Settembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
AL GOVERNO C’ERA LUI CON LA LEGA E NON HA DETTO UNA MAZZA
Approvare tutto e poi contestare tutto. È questa la prassi. Oggi Matteo Salvini, venendo a conoscenza del reddito di cittadinanza percepito dalla famiglia dei fratelli Bianchi e degli altri accusati del pestaggio e dell’omicidio del giovane Willy Monteiro Duarte a Colleferro, ha contestato le regole che hanno portato alla concessione del sussidio, chiedendo le dimissioni del presidente dell’Inps Tridico.
Dimentica, forse, che quella legge (con quel regolamento) sia stato approvato da un governo di cui lui non solo faceva parte come Ministro dell’Interno, ma era anche vicepremier. Insomma, la posizione di Salvini contro reddito di cittadinanza è molto ambigua, per usare un eufemismo.
Perchè era chiaro fin dall’inizio, bastava leggere il testo della legge.
I controlli sui singoli richiedenti — dopo quelli più facilmente individuabili, come il reddito, l’Isee e l’eventuale posizione lavorativa — viene effettuato solo dopo molto tempo.
E non di certo attraverso le bacheche social, da cui appare evidente come i fratelli Bianchi (parlando di loro solo per contingenza di cronaca) tenessero un tenore di vita che poco si confaceva alle loro dichiarazioni di nullatenenti.
Insomma, chi ha approvato quella legge dovrebbe saperne e conoscerne il funzionamento. E non basta dire che la Lega ha approvato quel sussidio come merce di scambio per ottenere il sì ai decreti sicurezza, altrimenti si fa la fine di Ajeje Brazorf nel film di Aldo, Giovanni e Giacomo ‘Tre uomini e una gamba’.
«Ma io neanche ci volevo salire, mi hanno tirato su». Questo è un film, quindi finzione. La politica è (o dovrebbe essere) altro.
(da agenzie)
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Settembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
INTERVISTA A SIMONE BALDELLI (FORZA ITALIA): “LA SPINTA DEL NO E’ FORTE ANCHE NEL CENTRODESTRA”
“Diamo una sberla ai professionisti dell’anti-politica”. Intervista al forzista Simone Baldelli
“Diamo una sberla ai professionisti dell’anti-politica che sono il vero spreco di questo Paese”. Simone Baldelli, deputato forzista, è tra i promotori del Comitato trasversale per il No al referendum che da mesi martella contro il ‘”progetto eversivo di Grillo e Casaleggio che vuole sfasciare la democrazia rappresentativa”. Nonostante la partita sia in salita, Baldelli non demorde: un video lo immortala mentre fa kitesurfing sotto il titolo “Il vento è cambiato”
Siamo all’ultimo giorni di campagna referendaria. Il vento è davvero cambiato?
Fino a qualche tempo fa i sondaggi ci davano in crescita ma perdenti. Adesso il “sentiment” è che tutti quelli che sento dicono che tutti quelli che sentono gli dicono che tutti quelli che sentono votano No…
Dipenderà anche dall’affluenza ai seggi. Aspettative?
Chi coglie le ragioni del No è già motivato ad andare a votare. Questo è un Paese in cui l’anti-politica ha una carica virale molto importante, ma gli anticorpi democratici diffusi tra gli elettori di ogni schieramento – Cinquestelle compresi – sono solidi.
A destra, però, i leader politici si sono tenuti alla larga dal “sentiment” che lei citava. Almeno Silvio Berlusconi ha lasciato libertà di coscienza. Matteo Salvini e Giorgia Meloni potevano osare di più?
Nonostante le recenti vicissitudini di salute, Berlusconi ha saputo intuire la presenza di questi anticorpi e la necessità di contrastare l’anti-politica grillina interpretata da Luigi Di Maio, che è dannosa quando governa e ancora di più quando mette le mani sulla Costituzione. Io credo che il No che proverrà dagli elettori e dalla classe dirigente di centrodestra abbia diritto di essere rappresentato, e anche gridato. Contro i pifferai di M5S che pensano di fare cassa elettorale a scapito della Costituzione. Meglio il presidenzialismo domani di questo pasticcio oggi.
Se vincesse il Sì, sarebbe una vittoria solo dei Cinquestelle o anche del governo?
