Destra di Popolo.net

IL M5S PUR DI ATTACCARE CONTE ORA DICE CHE 500 MILIARDI SONO POCHI: “VEDIAMO COSA FARA’ IL PREMIER…”

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

SULLO SFONDO SEMPRE L’OTTUSA BATTAGLIA IDEOLOGICA CONTRO IL MES “CHE NON VA ATTIVATO” ANCHE SENZA CONDIZIONALITA’

Troppo pochi. In una parola “insufficienti”.
Neanche gli aiuti del Recovery Fund accontentano del tutto il Movimento 5 Stelle. Servono più soldi, secondo i pentastellati, per evitare di dover ricorrere all’attivazione del Meccanismo europeo di stabilità , visto dai grillini ancora come fumo negli occhi. La proposta franco-tedesca che prevede un fondo di 500 miliardi, da distribuire agli Stati più colpiti dalla crisi dovuta al Coronavirus, non è definitiva.
Servirà  ancora del tempo per un accordo. “Si parla di 100 miliardi per l’Italia ma saranno molti di meno”, è il ragionamento che a livello governativo elaborano i 5Stelle in queste ore per poi arrivare al solito punto: “Vediamo cosa farà  Conte. Si puntava a un fondo complessivo di mille miliardi”.
L’intento di incalzare il premier è sempre qui.
Il più numeroso partito di maggioranza attende Conte alla prova dei fatti: “Ha detto ‘no al Mes, sì agli Eurobond. Vediamo se in Parlamento sarà  di parola, altrimenti dovrà  spiegarci perchè l’Italia ha ceduto”. Da qui dipenderà  lo stato dei rapporti, già  abbastanza logorati, tra Conte e il Movimento 5 Stelle, secondo cui “il Mes è il banco di prova del premier”.
In teoria il Recovery fund, quindi questo trasferimento di denaro a fondo perduto, dovrebbe — sempre secondo i 5Stelle – sostituire i 36 miliardi che metterebbe in campo il Mes. Una simile ipotesi potrebbe porre Conte nelle condizioni di far votare il Parlamento sull’intero pacchetto specificando la non attivazione del Mes e aggirando così la possibile frattura con il Movimento 5 Stelle.
“Ma ciò può avvenire solo se la cifra del Recovery fund sarà  alta e per adesso non lo è”, spiegano le stesse fonti.
Tutto questo è in linea con quanto sostenuto dal ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e dal capo politico grillino Vito Crimi.
Per il primo, l’accordo di ieri tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, “è solo un primo passo ma riteniamo questi soldi ancora insufficienti rispetto alle necessità  di diversi Paesi europei”.
Stesso discorso da parte di Crimi: “Iniziamo da questa bozza di proposta e da lì costruiamo un vero e proprio intervento potente, perchè 500 miliardi sono pochini per quello che serve realmente al nostro Paese”. Tutto è incentrato sul “vediamo cosa Conte riuscirà  a portare a casa”.
Il Movimento 5 Stelle, intento a differenziarsi dal resto della maggioranza, vorrebbe fare la spina nel fianco di Conte, come già  successo sulla regolarizzazione degli immigrati, quando i grilini hanno utilizzato i toni di Salvini e e Meloni, anche se questa volta sono loro i primi ad avere difficoltà  ad attaccare, piuttosto balbettano.
Il resto dei partiti che sostengono il governo sono allineati con il premier, sembra un paradosso, considerato che Conte è frutto delle scelte griline, ma è così.
Per Italia Viva “questa è l’Europa che vogliamo”.
Su Twitter il segretario Nicola Zingaretti scrive che “la proposta di Francia e Germania sul Recovery Fund è un passo avanti importante, così come la riflessione di Lagarde su un nuovo Patto di Stabilità . Gli europei vanno nella giusta direzione”.
Leu con Loredana De Petris chiede che questi fondi arrivino “con tempestività ”.
I 5Stelle, come si è detto, ne vogliono di più e non vogliono il Mes. Se così non sarà  “Conte dovrà  spiegare in Parlamento e sopratutto a noi perchè ha cambiato idea”.
Perchè loro si ostinano a danneggiare l’Italia rifiutando un prestito a tasso zero e senza condizioni invece non sono in grado di spiegarlo.

