Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
COME DARSI LA ZAPPA SUI PIEDI… LA CECCARDI SI DIFENDE: “HA SOTTOSCRITTO IL DOCUMENTO DEI VALORI”: COME BASTASSE LA CARTA STRACCIA PER CANCELLARE IL RAZZISMO
Nella lista Toscana Civica, che sostiene l’aspirante governatrice del centrodestra Susanna Ceccardi alle elezioni Regionali che si terranno in Toscana il prossimo 20 e 21 settembre 2020, vi sarebbe candidato nel collegio di Siena anche un esponente di Forza Nuova, Nicola Sisi.
La polemica si è accesa dopo un tweet di Roberto Fiore in cui il leader di Forza Nuova scrive: “Giusta denuncia del candidato Nicola Sisi e di FN Siena: bambini e genitori, obbligati alla mascherina, vengono ammassati all’ingresso della scuola. Il Governo prima fa terrorismo psicologico poi lascia tutti in balia del caos”.
Sisi era già finito al centro delle polemiche lo scorso 27 agosto per aver elogiato le “passeggiate per la sicurezza” organizzate da Forza Nuova, costringendo la stessa Toscana Civica, lista nella quale è candidato, a prendere le distanze dalle sue dichiarazioni.
A difenderlo, tuttavia, era stato Alessandro Dolci, coordinatore senese di Forza Nuova, che aveva annunciato il suo sostegno al candidato: “Mi auguro che Sisi ce la possa fare. Faccio appello a tutta la parte sana dell’elettorato civico affinchè il 20-21 settembre voglia sostenere questo candidato, l’unico, tra i suoi colleghi, a dimostrare intelligenza e a meritare un posto in Consiglio regionale”.
Non solo, secondo Leonardo Cabras, coordinatore regionale di Fn, Sisi “è l’unico candidato ‘ufficiale’ dentro liste civiche per le regionali, mentre Roberto Fiore, oltre al tweet menzionato precedentemente, ha parlato di Sisi anche in un’altra occasione sui suoi profili social scrivendo: “Le giuste dichiarazioni del candidato Nicola Sisi ricordano al popolo toscano che un solo movimento politico ha sempre difeso coraggiosamente la sicurezza dei più deboli per le strade: Forza Nuova”.
“Scopriamo oggi dal leader nazionale di Forza Nuova che questo movimento di estrema destra sostiene Ceccardi avendo un proprio candidato nella lista civica di Siena a lei collegata” ha attaccato il Partito Democratico attraverso una dichiarazione di Simona Bonafè, segretaria regionale del Pd in Toscana, mentre dallo staff della Ceccardi fanno presente che “la lista è composta da diverse sensibilità e che tutti i candidati hanno comunque sottoscritto un documento con valori importanti, di difesa della Costituzione, liberali, moderati e di solidarietà .”
Come se bastasse sottoscrivere carta straccia per cancellare il razzismo
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
FONDAZIONE GIMBE: “AUMENTANO RICOVERATI E TERAPIE INTENSIVE, MENTRE RIMANE STABILE IL NUMERO DELLE VITTIME”
Continuano ad aumentare i casi di pazienti ricoverati per Covid19 in ospedale e in terapia
intensiva, mentre il numero dei morti resta sostanzialmente stabile.
Nella settimana compresa tra il 9 e il 15 settembre la Fondazione indipendente Gimbe ha registrato un incremento del 26% nel numero dei contagiati ricoverati in ospedale – 2.222, 1.760 la settimana precedente) – e del 41% in quello dei pazienti spostati in terapia intensiva, saliti da 143 a 201.
L’incremento dei nuovi casi si stabilizza – 9.837 da 9.964 – così come il numero dei morti – 70 da 72 – ma rispetto ai sette giorni precedenti risultano effettuati oltre 58.000 tamponi in meno – 370.012 contro 421.897, in termini percentuali un calo del 9,2% – mentre continua ad allargarsi il bacino dei positivi – 39.712 – e risale l’età media dei contagiati. Dato, quest’ultimo, che la Fondazione ritiene coerente con il progressivo incremento dei ricoverati con sintomi e di quelli in terapia intensiva.
