Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
SEI PARLAMENTARI LIGURI SU OTTO E DUE CONS. REG. SU QUATTRO VOGLIONO L’ACCORDO CON IL PD SUL NOME DEL GIORNALISTA SANSA, MA GUARDA CASO CASALEGGIO VUOLE NEGARE CHE DECIDA LA BASE LIGURE
Dopo quasi due ore di riunione il senatore M5s Mattia Crucioli si alza e se ne va all’urlo di “qui si decide di non decidere. Questa melina ci fa male”.
In ballo c’è l’alleanza con il Pd in Liguria, osteggiata da Davide Casaleggio e dai vertici pentastellati che invece puntano su Alice Salvatore, braccio destro del figlio del co-fondatore.
Nella sala Tatarella di Montecitorio si sono incontrati il reggente M5s Vito Crimi, il responsabile per le campagne elettorali Danilo Toninelli e i parlamentari liguri grillini. Mai come questa volta le elezioni regionali sono cruciali per il mondo pentastellato. Gran parte di questo vorrebbe sostenere un candidato civico, insieme al Pd, passando attraverso un voto su Rousseau che dovrebbe dare il via libera a un accordo civico. Ma la decisione viene rinviata, nonostante i dem abbiamo dato oggi come termine ultimo. I vertici optano invece per portare il tema direttamente a Genova, dove domenica ci sarà una riunione tra gli attivisti, sul modello emiliano romagnolo quando, al termine di un’assemblea locale, si decise di correre da soli.
Tuttavia ci sono differenze non da poco. “La Liguria è un caso unico”, sostiene con forza un deputato, “qui siamo stati all’opposizione insieme al Pd. In Emilia invece eravamo contro Bonaccini. Se creiamo un unico blocco possiamo spazzare via il centrodestra. Altrimenti perdiamo tutti”.
Per adesso c’è una proposta scritta. Quella presentata da Crucioli rivolta al capo politico e firmata da 6 parlamentari liguri su 8 e da 2 consiglieri regionali su 4.
Si chiede di dare immediatamente voce agli iscritti, attraverso un voto su Rousseau, su un “progetto civico per la Liguria finalizzato — si legge – a sottoporre ad altre forze politiche l’adesione ad un programma elaborato dal Movimento 5 stelle Liguria, sulla base del quale sostenere alle elezioni regionali un candidato Presidente civico garante di tale progetto”.
Il nome che gira in queste ore e che sarebbe condiviso dal Pd è quello del giornalista Ferruccio Sansa. Tanto che il vicesegretario Pd Andrea Orlando insiste: “Non facciamo un regalo a Toti. Ai 5 stelle diciamo, patto civico, scegliamo insieme un candidato. Non abbandoniamo la nostra regione al declino, all’invecchiamento e alla colonizzazione”.
Ebbene, racconta Crucioli, “il reggente Vito Crimi ha deciso di rinviare ulteriormente qualsiasi votazione su Rousseau che avrebbe invece rappresentato l’unico strumento per un sereno dibattito. È chiaro a tutti che siamo già fuori tempo massimo: ogni ulteriore ritardo rischia di compromettere qualsiasi progetto comune e, per certo, regala ulteriore vantaggio ad un centrodestra già in campagna elettorale”.
I vertici M5s non ne vogliono sapere. La riunione diventa un caos. Tanti parlamentari si lamentano con i vertici: “Con un blitz avete fatto votare su Rousseau la candidatura di Alice Salvatore, escludendo tutti dal dibattito e togliendo la possibilità di un accordo civico”. Crimi prende tempo, la riunione è ancora in corso.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
IL TIMORE DI “DANNO ALL’IMMAGINE” ALLA BASE DELLA DECISIONE… MA L’AUMENTO VERRA’ RIPRESENTATO PIU’ AVANTI (MAGARI SOTTO FERRAGOSTO)
Retromarcia. La Regione rinuncia all’aumento di mille euro nello stipendio per gli assessori e
per il presidente Alberto Cirio.
La Lega ha ritirato la proposta di legge che prevedeva di riallineare i compensi della giunta a quelli dei consiglieri.