(da “Huffingtonpost)

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FASE 2, AUMENTANO GIA’ I PREZZI DI BAR, PARRUCCHIERI E ALIMENTARI, A MILANO FINO A 2 EURO PER UN CAFFE’

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

IL SISTEMA DI SCARICARE SUL CONSUMATORE IL MANCATO GUADAGNO PER LE MISURE ANTI-CORONAVIRUS

Dopo un’attesa durata oltre due mesi, lunedì 18 maggio molte attività  commerciali hanno potuto riaprire i battenti e accogliere i clienti. Bar, ristoranti e parrucchieri hanno finalmente riaperto al pubblico, con le cautele previste in tempo di Coronavirus.
Le regole da rispettare sono molto, a partire dalle sanificazioni che tutti i negozi hanno dovuto effettuare prima di poter riaprire.
Poi c’è il distanziamento da mantenere, i dispositivi di protezione individuale da indossare (e far indossare) e le pulizie da eseguire prima e dopo il passaggio di ogni cliente. Con le difficoltà  del caso dunque, i commercianti stanno lentamente facendo approdo a una nuova normalità .
Ma anche i clienti devono abituarsi a un nuovo tipo di consumo e le preoccupazioni su possibili rincari sui prezzi finali dei beni e dei servizi si fanno consistenti.
Alla riapertura degli esercizi commerciali, in molti casi c’è stata l’amara sorpresa di un ritocco al rialzo dei prezzi per un caffè o per un cappuccino.
Lo denuncia il Codacons che ha ricevuto segnalazioni da parte dei consumatori di rincari dei listini. Al momento si tratta di casi isolati, rimarca l’associazione, con il caffè che, ad esempio, in alcuni locali, sarebbe passato da 0,90 euro a 1 euro, o il cappuccino, da 1,20 a 1,40 euro.
A Milano, un caffè in centro è arrivato a costare 2 euro a tazzina, mentre a Vicenza 50 baristi si sono accordati per alzare il prezzo della tazzina, portando un caffè a 1,30 euro e il cappuccino a 1,80, riporta il Corriere.
A Firenze e Roma un caffè al bancone può costare rispettivamente 1,70 e 1,50 euro.
Molti si giustificano col fatto che il rispetto delle norme igienico sanitarie hanno imposto costi imprevisti che naturalmente vengono scaricati sulla clientela finale.
Altri esercenti non hanno cambiato nulla rispetto al tariffario di prima del Coronavirus sostenendo che il servizio al tavolo è spesso maggiorato e non potendo effettuare servizio al banco per evitare assembramenti, il caffè o il cappuccino servito al tavolo costa di più.
Rincari vengono segnalati anche per i parrucchieri, con costi più alti per tagli, messe in piega, ecc. in alcuni locali.
Vero che gli esercenti devono sopportare maggiori spese, ma è altrettanto vero che i consumatori hanno oggi meno soldi in tasca da spendere rispetto a tre mesi fa.
A Roma, il lunedì eccezionale che ha visto parrucchieri e barbieri aperti nel tradizionale giorno di riposo ha visto un ritocco nei listini di alcuni saloni.
L’agenzia Agi, per esempio, cita quello di piazza Navona, il Salone Sant’Agnese, il cui titolare conferma che ora ci sono “nuovi costi che prima non avevamo come asciugamani monouso, igienizzanti, mascherine, guanti, grembiuli usa e getta. Decideremo se inserire una voce ad hoc nel conto, ma si tratta di pochi euro”.
Ma il rincaro non riguarda solo bar e parrucchieri. Qualche giorno fa, un aggiornamento pubblicato dall’Istat, illustrava il rincaro di frutta e verdura durante l’emergenza Coronavirus.
I prezzi dei beni alimentari, certifica il termometro ufficiale dell’Istituto di Statistica, sono cresciuti del 2,8% ad aprile, molto più di un’inflazione rimasta ferma al palo.
Come spiega Ettore Livini su Repubblica, “il costo delle arance è cresciuto del 24% nel primo mese di lockdown e per l’aumento del 30% dei costi logistici. Il prosciutto cotto è balzato del 13% (dati Ismea) perchè nessuno ha più voglia di accalcarsi ai banchi dei salumi e compra la busta pre-affettata, che è più cara. Il boom della domanda ha mandato alle stelle il prezzo dell’alcol, mentre il costo di cavolfiori (+93%), broccoli, carote e cipolle è stato trainato all’insù dalla richiesta di verdura non deperibile”.