Dal 21 luglio al 15 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 2.222 e i pazienti in terapia intensiva da 49 a 201. Circa tre quarti dei pazienti ricoverati si concentrano in 7 Regioni (74,3%): Lazio (453), Campania (295), Lombardia (263), Puglia (204), Emilia-Romagna (168), Sicilia (141) e Liguria (128). Il 74,1% dei pazienti in terapia intensiva si distribuiscono in 8 Regioni: Lombardia (29), Lazio (18), Campania (18), Sardegna (18), Emilia-Romagna (17), Sicilia (17), Toscana (17), Veneto (15).
Proprio alle Regioni si rivolge il presidente della Fondazione di Bologna, Nino Cartabellotta perchè potenzino le attività di testing e tracciamento, aumentando il numero dei tamponi, mantenendo alta la guardia anche per l’impatto imprevedibile che la riapertura delle scuole può imprimere all’andamento della curva dei contagi. “Nell’ultima settimana – fa notare Cartabellotta – l’aumento dei nuovi casi appare stabilizzato”, ma “è verosimile che il numero sia sottostimato considerata la riduzione dei casi testati e l’ulteriore aumento del rapporto positivi/casi testati”. E anche se “si tratta di numeri ancora bassi e al momento non risultano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, il trend in costante aumento impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni”.
In particolare, in Liguria (9), Lazio (8), Sardegna (6,3), Campania e Puglia (5,4), regioni nelle quali, rispetto ad una media nazionale di 4 ospedalizzazioni per 100.000 abitanti, i tassi risultano più elevati.
Il fatto che nelle ultime due settimane l’età media dei contagiati sia risalita a circa 40 anni “dimostra – aggiunge il presidente – che i giovani asintomatici, quando vengono a contatto in ambito familiare con persone adulte e anziane, contagiano soggetti fragili che sviluppano sintomi e possono necessitare di ricovero ospedaliero, o addirittura in terapia intensiva”. Quindi, “davanti a questo scenario epidemiologico e clinico”, l’invito alle Regioni perchè potenzino “senza indugi – conclude Cartabellotta – l’attività di testing e tracing, in evidente calo dopo il “boom dei tamponi” sui vacanzieri”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
DALL’INDAGINE DELLA GDF EMERGE CHE NON NE AVEVANO DIRITTO
I quattro arrestati per l’omicidio di Willy Monteiro Duarte percepivano il reddito di cittadinanza. E’ una delle conclusioni alla quale sono arrivati gli investigatori dopo i primi dieci giorni di indagine.
Lo riporta La Stampa e sottolinea una volta di più i problemi di un provvedimento congegnato per aiutare le fasce più povere della popolazione. Come scrive La Stampa, citando le immagini postate sui social dai due accusati del delitto di Willy, emerge una contraddizione tra stile di vita dei quattro e il diritto al reddito di cittadinanza.
Vivevano nel lusso, e stando all’inchiesta patrimoniale della Guardia di Finanza i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli (tutti a Rebibbia) e Francesco Belleggia (ai domiciliari) non ne avevano diritto.
Intanto proseguono le indagini sul pestaggio che ha portato alla morte del giovane capoverdiano. Secondo quanto appreso, sono stati fermati venticinque minuti dopo l’aggressione mortale a Willy Monteiro Duarte i fratelli Marco e Gabriele Bianchi accusati di omicidio volontario assieme a Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.
