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L’OSTRUZIONISMO NON RIESCE, DECRETO SCUOLA APPROVATO, SALVI GLI ESAMI DI MATURITA’

Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO LA MARATONA OSTRUZIONISTICA DELLE OPPOSIZIONI, 145 VOTI A FAVORE E 122 CONTRO

L’aula della Camera ha approvato con 145 voti a favore il decreto sulla scuola. I contrari sono stato 122. Non è riuscita quindi la maratona delle opposizioni per fare ostruzionismo in Parlamento contro il provvedimento.
Obiettivo della Lega e degli altri partiti era quello di far decadere il decreto, cosa che sarebbe avvenuta domenica, e lanciare poi una richiesta di dimissioni contro la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.
La decadenza del decreto avrebbe, tra l’altro, fatto saltare gli esami di maturità , che vengono disciplinati in modalità  Covid proprio dal decreto.
Da giovedì pomeriggio, dopo il voto di fiducia incassato dal Governo, era iniziato l’ostruzionismo sugli ordini del giorno, i documenti di indirizzo sull’applicazione del decreto.
Di qui la decisione della maggioranza giovedì a mezzanotte di ricorrere alla seduta fiume, vale a dire senza interruzioni, tranne quelle ogni tre ore per sanificare l’Aula.
I lavori sono dunque proseguiti tutta la notte e tutta la giornata di venerdì e poi nella notte fino al voto finale. L’ostruzionismo ha portato a momenti di grande tensione in Aula a Momnteciorio, con la sospensione della seduta quando i leghisti hanno innalzato un striscione con su scritto “Azzolina bocciata”.
â€³È un provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l’anno scolastico in corso” commenta la ministra Lucia Azzolina dopo il via libera. “Il testo è stato migliorato durante l’iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo. Con l’obiettivo di mettere al centro gli studenti e garantire qualità  dell’istruzione. Ora definiamo le linee guida per settembre, per riportare gli studenti a scuola, in presenza e in sicurezza”.

(da agenzie)

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LA CLINICA ANTI-COVID DI CAMERA E SENATO

Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile

IL BANDO PER UN PRESIDIO OSPEDALIERO INTERNO

Il Fatto Quotidiano racconta oggi in un articolo a firma di Ilaria Proietti che a Montecitorio e Palazzo Madama hanno deciso di dotarsi di un presidio ospedaliero interno riservato ai loro inquilini.
E per questo sono pronti a spendere 5 milioni di euro (Iva esclusa) per reclutare il personale sanitario necessario a garantire la massima assistenza contro ogni rischio futuro. Che si tratti sempre di coronavirus (molti esperti del settore sono disponibili ad accettare scommesse su un altro picco epidemico in autunno) o di un’emergenza nuova di pacca: l’ordine categorico è sicurezza.
E così è stato attivato il protocollo in modo che “presso la Camera e il Senato della Repubblica venga allestito un Servizio di assistenza medica e infermieristica” ad hoc per la gestione delle emergenze sanitarie. Reclutando “un numero stabile di medici specializzati”in cardiologia e in medicina di urgenza e emergenza, oltre che anestesisti e rianimatori. Ma sarà  garantito anche un certo numero di infermieri e di servizi accessori in regime ambulatoriale. Insomma tutto il pacchetto completo e di altissima qualità .
Perchè come recita il bando comune pubblicato dalle due amministrazioni “il prezzo non è il solo criterio di aggiudicazione”. Peserà , eccome, il pedigree tecnico e professionale di chi si farà  avanti: si pensa a operatori della sanità  di un certo rilievo perchè uno dei requisiti indispensabili è quello che abbiano a disposizione “un Dipartimento d’emergenza e accettazione (Dea) di primo o secondo livello pienamente operativo ”. Non si sa molto più di perchè l’accesso ai documenti del bando in questione è limitato: maggiori informazioni saranno riservate agli operatori interessati che potranno consultare la documentazione di gara. E solo quelli ammessi a presentare l’offerta potranno effettuare un sopralluogo nei locali candidati dalle amministrazioni della Camera e del Senato per accogliere il loro onorevole pronto soccorso.

