Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
LA DEPUTATA LEGHISTA CARONIA: “INTERVENGA SALVINI, L’ASSESSORE DEVE DIMETTERSI”… FAVA: “QUESTO GIOVANOTTO VA CURATO”…. LA SOLITA OTTIMA SCELTA DI SALVINI E MUSUMECI
Una raccolta di poesie, alcune delle quali inneggianti alle squadre della morte di Hitler, le
Ss: “Guerrieri della luce generati da padre antico e dalla madre terra”, si legge nel libro firmato da Alberto Samonà nel 2001.
Una raccolta tirata fuori dal Fatto Quotidiano adesso che Samonà è stato appena nominato assessore regionale ai Beni culturali in quota Lega.
Una nomina che ha già fatto discutere per il passato (recente) di massone dello stesso Samonà e anche per la sua passione per il fascismo, l’esoterismo e i massaggi tantrici.
La raccolta di poesie è adesso la goccia che fa traboccare il vaso e spacca la stessa Lega. La deputata del partito di Salvini all’Ars, Marianna Caronia, chiede l’intervento del leader per far dimettere Samonà : “Attendo da qualche ora che sugli organi di stampa venga pubblicata una smentita di quanto riportato da un quotidiano nazionale circa un “inno” alle SS da parte dell’Assessore Alberto Samonà – dice Caronia – non ho letto nè una smentita nè una presa di distanze per quello scritto risalente a pochi anni fa, nè una parola di scuse alle vittime dello sterminio nazista, di cui i “monaci dell’onore” furono molto più che protagonisti. Questa presa di distanze non è venuta dal diretto interessato; mi aspetto che venga dalla Lega ai suoi massimi livelli che devono chiarire se quelle parole e i disvalori culturali che promuovono, ancor più gravi perchè espressi da un rappresentante istituzionale della Regione, possano passare sotto silenzio. Mi aspetto che la Lega chiarisca, ai suoi massimi livelli, se l’autore di tali abominevoli espressioni ed apprezzamenti possa rimanere al suo posto o se piuttosto non vada velocemente e caldamente invitato a dimettersi. Credo che solo il pronto allontanamento di chi offende la storia e le vittime del nazismo possa valere da dimostrazione della distanza della Lega da queste ideologie”.
Su Facebook Samonà prova a gettare acqua sul fuoco: “Si fa riferimento a un libro di poesie pubblicato circa vent’anni fa, nel quale avevo inserito, a mo’ di elenco, una carrellata di esempi che in varie epoche storiche avevano rappresentato espressioni diverse di riferimenti storici legati a tematiche esoteriche o metafisiche”
Il libro
“Guerrieri della luce generati da padre antico e dalla madre terra. Nel sacrificio dell’ultima Thule. Monaci dell’onore”. E sopra i versi il titolo, due sciabolate d’inchiostro a fugare ogni dubbio sulle passioni giovanili filonaziste dell’autore: “Schutz Staffeln”, le famigerate Ss. Un imbarazzante inno alle squadre della morte di Hitler con una svastica raffigurata all’interno di una serie di cerchi concentrici e una spruzzata di razzismo ariano, tradito dal riferimento alla terra mitologica del nord Europa, Thule, che dopo il sit-in del 2 giugno davanti palazzo d’Orleans contro la nomina del neoassessore leghista ai Beni Culturali e all’Identità siciliana, il giornalista Alberto Samonà , rischia di provocare un nuovo imbarazzo alla giunta siciliana del governatore Musumeci.