Se vincesse il Sì sarebbe una vittoria dei professionisti dell’anti-politica come Di Maio. Questo è il patto su cui lui ha costruito il governo e si è portato dietro il Pd. Ha dettato lui le condizioni. Il premier Giuseppe Conte non c’entra. Ma se vincesse il No, Di Maio potrebbe rimanere alla Farnesina come se nulla fosse, dopo aver fatto campagna in tv per due mesi, per di più sfuggendo ogni confronto con gli avversari?
Meno di due giorni al voto. Ultimo appello agli elettori?
Lo faccio a quelli di destra, di sinistra e anche Cinquestelle. Non è un referendum sui partiti, ma contro l’anti-politica che sulla carta viene considerata dominante. In Parlamento ha prevalso una assai poco coraggiosa disciplina di partito col 97%. Domenica vedremo se nel Paese il No ha una rappresentanza superiore o, come credo io, è addirittura in maggioranza. Sarebbe una sberla ai professionisti dell’anti-politica che sono il vero sperpero dell’Italia. Non voglio trovarmi la settimana prossima con questi signori che festeggiano l’abolizione della nostra democrazia dal balcone di Palazzo Chigi.
Qual è il rischio peggiore che vede?
E’ il progetto eversivo di Grillo e Casaleggio: vogliono mandare la democrazia rappresentativa a sfasciarsi contro il muro. Pezzetto dopo pezzetto puntano a disarticolare il Parlamento. Non a caso, il taglio dei parlamentari è arrivato in aula in sordina, due settimane dopo il referendum propositivo che avrebbe espropriato il ruolo delle Camere
Voi del Comitato per il No siete stati i pionieri della campagna di stampa sul tema. Qual è la cosa che l’ha colpita di più?
La valanga di hashtag #iovotoNo che dilaga sui social. C’è un certo Roberto che fa cinquanta tweet ogni giorno, ed è disoccupato. Non è certo la casta a preoccuparsi delle conseguenze del taglio dei parlamentari.
La grande maggioranza di simpatizzanti, militanti e dirigenti under 40 del Pd è per il No. A destra ha registrato la stessa tendenza?
Sì, anche nel popolo del centrodestra e in Forza Italia la spinta per il No è fortissima. È una spinta a cui io voglio dare voce. E anche tra i ragazzi c’è molta consapevolezza. Di recente ho incontrato una diciottenne romana che domenica voterà per la prima volta. E voterà No. Perchè, mi ha detto, vuole essere rappresentata meglio e non meno. Ecco, credo che nei giovani gli anticorpi democratici per fortuna siano davvero forti.
(da Huffingtonpost”)
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Settembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
MARETTA TRA DIBBA E I BIG DEL M5S
C’è maretta tra Alessandro Di Battista e i big M5S? Alessandro Trocino sul Corriere racconta cosa è successo quando Dibba ha endorsato, a spese di Emliano, la candidata dei 5 Stelle Antonella Laricchia:
Per capire l’aria che tira nel Movimento basta dare un’occhiata a quel che accade alla chat interna alle 19.30, quando Alessandro Di Battista pubblica un post che non solo rinnova l’appuntamento di oggi – il suo clamoroso ritorno sul palco per sostenere la candidata pugliese Antonella Laricchia –, ma ne approfitta anche per sottolineare che due su tre dei candidati «impresentabili», secondo la commissione Antimafia, sono nelle liste del dem Michele Emiliano.
È a quel punto che esplode la rabbia non solo di esponenti energici come Paola Taverna, ma anche di un moderato come Vito Crimi, che da mesi prova a gestire da reggente iperscaduto un Movimento incontrollabile. In molti accusano Di Battista di non aver detto una parola contro Raffaele Fitto e puntano il dito contro di lui: «Così fai cadere il governo e metti a rischio tutti noi».
Di Battista si inserisce nella guerriglia interna ai 5 Stelle dove la fronda che mal sopporta l’alleanza con il Pd e non vede l’ora che alle regionali vada tutto male per poter rovesciare il tavolo dove siedono Di Maio, Conte e Grillo.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 18th, 2020 Riccardo Fucile
SANTINI SBAGLIATI, GAFFE, VOTO DISGIUNTO, ROSSETTI E SALUTI ROMANI… BESTIARIO DEI CANDIDATI REGIONALI PIU’ IMPROBABILI
Chi dice “votate me, ma non troppo” e indica il candidato presidente dell’altra coalizione, chi fa il
saluto fascista via social e poi si dichiara anche omofobo, l’aspirante sindaco secondo il quale una donna senza rossetto dovrebbe rimanere chiusa in casa.
