Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
IL CORTEO NON ERA AUTORIZZATO, PRESENTI ANCHE ESPONENTI DI CASAPOUND
Sono 70 al momento gli identificati e denunciati per la manifestazione non preavvisata di oggi a
Roma promossa dal movimento “Marcia su Roma” per protestare contro le condizioni economiche post Coronavirus.
Secondo quanto si è appreso, sono al vaglio anche le sanzioni riguardo il mancato rispetto delle norme anti-Covid: i manifestanti erano senza mascherina, non rispettavano le distanze anti assembramento e alcuni arrivavano fuori dal Lazio, violando così il divieto di mobilità tra regioni.
Nel corso della manifestazione, sono stati numerosi i momenti di tensione. I manifestanti con le braccia alzate si sono avvicinati al cordone di polizia, in tenuta antisommossa, che bloccava l’accesso a via del Corso.
Ad un certo punto, una decina di manifestanti ha provato a spingere un blindato della polizia che sbarrava la strada.
«Fateci passare» hanno urlato i manifestanti agli agenti che erano schierati in tenuta antisommossa alle palle del blindato. «Ci hanno spruzzato lo spray al peperoncino per disperderci» hanno detto i manifestanti che si sono poi effettivamente allontananti dal presidio.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
MA AVEVA RICEVUTO SOLO UN “RICHIAMO”, MAI UN PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE
Dal passato dell’agente arrestato per l’omicidio di Floyd emergono nuove ombre. Derek Chauvin aveva già ucciso un sospetto, partecipato ad una sparatoria risultata fatale per un altro e ricevuto almeno 17 denunce durante i suoi quasi 20 anni di servizio al dipartimento di polizia locale.
Prima aveva prestato servizio per otto anni come membro della polizia militare nella riserva dell’esercito, che aveva lasciato senza alcun riconoscimento.
In particolare Derek Chauvin era stato uno degli agenti che durante un’azione aveva ucciso Wayane Reyes, un latino-americano, raggiunto da ben 16 proiettili
Una “perversa indifferenza alla vita”, come ha dichiarato il procuratore Mike Freeman che ha ufficializzato l’arresto.
Chauvin, accusato di omicidio di III grado rischia 25 anni di carcere. Secondo quanto riportato dalla stampa Usa, sembrerebbe che fosse solo questione di tempo prima che Chauvin fosse coinvolto in un caso simile: nei suoi 19 anni nel dipartimento di polizia di Minneapolis, come detto, figurano diciassette denunce per il suo comportamento violento, ma non era mai stato avviato nessun procedimento disciplinare, tranne che in un solo caso in cui gli era stata inviata una lettera di richiamo.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
ZINGARETTI A UN PASSO DA SALVINI, MELONI OLTRE IL 16%, SCENDE IL M5S
Dalle europee a oggi la Lega ha perso il 10% dei consensi. Il dato emerge dal sondaggio Ipsos di
Nando Pagnoncelli pubblicato dal Corriere della sera.
Da cui si vede, tra l’altro un deciso calo del gradimento di Conte e del governo in un mese, di 6 e 3 punti.
La Lega, rispetto a un mese fa, fa segnare l’ulteriore calo di 1,1 punti attestandosi al 24,3% (alle Europee aveva il 34,3%), seguita dal Pd stabile al 21,2% (ma +1,5% rispetto alle Europee).
A seguire il M5S con il 16,7%, in calo di 1,9%, tallonato da FdI che aumenta di 2,1% raggiungendo il 16,2% (10% in più rispetto alle Europee).
Forza Italia al 7,4% e Italia viva al 3%
Salvini perde a vantaggio della Meloni e con l’incremento della quota delle astensioni, giunta al 43,2%, più 10% rispetto a un anno fa.