L’autore della poesia, infatti, stampata a pagina 33 del volume “Le colonne dell’eterno presente”, pubblicato dalla casa editrice Ila Palma nel 2001, è proprio Samonà , allora trentenne, rampollo di una famiglia aristocratica siciliana di origine spagnola, da settembre 2018 responsabile del settore cultura per la Lega in Sicilia e autore un mese fa di un duro attacco al presidente Mattarella sulle commemorazioni del 25 aprile: “Nessuna parola sui morti di coronavirus. In compenso ha ribadito che l’antifascismo è un valore”. Era un post su Facebook, fatto sparire in fretta e furia dopo la nomina ad assessore, come l’omaggio a Stefano Delle Chiaie
Approdato alla Lega dopo trascorsi giovanili nella destra palermitana e un veloce passaggio tra i grillini, che lo esclusero dopo le “parlamentarie” del 2018, cui lui reagì citando in giudizio Luigi Di Maio, Samonà è stato definito da Musumeci, del quale è stato addetto stampa, “una giusta sintesi della militanza politica e della competenza professionale”; ma il governatore forse non immaginava a quale confine ideologico quella militanza si fosse spinta negli anni giovanili: quelle antiche passioni del neo assessore ora rischiano di offrire nuovi argomenti a chi sostiene, come i 50 mila iscritti del gruppo Facebook “No Beni Culturali alla Lega Nord Musumeci dimettiti”, che l’identità siciliana non può essere rappresentata da un leghista che, ora si scopre, inneggiava a 30 anni agli orrori del nazismo.
Di Samonà si conosceva la passione esoterica, esercitata in un contesto massonico, sia scrivendo numerosi articoli sul Notiziario Massonico, sia da iscritto al Grande Oriente d’Italia, come ha ammesso recentemente anche se adesso, ha detto, “non lo sono più”.
E se ideali massonici e neonazismo hanno nutrito gli anni giovanili del neoassessore le sue origini familiari tradiscono una lunga frequentazione con i salotti buoni della cultura e dell’imprenditoria italiana: nella villa di famiglia di Spadafora, in provincia di Messina, restaurata dallo zio Alberto con i consigli di un altro zio, Giuseppe Samonà , che fu uno dei quattro saggi nominati dal sindaco Orlando per redigere il progetto del risanamento del centro storico di Palermo, i Samonà ospitarono negli anni 60 da Michelangelo Antonioni a Alberto Moravia, dal pittore Corrado Cagli al petroliere Attilio Monti e agli scrittori Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Lucio Piccolo di Calanovella. E il libro “Fratelli”, di un altro zio, Carmelo Samonà , scrittore e ispanista tra i più accreditati, venne citato dal regista Federico Fellini come una delle sue due letture preferite.
Una famiglia di aristocratici illuminati con passioni culturali e testimonianze civili: vent’anni prima che il nipote pubblicasse svastiche e inni alle Ss il pittore Pupino Samonà , ha realizzato nel 1980 su incarico dell’Aned, l’associazione degli ex deportati e con i testi di Primo Levi, il Memoriale Italiano Auschwitz, una tela di 200 metri che all’interno del blocco 21 del campo di concentramento nella Polonia occupata dai nazisti ha ricordato per anni i cittadini italiani morti nel lager. E allo zio che ha reso omaggio alle vittime del nazismo, il neoassessore siciliano che da giovane ha scelto la svastica come simbolo dei suoi miti, ha dedicato nel 2008 la copertina del suo primo romanzo, “Il padrone di casa”, pubblicando la foto di un suo quadro, Mediterranea.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
SOLO IL 22% DICE CHE NON SE LE PUO’ PERMETTERE (IN LINEA CON GLI ANNI PRECEDENTI)
Gli italiani, malgrado la pandemia, non sembrano intenzionati a rinunciar alle vacanze. Anche se, per ovvi motivi, sceglieranno destinazioni più “comode” privilegiando la sicurezza sanitaria.
Una persona su due – dice una ricerca condotta da Quorum/YouTrend per Wonderful Italy – ha già deciso che andrà in ferie. E un altro 25% ci sta riflettendo in questi giorni. Solo un intervistato su 4 al momento esclude di voler o poter andare in vacanza.
Anche sulla destinazione la soluzione è chiara: nove su su dieci rimarranno in Italia e poco meno della metà sceglierà una casa-vacanza dove è più facile avere giardino o piscine e controllare il distanziamento sociale.
“La ricerca conferma quanto stiamo verificando nella realtà in questi giorni, c’è una grandissima richiesta da parte delle famiglie italiane di case in affitto per la prossima estate” spiega Michele Ridolfo, Ceo di Wonderful Italy portale specializzato nell’offrire vacanze in abitazioni private in Sicilia, Puglia, Campania, Liguria e Piemonte.
