Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
“NESSUNA RESPONSABILITA’ DELL’ORGANIZZAZIONE E DELL’EQUIPAGGIO”… “MIGRANTI TRATTENUTI INDEBITAMENTE”…. DA SALVINI ALA CATENA DI COMANDO
Il sequestro della Open Arms è stato convalidato, ma il gip del tribunale di Agrigento Stefano Zammuto ha disposto la restituzione della nave della Ong spagnola.
Il magistrato ha scritto: “Non sussistono, dopo l’evacuazione e il soccorso dei migranti, esigenze probatorie anche in considerazione del fatto che non si ascrive all’organizzazione e all’equipaggio alcuna responsabilità “.
Parole del tutto liberatorie per l’organizzazione non governativa protagonista di uno degli ultimi salvataggi al largo di Lampedusa. Parole, invece, pesanti per chi ha tenuto i cento migranti per venti giorni in mare.
Il giudice scrive infatti che “sussiste il fumus del reato di sequestro di persona da parte dei pubblici ufficiali in corso di identificazione sulla base del fatto che il Tar aveva sospeso il divieto di ingresso in acque territoriali e i migranti sono, quindi, stati trattenuti indebitamente dal 14 agosto”.
Il magistrato rileva “analogie con la cosiddetta vicenda Diciotti” (per cui il titolare del Viminale Matteo Salvini finì sotto inchiesta, ma poi prosciolto dal tribunale dei ministri di Catania) e precisa che in questo caso “è stato omesso il preciso obbligo di individuare un porto sicuro spettante all’Italia in quanto primo porto di approdo in base al trattato di Dublino”.
Un provvedimento che potrebbe far scattare presto delle iscrizioni nel fasciolo, al momento contro ignoti, aperto dal procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio dall’aggiunto Salvatore Vella.
L’ipotesi di reato è quella di omissione di atti d’ufficio, proprio per il mancato rispetto del provvedimento del tribunale amministrativo regionale, che aveva accolto l’istanza dei legali di Open Arms.
Il sequestro della nave era poi scattato per le gravissime condizioni in cui si trovavano i migranti a bordo della nave dopo tanti giorni fermi al largo di Lampedusa.
Una situazione al limite che il gip di Agrigento ribadisce con queste parole: “Erano presenti a bordo ancora un centinaio di naufraghi con gravi rischi per la loro incolumità e per la loro salute fisica e psichica”.
“In quel momento – è scritto ancora nel provvedimento – sussisteva l’urgenza di provvedere, giustificativa della indifferibile adozione del sequestro da parte del pubblico ministero, avuto riguardo alle condizioni fisiche e psicologiche delle persone a bordo emerse in esito all’ispezione del 20 agosto e compiutamente descritte dai consulenti tecnici nelle loro anticipazioni”.
Dopo quel provvidenziale sequestro, la Open Arms potè finalmente approdare al porto di Lampedusa.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
HANNO VINTO CONTE, MATTARELLA, RENZI, FRANCESCHINI E GRILLO…. HANNO PERSO DI MAIO, CASALEGGIO, BERLUSCONI E ZINGARETTI
Chi ha vinto nella partita che si è aperta con la crisi di governo? 
Si tratta di una compagine trasversale che taglia in due partiti e schieramenti.
Il primo vincitore – se tutto andrà secondo le ultime previsioni – è di certo Giuseppe Conte (tempista). Solo poco più di un anno fa era un oscuro professore di diritto. Con la maggioranza gialloverde è rimasto schiacciato dal tandem Di Maio-Salvini. Ma con una dose di cinico opportunismo è riuscito a giocare le sue carte proprio quando l’esecutivo è caduto. Ha messo sul tavolo un po di rapporti internazionali e il ruolo di “meno peggio” della vecchia coalizione agli occhi del Quirinale.
Il secondo è Matteo Renzi (spregiudicato). In poche ore ha smentito tutto quello che aveva detto negli ultimi due anni. Ha però raggiunto l’obettivo. È tornato al centro della scena, ha riconquistato Il ruolo di “cartiere” nel mazzo del centrosinistra e preso tempo per una scissione ancora non pronta. E con i gruppi parlamentari a lui fedeli, le chiavi del futuro esecutivo ce l’ha anche lui.
