Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
“VIA POLTRONE E BONUS INUTILI” ? DAI L’ESEMPIO E COMINCIA DALLE TUE
“Vogliono dialogare? Bene, ecco le due condizioni. Sparisce tutto quello che non c’entra con
il rilancio: poltrone, consulenze, amenità , bonus inutili. E le riunioni tra governo e opposizione le facciamo in streaming, così gli italiani potranno giudicare. Ci stanno? I signori del M5s, che tanto amavano la trasparenza, guarda caso adesso dicono di no”.
A dirlo è la leader di FdI, Giorgia Meloni, in un’intervista al Corriere della Sera.
Ma nulla vietava alla Meloni di usare la diretta streaming nel corso delle tante riunioni in cui i suoi rappresentanti nelle Regioni governate dal Centrodestra si spartivano le poltrone con Lega e Forza Italia.
Perchè non ha fatto la diretta dalla Regione Lombardia quando Fdi, Lega e Forza Italia si sono divise, in base al manuale Cencelli, le poltrone delle direzioni della Sanità lombarda (a Fdi ne sono andate 2)?
Perchè non manda in diretta le liti con la Lega per le poltrone degli assessorati in Umbria e Abruzzo?
O le dirette servono solo a fare sceneggiate e quando di tratta di poltrone nessuno deve sapere ?
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
VOTI DAL BACINO DEGLI INDECISI E DEGLI ASTENUTI… NELLA CLASSIFICA SULLA FIDUCIA DEI LEADER PRIMO DRAGHI, POI CONTE E DISTANZIATI ZAIA E DE LUCA
La rilevazione Youtrend per Sky conferma la Lega come primo partito, anche se ben lontano dai record dei mesi scorsi. Fdi ha quasi raggiunto i 5S.
Ma intanto il premier ha un gradimento trasversale. Viene percepito come il leader che ha gestito meglio la pandemia. E un suo partito partirebbe con un buon bottino di voi
Ci sono i partiti esistenti, nel nuovo sondaggio Youtrend per Sky. Ma c’è soprattutto un partito per ora solo ipotetico. Quello del premier, Giuseppe Conte. Se il presidente del Consiglio decidesse di correre con una sua lista, partirebbe da un 14,3 per cento.
Quasi quanto Giorgia Meloni, oggi sugli scudi per l’alto gradimento nei sondaggi.
Ma a chi sottrarrebbe voti il presidente del Consiglio? Il risultato è molto interessante. Pescherebbe consenso soprattutto dal bacino degli indecisi e degli astenuti: addirittura il 51 per cento.
E poi dai 5Stelle – dato abbastanza prevedibile, visto che è stato il Movimento a portarlo al governo – e poi dal Pd.
Ma non solo. Perchè il 16 per cento arriverebbe da elettori di centrosinistra e perfino un 8 per cento da quelli di centrodestra.
Conte viene percepito addirittura come il leader che al mondo ha gestito meglio la pandemia, superando perfino Angela Merkel.
Nel sondaggio sulla fiducia nei leader, Conte trova però un temibile competitor. È l’ex numero uno della Bce Mario Draghi, l’uomo più invocato da tutti i fautori delle larghe intese e dei governissimi. Draghi ha un gradimento del 59 per cento contro il 57 dell’attuale premier. Subito dopo due governatori: Zaia e De Luca. A dimostrazione che l’onda lunga del coronavirus ha modificato gli umori degli italiani.
(da agenzie)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO CINQUE ORE IL SOCIAL MANAGER DEL LEGHISTA “RIMUOVE UN CONTENUTO MULTIMEDIALE E NE AGGIUNGE UN ALTRO”, PROVVEDENDO ALLA MODIFICA
Ieri pomeriggio in molti sui social network hanno cominciato a sfottere il povero Matteo
Salvini, colpevole di aver scambiato l’Etna con il Vesuvio in un manifesto che annunciava la sua visita in Campania:
Nei commenti ai post però qualcuno faceva notare che l’immagine con il Vesuvio non c’era, adombrando la possibilità di un complotto contro il povero Capitano. E in effetti è vero che nel post pubblicato diciassette ore fa quella foto non c’era. Ma se andiamo a dare un’occhiata alla cronologia delle modifiche, scopriamo che circa dodici ore fa il social manager di Salvini “ha rimosso un contenuto multimediale da questo post” (la foto con l’Etna?) e “ha aggiunto 1 contenuto multimediale a questo post”.
Secondo voi quale misterioso fatto è accaduto?