Tra le mete, l’Italia stravince: quasi 9 rispondenti su 10 la indicano come meta più probabile, e possibilmente al mare (66%), mentre la montagna è ambita dal 22,4% del campione.
Le città d’arte richiamano solo il 6% del campione.
Per 6 su 10 la vacanza è in famiglia, mentre per il 52% fa rima con coppia e per il 23% con gli amici. Solo 7 su cento andrebbero in vacanza da soli.
Sull’intenzione di andare in vacanza hanno le idee chiare gli under 35 e gli over 55 che rispettivamente con 56% e il 52% hanno dichiarato che andranno sicuramente in vacanza. Al di sotto della media nazionale è invece la risposta della popolazione compresa tra i 35 e i 54 anni, che per ora è ferma al 40%.
Il dato anagrafico è coerente anche con l’occupazione di chi ha preso già la decisione di andare in vacanza, visto che il dato generale è spinto da studenti (56%), pensionati (56%) e lavoratori autonomi (58%)
Il sondaggio prende anche in considerazione gli effetti del Coronavirus chiedendo quale sarebbe l’alloggio ideale per fare una vacanza. Ebbene, il 44% preferisce una casa, una soluzione che viene considerata più sicura dal punto di vista sanitario e che consente maggiori garanzie sul distanziamento sociale, mentre uno su tre andrà in albergo e solo poco meno del 7% in campeggio e ancora meno in villaggio (3%).
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
DOVEVANO METTERE A DISPOSIZIONE GLI ALLOGGI AGLI INDIGENTI SECONDO LA GRADUATORIA DEI RICHIEDENTI CASE COMUNALI, COSI’ FA UNA DESTRA REALMENTE SOCIALE
Il magistrato che ieri, 9 giugno, ha dato via libera al sequestro preventivo del palazzo
occupato da 17 anni dagli esponenti della formazione politica di estrema destra, ritiene non ci siano prove sufficienti a sostegno dell’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa.
L’altra accusa, quella di “invasione di terreni ed edifici”, resta in piedi.
Il palazzo di via Napoleone III è stato occupato degli esponenti della formazione politica di estrema destra nel 2003. Da oggi, con la decisione del gip, entra nella disponibilità del Tribunale. Ma per lo sgombero dovrà decidere il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Sull’occupazione il magistrato competente spiega: “Nel caso in esame risulta acclarato che l’occupazione dell’immobile da parte dei diversi nuclei familiari si protrae da numerosi anni, in alcuni casi sin dal 2003”.
Si tratta, sottolinea il magistrato, di persone che hanno un lavoro e che hanno arbitrariamente deciso di far diventare quel palazzo occupato la propria residenza.
“Non risultano- continua – in atti evidenze di situazioni contingenti che possano integrare un attuale pericolo di un danno grave alla persona. La situazione economico patrimoniale degli occupanti l’immobile effettuata dalla guardia di finanza al contrario, attesta lo svolgimento di attività lavorativa e la percezione di redditi da parte degli stessi. Trattasi quindi di stabile occupazione di un immobile, trasformato dagli indagati in abituale residenza”.
Ma, nonostante il sequestro, gli occupanti resteranno ancora lì. Almeno per un po’.
Chissà come mai i dirigenti di CasaPound che hanno rilasciato diverse dichiarazioni non rispondono al quesito etico fondamentale: perchè hanno tramutato una “occupazione politica” che poteva avere un senso (come tante altre) in un sistema per trasformarla in propria residenza trattandosi di “persone che hanno lavoro e reddito” e che pertanto potevano permettersi di pagare un affitto come tutti i cittadini che lavorano.
Se sei realmente di una destra “sociale” lasci quegli appartamenti a chi ne ha veramente necessità sulla base delle graduatorie comunali, non sistemi te stesso e gli amici.
Se poi uno preferisce aprire locali e dedicarsi a capi d’abbigliamento e merchandising,libero di farlo ovviamente, ma trattasi allora di destra aziendale, altra cosa.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
SU QUELLE DI CHURCHILL E LEOPOLDO II NON AVEVA AVUTO DA DIRE … COME L’IGNORANZA RIDUCE LA STORIA A TIFO DA STADIO
Giorgia Meloni, che prima d’ora non si era espressa sulla questione delle statue abbattute in giro per il mondo come protesta contro la celebrazione di personaggi storici razzisti e colonialisti, parla oggi di Cristoforo Colombo.
