Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
SUI FONDI UE E SULLA LEGGE ELETTORALE LE POSSIBILI SINTONIE TRA ZINGARETTI E BERLUSCONI
Eppur si muove, dopo mesi di lockdown politico senza iniziative.
“Non so se ve ne siete accorti — dice Nicola Zingaretti ai suoi – ma è chiaro che non esiste più il centrodestra, guardate le posizioni sul Mes”. Guai a parlare di nuovo Nazareno. Ma la novità è proprio il vecchio Silvio, in versione dialogante, anzi testardamente dialogante, anche dopo la conferenza stampa in cui il premier non lo ha neanche nominato: “Deludente questo Conte — ha detto ai suoi — ma la nostra linea non cambia”.
Ecco l’oggetto vero del dialogo.
Al netto anche degli acciacchi nei consensi e della effettiva rappresentanza di Forza Italia nella società Italia, la parola magica per comprendere il tutto, alla luce dei numeri in Parlamento, ha un sapore antico: “Proporzionale”.
Anzi, come si diceva una volta: “la proporzionale”, legge che consente, quando si voterà di rompere la gabbia di coalizioni coatte, andare ognuno per conto suo. E poi il Governo si fa in Parlamento.
Bastava assistere a un siparietto andato in scena in Transatlantico qualche giorno fa. In un angolo, parlavano fitto fitto Franceschini, Delrio e Fiano, relatore della legge in commissione. Oggetto: accelerare, approvando il testo in commissione entro l’estate. È passato il vulcanico Renato Brunetta che, interpellato, così ha risposto: “A me il maggioritario fa venire l’orticaria, proporzionale tutta la vita”.
A parlar di questi temi, di questi tempi, si rischia di passare per matti. Per questo l’operazione deve procedere senza troppa pubblicità .
Però il cronista, a rischio di apparire matto, ha il dovere di spiegare il senso politico della cosa, sia pur rapidamente.
Il voto di Forza Italia consente di superare la contrarietà di Renzi, che ha ricambiato idea, una volta resosi conto che il 5 per cento non lo supererà mai.
E agli azzurri conviene assai questa legge perchè consente, quando sarà , di giocare su due tavoli (o su due forni, se preferite): quello di un Governo di centrodestra, facendo pesare i voti in Parlamento, o le larghe intese.
Al fondo di questa accelerazione c’è un problema, che ai piani alti del Nazareno è squadernato: “Così il Governo non va, troppe incertezze, occorre cambiare passo. Per cambiare passo abbiamo bisogno di una legge elettorale, per toglierci il cappio dal collo”. Il “cappio” è questa situazione di sostegno acritico del Governo, in un situazione in cui, se si va al voto con la legge vigente, la destra prende, queste le simulazioni, il 94 per cento dei collegi.
Raccontano che, nel corso di una riunione prima delle riaperture, Vincenzo De Luca è sbottato: “Ma come è possibile che stiamo al Governo e non riusciamo a decidere neanche sulle riaperture. A questo punto andiamocene all’opposizione”. Pare che abbia ricevuto una specie di “ola” calcistica.
Riaperture, confusione delle task force, assenza di idee sulla ricostruzione, anche l’operato di Gualtieri, al Nazareno, suscita qualche critica perchè “accentra troppo”: questo non significa che il Pd vuole andare al voto, ma che sente l’urgenza di recuperare “agibilità ” politica nel governo.
C’è tutto questo dietro il cambio di passo di Zingaretti negli ultimi giorni, proprio nel momento in cui si è innescato il dialogo con Berlusconi sulla legge elettorale. O nelle parole del vicesegretario Andrea Orlando sul reddito di cittadinanza che “non funziona”. Cambio di passo di cui fa parte il pressing sul Mes, rivelatore di una certa insofferenza verso l’attendismo di Conte.
In una lettera al Sole24ore il segretario del Pd l’ha definito “fondamentale” e ha concluso: “Si parla tanto di piani di rinascita. Eccone uno concreto, rapido e utile”.