Non potendo più agitare i temi immigrazione e sicurezza l’appeal della Lega si è molto appannato.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
SE POI CI SONO ALTRE RAGIONI PER DIFENDERE LA GIUNTA LEGHISTA, BASTA DIRLE, ORMAI SIAMO ABITUATI A TUTTO…ECCO IL TESTO DELLA NORMA CHE CONSENTIVA ALLA REGIONE DI INTERVENIRE E NON L’HA FATTO, A DIFFERENZA DI ALTRE REGIONI
“Doveva essere una decisione del Governo quella di istituire una zona rossa nella Bergamasca”: con queste parole, pronunciate al termine di due giorni di colloqui con l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera e il governatore Attilio Fontana, il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota ha dato un’impronta ben precisa alle indagini della Procura di Bergamo — che lei stessa coordina — sulla zona rossa che non ha mai visto la luce ad Alzano e Nembro, sui troppi morti nelle Rsa e soprattutto sulla mancata chiusura del Pronto soccorso di Alzano per l’emergenza Coronavirus. Dopo l’inchiesta in più parti pubblicata da TPI, infatti, è stata aperta un’indagine per epidemia colposa su tutto quello che è successo nella Val Seriana a partire da quell’ormai famoso 23 febbraio, quando all’ospedale “Pesenti Fenaroli” di Alzano vennero scoperti i primi due casi di Covid-19 senza però che il reparto venisse chiuso. L’inchiesta, al momento, non ha indagati.
Con le parole di ieri, la pm Rota di fatto “assolve” Fontana e Gallera (e dunque la Regione) dalla responsabilità per la nascita del focolaio lombardo.
Eppure, la legge la smentisce.
Per capirne il motivo, ricostruiamo prima i fatti.
Il 21 febbraio 2020 è il giorno in cui viene scoperto il focolaio di Codogno, nel Lodigiano, con l’ormai celebre “paziente 1”. Il giorno successivo, il Consiglio dei ministri annuncia un decreto che chiude 10 comuni del Lodigiano e Vo’ Euganeo, in provincia di Padova.
In questo caso, quindi, la decisione sulla zona rossa di Codogno viene presa dal Governo.
Diverso invece è il caso di Alzano Lombardo, dove il 23 febbraio vengono rilevati i primi due positivi al Coronavirus. Il pronto soccorso dell’ospedale “Pesenti Fenaroli” non viene chiuso. O meglio, viene riaperto qualche ora dopo senza che i locali fossero stati prima sanificati.
A TPI, un dipendente dell’Azienda socio sanitaria territoriale (ASST) Bergamo Est (che gestisce l’ospedale di Alzano), parla di “ordini dall’alto per mantenere aperto il reparto”, mentre un’infermiera del pronto soccorso denuncia che in quei giorni i pazienti Covid venivano curati insieme a tutti gli altri.
TPI ha anche visionato una disperata lettera datata 25 febbraio in carta intestata alla direzione di Seriate, firmata dal direttore sanitario dell’ospedale di Alzano Giuseppe Marzulli, che chiedeva di chiudere il pronto soccorso.
Come anche la nota riservata dell’ISS del 2 marzo, che chiede ancora una volta la chiusura della Val Seriana. Nessuno, però, fa nulla. Nè il Governo, nè la Regione Lombardia.
Le regioni possono creare zone rosse per motivi sanitari: c’è una legge
Quando esplode il focolaio lombardo e arrivano le prime accuse di negligenza verso la Regione, Fontana e Gallera scaricano la responsabilità sull’esecutivo, dicendo che aspettavano una decisione da Conte sulla zona rossa.
In un secondo momento, però, l’assessore al Welfare corregge il tiro: “Ho approfondito la questione e ho scoperto che effettivamente c’è una legge che consente alla Regione Lombardia di istituire una zona rossa per motivi sanitari”.
La legge in questione è la numero 833 del 1978, il Testo Unico che regola e attribuisce le competenze legislative a Stato e Regioni in materia Sanitaria. L’articolo è il 32. Anche il premier Conte, in una lettera a TPI, lo conferma:”Se la Regione Lombardia ritiene che la creazione di nuove zone rosse andava disposta prima, con riguardo all’intero territorio regionale o a singoli comuni, avrebbe potuto tranquillamente creare zone rosse, in piena autonomia”.