Quest’ultimi infatti guadagnano di più dei componenti del governo regionale perchè godono di 3500 euro di rimborso spese, cifra che viene invece ridotta a mille euro per il presidente Cirio e per gli assessori che usano l’auto blu. La proposta di legge non sarà nemmeno inserita nel collegato alla Finanziaria, come sembrava in un primo tempo, ma accantonata (per ora)
La decisione arriva dopo le polemiche nate nell’opinione pubblica e dai banchi dell’opposizione per quello che è stato bollato come “un regalo alla casta”.
Il partito di Matteo Salvini corre infatti ai ripari re ritira la proposta che porta come prima firma quella del capogruppo della Lega Alberto Preioni e che rischia di incrinare l’immagine della Lega e del suo leader Salvini, che sarà giovedì a Torino per incontrare militanti e sostenitori al Lingotto.
“Alla luce delle polemiche strumentali generate in questi giorni a mezzo stampa, che stanno provocando il fraintendimento da parte dell’opinione pubblica della ratio alla base di questa proposta, abbiamo ritenuto opportuno di ritirare l’articolo in questione, pur rivendicandone l’assoluta legittimità e la necessità di un correttivo a una disposizione che riteniamo ingiusta” spiega il gruppo regionale della Lega in un comunicato.
“Rimanderemo il tema a una riorganizzazione più ampia dei criteri di definizione dell’indennità di coloro che rappresentano i cittadini nelle istituzioni del Consiglio e della Giunta regionale, dal momento che quelli attuali non rispettano il principio di giustizia del peso e delle effettive responsabilità dei ruoli e delle diverse funzioni” aggiungono i consiglieri regionali del Carroccio.
“Ce lo meritiamo” ha spiegato il vice presidente Fabio Carosso che ha gennaio ha avuto un compenso netto di 5900 euro, il compenso più magro della squadra di governo. La busta paga di Alberto Cirio, nello stesso mese, è stata di 6700, a fronte degli stipendi di un consigliere a Palazzo Lascaris che, grazie all’intera cifra dei rimborsi spese, viaggia tra i 6800 e i 7200 euro netti.
Tranquilli, lo ripresenteranno.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
CHIESTA UNA RELAZIONE DETTAGLIATA SU COSA SONO ANDATI A FARE MOLTI DIRIGENTI: ERANO 100 IN PIU’ DELLA PASSATA EDIZIONE
Non sono solo il Pd e i due consiglieri Rai Borioni e Laganà a voler conoscere il nome, il numero e relativi costi sostenuti da Viale Mazzini per spedire a Sanremo un esercito di dirigenti e collaboratori, ma così tanti come quest’anno.
Dopo l’interrogazione parlamentare al ministro dell’Economia, a muoversi è il collegio sindacale del servizio pubblico composto da un ispettore capo della Ragioneria generale dello Stato, in qualità di presidente, e da due alti funzionari del Tesoro.
I quali hanno chiesto all’amministratore delegato Fabrizio Salini di presentare, al prossimo cda in calendario il 21 febbraio, una relazione dettagliata per sapere quante persone sono partite alla volta del Festival, quanto tempo sono rimaste, il motivo della trasferta e chi ha coperto le spese di viaggio e di soggiorno.
Secondo i calcoli di Repubblica, sarebbero infatti almeno 634 i dipendenti Rai registrati a Sanremo nei giorni del concorso canoro: un centinaio in più rispetto al 2019. E questo al netto degli ospiti in carico al Cerimoniale della tv di Stato, che fanno lievitare ulteriormente le presenze: dallo stesso ad Salini al presidente Marcello Foa, passando per il capo della Comunicazione Giannotti e volti noti come Alberto Matano e Lorella Cuccarini. Un numero monstre, infarcito anche di familiari e staff, che non è passato inosservato. E sul quale ora il Tesoro vuole vederci chiaro. Specie alla luce dei 65 milioni perdite previste dall’emittente di Stato nel 2020.
Per ciascuno degli “inviati” sul fronte sanremese il manager del servizio pubblico dovrà spiegare cosa sono andati a fare, perchè e chi ha pagato.
