Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
PER CERCARE SOSTEGNO SUI RIMPATRI ORA SALVINI VUOLE “AIUTARE LA TUNISIA NELLA CRESCITA” E SI RIMANGIA GLI INSULTI… E COME IL RE MOGIO PORTA IN DONO DUE MOTOVEDETTE (TANTO PAGANO GLI ITALIANI)
Lo strappo è stato ricucito. La Tunisia non è più l’esportatrice di galeotti, ma un Paese con cui
l’Italia ha e deve continuare ad avere un “rapporto imperdibile”.
Tunisi, la “Canossa” di Matteo Salvini. “Siamo qui per migliorare accordi già esistenti e ottenere passi avanti. Come Italia lavoreremo per risvegliare l’Unione europea che anche nei confronti della Tunisia dorme”: esordisce così il ministro dell’Interno e vice premier al suo arrivo a Tunisi.
Ad accogliere Salvini, l’ambasciatore d’Italia a Tunisi, Lorenzo Fanara, e il direttore generale della Cooperazione internazionale del ministero tunisino dell’Interno, Ezzedine El Amri.
Se la sua non è una missione “riparatrice”, ci si avvicina e di molto.
Tempestivo, e immancabile, il tweet del leader leghista: “Appena atterrato a Tunisi, felice di incontrare nuovamente il collega ministro dell’Interno Fourati. Abbiamo confermato tra i nostri due Paesi massimo impegno comune sui fronti dell’immigrazione, della sicurezza, della lotta al terrorismo, dello sviluppo economico”.
I tunisini “stanno facendo sforzi notevoli, non sempre sostenuti da grandi risultati”, ha detto poi il titolare del Viminale in un punto stampa definendo quello con la Tunisia un “rapporto imperdibile”, spiegando che l’Italia è il “primo partner” del Paese maghrebino e insistendo sull’importanza di sviluppare l’economia locale: “Ringrazio chi fa impresa perchè è l’unico modo per garantire migrazione fuori controllo – ha detto – io posso portare motovedette, convincere la Ue, ma l’unico modo è fare impresa e convincere i ragazzi tunisini a stare qua. Questo vale anche in Egitto, purtroppo c’è la crisi libica e l’interesse nostro e tunisino è lo stesso, mentre c’è chi preferisce fughe in avanti e instabilità per motivi commerciali”.
La “Canossa” salviniana non si ferma qui.
Il vicepremier leghista elogia la Tunisia: “Le relazioni bilaterali Italia-Tunisia sono ottime. Tunisi è un modello di democrazia per tutta l’Africa e intendiamo sostenerla con determinazione anche in difesa dalle minacce terroristiche. Gli incontri – prosegue il vicepremier – saranno l’occasione per intensificare i rapporti politici, culturali ed economici tra i due Paesi, anche al fine di promuovere nuovi investimenti italiani e il sostegno alle 800 imprese nazionali che operano in Tunisia e garantiscono 63 mila posti di lavoro diretti più l’indotto”.
“Sarà fondamentale – va avanti il responsabile del Viminale – rafforzare la vasta cooperazione sul piano della sicurezza, tenuto conto che la Tunisia è il Paese che, insieme all’Italia, ha subìto il più forte impatto dalla crisi libica. Contrastare l’immigrazione clandestina costituisce una priorità condivisa dai due Paesi per combattere i gruppi criminali che si arricchiscono con i flussi illegali ed evitare tragedie in mare”.
Poi l’annuncio in diretta Facebook: “Entro ottobre consegneremo due motovedette sistemate dal governo italiano e altre 4 nei prossimi tempi”.
Questo e altre misure serviranno a rendere “efficaci ed efficienti gli accordi con la Tunisia”. Rivolto poi al suo omologo Hichem Fourati, ha detto: “So che voi, come noi, avete dei problemi con gli organismi economici internazionali. Vedremo di affrontare queste battaglie insieme”.
E il ministro tunisino ha risposto: “Ecco perchè dobbiamo ragionare insieme e riflettere su soluzioni comuni, in particolare il tema dell’immigrazione. Non possiamo contrastare questo fenomeno solo parlando di sicurezza e in questa riunione presso il ministro dell’Interno parleremo anche di come le autorità italiane possono aiutare e sostenere la Tunisia anche con materiale, con attrezzatura per contrastare questo fenomeno”.