Cristoforo Colombo che, a quanto pare, è un fratello d’Italia. Se le statua vandalizzata di Churchill o quelle rimosse di Leopoldo II non ne valevano la pena, quella dell’italiano che ha scoperto le Americhe deve essere difesa dall’«odio cieco della sinistra».
Si tratta di «odio cieco della sinistra forgiato dall’ignoranza», secondo Giorgia Meloni. Il post che ha condiviso commenta l’abbattimento di una statua del conquistatore genovese a St. Paul, Minnesota.
Il commento è palesemente strumentale, con uno scopo politico, arrivando a mettere sullo stesso piano la sinistra e l’ISIS, non spiegando assolutamente nulla di tutto quello che sta dietro le ragioni di chi — non certo la sinistra italiana — sta abbattendo le statue di Colombo e non solo in giro per il mondo.
Una strumentalizzazione politica utile solo per alimentare tifoserie da stadio e che nulla chiarisce di questa situazione complessa.
Le statue di Cristoforo Colombo vengono abbattute in questo momento storico da coloro che protestano contro la morte di George Floyd in un movimento che sta raggiungendo proporzioni epocali e che si rivolta contro la storia.
Dai cataloghi in streaming che eliminano Via col Vento perchè qualificato come razzista alle azioni di abbattimento delle statue di personaggi storici controversi e che hanno lasciato eredità analizzabili da punti di vista diversi è indice della grandezza di quanto sta succedendo.
Una tale mole di informazioni e accadimenti non può e non deve essere oggetto di semplificazione da parte della politica, il cui solo scopo sarebbe quello di ridurre tutto al solito scontro “noi” contro “loro”, pretendendo così di stabilire cosa sia giusto e cosa non lo sia.
(da “Giornalettismo”)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
“BASTA COLONIZZATORI, SCHIAVISTI E ASSASSINI”… NON DIMENTICHIAMO CHE 13 STATI USA HANNO ELIMINATO IL COLUMBUS DAY DAL CALENDARIO, IL TEMA E’ CONTROVERSO E NON SI PUO’ LIQUIDARE COME ATTO DI TEPPISMO
L’omicidio di George Floyd ha riacceso le battaglie di Black lives matter, il movimento nato
negli Stati Uniti per la tutela dei diritti degli afroamericani. Nel corso delle proteste, i manifestanti di tutto il mondo hanno iniziato a prendere di mira le statue che rappresenterebbero personaggi legati alla colonizzazione e alla supremazia della razza bianca.
L’esordio di questa iconoclastia del terzo millennio è avvenuto a Bristol: durante una manifestazione in ricordo di Floyd, alcune persone hanno abbattuto la statua di Edward Colston, un mercante di schiavi del XVII secolo.
L’ultima rimozione di una statua, invece, è avvenuto a Minneapolis, la città del Minnesota dove il 46enne afroamericano è stato ucciso lo scorso 25 maggio. A essere buttata giù, la statua di Cristoforo Colombo.
Se a Colston la storia riconosce il ruolo di schiavista, non è così immediato il collegamento tra l’esploratore italiano che scoprì l’America e il razzismo dilagante oggigiorno.
Prima di Minneapolis era già successo a Richmond, in Virginia: il monumento al navigatore genovese è stato vandalizzato.
Poi i manifestanti di Black lives matter vi hanno affisso un cartello: «Colombo rappresenta il genocidio». Alla fine delle protesta, la statua è stata gettata in un lago nei pressi del parco.
«Basta colonizzatori, schiavisti e assassini», si legge sulla locandina della manifestazioni di Richmond. Per gli organizzatori della protesta, Colombo è stato «un assassino degli indigeni, responsabile di aver reso mainstream la cultura del genocidio dei nativi».
Le argomentazioni che vedrebbero l’esploratore come un precursore del suprematismo bianco sono, tuttavia, controverse.