E a poco vale la precisazione secondo la quale i parenti e alcuni stretti collaboratori sarebbero sbarcati all’Ariston a spese loro. Tra questi, le mogli di Foa e Salini, il marito della consigliera Beatrice Coletti, la segretaria dell’ad Giuseppina Carruba, ma anche la segretaria della governance Rai Margherita Ghinassi. Oltre a dirigenti che poco o nulla hanno a che fare con Sanremo: dal vicedirettore di Rai3 Giovanni Anversa al direttore dei diritti sportivi Pierfrancesco Forleo, dal direttore di Rai Parlamento Antonio Preziosi all’ad di RaiCom Monica Maggioni.
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA PARLAMENTARE NON HA ALCUNA VILLA A PORTO CERVO E NON E’ STATA DERUBATA… SE CERCANO VILLE LUSSUOSE IN ZONA I SOVRANISTI FAREBBERO MEGLIO A CERCARE TRA I LORO SOSTENITORI
Circola una falsa notizia su Laura Boldrini, ex Presidente della Camera dei Deputati oggi in
forza al Partito Democratico, in cui si sostiene che abbia raccontato in un tweet di essere stata derubata nella sua villa a Porto Cervo vedendosi sottratta di beni per un valore di 34 mila euro.
Il tweet, come la villa, non esistono.
Tutto porta al sito Stampanuova.com, creato a fine gennaio 2020 e contenente diversi articoli dalla dubbia veridicità con molti banner pubblicitari invadenti.
Al suo interno nessun disclaimer, ma soprattutto vi sono delle mancanze che potrebbero creare dei grossi problemi al suo proprietario.
Ecco il testo della bufala che è stato ripreso all’interno di un forum:
“Laura Boldrini derubata: sottratti beni dal valore di 34.000€ mentre era in vacanza a Porto Cervo. . Furti a raffica, anche con l’uso di gas narcotico, nelle ville in Gallura. Fra le vittime, pure L’onoreve Laura Boldrini. L’onorevole ha fatto sapere, via Twitter, di essere stata derubata nella notte fra il 6 e il 7 febbraio nella sua villa a Porto Cervo. «Svegliarsi la mattina è scoprire che la notte, mentri dormivi, sono entrati i ladri è terribile» ha twittato. «Più sicurezza, non si può aver paura pure in casa». Non è stato possibile verificare quanto le sia stato portato via, i danni ammonterebbero circa a 37.000€ e nel suo caso è stato usato il farmaco soporifero, ma la preoccupazione, per lei e suo cane Amalo, che era in casa, è stata tanta”.
L’articolo è poi stato fatto sparire dal sito ma nel frattempo è stato fatto circolare nei social dai soliti membri della associazione a delinquere sovranista.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIORNATA SI CONCLUDE CON L’ENNESIMA RETROMARCIA: NON VUOLE DARE RETTA ALLA BONGIORNO, MA DOMANI DIPENDE DA COME SI SVEGLIA
Ricomincia la recita.
“Non vedo l’ora di andare in tribunale e guardare negli occhi quel giudice per spiegargli che difendere i confini del mio Paese era un mio diritto e un mio dovere: non è stato un crimine”: così Matteo Salvini torna sulla questione del caso Gregoretti, per cui il prossimo 12 febbraio l’Aula sarà chiamata a votare se mandare o meno a processo il leader della Lega.
“Mercoledì vado in Aula assolutamente tranquillo. È sicuro che passerà la richiesta di processo ai miei danni: spero solo che facciano in fretta”
Il segretario del Carroccio sembra quindi smentire le indiscrezioni che lo vedevano fare dietrofront sul caso Gregoretti: secondo la stampa, Salvini avrebbe chiesto ai parlamentari leghisti di non votare più l’autorizzazione a procedere contro di lui, come avevano invece fatto lo scorso 20 gennaio.
L’ex ministro avrebbe cambiato idea e non spingerebbe più i suoi ad approvare il via libera al processo dopo l’avvertimento della senatrice Giulia Bongiorno, secondo cui un voto favorevole dei leghisti indebolirebbe troppo la strategia difensiva.
“Nessuna richiesta di negare questa possibilità di giudizio”, dice però ora Salvini, negando la notizia secondo cui sarebbe già stata comunicata al capogruppo Massimiliano Romeo la volontà di fare marcia indietro.
Bisognerà aspettare mercoledì per conoscere la strategia finale che i leghisti decideranno di adottare sul caso Gregoretti. I parlamentari del Carroccio e Salvini saranno sicuramente in Aula, una presenza mai messa in discussione.
