Destra di Popolo.net

PRIMA GLI ITALIANI? NO, PRIMA ALZIAMOCI GLI STIPENDI. IL METODO LEGA APPLICATO ALLA COSA PUBBLICA

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

DAL VENETO ALLA SARDEGNA FINO AL PIEMONTE, DA FERRARA A BIELLA E LEGNAGO: UNICO OBIETTIVO METTERSI PIU’ SOLDI IN TASCA

La Lega che una volta si faceva chiamare Lega Nord era quel partito che prima ancora che i grillini scoprissero l’odio per la casta se la prendeva con l’odiata Roma ladrona. Sono passati ormai quasi trent’anni e la Lega di Matteo Salvini è perfettamente integrata nel sistema. Al punto che quando è arrivata al Governo — ironia della sorte proprio grazie al M5S — ha messo in conto agli italiani lo staff di esperti della comunicazione che gestiscono i profili social del capo e la propaganda del Carroccio.
Ma non è l’unico caso. In Veneto ad esempio la giunta regionale uscente di Luca Zaia ha deciso di cambiare lo statuto aumentando il costo del consiglio regionale di sette milioni di euro (ma tanto con l’autonomia differenziata è un attimo).
In Sardegna una delle prime proposte di legge della maggioranza guidata dal leghista Christian Solinas fu un provvedimento assai discusso sulle cosiddette “indennità  differite” che — se approvato — avrebbe consentito ai consiglieri di mettere da parte qualcosa in vista della pensione (500 euro al mese) ai quali si sarebbe aggiunta una “contribuzione a carico del bilancio del consiglio regionale” pari a 2.75 volte il contributo versato dal consigliere regionale che avrebbe comportato un esborso pari a 5 milioni e mezzo di euro a fine legislatura.
Per fortuna questa norma però è stata stralciata. Ma già  che c’è la giunta della Sardegna sta lavorando ad un’altra legge-poltronificio.
Tutto qui? No. Perchè come sottolinea oggi su Facebook il Segretario regionale del PD Paolo Calvano «più delle parole contano i fatti, e questi ci dicono che il “vizietto” della Lega al governo è diventato l’aumento degli stipendi. Il caso della giunta piemontese che aggiunge 1000 euro in più in busta paga è solo l’ultima imbarazzante scivolata della Lega».
Qualche giorno fa infatti che il capogruppo della Lega in Piemonte Alberto Preioni ha presentato un progetto di legge che avrà  l’effetto di alzare di mille euro al mese lo stipendio degli assessori della giunta leghista guidata da Alberto Cirio.
Però poi uno legge che a Ferrara la giunta guidata da Alan Fabbri e Nicola “Naomo” Lodi si sono aumentati lo stipendio annullando l’effetto del taglio del 10 per cento deciso dalla giunta precedente.
Stesso identico provvedimento preso dalla giunta comunale leghista di Legnago (Verona) che ha deciso a luglio scorso di ripristinare le indennità  di sindaco e consiglieri abrogando il taglio del 10% stabilito dalla precedente amministrazione di centrosinistra.
A Biella “per ridare dignità ” al lavoro del Primo Cittadino si è deciso per un aumento di mille euro al mese per Sindaco e Vicesindaco.
E per fortuna che erano quelli che volevano uscire dall’euro.

(da “NextQuotidiano“)

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BELSITO, RENZO BOSSI E LE CASSE IN COSTA D’AVORIO CON MILIONI DI EURO IN BANCONOTE DA CENTO

