Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
NON PASSA GIORNO SENZA CHE NEL GOVERNO QUALCHE INCOMPETENTE CI PROPINI TEORIE CHE CI PORTERANNO ALLA BANCAROTTA
Uno dei supplizi medioevali più crudeli, riservato ai colpevoli di crimini gravissimi, era lo squartamento.
In una delle versioni più brutali ciascuna delle braccia e delle gambe del condannato veniva legata ad un cavallo. Le bestie venivano frustate per correre in direzioni opposte squartando il corpo del condannato. Le parti del cadavere veniveno poi appese in varie parti della città come monito.
Il governo giallo verde sta infliggendo un analogo supplizio ai conti pubblici e in generale al paese. Invece dei cavalli sono i ministri e gli esponenti della maggioranza a lanciarsi in differenti direzioni per infliggere al corpo del paese il massimo dei danni e dell’oltraggio.
Non passa giorno che sul rapporto deficit Pil, sulla ricostruzione del Ponte Morandi, sulle concessioni pubbliche, sull’obbligo vaccinale, sul reddito di cittadinanza, sulla flat tax, sul TAV, sul Tap, sulle pensioni, sulle politiche europee, sull’immigrazione, sul rapporto tra politica e magistratura e su qualsiasi aspetto minimamente rilevante per la condotta della cosa pubblica una ridda di dichiarazioni non si abbatta sulla cittadinanza sconcertata e indifesa di fronte a un concentrato di incompetenza e presunzione di proporzioni sconosciute nel mondo civile.
Un concentrato rancido che tracima da quella fantozziana Corazzata Potemkin chiamata pomposamente “Contratto di (mal)Governo”.
Un testo scritto con lo stile e la maturità intellettuale di un ginnasiale in calore, che come direzione politica punta dritto al baratro della bancarotta.
Più che un contratto una lista malamente assortita di sogni puerili come non se ne leggevano dai tempi del primo demenziale centrosinistra.
Sogni puerili destinati mutarsi presto nell’”Incubo della Decrescita Infelice” di stampo venezuelano. Quello vero, non il Venezuela di Pinochet che esiste solo nelle nell’involuzione delle sinapsi dimaialiche.
Questo immondo supplizio coinvolge una delle poche persone degne imbarcata sulla Nave dei Folli chiamata governo, quel malcapitato Tria che un giorno afferma: ‘Riforme avanti nell’ambito dell’equilibrio dei conti pubblici, la stabilità di bilancio verrà rispettata’ e che dopo pochi minuti viene smentito dal suo viceministro Garavaglia con un perentorio: ‘Sforeremo il tre per cento’.
Da giorni ogni mattina tutti i cavalli a cui è legato il corpo martoriato del paese promettono di correre nella stessa direzione.
Poi, ad esempio, a sera Di Maio spiffera ai suoi sicari incistati nelle redazioni e nella TV che esige le dimissioni di Tria se costui non si piega ai sui diktat che spingerebbero il paese, e di conseguenza i suoi cittadini, alla bancarotta. S
econdo Vox.eu metà dello spread dei titoli pubblici italiani rispetto a quelli tedeschi è dovuto al rischio di uscita violenta dall’euro, mentre il resto è dovuto al rischio di insostenibilità fiscale.
Stesso concetto ha ribadito Draghi nella conferenza stampa dopo la riunione di giovedì del Governing Council della Bce. E persino Centano, il Ministro delle Finanze del governo di sinistra portoghese (sostenuto da coministi e addirittura da trotskisti) ha avvisato che queste farneticazioni somariste sono una specie di fiaccola accesa in nella santabarbara.
Per la cronaca Centano ha portato il rapporto deficit Pil del suo paese allo 0.7% del Pil salvando il paese dalla bancarotta con il sostegno della Trojka.
Ma l’aspetto tragicomico dello squartamento che rischia l’Italia, a giudicare dai sondaggi rigurgitati sui media, dipende dal fatto che molti di coloro stanno per essere squartati, con gli arti già legati ai quadrupedi invece di sottrarsi al supplizio, applaudono fragorosamente e incitano i loro caporioni politici a frustare selvaggiamente i cavalli (o più plausibilmente i somari).