Ieri Il Fatto Quotidiano ha scritto che nell’ultimo anno, sul podio dei più “spendaccioni” su Facebook si posizionano: Matteo Salvini tramite la pagina “Lega Salvini Premier” (255.112 euro), Matteo Renzi (173.490 euro) e Silvio Berlusconi (93.858 euro). A seguire, Carlo Calenda (55.773 euro), Giorgia Meloni (42.085) e Teresa Bellanova, che arriva addirittura a spendere 15.799 euro per finanziare i propri post. Duecentocinquantamila euro spesi bene.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
L’ENNESIMA FOTO CON UN GRUPPO SENZA PROTEZIONE: MA LE REGOLE VALGONO SOLO PER I CITTADINI O QUALCUNO PROVVEDE A SANZIONARE CHI METTE A RISCHIO LA SALUTE DEGLI ITALIANI?
Ieri Giorgia Meloni si è lamentata perchè Pierluigi Bersani a Cartabianca ha fatto notare che il centrodestra sta dando il messaggio della “libertà dalla mascherina”, sottolineando che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri.
Stanotte Matteo Salvini ha postato su Facebook questa immagine che lo ritrae insieme alla Comunità molisana “Figlia di Sion”. Nessuno, e tantomeno lui, ha la mascherina.
Le mascherine vanno ancora indossate in tutti i luoghi pubblici.
Il distanziamento sociale va rispettato sempre.
In caso di comportamenti scorretti, potranno ancora essere elevate multe tra i 400 e i 3.000 euro, o chiusura da 5 a 30 giorni per la violazione delle disposizioni riguardanti i pubblici esercizi o attività produttive o commerciali, salva la recidiva che comporta il raddoppio della sanzione.
Multa per chi viola la quarantena, multa per chi frequenta luoghi chiusi senza mascherina, o luoghi aperti magari mentre è in fila senza il dispositivo di protezione, multa se ti metti alla guida con la febbre e multa al barista che non rispetta le regole.
Giusto ieri abbiamo visto che la mascherina nei luoghi pubblici come i trasporti (e in particolare i treni) è ancora obbligatoria, come testimoniato dal video “Ti devi mettere la mascherina!”.
Salvini dovrebbe dare l’esempio. Ma non ha nessuna intenzione di farlo, come durante la manifestazione del centrodestra.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
CONTRO LA MARCHETTA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA CHE VUOLE FARE LA DECIMA PASSERELLA RACCOLTE IN 4 GIORNI GIA’ 2.000 FIRME
“Se l’inaugurazione del nuovo viadotto sarà uno spettacolo, noi non parteciperemo:
abbiamo chiesto al sindaco di non nominare i nostri cari alla cerimonia di inaugurazione. Non possiamo farli diventare un ninnolo alla festa”, lo dice con dura semplicità Egle Possetti, presidente del comitato dei parenti delle vittime del ponte Morandi, in una lunga lettera, dopo un incontro, telematico, ieri sera, con il sindaco di Genova Marco Bucci.
Sul tavolo c’era la decisione di Comune e Regione di celebrare il varo dell’infrastruttura, probabilmente il 27 luglio, con un grande concerto che stanno organizzando WeBuild (Salini Impregilo) e Rai.
“Permettetici di dire che per noi la festa sarà quando avremo davanti agli occhi di tutti gli italiani i colpevoli di questo massacro e quindi sarà fatta reale giustizia per questi omicidi”.
Il sindaco Bucci ha deciso di soprassedere per una settimana, per trovare una soluzione, ma Possetti non ha lasciato l’incontro serenamente.
L’ennesima impostazione spettacolare dell’inaugurazione del ponte, il cui crollo ha provocato 43 morti, turba i parenti delle vittime che chiedono un profilo più istituzionale della cerimonia, rinunciando, almeno, a momenti spettacolari.
Nei giorni scorsi è anche partita una petizione, con raccolta firme, da inviare al presidente della Regione, Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci. “Vorrei che ci si ricordasse che quel ponte non doveva cadere. Ricordo inoltre, a rischio retorica, i morti e le ripercussioni varie su tutta la città . I liguri sono persone riservate, persone a cui il silenzio in questa circostanza meglio si addice. Tenete fuori da ciò la vostra voglia irrefrenabile di apparire e di fare propaganda elettorale. Che sia un’inaugurazione sobria, senza passerelle, con discrezione e con un enorme rispetto per le vittime e per chi è rimasto”, chiede Possetti, a nome di tutte le famiglie distrutte dal crollo del 14 agosto 2018. E sono già state raccolte oltre 2200 firme in quattro giorni.