Per prima cosa prenderà la parola la senatrice Erika Stefani, che illustrerà il voto della Giunta dello scorso 20 gennaio, quando i leghisti votarono per mandare Salvini a processo dietro esplicita richiesta del leader.
Poi interverrà anche lo stesso Salvini
L’esito è scontato. L’Aula autorizzerà il processo: Salvini non ha i numeri per evitarlo. Potrebbe quindi decidere, come sembrano affermare le sue ultime dichiarazioni, di continuare a dipingersi come una vittima della magistratura
Oppure potrebbe ascoltare i suggerimenti di Bongiorno, secondo cui un’autorizzazione favorevole da parte dei leghisti si tradurrebbe in un autogol, e abbandonare l’Aula insieme ai suoi.
La strategia della vittima, su cui Salvini aveva puntato tutto prima delle elezioni regionali, è stata messa in discussione dalla sconfitta in Emilia Romagna
(da Fanpage)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI GREEPEACE SULLA BASE DEI DOCUMENTI RISERVATI OTTENUTI DAL GOVERNO DI KUALA LUMPUR
Sono oltre 1.300 le tonnellate di rifiuti in plastica che sarebbero state spedite illegalmente dall’Italia ad alcune aziende in Malesia.
«E questo solo nei primi nove mesi del 2019 quando, su un totale di 65 spedizioni dirette in Malesia, 43 sono state inviate a impianti privi dei permessi per importare e riciclare rifiuti stranieri» scrive Greenpeace a seguito di una complessa indagine, condotta tra Italia e Malesia, che ha portato alla scoperta di un traffico internazionale di rifiuti in plastica. Tutta la documentazione è già stata consegnata alle autorità competenti.
L’inchiesta di Greenpeace
Nei primi nove mesi dello scorso anno, su un totale di 2.880 tonnellate di rifiuti plastici spediti per via diretta in Malesia, il 46% «è stato inviato a impianti privi delle autorizzazioni necessarie, e che quindi operano senza alcun rispetto per ambiente e salute umana».
Un’analisi che Greenpeace è riuscita a condurre anche grazie a documenti riservati, ottenuti dal governo di Kuala Lumpur, contenenti i nomi delle 68 aziende malesi autorizzate a importare e trattare rifiuti in plastica dall’estero.
«Pochi mesi fa abbiamo mostrato le drammatiche conseguenze sanitarie e ambientali delle esportazioni di rifiuti in plastica dall’Italia verso la Malesia. Ora, con questa nuova inchiesta, sveliamo le illegalità che si celano dietro questi fenomeni» ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.
«Si tratta di una situazione inaccettabile che conferma, ancora una volta, l’inefficacia del sistema di riciclo — ha spiegato — e la necessità di adottare misure urgenti per ridurre la produzione di quella frazione di plastica, spesso inutile e superflua, rappresentata dall’usa e getta».
Un team di Greenpeace è anche andato di persona in Malesia e, grazie ad alcune telecamere nascoste, ha raccolto testimonianze video in alcune delle aziende malesi disposte a importare illegalmente i nostri rifiuti (plastica contaminata e rifiuti urbani compresi).
Inoltre, ha documentato la presenza di rifiuti plastici provenienti dall’estero, Italia inclusa, abbandonati all’aperto senza alcuna sicurezza per l’ambiente e la salute umana.
Secondo Greenpeace, nel corso degli ultimi anni «la Malesia è diventata una delle principali destinazioni delle esportazioni di rifiuti occidentali in plastica di bassa qualità e di difficile riciclo, pur essendo sprovvista di un sistema di trattamento e recupero efficace e di rigorose regolamentazioni ambientali, alimentando così un mercato globale spesso illegale».
A questo punto Greenpeace chiede al governo italiano di non «chiudere gli occhi» e di «assumersi le proprie responsabilità intervenendo subito per porre fine a questi traffici illeciti di rifiuti».