Parole dietro le quali non è malizioso leggere che il “piano di rinascita” proposto dal premier appare poco concreto, lento e, dunque, alla lunga inutile. Le ragioni di tanto attendismo, ora che non ci sono più condizionalità sul Mes, sono squisitamente politiche e hanno a che fare con la battaglia aperta dentro i Cinque stelle, portata alla luce del sole da Alessandro Di Battista.
Alla fine è chiaro che Conte dirà sì, dopo che saranno definiti i contorni del Recovery fund, perchè è inspiegabile agli italiani rinunciare a 37 miliardi sulla sanità , non essendoci condizioni: “Sulla base di un rapporto solido con i Cinque Stelle — ragiona a voce alta Zingaretti – stiamo isolando i matti, da un lato e dall’altro, quelli che parlando di un feticcio ideologico che non c’è più”. Certo, se ci fosse pure la proporzionale…
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
“NON CAPISCO COSA CAMBIA SE SONO EGIZIANO, HO ESPERIENZA”… “QUANDO VIVEVO A DUBLINO, C’ERANO 200.000 ITALIANI CHE CERCAVANO LAVORO E NON AVEVANO DIFFICOLTA’ A OTTENERLO”
“Buongiorno, so che state cercando un cuoco, vorrei candidarmi per il posto”. “Mi dispiace,
cerchiamo solo cuochi italiani”. Una frase lapidaria, al quale Samy Abdelsalam ha risposto con educazione, ringraziando e augurando all’uomo buona giornata.
Laureato in giurisprudenza, Samy ha seguito un corso di cucina a Dublino, è diventato chef e ha lavorato in diversi ristoranti in tutta Europa.
Quando è arrivato a Roma, è stato chef in diverse trattorie: l’esperienza non gli manca, la volontà e la bravura nemmeno. Eppure Samy non è stato giudicato sulla base del suo curriculum, che il ristoratore, proprietario di un locale a Roma, non ha nemmeno voluto vedere: è stato scartato a priori solo perchè egiziano.
“Lavoravo in un ristorante e ho perso il lavoro durante l’emergenza coronavirus — racconta lo chef a Fanpage.it — Il mio contratto scadeva il 15 aprile e non me l’hanno rinnovato. Ho una famiglia e necessità di lavorare, quindi sono disposto a farmi anche quattro ore di viaggio, non mi importa. Ma non è la prima volta che vengo respinto perchè non sono italiano”.
Un altro ristoratore ha addirittura bloccato il suo numero di telefono quando ha saputo che era egiziano: prima di chiedergli della sua esperienza come chef e dei suoi studi, si è sincerato della sua nazionalità . “Aspetta, prima di iniziare qualsiasi cosa devo farti una domanda: sei italiano?”. No, Samy non è italiano: e anche questa volta il lavoro è sempre più lontano.
“Non capisco cosa cambia se sono egiziano — si chiede Samy — Quando vivevo a Dublino c’erano almeno 200mila italiani che cercavano lavoro e non era un problema ottenerlo. Perchè qui dovrebbe essere diverso?”. Con la sua denuncia, spera che qualcosa cambi.
(da Fanpage)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
“LO FACCIO PER RISTABILIRE UN CLIMA SERENO”… LE OPPOSIZIONI PER PROTESTA NON PARTECIPAVANO AI LAVORI
Il consigliere regionale di Italia Viva Patrizia Baffi lascia la presidenza della commissione di inchiesta Covid in Lombardia. Le dimissioni sono state rassegnate questo pomeriggio con una lettera al presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi.
Nel testo la Baffi spiega la sua posizione: “Poichè credo fermamente nell’importanza della Commissione d’Inchiesta, che avrà il compito di fare chiarezza sull’emergenza sanitaria che ha tanto segnato la nostra regione e le nostre vite e che dovrà anche portare all’avvio di un percorso di revisione della riforma sanitaria regionale, per sanare le carenze del sistema e superare le debolezze che sono emerse in questi mesi, con la presente rassegno le mie dimissioni dalla carica di Presidente a far data da oggi, nella speranza che ciò possa contribuire a ristabilire un clima favorevole allo svolgimento dell’importante lavoro che ci aspetta”.
