Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
TASSO DI DISOCCUPAZIONE MEDIO 1991-1998: IN GERMANIA ERA L’8,2%, IN ITALIA IL 10,6%
Matteo Salvini a DiMartedì ha dato per l’ennesima volta dimostrazione del fatto che quando parla di economia è meglio che parli di altro.
Il Capitano è tornato a parlare della bella Italia che fu e dei bei tempi andati all’epoca della lira sostenendo che l’Italia fosse davanti alla Germania e che ci fosse “più disoccupazione in Germania che in Italia” prima dell’arrivo dell’euro.
“Negli anni Ottanta si lavorava più in Germania che in Italia, c’erano stipendi più alti in Italia che in Germania e gli italiani compravano più case rispetto ai tedeschi. I giovani di oggi stanno erodendo quella ricchezza che i nostri nonni e i nostri genitori hanno messo da parte perchè non lavorano come lavoravano i nostri genitori e i nostri nonni”.
Ora, a parte la posizione da “Ok Boomer” sui giovani che non lavorano, non è ovviamente vero che il tasso di disoccupazione in Germania fosse più alto che in Italia. È invece vero esattamente il contrario:
Ma la parte divertente della vicenda è che ieri seraper smentirlo si è presentato il Vecchio Paglia, ovvero Giancarlo Pagliarini, ministro del Bilancio in quota Lega nei governi di Berlusconi
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
IL DELIRIO AUTORITARIO DEI REGIMI SOVRANISTI PER REPRIMERE OGNI FORMA DI DISSENSO… E’ IL COMPAGNO DI MERENDE DI MELONI E SALVINI
Dopo l’annuncio del governo ungherese alla stampa a fine maggio, un pericoloso pacchetto
di riforme sulla scuola è stato proposto dal partito di maggioranza al parlamento di Budapest.
A partire dal prossimo anno scolastico la polizia ungherese controllerà stabilmente 500 scuole, nei quartieri e nei centri più poveri del paese, e avrà il potere di fermare preventivamente gli studenti a partire dai 12 anni di età , formalmente allo scopo di “proteggere gli insegnanti”.
La proposta, che difficilmente sarà bloccata da un parlamento già depotenziato e totalmente nelle mani del partito di Viktor Orban, avrà effetti disastrosi sulla scuola e sulla crescita di ragazzi (in alcuni casi anche bambini) che dovranno sopportare continui fermi e perquisizioni.
La polizia dovrebbe ricevere la “formazione pedagogica adeguata” e allo stesso tempo essere pronta con i suoi corpi di “guardie scolastiche” ad agosto, cioè in poco più di due mesi, dimostrando quanto l’unico obiettivo del governo sia la repressione del disagio sociale.
In un Paese dove la giustizia si applica in maniera sempre più arbitraria, caratterizzato dall’uso della polizia contro le minoranze etniche e i dissidenti politici, è difficile immaginare che i bambini fermati avranno un trattamento rispettoso dei loro diritti e un giusto processo.
Qualche tempo fa proprio gli studenti medi erano stati parte fondante delle proteste contro il governo; adesso stroncare il dissenso anche politico tra i più giovani sarà molto più semplice.
L’impiego delle “guardie scolastiche” è in linea con l’azione di governo che si fa sempre più autoritaria, dopo aver ottenuto i pieni poteri senza limiti di tempo “per il Coronavirus”, aver limitato i diritti delle persone trans e aver fatto letteralmente arrestare, meno di un mese fa, degli oppositori politici che avevano espresso il proprio dissenso sui social network.
La denuncia di Obessu, organizzazione che riunisce le associazioni studentesche in Europa:
“Come associazioni studentesche delle scuole superiori di tutta Europa abbiamo espresso la nostra indignazione verso ciò che sta accadendo, e verso il silenzio mediatico e istituzionale che sta coprendo la nascita di una dittatura sulla pelle dei più giovani e delle minoranze.