Il comitato dei parenti delle vittime non sarebbe contrario, invece, a un concerto-ricordo, come quello che l’orchestra del Teatro Carlo Felice dovrebbe tenere in piazza De Ferrari la sera prima del varo nel nuovo viadotto.
Eppure ieri mattina il presidente della Regione, Giovanni Toti, aveva aperto: “Personalmente non trovo nulla di male a celebrare la capacità di risorgere di questa città con un concerto in cui ricordare anche chi non c’è più. Ma se la sensibilità di qualcuno sarà turbata, non costringeremo certo la città ad ascoltare un concerto”. L’incontro, successivo, con il sindaco, però, è stato più complicato per il comitato dei parenti delle vittime.
E sulla vicenda si schiera con il Comitato anche il gruppo di residenti di Certosa e della Val Polcevera “Oltre il Ponte c’è”: “Anche noi quel giorno non ci saremo: andremo altrove”.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
IN UN GIORNO SOLO APPROVATO IL PROGETTO PRIVATO FINANZIATO DALLA REGIONE CON 800.000 EURO
Tablet e sim per i pazienti, ma anche pulsossimetri e una piattaforma cloud computing. E poi almeno 50 assunzioni a 39mila euro l’una. In una parola: Tele Covid-19.
Si tratta dell’avveniristico progetto da quasi 3 milioni e mezzo di euro presentato in Sicilia da un centro sanitario diretto da un politico della Lega, Dino Bramanti, e approvato dalla giunta di Nello Musumeci.
Un progetto per il quale la Regione Siciliana ha impegnato 801mila euro: il resto, invece, al Centro Neurolesi Bonino Pulejo di Messina era stato riconosciuto dal ministero della Salute, nel periodo in cui a guidarlo era Beatrice Lorenzin.
Un progetto venuto alla luce nelle ore in cui la Sicilia presentava la sua app modello Immuni e che ha mandato in tilt la comunicazione del governo dell’isola, costretto nella tarda sera di ieri al dietrofront: “Quel progetto non ha nulla a che vedere con l’app Sicilia Si Cura. Il Tele Covid è un servizio di telemedicina che abbiamo previsto a prescindere dall’avvento dei turisti”, ha dovuto sottolineare l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.
Smentita che arriva dopo titoli e dichiarazioni in cui ad associare l’app al progetto di Tele Covid 19 era stato lo stesso Bramanti: “Era rimasto aggiornato ad una riunione precedente in cui si era ipotizzato questo, poi però i nostri tecnici ci hanno detto che non era possibile”, è costretto a sottolineare Razza.
E quindi Bramanti, direttore scientifico di un importante centro di ricerca, non era semplicemente stato aggiornato dal governo regionale. Ma nel frattempo ha rilasciato dichiarazioni urbi et orbi. Un mancato upgrade, niente di più, che ha creato un vero e proprio cortocircuito nel giorno in cui il governo ha presentato la versione sicula di Immuni, definizione con la quale non è d’accordo l’assessore alla Sanità : “Non c’entra nulla con l’altra applicazione, perchè quella nostra servirà a mettere il turista in contatto col sistema sanitario regionale”. Il Tele Covid- 19, invece, servirà a chi contrarrà il virus “da qui a tutta la durata dell’emergenza sanitaria, nulla a che fare con l’app”.
Insomma, tra app e telemedicina l’assessore di Musumeci non ha lesinato risorse per combattere il coronavirus. Di sicuro il via libera al progetto di telemedicina è arrivato alla velocità della luce: la presentazione del progetto da parte del Bonino Pulejo, che la delibera regionale riporta in allegato, porta la data del 6 maggio.
“In questo memento di grande difficolta legata all’emergenza Covid attualmente ancora in corso a che sta colnvoigendo anche I cittadini siciliaani, questo Irccs desidera mettere a disposizione della Regione Siciliana il progetto di ricerca dal titolo TeIeCovid Sicilia”, scrive il centro all’assessore alla Salute.
Che il 7 maggio firma la sua delibera per l’attivazione del sistema di telemedicina. Solo un giorno, dunque, per approvare un servizio del valore di 3.404.642 milioni di euro. Da dove vengono i soldi?
“Sono a carico dell’Irccs e rientrano nella linea di ricerca corrente finanziata dal Ministero della Salute”, recita la delibera all’articolo 7.
