Aprile 13th, 2020 Riccardo Fucile
35 ANNI, DI MONTEPULCIANO: “NON ABBIAMO PERSONE CON SINTOMI, USIAMO MASCHERINE E GUANTI”
Salvare vite in mare mentre a terra c’è la pandemia significa assumersi due rischi. Quello della missione in sè, e quello che la nave diventi un drammatico focolaio galleggiante.
Caterina Ciufegni, che ha 35 anni, è medico ed è a bordo della Alan Kurdi (una delle due imbarcazione di una ong presenti nel mare tra la Libia e l’Italia, l’altra è l’Aita Mari di Salvamento Marìtimo Humanitario), la mette giù così: “Cos’è più importante, il pericolo coronavirus o la vita delle persone che muoiono nel Mediterraneo? Io non ho dubbi. Quando mi sono imbarcata con l’equipaggio sapevo quali rischi stessimo correndo, ma la volontà di salvare chi, pandemia o non pandemia, sale sui gommoni per fuggire da torture e dalla guerra, era prevalente”.
Caterina è originaria di Montepulciano, nel Senese, si è laureata in Medicina poi si è trasferita a Berlino dove si sta specializzando in Medicina interna. È l’unica italiana sull’Alan Kurdi.
“L’estate scorsa avevo fatto richiesta alla Sea Eye per partecipare alle loro missioni. Questa è partita due settimane fa da Burriana, vicino a Valencia. Prima che arrivasse la chiamata, stavo pensando di tornare in Italia per dare una mano negli ospedali lombardi alle prese col virus”.
Adesso la nave si trova a largo di Trapani, in attesa di capire come e dove fare la quarantena.
Com’è la situazione a bordo?
“Abbiamo 149 migranti, più della metà arrivano dal Bangladesh, poi c’è un gruppo di marocchini, qualche ragazzo algerino e alcuni che provengono da Chad, Sudan, Ghana, Siria. A parte disturbi come mal di testa, mal di mare, dolori alla schiena, assai comuni a chi vive l’esperienza della traversata, non hanno sintomi da Covid: nessuno ha febbre, tosse o difficoltà respiratorie, nonostante stiano esposti al vento sul ponte di poppa”.
Come è avvenuto il soccorso?
“Siamo arrivati in zona Sar (Search and Rescue, ndr) libica domenica scorsa, la mattina dopo ci è arrivata la segnalazione di un gommone in difficoltà . Siamo arrivati contemporaneamente alla milizia libica che ci ha intimato di allontanarci, e per spaventarci ha sparato colpi di fucile in aria. Noi volevamo almeno provare a distribuire i giubbotti salvagente, perchè i migranti sul gommone non li avevano. All’improvviso hanno iniziato a tuffarsi in acqua, i libici se ne sono andati e siamo riusciti a salvarli tutti, grazie al fatto che il mare era piatto. In seguito abbiamo fatto un altro salvataggio, meno drammatico”.
Siete partiti dalla Spagna che già eravamo in piena crisi Covid. Avete preso precauzioni per evitare il contagio?
“La Sea-Eye ha dato ai 17 membri dell’equipaggio delle linee guida da seguire. Avevamo un centinaio di mascherine chirurgiche, i guanti, le tute bianche di protezione. Nell’eventualità di avere casi sospetti, l’indicazione era di isolarli nella cabina più vicina al bagno. Cerchiamo di tenere sotto controllo, per quanto è possibile, i parametri vitali degli ospiti a bordo, misurando la temperatura, la saturazione dell’ossigeno e la pressione sanguigna”.
Indossate sempre la mascherina?
“Quando siamo tra noi dell’equipaggio no, sarebbe impossibile. La Alan Kurdi è piccola, molti di noi condividono la stessa cabina. Quando siamo con gli ospiti, invece, indossiamo mascherine e guanti. Ieri sera la Guardia costiera italiana ci ha rifornito di dispositivi di protezione individuale, medicinali e cibo”.
Siete consapevoli che la situazione vi potrebbe sfuggire di mano, nel caso in cui a bordo si diffondesse il virus?