Dopo le dimissioni dalla Commissione rassegnate venerdì scorso dai componenti del Partito Democratico, nel primo pomeriggio di oggi erano state formalizzate anche le dimissioni dei componenti del Movimento 5 Stelle.
“Per il buon esito dei lavori della Commissione d’inchiesta -conclude Baffi – ritengo fondamentale la partecipazione e il contributo diretto di tutti i rappresentanti delle minoranze, senza i quali non ha nemmeno senso avviare e far partire la Commissione”.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
COMMENTI DI ODIO: “VENGONO A IMPESTARCI”
“Restatevene in Lombardia”, “Tornino a casa tutti quei bauscia”, “La calata dei barbari”, “Si
stava tanto bene”, “Merdanesi mangianebbia”, “Ma non possono andare in piscina?”.
Sono solo alcuni (e neanche i peggiori) degli insulti rivolti ai lombardi e ai milanesi da parte di decine di followers di Il Mugugno Genovese, pagina satirica di riferimento della comunità genovese, che conta oltre 89mila seguaci su Instagram.
I commenti d’odio sono comparsi sotto una foto postata il 3 giugno che mostra una coda di macchine in autostrada e la didascalia “Stamattina”, lasciando intendere che, nel primo giorno delle riaperture ai transiti regionali, una folla di lombardi si sia diretta in Liguria.
Al di là dell’autenticità o meno dello scatto e dell’effettiva causa del traffico (da ricollegare forse all’incidente registrato in quelle ore in A7 che ha provocato 9 chilometri di coda per chi era diretto a Genova da Milano) a colpire del post sono soprattutto i commenti — tutt’altro che ironici — di chi se la prende con milanesi e lombardi “colpevoli” di dirigersi in Liguria per il primo weekend di libera circolazione sul territorio nazionale. “Milanesi tutti appesi”, si legge ad esempio in un commento. “Che non vengano a impestarci”, scrive un altro follower.
Tra i liguri che commentano c’è chi esulta per il maltempo che non farà felici i lombardi e chi li attacca perchè criticano il mare della Regione. “Però la gente che viene a sputare nel piatto in cui mangia non ha proprio giustificazioni”, si legge in uno dei commenti. “Maledetti”, “Come vi odio”, sono altre forme di “benvenuto” rivolte ai vicini di Regione maggiormente colpiti dall’emergenza Coronavirus. “Non ci erano mancati”, e “Sì va*******o, aumentiamo un po’ i casi su”, si legge ancora.
Non sarà contento, se questa è l’accoglienza riservata ai vicini lombardi, il governatore della Liguria Giovanni Toti, che è stato uno dei maggiori sostenitori delle riaperture
Non saranno contenti di questa accoglienza neanche ristoratori e operatori del turismo liguri, che contano anche sulle presenze dei visitatori di altre regioni (oltre che dall’estero) per rimettere in piedi un settore che ha avuto fortissime conseguenze a causa dell’emergenza.
“Organizzerei uno sterminio, chi si vuole unire?”, è uno dei commenti d’odio peggiori postati dagli utenti sotto l’immagine.
In effetti, se questa è l’accoglienza che i turisti possono aspettarsi in Liguria c’è da chiedersi come potrà il settore tornare a garantire in tempi brevi il 20 per cento del Pil regionale come accadeva in tempi pre-Covid.
(da TPI)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
L’INFERMIERA 30ENNE DEL MILANESE HA SCRITTO UNA LUNGA LETTERA APERTA PER RACCONTARE LE SUE SETTIMANE ALLE PRESE CON IL COVID CHE LE HA LASCIATO PESANTI CONSEGUENZE FISICHE
Il virus non esiste, il virus è un complotto dei cinesi, dei tedeschi e di chiunque. Quante volte lo abbiamo sentito dire?