In quel famoso 23 febbraio, dunque, sia il Governo sia la Regione potevano istituire una zona rossa ad Alzano Lombardo.
Nessuno lo ha fatto, con le conseguenze che tutti conosciamo. In questo quadro, subentrano anche due telefonate che arrivano dal ministero dell’Interno pochi giorni dopo l’esplosione del focolaio lombardo.
Colloqui telefonici, mai messi agli atti e rimasti solo ordini a voce, che dimostrano che il Governo in un primo momento aveva disposto una zona rossa ad Alzano e Nembro. Il 4 marzo militari e forze dell’ordine vengono inviati nella zona e sistemati negli alberghi: è il primo step per la creazione dei check point nelle aree che sarebbero state chiuse. Una seconda telefonata, il 7 marzo, annulla però tutto. Il motivo? Da lì a poche ore sarebbe arrivato il Dpcm dell’8 marzo, quello che avrebbe istituito una zona rossa in tutti i comuni della Lombardia.
Inutile, dunque, chiudere solo Alzano e Nembro per poche ore. Ma una decisione in tal senso sarebbe potuta arrivare anche due settimane prima, visto che la legge lo consente.
Perchè quella legge smentisce le parole del pm Rota
Quando il procuratore aggiunto Rota afferma che la responsabilità della chiusura di Alzano doveva essere del Governo, molto probabilmente fa riferimento alla delibera ministeriale dell’8 marzo con cui il Viminale concede ai prefetti il potere di istituire zone rosse nelle aree in cui il contagio da Coronavirus è molto alto.
In quel momento, l’Italia era già tutta “zona arancione”, quindi aveva poco senso chiudere zone circoscritte. La delibera in questione, inoltre, è datata 8 marzo, ma l’emergenza ad Alzano è esplosa molto prima.
Eppure, come già anticipato, esiste un’altra legge che consente alle Regioni di prendere decisioni autonome dall’esecutivo per motivi sanitari. Dunque è evidente che la zona rossa ad Alzano e Nembro poteva essere benissimo istituita da Fontana. Se questo non è successo, non è perchè la Regione non aveva il potere di farlo.
Anche perchè occorre ricordare che nel frattempo, dopo la chiusura di Codogno e di Vo’, in Italia sono state create molte altre zone rosse, dall’Emilia-Romagna fino alla Calabria. E tutte su provvedimento dell’autorità regionale.
La Procura di Bergamo sembra aver già assolto Fontana e Gallera, eppure in altre parti d’Italia la zona rossa è stata disposta dalle stesse Regioni, senza attendere il Governo. Perchè, occorre ripeterlo, la legge lo consentiva.
(da TPI)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
LA STIMA DI COLDIRETTI DOPO LA LIBERTA’ DI SCONFINARE DALLE PROPRIE REGIONI A RISCHIO E POTER CONTAGIARE LIBERAMENTE IL PROSSIMO
Sarà un’estate di vacanze in Italia e i primi 7 milioni di connazionali sono pronti a fare le valigie per
raggiungere le varie destinazioni.
La stima è di Coldiretti che sottolinea come la libertà di sconfinamento tra regioni a partire dal 3 giugno è destinata ad avere un rilevante impatto economico ed occupazionale sul turismo duramente colpito dall’emergenza coronavirus. Anche per i vincoli posti alle frontiere da molte mete tradizionali come la Grecia.
Se la presenza straniera in Italia rappresenta comunque una pesante incognita, la speranza viene infatti riposta sul 40% di italiani che preferiva viaggi all’estero e che quest’anno potrebbe decidere, per forza o convinzione, di rimanere nel Belpaese secondo l’Enit.
