Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
“VOGLIONO SOVVERTIRE L’OPINIONE PUBBLICA”… MEGLIO TARDI CHE MAI, NOI LO SCRIVIAMO DA ANNI… LA CENTRALE E’ A SAN PIETROBURGO, LO SANNO TUTTI CHE APPOGGIA LA LEGA
Troppe le fake news virali contro l’Italia, e non si tratta di notizie pubblicate per caso. Dietro ci
sarebbe una precisa volontà : quella di« sovvertire e destabilizzare» l’opinione pubblica. Con un obiettivo: «fomentare polemiche contro l’Unione europea e i Paesi dell’Alleanza euro-atlantica». A dirlo è il presidente del Copasir Raffaele Volpi, dopo l’approfondimento sul tema svolto da Enrico Borghi
La pandemia, infatti, «è stata al centro di una diffusa attività di disinformazione online, nella quale si sono inseriti attori statuali, attori strutturati, che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geopolitici internazionali, incitare al sovvertimento dell’ordine sociale e destabilizzare l’opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio (da Coronavirus, ndr) e alle misure di prevenzione e cura».
Nello specifico, il Comitato ha espresso «preoccupazione sull’utilizzo di tecniche per rendere virali le notizie». Profili fake, rilancio di post Facebook, siti esteri che diffondono «in modo coordinato su numerose piattaforme e account notizie fuorvianti — rileva Volpi — sono solo alcune delle forme dei fenomeni di disinformazione riconducibili al mondo del web, volti a creare sovraccarico informativo circa l’individuazione dei vaccini, i rimedi terapeutici e gli strumenti diagnostici efficaci a fronte del contagio da Covid-19».
Il Coronavirus, dunque, non è altro che «il palcoscenico perfetto che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta, e non provata, maggiore efficienza e capacità , rispetto alle democrazie occidentali».
L’European External Action Service (agenzia diplomatica della Ue) ha registrato «la diffusione di fake news in inglese, spagnolo, tedesco e francese allo scopo di alimentare il panico e creare un clima di sfiducia ostacolando la comunicazione ufficiale europea di risposta alla crisi epidemiologica».
«In tale contesto — conclude Volpi — le relazioni internazionali, lungi dal limitarsi alle sedi istituzionali e alle dichiarazioni ufficiali, possono risentire anche dell’azione di una pluralità di attori strutturati, che tendono a supportare o screditare la reputazione statuale non solo attraverso la disinformazione, ma spesso con la diffusione di messaggi fuorvianti, decontestualizzati o parziali, che raggiungono il pubblico globale».
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
OGGI PERCHE’ STA IN SILENZIO PER LE SCORTE AI CINQUESTELLE AZZOLINA E SILERI?
Quel che sta accadendo in Italia negli ultimi giorni, porta a una rilettura di quell’articolo scritto e firmato da Alessandro Di Battista l’11 luglio del 2018 sul Blog delle Stelle.
Si era appena insediato il governo Conte-1 (quello composto da Movimento 5 Stelle e Lega) e si parlava molto dei servizi di tutela messi a disposizione dei politici (e non solo) minacciati.
Di Battista contro le scorte, ma vedendo i fatti di cronaca recente — con gli agenti messi a disposizione di Lucia Azzolina e Pierpaolo Sileri (esponenti M5S) e del governatore della Regione Lombardia — forse occorre una rilettura di quanto sia stato fin troppo facile fare retorica populista su un tema così delicato.
Tutele decise per tenere alta la guardia dopo gli insulti e le minacce arrivate nell’ultimo periodo. Insomma, in linea con quel che accadeva anche negli anni precedenti, ma queste notizie fanno più rumore perchè sono arrivate una dietro l’altra, indice di un clima molto teso nel nostro Paese.
Per questo motivo occorre rileggere le parole di Alessandro Di Battista contro le scorte e attualizzarle.
“La storia delle “scorte pazze” è una vergogna tutta italiana. Non si tratta solo di sprechi, si tratta di privilegi e di forze dell’ordine sottratte al loro compito: quello di difendere i cittadini, non i “potenti”. Ci sono 560 persone sotto scorta in Italia, 165 in Francia, 40 in Germania e 20 nel Regno Unito. E’ vergognoso. Magistrati e giornalisti minacciati ne hanno tutto il diritto. Tra l’altro ci sono giornalisti di frontiera, sconosciuti, che rischiano la vita davvero. Ma vogliamo parlare dei direttori di La Repubblica, La Stampa, Libero o Il Giornale? E poi Bruno Vespa?Ma stiamo scherzando? Con quel che guadagnano se la pagassero da soli la scorta.