Il terzo Player è Dario Franceschini (pragmatico). Anche lui ha velocemente cambiato posizione ma da almeno un mese aveva messo in piedi il rapporto con i Grillini. L’idea è stata quella di fermare la deriva salviniana condita, però, con la praticità del ritorno in un posto chiave ministeriale.
Romano Prodi (suggeritore in apprensione) ha combattuto la sua battaglia dietro le quinte, ma senza il suo appoggio i “governisti” del Pd non avrebbero avuto la meglio. Preoccupato dai “pieni poteri” del segretario leghista, considerava decisiva questa opzione.
Walter Veltroni (rinato) come Prodi sentiva sulla schiena i brividi del salvinismo. Come Prodi ha in mano il calendario istituzionale. Soprattutto quello quirinalizio.
Beppe Grillo (ondivago) nel suo perenne ondivagare aveva come obiettivo quello di limitare il potere di Di Maio. Ed è riuscito a arginare l’ex pupillo. Anche a dispetto della coerenza. Sempre più attratto dall’autodistruzione.
Sull’onda del grillismo anche Roberto Fico (minaccioso) sale sul carro dei vincitori. Può rivendicare il ritorno a sinistra e ha minacciato di non votare la fiducia ad un eventuale altro governo con la Lega.
L’Unione Europea (ossigenata) può vantare una affermazione. Bruxelles aveva nel mirino gli antieuropeisti, uno l’ha colpito.
Se Conte è stato il primo vincitore, la vera affermazione è di Sergio Mattarella (abile). Il presidente della Repubblica non ha mai digerito fino fondo la maggioranza populista con i leghisti. Gli eccessi salviniani più che disprezzati erano considerati una ferita.
Il presidente della Repubblica, inoltre, non ha mai nascosto di non voler essere ricordato come l’inquilino del Quirinale che ha sciolto le Camere a meno di due anni dal loro insediamento. Sarebbe stato un record.
Gli sconfitt
Il capitombolo più clamoroso è di Matteo Salvini (disastroso). Il capo leghista sembrava avere l’Italia nelle sue mani. Ma la politica è più cinica: basta un errore e come nel gioco dell’oca si torna ai blocchi di partenza. Ha sbagliato tutti i tempi. Se avesse aperto la crisi a gennaio, forse tutto sarebbe stato diverso. Ma soprattutto non ha capito che gli italiani tollerano tutto ma non l’eccesso di arroganza. Gli esempi del passato non sono stati di lezione. Torna alla prima stazione.
Perdente anche l’altro vicepremier uscente. Il grillino Luigi Di Maio (inconsistente) ha perso quasi tutto. Non è più il protetto di Grillo, non controlla più il suo Movimento che sembra aver designato come nuovo vertice proprio Giuseppe Conte. Si è piegato come un giunco per un anno ai voleri di Salvini e poi si è risvegliato dal torpore con la batosta delle europee.
A ruota ecco Alessandro Di Battista (inutile). Ha fatto fuoco e fiamme per tornare al voto e quindi in Parlamento. Ha scommesso tutto per prendere il posto di Di Maio. Dopo aver perso le europee a maggio, ha perso anche quest’ultimo braccio di ferro. Tornerà in Sudamerica?
Davide Casaleggio (non pervenuto). Spera di essere circondato dall’alone di mistero del padre. Il risultato non c’è. La politica è scelta e non affari. Ha difeso Di Maio senza una strategia e soprattutto senza incidere.
La schiera degli sconfitti attraversa anche il Pd. Nicola Zingaretti (sommesso) si è dovuto piegare a una linea non sua. Voleva le elezioni anche per cambiare i gruppi parlamentari troppo renziani. La slavina governista lo ha travolto. Ha il merito di aver limitato i danni e di aver tenuto il punto almeno sul vicepremier unico del Pd. Altrumenti sarebbe stata una disfatta totale. La rivincita sarà al congresso.
Con lui, tra i dem, ha perso anche Paolo Gentiloni (congelato). Senza truppe poteva contare solo sulla capacità di persuasione. Purtroppo in questa politica dell’interesse personale non basta. La sua destinazione è Bruxelles.