Dopo aver parlato qui della segregazione nelle scuole degli Stati Uniti, anche quelle militarizzate e sotto controllo della polizia, e dopo l’esplosione della protesta contro la discriminazione a danno degli afroamericani, in molti mi hanno detto di essere felici di sapere che gli studenti europei non vivono nella stessa condizione e che le loro scuole sono sicure, senza metal detector, perquisizioni e controlli continui. Purtroppo oggi anche in Europa c’è chi vuole mettere gli studenti in quella stessa condizione di paura e violenza e trasformare le scuole in prigioni”
Qualcuno che ha ammiratori anche in Italia.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
SOVRANISTI 38,6% FORZA ITALIA 6,1%, PARTITI DI GOVERNO 46,9%, CALENDA 2,7%, VERDI 1,5%, +EUROPA 1,4%
Secondo un sondaggio EMG Acqua presentato oggi ad Agorà , il programma condotto da Serena Bortone su Raitre, è Giuseppe Conte il leader che riscuote maggiore fiducia tra gli intervistati con il 43%, un punto in piu’ rispetto alla scorsa settimana, seguito da Giorgia Meloni al 36%, Matteo Salvini al 34% (un punto in meno rispetto alla scorsa settimana), Nicola Zingaretti al 23%, Carlo Calenda al 21%, Luigi Di Maio al 20%, Silvio Berlusconi al 19% e Poi Giovanni Toti al 17%, Matteo Renzi al 15%, Vito Crimi al 11%.
Ma sono curiosi soprattutto i risultati della rilevazione sul partito di Conte.
Se si votasse oggi un ipotetico partito di Conte varrebbe il 15%. La Lega sarebbe il primo partito con il 25,6%, seguito dal PD al 15,1. Poi Fratelli d’Italia al 13,0%, il M5S al 10,7%, Forza Italia al 6,1%. Italia Viva sarebbe al 4,0%, Azione (Calenda) al 2,7%, La Sinistra 2,1%, Europa Verde al 1,5%, +Europa al 1,4%.
Infine, alla domanda: “Ha la percezione che il virus sia stato sconfitto?” ha risposto, “NO” il 72% degli intervistati, “Si’” il 13%. Il 15% preferisce non rispondere.
Riguardo agli “Stati generali dell’economia” proposti da Conte, il 37% degli intervistati pensa che sono “un’inutile perdita di tempo”, per il 35% sono “una proposta utile per ripartire”. Il 28% preferisce non rispondere.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
UN CIALTRONE CHE LO CONTESTA AMMETTE: “PRENDO IL REDDITO DI CITTADINANZA”… CONTE RIBATTE: “E ALLORA PERCHE’ DICE CHE MUORE DI FAME?”
«Facciamo un patto?». Aveva debuttato così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel
pomeriggio di ieri, 10 giugno. Si rivolgeva ai giornalisti che lo aspettavano davanti a Palazzo Chigi. Il premier voleva fermarsi a parlare con loro per una serie di domande, con l’assicurazione che gli avrebbero permesso di andare in galleria Alberto Sordi a prendere un caffè.
Qualche metro più in là un gruppetto di cittadini — muniti tutti di smartphone — lo stava aspettando oltre le transenne.
Alcuni di questi hanno iniziato a urlare e a contestarlo, chiedendogli le dimissioni. La motivazione? Non tanto la gestione dell’emergenza coronavirus, quanto la presunta incostituzionalità di far parte di un «governo non eletto» (sic). Ovviamente, il governo in Italia non lo elegge nessuno, ma questa precisazione — che pure sarebbe necessaria — ormai stanca.
Giuseppe Conte non è fuggito di fronte ai contestatori, ma li ha affrontati, cercando anche di rispondere alle loro domande.
La contestazione non si è affievolita, nonostante l’atteggiamento di disponibilità . In modo particolare, sta diventando molto virale il dialogo che Conte ha avuto con un contestatore che si è definito un «nullafacente» che non fa parte di «nessun partito, anzi del partito popolare, cioè del partito del popolo».
Quest’ultimo ha affermato di percepire il reddito di cittadinanza: «Sì, lo percepisco. Che volete fare? Me lo volete togliere?». Giuseppe Conte si chiede: «Assolutamente no, ma voglio capire: perchè dice di prendere il reddito di cittadinanza e di morire di fame?». Il contestatore sostiene di percepire 300 euro, il presidente del Consiglio ribatte che la misura arriva fino a 800 euro.
Dalle retrovie arriva un’altra contestazione: «Non vogliamo il reddito di cittadinanza, vogliamo lavorare».
Non sarà sicuramente lo specchio del Paese — come alcuni account sovranisti che stanno diffondendo il video vorrebbero far pensare -, ma senz’altro rappresenta uno spaccato da studiare. Le misure assistenziali che vengono addirittura viste come un minus.