Ha regalato un po’ di tutto questa campagna elettorale che tra amministrative e regionali adesso volge al termine. Gaffe, personaggi che talvolta farebbero rabbrividire anche il noto Cetto La Qualunque, interpreto magistralmente da Antonio Albanese. Ma “Qualunquemente” è un film, che strappa risate amare, adesso andiamo alla realtà .
A Fondi, vicino Roma, un candidato alle elezioni amministrative è stato fotografato con il braccio destro teso tra immagini del duce e fasci littori.
L’immagine ha fatto il giro dei social. Christian D’Adamo, 32 anni, di professione pizzaiolo, come riporta La Stampa, proprio sui suoi social, si definisce omofobo, anticomunista e antisemita. Oltre che, fascio-laziale. Adesso corre per diventare consigliere comunale di Fondi con la lista civica “Giulio Mastrobattista sindaco”, una delle tre liste che appoggiano la candidatura dell’avvocato Mastrobattista, di Fratelli d’Italia. Come è ovvio tutto questo che scatenato l’ira della locale sezione dell’Associazione nazionale partigiani.
Andando verso la Puglia, a Corato, in provincia di Bari, il candidato sindaco di centrodestra ed ex senatore Gino Perrone nel corso di un comizio in piazza, parlando del degrado nel cimitero della cittadina, ha esordito così: “Si tratta del biglietto dai visita della città ”. E fin qui tutto bene, salvo poi aggiungere: “Se una donna è bella per sua natura, ma non si mette almeno un po’ di rossetto per addobbarla, dove va?”.
Un po’ ovunque ci deve essere stato uno scambio di persona. Per caso o di proposito. Per esempio, Ciro Attanasio, candidato al consiglio regionale in Campania, con il simbolo +Europa, con De Luca presidente, ha invece stampato in un primo momento i santini con scritto “Con Caldoro presidente”. Errore, forse involontario, ma pur sempre da matita blu.
Certamente c’è strategia dietro al voto disgiunto che propongono i tanti candidati del Pd in Veneto. Prima il caso che ha coinvolto il coordinatore del Pd di Nove Cartigliano in provincia di Vicenza, Gilberto Lorenzin, che in una lettura spedita ai militanti dem ha ricordato la possibilità di fare il voto disgiunto, barrando sia il nome della candidata dem Chiara Luisetto sia quello del governatore Luca Zaia.
Ora spunta un video, che sta girando nelle chat in cui il padovano Stefano Artuso, già coordinatore del circolo del Pd di Rubano e candidato consigliere con i dem, invita anche lui a votare Luca Zaia pur di avere un voto.
In Toscana succede dell’incredibile. Un tweet del leader nazionale di Forza Nuova Roberto Fiore recita così: “Giusta la denuncia del candidato Nicola Sisi e di Forza Nuova Siena: bambini e genitori, obbligati alla mascherina, vengono ammassati all’ingresso della scuola”.
Sisi è candidato nel collegio di Siena di Toscana Civica, la lista civica che sostiene la leghista Susanna Ceccardi governatrice. E quindi ecco il senatore Pd Dario Parrini che parlando proprio del candidato senese di Toscana Civica dice così: “Ho dovuto ricredermi nel momento in cui ho scoperto che tra i candidati delle liste a suo sostegno di Ceccardi c’è un militante di Forza Nuova,
Nicola Sisi, che esibisce slogan fascisti, diffonde odio per chi raccomanda l’uso della mascherina, vuole l’Italia fuori dall’Europa e dall’euro e a pochi giorni dal voto riceve grandi elogi da Roberto Fiore, già terrorista nero condannato in via definitiva per banda armata e leader nazionale di Forza Nuova. Da rabbrividire. C’è un limite a tutto: presenterò entro oggi un’interrogazione parlamentare”.