E poi i politici. La Boschi sotto scorta? Gasparri? Capisco che scrivere quelle scemenze su twitter l’abbia reso antipatico ma uno come lui merita al massimo un vaffanculo per strada, nulla di pericoloso insomma. E poi “ciaone” Carbone sotto scorta? Io mica lo sapevo. Fatemi capire vengono scortati perchè stanno sui coglioni agli italiani? E poi ad un magistrato come Ingroia viene tolta? Siamo seri, Ingroia può stare simpatico o meno (per me la sua entrata in politica è stato un grandissimo errore e lo sa bene anche lui) ma ha indagato, avendo ragione tra l’altro, sulla trattativa Stato-Mafia, trattativa reale, vera, accaduta. Avrò fatto centinaia di comizi facendo spesso una battuta sulla scorta della Boschi (“non serve a difendere lei dai cittadini ma noi da lei”) ma adesso basta. Gli oltre 2000 agenti impegnati in questa roba hanno il diritto di fare il loro lavoro. Non sono entrati in Polizia per scortare i responsabili del declino dell’Italia. Salvini ha il dovere di intervenire immediatamente!
Parole dure quelle di Alessandro Di Battista contro le scorte ai politici. Un pensiero che era stato fortemente sostenuto dagli elettori del Movimento 5 Stelle, come si può notare dal numero delle condivisioni di quell’articolo sia dal Blog che dai profili social dell’esponente pentastellato. Ora, però, quello stesso sistema di tutela (ovviamente legittima) è stato utilizzato anche per gli M5S.
Come le auto blu, o le auto grigie, che vengono utilizzate per i loro spostamenti istituzionali.
(da Giornalettismo)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
L’ITALIA RICEVERA’ IL CONTRIBUTO PIU’ GRANDE, UN QUARTO DEL TOTALE
Finalmente Ursula von der Leyen scopre le carte. È iniziata intorno alle nove del mattino
l’attesissima riunione della Commissione europea chiamata ad approvare il Recovery Fund. La presidente dell’esecutivo comunitario, fino all’alba, ha tenuto nascosti i numeri finali del grande piano di ripresa economica ai suoi stessi commissari e ai governi dell’Unione.
La presidente tedesca illustrerà le cifre al Parlamento europeo: secondo fonti europee il piano sarà all’altezza delle aspettative e conterrà 500 miliardi a fondo perduto e 250 miliardi di prestiti da restituire.
Come conferma Paolo Gentiloni su Twitter, parlando di “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”. Il pacchetto del Recovery Fund proposto dalla Commissione europea per l’Italia ammonta a 172,7 miliardi di euro: 81,807 miliardi sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti.
Le cifre superano addirittura la proposta di Macron e Merkel che parlavano solo di 500 miliardi di sussidi. Ai quali, dunque, si aggiungono anche i prestiti.
I soldi saranno reperiti sui mercati da bond continentale emessi dalla Commissione. Bruxelles rimborserà ai detentori dei titoli Ue grazie a nuove risorse proprio dell’Unione come plastic tax, stop all’elusione fiscale dei giganti del Web e nuovo sistema di pagamento delle quote per inquinare esteso anche ad aerei e navi.
Dunque i governi che riceveranno i sussidi non ne vedranno il loro valore decurtato da un crescente contributo al bilancio Ue per rimborsare i mercati che nei prossimi anni farebbe comunque salire i loro versamenti a Bruxelles.
Il resto dei fondi andrà alle capitali come prestiti a tassi contenuti e scadenze molto lunghe. L’Italia sarà il maggior beneficiario dei fondi: incassa così quasi un quarto dell’intero pacchetto, in quanto sarà definita dalla Ue “Paese maggiormente colpito” da virus e recessione.
In totale, il piano dovrebbe raggiungere i mille miliardi, aggiugendo un sistema di investimenti che moltiplicherà la risorse. A questi soldi si aggiungeranno i 1.000 miliardi del normale bilancio Ue 2021-2027.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
LA NEOELETTA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUL COVID DICE CHE, ESSENDO DI CODOGNO, NESSUNO MEGLIO DI LEI PUO’ ASSOLVERE A QUEL COMPITO: SIAMO ALL’AVANSPETTACOLO
Quell’incarico non intende mollarlo. Patrizia Baffi, neoeletta presidente della Commissione d’inchiesta lombarda su Covid-19, vuole resistere anche alla telefonata di Matteo Renzi, che le ha chiesto di ritirarsi dopo la sollevazione di Pd e M5S contro la sua nomina, decisa con una forzatura dalla maggioranza, una protesta che è arrivata fino all’abbandono dei lavori della Commissione.