Il dato emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Velletri. “I responsabili sono stati sorpresi alle ore 3.55 del mattino – scrivono gli inquirenti – dopo appena 25 minuti dal fatto, con ‘cose e tracce’ dalle quali apparivano aver commesso il fatto “immediatamente prima”. In particolare l’autovettura con la quale gli aggressori sono giunti sul luogo del delitto e poi si sono dati alla fuga, la camicia strappata indossata da Garbriele Bianchi ed il palese stato di agitazione”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
LE PROTESTE SOTTO CASA: “DECISIONE ASSURDA E INGIUSTA”… CHISSA’ PERCHE’ LE CONCEDONO AI POLITICI MA NON A CHI USA UN MEGAFONO PER PROTESTARE CONTRO UNA SCELTA POLITICA… PER UNA CONDANNA A DUE ANNI E’ ASSURDO
Annunciato, l’arresto della portavoce No Tav è scattato nella notte. Alcuni agenti della Digos si
sono presentati a casa sua, a Bussoleno.
Dana Lauriola è stata prelevata per essere trasferita in carcere, alle Vallette di Torino. Ci sono stati dei momenti di tensione con il gruppo di No Tav che da quando è diventato noto l’ordine di carcerazione presidiavano l’abitazione della militante valsusina. Ma si sono risolti in breve tempo.
L’attivista, 38 anni, dovrà scontare una condanna di due anni per i fatti avvenuti nel 2012, quando durante la protesta fu bloccato il casello stradale di Avigliana. La notizia della condanna, per cui sono state rifiutate le pene alternative proposte dalla difesa, è arrivata nei giorni scorsi e da allora fuori dall’abitazione gli attivisti del movimento hanno organizzato un presidio fisso “in attesa che vengano a prenderla”.
Da giorni decine di NoTav erano a Bussoleno – davanti alla casa dove Dana vive con i suoi gatti – per protestare contro una decisione considerata “assurda e ingiusta”. Questa notte quando la polizia è arrivata per eseguire l’ordine, è partito l’appello sui social e si sono radunati in 40 circa: “La polizia è arrivata di fronte a casa di Dana, un intero quartiere di Bussoleno è militarizzato, ma si riesce ancora a raggiungere il presidio permanente attraverso le vie adiacenti”.
I militanti hanno scritto di “un blitz in pieno stile per portare in carcere una donna la cui unica colpa sarebbe quella di aver gridato le motivazioni del nostro No al Tav in un megafono. Ma noi siamo qui al suo fianco, non la lasceremo sola e non faremo passare liscia questa ennesima ingiustizia del forte sul debole”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“COSA AVREI DOVUTO FARE? VOLTARMI DALL’ALTRA PARTE? ERA MIO DOVERE INTERVENIRE”
“C’era un tizio che stava prendendo a schiaffi una povera ragazza. Che cosa avrei dovuto fare, voltarmi dall’altra parte? Era mio dovere intervenire”.
Vittorio Cingano ha 73 anni ed è l’anziano che compare – mentre viene preso a pugni e a calci in faccia – nel video choc girato lunedì di fronte al mercato ortofrutticolo del capoluogo berico.
Racconta al Corriere della Sera:
L’aggressore si chiama Alberto Fontanarosa, è un venticinquenne italiano di origini ungheresi, tossicodipendente.
“Saranno state le 5 del pomeriggio, stavo camminando quando ha sentito le grida di quei due che litigavano e ho visto lui che le metteva le mani addosso. Mi sono avvicinato, gli ho detto: ma che combini? E questo non ha aperto bocca, è venuto verso di me e… bum! Mi ha steso con un pugno. Poi sono arrivati i calci e tutto quello che si vede nel video. Per fortuna i poliziotti sono eccezionali e in pochi minuti l’hanno arrestato. Ora spero arrivi una condanna severa, che serva da monito”.
Ma non chiamatelo eroe:
“Lo rifarei: se una donna viene picchiata ho l’obbligo morale di difenderla. Stiamo diventando una società egoista, lo so. Ma spero di continuare a fare le scelte giuste, a non fingere di non vedere”.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
OTTAVO COMPONENTE DEL BRANCO RICONOSCIUTO SU FACEBOOK DA UNA DELLE VITTIME
Il gip di Matera Angelo Onorati ha respinto il ricorso per l’attenuazione della misura cautelare
presentato dagli avvocati dei quattro giovani in carcere nell’ambito dell’indagine sulla violenza sessuale di gruppo subita da due turiste minorenni inglesi, di 16 e 15 anni, durante una festa in una villa di Marconia di Pisticci (Matera) la notte tra il 7 e l’8 settembre scorso.
