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INTERVISTA ALL’AVVOCATO DI SALVATORE BORSELLINO: “L’AGENZA ROSSA L’HA SEMPRE AVUTA LO STATO”

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

FABIO REPICI: “IL PIU’ GRANDE DEPISTAGGIO DELLA STORIA ITALIANA”

Era il 19 luglio del 1992. A Palermo la terrà tremò in via D’Amelio, 57 giorni dopo aver già tremato in autostrada allo svincolo per Capaci. In quella calda giornata d’estate siciliana morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Le indagini sulla strage di via D’Amelio vengono considerate il più grande depistaggio della storia d’Italia. Perché non si è mai arrivati a scoprire se vi fossero, e chi fossero, i mandanti esterni di Cosa Nostra della strage? Cosa resta ancora oggi di irrisolto? E chi è ancora vivo e potrebbe parlare? A Fanpage.it spiega tutto l’avvocato di Salvatore Borsellino, il legale Fabio Repici.
Il 26 settembre del 1992 su disposizione del capo della Squadra Mobile di Palermo Arnaldo La Barbera venne sottoposto a misura cautelare Vincenzo Scarantino, perché considerato uno degli esecutori materiali della strage di via D’Amelio e quindi importante membro di Cosa Nostra. Processi e indagini negli anni non riconosceranno il suo coinvolgimento nella strage, qui è il centro del depistaggio?
Bastava guardare gli atti di polizia e tutti gli archivi della Procura per capire subito che l’ipotesi che Scarantino fosse coinvolto nella strage, e addirittura con ruolo di rilievo, era assurda. Le dichiarazioni sul suo conto erano assolutamente farlocche perché basate sulle parole di Salvatore Candura, in carcere per violenza sessuale, ritenute poi assolutamente non attendibili. I riscontri sulle dichiarazioni venivano poi ricostruisti dalla Squadra Mobile di Palermo con a capo Arnaldo La Barbera. Qui arriviamo a un altro punto determinante: Arnaldo La Barbera era arrivato a Palermo nell’agosto del 1988 ed era stato già protagonista di un altro depistaggio che riguardava l’omicidio del poliziotto Nino Agostino e della moglie incinta Ida Castelluccio. La polizia impostò le indagini dichiarando che l’unica causale di quel delitto era una pista passionale. L’omicidio sarebbe stato voluto dalla famiglia di un’ex fidanzata del poliziotto. A uccidere Nino Agostino e la moglie la storia dirà che sarà Cosa Nostra.
Sulla strage di via D’Amelio le indagini si concentrarono su Scarantino. Nell’estate del 1993 Scarantino, dopo essere stato arrestato, fu portato al carcere di Venezia dove venne messo in cella con un confidente di Arnaldo La Barbera, ovvero un rapinatore veneziano. L’intenzione era quello di provocare delle confessioni, seppur false, a Scarantino. Ma il rapinatore aveva confermato che il suo compagno di cella non sapesse nulla sulla strage. Non contenti, Scarantino fu trasferito al carcere di Busto Arsizio in cella con un ergastolano: quest’ultimo poco dopo ha raccontato di aver raccolto le confessioni di Scarantino dando indicazioni sulla fase esecutive della strage di via D’Amelio. Tutto falso.
Perché quindi tutto questo accanimento su Vincenzo Scarantino?
Perché bisogna trovare qualcuno su cui costruire una falsa collaborazione che servisse a dare vita al più grande depistaggio della storia giudiziaria d’Italia. Non potevano scegliere un vero uomo d’onore di Cosa Nostra a collaborare con la giustizia e fare dichiarazioni false accusando i suoi associati. Ci voleva una persona fragile, estranea a Cosa Nostra: Scarantino era un piccolo criminale siciliano ma nulla a che vedere con l’organizzazione criminale.
La strategia riuscì il 24 giugno 1994 quando Scarantino inizia a rendere dichiarazioni mentre si trovava al carcere di Pianosa. Per convincerlo a dare false collaborazioni venne rinchiuso al 41 bis in condizioni disumane. Tutto confermato poi durante il processo Borsellino Quater da importanti collaboratori di giustizia come Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza: questi dichiararono che Scarantino era stato sottoposto a vere torture pur di farlo parlare.
Chi scoprì il depistaggio?
Lo svelò il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza durante il processo Borsellino Quater: il depistaggio non è stato scoperto dallo Stato ma da un uomo di Cosa Nostra. Spatuzza disse che nel garage dove venne preparata l’auto con l’esplosivo non ci fossero solo gli uomini della mafia, ma anche un (o più) rappresentate dello Stato. Nelle sue dichiarazioni Scarantino parla solo di uomini di Cosa Nostra.