Ha già fatto abbondantemente discutere l’aggressione subita ad opera di “un uomo di colore, alto circa un metro e ottanta” a un candidato della Lega al consiglio comunale di Valenza. Aggressione che aveva fatto indignare tutti scatenando la solidarietà bipartisan. Ma quella aggressione, hanno scoperto i carabinieri, non è mai avvenuta e Lele Rachiele, 19 anni, candidato leghista a Valenza, è stato denunciato per simulazione di reato.
Poi si arriva a Padova, dove il sindaco Sergio Giordani, che si sta spendendo per il Arturo Lorenzoni, suo ex vice, utilizza quasi un equazione matematica per spiegare come va il mondo: “Senza criminali i poliziotti perderebbero il lavoro”.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
E’ PROPRIETARIO DI IMMOBILI CHE AFFITTA A IMMIGRATI E PROSTITUTE: “MI SONO MESSO CON SALVINI PERCHE’ SE LA REGIONE PASSA AL CENTRODESTRA A FERMO COMANDO IO”
Romeni, ivoriani e prostitute: “Una ciurma che non me la può levare neanche il Padreterno”.
Così Luciano Romanella, candidato della Lega al consiglio comunale di Fermo, definisce il suo elettorato in una conversazione con un amico di altre simpatie politiche. Romanella, consigliere di lungo corso con un passato alla guida di un movimento civico e fra gli animalisti, è proprietario di immobili che affitta a immigrati e prostitute: “A me non dà fastidio nessuno, l’elettorato mio è inavvicinabile, il 50 per cento sono romeni. Domani sera sono a cena con gli ivoriani, sono 39 voti matematici. Ho una ciurma che non me la può levare neanche il Padreterno, capisci? Le tr.. di Tre Archi, quelle che non fanno più il mestiere, il giro attorno al Paradise. Tutta questa roba là non me la leva nessuno”.
Romanella spiega il suo passaggio con Salvini per motivi pratici: “Mi sono dovuto mettere con la Lega: perchè se il centrodestra prende la Regione, io comando Fermo… Datemi il voto disgiunto e io comando Fermo coi soldi della Regione”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL COLLEGAMENTO TRA BARACCHETTI E IL PARTITO DI SALVINI
Russia, paradisi fiscali, Panama, Svizzera, Cipro. 
I leghisti del ‘prima gli italiani’ sono poi molti internazionali quando si tratta di affari e soldi
Sui fondi della Lega adesso indaga anche l’Antiriciclaggio. Ci sono quattro operazioni sospette, soldi che entravano nelle casse di una società vicina al Carroccio e che poi – si legge sul Corriere della Sera – rientravano nelle casse del partito.
È una relazione della Guardia di Finanza – trasmessa ai magistrati di Milano e Genova che indagano sui conti del Carroccio e sulla sparizione dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali – a rivelare il collegamento diretto tra l’elettricista di Bergamo Francesco Barachetti, indagato per peculato, e il partito guidato da Matteo Salvini.
Personaggio chiave nel trasferimento di fondi all’estero appare la moglie di Barachetti Tatiana Andreeva, titolare della società OOO Sozidaner Oblast di San Pietroburgo che avrebbe utilizzato una parte dei soldi provenienti dal Carroccio per l’acquisto di un appartamento.
A lei, intercettata al telefono nel novembre 2019, un funzionario di banca ricorda di “evitare di far transitare sul conto movimentazioni provenienti dalla Lega”.
I dettagli – prosegue il Corriere – sono negli atti dell’inchiesta sull’arresto dei commercialisti. Secondo l’accusa «degli 800 mila euro versati da Lombardia film commission l’8 dicembre 2017 alla società Andromeda, della quale era amministratore di fatto Michele Scillieri, 488 mila tre giorni dopo prendono la strada della Eco srl che a sua volta ne gira quasi immediatamente 285mila alla Brachetti service che due mesi dopo ne riceve altri 105 mila per un totale di 390 mila euro.