(da agenzie)

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PERCHE’ I CONTAGI RISALGONO IN LOMBARDIA, COSA NON STA FUNZIONANDO

Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile

IL CORONAVIRUS STA CONTINUANDO A CIRCOLARE

Ieri i numeri della Lombardia sul Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 hanno certificato che la regione ha i quattro quinti dei positivi dell’intera Italia.
Nella sola Lombardia il Covid ha causato più decessi dell’epidemia di Ebola del 2014 in Guinea, Liberia e Sierra Leone.
La situazione si riverbera sul fronte estero, visto che la Grecia, ad esempio, ha deciso di introdurre limitazioni per i cittadini provenienti da Lombardia, Piemonte e Veneto, mentre l’Austria terrà  confini ancora chiusi con l’Italia. Ma perchè i contagi risalgono in Lombardia e cosa non sta funzionando?
La prima osservazione da fare è che ieri sono stati analizzati quasi ventimila tamponi e anche per questo i contagi hanno toccato quota 402 mentre il giorno prima, quando erano 3800 di cui soltanto duemila diagnostici, erano 84.
La regione più colpita dalla pandemia ieri ha avuto l’80% del totale delle nuove positività  in Italia, che sono state 518.
Era dal 23 maggio che non si registrava un numero tanto alto. I numeri riaccendono la polemica politica. «I dati della Lombardia ci dicono che i contagi sono ripartiti in modo preoccupante – ha detto il vice segretario Pd Andrea Orlando – Vorrei stimolare il ministro della Sanità  perchè c’è da andare là . Qualcosa non sta funzionando».
Spiega oggi Repubblica che intanto nel resto del Paese intanto l’epidemia si sta ritirando quasi del tutto.
In dieci regioni e nelle due province autonome di Trento e Bolzano grazie ai test sono stati diagnosticati meno di 2 nuovi casi. Altre quattro sono comunque rimaste sotto i 10. I decessi ieri sono stati 85, dei quali 21 in Lombardia. Il totale arriva così a 33.774. Le persone colpite invece sono in tutto 234.531. Ci sono 316 ricoverati in terapia intensiva, 22 in meno rispetto a giovedì. Subito dopo l’estate, anche per rendere meno pesante un eventuale ritorno del Covid, sarà  necessario estendere il più possibile la vaccinazione antiinflunzale. Ieri il ministero ha pubblicato l’attesa circolare nella quale si invitano le regioni ad acquistare rapidamente i vaccini. L’idea è far partire le campagne oltre un mese prima del solito, cioè a inizio ottobre.
In più, la Fondazione Gimbe in un comunicato un paio di giorni fa ha spiegato cosa sta succedendo con i tamponi nelle regioni: “Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe- afferma il presidente Nino Cartabellotta- conferma nella settimana 28 maggio-3 giugno sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia l’ulteriore rallentamento di contagi e decessi”. In sintesi: Casi totali: +2.697 (+1,2%) Decessi: +529 (+1,6%) Ricoverati con sintomi: -1.987 (-25,7%) Terapia intensiva: -152 (-30,1%)
“In occasione dell’avvio della fase 3- continua il Presidente- abbiamo effettuato un’analisi complessiva su dati ufficiali, strumenti di monitoraggio e livello di rischio per valutare se le azioni messe in campo da Governo e Regioni sono adeguati a fronteggiare i rischi di un’eventuale risalita del contagio”.
Nelle ultime 2 settimane, peraltro, “la percentuale dei tamponi diagnostici non solo non è stata potenziata, ma si è ridotta mediamente del 6%, seppur in misura variabile tra le Regioni. Questo dato è influenzato dall’avvio in alcune Regioni dello screening con test sierologici, di cui tuttavia non esiste alcun monitoraggio nazionale, nè una policy univoca tra le Regioni”
Meno tamponi per tutti
In ogni caso i dati relativi al periodo 18 maggio-3 giugno dimostrano che “la percentuale dei tamponi diagnostici positivi, seppur in riduzione, rispetto alla media nazionale (1,48%) è ancora elevata in Liguria (4,3%), Lombardia (3,83%) e Piemonte (2,69%). 3 Regioni riportano un’incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti nettamente superiore alla media nazionale (13): Lombardia (44), Liguria (36), Piemonte (26), ma la propensione all’esecuzione di tamponi diagnostici è sopra della media nazionale (891) in Lombardia (1.149) e Piemonte (952), mentre in Liguria (840) rimane poco al di sotto (figura 2)”. “Dai dati disponibili — spiega Cartabellotta — emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto, il via libera del 3 giugno e’ stato deciso sulla base del monitoraggio relativo a 2-3 settimane prima; in secondo luogo l’attitudine alla strategia delle 3T è molto variabile tra le Regioni e non esistono dati sistematici sugli screening sierologici; infine, rispetto al battage mediatico della fase 1, la comunicazione istituzionale si è notevolmente indebolita, alimentando un senso di falsa sicurezza che può influenzare negativamente i comportamenti delle persone”.
Anche il Messaggero torna sul problema della strategia delel 3T in relazione alla Lombardia e all’Italia intera:
In Lombardia dunque aumentano i tamponi, e aumentano in proporzione i positivi: ieri il 2,1% dei testati (su 19.389 tamponi), il giorno prima il 2,5% (ma su soli 3.410).
Le cifre lombarde raccontano dunque un dato di fatto: il virus sta continuando a circolare e se la strategia delle tre T (testare,tracciare, trattare) fosse realmente implementata i dati tenderebbero a lievitare come hanno spiegato in questi giorni diversi osservatori, a partire dalla Fondazione Gimbe, che sul carosello dei numeri sta pungolando il governo e le regioni.