(da agenzie)

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COME LE SPIAGGE LIBERE VERRANNO ASSEGNATE AI PRIVATI CON LA FASE 2

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

ENTI LOCALI DI CENTRODESTRA PRONTI A FARE UN REGALO AI BALNEARI, ESTENDENDO TRATTI DI SPIAGGIA LIBERA ALLA LORO GESTIONE, COSI’ DIVENTERANNO A PAGAMENTO E CHI NON SE LO PUO’ PERMETTERE IL BAGNO LO FARA’ SOLO NELLA VASCA DI CASA

La Fase 2 dell’emergenza Coronavirus porta con sè in dote le spiagge libere in concessione ai privati.
Il Fatto Quotidiano spiega oggi in un articolo a firma di Lorenzo Giarelli che diversi enti locali stanno pensando di affidare queste aree pubbliche a gestori privati, aumentando le concessioni balneari.
Un modo per venire incontro agli stabilimenti, che per rispettare le distanze di sicurezza dovranno ridurre il numero di ingressi rispetto agli anni scorsi, ma anche una decisione che farà  ricadere i costi sui bagnanti, a quel punto rimasti senza spiagge libere e costretti a rivolgersi a strutture a pagamento.
In Abruzzo l’ipotesi è già  sul tavolo della Regione e dei Comuni: “È possibile, solo per il 2020, l’affidamento di porzioni di spiagge libere ai balneatori e agli albergatori,una sorta di concessione eccezionale”, ha confermato settimana scorsa il portavoce locale di Anci Enrico Di Giuseppantoni, al termine di un incontro con un gruppo di sindaci e con alcuni rappresentanti della giunta di Marco Marsilio.
L’idea è diventata realtà  a Giulianova (Teramo), dove il Comune ha già  pubblicato i bandi per l’assegnazione di dieci tratti di spiaggia libere prevedendo un sistema di punteggi che andrà  a vantaggio “dei titolari di concessioni demaniali confinanti”.
Risultato: i privati sgraveranno il Comune dalla pulizia e dal controllo del rispetto delle norme anti-contagio (il metro di distanza, il divieto per gli sport), ma saranno gli stessi privati a gestire gli ingressi, allineando le tariffe delle ex spiagge libere al loro listino
In Campania già  ad aprile il Mattino aveva riportato la volontà  del governatore Vincenzo De Luca di “abolire le spiagge libere”, prima che il Sindacato italiano balneari esortasse la giunta a “valutare l’affidamento delle spiagge libere solo su richiesta espressa dei concessioni”, in modo da “dare confronto ai Comuni”e, per i gestori, “recuperare spazi erosi dalle prescrizioni Covid”. Si vedrà .
E poi c’è la Sardegna:
In questi giorni a Cagliari si sta discutendo della possibilità  di dare in gestione la nota spiaggia del Poetto, emblema di quel che potrebbe accadere nell’intera Regione. Per scongiurare l’idea, i Progressisti hanno scritto una lettera alla giunta di Christian Solinas: “La necessità  di approntare le necessarie misure di sicurezza non diventi in alcun modo pretesto per estendere in modo incontrollato le concessioni demaniali e assaltare i beni collettivi”.
Stesso appello rivolto dal Movimento 5 Stelle dell’Emilia-Romagna al presidente Stefano Bonaccini: “Chiediamo di non abbassare ulteriormente la quota (già  molto esigua) di spiagge libere per aumentare, anche solo eccezionalmente per la prossima estate, l’affidamento a stabilimento balneari e albergatori come sta pensando di fare l’Abruzzo”. E come potrebbe fare anche la   Calabria, almeno se darà  ascolto al segretario-questore dell’Assemblea regionale Graziano Di Natale: “Occorre intervenire per aumentare, in deroga ai piani spiaggia,la superficie da concedere ai lidi e agli stabilimenti balneari”.