Il giudice per le indagini preliminari ha quindi confermato la custodia cautelare in carcere per i quattro giovani, che hanno tra i 19 e i 23 anni, e che lo scorso 11 settembre sono stati arrestati dalla polizia.
Gli avvocati di Michele Masiello, di 23 anni, Alberto Lopatriello (22), Alessandro Zuccaro (21) e Giuseppe Gargano (19) avevano chiesto per i loro assistiti il passaggio agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Restano indagati a piede libero, altri tre giovani, tra i quali due cantanti trapper.
Sabato prossimo, 19 settembre, alle ore 9, comincerà l’incidente probatorio, al quale prenderanno parte anche le due ragazzine.
Nel frattempo, una delle due avrebbe riconosciuto su un social network anche l’ottavo giovane che avrebbe partecipato alla violenza sessuale di gruppo: tramite l’avvocato, Giuseppe Rago, è stata presentata una denuncia contro quest’altro giovane.
(da agenzie)
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Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “VICINI ALLA LEGA”, DI RUBBIA E MANZONI DA ANNI ERANO FUNZIONALI AL PARTITO… “CI HANNO LICENZIATI DICENDO CHE I SOLDI ERANO FINITI”
Altro che i commercialisti “vicini” alla Lega. Altro che professionisti di “area Carroccio“.
In via Bellerio, storica sede milanese della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni erano “praticamente di casa”. Di più: i due professionisti finisti agli arresti domiciliari avevano a disposizione “un ufficio d’appoggio” nella “casa” del partito di Matteo Salvini.
“È per questo che non può fare finta di non conoscerli e deve manifestare fiducia nei loro confronti, nonostante siano ai domiciliari”, dice al fattoquotidiano.it Francesco Bonora, che nella storica sede del Carroccio ha fatto il centralinista per 17 anni lunghi anni: dal 1998 al 2015.
Poi è stato licenziato insieme a 77 colleghi: quasi tutti i dipendenti del partito di Alberto da Giussano. “A cacciarci furono Centemero, Di Rubba, Manzoni e Giorgetti. E su Giorgetti invito a fare attenzione: lui nella Lega c’è, c’è sempre stato e sempre ci sarà . Anche dopo Salvini: non c’è dubbio. Si è già un po’ smarcato”, dice Bonora.
Bonora, all’epoca vi licenziarono perchè dicevano che i soldi erano finiti. Lei in quel periodo era un rappresentante sindacale della Uiltucs: come andarono le cose
Nel 2014 iniziammo a fare riunioni con Centemero: dicevano che il partito era in crisi. Noi replicavamo che i soldi c’erano, avevamo i visto i bilanci pubblici, c’erano le proprietà immobiliari. Siamo andati più volte dal tesoriere, ma lui non era capace di dirti le cose cattive in faccia. Te le faceva dire dall’avvocato della PricewaterhouseCoopers, la società di consulenti che io chiamavo semplicemente “tagliatori di teste”. Loro furono molto netti: ci dissero che volevano esternalizzare i servizi e quindi in 77 saremmo dovuti andare via.
E Salvini?
Io con Salvini attaccavo i manifesti. La cosa che fa più ridere è che mentre lui licenziava noi, andava in giro a parlare con Landini e la Fiom e a difendere i lavoratori delle fabbriche.
Quello è il periodo in cui Centemero affida la cassa del partito a Di Rubba e Manzoni: li conosce?
Certo che li conosco, in Bellerio erano di casa. Non dico venissero tutti i giorni ma molto spesso.