“Voglio convincere Pd e M5s a partecipare ai lavori. È la prima commissione d’inchiesta di tutta Europa sul coronavirus” spiega in un’intervista al Corriere della Sera.
“Mi ha chiamata anche Matteo Renzi chiedendomi di ripensarci. Ma io credo troppo in questa Commissione: è l’opportunità di fare una diagnosi delle cose che non sono andate e di trovare una cura per la sanità lombarda”
Baffi chiarisce che “non ci sono stati trucchetti politici, nè tatticismi” e di sentirsi “la coscienza a posto”. Renzi le ha detto che “il Pd sta strumentalizzando questa storia e che la mia elezione ci metteva in difficoltà . Mi ha chiesto di pensarci su”. Però “il ruolo istituzionale viene sempre prima. Io non c’entro niente con questo mondo qua. Perchè mi dovrei piegare a questi giochetti di palazzo?”.
“Io sono di Codogno e in una Rsa ci lavoro. So di cosa parlo: le residenze sono state abbandonate a se stesse, senza dispositivi di sicurezza nè protocolli. E io ho contrastato quella delibera, presentando anche diversi emendamenti. Ma con onestà intellettuale bisogna dire che non è stato quel provvedimento a causare tutti quei morti”.
C’è una foto su Facebook che la ritrae con Fontana e la scritta “Noi ci fidiamo di te”. Baffi replica che “la foto è di due anni fa, quando il governatore venne a Lodi per una rassegna gastronomica. L’ho ripresa a inizio pandemia allegando quella frase”
“La mia candidatura ha preso forza perchè io da esponente della minoranza non ho partecipato al voto per sfiduciare Gallera. E sa perchè non ho partecipato a quel voto? Perchè io credevo nella necessità di questa commissione d’inchiesta. E quel voto contro l’assessore alla sanità disconosceva quel percorso”, spiega.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
NOI PREFERIAMO COMUNQUE CHE I DELINQUENTI NE RISPONDANO DA VIVI E FINISCANO IN GALERA
Lui ha visto e conosce le sofferenze degli ultimi: “Che sia stata un’ingiustizia di Stato o il capriccio
di un singolo è irrilevante. Quello che è accaduto è sotto gli occhi di tutti e trovo sia di un’assoluta gravità . I paracadute costituzionali previsti dal legislatore nulla tolgono al fatto in sè: oltre 160 migranti per giorni sono stati bloccati in mare a bordo della nave della Ong. E’ stata calpestata la dignità di esseri umani e di questo ne risponderemo davanti alla storia”.
Don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa, commenta così il voto della Giunta per le immunità del Senato che ha respinto la richiesta dei magistrati palermitani di processare l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini
Per il parroco di Lampedusa il caso Open Arms va visto da un’altra angolazione. “Il problema qui non è se Salvini abbia agito in solitaria o rappresentando l’intero Governo, chi abbia torto e chi ragione ma che oltre un centinaio di esseri umani sono stati privati della loro libertà . Per giorni. Oggi lo Stato protegge se stesso, abbiamo assistito a una forma di autoprotezione delle Istituzioni. La legge lo consente ed è pertanto legittimo nel nostro ordinamento. Resta, però, un dato di fatto: l’ingiustizia compiuta in modo plateale nei confronti di essere umani indifesi”.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI FECE CADERE IL GOVERNO DAL PAPEETE L’8 AGOSTO, LA DURA LETTERA DI CONTE DEL 15 AGOSTO DIMOSTRA CHE IL SEQUESTRATORE DI PERSONE FECE TUTTO DA SOLO (COME DA PROVE GIUDIZIARIE)…E SE NE VANTO’ PURE SUI SOCIAL
Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di oggi va all’attacco di Matteo Renzi dopo il voto sulla Open Arms che ha visto l’astensione di Italia Viva scatenando altre polemiche nella maggioranza.
Ieri i senatori renziani hanno spiegato di essersi astenuti perchè non sono state consegnate alla Giunta le carte dell’affaire che avrebbero dovuto spiegare se ci fosse stata o meno una partecipazione dell’intero governo Conte One al sequestro della nave della ONG.