Ovviamente, ne ha subito approfittato Matteo Salvini, che ha pubblicato il video sui suoi canali social accompagnato dalla scritta: «Quello che i tg non non vi faranno vedere». Un grande classico.
Che, però, sembra avere omesso quando è stato lui oggetto di contestazione per le strade del Paese.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
TAJANI ERA PER ANDARCI, SALVINI PROPENSO AD ACCETTARE, MA ALLA FINE PREVALGONO LE MINACCE DELLA MELONI
Ieri il centrodestra ha fatto sapere che non presenzierà agli Stati Generali convocati dal governo. Oggi il Fatto Quotidiano spiega in un retroscena a firma di Gianluca Roselli chi ha deciso e chi si è accodato alla decisione:
Sono entrati con tre posizioni diverse e sono usciti con una sola, imposta da Giorgia Meloni, che è stata irremovibile. E ha avvisato gli alleati. “Attenzione che, se ci dividiamo su questo, con uno che va e l’altro no, il centrodestra è finito … ”, è l ‘avvertimento messo sul tavolo dalla leader di Fratelli d’Italia.
Il tema è l’invito agli Stati Generali promossi da Giuseppe Conte, che ha chiamato i partiti d’opposizione per la giornata di venerdì. Un invito rivolto a Forza Italia, Lega e FdI, che il premier voleva addirittura vedere singolarmente.
A un certo punto, martedì sera, si era sparsa la voce che la linea sarebbe stata quella di andare insieme, per mostrare l’unità della coalizione. Ma ieri, quando Antonio Tajani, Matteo Salvini e Giorgia Meloni sono arrivati, alle 5 di pomeriggio, al vertice di centrodestra, ognuno aveva un suo pensiero in testa, diverso dagli altri.
Agli estremi Berlusconi e Meloni. Il primo —che fisicamente è ancora nella villa della figlia Marina in Costa Azzurra — era per accettare l’invito del premier, “perchè in questa situazione dobbiamo interpretare più che mai il ruolo di opposizione responsabile”. Meloni, invece, era fissa sul no. “Non ci hanno mai preso sul serio, mai accolto nessun emendamento, perchè dovremmo andare?”, ha chiesto l’ex ministra.
Salvini, per una volta, nel mezzo a far da mediatore, possibilista. “No n ho ancora ricevuto l’invito. Se mi arriva,da persona educata, andrò per presentare proposte… ”, aveva detto il leader leghista martedì sera in tv da Giovanni Floris.
Anche se poi, ieri mattina, vista l’irremovibilità di FdI, aveva virato sul no: “Sfilate in villa? Uno show inopportuno”, ha scritto su Fb. Ma in realtà il Capitano restava “aperturista”.
Alla fine ,però, ha vinto la linea Meloni: non si andrà . “Siamo pronti a confrontarci con il governo in qualsiasi momento, ma soltanto nelle sedi istituzionali. A Palazzo Chigi siamo sempre andati, ma a una kermesse mediatica no,non faremo questo regalo a Conte”, dice in coro il centrodestra.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
UNO CHE DICHIARA LA CRISI DI GOVERNO DALLA SPIAGGIA DI MILANO MARITTIMA NON E’ MOLTO CREDIBILE A CONTESTARE LA LOCATION DEGLI STATI GENERALI
Sembra una puntata di ‘4 ristoranti’. All’inizio era il menù (il piano di investimenti e fondi
da destinare a cittadini e imprenditori); poi si è passati al conto (troppi pochi i soldi messi a disposizione da parte del governo); dopodichè è arrivato il servizio (i ritardi nei pagamenti e nell’erogazione di quei fondi.
Mancava solo una voce a questa puntata, fuori contesto, della famosa trasmissione di Alessandro Borghese, ma ora è arrivata anche quella: la location.
Il centrodestra, infatti, si è rifiutato di partecipare agli Stati Generali indetti da Giuseppe Conte a Villa Pamphilj perchè il confronto deve esser fatto in una sede istituzionale.
Il tema di questi incontri è stato ampiamente dibattuto, provocando anche alcune tensioni all’interno della stessa maggioranza di governo.