A quello successivo, invece, la Regione riconosce all’istituto una somma “pari a € 801.296 per acquisto attrezzature in sede di negoziazione delle risorse finanziarie destinate per tale finalità e comunque, qualora inferiore, commisurata all’effettiva spesa sostenuta”.
Quindi un progetto finanziato dalla Salute e cofinanziato dalla Regione? Razza nega. “Sono soldi non erogati e che saranno erogati solo nel caso in cui i soldi del ministero non dovessero essere sufficienti per l’acquisto dell’attrezzatura”, sostiene l’assessore siciliano.
Bramanti, da parte sua, rivendica:“Siamo di fatto un’eccellenza sulla Tele Medicina, è un servizio che già svolgiamo da tre anni per il ministero della Salute”. Già candidato sindaco di Messina del centrodestra nel 2018, fu sponsorizzato dal presidente Musumeci e sostenuto in città da Francantonio Genovese. Sconfitto da Cateno De Luca, Bramanti non la prese bene. E secondo i più maligni attribuisce la sua sconfitta a un sostegno blando dalla coalizione che pure aveva schierato ben 10 liste a suo sostegno con tanto di simbolo di Forza Italia.
Per questo poco dopo, entrato in consiglio comunale, abbandona i forzisti. Il suo passaggio alla Lega viene sancito il 14 agosto del 2018, poche ore dopo il crollo del ponte Morandi, quando Bramanti manda un comunicato e una foto che lo ritrae accanto a Matteo Salvini. Il gruppo di leghisti siculi si trova a Furci, lì dove la stessa sera si consumerà la nota cena del leader del Carroccio nel giorno del crollo del ponte genovese. Due anni dopo Bramanti si definisce il “siciliano moderato della Lega”, partito da poco entrato nella giunta di governo con la nomina di Alberto Samonà ai Beni culturali.
Lo stesso governo che ha accolto con favore il progetto per il Tele Covid-19. Saranno acquistati 1070 tablet per una spesa di più di 300mila euro e un costo complessivo in servizi, device e apparecchiature mediche di 1.454.462 euro. E, manco a dirlo, ci sarà bisogno necessariamente di 50 nuovi assunti, per un costo totale di 1.950.000 di euro (ovvero per 39.000 euro annui a testa).
Mentre Alessia Bramanti, figlia di Dino, ha lavorato gratis, sostiene il padre: “Mia figlia ha dato solo un giudizio tecnico e a titolo gratuito in quanto dipendente della multinazionale che ha sviluppato la tecnologia per il servizio di Telemedicina”, spiega il leghista.
La società alla quale fa riferimento Bramanti è la Dedalus spa, che dal 2013 tramite gare fornisce dei servizi al Centro Neurolesi, e dal 2016 vince l’appalto per la telemedicina, sostituendo la Gpi. E la figlia del leghista siciliano, non ancora 40enne, ingegnere elettronico prima per il Cnr di Messina e adesso per Dedalus ha svolto anche ricerche per Bonino Pulejo: “Sempre a titolo gratuito”, sottolinea ancora l’orgoglioso padre. Che non chiude a una nuova candidatura: “Se mi ricandido? Dovesse esserci convergenza nel partito, perchè no?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 5th, 2020 Riccardo Fucile
LA NUOVA RECINZIONE ATTORNO ALLA DIMORA PRESIDENZIALE SCATENA GLI UTENTI
Donald Trump blinda la Casa Bianca con un ‘muro’. 
Ed è polemica sui social: il video che mostra la recinzione è virale e molti ironizzano. “Vuole costruire un muro”, quello con il Messico, per “proteggere gli americani e costruisce un muro davanti alla Casa Bianca per proteggersi dagli americani”, è uno dei commenti.
“Il sogno di Trump di costruire un muro diventa realtà ”, ironizzano altri.
La recinzione è stata issata dopo le proteste degli ultimi giorni per George Floyd, l’afroamericano morto sotto la custodia della polizia.
Venerdi notte Trump si era addirittura rifugiato nel bunker della Casa Bianca nel timore che i manifestanti potessero sfondare il cordone di agenti a protezione del palazzo presidenziale.
(da agenzie)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
ALTRI LAVORANO NEL RISTORANTE ROMANO DELLA MOGLIE DI IANNONE
Almeno quattro anni di bollette idriche inviate “erroneamente” all’indirizzo del Ministero dell’Istruzione. Una sentenza di archiviazione della prima denuncia perchè “l’immobile pubblico non era effettivamente destinato all’esercizio delle funzioni istituzionali”.