Travaglio spiega la strategia politica sottesa di Renzi e poi va all’attacco:
Cioè: con l’aria di fargli un favore, l’Innominabile gli ha fatto un dispetto. Già che c’era, siccome si crede molto astuto, ha fatto dire ai suoi che per Open Arms bisognerebbe processare non solo l’allora ministro dell ‘Interno, ma tutto il governo Conte-1,che avrebbe condiviso il blocco della nave spagnola per 20 giorni in base al dl Sicurezza-bis varato il 2 agosto 2019. Così — si è detto tutto soddisfatto — colpisco anche Conte (la sua vera bestia nera) e i 5Stelle: furbo io. Ma, nella fretta, s’è scordato di dare un’occhiata non solo alla richiesta dei giudici, ma anche alle date e alla rassegna stampa. Altrimenti avrebbe scoperto che all’epoca il governo Conte-1 non esisteva più. L’8 agosto il Cazzaro Verde aprì la crisi (pur restando incollato alla poltrona, anzi alla sdraio del Papeete).
Il 15 agosto, dopo giorni di braccio di ferro con Salvini, Conte gli scrisse una durissima lettera, pubblicata anche su Facebook: per i giudici, è la prova che il ministro fece tutto da solo (anche perchè il governo non si riuniva più) e contro le indicazioni del premier.
Conte ricordava a Salvini: “Ti ho scritto ier l’altro (13 agosto,ndr) una comunicazione formale, con la quale, dopo avere richiamato vari riferimenti normativi e la giurisprudenza in materia, ti ho invitato, letteralmente, ‘nel rispetto della normativa in vigore, ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti nell’imbarcazione’. Con mia enorme sorpresa, ieri hai riassunto questa mia posizione attribuendomi, genericamente, la volontà di far sbarcare i migranti a bordo. Comprendo la tua ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula ‘porti chiusi’. Sei… proteso a incrementare costantemente i tuoi consensi. Ma parlare come Ministro dell’Inter no e alterare una chiara posizione del tuo Presidente del Consiglio, scritta nero su bianco, è questione diversa. È un chiaro esempio di sleale collaborazione, l’ennesimo, che non posso accettare”
Poi rivendicava la linea di “maggiore rigore rispetto al passato” contro l’immigrazione clandestina e i successi raccolti in Europa sulla condivisione dell ‘accoglienza degli sbarcati: “Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo mi hanno appena comunicato di essere disponibili a redistribuire i migranti. Ancora una volta i miei omologhi europei ci tendono la mano. Siamo agli sgoccioli di questa nostra esperienza di governo… ho sempre cercato di trasmetterti i valori della dignità del ruolo che ricopriamo e la sensibilità per le istituzioni che rappresentiamo. La tua foga politica e l’ansia di comunicare, tuttavia, ti hanno indotto spesso a operare ‘slabbra ture istituzionali’, che a tratti sono diventati veri e propri ‘strappi istituzionali’…Hai alle spalle e davanti una lunga carriera politica. Molti l’associano al potere. Io l’associo a una enorme responsabilità ”.
Molti, quella lettera che anticipava la ramanzina del 20 agosto in Senato, l’avevano dimenticata. Ora torna d’attuali tà grazie agli intrighi dell’Innominabile.
Che, mentre s’offre a Salvini per fargli da palo, si rivela il migliore sponsor di Conte. Meglio di Rocco Casalino.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
SCRITTE “FONTANA ASSASSINO” SUI MURI AD OPERA DI ESTREMISTI DI SINISTRA
Il governatore della Lombardia Attilio Fontana è sotto scorta. Da due giorni, spiega oggi Monica
Serra su La Stampa, è costretto a muoversi con un agente di polizia che gli copre le spalle.
La decisione è stata presa dalla prefettura di Varese (la città in cui Fontana risiede e di cui è stato anche sindaco), che gli ha assegnato una tutela di quarto livello: auto con agente di scorta.
Il clima intorno a Fontana si è fatto incandescente. E nonostante lui sostenga pubblicamente di dormire sonni tranquilli, a quanto pare, non è così.
Dopo le scritte sui muri nei giorni scorsi erano arrivati volantini sullo stesso tono, sempre a firma dei Carc, ovvero i comitati di appoggio alla resistenza — per il comunismo.