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

L’INCHIESTA DEL “FATTO” SCOPERCHIA STRANI TRAFFICI IN AFRICA

Nei giorni scorsi Renzo Bossi aveva parlato a Libero dell’accusa di presunti traffici in Africa che, secondo lui, due giornalisti del Fatto, avevano rivolto a lui e a Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega.
Oggi Thomas Mackinson e Luigi Franco raccontano la storia intera parlando di strane casse dalla Costa d’Avorio:   l’uomo condannato per i fondi del Carroccio, chiese al “Trota” di organizzare con un cargo un trasporto di diversi container dall’Africa verso la Russia, ma il carico venne fermato in partenza perchè uno di questi conteneva milioni di euro in banconote da cento. L’ex capo dei conti del Carroccio si difende: “Erano opere d’arte”.
Belsito ha rilasciato un’intervista a Sono le Venti, programma di approfondimento giornalistico di Peter Gomez sul Nove, che andrà  in onda stasera.
La storia è questa: l’anno scorso Belsito ha tentato di esportare ben 138 casse contenti 700 statue di legno: 50 elefanti, 50 scimmie, 300 maschere, 200 statue e 100 ippopotami. Il dettaglio si legge nell’autorizzazione rilasciata dal Museo del costume di Grand Bassam, l’ente che in Costa d’Avorio dà  il nullaosta all’uscita dal Paese di manufatti locali. Sul documento è indicato il proprietario della merce, ed è proprio Belsito, con tanto di numero di passaporto.
A occuparsi del trasporto vengono chiamati imprenditori russi che mettono a disposizione un aereo cargo. Ed è qui che entra in scena Renzo Bossi. È stato l’ex “trota”a metterli in contatto con Belsito e chiedere loro i preventivi. Alla fine, però, il trasporto salta. E qui le versioni dei protagonisti divergono.
Secondo gli imprenditori, incontrati dai cronisti a Mosca, le casse vengono fermate nel giugno 2019 ad Abidjan, la capitale della Costa d’Avorio, prima di partire per Istanbul, la destinazione prescelta perle casse. “Durante un’ispezione viene aperta una cassa, era piena di banconote da 100 euro ”, raccontano mostrando la foto di un baule colmo di denaro. “C’è anche una scatola di diamanti. Noi non ne sapevamo nulla”.
Ora, è evidente che se Belsito viene beccato a esportare denaro e diamanti torna subito in mente la storia della Tanzania e i 49 milioni della Lega.
Ma qui si raccontano anche altri dettagli. Il primo riguarda Renzo Bossi, che dice di aver incontrato Belsito durante una delle udienze del processo sui fondi alla Lega, che lui gli ha rivelato il problema di un trasporto da effettuare dall’Africa.
La stessa cosa che ha detto a Libero: «Belsito mi chiese se fosse possibile fargli avere un preventivo per trasportare della merce per un museo della Costa d’Avorio in Turchia e mi mostrò tutta la documentazione timbrata e vidimata dalle autorità  locali, sulla base della quale io gli presentai vari preventivi. Si trattava di maschere africane e alla fine si optò per uno spedizioniere russo».
Alla fine il trasporto salta, secondo la versione del Trota, perchè Belsito non si fa più vedere. Ma i giornalisti del Fatto mostrano a Renzo Bossi la foto di una cassa che contiene le banconote da cento euro e lui…
“Questa non l’ho mai vista”, dice in lacrime appena gli viene mostrata la foto della cassa piena di soldi. “Mi sono cagato sotto”.
Sostiene che l’aereo non sia mai arrivato ad Abidjan, perchè Belsito, nonostante il contratto, non ha mai versato l’acconto agli imprenditori. Promette un’intervista per l’indomani, in modo da chiarire tutti i dettagli della vicenda. Ma anzichè venire all’appuntamento, rilascia una intervista al quotidiano Libero in cui accusa i giornalisti di volerlo fregare e di averlo intimidito. Cosa in realtà  mai avvenuta.
E Belsito?
Ammette di essersi interessato a una partita di oggetti d’arte tribale, ma sostiene che l’affare è andato a monte quasi subito.
E sulla cassa piena di soldi? “La cassa non esisteva, sono stato truffato anch’io da un avvocato d’affari locale che mi ha mostrato quella foto per convincermi a lavorare con lui. Ho perso 200mila euro”. Eppure esiste un video, in mano agli imprenditori russi, in cui Belsito, alla presenza di Bossi, parla di una cassa ad Abidjan.
Il video verrà  mandato in onda stasera a Sono le venti. Intanto questi russi sembrano sempre più nervosi con chi è o è stato dalle parti della Lega. Dal Metropol alla Costa d’Avorio.