Già nel 2014? Cosa venivano a fare
Avevano un ufficio d’appoggio in via Bellerio. Non c’erano i loro nomi sulle porte ma lo potevano usare. Mi era stato detto chiaramente che potevano accedere agli uffici e infatti Salvini non ha potuto non ammettere che questi due li conosceva.
L’altro commercialista arrestato, Michele Scillieri, invece lo conosceva?
No, credo mai visto.
Ha letto le notizie di giudiziaria che coinvolgono Di Rubba, Manzoni e Scillieri?
Certo che le ho lette.
Ci sono da chiarire giri di denaro per migliaia e migliaia di euro. Tutti fatti che secondo l’accusa risalgono proprio nel periodo successivo al vostro licenziamento: che ne pensa
Penso che se loro facevano girare denaro non le dico cosa mi gira a me. Ma già all’epoca a noi tutti ci giravano.
Lei è entrato in Lega da militante leghista?
Sì, sì certo.
E in via Bellerio come commentavate la nascita della nuova Lega per Salvini premier?
Noi sapevamo che Salvini stava distinguendo tra la sua figura di candidato premier e la Lega Nord. Però da lì a pensare che avrebbe fatto un partito nazionalista partendo da uno federalista ce ne corre. Cioè io ero lì perchè credevo nel federalismo, mica per altro. Infatti dal 2015 non prendo più neanche la tessera, sono lontano da tutto e ho altre idee
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
COSI’ SI PUNTAVA AL BUSINESS COVID
Quanti erano gli affari curati dai contabili della Lega e quanti gli imprenditori coinvolti? Giorno dopo
giorno dal mastodontico fascicolo di indagine emergono nuove intercettazioni e nuovi possibili incroci nell’inchiesta che ha portato tre commercialisti e il cognato di uno di questi ai domiciliari per la compravendita considerata “gonfiata” dalla procura di Milano di un capannone rifilato Lombardia Film Commission.
Così in una intercettazione del 18 marzo Andrea Manzoni, già revisore contabile per il Carroccio che ieri davanti al giudice per le indagini ha risposto respingendo le accuse, dice all’imprenditore Francesco Barachetti, indagato per concorso in peculato, una frase emblematica. “Riusciresti anche a venderci i gel per lavar le mani? (…) Hai presente il gel quello che va di moda adesso? (…) se riesci a prendere piede su quello (…) la pulizia secondo me tutti incominciano a essere più attenti eh”.
Manzoni, per gli investigatori della Guardia di finanza, “lascia intravedere” all’imprenditore “le prospettive di guadagno sottese al proficuo inserimento in questa nicchia di mercato”. “Se pensi già solo io e Alberto (Di Rubba, altro contabile arrestato ed ex presidente della Lombardia Film Commission, ndr), tra uffici, ‘non solo auto’ (…) adesso in Lega, cioè vedi che il lavoro arriva”.
I due, spiegano gli investigatori delle Fiamme gialle nell’informativa parlano dei “futuri lavori commissionati all’impresa dal partito politico Lega per Salvini premier e da altre entità allo stesso riconducibili, come ad esempio Radio Padania“.
Manzoni fa anche riferimento “alla recente acquisizione, al momento non riscontrata ufficialmente, della divisione pulizie e sanificazione” di un società da parte della Barachetti, “quale condizione necessaria e sufficiente per procacciarsi i lavori presso i locali riferibili al partito“.
E gli dice: “Secondo me adesso ti faremo fare la sanificazione, ne parlavo proprio con Calderoli ieri (…) è un’attività separata completamente slegata dall’attività di costruzione”. Il 24 marzo vengono apportate modifiche allo statuto societario della Barachetti service srl e viene inserita anche l’attività di “pulizie, disinfestazioni, derattizzazioni e sanificazioni civili e industriali”. Lo stesso giorno Manzoni dice a Di Rubba: “Barachetti mi ha fatto vedere che ha lasciato sulle nostre scrivanie un piccolo gel per le mani“
La solerzia dell’imprenditore, originario di Casnigo come Di Rubba, è comprensibile alla luce dell’evoluzione degli affari negli ultimi 6 anni.
