di soggiorno per vivere ad Arendelle. E aspettate che Salvini scopra che è un orfano adottato da un troll. Da quando in qua i troll possono usufruire della stepchild adoption? Subito una riforma di legge ad Arendelle, Salvini sarà il primo firmatario.
Giorgia Meloni pensa prima ai bambini
Sarà interessante vedere come Salvini difenderà l’Italia dal mondo all’incontrario. Chissà , forse il futuro Presidente del Consiglio telefonerà alla Disney per dire che non si possono mica permettere di fare quello che vogliono.
Perchè in Italia c’è un Presidente del Consiglio, che non ha mai lavorato in vita sua, che ha avuto due figli da due donne diverse (una non è nemmeno sua moglie) e che ora sta con una conduttrice televisiva, che lui sa cosa è meglio per i figli degli altri perchè le radici cristiane d’Europa non si tagliano mica così facilmente, signora mia.
Ecco quindi che arriva la leader di Fratelli d’Italia, che aspira a diventare la prima donna Presidente del Consiglio del nostro Paese (ehi, come Elsa!) che tuona su Facebook: «BASTA! Ci avete stufato! Giù le mani dai bambini!».
Anche la Meloni vuole difendere i valori cristiani.
Che — immaginiamo — comprendano quello della “famiglia fondata sul matrimonio”. Ed infatti la Meloni ha avuto una figlia (il cui concepimento è stato graziosamente annunciato al Family Day) fuori dal matrimonio.
Eppure nessuno è andato da Giorgia Meloni a dirle: “giù le mani da tua figlia!1”. A quanto pare sono tutti ultraconservatori con le famiglie degli altri.
Giù le mani dai nostri Salvini!
Ai due leader sovranisti, vogliamo fornire alcuni spunti per nuove battaglie: Mulan si traveste da ragazzo per poter realizzare i suoi sogni.
In un altro lungometraggio una ragazzina si innamora di una bestia, un vero e proprio animale peloso. E cosa dire del fatto che nella maggior parte dei cartoni animati i protagonisti sono orfani (e quando va bene vengono affidate alle cure di non due, ma tre, donne)?
Non è che forse i film Disney (ma non solo) sono sempre stati anche cartoni animati sull’incontro e la comprensione del “diverso”?
Per scoprirlo Salvini e Meloni sono disposti ad impegnarsi a creare una commissione d’inchiesta parlamentare?
Anzi, essendo il tema della massima importanza per l’Italia proponiamo che Giorgia Meloni e Matteo Salvini partano immediatamente per gli Stati Uniti, direzione Disneyworld, per esaminare accuratamente ogni fotogramma.
Siamo sicuri che il Paese saprà ricompensarli una volta tornati, tra una decina d’anni.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 2nd, 2018 Riccardo Fucile
VIVE IN ITALIA DALLA NASCITA: “VOGLIO CHE SIA LA CULTURA A PERMETTERE A UN IMMIGRATO DI DIVENTARE CITTADINO, NON SOLO LA DISCREZIONALITA’ DI UN GOVERNO”… RISPARMIAVA SOLDI PER MANTENERSI ALL’UNIVERSITA’ DOVE HA DATO 11 ESAMI IN UN ANNO”, QUASI COME SALVINI
Hilarry Sedu a giugno compirà 32 anni ed è a Napoli da quando era in fasce. 
«Mia madre mi ha partorito in Africa, in Nigeria ma sono un italiano di fatto. Non ho mai chiesto la nazionalità perchè porto avanti una battaglia. Voglio che sia anche la cultura a permettere ad un immigrato di diventare italiano e non solo la discrezionalità di un Governo. Essere italiano per diritto naturale».
La barriera della diversità cade davanti alle sue parole precise, forbite e anche lui ne è convinto. «Nel momento in cui l’interlocutore ti sente parlare ti riconosce come italiano, anche se hai la pelle di un colore diverso, ma sei in grado di esprimerti nelle stesse terminologie e forme idiomatiche che usa, diventi italiano per diritto naturale e non per concessione».
