Aprile 27th, 2023 Riccardo Fucile
I TRE, IMPEGNATI NELL’OPERAZIONE STRADE SICURE, L’AVEVANO IMPORTUNATA CON FRASI PESANTI E SESSISTE
Sono stati condannati a un mese di carcere e 3mila euro di risarcimento alla vittima, con pena sospesa e non menzione, tre giovani imputati in uno dei primi processi celebrati in Italia per catcalling, ossia molestie verbali rivolte per strada o in un luogo pubblico.
A deciderlo è stato il giudice monocratico milanese Luigi Fuda che ha ritenuto colpevoli i tre uomini che ai tempi della vicenda erano militari dell’esercito (uno ha poi lasciato) in servizio a Milano.
Il vice procuratore onorario Marisa Marchini aveva chiesto la condanna a due mesi di carcere senza la concessione delle attenuanti generiche, in quanto i tre imputati, che hanno agito in concorso tra loro, “non hanno chiesto scusa” e all’epoca dei fatti non hanno considerato la giovane età della vittima.
“Avrebbero dovuto tutelare la tranquillità pubblica – ha proseguito – e invece hanno creato turbamento in una ragazza” di 19 anni, “supportandosi e spalleggiandosi a vicenda” Il legale di parte civile, Roberta Bianchi, ha ricordato che ancora oggi la giovane “è visibilmente turbata” e quando ricorda quella vicenda piomba “in uno stato d’ansia e di paura” come allora.
“Era provata per la violenza delle parole – ha aggiunto l’avvocatessa – e la petulanza dei tre militari” Per il difensore, Salvo Lo Greco, i tre militari “hanno semplicemente chiesto alla ragazza” e all’amica che era con lei “se volevano bere con loro”.
La ragazza sentita durante il processo ha raccontato che il 21 marzo 2021, in zona San Siro, era stata avvicinata dai tre militari, addetti all’operazione ‘Strade sicure’ ma in quel momento fuori servizio e intenti a bere birra in un bar. “Per tre volte mi sono venuti vicino con frasi pesanti. Poi quando sono intervenuti i miei genitori a difendermi hanno detto ‘Non fatela più uscire di casa da sola’”.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2023 Riccardo Fucile
CORRADO ZUNINO, INVIATO DI REPUBBLICA, FERITO VICINO A KHERSON SPIEGA COME I CECCHINI RUSSI HANNO UCCISO IL SUO INTERPRETE BOGDAN BITIK CHE SI TROVAVA CON LUI
Ho sentito i colpi, un bruciore alla spalla e ho visto Bogdan cadere a
terra a un metro da me. Pochi secondi. È morto davanti ai miei occhi. Una sofferenza atroce. Bogdan era un grande amico e un giornalista di valore.
Lavoravamo insieme da mesi. In tutte e cinque le mie missioni in Ucraina ho avuto lui al mio fianco. Lunedì sera eravamo arrivati a Mykolaiv con l’obiettivo di muoverci verso Kherson, a Sud, per raccontare la controffensiva ucraina. Dal 20 aprile ci sono notizie di incursioni delle forze di Kiev al di là del ponte Antonovsky, nella zona sotto controllo dei russi. Abbiamo organizzato il viaggio con le attenzioni e le prudenze sempre usate.
Il corpo di Bogdan
Ci avviciniamo al ponte Antonovsky perché dal 20 e poi dal 22 aprile ci sono evidenze di incursioni ucraine sull’altra sponda. Lasciamo la macchina e saliamo la rampa. Non si sentono esplosioni né rumori di droni, ci fermiamo per filmare il ponte che è parzialmente distrutto in due punti. Ci sono dei militari ucraini a circa 20 metri da noi. Ho addosso il giubbotto antiproiettili blu con la scritta bianca “press”, “stampa”, e in testa l’elmetto.