“Sulla Alan Kurdi siamo in 166, e stiamo cercando di convivere in situazioni più che estreme. Quando siamo saliti su questa barca non l’abbiamo fatto di certo a cuor leggero. Ma, ripeto, di fronte a persone che scappano dalle torture, il Coronavirus passa in secondo piano. Credo che tutti noi abbiamo accettato il rischio. Io di sicuro più degli altri, in quanto medico. Nel team sanitario siamo in due e la mia collega è un’infermiera svedese: prima di partire, lavorava in un reparto di malattie infettive in cui curavano pazienti Covid, ha esperienze in questo campo”
I naufraghi sanno che l’Italia è in pieno lockdown?
“Sì e capiscono la situazione di difficoltà . Quando li abbiamo recuperati ci hanno subito chiesto notizie sul Covid.È gente che scappa dai lager libici, il virus di certo non li ferma”.
Il capo della Protezione Civile dice che dovrete fare la quarantena su un’altra nave o in strutture di terra ad hoc
“Siamo estremamente grati all’Italia per questo. Stiamo solo aspettando di avere l’ok finale dalla Germania (la Alan Kurdi batte bandiera tedesca, ndr) per scendere”.
(da “La Repubblica”)
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Aprile 13th, 2020 Riccardo Fucile
HANNO RISCHIATO DI FAR PRECIPITARE L’ELICOTTERO: ALTRO CHE ASSEGNARGLI UNA CASA POPOLARE (AMMESSO CHE NON SIANO ABUSIVI), PER LORO SOLO LA CASA CIRCONDARIALE
Nel giorno di Pasqua sono cresciute del 10 per cento le sanzioni per la violazione delle prescrizioni
anti virus. Decine le auto fermate, quattro gli arresti per resistenza a pubblico ufficiale. C’è chi ha cercato di forzare il posto di blocco pur di non ricevere la sanzione. Uno di loro era un arrestato domiciliare. Sono stati 4.209 i controlli effettuati e 413 i cittadini sanzionati, secondo i dati diffusi dalla prefettura
Intanto, fa ancora discutere la grigliata collettiva sui tetti. All’avvicinarsi dell’elicottero della polizia la comitiva sul palazzo dello Sperone ha lanciato i fuochi di artificio mettendo a rischio il velivolo stesso.
Al quartiere Sperone di Palermo hanno anticipato la Pasquetta e sfidato apertamente le regole disposte dal governo per il contenimento dell’epidemia da coronavirus.
Adesso c’è da capire quale sanzione sarà riservata ai fuorilegge del barbecue. Di certo le famiglie salite sul tetto hanno danneggiato le porte che introducevano al terrazzo e verranno denunciati per danneggiamento.
Lo stabile è dello Iacp, l’istituto delle case popolari. Poi c’è anche l’ipotesi del disastro colposo. Il tetto non è predisposto per accogliere tutta quella gente e oltretutto non c’è protezione. A rischio è stata messa anche la vita dei bambini. Sulle prescrizioni anti contagio si sta ancora verificando quale sanzione applicare.
In piazzale Ignazio Calona, dopo la segnalazione ricevuta da alcuni cittadini del posto, erano intervenute diverse pattuglie delle forze dell’ordine, che alla fine sono riuscite a interrompere la festa e sequestrare perfino le sedie portate sul tetto per la grigliata.
“Anche grazie ai video che loro stessi hanno stupidamente diffuso, nei quali per altro non lesinavano insulti al sottoscritto – ha detto il sindaco, Leoluca Orlando – sarà più facile identificare questi incivili e incoscienti che hanno coinvolto in questa grave violazione anche numerosi minori, commettendo in un solo momento diversi reati. Per tutti loro scatteranno le sanzioni e le denunce previste, con le pene che meritano. Non posso che esprimere gratitudine, che sono certo non essere solo mia ma di tutta la stragrande maggioranza dei palermitani e degli abitanti dello Sperone, alle forze dell’ordine che sono intervenute subito e in modo deciso”.Oggi i controlli di polizia, carabinieri e finanza continuano. Decine i posti di blocco. Ci si aspetta che i fanatici del barbecue non si rassegneranno.
Ieri c’è stato anche chi, a Palermo, ha organizzato una grigliata con 8 commensali in strada all’Arenella. E alcune famiglie sono state bloccate in auto mentre andavano a casa di parenti o alla villa al mare. Sono i sanzionati della Pasqua col coronavirus a Palermo.