(da “NextQuotidiano”)

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DELIRI SOVRANISTI: IL COMPLOTTO DELLE ONG DIETRO LA VITTORIA DI DIODATO A SANREMO

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

L’ONOREVOLE LEGHISTA E LA VITTORIA DEI “BUONISTI”… NECESSITA APRIRE NUOVI REPARTI DI PSICHIATRIA

Antonio Diodato con Fai Rumore ha vinto la settantesima edizione del Festival di Sanremo. Mentre nei salotti televisivi tiene ancora banco la querelle del duo Morgan-Bugo altrove c’è chi si interroga sul perchè e il percome Diodato sia riuscito a vincere il Festival.
Esattamente come l’anno scorso, quando ci fu una feroce polemica perchè aveva vinto Mahmood e Ultimo era arrivato secondo, anche quest’anno i sovranisti non si spiegano come mai abbia vinto Diodato e non Gabbani.
Il deputato della Lega Edoardo Ziello, così come tanti altri, sembra essere convinto che la spiegazione sia una sola: «il festival è stato vinto da un amante del ‘sinistro pensiero’…». La ragione? Il giorno della finalissima l’ONG Mediterranea   Saving Humans (che è italiana) ha pubblicato un tweet in cui annunciava che avrebbe tifato per Diodato. Nel messaggio una foto del cantante con addosso una maglietta di Mediterranea.
Come sempre quando si tratta di ONG non servono molte prove. Per mesi ci siamo sorbiti la storia dei “vicescafisti”, dei “taxi del mare” e degli accordi sottobanco con i trafficanti; il tutto pagato coi soldi di Soros per portare a termine il grande piano di invasione.
Nulla di tutto ciò era vero, hanno dimostrato le inchieste delle procure. E quindi perchè mai dovrebbe essere vera la versione dell’onorevole Ziello?
L’account della Lega Pisa — Salvini Premier nei commenti ha le idee chiare, anzi, chiarissime, su come potrebbero essere andate le cose: «potrebbe essere stato fatto una precisa raccolta di voti proprio nei canali tra associazioni e spalleggiatori del sistema ONG per poi fregiarsi di questa pubblicità ».
Il problema di questa teoria è che nelle interviste Diodato non parla minimamente di migranti, ONG, o di Mediterranea. Parla invece molto dell’ex Ilva di Taranto, visto che è la sua città  e visto che da anni è in prima linea per la tutela della salute dell’ambiente.
E proprio a Taranto ha dedicato la vittoria. Sull’ex Ilva Diodato, dopo aver ricordato di essere il direttore artistico del Primo Maggio di Taranto, dice che   «la situazione dell’ex Ilva è inaccettabile».
Non una parola invece sulle ONG o sui migranti. Solo in fondo ad un’intervista al Mattino Diodato parla di accoglienza, di tolleranza, di aperture all’altro: «la musica è una risorsa, si fa insieme a persone diverse da te, che suonano strumenti diversi da te. Mi piace pensare che esista un’Italia diversa da quella che si vorrebbe maggioritaria, perennemente incazzata, malpancista. O che, comunque, quei toni esasperati inizino ad essere avvertiti come un’esagerazione: chi unisce è meglio di chi divide, chi accoglie è meglio di chi rifiuta. I messaggi di tolleranza lanciati dall’Ariston possono essere importanti perchè arrivano nelle case di chi guarda la tv con leggerezza, senza slogan, con un sorriso».
Ma appunto quei messaggi non sono stati compresi. Ad esempio sempre secondo l’onorevole Ziello quello che è andato in scena sul palco dell’Ariston non è stato il Festival della Canzone italiana ma «il Festival del degrado».
Ad accompagnare questa affermazione ovviamente c’è la foto del bacio tra Achille Lauro e il suo chitarrista Boss Doms. C’è chi, come Libero, ricorda la profezia di Matteo Salvini che ebbe a dire: «vincerà  uno di sinistra e e politicamente corretto» invitando contemporaneamente a non guardare il Festival.
Avrebbe dovuto vincere Francesco Gabbani, strillano quelli che hanno scoperto che il “popolo” ha votato per il cantautore toscano (ma il voto valeva esattamente il 34% del totale). Ancora una volta il voto popolare viene calpestato, spiegano. E chissà  cosa avrebbero detto invece se avesse vinto proprio Gabbani. Lui che la sera delle cover ha portato sul palco sette italiani “etnicamente” diversi lanciando il messaggio siamo tutti italiani.
E proprio Gabbani, a differenza di Diodato, qualcosa sui migranti l’ha detta, ed è stata una dichiarazione assai buonista. Ma forse i valorosi patrioti si sono fatti obnubilare dal Tricolore. Oppure semplicemente non hanno guardato Sanremo, e quindi perchè si lamentano se ha vinto qualcuno che non gli piace?