Il 15 dicembre Barachetti bonifica 45.000 euro a Dea spa, la società di Di Rubba e Manzoni.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA SORELLA D’ITALIA LO AVEVA ACCUSATO DI “FARE COMIZI PAGATO DAGLI ITALIANI”… COME SE LEI SE LI PAGASSE DI TASCA SUA
Arriva a stretto giro la risposta di Pierluigi Lopalco alle accuse di Giorgia Meloni, cioè di andare in giro a fare comizi pagato dagli italiani: “Per venire a lavorare in Puglia ho richiesto una aspettativa dall’università di Pisa. La Regione Puglia mi ha attivato un contratto dell’importo complessivo di 120mila euro lordi l’anno, equivalente al mio stipendio universitario. I cittadini non hanno speso un soldo in più visto che appena sono stato candidato mi sono dimesso dall’incarico in Regione, che mi ha pagato solo 3 mesi di stipendio. Ho fatto la campagna elettorale prendendo le ferie arretrate visto che ho lavorato senza interruzione per anni. Chi mi attacca ha pochi argomenti”.
“Sono completamente estraneo all’invio di materiale elettorale ai pazienti oncologi”, ha poi sottolineato Lopalco.
“Ho letto anch’io quello che ha scritto una signora su Facebook, ovvero di aver ricevuto un invito a un convegno su Covid e tumori dove ero stato invitato a parlare di assistenza ai malati oncologici durante l’emergenza – ricostruisce Lopalco – Chi ha organizzato questo convegno ha probabilmente usato una mailing-list di qualche associazione di pazienti e ha mandato l’invito al convegno con anche materiale elettorale di cui io non sapevo nulla. Ho subito parlato con la diretta interessata, che poi sempre su Facebook ha ridimensionato la cosa, spiegando che non c’entravo nulla”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“HO AIUTATO I BRACCIANTI AGRICOLI IMMIGRATI, DANDOGLI UNA SISTEMAZIONE DIGNITOSA E VIETANDO CHE LAVORINO NELLE ORE PIU’ CALDE”
Pippi Mellone, 36 anni, è il sindaco di Nardò, comune di 31 mila abitanti della provincia di
Lecce, in Puglia. È uno degli “alleati”, dei fedelissimi di Michele Emiliano, governatore uscente che ha deciso di ricandidarsi, per un secondo mandato, alle elezioni regionali del 20 e 21 settembre.
Con lui, dice, ha «un rapporto personale e affettivo». Mellone, però, viene spesso etichettato — come spiega lui stesso a inizio intervista, prima ancora che glielo chiedessimo — come il “sindaco di Casapound“.
Come mai?
«La vogliono utilizzare come un’offesa, peccato che io non abbia mai avuto la tessera di quel partito. Con Casapound, così come con tutti gli altri partiti, come Rifondazione comunista, abbiamo organizzato diverse iniziative, come la raccolta alimentare fuori dai supermercati. Come farebbe la Caritas, per intenderci. Non conta di certo essere di destra o sinistra. Da giovane, invece, ho militato in “Alleanza nazionale” e “Azione Giovani”, non disconosco nulla delle mie origini politiche».
«Dal 2013 ho smesso di credere nell’orientamento politico. Il mio movimento, infatti, si chiama, “Andare oltre”, superando quindi le categorie vuote di destra o sinistra. Basta etichette, basta catalogarmi. Sarebbe stupido e fuori dal tempo. Sicuramente sono più di sinistra io che Carlo Calenda». Lo stesso che, qualche giorno fa, lo ha attaccato duramente sui social.
«Un uomo disperato» — lo definisce — che, qualora dovesse perdere alle Regionali, «resterebbe confinato in un angolo dal punto di vista politico»
«Così ho aiutato i braccianti agricoli, tutti migranti, della mia città »
Tra i provvedimenti di “sinistra” fortemente voluti dal sindaco di Nardò ci sono quelli a sostegno dei braccianti agricoli, tutti immigrati, e anche una mozione per l’«istituzione del registro di unioni civili quando ancora non c’era nemmeno la legge Cirinnà »: «Peccato che il Pd locale, in consiglio comunale, abbia votato contro».
Per i migranti che ogni anno si recano a Nardò «per la raccolta estiva di angurie e pomodori», ha chiesto e ottenuto uno stanziamento della regione Puglia per la costruzione di «80 container a uso abitativo così da ospitare al massimo 320 persone»: «Prima vivevano ammassati in casolari diroccati o addirittura sulle panchine. Poi ho anche deciso di vietare il lavoro dei braccianti agricoli nelle ore più calde e la mia ordinanza è stata impugnata al Tar da quegli imprenditori coinvolti nell’inchiesta per schiavismo. Ma io quel provvedimento lo rinnovo ogni anno. Una misura a tutela dei lavoratori di qualsiasi colore e provenienza».