C’è chi ha violato le prescrizioni per un pezzo di salsiccia o sperando di trascorrere una giornata al sole. C’è anche un arrestato nel giorno di Pasqua: un automobilista che appena si è visto sequestrare la macchina dai carabinieri in viale Regione Siciliana, ha tentato la fuga. A Mondello la polizia ha sorpreso un uomo in spiaggia per la seconda volta in due giorni mentre era disteso al sole.
Sono state 400 le auto fermate dai carabinieri durante il giorno di festa e altre diverse decine quelle controllate dalla polizia. Una decina le famiglie sanzionate. All’Arenella in 8 hanno organizzato la grigliata davanti a casa. I carabinieri hanno, in questo caso, multato tutti. I posti di blocco delle forze dell’ordine sono stati sistemati in diversi punti della città : tra viale Regione Siciliana, via Ernesto Basile e le strade in entrata e in uscita da Palermo. Oltre ai droni della polizia municipale.
(da agenzie)
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Aprile 13th, 2020 Riccardo Fucile
ALARM PHONE DIFFONDE L’AUDIO-CHOC, MINORI A BORDO SENZA ACQUA NE’ CIBO
L’ultimo contatto è di ieri. Si sente la voce di una ragazza di 21 anni, parla in francese. Dice di essere incinta e di viaggiare con una bambina di sette anni, implora aiuto: ” La bambina sta molto male, non c’è acqua nè cibo. Ci dicono che vengono a prenderci ma non viene nessuno. Qualcuno può aiutarci per favore?”.
Poi parla un uomo: “Ci sono due morti, aspettiamo da quattro giorni, ci sono bambini svenuti, non sappiamo dove siamo, abbiamo bisogno di aiuto subito. Vi prego”.
Sono grida d’aiuto strazianti quelle che il centralino Alarm phone ha registrato e diffuso via twitter.
Arrivano da una delle quattro imbarcazioni, quella con 47 persone a bordo, che da giorni sono segnalate alla deriva nel Mediterraneo centrale senza che nessuno si muova in loro soccorso.
Una delle quattro barche, di legno, si è rovesciata ieri provocando un naufragio annunciato, confermato da Frontex. Uno degli aerei dell’agenzia europea ha ripreso le drammatiche fasi del naufragio, il barcone rovesciato e molte persone in acqua. Non sono ancora note le esatte dimensioni del naufragio, quante siano le vittime e di quale delle quattro barche si tratti.
Dalle chiamate ricevute e dal monitoraggio effettuato Alarm Phone stima in un migliaio le persone messe in mare nell’ultima settimana. Cinque barconi sono arrivati da soli in Sicilia, l’ultimo stamattina a Portopalo con 77 persone a bordo mentre ieri a Pozzallo era arrivato un gommone con 101 persone che sono già state poste in quarantena in un centro tra Comiso e Ragusa.
“Abbiamo detto alle persone sulla barca che le loro parole stanno raggiungendo molti ascoltatori. Erano felici di sapere che a Malta, in Italia e altrove si protesta contro la non-assistenza e si chiede soccorso. Speriamo non arrivi troppo tardi. Sono deboli e hanno poca batteria.”
– Alarm Phone (@alarm_phone) April 12, 2020
In zona sar libica si sta dirigendo anche la Aita Mari, piccola nave di una Ong spagnola
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
SCONTRO IN VIGILANZA RAI: “MA QUALE DIRITTO DI REPLICA? NESSUNO HA INFORMATO IL CDA, DECISIONE UNILATERALE”…PRIMA RACCONTANO BALLE, POI PRETENDONO PURE LA REPLICA SE QUALCUNO LO FA SAPERE AGLI ITALIANI… E NELLA REPLICA NON HANNO RISPOSTO A UNA MAZZA
Continua lo scontro in commissione Vigilanza Rai in seguito all’attacco di Conte in tv ai leader
dell’opposizione Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Oggi è il M5s ad attaccare, contestando che ieri i Tg Rai hanno dato uno “spazio ingiustificato alle opposizioni”, per controbilanciare quanto accaduto nella conferenza stampa del premer di venerdì.
Sulla stessa linea anche Italia Viva, con il deputato e segretario della Vigilanza Michele Anzaldi, che parla di “inondazione della destra nell’informazione pubblica”, invitando la Commissione a occuparsene.