(da “NextQuotidiano”)

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IL RAGAZZO EGIZIANO BENDATO E TORTURATO PER ORE

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

L’AVVOCATO DEI REGENI: “I SUOI AGUZZINI SONO GLI STESSI DI GIULIO”

Patrick Zaky è stato bendato, interrogato e torturato per ore. Il racconto di quello che ha subito l’ha fatto lui stesso ai familiari e agli avvocati nei pochi minuti – quattro, cinque al massimo spiegano – che la polizia gli ha concesso per incontrarli.
“Era pieno dei segni delle botte ricevute – ha spiegato l’avvocato che lo segue – ma sono stati attenti e professionali. Hanno usato cavi elettrici volanti, nessuno strumento che lasciasse intravedere l’utilizzo dell’elettrochoc. Si tratta di vere torture”.
Per il giovane, attivista e critico nei confronti del regime di al Sisi, il magistrato ha stabilito 15 giorni di detenzione. Poi ci sarà  un processo: sullo studente dell’Università  di Bologna, arrestato all’aeroporto del Cairo mentre tornava nel suo Paese per salutare la famiglia pendono cinque capi d’imputazione: tra questi, l’accusa di istigare terrorismo. Nel mirino alcuni post contro al Sisi.
Continua intanto la mobilitazione in suo sostegno e la Farnesina ha dichiarato di voler seguire da vicino il caso. Al processo, spiega il Corriere della Sera, sono stati ammessi i funzionari dell’ambasciata italiana in Egitto.
“Gli aguzzini di Zaky sono gli stessi di Giulio”, denuncia l’avvocato di Regeni. Sentito da Repubblica, Mohamed Lofty dice: “Patrick è stato arrestato per i suoi studi in Italia. A prendere Patrick è stata la Sicurezza nazionale, il servizio segreto civile, lo stesso coinvolto nel sequestro, tortura e omicidio di Giulio, e che ha cinque ufficiali indagati per questo dalla procura di Roma”.
Di cosa lo sospettino, l’avvocato non sa dirlo, ma si esprime così: “Non so che cosa abbiano in testa, sarà  qualcuna delle loro solite paranoie che rendono il nostro Paese non democratico. Ma per loro è normale prendere un ragazzo, uno studente, sbatterlo in galera e torturarlo per giorni”.
Tuttavia per Lofty “l’omicidio di Giulio continua a essere un’inaccettabile spina nel fianco per il nostro governo e, in qualche modo, ci sono anche delle analogie con l’arresto di Patrick: sono studenti in un Paese in cui la cultura fa molta paura”, di fatto “vittime di paranoie, scambiati per quello che non sono”.

(da agenzie)

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AGGRESSIONE RAZZISTA A PALERMO, VENTENNE ORIGINARIO DEL SENEGAL ACCERCHIATO E PICCHIATO

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

STAVA TORNANDO DAL LAVORO QUANDO E’ STATO AGGREDITO: “NEGRO DI MERDA, VAI VIA DA QUI”… SDEGNO IN CITTA’, LA MADRE: “PERCHE’ TUTTO QUESTO ODIO?”… PERCHE’ CI SONO DEI CRIMINALI CHE ISTIGANO ALL’ODIO RAZZIALE E RESTANO A PIEDE LIBERO