Chi si voleva proteggere con i depistaggi?
Con Scarantino si è costruito un processo in cui scomparivano le deviazioni istituzionali. La sentenza del Borsellino Quater lo conferma: il depistaggio su via D’Amelio è stato finalizzato a tenere nascoste le complicità di esponenti delle istituzioni. Perché è evidente che La Barbera ha potuto fare quello che ha fatto avendo sopra di lui una filiera gerarchia che lo indirizzava in tutto. Grazie a quella attività di depistaggio La Barbera fece una brillante carriera. Non venne mai indagato: morì nel 2002, Spatuzza iniziò a parlare nel 2008.
A distanza di anni quali sono i misteri irrisolti della strage di via D’Amelio?
Mancano i nomi dei mandanti esterni a Cosa Nostra. Mancano i mandanti dei depistaggi che appartengono ai vertici del Viminale, della polizia.
Chi è che oggi sa questi nomi ed è ancora vivo per parlare?
Uno che ben potrebbe parlare e lo ha dimostrato con la sua strategia di ricatti è Giuseppe Graviano. I comportamenti di Giuseppe Graviano con quelle sue dichiarazioni lanciate a brandelli sono gli ultimi tentativi di ricatto che riesce a fare per cercare di essere salvato da qualcuno che lo ritiene possa essere in grado di farlo uscire dal carcere.
Graviano in alcune sue dichiarazioni ha fatto il nome di Silvio Berlusconi, l’ex premier poteva “salvarlo”? Berlusconi sapeva i nomi dei mandanti esterni a Cosa Nostra su via D’Amelio?
Non c’è dubbio che Graviano abbia fatto il nome di Silvio Berlusconi nella intercettazioni mentre parlava con il suo compagno di cella. Sono convinto però che l’uomo decisivo nello snodo tra il mondo berlusconiano e Cosa Nostra si chiama Marcello Dell’Utri. Lo dice una sentenza della Cassazione: Dell’Utri ha avuto un contatto con i fratelli Graviano.
Oggi c’è una possibilità che qualche uomo politico “salvi” Graviano?
Le richieste partono dall’ultimo anello, da chi dice che non resiste più in carcere. Via via si sale la catena e si può arrivare al centro del potere. La storia ci insegna che la mafia è diventata potente perché è stata il braccio armato del potere politico. In questo Paese, però, il carico di certe lotte ricade quasi sempre sulle spalle dei famigliari delle vittime.
Oggi osservo un fenomeno pericolosissimo. Si è creata una saldatura tra un certo mondo dello stragismo eversivo di estrema destra e un certo mondo della alta mafia, dei vertici di Cosa Nostra e delle altre importanti organizzazioni criminali. E un certo mondo fraudolentemente che si può definire garantista.
Matteo Messina Denaro sa ma non parlerà mai sulla strage di via D’Amelio?
Certo che Matteo Messina Denaro sa, ma per lui sono scattate le manette quando le sue condizioni di salute non gli permetteranno molti altri anni da vivere.
Se potesse fare un’unica domanda sulla strage di via D’Amelio a Matteo Messina Denaro quale sarebbe?
Lui conosce alcuni dei nomi dei responsabili istituzionali della strage. Basterebbe fare questi nomi. Ma non li farà mai.
Altro mistero è l‘agenda rossa, chi l’ha preso subito dopo la strage?
Sull’agenda rossa abbiamo un elemento indiscutibile: una fotografia e delle immagini video che mostrano un allora militare dei carabinieri prendere la borsa di Borsellino estratta dall’auto in fiamme e portarla fuori da via D’Amelio. Non vi è dubbio quindi che l’agenda rossa sia stata prelevata da mani dell’Arma dei carabinieri.
L’agenda rossa è stata mai utilizzata dopo la strage?
Non vi è dubbio anche che sia stata utilizzata in questi decenni per fare i peggiori ricatti. E non c’è dubbio che sia stata sottratta per questo. Paolo Borsellino è stato ucciso prima di essere sentito dalla Procura di Caltanissetta come testimone della strage di Capaci. Se non fosse stata sottratta l’agenda rossa l’eliminazione di Borsellino sarebbe stato un mezzo fallimento perché le parole del giudice scritte a penna sull’agenda rossa avrebbero avuto un peso devastante.
L’agenda rossa oggi è in mano a Cosa Nostra o allo Stato?
È ovvio che almeno l’originale ce l’ha qualche soggetto istituzionale. Non credo alle dichiarazioni di Graviano e Baiardo sul loro possesso di una copia dell’agenda rossa: è certo che non hanno l’originale e non vedo per quale motivo personaggi del potere legale avrebbero potuto cedere una copia mettendosi così sotto ricatto.
L’agenda rossa dove si trova secondo lei: a Roma o a Palermo?
È stata al centro del potere e lì è rimasta.
(da Fanpage)