Non è recente l’attacco alla figura di Colombo negli States, benchè in molti Stati americani, il 12 ottobre, sia un giorno di festa nazionale, in memoria dello sbarco della sua caravella nell’odierna San Salvador il 1942. Negli scorsi anni, 13 Stati hanno eliminato il Columbus Day dal calendario, sostituendolo una giornata in memoria dei soprusi sofferti dai nativi americani.
Mentre la discussione sulla reinterpretazione moderna dell’uomo che scoprì l’America prosegue a suon di devastazione dei monumenti, la speaker democratica della Camera, Nancy Pelosi, ha chiesto di rimuovere tutte le statue dei confederati che si trovano al Congresso.
(da agenzie)
argomento: Esteri | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
L’ASSOCIAZIONE ANTIGONE HA RACCOLTO NUMEROSE TESTIMONIANZE: “DECINE DI AGENTI SONO ENTRATI NELLE CELLE PICCHIANDO I DETENUTI COME IN UNA SPEDIZIONE PUNITIVA”… I LEGALI: “IMPEDITE LE CHIAMATE AI FAMILIARI”
Ci sono 44 agenti di polizia penitenziaria iscritti nel registro degli indagati per le presunte violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere la notte tra il 7 e l’8 aprile scorsi.
A ricordarlo l’associazione Antigone. Su questi episodi — si spiega in una nota — sono state ricevute numerose segnalazioni, tutte congruenti tra loro, “sulla base delle quali, dopo una serie di approfondimenti, l’associazione ha potuto ricostruire quanto sarebbe avvenuto, inviando una nota al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e presentando un esposto alla competente Procura della Repubblica”.
Da quanto ricostruito da Antigone ci si troverebbe di fronte ad episodi di violenza generalizzata, scaturiti dopo la protesta dei detenuti avvenuta a seguito del diffondersi della notizia che uno dei reclusi del reparto “Nilo”, addetto alla distribuzione della spesa, sarebbe stato posto in isolamento con febbre alta, affetto da Covid-19.
La notizia generò paura e ansia, e queste generano in una protesta che coinvolse circa 150 reclusi.
La protesta si sarebbe spenta alla sera, con la promessa di un colloquio con il Magistrato di Sorveglianza che si tenne effettivamente il giorno successivo.
Una volta andato via il Magistrato, però, tra le 15 e le 16, decine di agenti sarebbero entrati nel reparto in tenuta antisommossa, con i volti coperti dai caschi, e lì, in gruppi, sarebbero entrati nelle celle prendendo i detenuti a schiaffi, calci, pugni e colpi di manganello.
Altri detenuti sarebbero invece stati fatti uscire dalle celle e denudati per delle perquisizioni. Una volta spogliati sarebbero stati insultati e pestati.
Per questi fatti Antigone, con il suo avvocato Simona Filippi, ha chiesto alla Procura di indagare ai sensi dell’art. 613bis che punisce gli episodi di tortura. “E’ importante che su questi fatti sia fatta piena luce da parte della magistratura, nel cui lavoro Antigone confida” dichiara Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione. “Se, come è emerso in queste ore, tra i capi di imputazione dovesse esserci anche quello di tortura, crediamo questo rappresenti un fattore importante, anche per poter svolgere con maggiore serenità le indagini visti i tempi di prescrizione più lunghi. Era questo un reato di cui Antigone ha chiesto per tanti anni l’introduzione nel codice penale ed è importante che i giudici ne facciano uso in casi come quelli su cui sta indagando la Procura di Santa Maria Capua Vetere”, continua Gonnella.
Non solo botte, al punto che qualcuno ha qualche “dente saltato”, ma anche barbe e capelli tagliati. Circostanze che sono state messe nero su bianco in una denuncia, presentata dalla sorella di uno di loro
La donna, nella sua querela, ha fatto riferimento ad alcuni files audio che stanno circolando in rete in cui molti detenuti, in particolare del reparto Nilo, avrebbero riferito di essere “vittime di un pestaggio” operato da personale della casa circondariale.
Voci che si sono trasformate in “amara e cruda realtà ” quando ha appreso dalla voce del fratello che anche lui “era stato vittima di tale pestaggio”.