Dopo 79 giorni di “calvario”, come lo definisce lei stessa, Giulia Oriani, infermiera 30enne del Milanese, decide di scrivere su Facebook una lunga lettera aperta per raccontare le sue settimane alle prese con il coronavirus che, pur se in forma leggera, le ha lasciato conseguenze fisiche.
L’esperienza in corsia dell’ultimo periodo, soprattutto, le ha provocato un disturbo post traumatico da stress. Ma la sua finalità è proprio di confutare le tesi dei “maledetti complottisti, che sostenete che il virus non esista”,
La lettera-sfogo
Mi chiamo Giulia, ho 30 anni e sono un’infermiera. Nel mese di marzo mi sono ammalata di Covid-19. Inizialmente, nella sfortuna, ho pensato di essere stata fortunata, di averla “sfangata” con pochi sintomi, senza che fosse necessario il ricovero in ospedale.. un po’ di febbre, qualche dolore muscolare, difficoltà respiratorie lievi e risolte in pochi giorni, un solo accesso in ospedale per broncospasmo. Niente di che, insomma.
I problemi sono iniziati circa dieci giorni dopo la mia negativizzazione al tampone. Uno strano dolore alla gamba, un esame al volo e la diagnosi di Trombosi Venosa Profonda. Il che significa che in una vena della mia gamba (dopo qualche giorno, in due vene diverse) si era formato un coagulo così grosso da non far passare più il sangue. Ho 30 anni, e il mio sangue coagula come quello di un vecchietto allettato. Da lì, il mio calvario.
Sono stata vista da: chirurgo vascolare, chirurgo generale, ematologo, psichiatra, medico d’urgenza e cardiologo.
Ho eseguito 5 eco-doppler alla gamba, un’ecografia della parete muscolare dell’addome, una lastra del torace, una TAC torace e arto inferiore con mezzo di contrasto, un ECG-holter delle 24h, un ecocardio e un’infinità di esami del sangue. Mi sono sentita diagnosticare una doppia trombosi venosa profonda con riduzione del flusso persistente dopo due mesi di terapia e parziale dilatazione della vena, una tachicardia sinusale con battiti ectopici ventricolari e sopraventricolari, un disturbo post-traumatico da stress con insonnia, una vasculite post covid-19. Ho avuto spesso, troppo spesso, paura. Tanta. Paura di non poter mai più tornare a svolgere il mio lavoro come prima, paura di morire. Mi hanno imbottita di psicofarmaci prima di capire che non era l’ansia la causa della tachicardia, ma mi hanno detto di continuare a prenderli, per dormire. Peccato che io non dorma da settimane. Ogni notte mi sveglio a causa degli incubi che faccio. Dormirò sì e no 4 ore. Convivo con un fantasma, quello della malattia.
Sono arrivata ad odiare la mia casa, diventata una prigione da ormai 79 giorni.
Questo post l’ho scritto in realtà per fare una dedica speciale.
Lo dedico a voi maledetti complottisti, che sostenete che il virus non esista, che sia stato creato per far guadagnare soldi a Bill Gates, che vi stiano mentendo e la situazione non sia così grave come sembra, che non volete mettervi la mascherina perchè vi farà morire di ipercapnia (che manco sapete cosa sia), che vi ammassate nelle piazze perchè non avete paura di un virus che uccide solo i vecchi, che sostenete che il virus sia un problema solo per chi ha malattie gravi e invalidanti…. e tante altre puttanate.
A voi che pensate che tanto non vi capiterà mai niente, dedico la foto della terapia che ho dovuto prendere negli ultimi due mesi e che continuerò a prendere non so per quanto tempo. E ho SOLO trent’anni.
A voi dedico ogni singola iniezione che mi sono dovuta fare, ogni ematoma distribuito sul mio corpo, ogni pastiglia che devo mandare giù tutti i giorni, ogni minuto di veglia al buio, ogni sfarfallio che avverto nel petto.
Con affetto, Giulia
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
“NON SI SPECULA SULLA MORTE DI UN POLIZIOTTO”… “NAPOLI NON TI VUOLE”
E’ durata meno di un minuto la tappa del leader della Lega Matteo Salvini a Calata
Capodichino, strada di Napoli dove lo scorso 27 aprile l’agente della Polizia di Stato Pasquale Apicella è morto in un incidente stradale mentre inseguiva una banda di rapinatori.