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FA TROPPO CALDO, AL PNRR CI PENSIAMO IN AUTUNNO: FITTO FA SAPERE CHE, PER METTERE A PUNTO LE RICHIESTE DI REVISIONE DEL RECOVERY, IL GOVERNO ITALIANO HA BISOGNO DI “DUE O TRE MESI”

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

TRADOTTO: SALTA LA SCADENZA FISSATA DA BRUXELLES AL 31 AGOSTO – DALLA COMMISSIONE EUROPEA NON LA PRENDONO BENE. IL COMMISSARIO AL BILANCIO HANS: “COSÌ C’È IL RISCHIO DI PERDERE I FONDI”

Raffaele Fitto dice di «non avere fretta». Per un quadro completo delle modifiche al Recovery Plan saranno necessari «due o tre mesi». Negli uffici della Commissione europea si sono subito chiesti se la dichiarazione del ministro degli Affari comunitari significhi che l’Italia abbia già deciso di non rispettare la scadenza legale del 31 agosto per le richieste di revisione complessiva del Piano.
Il problema fra Roma e Bruxelles sul maxi-finanziamento da 200 miliardi però è a monte: con la terza rata ancora in sospeso e la richiesta di modifica della quarta, le istituzioni comunitarie si interrogano soprattutto sulle reali intenzioni del governo italiano a ormai meno di un anno dalle elezioni europee.
Ieri, incontrando un gruppo di testate europee fra cui La Stampa, il commissario al Bilancio Johannes Hans ha mandato un messaggio che suona come un avvertimento: «Gli Stati dovrebbero concentrarsi sull’attuazione dei piani e non impegnarsi troppo in una loro revisione completa. Più ci si distrae dall’attuazione del piano, maggiore è il rischio di perdere i fondi».
Fitto ha più volte promesso entro il 31 agosto una revisione complessiva del Piano, e per questo ha sospeso tutta la programmazione dei fondi ordinari di coesione del settennato iniziato l’anno scorso, normalmente appannaggio delle Regioni.
Nelle intenzioni del ministro – che ha il mandato pieno di Giorgia Meloni – alcuni progetti, soprattutto le infrastrutture che non saranno terminate entro giugno 2026, andrebbero cancellate dalla lista del Pnrr e spostate nel capitolo dei fondi ordinari. Queste ultime sono risorse che è possibile rendicontare fino al 2029, e senza il faticoso do ut des di target e milestone, gli impegni che il governo in questi mesi ha faticato a raggiungere.
Hahn ieri ha sostanzialmente dato uno stop a questa soluzione rivoluzionaria: «Il mio consiglio, da ex commissario ai fondi strutturali, è che i Paesi con grandi progetti pluriennali, dovrebbero pensare già a suddividerli in una prima parte che può essere finanziata con il Recovery Fund e poi finanziare la parte finale con i fondi strutturali». Ciò perché «i primi possono essere spesi soltanto fino al 2026, mentre i fondi strutturali possono essere spesi fino al 2029».
E poi ha aggiunto: «Per essere chiari, io non sostengo l’idea di spostare la deadline del 2026. Ogni volta che è stata presa una misura simile, si è aperta la strada al compiacimento. Il mio consiglio è di non discutere già nel 2023 di una possibile proroga oltre il 2026 e di non cercare di negoziare ogni singola cosa di nuovo, ma di concentrarsi su ciò che è necessario per l’attuazione».
Dando un’occhiata al calendario, si intuisce anche il sottofondo politico delle parole di Hahn. Con l’inverno inizierà la campagna elettorale per le elezioni di giugno 2024, e molto difficilmente la Commissione uscente avrà la forza di negoziare una così complicata revisione del piano italiano. Ecco dunque che con il passare delle settimane le ipotesi rivoluzionarie vagheggiate dall’Italia vengono respinte con il consiglio a ritocchi, gli unici che possono garantire di ricevere ancora regolarmente le rate del Pnrr.
L’impressione è che a Palazzo Chigi si alternino sentimenti di preoccupazione a mosse dal sapore tattico. Martedì, in un’intervista a Libero, il fedelissimo sottosegretario di Giorgia Meloni Giovanbattista Fazzolari ha attaccato frontalmente l’ex premier Pd – e oggi delegato europeo al Pnrr – Paolo Gentiloni: «Rilevo l’anomalia di un commissario che si sente ogni volta in dovere di fare il controcanto al governo italiano con dichiarazioni che mettono in difficoltà la nazione e credo comincino a sorprendere molti a Bruxelles». Non sembra il caso del sopracitato Hahn.
(da Il Fatto Quotidiano)

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PRESTO AVREMO RAI-RINASCIMENTO

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

OGNI TAGLIO DI NASTRO DEL NULLA UNA FOLLA PLAUDENTE

Il treno ad Alta Velocità Roma-Pompei, giunto trionfalmente a destinazione domenica 16 luglio con un prestigioso carico di ministri, viceministri, giornalisti e troupe della Rai, visto il grande successo di pubblico e di critica (i tigì della Rai non parlavano d’altro) avrà cadenza settimanale e non mensile, e sarà aperto anche a non ministri.
Per il governo questo è solo un primo passo verso la rinascita del Paese, le cui tappe, una per una, saranno documentate dal nuovo dipartimento della tivù di Stato, Rai-Rinascimento.
Ogni nuova opera, tra due ali di folla plaudente, sarà sorvolata dalle Frecce Tricolori e salutata dall’Amerigo Vespucci in gran pavese.
Nelle città sprovviste di porto, la Vespucci sarà sostituita dal carosello dei Carabinieri a cavallo. Nelle città prive di cavalli, dalla fanfara dei bersaglieri. Nelle città senza trombe, da un tweet del ministro dei Lavori Pubblici, Sua Eccellenza il Salvini.
Ecco un provvisorio elenco delle nuove opere. Ponte sullo Stretto (si suppone già realizzato: la prima pietra venne posata da Berlusconi nel 2001 a Porta a Porta). La seconda corsia sarà aperta entro il 2050 (l’attuale progetto è a senso unico).
Funicolare Torino-Cervino, a trazione elettrica in salita, a caduta libera in discesa, con enorme risparmio energetico. Strada sottomarina Napoli-Cagliari, adagiata sul suggestivo fondo dei nostri mari. Consigliata automobile 4×4 e finestrini ben chiusi.
Autostrada Milano-Roma (già esistente, è presente nel piano del governo per una svista). Ripristino del Colosseo con chiusura buchi e impermeabilizzazione totale per consentire naumachie e la presenza dell’Amerigo Vespucci.
(da La Repubblica)