All’improvviso gli ucraini urlano “go away, go away”, andate via, e “press, press”. Sono pochi secondi: mi giro per tornare verso la macchina che è a 30 metri dai noi, Bogdan rimane fermo, sento un colpo da dietro, la spalla che brucia. Mi giro sperando che Bogdan mi stia seguendo, ma lui non si muove, è a terra. Pochi metri e cado anche io. Perdo sangue dalla spalla e cadendo mi ferisco a una mano, al ginocchio, al naso. Non capisco da dove arrivi. Siamo ancora sotto tiro.
Scoprirò dopo in ospedale che un terzo proiettile si è conficcato anche nella parte anteriore del mio giubbotto, che la polizia ucraina ha sequestrato per le indagini. Mi rialzo, decido di non tornare alla macchina perché sarei ancora un bersaglio, corro, vedo i due militari ucraini nel check-point nel pilone, li guardo per capire da dove provengano gli spari. Nulla. Continuo a correre.
Sulla strada verso Kherson incrocio una macchina civile, gli faccio segno di fermarsi. Ho il sangue che mi cola dal naso, ferite da caduta in tre punti e una quarta ferita da proiettile alla spalla destra. L’uomo alla guida è uno del quartiere, gli chiedo di portarmi al primo ospedale. In macchina mi parla, racconta del momento in cui la zona è stata liberata dai russi, io continuo a chiamare Bogdan sul cellulare, ancora e ancora. Non risponde. Due ore dopo mi dicono che il suo corpo è lì, sempre lì, sul terreno: è troppo pericoloso andarlo a prendere sotto il tiro dei cecchini.
Il trasporto verso l’ospedale
Arrivo all’ospedale di Kherson. Ci sono tre donne alla reception e un medico: mi controllano le ferite, mi fanno le analisi. Arrivano la polizia e le forze speciali ucraine. C’è Dmytro, il responsabile dell’ufficio stampa militare delle Forze Sud. È il primo a dirmi: “Sniper”, cecchini, “possono tirare anche da così lontano, 400-500 metri”.
La polizia sequestra il mio giubbotto: dovranno analizzare il proiettile che si è conficcato all’interno dell’intelaiatura per capire chi ha sparato. Mi dicono che del mio caso si sta occupando l’ufficio di presidenza. Mi portano in ambulanza, un’ora di viaggio in direzione Mykolaiv.
Nel tragitto un sergente medico mi mostra sul telefono la foto di un bambino di 12 anni completamente coperto di sangue per un bombardamento in casa. Mi racconta che i russi sparano su tutto, che i medici sono il primo target. In una piazzola vengo prelevato con un elicottero militare, viaggiamo per un’ora a quota bassa fino alla clinica militare di Odessa.
Il mio amico Bogdan Bitik
Ripenso a un anno fa, a giugno. Con Bogdan eravamo andati a Lysychansk per aiutare un gruppo di ucraini che cercavano di scappare dalle bombe. Portammo in salvo quattro donne della stessa famiglia fino a Bakhmut, che all’epoca non era il deserto di macerie che è oggi. Bogdan era generoso. Un ucraino che stava dalla parte della sua gente ma voleva anche capirne i difetti. Cercava di essere comprensivo con le persone, con le loro paure, non si scontrava mai con nessuno. Era di una grande intelligenza. Due sere fa gli ho detto: “Quando torno in Italia ad agosto vieni su con me, in Liguria, e festeggiamo il mio compleanno”. Mi ha risposto: “L’Italia. Mi piacerebbe tanto. Ma non credo che mi faranno ancora uscire dall’Ucraina”.
(da La Repubblica)
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Aprile 27th, 2023 Riccardo Fucile
FIGURACCIA INTERNAZIONALE PER L’ITALIA
A modo suo la goffa campagna “Open to Meraviglia” del ministero del Turismo di Daniela Santanché un successo lo è stata davvero.
Ormai degli svarioni che contiene se ne parla sulla stampa di mezzo mondo. In particolare l’aver usato foto di località slovene per promuovere il turismo in Italia e traduzioni piuttosto approssimative (es Camerino che diventa Garderobe) stanno facendo divertire le redazioni internazionali.
L’agenzia Reuters ha dedicato alla campagna un articolo dal titolo “Official promo video for Italy tourism features Slovenia” in cui si ricorda tra l’altro il costo dell’iniziativa (9 milioni di euro) e si ricorda come l’agenzia di pubblicità Armando Testa, a cui la campagna è affidata, non abbia voluto rilasciare un commento.
L’emittente televisiva statunitense Cnn scrive “Video per la promozione del turismo italiano ridicolizzato per l’uso di foto della Slovenia” ricordando poi come la ministra Santanché abbia definito “snob” le persone che criticano la campagna.
Il sito greco Ieidiesis parla di un “errore epico nella campagna istituzionale”.
Della vicenda parla anche il portoghese Publico. Grecia e Portogallo, due concorrenti diretti del turismo italiano a cui non par vero di poter raccontare di questo scivolone.
Oggi a rigirare il coltello nella piaga è il quotidiano inglese Guardian che, dopo aver raccontato come il ministero sia stato messo in ridicolo per aver usato immagini della Slovenia in cui compare anche un vino con l’etichetta di un vigneto sloveno, riporta i giudizi dello storico dell’arte Tomaso Montanari che ha definito la campagna “grottesca” e un “osceno” spreco di denaro pubblico. Anche il giornale britannico sottolinea come l’agenzia Testa non abbia voluto commentare.
Come se non bastasse il dominio opentomeraviglia.it non è stato registrato e se lo sono prontamente accaparrato due esperti di marketing. Secondo il ministero “un dettaglio tecnico di scarso peso”. Le immagini della campagna sono state pubblicate sul sito Italia.it ma tutte in bassa risoluzione, tutte messe in rete dopo averle scaricate direttamente da whatsapp senza neanche rinominarle, il che ha conseguenze disastrose per quanto riguarda l’indicizzazione dei contenuti.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Aprile 27th, 2023 Riccardo Fucile
ORA LA RATIFICA DEL CONSIGLIO UE… SALVINI COMICO: HA GOVERNATO CON DI MAIO PER DUE ANNI E ORA LO GIUDICA INDEGNO DEL RUOLO
Il Comitato Politico e di Sicurezza dell’Ue (Cops) ha ratificato la
nomina di Luigi Di Maio a rappresentante speciale dell’Ue nel Golfo.
Il Comitato, composto dai Rappresentanti dei 27 Stati membri presso il Cops ha preso atto della nomina proposta dall’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell senza che ci sia stata alcuna discussione sul punto.
Anche l’Italia si è espressa dunque a favore nonostante le dichiarazioni di contrarietà del governo Meloni. A tal proposito, la Lega ha annunciato ieri di voler convocare il Consiglio europeo in commissione all’Europarlamento per fare chiarezza su quanto sta accadendo.
Ora, dopo alcuni passaggi interni, la nomina dovrebbe approdare al Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti Ue, sempre senza discussione, per poi essere ratificata alla prima riunione utile dello stesso Consiglio Ue.
La procedura di ratifica, teoricamente, non prevede dibattitti. In caso positivo Di Maio entrerà in carica come inviato Ue nel Golfo dal primo giugno.
(da agenzie)
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Aprile 27th, 2023 Riccardo Fucile
MA E’ L’ANNUNCIO DI UN’AGENZIA FUNEBRE
Un annuncio di lavoro molto curioso è finito sui manifesti a Cagliari. YouTg racconta che in un cartellone pubblicitario in via Is Mirrionis a Cagliari si cercano “baristi” con esperienza.
Ma non per servire caffè e cappuccini. Per occuparsi invece di bare e servizi connessi.
Un’ironia in stile Taffo, l’impresa di pompe funebri che negli ultimi tempi ha rivoluzionato l’uso dei social network. Ironizzando sui negazionisti del Covid, sugli auguri di Pasqua e Natale e persino sulla malattia di Fedez.
In questo caso a Cagliari hanno deciso di ironizzare sulla ricerca di personale per ristoranti: l’ultimo a lamentarsi dell’assenza di lavoratori è stato un ristoratore di Treviso.
(da Open)
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