Ieri i capigruppo in Vigilanza Rai dei partiti di centrodestra – Daniela Santanchè (FdI), Giorgio Mulè (FI), e Paolo Tiramani (Lega) – hanno scritto al presidente Alberto Barachini (Forza Italia) chiedendo di convocare urgentemente la commissione.
Martedì 14 aprile, infatti, si riunirà in videoconferenza un ufficio di presidenza allargato a chi vorrà partecipare.
Nel frattempo Barachini ha inviato una lettera ai vertici del servizio pubblico – ad e presidente Rai – chiedendo di garantire “quanto prima un proporzionato diritto di replica ai leader dell’opposizione citati nelle dichiarazioni del premier”. Richiesta che è stata evidentemente accolta dalle testate giornalistiche Rai, che ieri hanno appunto dato ampio spazio ai leader dell’opposizione.
Ma questa iniziativa unilaterale di Barachini e non concordata con il resto della commissione ha fatto andare su tutte le furie i cinquestelle che sono perciò partiti all’attacco.
Il vicepresidente della Vigilanza Primo Di Nicola ha accusato frontalmente il presidente: “Porteremo in Vigilanza Rai il gravissimo operato di Barachini, che ha totalmente abdicato al suo ruolo super partes. Inviando una lettera alla Rai senza aver sentito la commissione, senza aver nemmeno riunito l’ufficio di presidenza, ha agito come parlamentare di Forza Italia per tutelare la propria forza politica e quella degli alleati. Un fatto di una gravità inaudita il cui risultato era presente ieri sera su tutti i tg della Rai”.
Sulla stessa linea anche il senatore pentastellato Alberto Airola, che si domanda se i direttori dei Tg Rai abbiano o meno subito delle pressioni: “Ieri sera abbiamo assistito al Salvini e Meloni show che sono apparsi nei telegiornali con interviste singole dopo essersi risentiti per le parole del presidente del consiglio Conte. Mi piacerebbe sapere se i telegiornali della Rai hanno subito delle pressioni e in che modo. Per questo chiederò che in Vigilanza i direttori dei tre Tg principali della Rai vengano a spiegare cosa è successo”. Mentre la capogruppo 5S in commissione Francesca Flati annuncia un’interrogazione ai vertici Rai sull’accaduto.
Nella polemica sono intervenuti anche i consiglieri Rai Rita Borioni e Riccardo Laganà , i quali denunciano come “atto grave” sia la decisione dei vertici aziendali di non informare il cda della missiva di Barachini sia le “scelte ‘riparatorie’ messe in atto in autonomia dalla testata ammiraglia nella giornata di ieri, senza una valutazione approfondita nell’ambito del consiglio”.
E concludono: “Prendiamo atto che le testate hanno già fornito ampi e forse eccessivi spazi di replica alle forze dell’opposizione. Riteniamo pertanto che nessun altro spazio specifico sia dovuto”.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
SE VANNO IN ISOLAMENTO PER AVER CONTRATTO IL VIRUS, IL PERIODO E’ CONSIDERATO IN PARTE COME INFORTUNIO E IN PARTE COME MALATTIA
Sono “i santi della porta accanto”, così Papa Francesco ha definito medici, infermieri e infermiere nell’omelia della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, celebrata nella basilica di San Pietro. Uomini e donne che, servendo, hanno dato la vita. E
pensare che c’è anche personale sanitario che, risultato positivo al test del Covid-19 e posto in isolamento, s’è visto decurtato lo stipendio.
Accade nella già martoriata Lombardia, dove per altro non tutti gli operatori ottengono la possibilità di sottoporsi a tampone. Medici che, ammalandosi e combattendo per tornare in forze (e in servizio), hanno dovuto constatare l’amara sorpresa in busta paga.
La denuncia dell’ingiustizia, sulla base di prove documentali, è dell’Anaao Assomed territoriale che adesso chiede a Regione Lombardia di intervenire tempestivamente.
Qualche giorno fa il sindacato medico italiano lombardo, insieme a dirigenti del Servizio sanitario regionale, aveva sottoscritto una lettera indirizzata ai vertici della Sanità locale denunciando la mancata sorveglianza sugli operatori sanitari sintomatici al Covid-19.