Nel 2014 l’utile non supera i 13 mila euro, poi incrementi importanti che raggiungono gli oltre 93mila euro nel 2017, i 280mila nel 2018 e i 279mila l’anno scorso. I ricavi, quindi al netto dei costi, sono allo stesso modo impressionanti: con oltre 650mila euro nel 2014 e i 4 milioni e 400mila dell’anno scorso.
L’azienda si occupa di idraulica, edilizia e giardinaggio, impiantistica, installazione e vendita di elettrodomestici, di recente anche di sanificazioni e nel Carroccio un cliente di prima grandezza. Barachetti viene citato dai finanzieri come “abituale fornitore, negli ultimi anni, della Lega e delle persone fisiche e giuridiche ad essa collegate”. Negli atti emerge anche un acquisto personale di Calderoli: elettrodomestici per 83mila.
Bankitalia, già nel 2019, aveva segnalato versamenti su un conto dell’impresa di Casnigo dalla Pontida Fin (finanziaria leghista amministrata da Di Rubba), per 539mila euro in più tranche attraverso bonifici.
Ma c’è anche un altro versamento eseguito dal Carroccio per 31mila euro, con il servizio ispettivo che scrive: “Non si rinvengono operazioni che consentano di identificare un utilizzo specifico, anche parziale, dei relativi fondi”. Poi altri 269mila euro dal movimento e ancora dalla finanziaria per 446mila. La missione degli inquirenti è appunta quella di capire se queste movimentazioni e bonifici siano il veicolo di un flusso di soldi destinato chissà dove. Senza dimenticare che è l’azienda dell’imprenditore che, per gli inquirenti, incassato circa 260mila euro nell’affare sull’immobile di Cormano per attività di ristrutturazione: immobile pagato 800mila euro ma il cui valore sarebbe stato la metà .
In una telefonata del 18 marzo scorso Manzoni dice a Barachetti: “Io come vedi ti faccio da agente di commercio“. Manzoni, tra l’altro componente del Collegio Sindacale dell’Agenzia di Tutela della Salute (Ats) della Città Metropolitana di Milano, cura “gli interessi economici di Barachetti”.
E promuove nel periodo dell’emergenza Covid anche la sua “nuova attività di pulizia e sanificazione“, svolta dalla Barachetti service srl anche nella sede della Lega di via Bellerio, come risulta dalle intercettazioni. In un colloquio del 30 aprile, tra l’altro, gli chiede: “lì in Bellerio riesci a fornire le mascherine? (…) forniscine 1000 (…) va bene di tutto gel, guanti, mascherine”.
Per i finanzieri c’è una “sorta di immedesimazione organica di Manzoni nelle dinamiche societarie di Barachetti”, tanto da “promuovere in prima persona l’attività svolta da quest’ultimo”. Barachetti è figura centrale nelle indagini dei pm milanesi che stanno lavorando anche sul fronte di presunti ‘fondi nerì raccolti per il partito con retrocessioni di denaro.
Ma Barachetti potrebbe non essere stato l’unico imprenditore così vicino ai commercialisti leghisti da condividere un’accusa. Gli inquirenti ritengono che possa esistere uno schema che si ripete con protagonisti diversi ed è per questo che si valuterà una per una con grande attenzione tutte le segnalazioni che sono arrivate dal mondo bancario e da direttori di banca per operazioni riconducibili alla Lega. Dopo il caso di Marco Ghilardi, ex direttore della filiale Ubi di Seriate, licenziato per aver omesso di segnalare operazioni anomale e a suo dire una ragione economica, c’è il timore di finire nei guai.
Intanto dalle carte emerge che l’unico componente dell’organismo di vigilanza della Lombardia Film Commission, all’epoca del caso del capannone avrebbe avuto rapporti economici con società partecipate o amministrate dai tre contabili e dal tesoriere leghista Giulio Centemero.