La missione-lampo di Salvini nasce dal fatto che, in un contesto caratterizzato nel complesso da un calo rilevante degli sbarchi in Italia, i tunisini sono al primo posto nella classifica dei migranti che giungono nei nostri porti.
Stando infatti all’ultima rilevazione del Viminale, quest’anno ne sono sbarcati 4.487 (su un totale di 21.024 persone).
Al secondo posto e terzo posto gli eritrei (3.047 al 25 settembre) e i sudanesi (1.595). Arrivano nelle aree di Porto Empedocle, Sciacca, Licata, nell’Agrigentino, su barconi di legno di 10-12 metri, che spesso vengono anche abbandonati.
In alcuni casi gli occupanti delle imbarcazioni riescono a scendere e far perdere le loro tracce, in altri gli uomini della Guardia di Finanza o della Capitaneria di porto li hanno individuati.
Più a ovest, verso Trapani o Mazzara, gli immigrati sbarcano, invece, da gommoni che portano dalle 20 alle 40 persone alla volta. In alcuni casi, assieme agli esseri umani, sono stati recuperati anche carichi di sigarette o stupefacenti.
È la rotta tunisina, che attraversa il confine tra Tunisia e Libia. E per rafforzare la “ricucitura”, c’è anche l’incontro tra il vice premier italiano e il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
MICHELA QUINTAVALLE: “MI ERO SPESA PER VIRGINIA, MA LA SINDACA MI HA MOLTO DELUSA”
Prima sospesa da Atac per un’intervista-denuncia sulla mancata manutenzione che porta i bus della Capitale ad incendiarsi, poi, 128 giorni dopo, la lettera di licenziamento.
Miacaela Quintavalle era stata usata dai grillini quando erano all’opposizione per fare guerra alla giunta di Centro sinistra, una volta salito loro al Cmpidoglio l’hanno scaricata.
“Atac invece di annientare chi denuncia, dovrebbe condividere le preoccupa-zioni dei suoi utenti”.
L’ex dipendente è molto delusa: “ma non perchè mi hanno licenziata. Dico che Raggi in Atac ha solo peggiorato le cose, perchè non si è affidata a chi ne sapeva più di lei”.
E sottolinea che non c’è stato nessun cambiamento “In peggio. Nei due anni di giunta Raggi il servizio è peggiorato, così come la manutenzione. Ma la cosa che ha deluso tutti, e che nessuno dice, è che hanno confermato ai vertici le persone che hanno portato Atac in rosso di 1,3 miliardi. Potevano fare molto e non hanno fatto niente”.
(da Globalist)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
DA QUANDO SI E’ CONVERTITO A DIFENSORE D’UFFICIO DEL GOVERNO LEGA-M5S NON FA CHE RIMEDIARE BRUTTE FIGURE
Luca Telese da qualche tempo è diventato uno dei più accesi sostenitori del governo Salvini-Di
Maio. Non è l’unico, anzi ce ne sono parecchi.
Di per sè ovviamente non c’è nulla di male, ciascuno può legittimamente avere la sua opinione.
Impossibile però non notare il costante (a volte purtroppo inefficace) lavoro di difesa del governo.
Una manovra di avvicinamento che però non manca di suscitare una certa ilarità . Perchè se da uomini di mondo sappiamo bene che il rapporto tra giornalismo e potere è quanto meno una relazione complicata non sfugge la goffaggine con la quale Telese si sta muovendo.
Come Luca Telese spiegava la storia dei 49 milioni della Lega
Ad esempio qualche tempo fa Telese condusse in prima linea la battaglia a favore del Parmigiano Reggiano raccontando la storia dell’OMS che lo voleva dichiarare pericoloso come le sigarette e imporre una tassazione maggiorata sul famoso formaggio italico.
Manco a dirlo a combattere contro i poteri forti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità c’era Matteo Salvini.
Telese poi è passato a spiegare la storia dei 49 milioni della Lega, difendendo il Carroccio e spiegando che il sequestro non era giusto.
Precorrendo i giorni dell’ira dei giusti di Salvini, Telese parlava di “sequestro punitivo” e diceva che non tutti i 49 milioni dovevano essere sequestrati perchè nemmeno la Procura era riuscita a ricostruire l’esatto importo dei rimborsi oggetto della truffa.