In estrema sintesi, questa cacofonia di voci di ministri e parlamentari, questa isterica pulsione a compiacere la masnada sui social, questa determinazione a soddisfare clientele di parassiti, queste scaramucce quotidiane tra personaggi mediocri, rischia di mandare l’Italia in vacca.
Insomma passeremmo in un batter d’occhio dalle vacanze alla vaccanza
(da “NextQuotidiano”).
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
IN REALTA’ LA SOTTOSCRIZIONE PER LE FAMIGLIE DELLE VITTIME DI GENOVA E’ UNA INIZIATIVA AUTONOMA DEI DIPENDENTI
Danilo Toninelli viene da una settimana difficile: prima il decretino per Genova, poi le
polemiche per le foto con il plastico di Bruno Vespa e infine i giochi di parole con il suo barbiere sulla tragedia.
Per questo avrà pensato di rifarsi stamattina puntando il dito su Autostrade e utilizzando una notizia fatta circolare da Libero e da La Verità .
“È incredibile leggere di #Autostrade che chiede ai suoi dipendenti di devolvere parte dello stipendio per risarcire le vittime di #Genova. Scaricare i costi del disastro sui lavoratori è semplicemente ignobile”, scrive il ministro dei Trasporti su Twitter.
In una lettera inviata a tutti i dipendenti, il responsabile delle risorse umane e industriali della società , Carlo Parisi, scrive: «Cari colleghi, coloro che volessero devolvere volontariamente il valore di una o più ore di lavoro a favore delle famiglie delle vittime della tragedia del crollo del ponte Morandi, dovranno compilare il modulo qui di seguito riportato».
Il comunicato numero 14 dell’ufficio del personale di Autostrade è stato consegnato a casellanti, operai, segretarie e impiegati dell’azienda.
Un comunicato dell’ufficio stampa di Autostrade però sostiene che la storia sia diversa: “L’idea e la richiesta non vengono da noi. Si tratta dell’iniziativa autonoma di un gruppo di lavoratori che ha ritenuto di raccogliere fondi a sostegno delle famiglie. Ci hanno semplicemente chiesto di diffondere la richiesta. Il management di Autostrade non c’entra nulla”.
La società quindi avrebbe fatto così da tramite di una richiesta venuta dai lavoratori attraverso l’interessamento dell’ufficio delle risorse umane.
”Dispiace molto constatare come anche iniziative così nobili possano essere oggetto di strumentalizzazioni fondate su notizie false e tendenziose”, si legge poi in una nota rilasciata alle agenzie.
Autostrade per l’Italia ricorda, “come aveva già chiaramente annunciato in un comunicato stampa del 13 settembre, che la raccolta di fondi promossa a favore delle famiglie delle vittime della tragedia del ponte Morandi è un’iniziativa spontanea di alcuni dipendenti, nata dalla loro sensibilità “.
“Si tratta dunque di un’iniziativa che la società ha deciso semplicemente di sostenere e supportare e che si realizza su base esclusivamente volontaria, attraverso la libera ed eventuale decisione di ogni lavoratore della società di devolvere il corrispettivo economico di una o più ore del proprio lavoro. Quest’iniziativa ovviamente non ha e non potrebbe mai avere nulla a che fare nè con i contributi per le primissime necessità che la società ha già versato agli abitanti e ai commercianti della Zona Rossa, nè con il piano di interventi per Genova dal valore di 500 milioni di euro che è stato annunciato da Autostrade per l’Italia in occasione della conferenza stampa del 18 agosto scorso a Genova. Dispiace molto constatare come anche iniziative così nobili possano essere oggetto di strumentalizzazioni fondate su notizie false e tendenziose”.