Il volantino ha proprio ‘Fontana assassino’ come intestazione e chiede di mandare a casa la giunta per la gestione dell’emergenza Covid e sostituirla con una diversa. “Organizziamoci in ogni azienda, quartiere e territorio per importla” è la conclusione. Spiega il quotidiano:
Il malcontento nei confronti del governatore è montato lentamente, col numero dei morti che cresceva. Le contestazioni sui social cavalcate dalle opposizioni politiche. Fino ad arrivare ad accuse pesanti e a minacce di ogni genere. Ai murales, almeno due, con la scritta: «Fontana assassino». Il suo avvocato, Jacopo Pensa, ha raccolto decine e decine di minacce sui social, di profili fake e di altri con nome e cognome.
A quanto sembra, anche tra i parenti delle quasi sedicimila vittime lombarde del Covid ci sarebbe chi lo considera responsabile delle perdite e delle centinaia di morti nelle case di riposo su cui le procure indagano per epidemia e omicidio colposi.
Nel mirino anche le delibere regionali, a partire da quella dell’8 marzo, che fecero trasferire dagli ospedali allo stremo tanti pazienti, poi considerati responsabili del contagio nelle Rsa.
E si sa come vanno queste cose: c’è sempre qualcuno che pensa di farsi giustiziere.
Il 20 maggio scorso due rappresentanti del ‘Partito dei comitati di appoggio alla resistenza — per il Comunismo’ (Carc) hanno rivendicato, in una videoconferenza stampa, il murales con la scritta ‘Fontana assassino’ comparso nei giorni scorsi lungo il Naviglio in zona Crescenzago, a Milano. E hanno detto di essere pronti ad altre azioni di questo genere.
Una scritta sulla quale, tra l’altro, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per minacce e diffamazione. Indagine che, a detta dei due rappresentanti del Carc, Pablo Bonuccelli e Claudia Marcolini, è un “modo per terrorizzare, per ridurre al silenzio e alla paura dell’autorità , è una rappresaglia”.
Bonuccelli e Marcolini nella conferenza stampa hanno ripreso affermazioni da loro già riportate in un comunicato di ieri parlando di “gestione criminale dell’emergenza sanitaria, di cui sono responsabili il governo centrale e le giunte regionali, con picchi di malagestione in Lombardia”.
E ancora: “La scritta ‘Fontana assassino’ è firmata da partito Carc, ma non è la scritta del Carc, è scritta di tutti”. In caso di condanna, hanno detto ancora, “ci consegneremo in carcere, prima affronteremo il processo da accusatori e non accusati, per ora non abbiamo ricevuto alcun avviso di garanzia”.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
MA UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA: COME MINISTRO LA SCORTA GIA’ CE L’HA, NON SI CAPISCE DI QUALE SCORTA PARLI
Dopo il viceministro Pierpaolo Sileri e il governatore della Lombardia Attilio Fontana, anche la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina finisce sotto scorta dopo le minacce e gli insulti sui social per la gestione del concorso dei precari nella scuola.
«La ministra Azzolina oltre ad insulti sessisti ha subito delle minacce per il concorso. Da ieri è stata messa sotto scorta come il sottosegretario Sileri. Hanno tentato di hackerarle il profilo Facebook e il conto corrente», ha detto all’Adnkronos la senatrice del M5s e membro della VII Commissione Istruzione in Senato, Bianca Laura Granato.
Qualcosa però non torna: come tutti i ministri la Azzolina una scorta già ce l’ha, non è chiaro a cosa si riferisca la senatrice Granato. Forse a un cambio di livello delle misure di protezione.
(da agenzi)
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Maggio 27th, 2020 Riccardo Fucile
“NON ERA UN LAVATIVO, LAVORAVA ANCHE NON RETRIBUITO”
La sciatteria non è reato o, per dirla con le parole del giudice: “la timbratura in abiti succinti non
costituisce neppure un indizio di illiceità penale e ha una sua spiegazione logica”. Tanto più che la “funambolica opera di valutazione dei labili indizi di reato evidenziati” non può rappresentare la base di un teorema accusatorio.
Le 319 pagine di motivazioni con le quali il giudice Paolo Luppi ha spiegato perchè, a gennaio, decise di assolvere dieci impiegati del Comune di Sanremo – presunti furbetti del cartellino fra i quali il celebre vigile in mutande-, sono da un lato un invito a non trasformare lo stereotipo in elemento di giudizio, e dall’altro la concreta manifestazione dello Stato di Diritto. Quello che non opera sulla base del sentimento della piazza, ma attraverso il rispetto di norme e codici.