Silvio Berlusconi (superato) non ha più peso. All’opposizione di Salvini e in extremis suo alleato. Ma Forza Italia non esiste più. Il suo partito si spaccherà e una parte sosterrà in segreto il nuovo governo. La sconfitta del Cavaliere è la rivincita di Gianni Letta. Gli azzurri ormai sono in decomposizione.
Elisabetta Alberti Casellati (pretenziosa) sperava di utilizzare la crisi per lanciarsi nella corsa al Quirinale. È stata una falsa partenza.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
L’ELEVATO AVEVA AUSPICATO MINISTRI TECNICI AL GOVERNO E CRITICATO CHI SI AGGRAPPA ALLA POLTRONA
Ieri Beppe Grillo ha dimostrato le sue movenze da elefante in cristalleria pubblicando, subito dopo l’ok di Mattarella al Conte Bis, sul suo blog la richiesta di avere ministri tecnici nel nuovo esecutivo.
Questo ha ovviamente segato le aspirazioni di Luigi Di Maio, il quale subito dopo l’uscita del post lo ha chiamato per farlo rettificare a mezzo agenzia di stampa, ma ormai la frittata era fatta.
Racconta Ilario Lombardo su Repubblica:
Quando chiama Grillo, un secondo dopo aver letto il blog, è furioso: «Così mi ammazzi, Beppe» gli dice. Assieme al comico, sentendo anche Palazzo Chigi, studiano come correggere il tiro.
Perchè il post è abrasivo sulle ferite ancora fresche della trattativa con il Pd, anche per il tempismo, che svela il prurito alle mani di Grillo, la voglia di ricalibrare il suo Movimento, nato rivoluzionario e finito a studiare il manuale Cencelli. (…)
Nelle chat dei vertici del M5S spuntano file di punti interrogativi, faccine con gli occhi sbarrati. È lo stupore di una mossa inattesa, deflagrante, l’ennesima con la quale Grillo è tornato centrale in questa lunga crisi d’agosto.
Vorrebbe dire fuori Di Maio e i due ministri sui cui conta di più: Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Il comico è costretto a giustificarsi e smentire se stesso attraverso la comunicazione del M5S.
Di Maio rivendica a sè il ruolo del capo politico che il garante gli ha già scippato nelle ultime due settimane. La sua leadership già barcolla, soffocata dai gruppi parlamentari in rivolta, l’ascesa di Conte, il ruolo di Davide Casaleggio, l’astuzia di Zingaretti che lo aggira cercandosi altri interlocutori.
In mattinata, in sua difesa, parte la batteria delle dichiarazioni dei grillini a lui più fedeli, sotto la regia del suo staff. «Chi tocca Di Maio tocca il M5S».
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
SPREAD A 168 ALLE 13 DI OGGI, TASSI BTP AL MINIMO
Evidentemente Matteo Salvini sotto sotto vuole bene all’Italia. Grazie alla crisi che lui ha
scatenato (anche se oggi cerca, modesto com’è, di addossare le colpe ad altri), ieri, ad appena 20 giorni di distanza e con l’ipotesi di governo M5S-Pd-Leu, la Borsa ha terminato la seduta (grigia) a 20.990 punti e lo spread è sceso fin sotto i 170 punti (165 il minimo di giornata, 174,7 alla chiusura), tornando ai livelli del maggio 2018.
Il rendimento del Btp decennale è crollato sotto l’1%, il suo minimo storico. Fatti i conti, nelle tre settimane della crisi il mercato azionario ha guadagnato oltre due punti percentuali, lo spread è sceso di 70 punti, i tassi del Btp sono precipitati ai minimi.
Spiega oggi Roberto Rho su Repubblica:
I tassi, in Europa, sono quasi ovunque sotto zero e lo spread italiano resta un’anomalia. Ma se il Bund tedesco ha un rendimento negativo, anche lo striminzito 1% del Btp risulterà appetibile per gli investitori: più acquisti, prezzi in crescita, rendimenti in calo. Allo stesso modo, l’attesa per il nuovo Quantitative easing fatto balenare dal presidente della Bce, Mario Draghi, ha già l’effetto di allentare la tensione sui titoli dei Paesi più fragili.
Ma nel mix di fattori ci sono anche, certamente, elementi tutti interni, legati all’evolversi della crisi di governo.