Autostrade il 19 agosto scorso ha messo a disposizione del Comune di Genova un fondo da destinare ai familiari colpiti dalla tragedia e a chi perderà la casa per le demolizioni necessarie a ricostruire, annunciandolo in una conferenza stampa con il presidente Fabio Cerchiai e l’amministratore delegato Giovanni Castellucci.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
LA SENTENZA: “HA SOTTRATTO MEZZO MILIONE DI EURO DALLA GANDALF PER FINI PERSONALI”
Il Fatto Quotidiano oggi pubblica un’intervista a Gaetano Intrieri, l’esperto di Toninelli condannato per bancarotta, in cui lui dà una versione completamente diversa della vicenda per cui è finito tra le grinfie dei giudici.
Tanto diversa da far pensare che qualcuno menta e la parte curiosa della vicenda è che lo stesso Intrieri non la fornisce nella lettera che ha inviato al direttore de La Verità Maurizio Belpietro. Chissà perchè.
Ecco l’intervista di Daniele Raineri, che oggi, non a caso, firma anche un articolo sull’indagine della GdF riguardo l’Air Force Renzi rivelata proprio da Intrieri:
Perchè è stato condannato?
Quando nel 2003 fui chiamato in Gandalf a fare l’amministratore, trovai una società sospesa dalla Borsa e in un uno stato comatoso. Per salvare l’azienda e rilanciarla fui costretto a pagare 420 mila euro a una società americana, la Aws, che per Gandalf aveva effettuato una mediazione con i lessor di alcuni aerei e curato l’ingresso di altri Boeing 737 necessari per dare un futuro alla compagnia.
Perchè pagò di tasca sua?
Pagai io, ma erano soldi che mi erano stati consegnati dalla società . Gli americani non volevano essere pagati ufficialmente da Gandalf, perchè temevano fallisse e non volevano perdere i soldi. Non avevo scelta se volevo salvare l’azienda e tutelare lavoratori e azionisti.
Ora, basta confrontare questa versione con quella della sentenza per capire che qualcosa non torna.
La condanna risale a una vicenda del 2003, quando Intrieri è stato amministratore delegato della compagnia aerea Gandalf: dopo il fallimento della compagnia, che risale al 2004, è stato condannato a tre anni e sei mesi, con pena ridotta a due anni e quattro mesi e poi cancellata dall’indulto del 2006, quello a cui Grillo era contrario. Intrieri avrebbe sottratto dalle casse della Gandalf quasi mezzo milione a fini personali. «I 429mila euro da me incassati sono serviti per appianare i debiti con la Banca Intesa», ha detto lui al PM e la Cassazione nella sentenza ha scritto perchè «versò i soldi sui suoi conti correnti facendone un uso personale (…) tutti soldi introitati con il pretesto di dover soddisfare debiti sociali».
Intrieri, che ha un account su Twitter, ha pubblicato una lunga lettera di replica a Maurizio Belpietro dopo la pubblicazione dell’articolo di Amadori.
Nella lettera ammette la condanna ricevuta ma sostiene che sia servita ai piccoli azionisti per ricevere i loro soldi indietro ma non parla per nulla di questo pagamento di 420mila euro alla AWS
Curioso, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
MA SE IL CONDONO E’ STRUTTURALE, CHI PAGHERA’ PIU’ LE TASSE VISTO CHE EVADERE CONVIENE?
Dopo le spiegazioni sc… sc… scientifiche sulla Legionella, la Lega prosegue nell’impostazione di
una neolingua che sostituisca l’ormai vecchio italiano e doni un nuovo senso alle parole.
Il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci si esercita definendo il condono tombale che la Lega sta preparando per finanziare la flat tax, una misura giocoforza una tantum, come una misura strutturale: la manovra potrebbe essere accompagnata da un decreto fisco collegato, ha fatto sapere all’ANSA Bitonci, spiegando che nel dl potrebbero essere inserite pace fiscale “con un tetto di 1 milione a contribuente” e nuova voluntary disclosure.
Dal tavolo economico della Lega, spiega ancora, sono emerse non solo una tantum ma anche la proposta di una misura strutturale, cioè “una sorta di transazione fiscale” che preveda la completa attuazione del concordato con adesione e che tenga conto della situazione patrimoniale e reddituale del contribuente.