All’inizio il Partito Democratico si era lamentato per una decisione — quella di convocare gli Stati Generali — presa autonomamente da Giuseppe Conte. Poi è arrivato il centrodestra che, per settimane, si è lamentato di non esser stato ascoltato dal Presidente del Consiglio.
Ora che si sta avvicinando il giorno di questi fatidici incontri — tanto agognati da Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia -, è arrivato il passo indietro e il rifiuto di partecipare.
I partiti di opposizione, tra le tante dichiarazioni fatte in questi giorni, ha anche detto che il famoso Piano Colao è stato copiato e incollato — in alcune parti — dalle proposte fatte dal centrodestra al governo nel corso delle scorse settimane.
Poi è arrivata la mozione contraria sulla location scelta per gli Stati Generali: la storica Villa Pamphilj è una passerella che poco ha a che vedere con le sedi istituzionali per un confronto.
Legittimo, per carità . Ma a portare avanti questa protesta — culminata con il diniego delle opposizioni alla partecipazione — è chi ha organizzato conferenze stampa per annunciare la crisi (e la fine) del governo Conte-1 dalle spiagge di un noto stabilimento balneare di Milano Marittima (il famoso Papeete Beach).
Non certo un luogo istituzionale.
(da Giornalettismo)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO: “NOVE REGIONI ISTITUIRONO 47 ZONE ROSSE IN BASE ALLE NORME VIGENTI, E’ BENE CHE LA PROCURA DI BERGAMO SI INFORMI SULLE LEGGI”
Una l’Umbria, 2 l’Emilia-Romagna, 5 il Lazio, 3 la Campania, 12 l’Abruzzo, 5 il Molise, 4 la Basilicata, 11 la Calabria, 4 la Sicilia.
In totale fanno 47 zone rosse istituite da tutte le regioni Italiane nel periodo più acuto della pandemia da coronavirus.
È l’elenco fatto da Marco Travaglio a Otto e Mezzo per quanto riguarda le misure intraprese dalle singole regioni, in contrasto con quanto fatto dalla Lombardia «nonostante — dice il direttore del Fatto Quotidiano — avesse il record mondiale di contagi da coronavirus».
Per questo motivo, Travaglio è convinto che le audizioni in procura a Bergamo di Giuseppe Conte, Roberto Speranza e Luciana Lamorgese siano utili a chiarire e a dare contributi all’indagine sulle mancate zone rosse create nei due Paesi di Alzano Lombardo e Nembro, che potrebbero portare a formulare le accuse di epidemia colposa.
Tuttavia, andranno chiarite le responsabilità , dal momento che — in base alla legge che concede autonomia alle regioni — queste ultime, per motivi sanitari, possono istituire delle limitazioni.
Si tratta di una legge che, come già visto, è stata applicata in 9 regioni italiane che hanno istituito le zone rosse di loro iniziativa, senza aspettare un via libera da parte del governo di Giuseppe Conte.
«Non si può chiedere l’autonomia a giorni alterni — ha detto Marco Travaglio -. La Lombardia avrebbe potuto istituire le zone rosse. È bene che i magistrati che fanno le indagini leggano anche le leggi sulle quali quelle indagini dovrebbero basarsi. Io sono favorevole a queste indagini, così si chiariranno tutti gli aspetti della vicenda di Alzano e Nembro».
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNO DECISE DI RENDERE ZONA ROSSA L’INTERA REGIONE, LA REGIONE LOMBARDIA NON FECE NULLA
Franco Locatelli, membro del comitato tecnico scientifico che ha aiutato il governo a gestire
l’emergenza coronavirus e presidente del Consiglio Superiore di Sanità , lo chiama genericamente ‘decisore politico’, senza addentrarsi su eventuali responsabilità di Regione Lombardia o del governo italiano.
Ma sull’istituzione delle zone rosse nei comuni della Bergamasca di Alzano e Nembro è stato piuttosto chiaro e ha affermato che il comitato, analizzando la diffusione del contagio nei primi giorni di casi conclamati, aveva avvertito le autorità competenti.
«Noi abbiamo posto l’attenzione sulle aree in cui si registrava il maggior numero di casi e sono state fatte, con una tempi stringenti e senza indugi, tutte le analisi che hanno permesso al decisore politico di fare le scelte del caso» — è questa la sintesi del pensiero del presidente del Consiglio Superiore di Sanità che è intervenuto ad Agorà sul caso specifico di Alzano e Nembro, questione presa in esame dalla procura di Bergamo che, nella giornata di ieri, ha chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese di intervenire come persone informate sui fatti con una convocazione in procura.