Cinque anni fa, a ottobre, l’Italia aveva in pasto il nemico più odiato: impiegati pubblici, di uno dei comuni più glamour, sorpresi nell’atto del tradimento assenteistico e, udite udite, commesso in mutande e canotta.
Retatona con 34 arresti, decine di indagati, Comune militarizzato. Nel frattempo, 16 hanno patteggiato (quelli sorpresi in flagrante nello shopping o remare in canoa durante l’orario di servizio), altri 16 sono stati rinviati a giudizio e dieci, a gennaio 2020, vennero processati. Fra di loro il simbolo dell’operazione: Alberto Muraglia, vigile urbano addetto alla custodia del mercato municipale. Tutti assolti.
Le assenze
La maggior parte delle contestazioni riguardava l’assenza ingiustificata in orario d’ufficio. L’impostazione accusatoria è stata smontata dal giudice sulla base delle procedure in vigore a Palazzo Bellevue.
Le testimonianze dei dirigenti sono servite per spiegare che, prima dello scandalo, il dipendente che usciva per ragioni di servizio doveva dirlo al suo dirigente e poi annotarlo su un registro. La presenza di un sistema elettronico di comunicazione- Infopoint – effettivamente presente anche durante l’indagine, sarebbe stato però in uso solo per le mancate timbrature, ferie o altri tipi di permessi e non per le uscite di servizio.
E il giudice si chiede: “E sarebbe stato altresì interessante capire per quali ragioni, data l’abitualità di tale modus procedendi, i dirigenti dei settori ai quali appartenevano i dipendenti ritenuti infedeli, non siano stati ritenuti responsabili (o comunque non siano stati indagati) per un loro (nell’ottica del PM) palese concorso nei reati commessi datali dipendenti”.
Per quanto riguarda invece le timbrature effettuate da colleghi le motivazioni della sentenza spiegano che: “Tutti hanno dimostrato che la timbratura effettuata con il loro badge da colleghi si accompagnava alla loro presenza in ufficio, talvolta con la loro presenza a pochi metri di distanza dal collega ‘timbrante'”.
Accuse “annientate”
Le motivazioni fanno a pezzi l’accusa. L'”annientano” come scrive Luppi a proposito delle tesi difensive. O meglio danno atto al pm di aver fatto del suo meglio sulla base però di un impianto viziato da errori di interpretazione e clamorose sviste investigative.
Per dirne un paio, proprio riferite a Muraglia, gli inquirenti avevano ipotizzato che non si trovasse sul posto di lavoro senza essersi accorti: in un caso di aver scambiato il suo numero per quello di sua moglie che in effetti era fuori Sanremo, e in un’altra occasione che si trovava al poligono con i colleghi per i tiri obbligatori, e infine che quella volta che si spogliò davanti alla porta di casa, e venne immortalato dalla telecamera nascosta, fu perchè aveva appena gestito il traffico sotto il diluvio in contemporanea con la Milano- Sanremo.
In molte occasioni in cui era accusato di aver frodato sull’orario, il giudice non solo ha smontato la ricostruzione della procura, ma ha addirittura evidenziato come Muraglia, uscito ad ispezionare il piazzale alle 5.30, mezz’ora prima dell’inizio del suo orario fosse quindi a credito per un'”attività in esubero, non retribuita e non retribuibile, per un totale di un’ora e otto minuti. Se davvero il Muraglia fosse stato un agente sciatto e lavativo, difficilmente si sarebbe preoccupato di iniziare a lavorare circa mezz’ora prima dell’orario”.
Simbolo mediatico
Il giudice dedica la parte conclusiva della sentenza al rilievo mediatico di quelle immagini.
“Anche ammesso che talvolta il Muraglia abbia timbrato in mutande o in abiti succinti non va dimenticato che le contestazioni mosse al predetto imputato erano di falso e di truffa… non di atti osceni o di atti contrari alla pubblica decenza (illeciti anch’essi, comunque, insussistenti in quanto allorchè timbrava in mutande il Muraglia era visto solo …..dai finanzieri che avevano collocato le telecamere). Se i media hanno fatto delle immagini del vigile in mutande, diffuse senza risparmio da giornali e televisioni, il simbolo di un malcostume generalizzato dei pubblici dipendenti (non è questa la sede per confutare tali considerazioni)…. questo giudice ritiene, in adesione a quanto sostenuto dalla difesa, che la timbratura in abiti succinti non costituisca neppure un indizio di illiceità penale e che abbia una sua spiegazione logica e non connotabile come indizio di illiceità …”.
(da agenzie)
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