La neolingua leghista non sembra essere per ora preoccupata dalla domanda che sorge spontanea: ma se il condono è strutturale chi pagherà le tasse tra i contribuenti onesti, visto che evadere conviene?
In attesa della replica che sicuramente arriverà e sarà nel merito.
(da “NextQuotidiano“)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
SI ERA TAGLIATO APRENDO UNA SCATOLETTA DI TONNO, DENUNCIATO PER SIMULAZIONE DI REATO
La storia l’ha raccontata Tusciaweb: un cittadino di Viterbo, fermato dalla polizia per un controllo e trovato con una mano sanguinante, ha raccontato agli agenti di essere stato aggredito da uno straniero con un coltello.
Ma la polizia ha scoperto che in realtà si era ferito aprendo una scatoletta di tonno e in seguito si era inventato tutto:
“Io, accoltellato da uno straniero”… ma si era tagliato con la scatoletta del tonno. Viterbese denunciato per simulazione di reato.
Ha inventato di essere stato ferito alla mano da uno straniero armato di coltello. Invece si era tagliato da solo, aprendo una scatoletta di tonno in casa. Un uomo, originario di Viterbo ma residente a Terni, è stato denunciato per simulazione di reato.
I poliziotti della squadra volante lo hanno fermato giovedì per un normale controllo, notando la mano sanguinante. Alla richiesta di spiegazioni, l’uomo si sarebbe inventato l’aggressione. Gli accertamenti della polizia hanno fatto però emergere la verità : aveva raccontato la storia dello straniero per tentare di eludere il controllo, dato che era stato già segnalato in passato per guida in stato di ebbrezza.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
SDEGNO E CONDANNA IN CITTA’, RIPULITI I LOCALI DALLE SCRITTE DELLA FOGNA
Un lungo via vai di volontari, giovani e meno giovani: tutti a ripulire le aule del centro di cultura
popolare di via Bramantino, teatro degli atti vandalici delle ultime ore. Le scritte razziste e omofobe sui muri dei locali, le svastiche, gli insulti alle operatrici della cooperativa sociale Don Milani sono stati cancellati.
Ma lo sdegno e la condanna per quanto è accaduto nel centro, che lavora anche su progetti di integrazione per migranti, continuano.
“Attaccare una scuola che punta sull’integrazione significa voler ostacolare il futuro del nostro Paese”, scrive su Facebook il sindaco Sala. “Non possiamo più tollerare gesti come questo: da milanesi continuiamo a credere in una città aperta, solidale e profondamente democratica”.
“Questo è il risultato delle politiche di ordine pubblico del Ministro dell’Interno Salvini, a cui, riconoscenti, questi criminali inneggiano”, polemizza l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Del Corno.
“Contro questo luogo di solidarietà si è scagliata la violenza dell’intolleranza e del razzismo”, gli ha fatto eco il presidente dell’Anpi provinciale di Milano, Roberto Cenati, che ha citato le parole del presidente Mattarella: “Il veleno del razzismo continua a insinuarsi nelle fratture della società e in quelle tra i popoli”.
Dura la condanna anche da parte dell’associazione “I Sentinelli di Milano”, molto attiva in citta’. Sul post della pagina Facebook si legge: “Ormai è un assalto al giorno. Ormai è sdoganato tutto. Tutto”.
Le pareti erano state imbrattate con insulti contro gli omosessuali, simboli nazisti, parole in arabo e frasi come “W Salvini” vergate con vernice rossa. Gli interni messi a soqquadro, con suppellettili e materiali rovesciati.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
FECCIA RAZZISTA IN AZIONE, CATTIVI MAESTRI A PIEDE LIBERO
Una dozzina di bambini si è messa al lavoro questa mattina assieme alle mamme che gestiscono la Scuola popolare di via Bramantino a Milano, per pulire i muri delle aule imbrattate nella notte tra venerdì e sabato da insulti omofobi, svastiche e scritte come ‘W Salvini’.