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INTERVISTA A NINO DI MATTEO: “NON SOLO CONCORSO ESTERNO, NORDIO STA ATTUANDO LE RIFORME DI BERLUSCONI”

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

IL MAGISTRATO ANTIMAFIA: “LA FORZA DEI CLAN IN ITALIA E’ IL RAPPORTO CON LA POLITICA”

Oggi 19 luglio si commemora Paolo Borsellino nel pieno della discussione della riforma della Giustizia voluta da ministro Nordio. Dottor Nino Di Matteo, che aria si respira?
“Un’aria da una parte particolarmente infuocata e dall’altra insidiosa perché poco decifrabile. Tutti fanno a gara per rivendicare la possibilità di fare memoria o, addirittura, appropriarsi della memoria di Paolo Borsellino. Di fatto ci sono sicuramente cittadini, studenti, giovani e associazioni come le Agende Rosse animati dalla voglia di verità e giustizia. Spero che lo siano anche tutti gli altri. Temo che non lo siano coloro che attaccavano Falcone e Borsellino in vita definendoli politicizzati, protagonisti e in cerca di vantaggi di natura politica oppure definendoli sceriffi. Sono quelli che oggi utilizzano le stesse armi e lo stesso argomentare nei confronti di alcuni magistrati, tentando di contrapporre l’esempio di Falcone e Borsellino – che hanno denigrato – all’azione dei magistrati che vogliono esercitare autonomamente il proprio ruolo. L’aria è questa”.
Attraversiamo un momento difficile?
“Un momento difficile proprio perché mentre si rivendica anche da parte di autorevoli esponenti politici e di governo il diritto di commemorare Paolo Borsellino – e ci mancherebbe altro – dall’altra parte si continua a ignorare quello che fu un grido di dolore di Paolo Borsellino, alcuni anni prima di morire, quando nel momento in cui veniva interpellato sulla gravità dei rapporti tra mafia e politica disse che il dramma di questo Paese è che se non c’è reato, se non c’è la possibilità di far valere la responsabilità penale, non scatta nessun altro tipo di responsabilità, politica anche per comportamenti gravi e accertati”.
Qualcuno lo chiama garantismo…
“Ogni volta che emerge una contiguità maggiore la politica reagisce sempre affermando che bisogna aspettare la sentenza definitiva dei giudici ma è proprio questo il dramma di cui parlava Borsellino: la responsabilità giuridica è una cosa (e risponde al principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva) ma quella politica dovrebbe scattare prima e a prescindere, sulla base di fatti già accertati. Io credo che quello che continua ad accadere nel nostro Paese sia la più clamorosa smentita all’auspicio di Borsellino”.
Il governo però dice di ispirarsi proprio a Borsellino…
“Ci sono state situazioni, anche negli ultimi mesi, che hanno riguardato non solo le riforme ma anche annunci di riforme che sono stati più volte esternati, in particolare dal ministro Nordio, in senso diametralmente opposti rispetto a quello che Borsellino e Falcone auspicavano. Quando si parla di concorso esterno come un reato evanescente, come ha recentemente detto Nordio, si finge di dimenticare che fu Borsellino con Falcone a utilizzare quello strumento per indagare Ciancimino. Si finge di dimenticare che la vera forza della mafia è creare, mantenere e alimentare rapporti con la politica. Si finge di dimenticare che politici come Dell’Utri e Cosentino sono stati e continuano a essere colpiti con lo strumento del concorso esterno”.
E sulle intercettazioni?
“Quando si dice, com’è stato detto dal ministro Nordio, che non servono a nulla perché i mafiosi non parlano al telefono si ignora o si finge di ignorare una realtà che negli ultimi anni ha visto la gran parte dei processi di mafia alimentarsi attraverso l’utilizzo delle intercettazioni”.
Si rischia un indebolimento dell’azione antimafia?
“Noi abbiamo una legislazione antimafia che il resto del mondo ci invidia, che molti Stati Ue e extra Ue vorrebbero copiare. Il paradosso è che quegli strumenti oggi in Italia vengono sempre più messi in discussione. E se l’andazzo continua a essere questo non mi stupirei se nei prossimi anni verrà messo in discussione altro, come il 41 bis o l’istituto dei collaboratori di giustizia. Per capire il momento che stiamo vivendo dal punto di vista delle riforme approvate o annunciate bisogna guardare a quello che è accaduto negli ultimi anni e quello che può accadere nei prossimi anni. Questo mi preoccupa perché non mi sembra che – tranne poche e lodevoli eccezioni – dal punto di vista dell’opposizione politica ci sia approfondita sensibilità e conoscenza di questi pericoli. Sono tendenze che si sono manifestate già con la riforma Cartabia e con la riforma Nordio rischiano di consolidarsi per assenza di una possibilità e capacità di spiegare bene ai cittadini quali siano i rischi che si corrono”.
Marina Berlusconi ha dipinto il padre come “un perseguitato”. Che ne pensa?
“Alcune cose sento il dovere di dirle: la prima è che più si vanno delineando i progetti di riforma del ministro Nordio più mi sembra che vadano nel senso dell’attuazione del programma fondativo di Forza Italia. Questo governo a mio avviso rischia di portare a termine una serie di progetti di riforma che nemmeno i governi Berlusconi sono riusciti a portare a compimento. La seconda cosa che voglio dire è che andrebbe ricordato comunque un dato consacrato in una sentenza definitiva, quella che ha condannato Marcello Dell’Utri: Berlusconi tramite Dell’Utri stipulò nel 1974 un patto di “reciproca protezione” con Cosa nostra. Patto mantenuto secondo la sentenza almeno fino al 1992 e che ha comportato che ogni anno Berlusconi con le sue imprese versasse centinaia di milioni di lire nelle casse di Cosa nostra che in quegli anni uccise Chinnici, Falcone, Borsellino, Mattarella, Dalla Chiesa e organizzò stragi. Fa una certa impressione constatare che questo dato consacrato in sentenza sia ignorato da buona parte dei cittadini a causa di un’informazione che è stata nelle migliore delle ipotesi carente. La terza cosa che mi sento di dire è che mi auguro che i colleghi che oggi sono additati come persecutori politici vengano difesi nella loro onorabilità personale e professionale da chi ha il dovere di difenderli e tutelarne la reputazione e l’autonomia, mi riferisco non soltanto all’Anm ma anche al Csm che ha il dovere di tutelare ogni singolo magistrato dagli attacchi alla sua libera determinazione che provengono dall’esterno e dall’interno della magistratura”.
(da La Notizia)