E la metà degli occupanti censiti, che si dichiarano “in emergenza abitativa”, sono in realtà dipendenti pubblici che percepiscono anche stipendi “ordinari”, mentre una parte dei restanti lavora in un noto ristorante romano di proprietà della moglie di Gianluca Iannone.
Grazie a tutta una serie di casualità , intoppi e omissioni la “grande famiglia” di CasaPound dal 2003 ha resistito all’interno del prestigioso immobile di via Napoleone III, oggi di proprietà dell’Agenzia del Demanio (e dunque del Ministero Economia e Finanze).
Nell’informativa della guardia di finanza consegnata nel 2019 alla Corte dei Conti — sulla base della quale i magistrati contabili contestano un danno erariale di 4,6 milioni di euro — si può leggere nero su bianco l’excursus di 17 anni di una delle occupazioni abusive più longeve fra le 78 presenti nella Capitale.
Occupazione minata, per la prima volta, dal decreto di sequestro preventivo emesso dal gip di Roma in relazione all’inchiesta della Procura per associazione a delinquere finalizzata all’istigazione razziale.
I dipendenti del Mef e quelli di Comune e Regione
La guardia di finanza ha consegnato al procuratore generale della Corte dei Conti, Andrea Lupi, un elenco di 16 nomi. Fra questi ci sono due dipendenti del ministero Economia e Finanze, ente proprietario dell’immobile.
La prima, D.D.G., è una donna di 41 anni impiegata presso la Direzione centrale sistemi informativi e innovazione, che fra il 2014 e il 2017 ha dichiarato un reddito imponibile di Latina di circa 17mila; la seconda S.G., invece è un’altra 41enne, che lavora alla Ragioneria territoriale dello Stato ma che nel 2017 ha dichiarato solo 11mila euro di reddito.
C’è anche F.C., dipendente del Policlinico Gemelli di Roma e uno stipendio medio annuo di 20mila euro.
Poi ci sono i dipendenti di Regione Lazio e Comune di Roma.
D.N., impiegato 54enne di LazioCrea Spa, con 19mila euro di imponibile, è sposato con E.C., dipendente della municipalizzata capitolina Zetema, 17mila euro di reddito. Sempre in Zetema lavora M.C., 17mila euro annui.
Sabrina Properzi, invece, è una dipendente Cotral, la società dei trasporti della Regione Lazio. Nel 2016 è stata candidata al Comune di Roma nelle liste della tartaruga frecciata: dichiara in media 27mila euro l’anno, mille euro in più del marito, che lavora sempre in Cotral.
Dipendente diretta del Comune di Roma è invece S.C., con uno stipendio medio annuo imponibile che si attesta sui 22mila euro.
Il caso delle bollette Acea inviate al ministero
Stipendi ordinari da impiegati normali diventano dei salari discreti quando non ci sono mutuo, affitto e bollette da pagare.
“Se vogliono far rendere l’immobile, siamo disposti a pagare un canone, ovviamente calmierato”, ha dichiarato il portavoce di Casapound, Simone Di Stefano, durante il punto con i cronisti.
Fino al 2014, in realtà , esistevano delle utenze intestate al movimento. Poi è subentrato la legge 47/2014 (decreto Lupi) che ha vietava agli occupanti, fra le altre cose, avere servizi elettrici e idrici.
Ma con Acea accade qualcosa di strano. La multiutility capitolina l’8 giugno 2004 riceve dal Miur (allora proprietario dell’immobile) richiesta di interrompere l’erogazione. Acea blocca la fatturazione, ma non la fornitura, perchè “per chiuderla i tecnici sarebbero dovuti intervenire all’interno dello stabile, esponendo a rischio la loro incolumità ”.
Ma dal 28 settembre accade una cosa ancora più strana: “Con il passaggio al nuovo sistema informatico di fatturazione — si legge — sono state erroneamente emesse bollette a carico di Miur intestatario della fornitura”. Tra queste una dell’importo di euro 238,93 risulta addirittura essere stata pagata dal ministero, forse per errore, il 14 dicembre 2018
La prima denuncia del 2004 e l’archiviazione del giudice
L’inchiesta del pm Eugenio Albamonte non è la prima relativa allo stabile dell’Esquilino. E la vicenda è ben ricostruita dai finanzieri.
La prima denuncia fu presentata da un funzionario del Ministero Istruzione nel 2003, poche settimane l’ingresso “dimostrativo e temporaneo” nell’edificio dell’allora CasaMontag.