L’associazione organizza corsi di dopo scuola e attività di sostegno per i ragazzi del quartiere della periferia nord di Milano e doveva riaprire le attività proprio ieri, ma i locali sono stati resi inagibili dai vandali che hanno messo a soqquadro tutto, oltre a imbrattare tutti i muri.
Dopo i rilievi delle forze dell’ordine, questa mattina i bambini hanno preso scope e stracci per aiutare a rimettere tutto in ordine. “Ormai è un assalto al giorno. Ormai è sdoganato tutto. Tutto”, ha scritto su Facebook Luca Paladini dei Sentinelli di Milano, che questa mattina ha fatto visita alla scuola.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 16th, 2018 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DELLA TUNISIA: “NON ACCETTIAMO FORZATURE UNILATERALI E DI FARE DEL PROBLEMA MIGRANTI SOLO UNA QUESTIONE DI SICUREZZA, I DIRITTI UMANI VANNO RISPETTATI”
Intendono rispettare gli accordi assunti bilateralmente. Ma si rifiutano “categoricamente” di
avallare forzature unilaterali e, soprattutto, di fare della “questione migranti” solo un problema securitario.
Nè accettano di diventare una sorta di “Libia bis” quanto al rigetto dei più elementari diritti umani nei confronti di migranti e rifugiati.
La Tunisia risponde ‘”no” alla proposta del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, di rimpatriare i migranti sbarcati a Lampedusa con voli charter straordinari.
“Andranno via subito”, aveva assicurato Salvini parlando del caso. E l’ipotesi allo studio del Viminale era proprio quella di rimpatriare immediatamente i tunisini con i voli charter, basandosi su accordi già esistenti con Tunisi.
Ieri il ministro dell’Interno aveva anche avuto con un colloquio con il suo collega tunisino a Vienna, dove si è tenuta la Conferenza sulle migrazioni. Ma evidentemente non ha dato i risultati sperati per Salvini.
Si dovrà ora seguire la procedura ordinaria: il trasferimento sarà quindi rallentato e sarà possibile rimpatriare non più di 80 migranti a settimana con due voli. Uno previsto per il lunedì e l’altro per il giovedì.
L’accordo con la Tunisia prevede procedure semplificate – e dunque il rimpatrio con i voli charter – esclusivamente per quei tunisini che sbarcano sulle coste siciliane: i migranti vengono intervistati dal console di Tunisi a Palermo o da suoi rappresentanti e, una volta verificata la loro identità , vengono rimpatriati.
Sui charter possono essere imbarcati non più di 40 migranti, perchè ognuno deve essere scortato da due agenti di Polizia.
Per tutti gli altri tunisini intercettati sul territorio italiano valgono invece le procedure ordinarie: i migranti vengono trasferiti nei Cie in attesa dell’identificazione da parte della autorità di Tunisi.
“Evidentemente il ministro Salvini ha una visione parziale e non certo benevola della Tunisia, viste anche le sue precedenti scivolate…”, dice ad HuffPost una fonte vicina agli ambienti governativi di Tunisi.
La scivolata a cui la fonte fa riferimento, e che portò ad un passo dalla crisi diplomatica, data 3 giugno 2018: “La Tunisia è un Paese libero e democratico che non sta esportando gentiluomini ma spesso e volentieri esporta galeotti”, aveva detto il neo ministro in una delle sue prime uscite a Pozzallo.
Il messaggio che da Tunisi è partito per l’Italia, destinazione Palazzo Chigi, Farnesina e Viminale, può essere sintetizzato così: non chiediamo motovedette ma un progetto a tutto campo che incida sulle cause strutturali, crisi economica in primis, che portano giovani tunisini senza futuro ad essere attratti dai salari offerti dai trafficanti di esseri umani che spesso agiscono in combutta con i miliziani dello Stato islamico.