Una opportunità per il turismo nazionale dopo che durante gli ultimi tre mesi ammontano a 81 milioni le presenze turistiche perse per effetto del lockdown che ha azzerato i flussi dei viaggiatori a partire da marzo che segna tradizionalmente il rilancio stagionale con il susseguirsi di occasioni di vacanza tra le festività di Pasqua, Festa della Liberazione, 1 maggio e Pentecoste, rilevante soprattutto per gli arrivi dall’estero. L’impatto economico fra marzo, aprile e maggio è stato drammatico con l’azzeramento della spesa turistica nel trimestre e una perdita stimata dalla Coldiretti in quasi 20 miliardi di euro per l’alloggio, la ristorazione, il trasporto e lo shopping.
A pagare il conto più salato è l’alimentare con il cibo che è diventato la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia con circa 1/3 della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche.
La ripartenza turistica della ristorazione si ripercuote a valanga sul sistema produttivo industriale ed agricolo, Made in Italy, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.
Senza dimenticare le oltre 24 mila aziende agrituristiche italiane che rappresentano tradizionalmente una meta privilegiata delle vacanze a giugno e che, spesso situati in zone isolate della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche e con l’arrivo della bella stagione sostenere il turismo in campagna significa evitare il pericoloso rischio di affollamenti al mare o nelle città .
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
A GIUDICARE DALLE FOTO E DAI PUGNI CONTRO I MEZZI DELLA POLIZIA CI SEMBRANO IN OTTIMA SALUTE MUSCOLARE, DIFFICILE CREDERE CHE NON MANGINO DA GIORNI
Tensione in centro a Roma per alcune manifestazioni organizzate da diversi gruppi riconducibili all’estrema destra, in particolare ‘Marcia su Roma’ e Casapound, in protesta contro il governo. Tra loro anche qualcuno che indossa i ‘gilet arancioni’.
Piazza Venezia e via del Corso sono in questo momento chiuse al traffico per la presenza di alcune centinaia di manifestanti, diversi di loro seduti a terra, così come sono chiuse le aree nei pressi di piazza Colonna.
Ingente la presenza di mezzi blindati della polizia e dei carabinieri, con le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa per impedire l’afflusso verso Palazzo Chigi e Montecitorio.
“Non ce lo fanno fare e noi da qui non ce ne andiamo”, gridano i manifestanti con i megafoni, scandendo anche diversi “traditori” e vari insulti verso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Poi con le braccia alzate si sono avvicinati al cordone delle forze dell’ordine che gli sbarrava la strada urlando “Qui c’è gente che non mangia. C’è gente che non prende lo stipendio da 4 mesi. Abbiamo fame”. “Ci hanno fatto morire”, grida una donna di Bergamo
“Il coronavirus è tutto un disegno politico, economico e sociale perchè vogliono venderci alla Cina, Di Maio prima di tutti – proseguono – facendoci fare il vaccino e schedandoci. Il virus non esiste, per questo non mettiamo le mascherine, e intanto la gente muore di fame”.
Blindati, agenti e militari stanno costringendo i manifestanti ad allontanarsi dal centro, spostando la carica verso il lungotevere e presidiando i vicoli. Traffico paralizzato con gli automobilisti bloccati dagli stessi manifestanti.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
IN LOMBARDIA SONO OBBLIGATORIE ALL’APERTO, MA NESSUNO LI HA IDENTIFICATI
Qualche centinaio di persone radunate in piazza Duomo a Milano senza alcuna distanza di
sicurezza e, in molti casi, senza mascherine o con le mascherine abbassate.
Sono eloquenti le immagini della manifestazione milanese – che si tiene in contemporanea con altre piazza italiane – dei ‘gilet arancioni’, il movimento di protesta guidato dall’ex generale dei carabinieri Antonio Pappalardo che chiede, tra le altre cose, la fine del governo Conte, l’avvio di un nuovo governo nazionale e il “ritorno alla lira italica”.