Già da una nota del 3 aprile, i sindacati chiedevano che fosse aperta una pratica per infortunio sul lavoro per ogni operatore positivo, come previsto dall’Inail, al fine perciò di ottenere idonea certificazione dell’avvenuto contagio.
Piuttosto che trovare soluzioni per quanti sarebbero risultati positivi al test del Coronavirus, alcuni si sono visti diminuire il compenso come dimostrato da TPI da questi documenti a corredo.
Prendendo in esame la retribuzione di un medico la cui testimonianza è stata resa anonimamente, sono riportate le date attinenti a una decurtazione stipendiale di oltre 250 euro (532,44 da detrarre ai 786 di importo unitario) per il mese di marzo 2020.
“Dalla busta paga si può evincere la diminuzione, mentre dall’elenco timbrature può leggersi la ragione. Hanno considerato il periodo di isolamento per via del virus in parte come ‘infortunio’ e in parte come ‘malattia’: qualcosa di assurdo. Stando al documento, l’infortunio comincia dal giorno di effettuazione del tampone (venerdì 13 marzo) al giorno della negativizzazione (giovedì 26 marzo), nonostante il collega sia rientrato la settimana successiva, quando per fortuna è riuscito a rialzarsi; Invece la “malattia”, si legge, è riferita ai giorni precedenti e successivi al supposto infortunio. Tutto ciò non ha senso”, spiega a TPI Stefano Magnone, Segretario di Anaao Assomed Lombardia.
“Ma soprattutto, quest’applicazione è illegale” prosegue il Segretario, che è anche chirurgo presso l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. “Con il decreto del 2 marzo, la malattia correlata al virus, per un dipendente pubblico, è considerata come un ricovero ospedaliero, perciò non è soggetta ad alcuna decurtazione”.
“Medici e dirigenti sanitari, da eroi e martiri sono già diventati dei ‘decurtati’. In barba alle leggi dello Stato e in barba al buonsenso e alle circolari Inail” ribadisce Magnone, che conclude. “Siamo a fianco dei colleghi dall’inizio della guerra contro il virus e certamente non siamo disposti in alcun modo, dopo i pericoli da carenza di dispositivi e da assenza di linee guida, a tollerare anche affronti sullo stipendio. È molto probabile che altre segnalazioni simili arriveranno da più aziende ospedaliere”.
Così il medico, mentre si fa sterminato e impietoso l’elenco dei camici bianchi caduti nel corso della pandemia di Covid-19. L’ultimo, il centonovesimo all’11 aprile 2020, è Gaetano Portale, ex primario di chirurgia generale a Maniago, in Friuli-Venezia Giulia. Sono invece 28 gli infermieri morti dopo aver contratto il Coronavirus sul luogo di lavoro, 6 i farmacisti, 5 gli autisti-soccorritori e un infermiere del sistema d’emergenza territoriale 118.
(da TPI)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
“IN LOMBARDIA SONO DIECI VOLTE DI PIU'”
“A Milano i contagi da coronavirus sono 5 o 6 volte quelli registrati finora, in Lombardia invece
sicuramente sono 10 volte i numeri ufficiali”, così l’infettivologo Massimo Galli, responsabile del dipartimento di malattie infettive dell’ospedale Sacco, ai microfoni di SkyTg24 ha fatto luce sui contagi nella regione Lombardia.
“Il fattore limitante è la possibilità per le persone di arrivare alla diagnosi: in altre parole, ci sono tantissime persone in casa che sanno o sospettano di avere l’infezione e che non hanno potuto ottenere una conferma diagnostica, perchè non siamo ancora in grado, come sistema, di garantire loro l’ottenimento di un test che dia una risposta”.
E in merito ai tanti casi ipotetici spiega: “Non abbiamo sufficiente capacità di rispondere dal punto di vista diagnostico a tutte le persone che ne fanno richiesta. È un’infezione che nella stragrande maggioranza dei casi guarisce spontaneamente — ha continuato il professore — il punto è che qualcuno ha un problema più serio, qualcun altro non vuole infettare le altre persone che ha in famiglia e questo è un problema reale, anche perchè le cose stanno andando meglio, nonostante tutto, perchè abbiamo meno persone che hanno bisogno di un letto di rianimazione”.