“Sia chiaro — aggiunge la fonte — non stiamo ‘ricattando’ l’Italia, che era e resta un partner fondamentale per noi, del quale apprezziamo l’impegno di imprenditori pubblici e privati e di un diplomatico sensibile e di grande spessore qual è l’ambasciatore Fanara, ciò che è nostra intenzione è di rafforzare questa cooperazione, nell’interesse reciproco e per la sicurezza nel Mediterraneo”.
La volontà della Tunisia è quella di non modificare gli accordi prima di una vera e propria trattativa formale sul rinnovo dell’intesa, anche per poter negoziare con il governo italiano alcune nuove istanze che verranno presentate durante i colloqui ufficiali.
Discutere a tutto campo, spiegano a Tunisi, significa anche rendersi conto, da parte italiana ed europea, che la Tunisia, come peraltro la Libia, da Paese di transito si sta trasformando anche in Paese d’origine per ciò che concerne il fenomeno migratorio. Sono i migranti tunisini a imbarcarsi dai porti di Sfax e Kerkenna, raramente gli stranieri (secondo il Forum tunisino dei diritti economici e sociali, tra il 2011 e il 2016 il 74,6% delle persone che hanno lasciato il Parse sono cittadini tunisini).
Sebbene negli ultimi mesi il flusso di migranti sub sahariani lungo il confine tunisino-libico sia cresciuto (migranti che vengono in Tunisia per trovare lavoro e raccogliere i soldi per pagare i passeur), ad oggi i protagonisti della rotta restano i giovani tunisini che, stretti nella morsa di una economia impoverita e di un clima politico asfissiante, fuggono a bordo dei social media prima ancora che delle imbarcazioni di fortuna”.
(da “Huffingtonpost”)
Sicurezza è sviluppo, investimenti che diano speranza, cioè lavoro, a popoli giovani. Vanno in questa direzione i finanziamenti per 5,5 miliardi di euro che saranno assegnati alla Tunisia da otto fondi internazionali. Le istituzioni coinvolte nell’iniziativa sono l’Agenzia francese per lo sviluppo, la Banca africana per lo sviluppo, la Banca europea per gli investimenti, la Banca Mondiale, il Fondo monetario internazionale, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, la Banca tedesca per lo sviluppo, la Società finanziaria internazionale. I fondi, ha spiegato il commissario europeo per la Politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento Johannes Hahn, serviranno a sostenere il Paese nel corso del processo di costruzione democratica, e risponde, in termini concreti e vincolanti, all’appello del presidente tunisino Beji Caid Essebsi ai partner della Tunisia affinchè appoggiassero la giovane democrazia tunisina in un passaggio di estrema delicatezza. “L’Italia ha giustamente portato a Bruxelles la necessità di destinare una parte significativa dell’Africa Fund Ue a sostegno dei Paesi della Sponda Sud del Mediterraneo, questa è una battaglia che potremmo condurre assieme”, afferma la fonte diplomatica.
Massoud Romdhani presidente del Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), una Ong che aiuta i migranti dice ad HuffPost che “la pressione migratoria in Tunisia è “decuplicata” rispetto al 2017 rivelando che nel primo trimestre del 2018 i migranti tunisini sono stati oltre 3mila mentre l’anno scorso in oltre 15 mila hanno tentato di raggiungere l’Italia. Arrivano nelle aree di Porto Empedocle, Sciacca, Licata, nell’Agrigentino, su barconi di legno di 10-12 metri, che spesso vengono anche abbandonati. In alcuni casi gli occupanti delle imbarcazioni riescono a scendere e far perdere le loro tracce, in altri gli uomini della Guardia di Finanza o della Capitaneria di porto li hanno individuati. Più a ovest, verso Trapani o Mazara, gli immigrati sbarcano, invece, da gommoni che portano dalle 20 alle 40 persone alla volta. In alcuni casi, assieme agli esseri umani, sono stati recuperati anche carichi di sigarette o stupefacenti. A fuggire sono giovani senza futuro, che non rientrano nella categoria “galeotti”. Sono diversi i numeri che indicano la fragilità economica della Tunisia, costringendo la popolazione a condizioni di vita non più sostenibili.
(da “Huffingtonpost”)
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