«Noi — ha proseguito Locatelli su Alzano e Nembro — davamo indicazioni sull’andamento dell’epidemia. Ma da lì a pochissimo è stato deciso di chiudere tutto il Paese perchè c’erano focolai multipli».
Insomma, le informazioni erano state comunicate a chi di competenza. La Regione avrebbe potuto istituire una zona rossa, anche il governo l’avrebbe potuta imporre. Tuttavia, in quest’ultimo caso, si rilevò — come effettivamente avvenuto qualche giorno dopo — che l’intera Regione Lombardia potesse avere un problema diffuso di contagio. E da questa riflessione scaturì successivamente la riflessione di rendere zona rossa l’intera regione, al di là dei casi dei singoli comuni.
(da agenzie)
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Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
IL NUOVO REPORT DELLA FONDAZIONE GIMBE: I TAMPONI DIAGNOSTICI DIMINUITI DEL 20% E SONO QUASI LA META’ DEI TAMPONI TOTALI (L’ALTRA META’ SONO SOLO TEST DI CONTROLLO PER CONFERMARE LA NEGATIVITA’)
Il Fatto Quotidiano oggi parla di un nuovo report della Fondazione Gimbe, il cui presidente Nino Cartabellotta la settimana scorsa aveva polemizzato con i vertici della Regione Lombardia sulla questione del gaming, segnalando che i tamponi in Italia sono passati dai 265.360 della settimana dal 17 al 24 maggio ai 233.898 della successiva (25-31) con una diminuzione dell’11,4%, per poi scendere a 193.567 nella settimana successiva con un decremento del 17,6%.
Secondo il report quindicinale della Fondazione Gimbe, che esce oggi, i tamponi in Italia sono passati dai 265.360 della settimana dal 17 al 24 maggio ai 233.898 della successiva (25-31) con una diminuzione dell’11,4%, per poi scendere a 193.567 nella settimana dal 1° al 7 giugno con un decremento del 17,6%.
Fin qui i tamponi totali, compresi i test di controllo per verificare la negativizzazione (almeno due per ciascun paziente).
I tamponi diagnostici, nelle tre settimane, sono scesi da 442.052 a 431.727 e poi a 357.796, con un primo calo del 2,3% e poi del 17,1%. Quasi un tampone su cinque in meno, 73.931 test non eseguiti rispetto alla settimana precedente.
Il commissario Domenico Arcuri sostiene che arriveremo a 90mila tamponi al giorno ma la strada sembra sempre più in salita.
Sotto la media nazionale c’è la Lombardia. I tamponi sono passati infatti dagli 83.633 della settimana 25-31 maggio ai 68.103 dei primi sette giorni di giugno: il calo è dunque del 18,6%. Si capisce meglio, così, la scelta del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità di non indicare i parametri dell’attività di testing and tracing nelle “pagelle” diffuse settimanalmente, l’ultima sabato 6 con riferimento ai casi rilevati tra il 25 e il 31 maggio, che rimandano ai contagi avvenuti nei 15-20 giorni
“Da queste analisi – spiega la Fondazione – emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto il numero dei tamponi diagnostici, finalizzati all’identificazione di nuovi casi, è calato drasticamente alla vigilia delle due riaperture del Paese del 4 maggio e del 3 giugno; in secondo luogo, dopo il crollo nella settimana 28 maggio-3 giugno, complice la doppia festività , nell’ultima settimana poco più della metà delle Regioni hanno aumentato il numero dei tamponi diagnostici rispetto alla precedente; infine, proprio le Regioni con una circolazione del virus ancora sostenuta nell’ultima settimana hanno ulteriormente ridotto i tamponi diagnostici invece di potenziarli”. “L’attività di testing – conclude il presidente Gimbe Nino Cartabellotta – finalizzata all’identificazione dei nuovi casi, alla tracciatura dei contatti e a loro isolamento continua a non essere una priorità per molte Regioni: purtroppo, nella gestione di questa fase dell’epidemia, in particolare dove la diffusione del virus non sembra dare tregua, la strategia delle 3T (Testare, Tracciare, Trattare, ndr) non è adeguata”.
(da agenzie)
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