Le banche internazionali lo scrivono da giorni nei loro report. Secondo Fabio Fois della Barclays «la formazione di una coalizione di governo senza la Lega è lo scenario più “market friendly”. Da un ipotetico governo M5S-Pd noi ci aspettiamo, sulle politiche di bilancio, una posizione meno conflittuale con l’Europa e una maggior propensione della Commissione Ue a concedere all’Italia qualche margine di manovra in più».
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
ALL’HOTSPOT DELL’ISOLA I PROFUGHI TORNANO A ESSERE 145
La “Mare Jonio”, la nave che ieri ha salvato un gruppo di migranti in acque libiche, è al confine con le acque territoriali italiane: a 13 miglia da Lampedusa. Stamattina, i militari della Guardia di finanza hanno notificato il divieto di ingresso in acque italiane firmato dal ministero dell’Interno.
Mentre, di fatto, si profila un nuovo scontro fra Ong e Viminale, stanotte, un gruppo di 78 migranti è sbarcato Lampedusa.
Siriani e originari del Bangladesh sono giunti senza che si innescasse alcun allarme. Hanno riferito di essere partiti lunedì dalla Libia. Tutti sono stati portati all’hotspot di contrada Imbriacola.
Gli ultimi 40 migranti, fra cui 21 minori e 2 donne, sono arrivati ieri sera – scortati dalla polizia – a Porto Empedocle. In mattinata avevano lasciato l’hotspot di Lampedusa ed erano stati imbarcati sul traghetto di linea.
Ventiquattro ore prima, quando gli ospiti della struttura di contrada Imbriacola, erano 187 erano stati invece trasferite altre 80 persone.
Al centro d’accoglienza, ieri sera, c’erano una sessantina di migranti ai quali, poi, in nottata sono andati ad aggiungersi i 78 nuovi sbarcati. Al momento ci sono, dunque, circa 145 extracomunitari. Gli ultimi 40, giunti ieri sera a Porto Empedocle, sono stati portati a Villa Sikania a Siculiana.
“L’atteggiamento di Salvini? Credo sia illecito in base alle nostre leggi e al diritto internazionale, disumano ma, soprattutto, inutile perchè non ha portato nel passato e non porterà neppure questa volta a una soluzione. I casi delle scorse settimane ci dicono che le persone a bordo di queste navi alla fine vengono sbarcate, perchè allora lasciarle in mezzo al mare per giorni in condizioni precarie?”.
Lo dice all’Adnkronos don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, in merito alla “Mare Jonio” e del divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali firmato dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Che senso ha bloccare un centinaio di persone, che, tra l’altro, prima o poi sbarcheranno come è già successo in passato – aggiunge il parroco -, mentre i migranti continuano ad arrivare a centinaia in maniera autonoma con piccole imbarcazioni? Siamo davanti a una manifestazione di forza e autorità che è ancora più sgradevole quando viene esercitata sulla pelle dei più deboli”
(da “AgrigentoNotizie”)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
“E’ INCOSTITUZIONALE E NON CORRISPONDE AI VALORI E ALLA CULTURA DEL NOSTRO PAESE”
Il prefetto Mario Morcone, che oggi viene indicato come uno dei candidati forti a raccogliere
l’eredità di Matteo Salvini al Viminale, rilascia un’intervista al Fatto Quotidiano che pare proprio un programma di governo.
E non è niente male, a dirla tutta, visto che chiede di aprire i porti a Mare Jonio e critica i ministri Trenta e Toninelli che ieri sono andati dietro a Salvini:
Prefetto Morcone, la Mare Jonio ha soccorso 98 persone tra le quali 22 bambini e 8 donne incinte. Il ministro Salvini ha disposto il divieto di transito in acque italiane: che ne pensa?
Sono il direttore del Consiglio italiano rifugiati: qualcuno può pensare che lasci questa gente in mezzo al mare?
Quindi non condivide la linea politica dei porti chiusi?
Assolutamente. Ma stiamo scherzando?
Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha firmato il divieto disposto da Salvini. E lo stesso Salvini, due giorni fa ha parlato di ritrovata unità del governo quando sia Toninelli, sia il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, entrambi del M5S, hanno firmato con lui il divieto d’ingresso per la nave Eleonore, con 101 naufraghi a bordo. Che ne pensa?