“Mi hanno provocato chiamandomi negro di m…”. Poi botte, calci e pugni. Questo è il racconto di Kande Boubacar, venti anni, di origine senegalese ma da anni residente a Palermo, aggredito tra sabato e domenica.
“E’ successo dopo la mezzanotte di sabato in via Cavour, sto andando a fare denuncia”, continua il giovane. Il pestaggio sarebbe avvenuto dopo le 2 nel tratto vicino ai locali della movida di via Spinuzza, a pochi metri dal teatro Massimo.
A picchiare il ventenne, secondo una testimonianza, sarebbe stato un gruppo di adolescenti. Nessuno sarebbe intervenuto, ma qualche passante avrebbe chiamato le forze dell’ordine.
Il ragazzo, soccorso dal 118, ha riportato una ferita sopra l’occhio. La polizia sta acquisendo le immagini di sorveglianza della zona per individuare gli autori del pestaggio: dovrebbero essere tre o quattro ragazzi.
La vittima è stata medicata in ospedale e i medici gli hanno dato una prognosi di 10 giorni. “Stanotte mio figlio ritornava a casa da lavoro. Perchè tutto questo odio solo per il colore della pelle?”, ha scritto la madre su Facebook. La polizia nelle prossime ore ascolterà  il racconto dei testimoni che hanno assistito al pestaggio. Due ragazzi che già  domenica hanno raccontato sui social l’aggressione al ventenne di origine senegalese.
Secondo i due testimoni la vittima era accerchiata dal gruppo di giovani e stava cercando di difendersi mentre attorno un capannello di una ventina di persone assisteva immobile alla scena. Sarebbero stati i due testimoni gli unici ad intervenire e a chiamare la polizia. Una ricostruzione che gli agenti stanno cercando di confermare con l’aiuto delle telecamere.
La vittima dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso del Civico domenica ha postato su Whatsapp la sua foto con la ferita e gli ematomi al volto commentando quanto gli era capitato poche ore prima: “Sono io il ragazzo aggredito ieri sera, vi ringrazio ancora. Urlo con voce alta che Palermo è una bellissima città  accogliente e antirazzista, a Palermo ci sono tante belle persone, io mi trovo veramente benissimo a Palermo, ma ci sono pochi stro*** che non sono mai usciti fuori Palermo. Gli consiglio di girare un po’ il mondo e di vedere come funzionano le cose, sono veramente animali, troppo chiusi, essere nero o bianco che senso ha? Non ho più parole, comunque a Palermo ci sono sempre tante belle persone, non siete tutti razzisti, a Palermo i razzisti ci sono, ma sono pochissimi”.

(da agenzie)

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GREGORETTI, SALVINI RICAMBIA IDEA: LA LEGA DISERTERA’ IL VOTO IN AULA AL SENATO

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

LA BONGIORNO HA CONSIGLIATO SALVINI: “PERICOLOSO VOTARE PER L’AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE, PER I GIUDICI POTREBBE ESSERE INTERPRETATA COME UN’AMMISSIONE DI COLPA”

Questa volta l’ha spuntata Giulia Bongiorno. È riuscita quantomeno a far ragionare Matteo Salvini, raccontano nella Lega, convincendolo a non fare altri colpi di testa sul caso Gregoretti, dopo quello di venti giorni fa in giunta per le autorizzazioni.
L’avvocato e senatrice che allora aveva perso le staffe per le bizze del capo, sembra sia riuscita a far capire nelle ultime ore che un voto favorevole dei leghisti anche in aula per il processo per sequestro di persona chiesto dal Tribunale dei ministri di Catania – nella seduta decisiva di mercoledì a Palazzo Madama – equivarrebbe a un’ammissione di responsabilità  o quasi.
E così, il segretario ha già  comunicato il dietrofront al capogruppo Massimiliano Romeo: i loro 60 parlamentari lasceranno l’emiciclo (più improbabile l’astensione): ai colleghi di Pd, Italia Viva, M5S e Leu la responsabilità  del disco verde al giudizio a carico dell’ex ministro dell’Interno.
Non usciranno subito, tuttavia, i leghisti. Ad apertura dei lavori, alle 9,30, spetterà  a Erika Stefani il compito di riferire all’aula sull’esito del voto in giunta del 20 gennaio. Allora i senatori del gruppo avevano votato a favore, adeguandosi al diktat del capo che – in piena campagna elettorale in Emilia Romagna – voleva immolarsi mediaticamente da “vittima” della giustizia per la difesa dei confini nazionali.
Il giochetto poi non ha funzionato, quando sei giorni dopo si sono aperte le urne a Bologna e nel resto della regione.
Adesso “meglio non rischiare”, anche perchè – è stato il ragionamento dell’ex ministra Bongiorno al suo segretario – il voto favorevole anche della Lega, in aggiunta a quello già  decisivo e sufficiente della maggioranza, finirebbe col vanificare o quasi l’intera strategia difensiva.
Insomma, l’impuntatura potrebbe costare caro quando dinanzi al Tribunale dei ministri si aprirà  un processo dall’esito già  imprevedibile. Il primo di una serie, per altro, stando alla sequenza di richieste che stanno piovendo dalle procure.
Nella discussione che mercoledì si aprirà  subito dopo la relazione in aula, Matteo Salvini quasi certamente prenderà  la parola, come ha fatto il 20 marzo dell’anno scorso in occasione del voto sul caso Diciotti. Allora, la richiesta di processo era stata respinta grazie ai senatori del M5S che lui subito ringraziò pubblicamente: “Le cose si fanno in due”. Questa volta si ritroverà  da solo.
Gli alleati di Forza Italia e Fratelli d’Italia stanno preparando un ordine del giorno con cui si oppongono alla richiesta di processo, al fine di consentire un voto (non i leghisti perchè usciranno dall’aula, appunto). Diversamente, se non ci fosse alcuna proposta, non si voterebbe nemmeno: si darebbe per acquisito il pronunciamento della giunta per le autorizzazioni.
In ogni caso, il responso è scontato (si voterà  a scrutinio palese fino alle 19), Salvini andrà  a processo. Storia destinata a ripetersi: già  il 27 la stessa giunta dovrà  pronunciarsi sull’analogo caso Open Arms. Tanti divieti di sbarco, altrettanti processi che incombono. L’incubo che si sta facendo largo in casa leghista è quello di una serie di condanne che potrebbero far scattare la mannaia della Severino sul leader che sogna Palazzo Chigi. E che intanto dovrà  indossare la felpa da imputato.