(da “NextQuotidiano“)

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“IN ITALIA ANCORA FOCOLAI, EPIDEMIA NON CONCLUSA”

Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile

I DATI DEL MONITORAGGIO DELL’ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA’

Nessuna situazione critica in Italia anche se ci sono ancora focolai in varie aree del Paese. Questa mattina è arrivata la conferma ufficiale di quanto noto già  da ieri, e cioè che nessuna regione ha un Rt, il fattore di replicazione, superiore a 1.
Anche se in Lombardia il numero dei casi è sempre alto, anche se ci sono appunto situazioni locali dove si trovano nuove positività , il sistema di monitoraggio settimanale messo in piedi da ministero alla Salute e Istituto superiore di sanità  racconta di un “trend positivo”.
E infatti “al momento in Italia non vengono riportate situazioni critiche relative all’epidemia di Covid-19”. L’analisi si basa sui dati dei giorni compresi tra il 25 e il 31 maggio.
Secondo gli esperti, visti i tempi di sviluppo dei sintomi dopo il contagio e quelli della successiva diagnosi “verosimilmente molti casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, cioè durante la prima fase di riapertura tra il 4 e il 18 maggio”.
Il numero dei casi è in diminuzione, si spiega, e non ci sono segnali di sovraccarico del sistema sanitario. Inoltre i dati inviati dalle Regioni a Roma per il monitoraggio sono migliori, più dettagliati. “Persiste in alcune realtà  regionali un numero di nuovi casi segnalati ogni settimana elevato seppure in diminuzione. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di Sars-CoV-2 è ancora rilevante”.
Riguardo ai focolai ancora attivi in quasi tutta la penisola, si riscontrano “in gran parte per l’intensa attività  di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti”. Il fenomeno comunque “evidenzia come l’epidemia in Italia non sia conclusa”.
In Lombardia, la regione più colpita e che ha ancora a che ogni giorno ha a che fare con numeri importanti di nuovi contagiati (ieri sono stati più di 400), l’Rt della settimana esaminata è stato 0,91, quindi non distante da 1. L’incidenza della malattia tra il 25 e il 31 maggio è stata la più alta del Paese: 15,4 casi per 100 mila abitanti.

(da agenzie)

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I MAESTRI PASTORI DI SAN GREGORIO ARMENO HANNO RIFIUTATO DI INCONTRARE SALVINI

Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile

GLI ARTIGIANI DELLA STRADA DEI PRESEPI DI NAPOLI: “NON ABBIAMO NULLA DA SPARTIRE CON LA POLITICA, I NOSTRI INTERLOCUTORI SONO LE ISTITUZIONI”

La visita di Matteo Salvini in Campania non è stata un successone soltanto a via Calata Capodichino: il Mattino racconta oggi che anche   i maestri pastorai di San Gregorio Armeno, ovvero gli artigiani della strada dei presepi famosa nel mondo, hanno preferito non presentarsi all’hotel Paradiso dove li attendeva il Capitano: non hanno voluto che qualcuno potesse lasciare il proprio marchio impresso su San Gregorio Armeno «che non ha niente a che spartire con la politica, nè di sinistra nè di destra ma attende risposte dalle istituzioni», ha spiegato al quotidiano Gabriele Casillo, portavoce dei pastorai.
Lo strappo con Salvini s’è manifestato tramite un comunicato diffuso pochi minuti prima dell’appuntamento. Il documento sottolinea come l’interessamento da parte del mondo della politica, di qualunque colore, meriti un “grazie” da parte degli artigiani dei pastori. «L’Associazione degli artigiani e dei commercianti di via San Gregorio Armeno esprime una chiara e forte condanna alla registrata distorsione mediatica, in atto nei confronti della stessa, e relativa all’incontro chiesto dal senatore Matteo Salvini, leader e segretario della Lega. Nel reiterare che l’Associazione è apolitica ed apartitica, ed ispirata alla sincera democraticità , l’incontro avrebbe visto la stessa, ad oggi ancora in attesa di un auspicato confronto con il presidente della Regione Campania, come uditrice e non attrice”
La fastidiosa interferenza della spettacolarizzazione digitale, realizzata mediante “operazioni di remind”, ha generato un evidente gap tra realtà  fenomenica e realtà  percepita; il differenziale prodotto rende inopportuno l’incontro.
Nel ringraziare i partiti politici tutti che, ad oggi, hanno mostrato particolare sensibilità  e coinvolgimento nelle denunciate problematiche, attendiamo un meeting con il naturale e legittimo contraddittore ovvero con gli organi istituzionali in carica».