Non capisco perchè i ministri Trenta e Toninelli lo facciano. Posso soltanto assistere e osservare.
Le idee sono chiarissime anche sul decreto sicurezza bis:
Il decreto Sicurezza bis a mio avviso va abolito. O quantomeno profondamente rivisto.
Perchè?
Per più motivi. Innanzitutto, a mio avviso, in più punti è anticostituzionale. E in secondo luogo, secondo me, non rappresenta la cultura e i valori del nostro Paese. Ho l’impressione che si sia voluto esagerare, immaginando di alimentare e ottenere il consenso, ma pensiamo solo alla chiusura dei porti: ha dei riflessi molto discutibili, non soltanto sotto l’aspetto costituzionale, ma anche sotto quello dei trattati internazionali.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
“A BORDO SITUAZIONE CRITICA”… FORSE CONCESSA EVACUAZIONE SOLO A DONNE E BAMBINI PER NON FINIRE IN GALERA
Il Viminale pare abbia acconsentito all’evacuazione di donne, bambini e malati dalla Mare Jonio, ma non permetterà l’ingresso nelle acque territoriali della nave con gli altri migranti a bordo.
Questa mattina alle sei, mentre un forte temporale si abbatteva al largo di Lampedusa, dove la Mare Jonio era arrivata nella notte dopo quasi 24 ore di navigazione, l’equipaggio è stato svegliato da una motovedetta della Capitaneria di Porto italiana che notificava al comandante il divieto di ingresso in acque territoriali. L’effetto del decreto Salvini firmato ieri non solo dal ministro dell’Interno, ma anche dai ministri Toninelli e Trenta, da ieri a tutti gli effetti nuovi alleati del Pd.
Ricevuto il divieto di ingresso nelle acque di Lampedusa, il rimorchiatore battente bandiera italiana ha deciso di restare in una posizione di attesa e non oltrepassare le 13 miglia.
Chiederanno l’evacuazione per tutti: è una situazione paradossale, nessuno coordina l’intervento Sar (come previsto dalla legge) e nessun porto sicuro è stato assegnato alla nave italiana che dunque anche volendo non saprebbe dove andare.
Una situazione che però non potrà durare per troppo tempo. “La situazione medica a bordo è critica, occorre procedere con l’evacuazione immediata”.
A parlare è il medico a bordo della Mare Jonio, la ginecologa bresciana, Donatella Albini. La dottoressa, aiutata dal coordinatore sanitario di Mediterranea, Stefano Caselli, nel corso della notte ha visitato tutti gli ospiti slavati ieri mattina nelle acque libiche di fronte a Misurata e alla fine è giunta alla conclusione che, non c’è altro da fare.
Sbarcare tutti. Subito. Perchè, “il perdurare della permanenza prolungata a bordo non potrà che costituire un fattore di aggravamento generale dei sintomi manifestati e di quelli presenti per ora in una soglia pre-clinica”.
L’analisi della dottoressa prende in considerazione tanto le condizioni fisiche quanto quelle psicologiche: “L’insieme delle condizioni psico fisiche descritte — è il contenuto del report – configura un quadro di severa vulnerabilità psicologica in quanto le torture subite in prima persona, quelle a cui si è assistito insieme all’esposizione continuata al rischio di essere mutilati e uccisi, l’aver vissuto la precaria condizione di naufraghi per più giorni e l’aver assistito alla morte di sei compagni di traversata sono fattori che costituiscono politraumi e l’instaurarsi di un Disturbo da Stress Acuto. Tale condizione di sofferenza psicologica inizia ad essere evidente in modo particolare in due adolescenti, che mostrano iniziali e perduranti segni di catatonia con vissuto emotivo ridotto, apatia e ritiro sociale”.
A preoccupare, in particolare, sono le donne. “Molte provengono da aree a tradizione escissoria (mutilazioni genitali di primo e secondo grado), come confermato dalle sopracitate visite. Alcune sono fuggite da matrimoni forzati nei paesi di origine oppure perchè rimaste sole dopo che i rispettivi mariti non sono più tornati da scenari di guerra. Nel corso di alcune visite sono stati riscontrati evidenti segni di percosse e di torture avvenute sempre nei centri di detenzione libici”.