Poi però la Lega ha deciso di accordarsi con la Procura di Genova per un piano di restituzione a rate dell’intera somma con cadenza bimestrale in 66 anni.
Ma il nostro non se la beve. Anzi: spiega che la rateizzazione dei famosi 49 milioni di euro della Lega «è semplicemente una ammissione di errore da parte dei giudici» o una «evidente ammissione di errore della procura», abbozzando anche una teoria del complotto.
Ovvero che l’idea della rateizzazione sia stata «forse suggerita discretamente dal Colle» (il che, per inciso sarebbe gravissimo). Ecco che l’onore di Salvini e della Lega è salvo, sono i giudici che hanno sbagliato e invece che dirlo o aspettare che venga dimostrato in tribunale si accordano con la Lega.
Ma non c’è solo la Lega.
Ad esempio il 17 settembre scorso annunciava trionfante su Tiscali e sul Blog delle Stelle: Di Maio reintroduce la Cassa Integrazione Straordinaria e salva i lavoratori, altro che Jobs Act.
Voilà : eccola qui la notizia che nessun giornale vi dirà ed eviterà accuratamente di mettere in prima pagina. Nove giorni dopo le norme che avrebbero dovuto reintrodurre la Cassa Integrazione vengono stralciate dal Decreto Genova perchè mancano le coperture. Tocca aspettare ancora un po’ per cantare vittoria.
Ieri sera a Otto e Mezzo Telese è stato protagonista di un fantastico duetto con la professoressa Veronica De Romanis.
Ad un certo punto Telese ha tirato fuori la leggenda metropolitana del funzionario francese Guy Abeille che sostiene di aver inventato «in meno di un’ora, senza basi teoriche» la formula del 3% sul disavanzo; il famoso limite che non può essere superato pena l’attivazione della procedura d’infrazione.
La storiella piace molto negli ambienti sovranisti perchè dimostra — semmai ve ne fosse bisogno — l’assurdità delle regole europee ed è stata tirata fuori di recente da Luigi Di Maio. Ma è appunto una bufala.
Come spiega Veronica De Romanis non solo le dichiarazioni di Abeille sono state smentite (e del resto è l’unico a sostenere questa versione dei fatti) ma il 3% è il frutto di un’equazione che lega il debito con il disavanzo: «se lei mette delle ipotesi di cresciti e di inflazione e un’ipotesi di debito a cui vuole tendere trova il livello di disavanzo».
Telese però non è convinto e più avanti spiega che «quanto al rapporto deficit/Pil nella spesa reale alla fine il rapporto deficit Pil è oscillato negli ultimi anni tra 3% e 2,4%, quindi non siamo arrivati a spese folli»; quello però — ha corretto la De Romanis — è il disavanzo che è diminuito perchè sono diminuite le spese per gli interessi dal momento che la BCE ha messo in atto il quantitative easing «quindi al netto del quantitative easing il disavanzo è rimasto lo stesso» perchè l’Italia non ha mai adottato una politica fiscale di austerità .
L’espressione successiva di Telese, che sembra quasi rientrare dentro sè stesso è da oscar.
Non contento della figuraccia rimediata in diretta Telese è andato a litigare anche su Twitter.
Qui lo vediamo discettare con l’economista Mario Seminerio (che Telese chiama “Seminario”) mentre cerca di difendere il “funzionario francese” che va a raccontare in giro che nel 1981 ha inventato dal nulla il paletto del 3% “perchè era facile da ricordare”. Una storia alla quale giusto Di Maio e Telese possono credere.
Qualcuno potrà pensare che questo è un attacco a Telese. Al contrario.
L’editorialista di Tiscali e conduttore di In Onda merita di più. Qualcuno ha notato che ultimamente è molto vicino al governo e l’ha fatto presente a Telese, dicendogli che forse si libera un posto alla Prova del Cuoco (intendendo dire che il giornalista è a caccia di un posto in RAI).
Telese ha risposto con molta ironia scherzandoci su; e infatti sarebbe maligno pensare che le uscite infelici sull’economia siano frutto di un non meglio precisato piano strategico per farsi assumere in RAI.
In realtà non è così: dal genuino stupore che traspariva ieri sera dalla sua faccia mentre la De Romanis gli rispondeva è evidente che del tema, semplicemente, non ci stava capendo niente.