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I MORTI DI VIA D’AMELIO CREDEVANO IN UN’ITALIA MIGLIORE

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

ORA I LEGAMI TRA MAFIA E POLITICA NON INDIGNANO PIU’

Oggi ricorre l’anniversario della morte di Paolo Borsellino e dei poliziotti che erano con lui in via D’Amelio: Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina ed Emanuela Loi, una delle primissime donne assegnate a un servizio di scorta.
Il nostro paese non attraversa un buon momento e in alcune componenti anche istituzionalmente rilevanti tende – al di là della retorica commemorativa – a dimenticare perché sono morte le vittime della strage di via d’Amelio e le altre vittime di mafia. Sono morte perché la mafia le ha uccise, ovviamente; ma soprattutto perché credevano che fosse possibile un’Italia migliore e per questo obiettivo si sono sacrificate.
Ora se c’è una cosa che sfregia il nostro Paese è l’eclissi della questione morale.
Un tempo, tutte le volte che accadeva qualcosa di riconducibile ad un caso di trasformazione della politica in lobby d’affari o di contaminazione fra apparati dei partiti e mondo affaristico-economico, ci si indignava. Oggi non più.
Per questo si parla di eclissi della questione morale. Ed è un problema non di poco conto, posto che di quella trasformazione o contaminazione sono figli primogeniti il clientelismo e varie forme di illegalità, dalla corruzione alle collusioni con la mafia.
Dunque la questione morale è in crisi. Di fatto è stata accantonata. Non è (anche se qualcuno cerca di farlo credere) una pruderie di benpensanti, ma una grande questione democratica e istituzionale: per la decisiva ragione che un sistema intriso di clientelismo ed illegalità, di corruzione e di rapporti con la mafia è l’emblema del prevalere dell’interesse privato sull’interesse pubblico.
Per contro, va scomparendo persino, in quanto imbarazzante, l’evocazione di ogni questione posta dal rapporto tra etica e politica.
Il vecchio rilievo machiavellico secondo cui gli Stati non si governano con i pater noster fa, evidentemente, premio sul pensiero dei nostri maestri – da Norberto Bobbio in poi – secondo i quali la corruzione è priva di giustificazioni politiche e, come il tiranno resta tiranno, così il corrotto – come il colluso con la mafia – resta corrotto o colluso, a prescindere dalle sue capacità, dalla sua posizione sociale e dai suoi successi.
Ma siamo anche il paese di Luigi Pirandello, del “Così è (se vi pare)”, dell’ “Uno nessuno e centomila” e via seguitando. Solo che Pirandello era un genio della drammaturgia, mentre chi oggi confonde e mescola le carte perché non emerga mai qualsivoglia specie di responsabilità per fatti anche gravi, è un campione della “neolingua” di stampo orwelliano, se non di idee che rasentano l’assurdo e le ipotesi dell’irrealtà.
Sullo specifico versante dei rapporti fra malaffare e politica, di fatto la questione morale sembra non solo accantonata ma addirittura cancellata. Periodicamente vi sono inchieste che offrono “in presa diretta” (mediante l’intercettazione telefonica o ambientale di conversazioni che definire inquietanti è davvero un eufemismo) uno spaccato sconvolgente di un mondo opaco, popolato di personaggi che la questione morale non sanno neppure cosa sia, sempre pronti come sono a barare essi stessi o a trescare con uomini di malaffare mafiosi compresi. E quelli che si indignano sono sempre di meno: invece del “profumo di libertà”, invocato da Paolo Borsellino poco prima della sua morte, sale il puzzo del compromesso e della normalizzazione.
Ecco, su tutte queste cose sarebbe bene riflettere anche ricordando Borsellino e le altre vittime di via D’Amelio, invece di essere costretti a tamponare le incredibili performance di Carlo Nordio sul concorso esterno in associazione mafiosa.
Gian Carlo Caselli
(da ilfattoquotidiano.it)