Salvini è sceso dall’auto e ha deposto un fascio di fiori sullo spartitraffico, dove erano già presenti altri fiori e lumini, mentre dai balconi alcuni residenti hanno urlato insulti nei suoi confronti. C’è anche chi ha urlato: “Non si specula sulla morte di un poliziotto”.
Tornando verso l’auto Salvini si è abbassato la mascherina e ha mandato un bacio ironico verso una persona affacc
“Dopo tre mesi sei venuto — ha detto un’altra donna in strada — Hai coraggio a farti vedere”.
Già nelle ore precedenti, la moglie del poliziotto aveva chiesto di non strumentalizzare la morte del marito. Salvini, complici la pioggia e, probabilmente, un clima poco amichevole, ha deciso di rientrare velocemente in automobile, evitando anche i microfoni dei giornalisti. “
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
LA LOMBARDIA E’ PASSATA DA 1.608 TAMPONI DIAGNOSTICI A 1.149, IL PIEMONTE DA 1.675 A 952
Il Fatto Quotidiano scrive oggi in un articolo a firma di Marco Palombi che le Regioni si stanno attrezzando per fare meno tamponi: il numero è calato negli ultimi giorni, anche nelle regioni come la Lombardia dove circola di più.
L’effetto è ovvio: si scoprono meno contagiati dal Coronavirus SARS-COV-2 e da COVID-19:
Invece delle mitiche “tre T” che dovevano consentirci una (quasi) normalità in sicurezza — testare, tracciare, trattare — è rimasta solo l’ultima: il numero dei tamponi negli ultimi giorni è calato e questo, ovviamente, è più grave nelle Regioni in cui il coronavirus circola di più (dalla Lombardia in giù).
Nella fase 2, rileva la Fondazione Gimbe nel suo ultimo report, la percentuale dei tamponi diagnostici (quelli che servono a scovare nuovi casi in questo momento) si è ridotta mediamente del 6%.
Sempre usando i dati Gimbe, la media nazionale di tamponi diagnostici ogni 100 mila abitanti era 1.343 nel report al 27 maggio, risulta a 891 in quello diffuso ieri e aggiornato al 3 giugno.
Un vero e proprio tracollo in cui i risultati peggiori sono appannaggio di Puglia, Sicilia, Campania, Marche, Lazio e Sardegna: anche Emilia-Romagna e Calabria risultano comunque sotto questa pur bassa media, così come la Liguria, caso più grave perchè ai suoi 840 tamponi diagnostici ogni 100 mila abitanti corrisponde un’alta percentuale di positivi (il 4,3%, la più alta d’Italia, seguita dal 3,83 della Lombardia e dal 2,69 del Piemonte contro una media nazionale dell’1,48%).
La Lombardia, che ha processato la miseria di 18.000 tamponi negli ultimi tre giorni, al 27 maggio faceva 1.608 tamponi diagnostici ogni 100 mila abitanti, ora — pur restando sopra la media nazionale -1.149.
Fa peggio il Piemonte: da 1.675 a 952. Un effetto collaterale di questa scelta delle Regioni è paradossale: in questo modo la app “Immuni”, a cui pure si chiede di cedere parecchi dati personali, è del tutto inutile.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
QUESTO POTREBBE ACCELERARE LE PROCEDURE DI SGOMBERO
Non ci sono indigenti nel palazzo occupato da Casapound a via Napoleone III. E quindi
questo potrebbe accelerare le procedure di sgombero dopo il sequestro che è stato deciso dal GIP di Roma su richiesta della procura per un’indagine per occupazione di suolo pubblico e incitamento all’odio razziale che coinvolge 16 esponenti dei Fascisti del Terzo Millennio.