(da “NextQuotidiano”)

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UN ALTRO DRAMMATICO VIDEO SCUOTE L’AMERICA: UN AFROAMERICANO SOFFOCATO DALLA POLIZIA A MARZO

Giugno 6th, 2020 Riccardo Fucile

IL DOCUMENTO TESTIMONIA LE VIOLENZE DELLA POLIZIA

Un altro video, estremamente drammatico, sconvolge l’America e fa tornare in auge i metodi violenti usati dalla polizia.
Sta infatti circolando in rete il filmato girato da una donna che ha assistito al brutale arresto del 33enne afroamericano Manuel Ellis a Tacoma, nello Stato di Washington, il 3 marzo sera. La donna si è fatta avanti per denunciare che gli agenti sono stati talmente violenti che lei ha urlato loro di «smettere di picchiarlo».
Sara McDowell, questo il suo nome, era in un’auto dietro ai poliziotti. La donna ha detto al ‘New York Times’ di aver visto Ellis avvicinarsi all’auto della polizia sul tardi la notte del 3 marzo, per quella che all’inizio pensava fosse una normale conversazione.
Ma la situazione è cambiata improvvisamente, quando un agente ha aperto la portiera dell’auto e ha buttato a terra Ellis. La polizia ha fornito un racconto diverso, dicendo che Ellis ha iniziato il confronto quando ha sollevato un agente e lo ha gettato a terra, costringendo gli altri agenti a muoversi per trattenerlo.
McDowell, che ha registrato parti dello scontro sul video poi diffuso, sostiene invece che la violenza della risposta della polizia le era sembrata non provocata.   In uno dei filmati, si sente la voce della donna che urla ai poliziotti: «Fermi. Oh mio Dio, smettetela di colpirlo. Arrestatelo e basta!».
Ellis è morto nei minuti successivi al suo arresto dopo aver supplicato: «Non riesco a respirare», come è successo ad altri afroamericano morti in custodia della polizia, tra cui George Floyd.
McDowell ha detto di non essersi resa conto immediatamente che il ragazzo era morto in seguito a quello che aveva visto. Il detective Ed Troyer del dipartimento dello sceriffo della contea di Pierce che conduce le indagini ha detto che le autorità  non hanno avuto la possibilità  di parlare con la signora McDowell, ma hanno ulteriori prove che non hanno ancora divulgato e non lo faranno finchè il caso non sarà  presentato ai pubblici ministeri.
Il medico legale della contea, Thomas Clark, ha stabilito come causa della morte ‘ipossia dovuta a immobilizzazione fisica’.
Il medico ha concluso che la sua morte è stata un omicidio, ma ha anche detto che è improbabile che la sua morte sia avvenuta solo a causa della costrizione fisica, spiegando che la vittima aveva in corso un’intossicazione da metanfetamine ed era cardiopatica. Clark ha detto che è possibile che il fattore più importante della sua morte sia stata la privazione di ossigeno «come risultato della costrizione fisica e del posizionamento di una maschera sopra la bocca».
“Ero terrorizzata per la sua vita”, ha detto Sara McDowell al Times. “Il modo in cui l’hanno attaccato non aveva senso per me. Sono tornata a casa e mi sono sentita male”. Poi non ha saputo più nulla del ragazzo.
Non ha saputo che Ellis è morto poco dopo, incappucciato perchè non potesse mordere o sputare, soffocato anche lui come Floyd, con le sue stesse ultime parole: “Non riesco a respirare”. Quando sono arrivati i medici, era già  troppo tardi. Lo ha scoperto in questa settimana di proteste.
Anche Victoria Woodards, il sindaco di Tacoma, ha chiesto che quattro ufficiali siano processati. Woodards ha parlato giovedì dopo la diffusione del video: “Le azioni degli agenti che abbiamo visto stasera in questo video confermano solo che la morte di Manuel Ellis è stata un omicidio e oggi sto chiedendo – no, ve lo sto dicendo – che chiederò diverse cose, e chi ha commesso questo crimine sarà  giudicato secondo la legge. Ci vuole un video affinchè così tante persone credano alla verità  sul razzismo sistemico e sul suo impatto violento. Nelle vite dei neri. Nella mia vita”.