Le polemiche «L’Anpi deve chiudere»
Ma ci sono anche due fatti che in molti non gli perdonano. Il primo: aver chiesto la chiusura dell’Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) di Lecce «perchè rappresenta un pericolo per la democrazia»: «Era una provocazione. Loro chiedono sempre la chiusura di qualcosa per “violenza verbale”. Allora io ho fatto lo stesso, li ho ricambiati con la stessa moneta, dopo che qualche giorno prima avevano definito “presunta vittima delle Foibe” Norma Cossetto», studentessa italiana uccisa dai partigiani comunisti jugoslavi nel 1943.
Il saluto romano e l’omaggio a Sergio Ramelli
E poi c’è quel video con il saluto romano che continua a rimbalzare sui social dopo che è stato diffuso su Twitter da Calenda. In queste immagini si vede Mellone omaggiare — insieme ad altre persone — Sergio Ramelli, diciottenne militante del Fronte della Gioventù, aggredito nel 1975 a Milano da un gruppo di militanti vicini ad Avanguardia operaia e morto più di un mese e mezzo dopo per i traumi riportati. «Ucciso da studenti di medicina, figli di papà , insomma una vittima della violenza politica» precisa lui.
Ma in quel video — dove si sente chiaramente, ripetuto almeno sei volte, «camerata Sergio Ramelli» — si vede anche il saluto romano (non eseguito da Mellone ma da alcuni dei presenti): «Guardatelo e ditemi se scorgete il mio braccio alzato. Quel video, poi, ha vent’anni (e si riferisce al fatto che Carlo Calenda lo abbia riproposto qualche giorno fa su Twitter, ndr) e torna virale ogni volta che c’è una campagna elettorale. Lo usano per provare a mettere in difficoltà Emiliano. Anzichè parlare del saluto romano, si parli del ragazzo ucciso…» conclude.
(da Open)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA COMMISSIONE ANTIMAFIA DIFFONDE I NOMI: 5 CON DE LUCA, 4 CON CALDORO (UNO DELLA LEGA E TRE DI FORZA ITALIA)
“Lo Stato è vigile, ma la politica deve fare di più per garantire ai cittadini una degna rappresentanza”. Così il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, all’esito dell’attesa seduta in cui diffonde i nomi dei 13 candidati ritenuti “impresentabili” e inseriti nelle tre regioni di Campania, Puglia e Val d’Aosta, chiosa sulle carenze di filtri adeguati.
Per la Commissione di Palazzo San Macuto, sono dunque 9 i candidati da indicare con uno stop tra coloro che aspirano alla carica di consigliere per Palazzo Santa Lucia a Napoli : cinque sono schierati con il governatore Pd Vincenzo De Luca che vola verso il bis, e alcuni risultano imputati per reati anche gravissimi come l’associazione mafiosa o il riciclaggio; in quattro corrono invece per lo schieramento di Stefano Caldoro di Fi. Altri tre soggetti in Puglia. Mentre un altro candidato non in regola viene per le norme di autoregolamentazione segnalato in Val d’Aosta.
“La nostra funzione di controllo sulle liste – spiega Morra – riguarda sia la disciplina recata dal decreto legislativo numero 235 del 2012, ovvero la legge Severino, che il codice di autoregolamentazione cui la stessa normativa deve rinviare”.
Per la Campania, il presidente sottolinea che “all’esito delle verifiche disposte sui quindici candidati segnalati dalla direzione nazionale antimafia e antiterrorismo antimafia, non sono stati presi in considerazione carichi pendenti o sentenze per reati diversi da quelli previsti dal codice di autoregolamentazione o dalla legge Severino”.
Ecco dunque i nove casi: Carlo Iannace (“De Luca Presidente”, per Vincenzo De Luca Presidente), “il quale venne dichiarato sospeso a decorrere dal 31 marzo 2016 dalla carica di consigliere regionale, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 5 maggio 2016. Ciò per via della condanna comminata al predetto candidato alla pena di anni sei di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque, in quanto dichiarato colpevole” di peculato.