Spiega oggi Il Messaggero:
L’atto istruttorio non comporta l’immediato sgombero del palazzo, dove vivono da anni nuclei familiari composti da militanti — praticamente tutti percepiscono un regolare reddito, non sono disagiati — e che dalla prossima settimana passerà nella disponibilità del tribunale capitolino.
Le procedure verranno gestite dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che dovrà coordinarsi con la Procura. Per il momento, si cerca un’intesa: la speranza è che i militanti si allontanino pacificamente. Ma la questione rischia di andare per le lunghe.
L’uscita di Casapound dal palazzo occupato 16 anni fa e ormai simbolo di una forte presenza nella Capitale difficilmente si concretizzerà in un blitz lampo, a meno che, nel frattempo, si trovi una exit-strategy più o meno indolore.
Il movimento non ha nessuna intenzione di lasciare: politicamente sembrerebbe una resa. Ma anche scatenare la guerriglia in caso di resistenza a oltranza non renderebbe una bella immagine di un partito che, rispetto ad altri movimenti dell’ultradestra, ha sempre dimostrato di tenere un profilo più dialogante.
Di Stefano, vicepresidente di Casapound, ieri in una conferenza stampa improvvisata sul marciapiede di via Napoleone III, davanti ai cronisti e alle telecamere, ha subito messo le cose in chiaro: «Non sapevamo nulla di questo sequestro, perchè proprio noi e non altre occupazioni? È una questione politica. Faremo ricorso». Il leader ha anche sottolineato «l’intenzione di restare, se si vuole trovare una soluzione, questo è un palazzo pubblico e, dunque, si può assegnare alle persone che sono qui dentro». Soluzione che difficilmente il Campidoglio potrebbe accettare, anche perchè, come sostiene la Procura, all’interno del palazzo di proprietà del Demanio non ci sarebbe traccia di indigenti veri e propri.
Iannone è tra gli occupanti abusivi dello stabile, nonostante un reddito di 14.313 dichiarato nel 2017 in quanto dipendente della società Mag che gestisce il suo ristorante Osteria Angelino, a due passi dal Colosseo.
«Non so niente dell’inchiesta, non mi hanno notificato niente», taglia corto.
Accanto a lui Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound. Non proferisce verbo. Ancora a gennaio si accaniva contro la telecamera di una giornalista ad Acca Larentia: denunciato per violenza privata.
Più loquace Alberto Palladino, condannato in via definitiva a 2 anni e 2 mesi per aggressione ad alcuni sostenitori del Pd. Durante gli scontri di piazza Navona del 2008 venne accusato di essere un infiltrato della polizia.
Anche lui vive in questo palazzo, che da 17 anni è una spina nera piantata nella carne del quartiere multietnico di Roma: fotoreporter con partita iva, dipendente della Mag e reddito di 12.411 euro, secondo un’indagine della finanza che nel 2017 ha sbugiardato la narrazione di CasaPound.
Tra gli inquilini, infatti, non ci sono solo «anziani, bambini e persone con handicap», ma anche dipendenti pubblici, alcuni di Roma Capitale.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
I DUE OSPEDALI SONO STATI UN FALLIMENTO E UNO SPRECO DI SOLDI
Le “Astronavi” sono precipitate. Non parliamo di un’invasione aliena scongiurata, ma del fallimento dei due ospedali modello concepiti dall’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, quello alla Fiera di Milano e il gemello costruito alla Fiera di Civitanova Marche.
Iniziamo da quest’ultimo: la struttura da 84 posti letto tra terapia intensiva e sub-intensiva, costata la bellezza di 12 milioni, entrata in funzione solo il 23 maggio scorso, stasera abbasserà la claire.
Con un tristissimo primato: ha ospitato non oltre una ventina di pazienti e mai più di tre alla volta. Non certo un record per l’“astronave supertecnologica” (copyright by Bertolaso) che avrebbe dovuto essere il modello da seguire per sconfiggere il Covid-19. Stasera anche l’ultimo paziente sarà trasferito e poi calerà il sipario.