Il grosso della grande prima ondata dell’epidemia sta esaurendosi, il distanziamento sociale ha spostato il problema di una epidemia che si dirama a cerchi concentrici. Ora l’epidemia si manifesta con le infezioni nel contesto delle famiglie: si sa bene che è qui che l’infezione che viene diffusa. E questo è quel che resta da “bonificare”, ovvero la necessità di avere garanzie di guarigione o superamento del problema anche nei contesti familiari in attesa di poter riaprire e riprendere.
E in merito alla fase 2 e a una ipotetica apertura: “È il momento di pensare di riaprire non di allentare le misure: quando avremo tempo in mano le strategie per riaprire in modo concreto Abbiamo poco tempo per organizzare le cose e prepararci alla riapertura. Ovviamente non oggi ma nemmeno nei prossimi giorni ma bisogna programmare gli strumenti indispensabili per riaprire in sicurezza. Avere una capacità diagnostica maggiore di quella che abbiamo avuto finora.
(da Fanpage)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
ANALIZZATI I DECESSI IN 19 CAPOLUOGHI: IL RECORDO A BRESCIA, MILANO E’ A + 87%
Un eccesso di mortalità , cioè più decessi di quelli che erano attesi osservando l’andamento degli ultimi cinque anni.
In due città della Lombardia in poco più di un mese si osserva, andando a vedere i registri delle anagrafi dei Comuni, un forte aumento.
Percentualmente il dato più alto riguarda Brescia, dove le morti sono state il 195% in più. Significa che analizzando 36 giorni, fino al primo aprile sono decedute in tutto 550 persone invece delle 170 attese. La differenza è di 331.
A Milano ovviamente il dato assoluto di decessi per Covid 19 è più alto, anche se la percentuale di incremento è dell’87%. Sono 1.127 le persone delle quali non era previsto il decesso, se si considerano 39 giorni fino al 3 di questo mese. In tutto, nella metropoli hanno infatti perso la vita in 2.426 invece che in 1.299 come dicevano le stime.
I calcoli li ha fatti, per il ministero alla Salute, il Dipartimento di epidemiologia del Lazio, che ha messo in piedi da anni un sistema per valutare la mortalità legata all’influenza stagionale utilizzando i dati delle anagrafi di 19 città capoluogo di provincia o comunque con più di 250 mila abitanti.
Tra queste ci sono anche Torino, dove i morti in 38 giorni sono stati 449 in più di quelli attesi (+49%), e Genova, dove il dato è di 537 (+71) e si riferisce a 34 giorni fino al 3 aprile.
“I dati del sistema di sorveglianza della mortalità del ministero della Salute, che aggiorniamo settimanalmente sono un importante strumento di monitoraggio dell’impatto diretto e indiretto dell’epidemia di Covid perchè non risente delle diverse modalità di identificazione dei casi Covid sia tra le regioni che in tempi diversi”, dice Marina Davoli, che dirige il dipartimento.
Le altre città osservate con lo stesso sistema al Nord sono Bolzano (+55%), Trento (+44%), Aosta (+126%), Verona (+33%), Venezia (+15%), Bologna (+32%).
Riguardo al Centro-Sud, si rileva il dato di Roma, che dimostra come nella città l’epidemia di coronavirus non abbia colpito duramente. Infatti i decessi hanno visto un +5% compatibile con le oscillazioni annuali.
L’unica città del Sud a vedere un grande incremento è Bari, con +67%, cioè 147 morti inattesi. Se si fa il confronto di tutte le città del Nord studiate rispetto a quelle del Centro-Sud si osserva che l’aumento è stato del 65% (2.821 morti) contro il 10% (398).
“Nell’ultima settimana presa in considerazione – scrivono dal dipartimento del Lazio – si osserva un rallentamento della curva di decessi settimanali. Tale rallentamento sembra ascrivibile soprattutto ai decessi nelle classi di età 65-74 e 75-84. Solo nella classe di età sopra gli 85 anni i decessi sono in ulteriore aumento”. Riguardo al genere, i numeri confermano il ruolo del coronavirus nell’aumento. “L’incremento di mortalità è pari all’82% negli uomini e al 57% nelle donne al Nord”.