(da “NextQuotidiano”)

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LA PSICOSI DELL’UNTORE DEL CORONAVIRUS AL SENATO

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

IL SOTTOSEGRETARIO ALLA SANITA’ SILERI CHE HA RIPORTATO IN ITALIA GLI ITALIANI DI WUHAM VITTIMA DELL’IGNORANZA DEI PARLAMENTARI… HA FATTO PURE IL TEST ED E’ RISULTATO NEGATIVO

Il senatore Pierpaolo Sileri, chirurgo e sottosegretario alla Sanità  del governo Conte, era a bordo del volo che il 3 febbraio ha riportato gli italiani di Wuhan in Italia. Su quell’aereo c’era anche il ricercatore di Luzzara che è successivamente risultato positivo al Coronavirus 2019-nCov.
Il Giornale stamattina, con l’intelligenza tipica del quotidiano firmato da Alessandro Sallusti, lo definisce in prima pagina “untore”:
A Palazzo Madama colleghi e compagni di partito iniziano a evitarlo, le pacche sulle spalle diminuiscono, le strette di mano scompaiono, quando lo incontrano cambiano strada. Lo osservano in tralice e tengono le distanze. E tra i senatori inizia a girare una voce, un’ipotesi, un sospetto. «Ma se Sileri è stato in aereo con il paziente italiano che ha il coronavirus, come fa a non averlo anche lui?». E scoppia il caos. Nella testa dei senatori si delinea chiaramente una convinzione: Sileri è un untore, non ha adottato le giuste precauzioni e infetterà  tutti i senatori della Repubblica italiana, quindi va evitato.
Sì che i parlamentari vanno tagliati, ma mica con il virus. Non è dato sapere se qualcuno abbia avanzato l’ipotesi di costituire una squadra di monatti, ma non ci sentiamo di escluderlo. Sileri, agli occhi dei colleghi, ormai è come il malato di Aids con l’alone viola dell’ansiogeno spot anni Novanta. Il panico si diffonde: basta un colpo di tosse o uno starnuto del povero viceministro per mettere in fuga senatori, commessi e dipendenti di Palazzo Madama. Perchè, come è noto, la paranoia si diffonde molto più velocemente delle malattie. E non ha un antidoto. C’è già  chi immagina l’intero Senato in quarantena, il governo infetto, la routine parlamentare bloccata per settimane, lo scandalo sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo con gli italiani che fanno la solita figura da cioccolatai, infettandosi da soli.
In pieno stile Il Giornale, si citano la presidente del Senato Casellati e le dichiarazioni di Bernini, che risalgono a tre giorni fa:
Tutti hanno paura, ma nessuno fiata. Sileri se ne accorge e si spaventa, inizia anche lui ad avere qualche dubbio e si confida con gli audaci colleghi che, probabilmente vestiti da astronauti e tappezzati di mascherine, ancora gli rivolgono la parola. I sussurri si fanno sempre più intensi fino ad arrivare alle orecchie della seconda carica dello Stato: Maria Elisabetta Alberti Casellati. E pure il presidente del Senato, giustamente, si spaventa a tal punto che giovedì, al termine del question time, prende da parte il diretto interessato e il premier Conte per avere delucidazioni. Loro la rassicurano, ma ormai tra gli scranni regna il terrore.
Gli ipocondriaci si danno già  per spacciati e anche i più razionali, alla prima congiuntivite, mettono mano al testamento.
Venerdì Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, finalmente rompe il silenzio: «Mi chiedo preoccupata — e lo feci presente inascoltata lunedì sera al vertice di Palazzo Chigi — perchè lo stesso Sileri non è stato sottoposto alle stesse misure precauzionali, visto che ha trascorso molte ore insieme al giovane contagiato. E una domanda che mi sento di porre alle autorità  sanitarie, e spero di essere rapidamente rassicurata».
Così come a tre giorni fa risale la replica di Sileri:
“La seconda cosa, forse meno interessante del resto, il tampone del sottoscritto ed il test per il nuovo coronavirus è Negativo. Quindi serena. Possiamo salutarci anche con contatto e magari tutti insieme andare a cena in un ristorante cinese, così conosci la mia famiglia e, sono sincero, mi farebbe piacere.”
Sileri aveva già  spiegato la stessa cosa in un’intervista a Repubblica l’8 febbraio. Ma vuoi mettere il gusto di inventare una psicosi?