Con buona pace per Bertolaso, che nemmeno 10 giorni fa era apparso alla trasmissione di Rai Tre “Agorà ”, collegandosi proprio dall’Astronave, spacciandola come un esempio di successo, in contrapposizione con l’altra sua creatura — sebbene abiurata, visto che ne era stato esautorato, come lui stesso aveva confessato all’avvocato Giuseppe La Scala — , realizzata alla Fiera di Milano.
Ma non c’è tempo per le recriminazioni, visto che Bertolaso è già in altre faccende affaccendato. Segnatamente in Sicilia a gestire, da commissario straordinario l’emergenza sanità
Nelle Marche, invece, rimangono le polemiche per un ospedale per molti inutile e uno strascico giudiziario, visto l’esposto presentato il 27 maggio scorso da un gruppo di cittadini e associazioni per supposti reati di falso in atto pubblico e irregolarità rispetto alle norme sugli appalti pubblici, sui quali sta indagando la Procura di Macerata.
I pm sono chiamati a indagare sul perchè i milioni delle donazioni di cittadini e aziende siano transitati sul conto corrente del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (Cisom).
E se a Civitanova cala il sipario, a Milano resta apertissima la partita per l’altra Astronave. Qui il cerino acceso è rimasto in mano al presidente della regione, Attilio Fontana, imprigionato nel dilemma se tenere aperta la struttura, investendo un’altra montagna di soldi per trasformarlo in un vero ospedale, oppure smantellarlo e perdere politicamente la faccia.
Una scelta che Fontana sarà chiamato a fare a brevissimo. Nonostante le ostentazioni di tranquillità e le dichiarazioni dei suoi uomini più fidati (vedi l’intervista rilasciata dall’assessore al bilancio Davide Caparini a Repubblica.it, nella quale l’uomo che controlla il portafoglio del Pirellone si è detto “felice” che l’ospedale non sia servito e che 21 milioni di euro sono una spesa irrisoria), l’agitazione nei corridoi di Piazza Lombardia è tanta.
Da più parti, infatti, si moltiplicano le pretese di maggiore chiarezza sul futuro della struttura che a oggi ha ospitato non più di una trentina di pazienti.
L’ultima richiesta di trasparenza, in ordine di tempo, è arrivata dalla stessa Fondazione di Comunità Milano — l’organizzazione legata a Fondazione Cariplo che aveva gestito la raccolta delle donazioni sul conto aperto da Fondazione Fiera -, che il 18 maggio scorso ha preso carta e penna e ha scritto al Pirellone. “Considerata la manifestazione di generosità dei donatori, la nostra Fondazione di Comunità segue l’evolversi delle scelte sull’infrastruttura sanitaria, già con lettera datata 18 maggio 2020, ha chiesto aggiornamenti sull’utilizzo attuale e in prospettiva delle strutture realizzate, sia alla Fondazione Fiera sia alla Fondazione IRCCS CaÌ€ Granda Ospedale Maggiore Policlinico; anche tenendo conto delle norme del Decreto Legge “Rilancio” (Art.2 — Titolo 1 Salute e Sicurezza) che contiene disposizioni relative al riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19 nelle singole Regioni”, fa sapere Fondazione di Comunità .
Dal Pirellone però non è giunta ancora alcuna risposta. Sebbene la questione sia dirimente: attualmente quella struttura in Fiera — che oggi accoglie tre pazienti — non rientra nelle normative previste per gli ospedali Covid.
Per renderla funzionale, Regione Lombardia dovrebbe costruire un vero ospedale attorno a quanto già esiste al Portello: a partire da un pronto soccorso, passando per vere sale operatorie (che dovrebbero sostituire i due ambulatori presenti attualmente); dotando le stanze di bagni (che ora non sono presenti); per finire con la creazione di tutti i reparti presenti in un ospedale. Insomma: un investimento ingente che andrebbe ben oltre i 22,8 milioni raccolti grazie a oltre 5 mila donatori privati.
Soprattutto se si considera che già a oggi quell’ospedale non è stato certo regalato: oltre ai 17,2 milioni dichiarati nella prima rendicontazione parziale per le sole opere murarie, si devono aggiungere i soldi andati in apparecchiature mediche.