L’analisi delle “movimentazioni finanziarie registrate sul conto corrente personale” di Alessio Gennari, componente dell’Odv della Lombardia Film Commission (non indagato), “riflette effettivamente l’esistenza di rapporti economici attivi anche con Di Rubba”, l’ex presidente dell’ente, “risalenti al maggio 2019”. Nel corso delle indagini, si legge ancora nell’annotazione, “sono emersi altri elementi indicativi della peculiare vicinanza (economica) di Gennari a Di Rubba e Manzoni”.
Vicinanza “alle società ad essi a vario titolo riconducibili”. Prima e durante l’incarico alla Lombardia Film Commission, annotano le Fiamme gialle, nel 2012, 2014, 2017 e 2018, Gennari “ha percepito compensi (redditi da lavoro autonomo) anche da altre società riconducibili a persone collegate al partito di riferimento (tra cui Scillieri, Manzoni e Di Rubba)”.
Nel 2012, si legge, ha incassato oltre 7mila euro da Areapergolesi srl società di cui Scillieri, Manzoni e Di Rubba erano depositari contabili e partecipata da Di Rubba, Manzoni, Giulio Centemero e Stefano Borghesi, senatore leghista. Nel 2015 e 2016 anche la moglie di Gennari ha ricevuto circa 2400 euro dalla stessa società . Poi, per Gennari anche 2500 euro nel 2014 da Geseco srl “di cui Centemero è stato amministratore unico” e nel 2017 oltre 6mila euro da Editoriale nord srl “di cui Manzoni è stato liquidatore”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
CHIUDERA’ LA CAMPAGNA ELETTORALE CON LA CANDATATA LARICCHIA
Era nell’aria. Circolavano voci, fino a quando poi è arrivata la conferma ufficiale: “Ci sarò perchè Antonella lo merita e non posso mancare in Puglia”.
Alessandro Di Battista venerdì sera chiude la campagna elettorale a Bari al fianco di Laricchia, la candidata grillina che ha rifiutato ogni tipo di accordo con il presidente uscente Michele Emiliano. Lo stesso premier Giuseppe Conte aveva auspicato un’alleanza sul territorio tra i due partiti di governo esponendosi non poco. Ma nulla da fare.
Il Movimento corre da solo, consapevole che una vittoria sia impossibile, ma nello stesso sa di avere la forza per depotenziare il Pd, anche se una parte dei pentastellati, quella cosiddetta più governista, ha detto che voterà per il candidato dem.
E quindi per dare un colpo al governo e un colpo ad Emiliano, l’ex deputato combat per eccellenza sceglie la Puglia per tornare sul palco, l’unico luogo dove i 5Stelle possono fare male ai dem, e quindi all’esecutivo stesso. In fondo non è un mistero che Dibba e anche Davide Casaleggio non abbiano mai guardato di buon occhio il secondo governo Conte.
C’è in gioco molto in questa regione, considerata da molti come l’Ohio italiano di queste elezioni regionali. Ci sono non solo gli equilibri di governo ma anche quelli all’interno del Movimento. E infatti i grillini si preparano già al day after, al giorno dopo il risultato elettorale che porterà poi verso gli Stati generali.
“Entro un mese si faranno, bisognerà vedere come”, riferiscono coloro che temono come tutto possa ridursi a un voto online. Luigi Di Maio spinge per la prima volta davvero sull’acceleratore e, in campagna elettorale nella sua Campania, ha spiegato che “dopo le elezioni M5s deve convocare Stati generali e lavorare a una leadership. Leadership non vuol dire necessariamente leader ma è anche un organo collegiale, questo poi lo decideremo”. È per questa seconda opzione che propende l’ex capo politico: a una segreteria allargata e a tornare in campo. In fondo, come fanno notare alcuni parlamentari: “Si sta spendendo tanto in questa campagna elettorale e ci sta mettendo la faccia, soprattutto sul referendum”.
(da agenzie)
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