(da Open)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
ROBERTA E’ TRA I 35 ITALIANI A BORDO DELLA DIAMOND PRINCESS E RACCONTA LA QUARANTENA A BORDO… I CONTAGIATI SONO SALITI A 136
“Ho paura che la marea stia arrivando al suo picco. La speranza è che finalmente la parabola
cominci a scendere e che i casi comincino a scemare fino ad azzerarsi. Anche questo, come per ogni dolore o avvenimento brutto deve fare il suo corso”.
Scrive così Roberta, tra i 35 italiani a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera messa in quarantena per il coronavirus, ancora ferma nella baia di Yokohama, in Giappone.
Parole affidate a Facebook, al diario che la donna, di Pozzallo in provincia di Ragusa, scrive col nom de plume, “Allegra Viandante”.
Il post è di stamattina, tra i passeggeri si è appena diffusa la notizia di 60 nuovi casi del virus arrivato dalla Cina. Il numero dei contagiati, dunque, è salito a 130.
“Secondo il Japan Time altre 66 persone sono state infettate – scrive Roberta – aggiungendole alle 70 precedenti confermate arrivano a 136 in totale. I contagiati non sono di nuova contaminazione, ma sempre facenti parte dello stesso periodo di incubazione dei precedenti. Nel frattempo fuori in banchina si sono riversate nuovamente diverse ambulanze. Tante ambulanze”.
Posta foto, posta e video, Roberta, in uno si vede il personale sanitario giapponese – sei uomini in tuta bianca e cappucci schermati dalla testa ai piedi – che arriva per indagini e controlli.
E scrive, per sdrammatizzare, per passare il tempo, racconta anche come il tempo trascorra a bordo della Diamond Princess, la “nave Lazzaretto”, l’ha definita qualcuno. Coi pasti confezionati e consegnati nelle cabine, dove la gran parte dei passeggeri se ne sta confinata, e i test da fare ogni quattro ore.
“Ogni anima su questa nave è provvista di un termometro personale da usare e auto testarsi ogni 4 ore – scrive Roberta – informando subito l’equipe medica, tramite apposito numero nel caso in cui la temperatura corporea superi i 37,5 gradi. La nave continua a ricevere ininterrottamente forniture di ogni tipo tra: cibo sicuro, medicinali per uso personale, salviette disinfettanti e maschere da cambiare almeno 2 volte al giorno”.
E intanto “si continua incessantemente a testare le persone, ad oggi altri 336 campioni sono stati prelevati”, il Governo giapponese che ieri aveva inviato a bordo un gruppo di 28 persone, tra cui 14 (tra medici e biologi ) e 16 infermieri, per aiutare e sostenere professionalmente l’equipe medica già presente” oltre a forniture mediche, macchinari e medicine per i passeggeri, “sta prendendo molto sul serio questa situazione di crisi, così come la compagnia di crociera”.
Delle 3700 persone che viaggiano sulla Diamond Princess, 35 sono italiani, di cui 25 membri dell’equipaggio: nessuno di loro, stando anche a quanto scrive Roberta, è stato contagiato dal coronavirus. È italiano anche il comandante della nave, Gennaro Arma. Quarantacinque anni, è nato e vive in penisola sorrentina, dove, parenti e amici stanno seguendo non senza apprensione il susseguirsi delle notizie sulla nave contagiata dal coronavirus.
Contattata da HuffPost qualche giorno fa, Mariana, moglie di Arma, ha chiesto rispetto per la privacy della famiglia, per lei, il marito, il loro bambino, ribadendo quanto già dichiarato all’Ansa: “Siamo un po’ in ansia, ma sereni. Sono in contatto con mio marito, certo, come accade sempre, credo sia normale”. Siamo tranquilli, ripete ferma Mariana, “lui mi ha rassicurata rispetto al fatto la situazione a bordo è sotto controllo”.
La speranza, anche se la moglie del comandante preferisce non aggiungere altro, è che l’allarme coronavirus a bordo della Princess Diamond rientri, che tutta questa vicenda si concluda al più presto.
Come scrive Roberta nel suo diario di viaggio: “Mi auguro che il peggio sia passato e che il “picco” all’interno di questa nostra realtà sia stato raggiunto per andare a scemare piano piano spegnendo questo focolare indesiderato. Credo sia inevitabile, proprio come il flusso e il riflusso del mare e le maree, come è anche quando si affrontano le circostanze della vita”.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
IL SOLE 24 ORE PUBBLICA I DATI DEL FALLIMENTO DELLE PROMESSE DI DI MAIO
Il Sole 24 Ore torna oggi sui dati del reddito di cittadinanza, ricordando che solo il 3,63% di chi percepisce il sussidio ha oggi trovato lavoro secondo i numeri dell’ANPAL.
I beneficiari sono 2,3 milioni (escluse le pensioni), di cui circa 791mila risultano occupabili, ma al 10 dicembre 2019 coloro che avevano trovato lavoro erano solo 28mila, cioè il 3,6% del totale (dati Anpal).
Sono questi i risultati ottenuti dai centri per l’impiego, per lo più registrati da ottobre in poi. Il lavoro dei navigator è partito in ritardo e bisognerà aspettare per fare un vero bilancio.
Nel frattempo, però, va ancora rodato il coordinamento con i servizi sociali dei Comuni.
I criteri di ripartizione dei beneficiari tra i due uffici sono stati stabiliti per legge, ma le situazioni di maggiore fragilità spesso richiedono un intervento congiunto oppure un’analisi preliminare.
«Va ottimizzata la presa in carico di quei nuclei che spesso manifestano bisogni ulteriori all’inclusione lavorativa e una molteplicità di problematiche», afferma Samantha Palombo, responsabile dell’area Welfare per l’Anci. Ad esempio la perdita di lavoro, i figli minori, situazioni di dipendenze o disabilità .
Sul punto, rimane ancora da definire l’accordo sui criteri di rinvio dei beneficiari dai Centri per l’impiego ai Comuni, su cui è stato attivato un tavolo ministeriale.
In questo senso, l’Anci auspica l’avvio di un percorso per individuare «criteri condivisi di smistamento» della platea: «Questa valutazione non può essere affidata ad automatismi sulla base di alcuni indicatori», aggiunge Palombo.
Restano ancora fermi, infine, i progetti di pubblica utilità (Puc) dei Comuni, pronti a decollare dopo l’approvazione del decreto ministeriale pubblicato il 14 gennaio 2020 in Gazzetta ufficiale. Il decreto, però, è in attesa della registrazione da parte della Corte dei Conti e nella piattaforma informatica «per l’inclusione sociale» del ministero del Lavoro manca la sezione dedicata.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2020 Riccardo Fucile
PESSIMO SEGNALE: CALO DELL’1,3% RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE
Un tonfo negativo dopo cinque anni che non lascia ben sperare per le sorti della nostra
economia.
I dati Istat ci raccontano di un Paese che per la prima volta dopo la Grande Crisi, incorre in una battuta d’arresto che potrebbe incidere su tutta la nostra vita economica.
Secondo l’Istituto di Statistica Nazionale nel 2019 la nostra produzione industriale è calata dell’1.3% rispetto al 2018.
Si tratta della diminuzione più ampia dal 2013, quindi da tre anni e il dato è in netta controtendenza con quello dell’anno scorso quando la nostra industria ha fatto registrare un incremento dello 0.6%.
Dati che si aggravano se si restringe il campo al singolo andamento mensile: a dicembre 2019, rispetto al novembre dello stesso anno, la produzione industriale è diminuita ben del 2.7%. E l’andamento non lascia tranquilli anche in virtù delle recenti frenate dell’economia mondiale e degli effetti, ancora tutti da verificare che l’impatto del nuovo Coronavirus, può avere anche sulle nostre economie.
I motivi della diminuzione
Analizzando maggiormente i dati Istat si scopre che il ribasso è dovuto in larga parte al vero e proprio crollo del settore automobilistico che in Italia ha fatto registrare nel 2019 un saldo negativo che sfiora il 14% (-13.9%).
Altri cali significativi si sono registrati nella fabbricazione di prodotti petroliferi raffinati (-9,3%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-7,7%). Tra i comparti che reggono maggiormente si segnalano invece i computer, i prodotti di elettronica e ottica (+5,3%), l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (+2,9%).
Un quadro tutt’altro che roseo quindi per la nostra economia, anche alla luce delle stime sul Pil italiano sul quale “gravano rilevanti rischi al ribasso”, come affermato dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco all’Assiom Forex nella giornata di sabato.
(da agenzie)
argomento: economia | Commenta »