Sebbene regalate o prese in comodato d’uso, queste sono state pagate da qualcuno. Quanto siano costate non si sa, tuttavia l’ospedale di Civitanova Marche, ha richiesto 6 milioni di opere civili e altrettanti macchinari, per 84 posti letto.
A Milano i posti letto sono 220, quindi, fatte le debite proporzioni, potremmo essere sui 20 milioni. Il che significa che la Fiera potrebbe essere già costata quasi 40 milioni di euro.
Avrebbe senso quindi buttarci ancora denaro? Secondo Bertolaso, certamente sì, tanto che l’uomo chiamato da Fontana a costruire l’Astronave ha diffidato il Pirellone dal chiudere in Covid Center. Secondo molti, vertici del Policlinico di Milano compresi, invece no.
Senza contare poi che ancora non è stato rendicontato quasi nulla: Fondazione di Comunità fa sapere infatti che: “Della cifra raccolta (i famosi 22 milioni, ndr), ad oggi sono stati erogati in via d’urgenza e su puntuale rendicontazione, soltanto 1.980.876 euro per sostenere i costi di installazione di moduli di degenza di terapia intensiva. L’erogazione delle restanti risorse — attualmente giacenti sul conto corrente presso la Fondazione di ComunitaÌ€ — sarà disposta dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione di ComunitaÌ€ Milano.
A tal fine, il Consiglio di Amministrazione riceverà le proposte del Comitato di Gestione del Fondo ed acquisirà il necessario parere dell’istituito Comitato dei Garanti, composto da cinque soggetti di comprovato standing e indipendenza, anche espressione dei donatori. Le erogazioni potranno avvenire solamente a fronte di una rendicontazione dettagliata e puntuale dei costi sostenuti da Fondazione Fiera.
Tale rendicontazione sarà certificata da una Società di Revisione scelta dal Collegio dei revisori della Fondazione di Comunità . In attesa di poter esperire tali attività , ad oggi Fondazione Fiera ha indicato un investimento previsto di 17,257 mln di euro, iva esclusa”.
Quindi i giochi sono ancora molto aperti, visto anche l’irrequietezza di molti donatori ai quali non è andata già la gestione dell’intera operazione. Primo fra tutti, l’avvocato La Scala, come raccontato da Business Insider Italia.
E certamente tra i fan dell’ospedale in Fiera non è possibile annoverare il professor Alberto Zangrillo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Il medico di Silvio Berlusconi lo ha scritto nero su bianco nell’articolo “Learning from mistakes during the pandemic: The Lombardy lesson”, firmato col collega Luciano Gattinoni, del Dipertimento di Anestesia dell’università di Gà¶ttingen, sul Journal Intensive Care Medicine (ICM).
“Per far fronte a un afflusso enorme di pazienti, l’adattare alcune aree degli edifici ospedalieri o il posizionamento di ospedali da campo vicini e collegati agli ospedali centrali, sono soluzioni che hanno dimostrato di funzionare, mentre le strutture o gli ospedali di terapia intensiva autonomi si sono rivelati costosi e inutili”, scrive chiaramente Zangrillo.
Una sonora bocciatura della Fiera. Ma il medico va oltre, ricordando il fallimento di strutture analoghe — tutte inutilizzate — nate in tutta Europa e pronte ora per essere smontate. Tra queste “i 500 letti (costruiti, ndr) nel centro convegni ExCel di Londra (dal costo non dichiarato) in cui sono stati ammessi 41 pazienti”; “i due ospedali costruiti temporaneamente a Long Island, New York City, (250 milioni di dollari) senza pazienti ammessi” e le strutture simili edificate “a Barcellona e Madrid” che “sono ora pronte per essere smantellate”.
Insomma, per Fontana il dilemma è pesante e, qualsiasi decisione prenda, sarà una sconfitta. Di sicuro, entrambe le strutture sono una disfatta per l’immagine e il curriculum del super tecnico Guido Bertolaso.
(da “NextQuotidiano”)
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