Ma ci sono anche altri 5 per la compagine deluchiana: Sabino Basso (“Campania libera- De Luca Presidente”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio, processo in corso davanti al Tribunale di Avellino; Aureliano Iovine (“Liberaldemocratici Campania popolare moderati con De Luca”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di vari e gravi reati, tra cui l’associazione per delinquere di stampo mafioso, il fraudolento trasferimento di valori aggravato dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, e ancora cinque imputazioni per truffa aggravata, dall’aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità e dall’agevolazione delle associazioni mafiose, una tentata truffa aggravata dell’agevolazione della attività mafiosa. Un soggetto rinviato a giudizio, e il cui dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli. Un caso, quest’ultimo, per il quale gli avvocati fanno però sapere che la “situazione è ormai totalmente sanata”, riservandosi di produrre documentazione.
Poi c’è il caso di Michele Langella (“Campania in Europa”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio, processo in corso al Tribunale di Torre Annunziata; e quello di Francesco Plaitano (“Partito Repubblicano Italiano”, per Vincenzo De Luca Presidente), già segnalato nel 2015 dalla Commissione antimafia della XVII Legislatura per violazione del codice di autoregolamentazione per la stessa condanna per estorsione, tuttora pendente, l’impugnazione è stata fissata per il 22 settembre 2020.
Nello schieramento avverso di centodestra, ecco però gli altri quattro casi di impresentabili, 3 di Forza Italia e 1 della Lega, che corrono a sostegno di Stefano Caldoro.
Si tratta di Orsola De Stefano (“Lega SalviniCampania”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata di concussione, con processo in corso al Tribunale di Avellino; Maria Grazia Di Scala (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano CaldoroPresidente), imputata anch’ella di concussione, con processo dinanzi ai giudici di Napoli; Monica Paolino (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata di scambio elettorale politico-mafioso, moglie dell’allora sindaco di Scafati Pasquale Aliberti, anch’egli a giudizio per analoghi reati, e il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Nocera Inferiore. Francesco Silvestro (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano CaldoroPresidente), imputato di concussione , processo che va avanti al Tribunale di Napoli. La Campania detiene dunque il “picco” dei casi da bocciare. Inevitabile non ricordare lo scontro tutto interno alla sinistra di cinque anni fa, quando De Luca apostrofò con durissimo attacco l’allora presidente dell’antimafia Rosy Bindi, che lo aveva definito – norma alla mano – “impresentabile”.
E oggi? “Oggi Vincenzo De Luca – risponde Morra – ritenuto impresentabile per le accuse relative agli articoli 110, 81, 317 del codice penale (il concorso in concussione), per quella stessa accusa è stato assolto dopo 18 anni nel 2016. Non essendoci pendenze rilevanti sia per la legge Severino, sia per il codice di autoregolamentazione, De Luca risulta presentabile come candidato alla presidenza della giunta regionale della Campania”. Poi aggiunge: “Se De Luca vorrà fare altri video per dileggiare anche altre persone oltre all’ex presidente di questa commissione, Bindi, è libero di farlo. Ho simpatia per la sua teatralità “, è la stoccata.
In Puglia, tre gli impresentabili. Si tratta di Silvana Albani (“Puglia Solidale Verde” per Michele Emiliano Presidente), imputata dei reati di falsa perizia, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, e corruzione in atti giudiziari, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, processo in corso a Catanzaro; Vincenzo Gelardi (“Partito del Sud Meridionalisti Progressisti” per Michele Emiliano Presidente), imputato di plurimi reati di trasferimento fraudolento di valori aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, processo di cui si occupano i giudici di Napoli; e Raffaele Guido (“Fiamma Tricolore” per Franco Piero Antonio Bruni Presidente), imputato di tentata violenza, lesioni e minaccia, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose, processo in corso a Lecce.
Per la Valle d’Aosta, nel mirino c’è invece un caso che riguarda la legge Severino: si tratta dell’ex governatore della regione, Augusto Rollandin, che oggi corre con una formazione autonomista “Pour l’autonomiè”. L’ex presidente, Rollandin, per sei volte alla guida della Val d’Aosta, è stato condannato in primo grado nel marzo del 2019 nell’ambito del processo per un giro di corruzione, ed è stato sospeso dagli incarichi pubblici (era consigliere regionale della dell’Union Valdotaine).
(da agenzie)
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