(da “NextQuotidiano”)

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ESPOSTO IN PROCURA SULL’OSPEDALE FIERA DI MILANO: “OGNI PAZIENTE E’ COSTATO 840.000 EURO”

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

DENUNCIA DEI COBAS CONTRO LA REGIONE LOMBARDIA

A pochi giorni dall’annuncio della chiusura dell’Ospedale in Fiera a Milano, costruito durante l’emergenza Coronavirus, i Cobas hanno presentato questa mattina un esposto in procura, per denunciare la Regione Lombardia sulla vicenda del padiglione adibito a reparto di terapia intensiva Covid.
Nella vicenda “ha prevalso la necessità  propagandistica sul bene rappresentato dalla salute pubblica. Infatti in quei giorni l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, con centinaia di morti e medici allo stremo, lanciava la sua candidatura a sindaco di Milano”, scrivono gli autori dell’esposto.
L’operazione, secondo i sindacati di base, “presenta fronti di criticità , con profili di possibile interesse della magistratura, anche penale, che meritano di essere approfonditi”. Alla costruzione del padiglione hanno contribuito 21 milioni e 153mila euro derivanti da 1560 donatori privati, fra cui 10 milioni di Silvio Berlusconi, ma a detta dei Cobas la vicenda dello “spreco di risorse”, ha “rilevanza per gli interessi anche pubblici tutelati”, ovvero la salute generale in una situazione di pandemia.
“Da una semplice valutazione matematica si può in via empirica affermare che per ogni paziente ricoverato nell’Astronave — così viene chiamato l’ospedale — sia costato la modica cifra di 840mila per ogni singolo paziente”, se “come sembra, non è mai stato superato il numero di 25 pazienti”, scrivono i Cobas.   Secondo loro, si sarebbe potuto costruire un reparto Covid in una struttura già  esistente e specialistica e non in una scollegata dagli altri reparti come la Fiera, usando i padiglioni in disuso dell’ex ospedale di Legnano.
L’assessore al Welfare, Giulio Gallera avrebbe indicato in “3-6 mesi” i tempi per la ristrutturazione dell’edificio legnanese, facendo però “un calcolo al rialzo e sulla base della lavorazione ordinaria standard in periodi normali”, e non secondo le procedure accelerate di emergenza.
“Con la stessa forza lavoro utilizzata per la realizzazione dell’Astronave (150-180 persone al giorno su una base di 24 ore lavorative su una superficie di 24mila metri quadrati)”, il ripristino del nosocomio in provincia di Milano sarebbe stato probabilmente “una questione di ore”.
Come riportato da TPI in un articolo firmato da Lorenzo Tosa, il nuovo ospedale è stato inaugurato e mostrato al mondo intero il 31 marzo come l’emblema dell’efficienza del modello sanitario lombardo. Ma sin dall’inizio si è rivelato un fallimento annunciato.
Quel giorno, a tenere banco sono state le immagini del maxi-assembramento di giornalisti e invitati vari, in barba a ogni principio di sicurezza e senza il rispetto del metro di distanza regolamentare. Sarebbero stati solo 24 i malati Covid che sono stati ricoverati in Fiera.

(da TPI)

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GALLI: “INCONCEPIBILE FARE TEST A PAGAMENTO, E’ LA SCONFITTA DEL SISTEMA SANITARIO PUBBLICO”

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

L’INFETTIVOLOGO PRIMARIO AL SACCO DI MILANO: “VERGOGNOSO CHE SI RINUNCI AL PROPRIO RUOLO COSTRINGENDO IL CITTADINO A PAGARE 63 EURO”

“Soprattutto dalle mie parti moltissime persone stanno prendendo appuntamento negli ambulatori privati per fare il test che non sono riusciti ad ottenere dal Servizio sanitario nazionale e questa è una debacle per l’organizzazione della sanità . Perchè la valutazione alla fonte dell’esistenza o meno di persone contagiate sarebbe stata, sarebbe il presidio fondamentale per evitare l’ulteriore diffusione del contagio”.
Lo ha detto ad Agorà  il primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, a proposito dei test sierologici.
“E’ inconcepibile – ha proseguito Galli – che il pubblico non sia in grado di dare questo genere di risposta ai cittadini e gli dica che deve andarsi a pagare il test a 63 euro, come se questa fosse una scelta voluttuaria, e fare a sue spese il tampone… ma per favore! Il test è molto piu importante del distanziamento al ristorante, è il sistema fondamentale per ridurre l’ulteriore diffusione dell’epidemia. Scusatemi ma mi è scappato un momento di indignazione”.
Galli ha ribadito che “mascherina e distanziamento sono un tentativo ulteriore di difesa ma non esiste una sperimentazione con dati certi che ci dice che questo è il sistema che funziona. Anche se il buon senso – ha continuato – ti dice che è l’unico sistema per tentare una convivenza basata sulla grande responsabilità  individuale”.