“Mio fratello conferma che a molti sono stati tagliati capelli e barba e che addirittura vi sia qualcuno con qualche dente saltato”, si legge nella denuncia. Un’azione che, per la querelante, appare come “premeditata da parte di chi ha commesso questo abuso di potere corredato da un eccesso”.
Addirittura più agenti si sarebbero scagliati su detenuti da solo. “Ci picchiano a turno: una volta a uno, una volta un altro … Vengono e dicono che tanto dobbiamo morire tutti prima o poi”, si sente nell’audio della telefonata allegata alla querela.
Fatto sta che a riprova di ciò dal giorno successivo “sono sospesi i colloqui, ovvero le videochiamate”. Motivo per il quale nella giornata di giovedì c’è stata una protesta all’esterno della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere.
“Credo sia giusto dar voce alle legittime richieste di chiarimento da parte dei familiari su quanto accaduto – fa sapere il legale della famiglia a Casertanews – Mi auguro che la magistratura faccia il proprio corso in tempi rapidi e senza alcun intoppo per accertare le responsabilità di tutti, qualora esistenti”.
Su quanto accaduto è intervenuta anche la Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere che ha chiesto il ripristino dei colloqui telefonici con i detenuti. “E’ evidente che tale disservizio infici l’esercizio di diritto di difesa”, si legge nella nota dell’organo di rappresentanza dei penalisti. Chiesto anche il ripristino delle videochiamate con i familiari, qualora si verifichi l’effettiva sospensione del servizio.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
TRA LORO ANCHE PERSONE CONDANNATE PER MAFIA E DUE SOTTOPOSTI A SORVEGLIANZA SPECIALE… HANNO INCASSATO 279.000 EURO CHE NESSUNO RIVEDRA’ PIU’… L’ENNESIMO CASO DI UNA LUNGA SERIE CHE DIMOSTRA CHE I CONTROLLI DOVEVANO ESSERE PREVENTIVI
Boss, capi e gregari per le Procure, indigenti e inoccupati per l’Inps, tanto da meritare il
reddito di cittadinanza.
Trentasette soggetti, quasi tutti in odor di ‘ndrangheta o in tutto e per tutto affiliati al clan Piromalli-Molè e come tali noti, sono stati scovati dai carabinieri di Gioia Tauro fra i percettori del reddito di cittadinanza.
Fra loro c’erano condannati per mafia, inclusi due sottoposti a sorveglianza speciale, e persino chi, dopo sentenze definitive, ha incassato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, dunque è per legge escluso dall’erogazione di sussidi, indennità e finanziamenti pubblici.
Quanto meno in teoria. E sulla carta, anche il reddito di cittadinanza non potrebbe essere erogato a condannati per reati più o meno gravi.
Ma basta il Caf giusto, l’impiegato del Centro per l’impiego che chiude un occhio o semplicemente la capacità di confondere un po’ le carte e “dimenticare” processi e condanne ed ecco che per posta arriva la card gialla che assicura un sussidio ogni mese.
Lo hanno fatto anche diversi familiari di boss e gregari, incluse donne che hanno evitato accuratamente di segnalare la presenza di ergastolani al 41bis in famiglia o figli, mariti e fratelli condannati come accoscati al clan Piromalli-Molè, magari anche destinatari di sequestri milionari, e per questo da tempo dietro le sbarre.
Di certo, più di uno era riuscito a mascherare bene il proprio reale tenore di vita. Fra i “furbetti del reddito” scovati dai carabinieri c’era anche chi, solo qualche mese prima di ricevere la card di Stato aveva acquistato senza patemi auto nuove di zecca.
E poi, in tanti si sono dimostrati bravi ad aggirare i paletti reddituali previsti dalla legge. Bastava spostare per tempo la residenza di uno o più componenti del nucleo familiare per abbassare l’Isee, l’indicatore della situazione economica, e il gioco era fatto.
In questo modo, c’è chi — quanto meno sulla carta — è finito ad abitare stabilmente in un rudere abbandonato e fatiscente, senza utenze nè servizi. O chi, sempre solo sulla carta, ha smesso di abitare con familiari già percettori di sussidi o ancora ha sconfessato — solo formalmente — consolidate relazioni di coppia o convivenze.