(da agenzie)

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PIANO INDUSTRIALE MITTAL: 3.200 ESUBERI

Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile

E SCARICA I 1.800 OPERAI CHE AVEVA PROMESSO DI RIASSUMERE… I SINDACATI: “IL COVID E’ SOLO UN ALIBI”

Ben 3200 esuberi e il mancato assorbimento dei 1800 dipendenti rimasti temporaneamente in forza a Ilva in Amministrazione straordinaria.
Sono i numeri contenuti nel piano industriale per l’ex Ilva inviato poche ore fa da ArcelorMittal Italia al Governo.
Un piano di 500 pagine che porterebbe l’organico diretto dell’azienda dagli attuali 10.700 lavoratori a 7.500. Nessuna speranza di tornare in fabbrica quindi per tutti gli operai che secondo l’accordo del 2018 tra Governo e fabbrica per l’avvio della gestione indiana delle fabbriche italiane, erano destinati alle bonifiche per essere successivamente riassorbiti nell’organico di Arcelor.
Un piano quindi che seppur ridimensionato e rimodulato, non si discosta troppo dai 5mila esuberi immediati annunciati il 4 marzo scorso, quando la proposta fu definita “inaccettabile” dai ministri dell’esecutivo e dai sindacati metalmeccanici.
Nel piano inviato, inoltre, ci sarebbe l’ipotesi di arrivare a produrre, una volta a regime, 6 milioni di tonnellate e non più 8 milioni utilizzando solo tre altiforni: Afo1, Afo2 e Afo4.
Palombella (Uilm): “Governo ci convochi subito” — “In queste ore — ha commentato Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm — si stanno vivendo momenti di alta tensione in tutti gli stabilimenti. ArcelorMittal ha dichiarato di aver presentato un piano industriale che, secondo fonti giornalistiche, sarebbe di 500 pagine e prevederebbe 4mila esuberi, ritardi negli investimenti ambientali, nell’ammodernamento e manutenzione degli impianti. Se venisse confermato sarebbe numeri inaccettabili e drammatici. Da parte del Governo non vi sono ancora dichiarazioni ma solo silenzio”. Per il sindacalista cresciuto come operaio nello stabilimento ionico, il Governo deve far conoscere immediatamente “il contenuto di questo piano perchè sarebbe inaccettabile che migliaia di lavoratori e intere comunità  rimanessero appesi a notizie di stampa non confermate ufficialmente o nuovamente a piani industriali secretati. Patuanelli — ha concluso Palombella — convochi subito un incontro al Mise”.
Bentivogli (Fim-Cisl): “Coronavirus ottimo alibi per licenziare e smantellare”
Sulla stessa linea il segretario della Fim-Cisl Marco Bentivogli: “Come sempre siamo gli ultimi a conoscere i contenuti dei piani industriali ma i primi a pagarne il conto — ha detto — Da alcune indiscrezioni, si apprende che il piano presentato non sarebbe lontano dall’accordo raggiunto a marzo scorso al Tribunale di Milano, quando si chiuse il contenzioso tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal. Accordo mai concordato con il Sindacato a marzo e che prevede di risalire nel 2025, alla produzione di 8 milioni di tonnellate da farsi anche attraverso forno elettrico, e non solo altoforno. Non sono accettabili gli esuberi dichiarati intorno alle 3300 unità  e una produzione che si assesterebbe intorno ai 6 milioni di tonnellate annue”. Secondo Bentivogli, “ArcelorMittal avrebbe fatto presente che lo scenario, rispetto all’accordo di marzo, è profondamente cambiato a causa del lockdown. Ottimo alibi per ritardare ancora la ripartenza dell’Afo5 e continuare a smantellare lo stabilimento e a non proseguire le opere ambientali. Nel frattempo — ha aggiunto — nell’indotto non si pagano stipendi da mesi e in molti casi non arrivano le risorse degli ammortizzatori sociali. L’accordo del 6 settembre 2018 prevedeva zero esuberi e 8mln di tonnellate nel 2023. Ora esuberi, Cassa Integrazione e ritardi negli investimenti — ha sottolineato — e i 10.700 al lavoro nel 2025 sono solo teorici e senza nessuna consistenza. Complimenti — ha concluso il sindacalista — a chi ha tolto lo scudo penale dalla scorsa estate e ha dato un ottimo alibi all’azienda per disimpegnarsi“.
Re David (Fiom-Cgil): “Negli stabilimenti situazione esplosiva”
Dello stesso tono le parole di Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil: “Si apprende che il piano presentato oggi al Governo da ArcelorMittal è sostanzialmente lo stesso di cui si parla da quasi un anno con il cambio della direzione; con le aggravanti dell’ulteriore rinvio degli investimenti per il revamping dell’Afo 5 e del blocco del piano ambientale. Quindi la crisi determinata dalla pandemia del Covid-19 non c’entra assolutamente nulla — ha detto la sindacalista — Negli stabilimenti la situazione sta diventando esplosiva per una gestione inadeguata messa in atto dall’azienda. È inaccettabile qualunque soluzione che smentisca l’accordo che abbiamo fatto che prevedeva zero esuberi. Riteniamo — ha concluso — che questo piano sarà  giudicato irricevibile anche dal Governo tanto più che adesso lo Stato entrerebbe nella proprietà . È urgentissimo che il Governo convochi i sindacati non a giochi fatti, ma nel pieno della discussione”.