L’arrivo negli anni Novanta
La sua è una storia di speranza e di forza per tutti gli altri ragazzi africani (e non solo) che sfidano il mare in gommone cercando un futuro lontano dalla loro terra martoriata e povera.
Hilarry è un avvocato e a Napoli è stato eletto la scorsa settimana nel comitato pari opportunità del consiglio dell’Ordine con un plebiscito di preferenze nella lista «nuova avvocatura democratica» con «quasi ottocento voti. Hanno compreso il mio messaggio, la mia storia».
Suo padre non è mai stato in Italia mentre la madre è arrivata a Napoli negli anni Novanta con un visto turistico ed è stata la prima donna ad aprire a piazza Garibaldi un negozio di abbigliamento.
«Io ho vissuto a Castel Volturno e giocavo in una squadra di calcio. All’età di 13 anni qualcuno si accorse del mio talento: la Salernitana mi comprò. Ero difensore centrale in serie B».
La speranza, l’idea di potersi creare una carriera fiorente da calciatore si è scontrata con gli infortuni: «Cinque operazioni allo stesso ginocchio e il trapianto di cartilagine, non avrei potuto essere un agonista».
Dalla Salernitana allo studio
Ma Hilarry non ha mai smesso di credere al suo sogno, che non era quello di fare il calciatore, ma di studiare. Conservava soldi, non li sprecava, perchè un giorno si sarebbe voluto iscrivere all’università e diventare avvocato.
«Mi mancavano 11 esami e li feci tutti in un anno e così mi laureai: era il 2013».
Un master in Politica migratoria e Diritto dell’immigrazione e poi l’abilitazione per esercitare.
«Da quel momento la mia vita è cambiata ancora una volta. Mi sono impegnato subito nel sociale per cercare di portare avanti con fermezza e decisione quelli che sono i diritti inviolabili – spiega Hilarry –. Adesso assisto Bob Alagiee, il 19enne ferito a colpi di pistola dal gestore del centro temporaneo di accoglienza a Gricignano d’Aversa».
Fu lui, di suo pungo, a scrivere una memoria che proponeva l’istituzione della tanto dibattuta legge dello ius soli , «passata alla Camera ma poi arenatasi».
«Mi batto anche per lo ius culturae , una richiesta che ho presentato in una memoria alla Commissione straordinaria per i diritti umani del Senato il 12 febbraio del 2014 – dice Hilarry –. Chi entra in Italia prima dei 14 anni e dimostra di aver completato i cicli scolastici deve diventare italiano».
I suoi connazionali
Napoli è una città da sempre accogliente e non è una comunità razzista ma «la situazione è di grande tensione». Ci sono irregolari «propensi alla delinquenza e altri invece che sono ambulanti in cerca di una postazione fissa dove poter esporre la propria mercanzia. A Napoli non c’è una politica che sia in grado di riconoscere dei luoghi pubblici a queste persone per poter esercitare la loro professione e il vuoto normativo crea clandestinità anche nell’esercizio della professione. Per quelli irregolari che commettono reati occorre la mano pesante del Governo ai fini del rimpatrio, ma se sono meritevoli allora devono avere il permesso di soggiorno».
E di storie l’avvocato ne conosce tantissime. Come quella di altri suoi connazionali che chiedono asilo politico e invece spacciano droga al centro storico.
«Restano a bivaccare 14 ore al giorno perchè i centri di accoglienza non hanno obblighi al loro controllo e soprattutto non ci sono leggi che possano imporre, per esempio, delle penali a quegli immigrati che non frequentano corsi linguistici o di avviamento al lavoro. La colpa non è tutta però dei ragazzi: sulla carta dovrebbero avere ogni tipo di servizio e opportunità , così com’è scritto nei bandi, ma invece non hanno nulla e diventano facili prede della criminalità ».
(da “Il Corriere della Sera“)
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