Salvate il soldato Telese dalle comparsate tv in cui deve fare il tuttologo, prima che sia troppo tardi.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
HANNO UN VALORE DI 70.000 EURO… CARICATE A BORDO IN LIBIA: PERCHE’ E IN CAMBIO DI COSA?
Ci sono 5 militari indagati per i 7 quintali di sigarette di contrabbando trovati a bordo della nave militare Caprera al rientro da una missione in Libia.
La procura di Brindisi, secondo quanto riporta il settimanale locale Il7 Magazine, ha concentrato la sua attenzione su cinque persone dell’equipaggio.
L’inchiesta — aperta a luglio e affidata al pm Giuseppe De Nozza dopo la denuncia dell’allora comandante della Caprera, il tenente di Vascello, Oscar Altiero — è nelle mani degli uomini della Guardia di finanza.
Al momento sull’affaire del contrabbando delle “bionde” indaga anche la procura militare di Napoli, mentre una terza indagine (interna) è svolta dalla Marina.
Quando ha attraccato nel porto pugliese lo scorso 15 luglio, sono stati individuati 72 cartoni, contenenti 50 stecche ciascuno, a bordo della Caprera che aveva svolto attività di supporto logistico e manutenzione dei battelli della Marina e della Guardia costiera libiche.
Stando al mensile brindisino, le 3600 stecche di una marca sconosciuta in Europa, prodotte nella penisola balcanica, avevano un valore potenziale di 70mila euro sul mercato di contrabbando.
E nel momento in cui il carico è stato scoperto nella stiva della Caprera — riporta Il7 Magazine — era iniziato un primo tentativo di sbarco da parte di alcuni componenti dell’equipaggio. Sempre secondo il racconto del mensile, i cinque militari sotto inchiesta sono ancora in servizio.
La Marina Militare, quando la prima notizia dell’affaire contrabbando è stata data dal sito de Le Iene, ha precisato: “Il 15 luglio 2018 sulla nave Caprera, ormeggiata nel porto di Brindisi e di rientro dall’Operazione Nauras in Libia, a seguito di attività di controllo disposta dal Comandante dell’Unità stessa, vennero rinvenuti degli scatoloni contenenti tabacchi lavorati esteri”.
Come dire: è stata la stessa Marina a scoprire e denunciare tutto. “Della scoperta — aggiunse il comunicato — furono prontamente informate la Procura militare di Napoli e quella ordinaria di Brindisi”.
Il 16 luglio avviene il sequestro dei tabacchi, eseguito anche da personale della Marina, oltre che della Gdf e della capitaneria di porto. Ora l’indagine della procura di Brindisi, guidata da Antonio De Donno, sta cercando di fare chiarezza circoscrivendo i sospetti sul mistero del perchè (e in cambio di cosa) siano state caricate a bordo delle sigarette di contrabbando, presumibilmente proprio in Libia.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
OBIETTIVO RAZZISTA UN GRUPPO DI AFRICANI, OVVIAMENTE LO FACEVANO “PER GIOCO” COME TUTTI QUELLI CHE SONO ISTRUITI DAGLI AVVOCATI PER EVITARE L’AGGRAVANTE RAZZIALE
Non c’era di meglio da fare nelle sere d’estate a Oristano. E tra una birra di troppo e un giro in
scooter a tutta velocità , una banda di 13 ragazzini aveva trovato il migliore svago possibile: prendere di mira le case degli immigrati.
Due squadre su due obiettivi, in due zone diverse della città , per un pericoloso divertimento che è durato più di due mesi.
Pietre, pomodori, petardi e arance: una specie di bombardamento che si ripeteva quasi ogni sera, soprattutto il martedì quando in città c’era più caos del solito, tra negozi aperti fino a tardi e tanti turisti in giro.
Gli obiettivi non erano casuali: la casa di un gruppo di ragazzi africani e la abitazioni semidiroccate ricavate all’interno in un ex mattatoio in cui vivono alcune famiglie rom. Ogni volta lo stesso giro e lo stesso metodo: l’appostamento, il lancio e la fuga. Con qualcuno che restava in zona a godersi lo spettacolo di chi, tra rabbia e spavento, si affacciava in strada per capire cosa stesse succedendo.
«Un gioco stupido», lo definiscono gli agenti della Digos della locale questura, che hanno iniziato l’indagine dopo la segnalazione dei ragazzi senegalesi, preoccupati per essere finiti nel mirino di una banda di teppisti.