(da agenzie)

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CORONAVIRUS REGIONE PIEMONTE, INDAGINI DELLA GUARDIA DI FINANZA: DALLE MASCHERINE NON A NORMA AI PREZZI PIU’ ALTI DOPO L’AFFIDAMENTO

Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile

ACQUISITI DOCUMENTI ALL’UNITA’ DI CRISI DELLA REGIONE

Dopo aver puntato la lente sulle morti nelle rsa e aver dato vita a decine di inchieste (alcune per omicidio colposo), la procura di Torino accende un faro sui metodi — gare d’appalto e affidamenti — con cui la Regione Piemonte si è procurata dispositivi di protezione, tamponi e materiali sanitari necessari durante la pandemia.
La Guardia di finanza ha bussato alle porte dell’Unità  di crisi della Regione — la grande cabina di regia costruita per affrontare l’emergenza Covid-19 — per acquisire documenti utili all’indagine. L’attività  degli investigatori è coordinata dal procuratore vicario Enrica Gabetta e nasce da una serie di esposti inviati in procura da sindacati di consumatori, medici, infermieri, sanitari e cittadini.
Al centro dell’attività  di indagine, ci sono le gare pubbliche, gli affidamenti diretti e tutte le modalità  (anche eccezionali, data la situazione d’emergenza) che sono state adottate dalla Regione per comprare materiali.
In particolare, in molte denunce analizzate dai finanzieri si fa riferimento a presunte irregolarità  relative al reperimento di mascherine, guanti, tute e dispositivi anti-Covid. Prezzi alterati, maggiorati, modificati in corso d’opera, forniture mai consegnate, a danno dei medici e degli infermieri che per settimane hanno lavorato con strumenti non idonei, sono alcuni dei temi segnalati agli inquirenti dai firmatari degli esposti. Inoltre, ci sarebbe la questione del materiale “non conforme”.
Ci sarebbero intere partite di mascherine non a norma ritirate dagli ospedali perchè “fuori norma”. Chi le ordinò? Dove? E con quali soldi?
Le protezioni, all’inizio, erano scarse ovunque, non solo nelle rsa. Molti medici in ospedale erano costretti a usare la stessa fpp2 per tre giorni consecutivi. Altri erano costretti a indossare camici monouso da chiudere con il nastro adesivo. Anche in questi casi, la procura punta a verificare come mai materiale così scadente venne pagato e spedito ai sanitari che combattevano in prima linea contro un virus difficile da debellare.
C’è una società  che avrebbe vinto una delle gara per i lotti di “visiera facciale” e “mascherine” che dopo l’aggiudicazione avrebbe alzato autonomamente il prezzo. Una seconda ditta avrebbe fatto lo stesso per i camici “sterili standard”.
Dalla Cina si sarebbe passati per la fornitura delle tute da una società  all’altra in maniera poco chiara. È vero, e ne sono consapevoli anche gli inquirenti, che in una fase d’emergenza simile, non ci sarebbe stato tempo per analizzare a fondo molte situazioni. E alcune volte non sarebbe stato possibile neppure indirle, le gare. In ogni caso, la procura intende verificare: quali siano state le aziende prescelte, quali furono le ditte italiane che vendettero merce acquistata all’estero.
Poi, c’è la questione del caro prezzi: come mai aumentavano sempre, giorno dopo giorno? Per fare luce su questioni così complesse, la Finanza completerà  l’acquisizione di documenti spulciando le carte anche di Scr, la Società  di committenza regionale (Scr). Al momento tutti i filoni d’indagine sono prettamente conoscitivi.
C’è, inoltre, una seconda indagine, sempre condotta dalla Finanza e guidata dalla procura, sugli appalti nelle Asl, che vede al momento 19 indagati.
È iniziata prima della pandemia, ma prosegue in questo periodo. L’assessore regionale alla Sanità  del Piemonte, Luigi Genesio Icardi, dichiara: “Abbiamo previsto nella direzione Sanità  uno specifico settore anticorruzione e vigilanza che, a breve, sarà  attivato proprio a contrasto di questi fenomeni. Nel merito di oggi, è del tutto prematuro esprimere valutazioni, se non ringraziare chi conduce le indagini che hanno come obiettivo far emergere eventuali episodi criminosi: esprimo la mia più ferma condanna rispetto a reati, come la turbativa d’asta e la corruzione, particolarmente gravi”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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CORONAVIRUS, DOTTORESSA E IMPRENDITORE ARRESTATI A SARONNO: SOTTRAEVANO ATTREZZATURE ALL’OSPEDALE PER RIVENDERLE

Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile

L’INTERCETTAZIONE: “MA TU DEVI CHIEDERE TUTTO CIO’ CHE E’ MATERIALE COVID”… “CI COMPRIAMO LA BORSA DI PRADA”

Nella piccola ma grande storia di sciacallaggio che arriva da Saronno (Varese) — con una dirigente ospedaliera incaricata delle forniture che si affannava a procurarle, a spese dell’ospedale, a un imprenditore che poi le rivendeva ad altre strutture — c’è posto anche per la figura di due medici, Carlo Maria Castelletti e Paolo Lusuriello, che avevano intuito che c’era qualcosa di anomalo e probabilmente sbagliato nel comportamento della dottoressa Sara Veneziano.
È il 13 novembre 2019 quando la donna, 59 anni e una laurea in farmacia, ritira una fornitura di lame per laringoscopia — che da lì a qualche mese a causa delle pandemia sarebbero diventate preziose per i rianimatori impegnati a intubare i pazienti Covid più gravi — ma invece di consegnarla al reparto destinatario la fa trasportare nel suo ufficio dove la conserva.
Quindi, avendo ricevuto poco dopo una richiesta dal reparto di quel materiale, fa un nuovo ordine nonostante il prodotto sia disponibile.
Il dottor Lusuriello, insospettito, verifica che la scatola con le lame non c’è più nell’ufficio della collega e visionando i filmati delle telecamere di videosorveglianza, scopre che lei è uscita dal suo ufficio portandosela via. Da qui una denuncia e le indagini dei Carabinieri e della Guardia di finanza che hanno portato all’arresto della dirigente e Andrea Arnaboldi, 49 anni, amministratore della Aritec.
Gli investigatori, coordinati della procura dalla procura di Busto Arsizio, hanno avviato le indagini su quelle ruberie che il codice penale chiama peculato scoprendo che non si sono fermate neanche quando l’epidemia di Sars Cov 2 ha cominciato a uccidere, soprattutto in Lombardia, migliaia di persone.
Ed è per questo anche che il giudice per le indagini preliminari, Luisa Bovitutti, nel firmare l’arresto della dottoressa — che avrebbe dato anche al marito venditore nel settore materiale dell’ospedale come risulta da due telefonate del 14 e del 20 aprile — e dell’imprenditore spiega che non ci può essere altra misura per loro definendoli “spregiudicati” e “avidi e dotati di sconcertante cinismo“, pronti anche a mettere in difficoltà  un concorrente di lui.
Valutazione quella del magistrato che arriva con la citazione di una conversazione esemplare che ruota intorno alla fornitura delle batterie necessarie al funzionamento dei laringoscopi.
La dottoressa sa che l’ospedale si sarebbe rivolto ad Arnaboldi per acquistarle perchè l’altro fornitore non riusciva a consegnare, gli dà  quindi le cinque pile che ha di scorta, consigliandogli di venderle a un prezzo esorbitante, vista la drammaticità  della situazione, così che lei avrebbe potuto per mettersi una borsa firmata o una cena al ristorante. “… dovessero chiederle a te per … per urgenza … se magari ti chiamano se hai qualche pila. Tu gli dici di sì ma glieli fai pagare 200 euro l’una”, lui sembra perplesso anche se ride “… madonna no, no”, ma la donna insiste: “… si, si, guarda … devi fartele dare a duece … si fai guardi … ce l’ho ma i … il costo è di 250 euro l’una … no. no … devi … giurami quello che fai” e lui: “No, io non farei mai una cosa del genere lo sai”, ma la Veneziano non ne vuole sapere: “Tu lo devi fare … tu lo devi fare per me! Anzi 300 euro e se mi dici ancora di no … conti … si. si. una bella mangiata un bel regalo, ci compriamo la borsa di Prada no guarda …cioè .. giura che se eh .. dici si io ce l’ho però il mio valore è … no, no, si inculano tutti, anche li cosa credi … con l’amuchina quanto te la fan pagare? No, no, no, lo vuoi?”.