(da agenzie)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
CAMPANIA ED EMILIA ROMAGNA LE HANNO GIA’ AVANZATE SENZA FARE TANTE PROMESSE DEMAGOGICHE
“I lombardi non possono aspettare. Non sappiamo ancora se e quando arriveranno i soldi del
Governo per imprese e lavoratori. Regione Lombardia invece con un accordo con il sistema bancario e sindacati garantisce le risorse per l’anticipo della cassa integrazione“: il governatore lombardo Attilio Fontana in un video su Facebook ieri ha annunciato che la CIG nella sua Regione arriverà prima: “Entro una settimana — ha spiegato Fontana — fino a 1 milione di lombardi potranno chiedere in banca l’assegno, soldi veri. Se lo Stato non c’è garantiamo noi. In Lombardia parliamo con i fatti”.
L’annuncio di Fontana viene subito preso come un assist dall’assessora al Lavoro della Regione Melania Rizzoli: “L’anticipazione sociale della cassa integrazione si pone come rimedio a un complesso iter di autorizzazione della cassa integrazione ed è un atto di fiducia verso la nostra gente”.
E ancora: “La spinta impressa dalla Lombardia alla Convenzione nazionale sull’Anticipazione sociale — prosegue Rizzoli — ha proprio questo obiettivo: fidarsi delle aziende lombarde che hanno presentato domanda di cassa integrazione (anche quella ordinaria di competenza dell’INPS) e agevolare l’attuazione della Convenzione con la promozione del Fondo a garanzia degli anticipi erogati dalle banche”.
“Perchè — continua l’assessore Rizzoli — è vero che le banche hanno aderito al 94% alla convenzione nazionale, ma è altrettanto vero che si sono riservate di valutare il merito creditizio dei lavoratori, che possono essere anche persone fragili ed in difficoltà . Ecco, la garanzia della Regione cerca di far arrivare a tutti l’anticipazione delle banche, coprendo le eventuali difficoltà anche di chi ha più bisogno di aiuto”.
In tutto ciò però c’è un problema.
La Regione Lombardia, a differenza di altri come l’Emilia-Romagna, non ha ancora mandato la richiesta per la cassa integrazione in deroga all’INPS: “È vero, come dice il presidente Fontana, che bisogna dare risposte rapide ai cittadini lombardi — risponde il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia -. Dispiace però notare che l’ennesima polemica innescata dalla Regione è, anche stavolta, infondata. Abbiamo chiarito già nei giorni scorsi che i rimborsi per le spese effettuate saranno rimborsate appena arriveranno i riscontri. È complicato dare risposte se non ci sono richieste“.
Va ricordato che nei giorni scorsi il governo ha firmato una convenzione con l’Abi che prevede che i soldi della cig possano essere anticipati dalle banche senza costi per i lavoratori.
Ma la Cassa Integrazione Guadagni, al di là delle polemiche politiche, è anche un problema del governo.
Per quella in deroga, spiega oggi il Mattino, tocca all’Inps erogare l’assegno dopo che la pratica è stata istruita dalle Regioni. Ma proprio qui, per molti, si è voluto inutilmente complicare le cose con il rischio di un inutile allungamento dei tempi: «L’Istituto poteva benissimo procedere da solo, conoscendo già le buste paga dei lavoratori destinatari della misura, si è creato un collodi bottiglia di cui si poteva fare a meno vista l’urgenza», spiegano gli esperti in materia.
Oltretutto per questo tipo do Cassa integrazione l’anticipo da parte del datore di lavoro è facoltativo: chi ha risorse sufficienti oltre che una certa sensibilità può farlo di tasca propria, altrimenti bisogna attendere che l’iter sia completato.
L’accordo raggiunto da Inps e Abi per l’anticipo della Cigo da parte delle banche è utilissimo a condizione che i tempi per le verifiche siano celeri. Non sono una buona notizia ad esempio i ritardi con cui le Regioni stanno trasmettendo le istanze all’Inps. Poche, come la Campania si sono messe subito pancia a terra per accelerare al massimo le “istruttorie”.
A ciò si aggiunge l’allarme per il mancato inserimento di intere categorie di lavoratori stagionali tra quelle, come i termali o i balneari, già coperti dalla Cigo: mancano gli aeroportuali, ad esempio, o gli autisti Ncc ma l’elenco è più lungo di quanto si possa immaginare.