Pappalardo al microfono, all’interno di uno spazio di sicurezza creato da alcune persone che facevano da security, e centinaia di persone accalcate oltre le transenne provvisorie. Nessun distanziamento come impongono le norme anti coronavirus, tantissime mascherine abbassate o del tutto mancanti (e in Lombardia, tra l’altro, la mascherina è obbligatoria).
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
LA FAMIGLIA CONTESTA L’ESITO E CHIEDE UN SECONDO ESAME INDIPENDENTE; “NON CI FIDIAMO PIU’, ABBIAMO VISTO COME CERCANO LA VERITA'”
“Non ci sono elementi fisici che supportano una diagnosi di asfissia traumatica o di strangolamento”: sono i risultati dell’autopsia su George Floyd, l’afroamericano morto a Minneapolis dopo che un agente bianco gli ha tenuto premuto un ginocchio sul collo per 9 minuti.
“Gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse (coronaropatia e ipertensione, ndr) e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo hanno probabilmente contribuito alla sua morte”, dice il referto medico.
La famiglia di George Floyd contesta l’esito dell’autopsia condotta sull’uomo, che esclude la morte per asfissia o strangolamento, e chiede che venga condotto un secondo esame, indipendente.
La famiglia dell’afroamericano morto lunedì sera dopo che un agente di polizia gli ha tenuto il ginocchio sulla gola per nove minuti, il tutto ripreso in un video, si è rivolta al medico legale Michael Baden perchè conduca una seconda autopsia.
“La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis – ha detto il legale Ben Crump – La verità l’abbiamo già vista”.
Intanto è stata vandalizzata la casa di Derek Chauvin, il poliziotto bianco arrestato per la morte di George Floyd. Nel sobborgo di Oakdale, fuori Minneapolis, i manifestanti si sono ritrovati davanti alla casa mostrando cartelli alle auto di passaggio e gridando il nome di Floyd.
Chauvin è stato arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale e omicidio di terzo grado: rischia una condanna massima di 25 anni. Il procuratore della Contea di Hennen, Mike Freeman, l’ha definita “l’incriminazione più veloce in un’indagine contro un agente di polizia”.
(da agenzie)
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Maggio 30th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIOVANE STAVA PARTECIPANDO ALLE MANIFESTAZIONI IN MEMORIA DI GEORGE FLOYD: “NON C’ERA NESSUNA RAGIONE PER FARLO”… LA POLIZIA COSTRETTA DAL VIDEO A INVESTIGARE L’AGENTE
È diventando virale sui social il video in cui un poliziotto spinge in modo violento Dounya Zayer,
una ragazza di 20 anni che stava partecipando alle proteste riguardanti l’omicidio di George Floyd, che ormai si stanno svolgendo in quasi tutto il paese. L’episodio è avvenuto a New York durante la manifestazione che si è svolta a Brooklyn. Nel video si sente il poliziotto chiamarla “stupida puttana” mentre la sta gettando a terra.
Dounya Zayer ha spiegato cos’è successo in un video su Twitter girato dall’ospedale. Infatti, la violenta botta alla testa che ha preso durante la caduta l’ha costretta ad essere ricoverata in ospedale: “Non c’era nessuna ragione per spingermi a terra. Non sono stata aggressiva con il poliziotto”.
Alcune persone, sui social, l’avevano accusata di aver sputato all’agente: lei ha subito smentito. “Avevo la mascherina, non gli ho sputato. Lui mi ha detto di levarmi dalla strada e mi ha subito spinta. Non mi trovavo nemmeno di fronte a lui: è venuto lui verso di me, io ero in piedi e ferma”.
“Non stavamo facendo una rivolta, stavamo protestando”, ha continuato nel video. “Stavo protestando per un motivo per cui anche i poliziotti avrebbero dovuto supportare la manifestazione”.
“Il poliziotto l’ha spinta molto forte, di fronte al Barclay’s Center”, ha raccontato Whitney Hu, una attivista che ha assistito alla scena.
La polizia ha fatto sapere che l’agente è sotto investigazione: potrebbe essere accusato di aggressione.
(da agenzie)
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