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ELLY SCHLEIN E LA LOTTA SUL SALARIO MINIMO: “SOTTO I 9 EURO L’ORA E’ SFRUTTAMENTO”

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

“VOTEREMO LA SFIDUCIA A SANTANCHE'”… “QUALCUNO SE NE VA DAL PD? A ME INTERESSA CHI STA ARRIVANDO”

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein annuncia la lotta sul salario minimo. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Schlein assicura che anche se il provvedimento verrà bocciato in parlamento il partito avvierà una raccolta firme in tutto il paese. Anche perché il 75% degli italiani è favorevole.
«È inaccettabile che la destra volti la faccia da un’altra parte. Il salario minimo è una misura su cui le opposizioni hanno unito le forze per chiedere che non si scenda sotto i 9 euro l’ora. Altrimenti è sfruttamento e non può essere legale».
Schlein critica la maggioranza e il governo Meloni: «L’emendamento soppressivo non è un dispetto a noi. Vuol dire calpestare i diritti di tre milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori che, dai dati Istat, sono poveri anche se lavorano».
L’alternativa alla destra
Schlein nel colloquio con Monica Guerzoni risponde anche a una domanda sull’alternativa alla destra da costruire con Giuseppe Conte e il M5s: «A me ora interessa rilanciare il Pd. Dopo il congresso siamo impegnati a ricostruire una identità chiara, coerente e a ricostruire una credibilità della nostra proposta. Poi continuiamo a essere molto unitari e a cercare convergenze con le altre forze che sono interessate a costruire l’ alternativa alla destra. Al salario minimo possono seguire le battaglie per la sanità pubblica e l’attuazione del Pnrr, occasione irripetibile per l’ammodernamento del Paese. Purtroppo rischiamo di perdere le risorse». E su Daniela Santanchè sostiene: «Le abbiamo chiesto di dimettersi. In Aula ha dichiarato cose false. Non è accettabile. Quando la mozione arriverà voteremo a favore».
Il riposizionamento nel Pd
Infine, Schlein nega che lo spostamento dell’asse del partito a sinistra abbia provocato fratture: «A me sembra invece che il Pd, dalla Direzione nazionale, stia dando una bella dimostrazione di unità. Sulle campagne dell’estate militante, sanità, casa, lavoro, politiche industriali, clima, Pnrr e autonomia differenziata, il partito è unito e compatto. Rispetto le legittime scelte di riposizionamento di persone che fanno parte della classe dirigente. Ma mi interessa soprattutto chi nel Pd sta arrivando».
(da agenzie)

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OLTRE CHE PER BANCAROTTA E FALSO IN BILANCIO, DANIELA SANTANCHE’ RISCHIA DI ESSERE INDAGATA ANCHE PER TRUFFA AGGRAVATA AI DANNI DELLO STATO

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

ALLA BASE DI QUESTO FILONE C’È LA DENUNCIA DI UN’EX DIPENDENTE DI VISIBILIA EDITORE, FEDERICA BOTTIGLIONE, MESSA UFFICIALMENTE IN CASSA COVID A ZERO ORE MENTRE CONTINUAVA A LAVORARE