L’indagine è andata avanti velocemente e così per 13 giovani sono scattate le denunce per molestie, danneggiamento, lancio di oggetti ed esplosioni in luogo pubblico.
“Per il momento non contestiamo l’aggravante dell’odio razziale perchè non sono ancora emersi che fosse questo il sentimento che animava i ragazzini – spiega il procuratore della Repubblica di Oristano, Ezio Domenico Basso – Non basta prendere di mira degli stranieri o dei soggetti deboli da questo punto di vista per far scattare immediatamente quest’accusa. È vero che tutti i raid che abbiamo ricostruito avevano come obiettivo le case degli immigrati, ma è anche vero che fino a questo momento ci sembra che l’intenzione di questa banda fosse solo quella di passare il tempo. Non escludiamo di contestare l’aggravante se dalle indagini emergerà una motivazione di questo genere”.
Tutti figli di buona famiglia – il più piccolo 15 anni e il più grande 23 – i ragazzini finiti nell’inchiesta della Digos hanno già ammesso le loro responsabilità .
“Era solo un divertimento, volevamo vedere la reazione di chi veniva preso di mira”.
(da Globalist)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
IL MEDICO ACCOLTELLATO SULL’USCIO DELLO STUDIO DA UN EX COMMERCIANTE DI VENTIMIGLIA
Omicidio in centro a Sanremo. Poco dopo le 18:15 l’emergenza è scattata nello studio di un medico legale in via Fratti.
La vittima è Giovanni Palumbo, consulente medico della procura e di tanti studi legali, 61 anni, molto conosciuto nel Ponente.
È stato accoltellato tre volte sull’uscio dello studio, mentre apriva la porta al suo aggressore.
I carabinieri hanno arrestato il presunto assassino, mani sporche di sangue e coltello in mano, all’uscita dello studio di via Fratti.
Si tratta di Vincenzo Mercurio, 54 anni, ex commerciante ventimigliese.
A dare l’allarme ai carabinieri, secondo una prima ricostruzione, sarebbe stato un collega del medico.
I militari dell’Arma indagano sul movente dell’omicidio. Secondo alcune voci non confermate, il fermato avrebbe agito per vendetta.
Mercurio è già stato condannato due volte per aver aggredito un medico di Ventimiglia, un oculista, che riteneva responsabile di una sua patologia all’occhio e della conseguente perdita del lavoro e della casa.
I fatti avvennero nel 2013 e nel 2014.
Ora, un’altra aggressione, non si sa ancora se legata ai casi precedenti.
Mercurio è stato bloccato dai carabinieri e portato via per essere ascoltato
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
SI SONO GIURATI AMORE DAVANTI A UN ESPONENTE DELLA GIUNTA DEL CARROCCIO GUIDATA DAL SINDACO SERTOLI… IMBARAZZO DELLA LEGA
Un esponente della giunta leghista eporediese ha celebrato in carcere la prima unione civile del
Piemonte dietro le “sbarre”.
Un detenuto italiano e un brasiliano si sono giurati amore in carcere davanti ad un rappresentante del sindaco Stefano Sertoli.
I due sono detenuti assieme da alcuni anni e qualche tempo fa hanno deciso di inoltrare richiesta di unione al Comune di Ivrea.
Non è stato facile superare gli ostacoli burocratici, ma alla fine la nuova coppia ce l’ha fatta, grazie anche all’impegno del garante comunale dei detenuti Armando Michelizza, attualmente non più in servizio.
Soddisfatto, anche se assente, il garante regionale dei detenuti Bruno Mellano: “Non riesco ad esserci, ma alla nuova coppia vanno i miei più cari auguri”, il messaggio fatto recapitare alla coppia, che si è unita anche alla presenza della direttrice della casa circondariale Assuntina Di Rienzo.
Questa di Ivrea non la prima unione civile che si celebra in un carcere italiano: un anno fa, Adriana e Camilla, due detenute di 25 e 29 anni finite tra le sbarre per traffico di droga, si erano unite dopo essersi conosciute all’interno del carcere di Rebibbia.