Una querela affidata ai carabinieri di Piazza Dante. La sentenza “di non doversi procedere” venne pronunciata quattro anni più tardi, il 2 ottobre 2007, dalla giudice Valeria Ciampelli.
Nell’atto si descrive il vizio di forma. Al momento dell’occupazione l’edificio non era destinato “all’esercizio delle funzioni istituzionali dell’ente pubblico”: serviva dunque una querela di parte da parte del Miur, rendendo vana la “procedura d’ufficio” avviata. In realtà la denuncia c’era stata, e l’aveva presentata un funzionario del Ministero.
Il quale, tuttavia, era “sprovvisto di procura in tal senso”. Tradotto: è come se a querelare fosse stato un cittadino comune. Risultato: i leader di Casapound tutti assolti.
Ma c’è anche un altro aspetto. I finanzieri contestano anche al Miur e all’Agenzia del Demanio il fatto di non essersi costituita parte civile al processo.
Il ministero si difese affermando di “non essere venuto a conoscenza dell’esito del procedimento”, nonostante le notifiche della Procura allegate all’informativa.
La direzione di viale Trastevere ritenne anche che “l’occupazione dell’immobile non ha recato alcun danno al Miur” in quanto si sarebbe provveduto ad una “ottimizzazione degli spazi”. Non solo.
Anche i funzionari dello stesso Demanio si sarebbero disinteressati della questione, affermando di “non conoscere l’identità degli occupanti”, nonostante i volantini e le bandiere di Casapound e l’insegna gigantesca con font stile fascista per 16 anni rimasta incollata al muro del palazzo di via Napoleone III.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL SURREALE INTERVENTO IN CONSIGLIO COMUNALE: ” CI SONO ANCHE I RICCHI A UDINE, BISOGNA PENSARE ANCHE AD AIUTARE LORO”
Attenzione, abbiamo il video politico dell’anno. In questo 2020 funestato dal coronavirus, ci è
toccato ascoltare anche l’intervento del consigliere Lega Udine Carlo Pavan, nella seduta consiliare che si è svolta nella città friulana
Il video del suo intervento è stato diffuso nella giornata di oggi ed è subito diventato virale.
Il consigliere è intervenuto per sottolineare alcuni punti relativi al modo di affrontare l’emergenza coronavirus dei suoi concittadini. La prima cosa che salta all’occhio è che i suoi guanti sono di due colori diversi, ma il punto non è questo.
Carlo Pavan, infatti, si lascia andare a un intervento surreale, in cui si lamenta della distribuzione dei fondi che dovrebbero dare sollievo nell’emergenza.
«Quando si parla di supporto non c’è equità sociale e ve lo dimostro. Parlano tutti di dare fondi ai poveri — dice serissimo Pavan — e ai ricchi che pagano l’Imu chi ci pensa? Ci sono anche i ricchi a Udine, non soltanto i poveri. Ma mi sembra che i democratici nei loro interventi non prendano in considerazione questa mancanza di equità ».
Ma il consigliere della Lega non ha ancora dato il meglio di sè.
Il suo deve essere stato vero e proprio risentimento nei confronti dei poveri, o dei presunti tali: «L’altro giorno mi hanno detto che da Mediaworld c’erano 200 persone in fila per l’iPhone nuovo a 600 euro. Mi chiedo: ma questi sono davvero poveri o finti poveri?».
Vi state chiedendo come il consigliere leghista abbia stabilito con certezza che si trattasse di persone povere? Ha un metodo infallibile: «Erano tutti con la tuta. Io non ho niente contro quelli che stanno in tuta, ma non erano certo in giacca e cravatta».
Insomma, questi fondi di supporto ai poveri proprio non gli scendono giù.
Tant’è che alla fine si lascia andare a una previsione che, oltre ai cori di dissenso, ha anche scatenato qualche gesto di scongiuri. «Il 2020 è un anno bisestile. C’è stata l’acqua alta a Venezia, doveva arrivare il meteorite e poi c’è stato il coronavirus. Se dovesse arrivare qualche altra catastrofe e finiamo tutti i soldi, poi dove li prendiamo?».
«Se c’è una cosa che questa pandemia ci ha insegnato, è che il virus non fa distinzioni. Ricco, povero, bianco, giallo, nord, sud. Invece questo intervento del consigliere della Lega ci fa capire che neppure una pandemia è servita a renderci più umani, a scrollarci di dosso stereotipi da quattro soldi» — le parole, amare, sono della consigliera di minoranza Cinzia Pavan che ha reso virale il video del consigliere comunale della Lega di Udine sui social network. Sipario.
(da agenzie)
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