Il romanzo giudiziario che riguarda la senatrice di Fratelli d’Italia nonché ministro del Turismo Daniela Santanchè si arricchisce di un nuovo capitolo e di un nuovo reato: truffa aggravata ai danni dello Stato. Questo in relazione ai dipendenti di Visibilia messi in cassa integrazione a zero ore in tempi di emergenza Covid e pagati dallo Stato con gli aiuti pubblici
Per quel che risulta al Fatto il fascicolo, definito molto complesso, è da tempo sul tavolo del procuratore aggiunto di Milano Laura Pedio ed è seguito dalla Guardia di Finanza del capoluogo lombardo. In questo momento si trova in una fase in cui, pur ipotizzato il reato, non vi sono ancora iscrizioni di persone.
La Santanchè, dunque, non lascia e non solo raddoppia ma fa tris. Se nei primi due casi il ministro, come ex amministratore del disastrato gruppo editoriale-pubblicitario Visibilia, risulta indagata per bancarotta e falso in bilancio, nel terzo caso la truffa aggravata risulta contro ignoti. Ma, viene spiegato, è solo questione di tempo per passare al modello 21 con indagati.
Alla base di questo filone c’è la denuncia di un’ex dipendente, Federica Bottiglione, con funzioni apicali in Visibilia Editore: era investor relator officer, il dirigente incaricato di redigere e gestire le comunicazioni ufficiali obbligatorie della società quotata al mercato, alla Borsa e alla Consob.
Bottiglione, ufficialmente in cassa Covid a zero ore da marzo 2020 a novembre 2021 – grazie agli aiuti Inps –, continuava invece a lavorare per l’azienda, all’epoca ancora controllata da Santanchè come azionista di maggioranza (48,6%) e presidente, già allora senatrice di Fratelli Italia e oggi anche ministra del Turismo nel governo di Giorgia Meloni. È la stessa dipendente di Visibilia che ha svolto mansioni da assistente parlamentare al Senato per la Santanchè dal 2018 al 2019 e per Ignazio La Russa, oggi presidente di Palazzo Madama, dal 2019 al 2021.
Le ammissioni della “furbata”, del resto, sono note da tempo. Compresa quella di pagare lo stipendio intero, benché formalmente decurtato, ricorrendo a finti rimborsi spese chilometrici durante la prima ondata della pandemia nel quale tutta Italia era ferma per il lockdown.
Santanchè, presidente di Visibilia Editore, il 20 aprile 2020 aveva fatto deliberare al consiglio di amministrazione “di mantenere invariato l’organico, ma di ricorrere allo strumento della cassa integrazione in deroga, con diversi regimi per il personale, dal 2 marzo 2020 e per le successive nove settimane, per equilibrare, parzialmente, l’assenza degli incassi storici”.
Come evidenziato da Bottiglione in una causa di lavoro avviata al tribunale di Roma contro la sua ex azienda, Visibilia Editore avrebbe anche compilato, a sua insaputa, le autocertificazioni Inps e le avrebbe consegnato con ritardi di mesi le buste paga.
Alle sue continue richieste di regolarizzazione, manager di Visibilia Editore le avrebbero chiesto di tacere. Il tutto emerge da alcune telefonate, tra le quali una conference call del 12 novembre 2021 alla quale parteciparono alcuni manager di Visibilia tra i quali Dimitri Kunz, compagno di Santanchè.
A Bottiglione che lamentava i rischi di finire coinvolta inconsapevolmente in un reato, Kunz rispondeva: “Anche M., sta qua davanti a me… è a zero ore. So’ tutti a zero ore… te ti sei messa in regola e però magari hai messo in difficoltà l’azienda, bastava ne parlassi con noi e non avremmo avuto problemi… adesso, è chiaro, non è che possiamo renderli all’Inps perché sarebbe come ammettere…”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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I FRANCESI RIMPIANGONO LE PUTTANE E I MALAMENTE A NAPOLI: “LE MONDE” SPARA IN PRIMA PAGINA UN REPORTAGE SUL CAPOLUOGO CAMPANO DAL TITOLO: “IL TIMORE DI UNA SECONDA BARCELLONA”

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO PARIGINO DENUNCIA I DANNI CAUSATI “DALL’ESPLOSIONE DEL TURISMO” E SCRIVE CHE “I QUARTIERI SPAGNOLI, DOVE FIORIVANO LA PROSTITUZIONE, IL CONTRABBANDO E TRAFFICI VARI SONO ORMAI SATURI DI BED AND BREAKFAST, NEGOZI DI SOUVENIR, APPARTAMENTI IN AFFITTO SU AIRBNB”

Napoli in prima pagina oggi su Le Monde. “Napoli, il timore di una seconda Barcellona”, titola il quotidiano parigino, puntando i riflettori su quello che viene presentato come “un simbolo dell’esplosione del turismo e della gentrificazione che sta travolgendo Napoli: i quartieri spagnoli, vicini al porto, dove fiorivano la prostituzione, il contrabbando e traffici vari – avverte Le Monde – sono ormai saturi di bed and breakfast, negozi di souvenir, appartamenti in affitto su Airbnb. Parte degli abitanti teme di vedere la città diventare una seconda Barcellona, sottratta alle classi popolari, asettica e mercificata”.
Il quotidiano parigino, osserva, tra l’altro, che nei bar dei quartieri spagnoli ormai si “servono Aperol Spritz a portar via, un cocktail del grande nord veneziano sbarcato a Napoli, come una forma di unità d’Italia dettata dai desideri espressi dai visitatori stranieri”.
Sul fronte degli amministratori, sottolinea Le Monde, “l’esplosione del turismo con un numero di visitatori annuali passato da 3,2 milioni nel 2017 a 12 milioni nel 2022, per 3 milioni di abitanti, viene percepita, malgrado i rischi che comporta, come un rinascimento. Eclissa i brutti ricordi associati alla grave crisi dei rifiuti negli anni 2000 e alla violenza mafiosa raccontata in Gomorra, il libro best seller mondiale del giornalista Roberto Saviano (2006)”.
Lo stesso presidente, Emmanuel Macron, ha espresso più volte il suo amore per il capoluogo campano, una città che gli ”è molto cara”, forse perchè è stato grazie al teatro di Eduardo de Filippo che conobbe la sua ex insegnante ed attuale moglie, Brigitte Macron, ai tempi di scuola.
(da agenzie)