La conversazione continua con un rialzo del prezzo, lui sembra temere una denuncia e cita il caso del prezzo delle mascherine, altro bene preziosissimo nelle settimane in ci erano introvabili: “No, no, no, mi spiace ma tu metti … non metti mica … il prezzo che era! No, almeno 150 euro glieli devi cacciare”.
Tanto era stata insistente lei con il caso delle batterie quanto lui per una fornitura urgente di lame richieste da altre strutture: siamo nella terza settimana di marzo, forse il periodo più difficile in assoluto per i medici impegnati in prima linea.
Ebbene l’imprenditore insiste in ogni modo e quando lei obietta che le lame servono “intubare” i pazienti affetti da Covid con crisi respiratorie, lui replica che tanto le lame servono “solo” per la prima intubazione. “Sì. Sì ce le ho ce le ho, le sto ordinando, perchè ad esempio la rianima…l’unità  coronarica me ne chieste 5 delle X3, così alla fine quando arriveranno…cercherò di tenere una piccola giacenza anche per me…vedrai tanto è untouchable”. Un continuo aggiornarsi sugli arrivi delle commesse, quindi, sulle sollecitazioni ai fornitori, sui prodotti più ricercati del momento: “E specula, e compra… Infatti. Ma tu devi chiedere tutto ciò che è materiale Covid“.
Per assecondare la richiesta la dottoressa chiama una donna chiedendole “un favorino“per mettere in ordine il più velocemente possibile le lame. Le dice che può scrivere che sono per la rianimazione: “… è per i blocchi … me li scarichi … alla rianimazione … ai COVID …” aggiungendo poi che quelle lame poi devono essere consegnate a lei: “Poi metti, bloccare a me” parlando di un biglietto. La dirigente disposta a dire sempre sì alle richieste dell’imprenditore sapeva però negare le forniture ai reparti che avevano bisogno, “Mi dispiace per i pazienti, però…ho detto: mi spiace non ne ho”, racconta al telefono.
Sullo sfondo di questa storia, quindi, ci sono anche altri personaggi ruotavano intorno alla dottoressa che voleva farsi una “bella mangiata” con i soldi rubati all’ospedale.
Nelle immagini registrate dalle telecamere si vedono magazzinieri entrare e deporre o portare fuori la scatole, anonime, con le lame, e conversazioni come quella con l’addetta che deve mandarle l’ordine che risultano ambigue.
Poi come lo stesso giudice rileva i due restando liberi potrebbero “cercare supporto difensivo presso l’entourage dell’ospedale, che fino ad ora ha fiancheggiato la Veneziano nella sua illecita attività  ed il cui ruolo nella vicenda deve essere chiarito”.
Infine Arnaboldi, probabilmente, intuisce che sta rischiando: le indagini di Fiamme gialle e Arma hanno permesso di capire che l’imprenditore stava “alterando il magazzino, cercava di costruirsi “una giustificazione per la disponibilità  delle lame che la società  non risulta avere acquistato, e stava concordando con la donna la linea da seguire. Che per ora li ha portati dritti in carcere, una misura che al giudice appare l’unica adeguata “al caso di specie e proporzionata alla gravità  dei fatti loro ascritti, che hanno determinato danno economico alla struttura ospedaliera sottraendo risorse alla cura dei pazienti” durante la pandemia più grave dai tempi della Spagnola.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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