(da “NextQuotidiano”)

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CONSIGLIERE LEGHISTA CONTRO LA MODELLA ITALO-SENEGALESE SCELTA DA VOGUE: “ITALIAN BEAUTY? NON E’ BIANCA”

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

IL SOTTOSEGRETARIO VARIATI: “NON CI PUO’ ESSERE SPAZIO PER IL RAZZISMO NELLE ISTITUZIONI DELLA REPUBBLICA”… E ALLA FINE LA LEGA CACCIA IL CONSIGLIERE DI ARZIGNANO

Maty Fall Diba ha 18 anni, è nata in Senegal dove è vissuta fino all’età  di 9 anni per poi trasferirsi in Italia, dove è cresciuta.
Vive a Chiampo in provincia di Vicenza, ha chiuso l’ultima sfilata di Valentino ed è una delle protagoniste del numero di febbraio di Vogue Italia dove posa per il fotografo Paolo Roversi tenendo tra le braccia la scritta Italia.
Una prestigiosa apparizione che però l’ha portata, suo malgrado, al centro di una polemica politica sul concetto di vera bellezza italiana.
La sua fotografia, associata all”italian beauty”, ha acceso infatti una polemica a causa delle dichiarazioni di Daniele Beschin, consigliere leghista di Arzignano.
Beschin ha commentato sui social le parole con cui il sindaco di Chiampo, Matteo Macilotti, si era detto orgoglioso dei successi come modella della propria concittadina: “Per me – ha scritto Beschin – una chiampese doc è una ragazza solare, bianca”.
Sulle frasi di Beschin è intervenuto il sottosegretario al ministero dell’Interno, Achille Variati: “Non può esserci spazio per il razzismo nelle istituzioni della Repubblica italiana”. E a ruota anche Stefano Fracasso, capogruppo del Pd nel consiglio regionale veneto: “Bene ha fatto il sindaco di Chiampo a esprimere l’orgoglio della sua comunità “.
All’esultanza del sindaco di Chiampo per la scelta di “Vogue Italia” di mettere in copertina la diciottenne di origine senegalese – e italiana a tutti gli effetti – Maty Fall Diba, Beschin aveva replicato che la giovane modella non poteva essere definita nè chiampese nè italiana: “Solo un bianco può essere italiano”.
Variati ha aggiunto: “Quella di Beschin è una posizione semplicemente, incontrovertibilmente, disgustosamente razzista – ha detto – Che non possiamo accettare e che è incompatibile con la funzione pubblica di un consigliere comunale”.
“Spero che tutti – ha osservato il sottosegretario – si rendano conto di quanto atteggiamenti come questi siano pericolosi per la nostra società , e richiamino teorie, come quelle sulla purezza della razza di tragica memoria nazista, che hanno macchiato di sangue la storia. È una vergogna per la terra vicentina, di cui sono stato presidente della Provincia”.
Variati ha infine concluso annunciando che “segnalerà  l’episodio per ogni utile verifica. La mia solidarietà  al sindaco Macilotti, e soprattutto un abbraccio affettuoso alla giovane Maty, nostra connazionale a cui auguro di non farsi abbattere e di ottenere ogni successo”.
La Lega ha preso le distanze ufficialmente sia attraverso un comunicato della segreteria provinciale sia con la decisione conseguente del gruppo consiliare che si è riunito ed ha espulso Beschin dal gruppo.