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
SE LA PRENDEVANO SU FB CONTRO ALCUNI RIFUGIATI VISTI SULL’AUTOSTRADA
Adesso vediamo se saranno puniti o se finirà a tarallucci e vino perchè il razzismo è stato sdoganato dal governo del cambiamento
Undici persone, tra cui una donna, sono state identificate e denunciate dalla Questura di Imperia, per aver pubblicato su Facebook commenti a sfondo razziale.
La vicenda risale al 21 settembre scorso, quando un’automobilista in transito sull’A10, pubblicò un post con cui segnalava la presenza di migranti in autostrada.
Gli autori, segnalati all’autorità giudiziaria, sono quasi tutte persone incensurate. Dovranno rispondere del reato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
(da agenzie)
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Settembre 27th, 2018 Riccardo Fucile
COLLETTI: “A LUGLIO LO ABBIAMO FATTO ENTRARE NELLA ROSA DEI DESIGNATI CONCORDATA CON GLI ALTRI PARTITI, DI CHE CI LAMENTIAMO ORA?”… IL M5S HA VOTATO PER UN LEGALE SOCIO DELLO STUDIO CHE DIFENDE GRILLO
Luigi Di Maio va all’attacco su Facebook del vicepresidente del Consiglio Superiore della
Magistratura appena eletto. Nel mirino c’è David Ermini, deputato del Partito Democratico molto vicino a Matteo Renzi, del quale il vicepresidente del Consiglio contesta l’indipendenza: «Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile. Ermini è stato eletto a marzo, si è fatto 5 anni in parlamento con il Pd lottando contro le intercettazioni: la riforma che abbiamo bloccato era proprio la sua. Ora lo fanno pure presidente. Il Sistema è vivo e lotta contro di noi».
Ma c’è un problema: subito dopo l’uscita di Di Maio a prendere la parola su Facebook è il deputato del MoVimento 5 Stelle Andrea Colletti, che dice: «La colpa dell’elezione di Ermini quale vicepresidente del CSM non è dei togati e laici che lo hanno votato. È nostra, come M5S, la colpa di averlo votato, nonostante fosse un politico vicinissimo a Renzi. Abbiamo sbagliato — io mi sono rifiutato di votarlo — prendiamone atto e facciamo tesoro dei nostri sbagli».
Di cosa parla Colletti? I membri del CSM vengono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. Il Consiglio elegge il vicepresidente, che ha pieni poteri visto che la carica di presidente del CSM è del presidente della Repubblica, tra i membri designati dal Parlamento.
Ebbene, i membri del Parlamento sono stati designati alla fine di luglio 2018 (ovvero scelti con voto dopo un accordo tra i partiti, tra cui il M5S) e all’epoca Colletti su Facebook scriveva in un post oggi introvabile: «Noto con (dis)piacere — ha scritto — che almeno due nomi provengono da Firenze, come avveniva nei vecchi metodi della consorteria toscana di Renzi e Company».
Colletti spiega nei commenti su Facebook il motivo del suo dissenso: «tale nome me lo sarei aspettato da uno dei sodali di Renzi, vorrei proprio sapere chi ha fatto questi nomi e con quali criteri».
Il ragionamento di Colletti, in chiaro dissenso da Di Maio, è il seguente: se non volevamo Ermini vicepresidente bastava evitare di farlo entrare nella rosa di designati dal parlamento a luglio. Inutile lamentarsi adesso.
Insieme a Di Maio a farsi sentire è anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: anche lui critica l’elezione di Ermini, e questo è piuttosto irrituale per il ministro della Giustizia: “Prendo atto che all’interno del CSM, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica! Ovviamente nulla di personale nei confronti del neo eletto vice presidente del CSM, David Ermini, a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro”.
Quello che Bonafede “dimentica” di dire in nome della #trasparenzaquannocepare è che il M5S aveva un suo candidato: alla terza votazione, quando per l’elezione era sufficiente la maggioranza semplice, 11 preferenze sono andate ad Alberto Maria Benedetti e 2 sono state le schede bianche.
Genovese, Benedetti è anche socio esterno dello studio Carbone e D’Angelo: gli avvocati nominati dal Tribunale di Genova per difendere il curatore della vecchia associazione del M5S contro la nuova di Grillo e Di Maio.
Benedetti era gradito al M5S (che l’ha fatto designare tra i membri laici del CSM), anche se non è un politico.
Per quello Bonafede e Di Maio sono così arrabbiati.
(da “NexQuotidiano”)
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