(da agenzie)

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“MIO PADRE MORTO DI COVID E LA MIA FAMIGLIA COSTRETTA A SPENDERE 500 EURO TRA TEST SIEROLOGICI E TAMPONI PRIVATI”

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

LA TESTIMONIANZA DI UN AVVOCATO DI SERIATE: “MAI STATA CONTATTATA DALL’ATS LOMBARDA PER ESEGUIRE IL TAMPONE”

Tre volte segnalata all’Ats di Bergamo, un padre deceduto per Covid, un test sierologico positivo agli anticorpi, eppure ancora nessun tampone.
Mentre l’Italia parte con la sua nuova “Fase 2”, c’è ancora chi, dopo aver effettuato tre quarantene e speso quasi 500 euro in clinica privata, cerca ancora di capire insieme ai suoi familiari se può tornare a lavorare e muoversi liberamente.
A raccontarlo a TPI è Consuelo Locati, avvocato di Seriate (Bergamo), che guida il gruppo di legali di “Noi Denunceremo”, un comitato composto da cittadini che chiedono “verità  e giustizia per le vittime di Covid-19”.
Il suo resoconto stride con le notizie sulle riaperture di questi giorni e dà  l’idea di quanto ancora non è stato fatto — soprattutto in Lombardia — per garantire la sicurezza degli italiani.
“Sono stata segnalata la prima volta all’Ats l’11 marzo, perchè un cliente che avevo ricevuto nel mio studio legale di Bergamo il 6 marzo era risultato positivo ed era ricoverato in rianimazione”, racconta l’avvocato. “Per oltre 20 giorni l’Ats non si è fatta sentire, nel frattempo mio padre si è ammalato di Covid-19, è stato ricoverato il 22 marzo ed è morto cinque giorni dopo. Avevo avuto contatti con lui l’ultima volta il 12 marzo”. Nel frattempo, sia Consuelo sia sua madre (che viveva col padre) hanno la febbre, dolori muscolari e altri sintomi legati al Coronavirus, ma entrambe riescono a riprendersi. Non vengono monitorate dall’Ats, ma da amici medici che le sentono ogni giorno e danno loro indicazioni a distanza.
Dopo la morte del padre, l’ospedale invia all’Ats la comunicazione del decesso, affinchè possa tracciare tutti i familiari che erano stati a contatto con lui. Nello specifico si tratta di Consuelo, sua sorella e la madre 72enne. Trascorre un mese, ma nessuna di loro viene contattata dall’Ats o sottoposta a tampone.
“A quel punto ho chiesto al mio medico cosa dovessi fare visto che, essendo io stata a contatto con due persone sicuramente infette, prima di riaprire lo studio avrei dovuto sottopormi a test sierologico o tampone”, dice Consuelo. “Dopo diversi tentativi, l’8 maggio il medico riesce ad aggiungermi all’elenco dei tamponi dell’Ats, ma neanche stavolta vengo contattata”.
Consuelo capisce che per tornare a lavorare deve rivolgersi ai privati, che nel frattempo vengono autorizzati con una delibera della Regione Lombardia ad effettuare test sierologici e tamponi.
“Per eseguire il test su di me, mia madre, i miei due figli e mia sorella, abbiamo speso 40 euro ciascuno”, racconta. “Il test è risultato positivo agli anticorpi IgG per me, per mia madre e per uno dei miei figli, per l’altro mio figlio e per mia sorella è risultato negativo. La delibera della Regione obbliga chi risulta positivo a fare il tampone, ma neanche stavolta l’Ats ci ha chiamati, quindi abbiamo fatto il tampone presso la stessa clinica privata, spendendo altri 92 euro a testa”. Tra test sierologici per 5 persone e tamponi per 3, la spesa totale è di 476 euro.
“Il risultato del tampone arriverà  il 29 maggio, nel frattempo non posso uscire di casa”, si sfoga Consuelo. “Potrei ricominciare a lavorare dal 30 maggio, se va bene e il tampone sarà  negativo. Dopo il 4 maggio si poteva riaprire, ma a chi era stato segnalato non è stata data la possibilità  di essere testato. Tutto è stato lasciato all’autonomia e al senso di responsabilità  dei singoli. Io ho fatto il test per mettere in sicurezza i miei clienti, e chi non lo ha fatto?”, si chiede Consuelo. “Non so neanche se dargli torto a questo punto. Sono ferma con la mia attività  dal 6 marzo, ho fatto tre quarantene”.
“La mia situazione è molto comune, purtroppo è successo a tutti coloro che hanno avuto dei decessi in famiglia”, sottolinea. “Siamo stati abbandonati dall’Ats e ora questo è il risultato della privatizzazione della Sanità . Non si possono obbligare le persone a rivolgersi ai privati per veder tutelato il proprio diritto alla Salute, così si crea solo una distinzione tra classi. Chi può permettersi il tampone lo fa, chi non può esce senza certezze o resta a casa”, conclude amara. “Ora sono terrorizzata: da ieri vedo la gente che esce, che va a fare gli aperitivi, non si capisce più chi ha fatto i controlli e chi non li ha fatti”