Una, in particolare, la situazione critica nei maschi: quella di un uomo camerunense con “infezione bronchiale severa e sette medicazioni per ferite infette alle estremità ed alle natiche (segni di torture ed ustioni chimiche)”. E’ lo stesso che ha raccontato di essere stato tenuto in un cella con i cani feroci, senza acqua nè cibo per giorni.
Ad aggravare ulteriormente la situazione, dopo le prime, faticose, 24 ore a bordo, ci si è messo anche il meteo. Con il mare che durante la notte si è alzato considerevolmente e con la pioggia che ha cominciato a sferzare il mare sin dalle prime ore della mattina. Un guasto meccanico, inoltre, sta lasciando l’intera imbarcazione senza acqua corrente. I meccanici di bordo ci stanno lavorando.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
LA SUA UMANITA’ NEI GIORNI PARI … ORA SOSTIENE CHE HA FIRMATO IL DECRETO CRIMINALE DI SALVINI MA NON E’ D’ACCORDO
Vi ricordate la ministra della Difesa Elisabetta Trenta? Ma sì che ve la ricordate, è quella che
sosteneva di non aver firmato il decreto interministeriale su Open Arms per una questione di umanità e poi ha firmato ieri il decreto interministeriale sulla Mare Jonio perchè l’umanità nei giorni pari non vale.
Ebbene, stamattina la Trenta ha deciso di superare sè stessa, sostenendo su facebook che lei ha firmato, sì, ma non è d’accordo con sè stessa:
“Ieri ho firmato l’ennesimo decreto interministeriale su divieto di sbarco perchè tecnicamente, dal punto di vista militare, non vi erano ostacoli a ciò. Contemporaneamente credo però che il Ministro dell’interno, pur nell’ambito dei suoi poteri in materia di ordine e sicurezza pubblica come dettati dalla disciplina del decreto sicurezza bis, non possa mai travalicare e azzerare il sacrosanto diritto di bambini, donne in gravidanza, ammalati o persone in difficoltà di essere soccorsi. Il soccorso a queste persone diventa diritto di ingresso perchè a fianco del decreto Sicurezza sono vigenti, per fortuna, norme internazionali e norme interne che lo impongono. Si tratta di principi sacrosanti che fanno parte della nostra cultura intrisa della tutela umanitaria e della salvaguardia dei diritti dell’uomo.”
In punta di logica, le affermazioni di Trenta non fanno una grinza: il soccorso ai 22 bambini sulla Mare Jonio è un diritto, ma lei firma il decreto di divieto di sbarco che colpisce proprio quei bambini perchè oggi è giovedì, giorno pari e l’umanità non vale. E domani? Domani è un altro giorno, diceva Rossella O’ Hara. Vediamo se il PD avrà il coraggio di confermare al ministero della Difesa questo specchiato esempio di coerenza gialloverde.
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 29th, 2019 Riccardo Fucile
BAMBINI PICCOLI E DONNE INCINTE VITTIME DI POLITICI RIFIUTI DELL’UMANITA’… MA GLI ITALIANI NON DIMENTICHERANNO I SERVI DEI CRIMINALI
Sta per nascere il governo Conte-bis, e Matteo Salvini come ultimo regalo al M5S ha firmato il divieto di ingresso per la Mare Jonio.
La nave — battente bandiera italia — della Ong italiana Mediterranea ha salvato 98 persone a bordo di un gommone in acque internazionali a 70 miglia dalle coste della Libia. Tra di loro ci sono ventisei donne (otto sono incinte) e ventidue bambini di età inferiore ai 10 anni e altri sei minori. Cecilia Strada — che è a bordo dell’imbarcazione — ha soprannominato la Mare Jonio la nave dei bambini.
Il provvedimento emanato da Salvini è stato controfirmato nella serata di ieri anche dai ministri del M5S Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta.
Quest’ultima probabilmente spinta da uno degli slanci di umanità che hanno contraddistinto il suo mandato. Se ce ne fosse bisogno un’altra ragione per sostituire i titolari dei Trasporti e della Difesa nel prossimo governo.