(da “NextQuotidiano”)
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Aprile 12th, 2020 Riccardo Fucile
MA INTANTO CONTINUA A LASCIARE APERTI BAR E RISTORANTI, UNA FOLLIA CON 1.144 VITTIME E 10.483 POSITIVI
Clamorosa e vergognosamente tardiva autocritica del premier svedese, il socialdemocratico Stefan Là¶fven, sull’emergenza coronavirus. “Non abbiamo fatto abbastanza”, ha detto il capo del governo della potenza egemone del Grande Nord all’emittente Svt.
La Svezia intanto continua a rinviare l’annunciato progetto di legge per poteri eccezionali che consentano un lockdown, e contagi e morti aumentano ogni giorno di piàº, fino al punto che proprio là nella patria di welfare e sanità garantiti per tutti dagli anni Trenta le autorità sanitarie hanno dovuto annunciare oggi che in caso estremo di esplosione dell’epidemia le persone dagli 80 anni in su colpiti dl Covid 19 e i sessantenni-settantenni malati e pregiudicati da altre malattie, secondo il Karolinska Institutet (massima autorità scientifica nazionale) non dovranno piຠessere automaticamente curati per evitare un collasso totale delle strutture sanitarie.
“Mi sembra ovvio che sotto tanti aspetti non abbiamo fatto abbastanza”, ha detto il premier Là¶fven alla tv pubblica Svt, aggiungendo: “È per questo che abbiamo adottato una strategia di sicurezza nazionale che ha a che fare con tutto, dall’approvvigionamento idrico alla sicurezza informatica”.
Parole vuote agli occhi del mondo, e crisi politica e culturale strutturale del modello svedese da decenni esempio di welfare al massimo ed economia insieme supercompetitiva e sempre solidale.
Perchè al di là delle parole di Là¶fven resta il fatto che la legge richiesta dalla Costituzione per concedere all’Esecutivo poteri eccezionali e imporre un lockdown con ristoranti bar e ogni locale pubblico chiusi e limiti severi alla circolazione in strada e all’uso di metropolitana, bus, tram, treni, voli interni era stata promessa dal governo dieci giorni fa con l’obiettivo dichiarato di volerla approvata dal Riksdag, il Parlamento unicamerale, entro il 10 aprile, e all’indomani siamo ancora al nulla di fatto.
E in Svezia ristoranti bar locali notturni e installazioni sportive restano aperti come prima, come se niente fosse. La movida di Stoccolma va incontro alla morte come il cavaliere impersonato da Max von Sidow nel “Settimo sigillo”, il memorabile film di Ingmar Bergman.
“Abbiamo anche cominciato a lavorare su una strategia che riguarda la struttura nazionale e la nostra difesa”, ha continuato il premier socialdemocratico. Ma poi ha difeso la politica del sostanziale laissez-faire adottata finora: “Sono lieto che possiamo affidarci al grande senso di responsabilità dei nostri cittadini”.
Parole smentite dalle cifre: in Svezia, l’unico Stato nordico che non ha adottato rigorosi lockdown e misure restrittive al contrario di Islanda, Norvegia, Finlandia e Danimarca, i contagi sono saliti in pochi giorni a 10151 su dieci milioni di abitanti e i decessi a 887. Norvegia Danimarca e Finlandia hanno reagito blindando le frontiere con la Svezia. Per la prima volta nella storia l’intesa a cinque nella Comunità nordica è a un passo dalla rottura.
Su questo sfondo arriva l’allarmante comunicato del Karolinska Institutet. “Se dovessero scarseggiare i posti in terapia intensiva, sarà necessario escludere dalle cure le persone dagli 80 anni di età in su e quelli tra i sessanta e settant’anni già colpiti da diverse patologie precedenti”, e inoltre: “se una persona viene colpita dal Covid 19 la decisione su ricovero e cura dovrà essere basata non solo sull’età anagrafica ma anche su quella biologica”.
La parziale privatizzazione della sanità decisa per risanare i conti sovrani ha portato la Svezia a una situazione in cui il numero di letti di terapia di emergenza è un totale di appena 300, di cui solo 79 ancora disponibili dopo l’inizio della pandemia.
In un paese piຠindustriale, esportatore e ricco pro capite rispetto alla stessa Germania si riscontra quindi secondo calcoli delle autorità statistiche dell’Unione europea il minimo numero pro capite di posti per terapia d’emergenza dell’intera Unione europea stessa.
(da agenzie)
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