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E’ MORTO ANDREA PURGATORI, IL GIORNALISTA CHE VOLEVA LA VERITA’ SU USTICA

Luglio 19th, 2023 Riccardo Fucile

IL DECESSO A ROMA DOPO UNA BREVE E FULMINANTE MALATTIA

È morto questa mattina a Roma in ospedale, dopo una breve fulminante malattia il giornalista, sceneggiatore, autore Andrea Purgatori, classe 1953. La notizia è stata data dai figli Edoardo, Ludovico, Victoria e dalla famiglia rappresentata dallo studio legale Cau.
Per anni al Corriere della Sera dove si è occupato di terrorismo, intelligence, criminalità, si dedicò tra l’altro con tenacia alla strage di Ustica del 1980. Autore di reportage, ha condotto con successo su La7 Atlantide. Docente di sceneggiatura, consigliere degli autori, tra i suoi ultimi lavori la partecipazione al docu Vatican Girl sul caso di Emanuela Orlandi.
“Una mente brillante – sottolineano i familiari distrutti dal dolore – che ricordiamo recentemente nella trasmissione di La 7 Atlantide dove era autore e conduttore e in tempi più remoti come inviato in zone di guerra e autore delle più importanti inchieste giudiziarie italiane, poi ancora autore e sceneggiatore di tanti film e fiction televisive tra cui Il muro di gomma, Fortapasc e Il giudice ragazzino
Le reazioni
Tante le reazioni, a partire da Corrado Guzzanti. “È morto Andrea Purgatori, uno dei miei amici più cari – scrive l’attore sul suo profilo Instagram – Grande giornalista, grande autore, compagno di molte follie come Il caso Scafroglia, Fascisti su Marte e Aniene. Un abbraccio a tutti quelli che gli hanno voluto bene, e sono tantissimi”.
‘Ciao Andrea’. Così, con un post su Instagram Enrico Mentana, direttore di TgLa7, saluta il suo collega Andrea Purgatori. Purgatori è stato autore e conduttore della trasmissione Atlantide in onda su La7.
Andrea Purgatori è “un esempio da additare a tutti i giovani che si avvicinano con autentica curiosità e passione al fondamentale mestiere dell’informazione”: lo sottolinea in una nota l’Anpi, salutando “con grande dolore” un “giornalista di enormi qualità umane, civili e professionali” che “ha contribuito con le sue inchieste a fare verità sui tanti, troppi misteri italiani, la strage di Ustica in primis”. “Ciao Andrea e grazie di cuore”, conclude l’Associazione dei partigiani.
“Voglio esprimere anche a nome di tutta la comunità democratica il mio profondo cordoglio per l’improvvisa scomparsa di Andrea Purgatori, grande giornalista che ha legato il proprio nome a importanti inchieste sul terrorismo e la criminalità. Ricordo la passione civile e la costanza con le quali ha seguito per 43 anni, fino alla fine, le indagini per la strage di Ustica. È riuscito a dare un contributo enorme alla battaglia per la verità, che oggi più che mai dobbiamo far proseguire. Ai suoi familiari, ai colleghi e agli amici vanno le nostre condoglianze”. Così a segretaria del Pd Elly Schlein.
“Con la scomparsa di Andrea Purgatori perdiamo un grande giornalista, capace di portare il livello dell’inchiesta sempre in profondità descrivendo con rigore e capacità di analisi fatti che hanno segnato la storia del nostro Paese”. Lo scrivono gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura alla Camera e al Senato.
“Esprimo il mio cordoglio per la scomparsa di Andrea Purgatori. Cronista brillante, autore di documentari di successo, sceneggiatore e autore di indimenticabili programmi televisivi di inchiesta, scompare una delle firme prestigiose del giornalismo italiano. Ai familiari giungano le mie più sentite condoglianze”, dice il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana.
“Oggi è scomparso Andrea Purgatori. Ci sarà modo per raccontare il ruolo e la figura di Purgatori. A lui si devono tante inchieste sulla guerra, sul terrorismo, sulla criminalità, sui grandi fatti di cronaca. Se diciamo ‘Il muro di gomma’ lo dobbiamo a lui, che lavorò a lungo e instancabilmente sui misteri della strage di Ustica. Ha onorato il giornalismo, ha onorato il giornalismo d’inchiesta. È una grave perdita, ma il suo lavoro rimarrà”. Così il senatore del Pd, Walter Verini, ha ricordato in apertura di seduta in Aula il giornalista scomparso. Le sue parole sono state accolte da un applauso dei senatori, che si sono alzati in piedi.
(da agenzie)

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