Magari Salvini contava proprio sulle firme dei suoi colleghi per mettere in luce le contraddizioni del MoVimento 5 Stelle. Ma quale che sia la spregiudicata strategia politica del leader della Lega questa viene portata avanti sulla pelle di donne incinte e bambini piccoli.
Che cosa possono dire infatti i vari patridioti di fronte alla Mare Jonio e il suo carico di disperati? Sono persone che fuggono dalla guerra, perchè in Libia c’è la guerra civile. Non ci sono solo uomini giovani ma anche donne, alcune di loro in dolce attesa. E ci sono anche i bambini, quelli che quando annegano per i complottisti diventano “bambolotti”.
Bambini molto piccoli, alcuni devono ancora essere allattati, quindi i nostro valorosi difensori della Patria non possono nemmeno dire che al momento dello sbarco dichiareranno di avere più di diciotto anni.
E quelli che parlano dei taxi del mare? A loro non resta che ricordare come ad oggi non ci sia nemmeno un rinvio a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico delle Ong. Anzi quasi tutte le inchieste sono state archiviate.
Ma più che gli atti giudiziari parlano i fatti: quei 98 migranti stavano da due giorni in mezzo al mare, su un gommone con un tubolare già mezzo sgonfio e senza soccorsi (e la guardia costiera libica?). Alcuni di loro portano sul corpo «segni evidenti dei maltrattamenti e delle torture subite in Libia». Stando ai racconti dei migranti sei persone sono annegate prima dell’arrivo dei soccorsi.
Ieri il MRCC di Roma, il Centro di coordinamento dei soccorsi della Guardia Costiera italiana, ha assunto il coordinamento dell’operazione di salvataggio e chiesto “a competenti Autorità Italiane” l’assegnazione di un place of safety alla Mare Jonio.
In base ai trattati internazionali lo sbarco deve avvenire in un porto indicato dal MRCC. Le Autorità Competenti — che sarebbero il Viminale e il il Ministero dei Trasporti — non hanno indicato un POS ma si sono limitate a ribadire che una nave battente bandiera italiana non ha il permesso di sbarcare (e nemmeno di avvicinarsi) alle acque territoriali italiane
Senza l’indicazione di un POS la Mare Jonio non può nemmeno andare verso Malta, le autorità maltesi direbbero che è Roma che sta coordinando i soccorsi.
Mediterranea quindi non può fare altro che dirigersi verso le coste italiane (le più vicine al momento sono quelle di Lampedusa). E in mezzo al mare ci sono anche i 101 migranti a bordo della nave Eleonore della ONG tedesca Lifeline.
Lo sappiamo già come finirà questa storia: i migranti sbarcheranno lo stesso. Come è sempre successo da quando Salvini e Toninelli hanno inaugurato la strategia dei porti chiusi; sono oltre tremila i migranti sbarcati in Italia negli ultimi tre mesi.
Imbarazzante poi la posizione espressa dalla ministra della Difesa Trenta che questa mattina su Facebook ha scritto di aver firmato “l’ennesimo decreto interministeriale” che vieta lo sbarco perchè “dal punto di vista militare non vi erano ostacoli a ciò”.
Al tempo stesso Elisabetta Trenta ci tiene a far sapere come è umana lei e dice che le persone ha bordo della Mare Jonio hanno il “sacrosanto diritto” (scrive proprio così) di essere soccorse. “Per fortuna”, conclude la Trenta, che ci sono norme internazionali e norme interne che lo impongono.
Ponzio Pilato può solo imparare.
Anche il Prefetto Mario Morcone — direttore del Consiglio italiano rifugiati — oggi in un’intervista al Fatto Quotidiano esprime tutto il suo sconcerto per la decisione di vietare l’ingresso alla Mare Jonio e fa sapere che «il decreto Sicurezza bis a mio avviso va abolito» perchè «in più punti è anticostituzionale» così come la chiusura dei porti che «ha dei riflessi molto discutibili, non soltanto sotto l’aspetto costituzionale, ma anche sotto quello dei trattati internazionali».
Se serviva un punto programmatico per il nuovo esecutivo eccolo qui. Magari dopo aver allontanato Trenta e Toninelli dalle rispettive poltrone.
(da “NextQuotidiano”)
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