Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
IPOTESI PATRIMONIALE PER AIUTARE CHI NON CE LA FA
Il ministro del Sud Giuseppe Provenzano rilascia un’intervista a Repubblica in cui chiede di estendere il reddito di cittadinanza per fermare la possibile rivolta sociale nel Mezzogiorno e immagina una patrimoniale per mettere a posto i conti:
«Con il Cura Italia abbiamo fatto molto, in pochi giorni la manovra di un anno. Ma ora dobbiamo mettere i soldi nelle tasche degli italiani a cui fin qui non siamo arrivati. Questa è la priorità del decreto di aprile. Così come va assicurata liquidità al sistema delle imprese per tenerlo in vita, bisogna tenere in vita la società . Liquidità anche per le famiglie, per chi ha perso il lavoro e non ha tutele».
Altrimenti cosa può succedere?
«In gioco c’è l’ossatura della democrazia. La polveriera sociale rimanda a una grande questione democratica. Viviamo giorni in cui per stato di necessità molte libertà sono compresse. Per ritrovarle dopo, dobbiamo affrontare le disuguaglianze anche nel momento dell’emergenza. Siamo entrati in questa crisi essendo già il Paese più diseguale d’Europa».
Pensa all’estensione del reddito di cittadinanza?
«Volevamo migliorarlo già prima del coronavirus, adesso diventa indispensabile. Rivedendo i vincoli patrimoniali, chi ha una casa familiare o dei risparmi in banca che non vuole intaccare oggi non può accedervi. Rafforzando il sostegno alle famiglie numerose. Rendendolo compatibile con il lavoro, per integrare il reddito se necessario. All’economia di sopravvivenza che non è solo al Sud, ma coinvolge anche autonomi, partite Iva proletarizzate, piccoli professionisti, occorre offrire una garanzia nella legalità ».
Di che cifra stiamo parlando?
«Per chi ha perso il lavoro dev’essere una cifra equa rispetto alla cassa integrazione: 1000-1100 euro al mese. In tutti gli altri casi dev’essere un compenso che garantisca la dignità . Bisogna creare lavoro buono con gli investimenti. Ma in attesa che questo avvenga la società va accompagnata. Nell’emergenza, servono misure universali e immediate di sostegno al reddito».
Di quanti miliardi parliamo?
«Non do numeri, ne parleremo nel governo, coi ministri competenti. Ma le risorse vanno trovate». Che sta succedendo nel Mezzogiorno? «Ricevo migliaia di lettere di persone disperate. Alcune sono strazianti come quelle di chi vive la tragedia sanitaria. Vanno stigmatizzati gli assalti ai supermercati, ma bisogna anche dire che molti allo stremo si rivolgono proprio alle forze dell’ordine, ai sindaci, alle istituzioni insomma. Ora conta superare l’emergenza sanitaria, sconfiggere l’epidemia. Per questo bisogna stare a casa. Ma chi è a casa deve poter mangiare».
Ecco le risorse: la patrimoniale.
«Ripeto, la parola d’ordine è: progressività . Quando sono nato io, nel 1982, l’aliquota più bassa era al 18 per cento e la più alta al 65. Oggi quella forbice si è ridotta e ha messo in ginocchio il ceto medio. Le formule per realizzare un fisco davvero progressivo possono essere inedite, ma l’obiettivo dev’essere chiaro: salvare il ceto medio. Sennò la polveriera esplode».
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
LA CHIAMATA AI SACCHEGGI CORRE SUL WEB
I primi disordini legati all’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 e le voci sugli assalti ai
supermercati, tentati per la prima volta a Palermo un paio di giorni fa, fanno lanciare un allarme al Viminale e agli 007: c’è un rischio di scoppio di proteste sociali al Sud. Spiega oggi Alessandra Ziniti su Repubblica:
Da ieri mattina polizia, carabinieri e guardia di finanza stazionano davanti agli ipermercati di Palermo. L’ipotesi che si possa ripetere quanto già successo giovedì pomeriggio quando un gruppo organizzato si è presentato alle casse di un punto vendita Lidl con i carrelli pieni di provviste al grido: «Basta stare a casa, non abbiamo soldi per pagare, dobbiamo mangiare» non è affatto remota. Anche perchè la chiamata ai saccheggi dei supermercati di chi è rimasto senza un reddito corre veloce sui social e si aggiunge agli scippi per strada dei sacchetti della spesa in Campania, ai taccheggi continui di merce sugli scaffali, alle rapine ai punti vendita aperti.
In tutto il Mezzogiorno dove l’economia sommersa del lavoro nero che dà da mangiare a quasi 4 milioni di persone è già allo stremo senza sussidi in vista
«È una situazione molto delicata che seguiamo con estrema attenzione nei suoi profili di ordine pubblico ma da disinnescare innanzitutto con interventi sociali. È evidente che in una emergenza del genere le regioni del Mezzogiorno sono ad alto rischio», dicono al Viminale che ha già dato indicazioni ai Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica di accendere un faro speciale sulle situazioni più delicate.