(da agenzie)

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PADOVA, L’AUTISTA ROMENO CHE SALVO’ I BAMBINI: “IO ARRESTATO E POI RIABILITATO, MA NESSUNO MI DA’ PIU’ LAVORO”

Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile

UN ANNO FA EBBE UN INCIDENTE CON LO SCUOLABUS E SCAPPO’ PER PAURA DEL LINCIAGGIO… ORA LE INDAGINI LO SCAGIONANO MA LA SUA VITA E’ ROVINATA

Un anno fa la storia viene raccontata così: «Autista romeno dello scuolabus causa un incidente ubriaco e scappa».
È il 17 maggio 2019 quando, due mesi dopo il dirottamento di San Donato Milanese, sui colli padovani di Arquà  Petrarca scatta la caccia all’uomo.
Deniss Panduru, 51 anni, viene arrestato poco dopo con l’accusa di fuga, lesioni personali colpose plurime e guida in stato di ebbrezza.
L’allora ministro Danilo Toninelli ne chiede il licenziamento immediato e viene accontentato dalla Seaf di Este.
Nemmeno un anno dopo tutto l’architrave accusatorio cade: nessuna fuga, nessun abbandono di minori, patente restituita e guida in stato di ebbrezza ridimensionata.
Le indagini dimostrano che l’autista, dopo l’incidente, fece uscire i dodici bambini dal pulmino ribaltato su un fianco. Nonostante questo la caccia all’uomo, cioè a Deniss Panduru, non si è mai conclusa.
«Mi hanno sbattuto in galera per tre giorni senza colpa. E adesso, nonostante l’archiviazione, nessuno più mi dà  lavoro», Deniss Panduru spalanca le braccia e maledice quel giorno. Capelli rasati ai lati e lunghi dietro, orecchino, catena d’oro in mostra sul petto villoso: la sua faccia fece il giro d’Italia.
Panduru, archiviata ogni accusa. Davvero non trova un lavoro?
«Porto il curriculum con la mia esperienza ventennale ma poi mettono il nome su Google e nessuno richiama. Io non sono un bandito, vi prego: datemi un lavoro».
Secondo lei è per l’incidente?
«Per tutti io resto l’autista ubriaco del pulmino ribaltato. Nessuno più mi vuole a lavorare e io ho il mutuo per la casa da pagare».
Cosa successe quel giorno?
«Sa qual è il mio unico senso di colpa oggi? Non essermi opposto a chi mi faceva lavorare con un pulmino ridotto in quello stato».
Cosa intende?
«Era vecchio e malridotto, più volte mi sono lamentato con il titolare dell’azienda. Perdeva olio dello sterzo, io stesso facevo il rabbocco alla fine di ogni turno».
Dunque l’incidente successe a causa dello sterzo?
«Si bloccò all’improvviso, affrontando un tornante».
Lei cosa fece dopo il ribaltamento?
«C’erano vetri ovunque, i bambini gridavano spaventati. Chiesi loro se stavano tutti bene. Si fermò un automobilista e mi aiutò a fare uscire tutti, uno a uno, con relativi zaini».
Come le è venuto in mente di scappare?
«Abbiamo chiamato i soccorsi e messo tutti in sicurezza. Poi hanno iniziato ad arrivare alcuni genitori. Io ero un po’ in disparte, sentivo frasi irripetibili sul mio conto che si moltiplicavano mano a mano che passavano i minuti. A quel punto decisi che era meglio andar via».
Così però è sembrata una fuga, un’ammissione di colpa.
«I bambini erano in salvo. Per questo hanno archiviato il procedimento».
Come sono arrivati all’arresto?
«Sono stato fermato due ore dopo, portato in ospedale per le analisi. Pensavo fossero accertamenti normali. Poi, a un certo punto, un carabiniere mi dice: mi dispiace Panduru dobbiamo arrestarti».
L’alcoltest rivelò un tasso alcolico di 0,30.
«Prendevo un farmaco per la gola che aveva una base alcolica ma io non ho toccato nemmeno un goccio quel giorno. E comunque, anche se fosse, è prevista una multa, non il carcere».
Come fa ora a mantenersi?
«Cerco di arrangiarmi con piccole mansioni di giardinaggio ma nulla di sicuro. Ho due figli da crescere. Vorrei che la gente mi vedesse per quello che sono, non per il mostro che non sono mai stato».

(da “La Repubblica“)

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