Un catalogo di trucchetti, sotterfugi e illegalità già costato all’Erario circa 279.000 euro a cui se ne sarebbero aggiunti altri 134.500 se i “furbetti” non fossero stati stanati dai carabinieri. Adesso per ordine della procura di Palmi, le erogazioni sono state bloccate ed è stata avviata la procedura per il recupero delle somme, mentre i 37 furbetti, 33 italiani e 4 stranieri, sono stati denunciati a piede libero.
Ma non si tratta dell’unico fascicolo aperto a carico di “indigenti sulla carta” che hanno trovato mezzi e modi di percepire indebitamente sussidi.
Sempre nella Piana di Gioia Tauro, qualche settimana fa i carabinieri hanno denunciato per le medesime irregolarità 18 persone, inclusa la moglie di un boss di Taurianova da tempo al 41 bis, che aveva “dimenticato” di inserire il marito fra i componenti del proprio nucleo familiare, oltre ad una pletora di persone che beneficiava del reddito di cittadinanza mentre lavorava a nero in bar, ristoranti o in cantieri edili.
Clamorosi i casi del titolare di un’officina meccanica del tutto abusiva, con diverse auto in attesa, ma formalmente disoccupato e senza mezzi per mantenersi e di un parrucchiere, proprietario di salone, che non solo percepiva il reddito di cittadinanza pur lavorando regolarmente, ma sulla carta aveva abbassato la saracinesca quattro anni fa.
Nel maggio scorso invece era stata la Guardia di Finanza a scovare nella Locride 101 “furbetti del reddito”, fra cui brillava anche il narcobroker Alessandro Pannunzi, figlio di “Bebè”, il Pablo Escobar italiano.
E in precedenza, era stata l’operazione Salasso a individuare proprietari di auto e ville di lusso e condannati per mafia e persino detenuti fra 237 percettori del reddito di cittadinanza della zona jonica reggina. Un esercito di furbetti, costato centinaia di migliaia di euro allo Stato.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
UNA CIFRA SPROPOSITATA PER LO STIPENDIO DI UN AGENTE DI POLIZIA
Thomas Lane, uno dei quattro agenti di polizia arrestati a Minneapolis per la morte di George Floyd, è stato rilasciato dopo aver versato una cauzione di 750mila dollari.
Stando a quanto riportano i media internazionali, il 37enne avrebbe lasciato il carcere della contea di Hennepin, con condizioni, poco dopo le 16 di ieri.
Gli altri agenti rimangono in cella. Lane era entrato in carcere il 3 giugno scorso con l’accusa di concorso in omicidio di secondo grado in relazione alla morte di Floyd, deceduto dopo l’arresto durante il quale l’agente Derek Chauvin gli aveva tenuto il ginocchio sul collo per 8 minuti e 46 secondi.
Chauvin rimane in carcere con le accuse di omicidio di secondo e terzo grado e omicidio colposo di terzo grado.
Gli altri ex poliziotti – Tou Thao, J. Alexander Kueng e lo stesso 37enne Lane – dovranno rispondere delle accuse di aver aiutato e favorito sia l’omicidio involontario di secondo grado sia l’omicidio colposo di secondo grado.
Per loro è stata fissata una cauzione di un milione di dollari ciascuno senza condizioni e di 750.000 dollari con condizioni. Per Chauvin la cauzione è di 1,25 milioni di dollari senza condizioni ed un milione di dollari con condizioni. La prossima udienza è prevista per il 29 giugno.
Nel frattempo almeno dodici città — Phoenix, Los Angeles, Sacramento, San Diego, Broward County (Florida), Miami, Chicago, Washington DC, Minneapolis, New York, Denver e Houston — hanno messo al bando le manovre di soffocamento attuate dalla polizia durante l’arresto. A riportarlo è la Cnn.
La tecnica di soffocamento è stata oggetto di controversie per anni, in particolare dopo la morte di Eric Garner nel 2014, dopo che un agente di polizia venne accusato di averlo soffocato.