Non c’è molto tempo per approntare interventi che evitino che all’emergenza sanitaria si affianchi quella sociale. C’è un report riservato dell’intelligence interna, arrivato a Palazzo Chigi, che segnala un «potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia dove l’economia sommersa e la capillare presenza della criminalità organizzata sono due dei principali fattori di rischio».
Uno scenario disegnato mettendo insieme una serie di episodi già avvenuti in Sicilia, in Campania, in Puglia, dove ormai si rischia lo scippo dei sacchetti della spesa e dove non c’è giorno che una farmacia non subisca un assalto armato.
A Bari l’assessora Francesca Bottaloci è dovuta andare di persona a portare due pacchi della spesa ad una famiglia che aveva postato un video mentre gridavano dal balcone di casa:« Non abbiamo più soldi, non abbiamo più niente. Venite a vedere».
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
UN REPORT RISERVATO DEI SERVIZI SEGRETI ARRIVATO A PALAZZO CHIGI: “POTENZIALE PERICOLO DI RIVOLTE, SPONTANEE O ORGANIZZATE NEL SUD DEL PAESE”
Il Sud, per fortuna, è stato meno colpito dal virus ma la quarantena imposta per contenere il contagio favorisce un pericolo diverso, che sta cominciando a esplodere. La rabbia sociale è tanta e il telelavoro e il pagamento regolare delle pensioni sono utopie che il Sud non ha mai conosciuto, in tempo di pace e soprattutto in guerra.
A Palermo un gruppo di una quindicina di persone si è presentato alla cassa del supermercato senza alcuna intenzione di pagare, a Bari una famiglia ha inveito contro una banca. A fare da sfondo a questi due episodi, lo spettro della povertà , della fame, della mancanza di denaro che dopo tre settimane comincia a diventare un problema. Specie perchè non si vede ancora una via d’uscita.
Come rivela Repubblica, c’è un report riservato dell’intelligence, arrivato a Palazzo Chigi, incentrato sul tema del Sud, dove si teme, senza tanti giri di parole, una rivolta sociale: si parla di “potenziale pericolo di rivolte e ribellioni, spontanee o organizzate”.
La serrata dei negozi, lo stop al turismo, ai mercati, agli ambulanti e persino ai parcheggiatori abusivi, come conseguenza produce che, già dopo due settimane, ci sia un popolo alla fame. E che progetta rivolte organizzate sui social.
Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, chiede di istituire un reddito di sopravvivenza e vede il rischio che la mafia guidi la rivolta. “Accanto a tantissimi che stanno vivendo questo momento di crisi gravissima con angoscia ma con dignità – ha detto il primo cittadino – ci sono gruppo di sciacalli e professionisti del disagio che promuovono azioni violente”
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE FRANCESE: “IN QUESTA CRISI L’ITALIA CI HA PRECEDUTO E NOI NE ABBIAMO TRATTO LEZIONE”… “OCCORRE UNA SOLIDARIETA’ TRA TUTTI I PAESI EUROPEI”
“Non voglio un’Europa egoista e divisa”, dice il presidente francese, Emmanuel Macron, nella sua
prima intervista rilasciata a media stranieri dallo scoppio dell’emergenza coronavirus.
Macron sottolinea che “la Francia è al fianco dell’Italia”. “Non supereremo questa crisi – dice – senza una solidarietà europea forte, a livello sanitario e finanziario”.
E ancora, aggiunge Macron, “L’Unione europea, la zona euro, si riducono a un’istituzione monetaria e a un insieme di regole che consentono a ogni Stato di agire per conto suo? O si agisce insieme per finanziare le nostre spese, i nostri bisogni in questa crisi vitale? Voglio che si faccia pienamente questa scelta di solidarietà “.
Al Consiglio europeo di giovedì scorso, continua Macron, “dieci Paesi dell’eurozona, rappresentanti del 60% del suo Pil, hanno esplicitamente sostenuto” l’idea di Coronabond, di “una capacità di indebitamento comune, quale che sia il suo nome, oppure di un aumento del bilancio dell’Unione europea per permettere un sostegno reale ai paesi più colpiti da questa crisi”.
“Alcuni Paesi, tra cui la Germania – ha continuato Macron nell’intervista a tre quotidiani italiani, tra cui Repubblica – hanno espresso le loro reticenze. Abbiamo deciso di continuare questo fondamentale dibattito, al più elevato livello politico, nelle prossime settimane. Non possiamo abbandonare questa battaglia. Preferisco un’Europa che accetti divergenze e dibattiti piuttosto che un’unità di facciata che conduce all’immobilismo. Se l’Europa può morire, è nel non agire. Come Giuseppe Conte, non voglio un’Europa del minimo comune denominatore. Il momento è storico: la Francia si batterà per un’Europa della solidarietà , della sovranità e dell’avvenire”.
Quanto alla crisi sanitaria e al modello di reazione dell’Italia e della Francia all’epidemia, Macron ricorda che in Francia “abbiamo preso le misure più forti e al più presto; abbiamo adottato, dinanzi a un numero di casi simile, le misure di restrizioni sociali qualche giorno prima dei nostri partner europei. Non me ne do alcun merito – aggiunge – perchè la scienza ci ha illuminato e l’Italia ci ha preceduto in questa crisi che abbiamo potuto trarne le lezioni per noi stessi. Abbiamo imparato dalle esperienze dolorose del vostro Paese e dalle decisioni coraggiose prese dal vostro governo: molti Paesi europei giudicavano eccessive tali restrizioni, oggi tutti le attuano perchè sono indispensabili nella nostra guerra contro il virus”.
(da agenzie)
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Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
QUESTA E’ LA “CIVILE” AMERICA, PATRIA DEL CAPITALISMO
Il coronavirus continua a mietere vittime, anche fra i giovanissimi. Un ragazzo di 19 anni è morto in California mercoledì scorso. Fino al venerdì precedente stava bene non aveva sintomi, e aveva visto i suoi amici come sempre.
Si ammalato due giorni prima la sua morte, e non sembra avesse patologie pregresse. Come riporta l’Indipendent, al giovane sono state negate le cure in una struttura medica in cui si era recato, perchè non possedeva un’assicurazione sanitaria.
Il personale sanitario a cui il giovane si era rivolto gli ha detto di rivolgersi a un ospedale pubblico. Mentre si stava recando all’Av Hospital ha avuto un arresto cardiaco.
Una volta giunto in ospedale i medici lo hanno rianimato, e il giovane è rimasto in vita per altre sei ore lottando tra la vita e la morte. Ma era ormai troppo tardi.
Rex Parris, il sindaco di Lancaster, California, ha confermato il decesso del giovane in un video pubblicato lo scorso mercoledì su YouTube, in cui mette in guardia la cittadinanza sui rischi dell’epidemia, chiedendo a tutti di non sottovalutare il pericolo e di restare a casa, di rispettare l’auto-isolamento e il distanziamento come misura di sicurezza anti contagio.
Negli Stati Uniti l’emergenza coronavirus sta assumendo dimensioni sempre più allarmanti: i casi accertati sono 104256, mentre le morti registrate fin ora sono 1704. In Italia i casi positivi sono arrivati a quota 86498. Il nostro Paese e gli Stati Uniti hanno entrambi superato la Cina nei contagi: nel Paese asiatico da cui è partita la pandemia i casi sono 81394.
(da Fanpage)
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Marzo 28th, 2020 Riccardo Fucile
I CASI POSITIVI NEGLI USA SFONDANO QUOTA CENTOMILA
Con l’aumento dei casi positivi al Coronavirus negli Stati Uniti, diventato il primo paese al mondo a
varcare la soglia dei 100mila positivi, si moltiplicano anche gli sforzi per tentare di predire come si evolverà la malattia.
E come o quanto aumenteranno i decessi, attualmente secondo l’università John Hopkins a 1.711, molti in meno rispetto all’Italia dove, come sappiamo, sono decedute più di 9mila persone.
Per il New York Times esiste il rischio concreto però che alcune aree metropolitane — a partire da New York, ma non solo — possano presto imboccare la stessa strada della regione più colpita in Italia, la Lombardia.
Lasciando da parte i difetti nel conteggio statistico dei casi positivi — come i casi sommersi di pazienti a cui il virus non viene diagnosticato — il quotidiano americano sostiene che, prese in conto le dimensioni dell’epidemia, il tasso di aumento dei casi possa presto essere più elevato in alcune città , come appunto New York dove il tasso di crescita attualmente è del +30%, rispetto a quello di Wuhan o della Lombardia.
Il totale di contagi espresso come percentuale della popolazione è tuttora più basso che in Lombardia o nel Wuhan: 2.15 contro, rispettivamente, 3.48 e 4.59 (il numero di casi positivi a New York è comunque più alto che in Lombardia), ma è anche vero che l’incremento è più recente.
Il problema è che diverse città — vengono menzionate anche Detroit e New Orleans — faticano a contenere i casi, ad “appiattire” la curva dei contagi, tramite il distanziamento sociale, per esempio.
L’alto numero di casi per popolazione totale fa intendere inoltre che il peso sul sistema sanitario sarà notevole, proprio come è stato in Lombardia. Non è il caso di altre città , come Seattle e San Francisco dove sono stati fatti seri progressi nell’appiattimento della curva.
E poi ci sono città come Baton Rouge (LA) dove entra in campo il fattore “tempo”, perchè il tasso di crescita è alto, ma il numero di contagi è ancora basso, il che vuol dire che non è ancora troppo tardi per appiattire la curva ed evitare un incremento esponenziale di casi positivi.
Per capire quale sia il potenziale epidemico del COVID-19 negli Usa rispetto all’Italia o la Cina ha meno senso per il momento, secondo il New York Times, fare un confronto sul numero di decessi da coronavirus.
Sia perchè non tiene conto del fatto che l’epidemia è più recente negli Usa — i decessi presuppongono anche un periodo di convalescenza — sia perchè dipendono dalle caratteristiche della popolazione, come l’età e lo stato di salute generale.
Ciò che pare essere certo è che l’aumento dei contagi non solo ci sarà , ma sarà anche drammatico se alcune aree degli Usa non riusciranno ad appiattire — velocemente — la curva.
(da Open)
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