(da TPI)

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COSA SUCCEDE ALLA ACELOR MITTAL DI GENOVA

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO AVER CHIESTO PER DUE VOLTE ALLA PREFETTURA DI RIPARTIRE IN DEROGA PER SODDISFARE LE RICHIESTE DEI CLIENTI, A DISTANZA DI DUE SETTIMANE MITTAL CHIEDE LA CASSA INTEGRAZIONE PER SFRUTTARE LE AGEVOLAZIONI ANTICOVID DEL GOVERNO

Riprenderà  giovedì mattina la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova. Lo ha deciso l’Rsu in una riunione che si è tenuta questo pomeriggio, seguita all’assemblea di questa mattina davanti al cancello dello stabilimento.
Lo sciopero partirà  alle 8 e riguarderà  a singhiozzo diversi reparti produttivi ritenuti cruciali, per la durata di un’ora ciascuno. Contemporaneamente i lavoratori si ritroveranno all’ingresso dello stabilimento sul lato aeroporto, unico varco di accesso dei mezzi in entrata e in uscita dalla fabbrica per proseguire la protesta che molto probabilmente consisterà  proprio nel blocco delle merci in uscita dallo stabilimento Arcelor Mittal.
Intanto domani la società  di mutuo soccorso Guido Rossa, che riunisce molti lavoratori ex Ilva, si riunirà  per costituire un fondo di solidarietà  da destinare ai lavoratori che si trovano in cassa integrazione e hanno un reddito sotto una certa soglia. Per costituire il fondo verranno utilizzati anzitutto i 35 mila euro che ogni anno la sms destina alle colonie estive dei figli dei dipendenti, parallelamente sarà  aperta una sottoscrizione volontaria.
Cosa sta succedendo? Alessandro Vella, segretario generale della Fim Cisl Liguria, scrive in una nota che ArcelorMittal vuole usare la pandemia per disimpegnarsi smembrando la siderurgia in Italia: “La siderurgia, lo diciamo anche al governo, è la spina dorsale della nostra industria, non permetteremo che la crisi sanitaria diventi una crisi sociale perchè qualcuno non si assume le proprie responsabilità  e non rispetta gli impegni sottoscritti. Oggi anche a Novi Ligure ci sono iniziative di mobilitazione e venerdì saranno a Taranto — conclude -. Chiediamo una convocazione urgente ai ministri Patuanelli e Catalfo per capire una volta per tutte con l’azienda quale sia il vero piano industriale. Se qualcuno pensa di far pagare il prezzo di ritardati, inefficienze e mancati rispetto degli accordi ai lavoratori si sbaglia di grosso . E Genova è pronta ancora una volta a fare la propria parte, ma questa volta non si scherza: la crisi morde”.
Intanto il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro ha consegnato al procuratore capo Francesco Cozzi e al procuratore aggiunto Francesco Pinto l’esposto della Fiom sul presunto utilizzo illegittimo della cassa-Covid da parte di Arcelor Mittal. “Ora le valutazioni spettano agli inquirenti ma per noi un’azienda che per ben due volte chiede alla Prefettura di ripartire anche in deroga ai codici Ateco per soddisfare le domande dei clienti e dopo due settimane riapre una nuova cassa sta utilizzando in modo improprio soldi pubblici”.
Per la Fiom l’obiettivo di Mittal è “risparmiare perchè la cassa Covid consente all’azienda di spendere meno rispetto a una cassa ordinaria e di non incappare in eventuali verifiche da parte dell’Inps come avviene nelle richieste di cassa ordinaria”. Per questo l’esposto sarà  ora inviato in copia, con una lettera di accompagnamento, anche a Inps e Ispettorato del lavoro.
Contestualmente tramite il supporto dei sindacati, i lavoratori genovesi che hanno ricevuto le lettere di cassa integrazione le stanno contestando all’azienda: “In ciascuna contestazione — spiega ancora Bruno Manganaro — il lavoratore rileva il fatto di essere stato messo in cassa integrazione senza una legge che lo consenta visto che il decreto rilancio non è ancora stato pubblicato in Gazzetta e si dice pronto a rientrare al lavoro”.
E lo stabilimento Arcelior Mittal di Novi ligure blocca la merce in uscita dallo stabilimento e Genova farà  probabilmente lo stesso a partire da domani.
E” quanto emerge dalle assemblee dei lavoratori Arcelor Mittal dei due stabilimenti. “Se Mittal ha deciso di andare via e di sfasciare la siderurgia italiana dobbiamo farli andare via il prima possibile” ha detto il coordinatore della rsu della fabbrica di Cornigliano Armando Palombo, che propone la strategia della battaglia contro Mittal. L’assemblea si è svolta nel piazzale davanti allo stabilimento dopo che l’azienda ha negato il piazzale interno ufficialmente per le prescrizioni anti Covid.
“Le battaglie si fanno a Genova o a Novi ma la partita si gioca a Roma — ricorda Palumbo -. Servono determinazione e intelligenza affinchè il segnale arrivi a Roma. Oggi a Novi Ligure hanno deciso di bloccare i varchi per non fare uscire la merce venduta che esce fuori. Tra poco un gruppo di noi andrà  su a dargli una mano. Se lo fa Novi possiamo farlo anche noi”.

(da “NextQuotidiano”)

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IL BAZOOKA DISARMA I SOVRANISTI: SALVINI E MELONI BALBETTANO SUI 500 MILIARDI A FONDO PERDUTO DEL RECOVERY FOUND

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA FAVOREVOLE, LEGA E FDI HANNO PERSO LA PAROLA: “E ORA, CHE FACCIAMO?”

Francia e Germania spiazzano i sovranisti italiani. Il bazooka da 500 miliardi euro, denaro da rastrellare sui mercati e da cedere ai governi Ue (Recovery Fund), mette in imbarazzo il destracentro.
Quando ieri pomeriggio la notizia piomba a Montecitorio, a Palazzo Madama, nella segreteria della Lega, la reazione non è la solita a colpi di tweet, di dirette facebook, di comunicati al vetriolo contro la tecnocrazia europea di Merkel e Macron. No.
Semmai la notizia si trasforma in una domanda: “E ora cosa facciamo?”.
Matteo Salvini replica di primo acchito ma poi si silenzia. “Merkel e Macron — scolpisce ospite di Barbara D’Urso su Canale 5 – hanno fatto una conferenza stampa. Sempre soli. Non si capisce se c’è una Unione europea o decidono tutto Francia e Germania. Ci hanno detto che il Recovery Fund è dimezzato ed è solo un prestito destinato ad alcuni settori”.
Fino a sera via Bellerio non proferisce verbo. Tutti muti perchè imbarazzati da una proposta che questa volta appare “irrifiutabile”.
Non a caso un altissimo dirigente del fu Carroccio che segue il dossier si serve di queste parole: “Mi sembra positivo. Vediamo come evolve”. Apriti cielo.
Che è cosa differente e distante dalla solita propaganda anti Ue a prescindere propalata dall’euroscettico Alberto Bagnai.
Il responsabile economico di via Bellerio si prende 24 ore prima di pronunciarsi. Ed è già  questo un segnale di come lui, Bagnai, abbia pochi proiettili in canna.
Qual è la posizione di Salvini? “La linea del partito è quella di Bagnai”, assicurano. Anche se da ambienti leghisti si fa notare come l’ala che fa riferimento a Giancarlo Giorgetti, vale a dire la costola moderata-europeista della Lega che giorno dopo giorno prende forma, preferisca non alimentare la polemiche. E si tiene a debita distanza. Non interviene Massimo Garavaglia, ex sottosegretario all’Economia, nè Riccardo Molinari, altro colonnello che può considerarsi di rito giorgettiano.
Ed è questo ultimo un atteggiamento non dissimile da Fratelli d’Italia, l’altra gamba del sovranismo italiano. E’ vero, a caldo Giorgia Meloni ha sparato ad alzo zero: “Macron e Merkel oggi ci tenevano a farci sapere un po’ di cose. Primo: in Europa comanda l’asse franco tedesco. Secondo: Conte e il governo Pd- M5s non contano nulla. Terzo: il Recovery Fund non sarà  di 1600 miliardi come aveva detto Gentiloni, ma di 500 miliardi. Avanti così?“.
Ma non c’è solo la reclame. Il responsabile economico degli eredi di Alleanza nazionale, Giovanbattista Fazzolari, ripete sì il ragionamento delle pasionaria di Fdi ma aggiunge un dettaglio che non è di poco conto: “Vediamo quando la proposta sarà  formalizzata nelle sedi opportune della Ue”. “Vediamo” appunto.
Posizione che fa il paio con quella di Ignazio La Russa, uno degli uomini più ascoltati dalla leader di Fdi. Il vicepresidente del Senato la mette così: “La proposta di Francia e Germania? La stiamo esaminando. Non ho atteggiamenti preconcetti. L’obiezione di fondo è: in cambio di cosa? Timeo Danaos et dona ferentes! Temo i greci anche quando portano i doni”.
Va da sè che chi non si discosta dal suo atteggiamento responsabile è Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi non ha dubbi che la strada intrapresa da Germania e Francia sia quella migliore.
Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia, dice   a Radio Radicale: “Sempre in attesa di vedere i particolari, che si vedranno il 27 di maggio, quando l’Unione europea si è data la scadenza per precisare le condizioni per il Recovery Fund, questa anticipazione dell’accordo franco-tedesco sui cosiddetti 500 miliardi, tutto sommato mi lascia positivamente incondizionato. Nel senso che fa parte della filosofia europea”.
“Il nostro è un giudizio estremamente positivo”, gli fa eco il senatore Gilberto Pichetto Fratin, responsabile Bilancio degli azzurri. Il motivo? “La raccolta fondi fatta dalla Commissione Ue significa dare garanzie e certezze con tassi molto buoni. L’Italia a stima potrebbe arrivare a 100 miliardi. Ecco è difficile opporsi salvo che ci sia l’opposizione all’Unione europea”.
Allora si torna al punto di partenza. “E ora cosa facciamo?”. Sembrano prefigurarsi tre linee. Una contraria, un’altra dubbiosa, e una terza favorevole. Ma a pesare più di tutti è il silenzio di Salvini. Non si lascia scappare una parola e si occupa della manifestazione del centrodestra del 2 giugno. Un caso?

(da “Huffingtonpost”)

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SI CHIUDE IL CERCHIO SUGLI AUTORI DELLE MINACCE DI MORTE SOCIAL A SILVIA ROMANO: 40 INDAGATI

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

NEL MIRINO PROFILI FAKE LEGATI A SOVRANISTI E NEONAZISTI

L’indagine per minacce aggravate dell’antiterrorismo di Milano ha stretto il cerchio su circa 40 messaggi contro Silvia Romano considerati più pericolosi.
Il lavoro degli inquirenti guidati dal pm di Milano Alberto Nobili ha scremato le numerose minacce ricevuti dalla volontaria 24enne, rientrata in Italia lo scorso 11 maggio dopo un anno mezzo di prigionia tra Kenya e Somalia e diventata bersaglio di una campagna d’odio, esplosa anche dopo l’annuncio della sua conversione all’Islam durante la prigionia e il presunto riscatto pagato per liberarla.
Alcuni giorni fa, Silvia Romano è stata sentita da pm e dai carabinieri del Ros, con l’invito a indicare gli screenshot dei messaggi di insulti e delle minacce ricevute al suo rientro in Italia.
Tra i messaggi che i gli inquirenti hanno ritenuto più pericolosi, per i quali ci potrebbe essere un concreto pericolo per la vita della ragazza, ci sono diversi inviati da profili fake e sostanzialmente anonimi.
Si indaga quindi per individuare gli autori delle minacce, dietro i quali gli inquirenti sospettano possano esserci anche persone legate a gruppi di estrema destra.

(da agenzie)

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