Toccante il discorso pronunciato ieri dal fratello di Floyd davanti ai membri del Congresso: “George è morto per una discussione su 20 dollari. È questo che vale un afroamericano nel 2020?”. Queste le parole di un commosso Philonise Floyde al cospetto della commissione giustizia della Camera: “Sono qui per chiedervi basta dolore”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 11th, 2020 Riccardo Fucile
LA MAGISTRATURA HA DIRITTO AD ACCERTARE I FATTI, SPERANDO CHE LE NUMEROSE DENUNCE NON TROVINO RISCONTRO, LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI… SALIRE SUI TETTI PER ACCUSARE I CARABINIERI NON E’ AMMISSIBILE… SALVINI VA A DIFENDERE GLI AGENTI PENITENZIARI SENZA SAPERE NEANCHE I FATTI CONTESTATI: PATETICO
Matteo Salvini è in arrivo al carcere di Santa Maria Capua Vetere dopo che sono stati
notificati degli avvisi di garanzia agli agenti della polizia penitenziaria per presunti pestaggi che sarebbero avvenuti a marzo, in piena emergenza sanitaria e nel bel mezzo delle proteste dei carcerati.
Forse non fu un’azione tesa a riportare l’ordine durante la protesta dei detenuti, ma una spedizione punitiva: è questa l’ipotesi della Procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Maria Antonietta Troncone, che ha iscritto sul registro degli indagati il nome di 44 agenti di polizia penitenziaria ipotizzando reati che vanno dalla tortura all’abuso di autorità fino alla violenza.
Stamani, quando la polizia giudiziaria ha avuto accesso al penitenziario Uccella di Santa Maria Capua Vetere ci sono stati momenti di tensione tra carabinieri e agenti penitenziaria I militari hanno eseguito un’operazione di polizia giudiziaria su ordine della Procura nell’ambito dell’indagine tesa a ricostruire la verità sui presunti pestaggi avvenuti il 6 aprile nell’istituto di pena casertano e denunciati sia da alcuni detenuti che dai loro familiari.
Un’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sui presunti maltrattamenti avvenuti ad aprile nel carcere del comune in provincia di Caserta ha provocato forti tensioni tra agenti della polizia penitenziaria e i carabinieri, accusati dai secondini di aver notificato 44 provvedimenti a carico dei poliziotti con modalità inopportune. Nella fattispecie si tratta di un’inchiesta sui pestaggi avvenuti il 6 aprile nell’istituto di pena, dopo una accesa protesta verificatasi qualche giorno prima, in piena emergenza sanitaria.
Gli indagati sarebbero 44. Tra i reati figurerebbe anche quello di tortura.
In carcere sono presenti i vertici della Procura di Santa Maria. Per protestare, alcuni agenti della polizia penitenziaria sono saliti su un tetto del carcere per protestare contro le modalità adottate dalla polizia giudiziaria e dalla Procura per notificare gli avvisi emessi.
Ciò che è certo è che i carabinieri hanno notificato 44 avvisi di garanzia ad agenti della Polizia Penitenziaria per i presunti pestaggi di detenuti avvenuti il 6 aprile scorso. Pestaggi denunciati dai familiari dei detenuti e che, a loro dire, sarebbero stati originati dalle proteste dei reclusi avvenute in carcere qualche giorno prima.
La Procura guidata da Maria Antonietta Troncone contesta i reati di tortura, violenza privata, abuso di autorità . Nell’istituto penitenziario casertano si è recato stamattina anche il procuratore aggiunto Alessandro Milita con due sostituti. Tra i poliziotti raggiunti dall’avviso di garanzia, anche il Comandante della Penitenziaria Gaetano Manganelli. Durante l’operazione i carabinieri hanno sequestrato i cellulari agli agenti indagati.
La tensione è raccontata da alcuni testimoni. “Sono arrivata alle 7 e c’erano parecchi carabinieri che fermavano le auto in arrivo al carcere; io sono stata fermata e mi hanno fatto passare, mentre gli agenti li trattenevano per identificarli” ha detto all’Ansa la moglie di un detenuto, che è una delle persone che ha denunciato le presunte violenze della Penitenziaria avvenute in carcere nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.
La donna stamattina era in fila per entrare nell’istituto di pena e racconta quanto ha visto: “Gli altri agenti della Penitenziaria che erano già dentro sono stati fatti uscire e c’è stata tensione“.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »