Destra di Popolo.net

L’EX ANALISTA DELLA CIA, BOB BAER: “L’ATTACCO DI HAMAS? NON C’E’ NESSUN RUOLO DELL’IRAN. ISRAELE E’ STATO COLTO DI SORPRESA PERCHE’ NON HA PIU’ AGENTI SUL CAMPO”

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

“ISRAELE SI È AFFIDATA ALLA TECNOLOGIA, INTERCETTA I TELEFONI, REGISTRA, USA I VIDEO, SBIRCIA E PENETRA NEL WEB MA DA QUANTO TEMPO UN AGENTE, QUALCHE INFORMATORE NON È A GAZA? SI È PERSA LA CAPACITÀ DI DECODIFICARE LA REALTÀ” … UN’OPERAZIONE DI TERRA SARÀ UNA STRAGE: HAMAS ATTACCHERÀ LE PATTUGLIE ISRAELIANE E CI SARÀ UN ALTO NUMERO DI CIVILI UCCISI”

«È una stron…a». Il linguaggio colorito di Bob Baer, ex operativo della Cia, scrittore e fra i più profondi conoscitori delle dinamiche mediorientali non lascia spazio a obiezioni, quasi nemmeno a una seconda domanda. Si riferisce al ruolo dell’Iran
Perché le sembra improbabile, diciamo cosi?
«Hamas è un movimento sunnita, è anti iraniano per natura. A Gaza ha costruito un micro stato islamico ed è emanazione dei Fratelli Musulmani egiziani. Non è una creazione iraniana come certa propaganda vuol far credere».
Hamas ha fatto un attacco orchestrato, pianificato nei dettagli e assai chirurgico. Non vede mani straniere? O i gruppi di Gaza hanno la forza per farlo?
«La tattica che hanno adoperato è farina del loro sacco, possono avere avuto qualche elemento tecnologico dagli iraniani, magari qualcosa da Hezbollah, ma il blocco su Gaza funziona e quindi ad Hamas non è restato che pensare e agire in proprio, con missili a lunga gittata. Hanno tecnologie migliori di un tempo, una rete di collaboratori e strumenti per stanare l’intelligence israeliana».
Punto dolente, tutti concordi a dire è stato un fiasco epocale. Cosa è mancato?
«In gergo: humint»
Traduzione: uomini sul campo, occhi e orecchie che captano i segnali, gente infiltrata. Giusto?
«Esatto. Non ci sono. Israele si è affidata alla tecnologia, intercetta i telefoni, registra, usa i video, sbircia e penetra nel Web ma da quanto tempo un agente, qualche informatore non è a Gaza? Si è persa la capacità di decodificare la realtà perché la si respira, la si vede.
Faccio un esempio».
Prego.
«Gli israeliani hanno fatto un rave party a poche miglia dalla Striscia, sparando musica nelle orecchie di persone che negli anni, isolate, prive di ogni aiuto e contatto, sono diventate sempre più dei radicali zeloti islamici. E’ un segnale di come gli israeliani abbiano perso il contatto con il nemico per carpirne gli umori».
Affidarsi all’intelligence elettronica è deleterio?
«[ Oggi raccogliere informazioni è complicato. Per un operativo della Cia ad esempio essere a Beirut oggi è impossibile senza essere subito individuato da Hezbollah. E come si fa a spiare in Arabia Saudita se non si può andare in moschea? E poi c’è la barriera linguistica, quanti parlano arabo fluentemente? Non basta saper conversare di cose basiche per essere infiltrato. La National Security Agency era piena di finanziamenti durante la guerra in Afghanistan. Eppure il mullah Omar ha vissuto per un paio di anni prima di morire, non essere catturato, vicino a una base Usa. Con queste prospettive come pensa Netanyahu di andare a recuperare gli ostaggi a Gaza se non sanno nemmeno dove si muove il leader Mohammed Deif? Non li troveranno mai se non da morti quando vedranno i loro corpi».
L’operazione di terra è una delle ipotesi che il governo israeliano tiene sul tavolo. La ritiene un’opzione fattibile?
« L’esercito israeliano è fatto di riservisti. Quando ero giornalista ed ero in missione in quelle zone, eravamo scortati da una militare; faceva la ballerina nella vita di tutti i giorni. Quei giorni aveva l’uniforme e indossava le ciabatte. Non è fattibile occupare Gaza, come non lo era occupare l’Afghanistan. Puoi controllare le strade principali, ma dietro l’angolo puoi venire sgozzato».
Ma come immagina un’operazione di terra?
«Bisogna usare 300 mila riservisti, andranno strada per strada, Hamas attaccherà le pattuglie israeliane e ci sarà un alto numero di civili uccisi. non si entra con un furgone a Gaza senza essere uccisi in cinque minuti».
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

IL VERO OBIETTIVO DELL’ATTACCO DI HAMAS È L’ARABIA SAUDITA, BIN SALMAN SI È AFFRETTATO A DIRE CHE RIAD CONTINUA A “STARE AL FIANCO DEL POPOLO PALESTINESE”

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

FINO A TRE GIORNI FA STAVA TRATTANDO PER NORMALIZZARE LE RELAZIONI CON ISRAELE, SCATENANDO L’IRA DEGLI ALTRI PAESI MUSULMANI, E SOPRATTUTTO DEL SUO NEMICO NUMERO UNO: L’IRAN

L’avvicinamento di Israele all’Arabia Saudita è il punto centrale di tensione per tutta l’area. Alcuni leader palestinesi hanno definito questi accordi “un tradimento della loro lotta per ottenere uno stato”, e lo stesso presidente palestinese Abu Mazen, 87 anni, ha detto di avere forti dubbi sui paesi arabi che stringono legami con Israele. “Chi pensa che la pace possa affermarsi in Medio Oriente senza che i palestinesi abbiano uno stato, rimarrà deluso”, ha dichiarato all’assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, non più tardi di dieci giorni fa.
Adesso però siamo già in un nuovo scenario, che è diventato uno scenario di guerra. Lasciamo perdere le implicazioni interne alla politica israeliana e concentriamoci sugli aspetti internazionali. Qui emerge con evidenza un punto: le forze che desiderano sbaragliare tutti i cercatori di equilibri economico-politici sono in azione e lo fanno con violenza di nuovo conio, ben rappresentata dall’imponente sforzo militare messo in atto da Hamas, che non ha precedenti
Diciamo la verità nella sua brutale essenza: Hamas esiste perché una comunità internazionale dentro e fuori il mondo islamico ne sostiene finanziariamente, militarmente e in tema di intelligence le azioni e, soprattutto, ne preserva in vita gli esponenti di spicco
Una rete che coinvolge certamente l’Iran ma che probabilmente va molto oltre, [basta guardare l’attività di gruppi vari in Africa per capire quanto attive sono le forze che si oppongono ad ogni processo di pace e ad ogni accordo
Oggi microfoni e telecamere sono rivolti al sud d’Israele, è la cronaca. Ma chi deve capire sa che l’attacco di Hamas è a Riad, sperando nella violenta reazione israeliana come strumento capace di ricompattare il fronte islamico.
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

“L’UNICA PREOCCUPAZIONE DI IRENE PIVETTI ERA QUELLA DI METTERE LE MANI SUI SOLDI. CERCÒ CONTATTI CON CAMORRISTI”

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

L’AFFARE DELLE MASCHERINE, CHE HA PORTATO LA PROCURA A CHIEDERE IL PROCESSO PER L’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA PER FRODE IN FORNITURE PUBBLICHE, RICICLAGGIO, CONTRABBANDO, BANCAROTTA E ALTRI REATI, HA APERTO UNO SQUARCIO ANCHE SUI RAPPORTI CON SOGGETTI CONSIDERATI VICINI ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA CAMPANA

Una vera e propria «fame di denaro», giustificata «non solo da uno spregiudicato desiderio di profitto, ai limiti della cupidigia, ma altresì dalla necessità di “tamponare” i debiti dai precedenti fallimenti imprenditoriali».
L’affare delle mascherine, che ha portato pochi giorni fa il pm di Busto Arsizio Ciro Caramore a chiedere il processo per Irene Pivetti per frode in forniture pubbliche, riciclaggio, contrabbando, bancarotta e altri reati, ha aperto uno squarcio anche sui rapporti con soggetti considerati vicini alla Camorra. «L’unica preoccupazione della Pivetti era quella di mettere le mani sui soldi», scrive la procura. «Ne hanno fatto le spese i clienti, che si sono trovati in mano mucchi di mascherine del tutto inutilizzabili».
Pivetti non si sarebbe fatta scrupoli a distribuirle, anche dopo che lei e il genero Camil Grimaldi (indagato) si rendono conto della pessima qualità dei dispositivi: «Di fatto Pivetti ci diede il via libera a consegnare la merce dopo aver parlato con Camil», ricorda una dipendente.
Il tutto, aggiunge il pm nella richiesta di arresto poi respinta dal gip (per un problema di competenza territoriale sollevata dai legali Vincenzo Lepre per l’indagato Vincenzo Mega e Filippo Cocco per Irene Pivetti), in un quadro normativo emergenziale, «disatteso quasi completamente dai funzionari della Protezione civile ». Testimoni parlano di «rapporti amicali» tra Pivetti e l’ex vertice, Angelo Borrelli (non coinvolto nell’indagine).
«Si conoscevano da tanto — dice al pm un collaboratore di Pivetti — . Intuì che il contratto con la Protezione civile era stato ottenuto in virtù dei suoi rapporti politici». Un altro ricorda che «Pivetti ci aveva raccontato che Borelli aveva urlato al suo vice: “Muoviti, devi fare il bonifico!”».
Dall’inchiesta, oltre al fallimentare progetto di un incubatore di aziende in viale Monza a Milano, affittato anche a Lele Mora, emerge come «Pivetti era entrata in rapporto d’affari con ambienti criminali campani, quasi certamente di matrice camorristica, orbitanti nell’area di Castellammare di Stabia». Il progetto riguarda il contrabbando di idrocarburi, assieme a Giuseppe Vitaglione (già coinvolto in un’indagine sulla vendita di greggio) e Alessandro Di Somma.
Circostanze che «ben evidenziano la caratura criminale di Pivetti: non si faceva alcuno scrupolo a entrare in rapporti di affari (illeciti) con esponenti della criminalità organizzata». «Pivetti mi disse che avrei dovuto andarmene dalla palazzina perché ero malvisto da soggetti con i quali lei voleva collaborare — dichiara Lele Mora — Questi signori mi dissero che diversamente avrei passato un brutto quarto d’ora». «Sul progetto del gas, Pivetti aveva dei potenziali soci campani — conferma un altro teste —. Uno si chiamava Giuseppe, l’altro Alessandro. Uno sembrava Genny Savastano di Gomorra».
Diversi gli sms tra Pivetti e Vitaglione: «Giuseppe, per quello che stiamo costruendo insieme, vorrei chiederle di parlare con suo padre per farmi conoscere di persona», scrive Pivetti nel dicembre 2018. «Non vorrei che nascesse qualche problema per lei se la vedono», è la risposta.
Un mese dopo, Pivetti chiede “la protezione” di Vitaglione: «Dovrei incontrare gente fastidiosa. Mi sarebbe di grande aiuto incontrarli con lei, li aiuta a capire che non siamo fessi». «Io non ho assolutamente mai avuto nulla a che fare con la camorra — ha replicato ieri Pivetti — né ho mai avuto i comportamenti che mi vengono gratuitamente attribuiti».
(da la Repubblica)

argomento: Politica | Commenta »

IL MONDO DEL GIORNALISMO PIANGE ETTORE MO, STORICO INVIATO DI GUERRA DEL “CORRIERE DELLA SERA”

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

PRIMA DI DEDICARSI AL GIORNALISMO AVEVA LAVORATO COME CAMERIERE, LAVAPIATTI, STEWARD… I SUOI REPORTAGE DALL’AFGHANISTAN A PIEDI COI MUJAHEDDIN, IN GUERRA COI RUSSI, IN IRAN DOPO LA RIVOLUZIONE KHOMEINISTA

E’ morto a 91 anni il giornalista, storico inviato di guerra del “Corriere della Sera”, Ettore Mo. Era nato a Borgomanero il primo aprile del 1932.
Detestava i sotterfugi, le scorciatoie, i furbetti che dicono di essere arrivati prima sul luogo della storia e invece se la inventano di sana pianta aggiungendo di fantasia, copiando dalle agenzie comodamente seduti nelle camere di albergo. Scriveva con i suoi ritmi, odiava la fretta dello scoop, ma poi, quando arrivava il suo articolo, capivi che era fatto di cose viste e vissute, condito di particolari inaspettati, magari contradditori, però veri, onesti, indubbiamente verificati di persona.
Non gli importavano i soldi, le sue note spese erano sempre in ritardo e carenti, certamente non faceva “creste”, anzi, semmai metteva del suo, perché per lui il giornalismo e soprattutto il mestiere di inviato non era una professione come le altre, ma una sorta di missione, d’impegno totale e totalizzante al servizio del giornale, ma soprattutto del lettore e della necessità inderogabile di testimoniare.
Scriviamo queste righe di getto, a caldo, appena ricevuta la notizia della morte a 91 anni di Ettore Mo, platealmente definito uno degli ultimi “tra i grandi inviati” del giornalismo italiano e firma di prestigio per decenni del Corriere della Sera.
Amava raccontarsi, spesso accompagnato da un bicchiere di vino, che – diceva – lo aiutava a “sciogliersi”, a mettere in moto le ali della creatività. Una sera a Gerusalemme, si era ai tempi della Prima Intifada tra la fine del 1987 e il 1988, dopo avere scritto il reportage dai campi profughi palestinesi in fiamme, si dilungò nel ricordare i suoi inizi.
Era nato a Borgomanero nel 1932, aveva finito il liceo classico e si era iscritto a Lingue e Letterature Straniere a Ca’Foscari, una delle facoltà più note dell’università di Venezia. Ma presto si era accorto che la vita universitaria non faceva per lui. Senza un soldo aveva iniziato a viaggiare: Parigi, Madrid, Amburgo, sino a Londra.
Si manteneva con lavoretti: cameriere, lavapiatti, steward. Quella sera a Gerusalemme si attardò con la memoria sulle sue esperienze come steward su una nave della marina mercantile britannica. «Non mi trattavano male, ma c’erano lunghe ore di tedio che cercavo di colmare leggendo tutto ciò che trovavo a tiro», diceva.
Nel 1962, a 31 anni, si presenta al corrispondente da Londra per il Corriere, che allora era Piero Ottone, per offrirsi come collaboratore. Alla direzione piace subito il suo stile diretto, l’amore per il racconto vissuto sul campo. Lo richiamano a Roma e Milano, poi nel 1979 riceve il primo incarico da inviato per gli Esteri. Il direttore Franco Di Bella gli dà fiducia: la storia è importante, siamo nel mezzo della rivoluzione iraniana e l’Ayatollah Khomeini è appena tornato a Teheran.
Pochi mesi dopo è folgorato dall’amore per il suo lavoro quando raggiunge l’Afghanistan. Inizia a seguire la guerra tra le brigate dei mujaheddin contro l’esercito d’invasione sovietico. E qui nel 1981 incontra uno dei personaggi che lo hanno più affascinato nella sua lunga carriera.
Intervista Ahmad Shah Massud, il “leone del Panshir”, il leader laico delle milizie locali tagike che vogliono scacciare i russi e però sono contrarie ai gruppi radicali islamici pashtun che ben presto formeranno il nocciolo duro delle formazioni militari talebane. I due si vedono più volte. Nei suoi ultimi viaggi in Afghanistan, sino a pochi anni fa, Ettore insisteva sempre per portare un fiore sulla tomba di Massud, assassinato dai militanti di Al Qaeda due giorni prima degli attentati dell’11 settembre 2001.
Ha insistito per continuare a lavorare sin verso gli ottant’anni e i suoi servizi speciali toccano gran parte del nostro pianeta: dalla guerra nella ex Jugoslavia, alla Cecenia, al Pakistan, all’India.
Fu tra l’altro uno dei pochi reporter occidentali che andarono a trovare i leader del neonato movimento di Hamas a Gaza quando vennero espulsi in Libano dal governo israeliano tra il 1992 e 1993. Rimase nelle loro tende nella terra di nessuno vicino al confine israeliano per 48 ore. Per lui il dovere di andare e raccontare superava qualsiasi barriera o pregiudizio.
(da Il Corriere della Sera)

argomento: Politica | Commenta »

PERSINO L’EX PROCURATORE CAPO DI CATANIA ZUCCARO (NON CERTO UNA TOGA ROSSA) PRENDE LE DIFESE DELLA APOSTOLICO: “LINCIAGGIO VERSO UNA MAGISTRATA CHE FA IL PROPRIO DOVERE”

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

PEGGIORE SCHIAFFO A SALVINI E MELONI NON POTEVA ARRIVARE: ZUCCARO ERA IL LORO MITO… ORA SI SCOPRE CHE IL CARABINIERE CHE HA AMMESSO DI AVER GIRATO IL VIDEO E’ AMICO CON IL DEPUTATO LEGHISTA CARRA’ (EX CARABINIERE), SONO STATI COMMILITONI PER ANNI…MA CHE STRANO, EH?

Cortocircuito nel caso del video che ha infiammato la polemica politica su Iolanda Apostolico, la giudice che per prima ha disapplicato il decreto Cutro, non confermando il trattenimento di quattro migranti.
Ieri a confondere le acque è arrivato Anastasio Carrà, il parlamentare leghista che ha identificato la giudice nel video pubblicato dal ministro Matteo Salvini. A MeridioNews (come riportato anche nell’articolo in basso) Carrà ha detto: “A me non risulta che ci sia un carabiniere che abbia ammesso di aver fatto un video o di averlo girato a qualcuno, né che abbia consegnato qualcosa ai superiori”.
In realtà un carabiniere che si è presentato nei giorni scorsi dai proprio superiori c’è. Si tratta di G.B., ha quasi 60 anni e il grado di luogotenente. La sua versione è finita in una relazione.
Qui si spiega che il 25 maggio 2018 anche lui era in piazza al porto di Catania mentre i manifestanti, tra cui la giudice Apostolico, chiedevano lo sbarco della Diciotti.
Quel giorno era in servizio, ha fatto delle riprese con il cellulare poi inoltrate a diverse persone. Video che però non ha allegato ad atti interni o a informative per l’autorità giudiziaria.
Tra i video conservati sul suo cellulare dunque c’è quello pubblicato da Matteo Salvini? La risposta a questa domanda potrà essere data solo dagli accertamenti della procura di Catania, che dovrà anche ricostruire la cerchia di persone con le quali quelle riprese sarebbero state condivise.
La data della condivisione Quando e con chi?
Secondo quanto risulta al Fatto, nella relazione è riportato che tra le persone con le quali il luogotenente ha detto di aver condiviso il video ci sarebbe anche Anastasio Carrà, parlamentare etneo, sindaco di Motta Sant’Anastasia e anche lui luogotenente dell’Arma.
Nella relazione però ci sono due elementi: si parla genericamente di videoriprese e dunque non nello specifico di quelle pubblicate da Salvini; inoltre manca un’indicazione temporale: non si sa se la circostanza della condivisione sia recente o avvenuta in passato dato che quei video sono rimasti nel cellulare del carabiniere per cinque anni.
Al Fatto risulta che Carrà con il luogotenente G.B. ha condiviso un periodo di servizio tra il 2009 e il 2014 alla caserma di via Dante a Catania. Abbiamo chiesto a Carrà se conoscesse il luogotenente G.B. e se avesse fatto con lui servizio in quegli anni, ma non ci ha risposto.
Nel frattempo è stato trasferito a Catania anche il fascicolo nato a Roma dall’esposto di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. Poiché la giudice Apostolico potrebbe essere una potenziale parte lesa, gli atti però potrebbero essere girati per competenza a Messina.
“Esiste al ministero degli Interni una banca dati che cataloga cittadini, anche incensurati, che hanno partecipato a manifestazioni o eventi, e che uso viene fatto di questi dati?” si chiede Bonelli nella denuncia.
Intanto dall’ex procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, appena insediato alla Procura generale, arriva un altolà al clima che si è scatenato contro Apostolico: “Qualunque linciaggio è sempre da deprecare, quindi immagini se posso approvare il linciaggio nei confronti di un magistrato che fa il proprio dovere”, ha detto rispondendo ai giornalisti.
(da Il Fatto Quotidiano)

argomento: Politica | Commenta »

TRE ESPONENTI DI ITALIA VIVA SONO STATI ARRESTATI A CAIVANO CON L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE MAFIOSA E CORRUZIONE

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

IN MANETTE L’EX ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI DEL COMUNE, CARMINE PELUSO, GIOVANBATTISTA ALIBRICO, EX CONSIGLIERE DI MAGGIORANZA, E ARMANDO FALCO, SEGRETARIO CITTADINO DEL PARTITO DI MATTEO RENZI

Un nuovo blitz a Caivano, territorio di violenza, spaccio e ancora una volta di camorra, tornata stamattina al centro delle cronache per l’arresto con l’accusa di associazione mafiosa di nove persone, tra cui tre politici di Italia viva
Nel comune sciolto quest’estate e finito sotto ai riflettori per le cuginette del Parco Verde vittime di ripetuti abusi, all’alba i carabinieri hanno arrestato 9 persone con l’accusa di associazione mafiosa e corruzione. In manette, tra i nove, l’ex assessore ai lavori pubblici del Comune, Carmine Peluso, Giovanbattista Alibrico, ex consigliere di maggioranza, e Armando Falco, segretario cittadino del partito di Matteo Renzi
Tra gli arrestati Antonio Angelino, esponente dell’omonimo clan operante sul territorio; Giovanni Cipolletti, Massimiliano Volpicelli, Martino Pezzella, Raffaele Bervicato, Raffaele Lionello, Domenico Galdiero. Avrebbero avvicinato imprenditori aggiudicatari di lavori pubblici del Comune di Caivano per riscuotere somme da consegnare al clan mentre una parte del denaro veniva intascata direttamente da loro.
Angelino, Cipolletti e Volpicelli, si legge nell’ordinanza, oltre a essere artefici delle estorsioni, avevano instaurato un vero e proprio «inquietante “sistema” di gestione camorristica dell’attività amministrativa del Comune di Caivano, ben collaudato e radicato nel tempo», dove i politici facevano da intermediari per intascare le somme guadagnate con le estorsioni.
Un “Sistema” basato sul condizionamento degli affidamenti di lavori pubblici, e fondato su episodi corruttivi, che vedevano protagonisti il dirigente del settore Lavori pubblici Zampella, insieme a Peluso, Alibrico, tecnici privati ed esponenti politici come Armando. Le imprese provvedevano poi, in cambio delle aggiudicazioni, a versare al funzionario e (o) agli amministratori pubblici, e al clan tramite la loro.
Il «quadro, desolante, sin qui delineato», evidenzia per la procura «come il sindaco di Caivano non potesse di certo ignorare il ruolo che la criminalità organizzata locale aveva assunto sul territorio ed i contatti e collegamenti che aveva instaurato con esponenti della sua amministrazione».
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

PATRICK ZAKI: “NON SONO CON HAMAS, MA CON I CIVILI PALESTINESI, NETANYAHU SERIAL KILLER”

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

IL MESSAGGIO DELL’ATTIVISTA PER I DIRITTI UMANI: “SARO’ SEMPRE DALLA PARTE DEI PIU’ DEBOLI”

«Nel conflitto tra Israele e Palestina nessuno può essere ritenuto come filo-Hamas se sostiene la Palestina». Patrick Zaki vuole fugare ogni dubbio in merito alla sua posizione su quanto sta avvenendo al confine tra Israele la Striscia di Gaza, dopo gli attacchi di sabato mattina.
Sui suoi profili, nei giorni successivi ai blitz che hanno sorpreso le forze di sicurezza israeliane ha condiviso diversi post ma nessuna immagine dell’attacco di Hamas e delle brutalità dei terroristi palestinesi sui civili israeliani.
Definendo poi il premier israeliano Benjamin Netanyahu un «serial killer». «Non sono con Hamas ma sembrerebbe che assumere la posizione di difendere i civili palestinesi vi mette in una situazione problematica, soprattutto perché tutti i media internazionali sono pro-Israele e non parlano della grave crisi umana che c’è dall’altra parte», scrive l’attivista dei diritti umani, tornato in Italia a luglio dopo la grazia del presidente egiziano al-Sisi, «la mia priorità sarà sempre la vita dei civili, condannerò sempre qualsiasi violenza contro i civili in tutto il mondo, ma così facendo sarò sempre dalla parte dei deboli e contro il fascismo e l’occupazione».
«Sono un sostenitore della causa palestinese»
Zaki chiarisce qual è la sua posizione in merito alla questione israelo-palestinese: «Sono stato e continuerò a essere un fervente sostenitore della causa palestinese e del diritto del popolo palestinese a riconquistare le proprie abitazioni e terre, le quali nel corso della storia sono state violentemente depredate».
Definisce poi «razziste e di colonizzazione» le politiche del governo di Netanyahu, che secondo il ricercatore sono responsabili «dello stato di guerra apparentemente perenne in cui ci troviamo ora, con il tragico risultato della perdita di migliaia di vite civili, tra cui donne e bambini innocenti».
Zaki sottolinea il suo impegno «da sempre e invariabilmente guidato dalla tutela dell’umanità e dei diritti umani»: «Non potrò mai avallare né giustificare atti di violenza o omicidi. Al contrario, sostengo con fermezza il diritto della popolazione palestinese a resistere e a difendersi, distaccando tale difesa dalle politiche religiose conservatrici ed oscurantiste di Hamas».
Secondo il ricercatore, «giudicare gli eventi attuali in Palestina senza tenere conto della lunga storia della questione palestinese e delle sue radici, senza inserirli in un contesto storico, equivale a una visione distorta e parziale della realtà».
«Questa prospettiva è ingiusta e necessita di una riconsiderazione critica», aggiunge infine, «il mio sostegno è rivolto al popolo palestinese in difficoltà, alla verità e alla giustizia dovunque esse siano necessarie, e la mia posizione rimarrà dalla parte degli oppressi e di tutti i civili che hanno perso la vita. L’Unione Europea deve usare i suoi principi sui diritti umani condannando la violenza da ambo i lati, bisogna fermare questa guerra e salvare vite umane. Esprimo il mio pensiero e le mie preghiere per gli italiani coinvolti in questo conflitto, con la speranza che possano rimanere al sicuro e riabbracciare presto i loro cari».
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

L’ASSEDIO ALLA STRISCIA DI GAZA È UNA PUNIZIONE COLLETTIVA ILLEGALE, DUNQUE UN CRIMINE DI GUERRA DI ISRAELE

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

DUE MILIONI E TRECENTOMILA PERSONE CONDANNATI A PATIRE LA FAME. BLOCCARE L’ACCESSO DI CIBO E BENI È UN’ARMA DI AGGRESSIONE DISTRUTTIVA AL PARI DELLE BOMBE. BLOCCARE IL CIBO E L’ACQUA, IL CARBURANTE E L’ELETTRICITÀ SIGNIFICA DIRE, A QUEGLI ESSERI UMANI, DESCRITTI DAL MINISTRO GALLANT COME ‘ANIMALI’: VALETE MENO DI NOI. COSÌ TANTO MENO DA POTER MORIRE DI STENTI

«Ho ordinato un assedio completo alla Striscia di Gaza. Non ci sarà elettricità, né cibo, né carburante, tutto sarà chiuso. Stiamo combattendo degli animali umani e agiremo di conseguenza». Queste le parole del ministro della difesa israeliano Yoav Gallant che segnano da ieri l’inizio dell’assedio totale su Gaza. Due milioni e trecentomila persone in 365 chilometri quadrati, una delle aree più densamente popolate del pianeta che da due giorni sta subendo la risposta israeliana all’attacco di Hamas di sabato, da ieri è – nelle parole di Gallant – condannata a patire la fame.
«Chiuderemo tutto» vuol dire punire tutta la popolazione di Gaza per i crimini di Hamas. Significa privare i 900 mila bambini, quasi la metà della popolazione totale, di ogni forma di sostentamento. L’economia della Striscia è dipendente dalle importazioni di forniture, in particolare alimentari, attraverso i valichi di frontiera con Israele ed Egitto, che pure ha fortemente limitato la capacità dei palestinesi di attraversare il confine nel Sud dell’enclave.
Gaza, dunque, sopravvive grazie agli aiuti da sedici anni, da quando Tel Aviv ha imposto il blocco e vietato a quasi tutti i palestinesi di entrare e uscire senza un permesso speciale. Significa che dai valichi entravano (a singhiozzo) cibo, carburante, medicine, e tutti i beni essenziali, significa che dai medesimi valichi non usciva praticamente nessuno.
Da ieri per tutti, persino quella vita, già resa miserabile dalla scarsità degli aiuti, è finita di fronte alla crudezza del “chiuderemo tutto”, l’assedio totale, la più lenta azione punitiva delle guerre, la più disumanizzante: chiudere una città già accerchiata, privarla di viveri e rifornimento, piegare milioni di persone che non hanno via d’uscita. Affamare e svilire i civili per punire i miliziani di Hamas che controllano la Striscia.
Bloccare l’accesso di cibo e beni è un’arma di aggressione distruttiva al pari delle bombe, che pure da due giorni incessantemente colpiscono Gaza. Bloccare il cibo e l’acqua, il carburante e l’elettricità significa uccidere i già fragili e fiaccare chi sopravvive. Significa dire, a quegli esseri umani, descritti dal ministro Gallant come «animali»: valete meno di noi. Così tanto meno da poter morire di stenti.
Ieri alla seconda notte di bombardamenti su Gaza, Human Rights Watch aveva rilasciato un documento ricordando che le leggi di guerra si applicano a tutte le parti in conflitto, indipendentemente dalla legittimità della loro entrata in guerra o dagli squilibri di potere tra le parti, e sottolineando le norme giuridiche che regolano (o meglio dovrebbero regolare) le ostilità: la presa di mira deliberata di civili da parte di Hamas, gli attacchi indiscriminati sulle aree civili, la cattura di ostaggi costituiscono crimini di guerra ai sensi del diritto umanitario internazionale. Così come costituiscono crimini di guerra l’interruzione dell’elettricità annunciata domenica da parte delle autorità israeliane e diventata ieri blocco totale di ogni bene.
L’assedio annunciato ieri è una punizione collettiva illegale, dunque un crimine di guerra, come recita l’articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale recita: «Si intende per crimini di guerra: affamare intenzionalmente i civili, come metodo di guerra, privandoli dei beni indispensabili alla loro sopravvivenza, ed in particolare impedire volontariamente l’arrivo dei soccorsi previsti dalle Convenzioni di Ginevra».
L’assedio totale si tradurrà a breve nell’agonia dei neonati ricoverati, dei malati gravi, nell’impossibilità di operare, garantire ossigeno. A ieri dopo, due giorni di bombardamenti, sono ottanta i bambini morti a Gaza. Per i nati nella Striscia dopo il 2007 non c’è stata altra vita che quella interna al perimetro del blocco, ai valichi chiusi, alle scuole con le classi di 50 alunni, alle cure non disponibili. Già prima l’accesso i bambini di Gaza non avevano accesso a sufficienti cure mediche. A causa delle restrizioni del governo israeliano sull’ingresso di attrezzature mediche e farmaci nella Striscia, non erano più disponibili né la chemioterapia né i trattamenti radiologici.
Nei primi sei mesi del 2023, 400 bambine e bambini non hanno potuto ricevere le cure mediche di cui necessitavano. Meno di un mese fa, sulla scia dell’escalation di violenza che invase la Striscia tra il 9 e il 13 maggio, Save the Children denunciò che nel solo mese di maggio, quasi 100 richieste per bambini ammalati presentate alle autorità israeliane furono respinte o lasciate senza risposta, e che di media per due bambini al giorno era impossibile avere accesso a interventi chirurgici salvavita.
I bambini di Gaza, i bambini del blocco, sono stati disconnessi dalla realtà esterna mentre quella interna era una quotidiana abitudine alla privazione. Le madri che vediamo nelle fotografie che arrivano da Gaza, che oggi tengono tra le braccia i corpi dei figli feriti, ricordano cosa fosse la Striscia prima che il mondo esterno diventasse un ricordo indistinto, ricordano quando si poteva lasciare Gaza per andare in Egitto liberamente attraverso il valico di Rafah, quando si poteva uscire per essere curati.
Chi è nato prima si è abituato al sacrificio e alla paura. Chi è nato dopo, una generazione di centinaia di migliaia di ragazzini e ragazzine, non ha altro orizzonte che la vita in una gabbia. Senza sogni, né ambizioni. Hanno vissuto il vocabolario dell’odio: isolamento, bombardamenti, negazione dei diritti, discriminazione, pulizia etnica, distruzione, deprivazione sistemica. Hanno vissuto la violenza del blocco e la radicalizzazione di Hamas. Hanno subito tutto e oggi pagano per tutti.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

PERCHE’ HAMAS VUOLE SPINGERE ISRAELE A COMBATTERE STRADA PER STRADA NELLA STRISCIA DI GAZA

Ottobre 10th, 2023 Riccardo Fucile

E’ IL TERRENO A LORO PIU’ CONGENIALE, ALTRIMENTI NON AVREBBERO SPERANZA

Spingere le truppe israeliane a invadere la Striscia di Gaza via terra, poi dare vita a una guerriglia urbana strada per strada. È questa la strategia di Hamas: a due giorni dall’attacco a Israele l’organizzazione islamista detiene ancora centinaia di ostaggi. Una scelta brutale ma a suo modo lucida: indurre Tel Aviv a limitare l’impiego dell’aviazione, bensì a optare per un intervento di terra. Qui, nel dedalo di strade di Gaza City, i palestinesi potrebbero “giocarsela” alla pari: potrebbero sfruttare la conoscenza del territorio, utilizzare armi leggere e infliggere agli israeliani pesantissime perdite.
A spiegare a Fanpage.it come potrebbe evolvere il conflitto Mirco Campochiari, storico, analista militare, collaboratore di Limes e fondatore di Parabellum.
Come è stato condotto l’attacco di sabato da parte di Hamas?
Nella prima fase Hamas ha fatto largo impiego di droni “copiando” una tecnica ucraina: i velivoli senza pilota sono stati inviati sui fortilizi israeliani che in quel momento non erano presidiati, distruggendo sistematicamente le torrette che ospitavano i mitragliatori dell’IDF. I soldati di Tel Aviv stavano infatti dormendo in mutande ed è stato un gioco da ragazzi neutralizzarli. In contemporanea è iniziato anche un fittissimo lancio di razzi. Nello stesso tempo bulldozer guidati da palestinesi hanno iniziato ad abbattere barriere lungo il confine della Striscia di Gaza. Intanto, sempre da Gaza, sono decollati dai cento ai duecento paragliders, alcuni dei quali sono atterrati su una base israeliana dove si trovavano alcuni blindati e carri armati Merkava. Questi mezzi ora sono scomparsi nella Striscia di Gaza: alcuni sono dotati anche di sistemi di difesa attiva contro il lancio di missili. Mentre accadeva tutto questo altri paragliders hanno raggiunto il rave party Nova Music Festival nel deserto, nei pressi del confine con la Striscia, ed hanno iniziato a massacrare ragazzi e ragazze. Non solo: da Gaza sono salpati anche alcuni pescherecci che hanno raggiunto stazioni di polizia israeliane più a nord, disarmando gli agenti. Mentre tutto ciò accadeva gli israeliani dormivano: nessun ordine, nessun intervento delle truppe speciali. Niente di niente.
Lei ci ha parlato dei droni, armi ampiamente utilizzate nel conflitto in Ucraina. Che tipologia di droni erano? E soprattutto da dove provenivano?
Sono velivoli prodotti in casa ma derivano dagli Ababil-2 iraniani, mentre i sistemi antiaerei utilizzati dai palestinesi sono russi. Inoltre non escluderei un ruolo della Turchia. Il 14 settembre scorso Israele ha intercettato 16 tonnellate di sostanze chimiche utilizzate nel carburante per missili: la “merce” era destinata a Gaza e proveniva proprio dalla Turchia. Come mai?
Perché l’Iran sta sostenendo con così tanta forza Hamas in questa fase?
Oltre alle note ragioni storiche è tutto collegato con il conflitto in Nagorno-Karabakh: Israele ha recentemente raggiunto un accordo con l’Azerbaigian per piazzare sistemi di controllo nei pressi del confine con l’Iran. Naturalmente a Teheran questa decisione non è andata giù…
In una guerra convenzionale Hamas sarebbe in grado di reggere il confronto con Israele?
No, assolutamente no. In una guerra convenzionale Hamas non arriverebbe al weekend, nel migliore dei casi. Ma qui bisogna capire qual è la strategia dei palestinesi: non hanno carri armati, non hanno aviazione, quindi l’unica loro scelta è indurre gli israeliani a combattimenti strada per strada dentro la Striscia di Gaza. È una tecnica di guerra ibrida: chi non è in grado di affrontare un esercito palesemente superiore punta sulla guerriglia urbana.
Per quale ragione Hamas sta spingendo verso un conflitto di questo tipo?
Immagino vogliano portare l’intero popolo palestinese in guerra. Attualmente il conflitto è sostenuto prevalentemente da Hamas, ma se Israele dovesse dar vita a una rappresaglia furiosa anche altri palestinesi si ribellerebbero e imbraccerebbero le armi. In una guerriglia di enormi proporzioni all’interno delle città palestinesi anche l’esercito di Tel Aviv subirebbe forti perdite, nonostante la superiorità tecnologica.
E qui entrano in gioco le centinaia di ostaggi israeliani catturati da Hamas e condotti nella Striscia di Gaza. In questo quadro Israele non potrà “spianare” Gaza con l’aviazione…
Esatto, se lo facesse rischierebbe di uccidere i suoi cittadini. Hamas vuole evitare che Israele faccia ampio utilizzo degli aerei. Stanno dicendo a Tel Aviv: “Volete riprendere gli ostaggi? Veniteci a piedi”. L’unica alternativa è che Hamas proponga uno scambio di prigionieri in cambio di concessioni politiche, ma mi sembra improbabile che Israele possa accettare queste condizioni.
Quali armi potrà utilizzare Hamas in uno scontro strada per strada?
Oltre alla conoscenza del territorio servono armi anticarro di origine russa, RPG-7 vecchi ma ancora in grado di danneggiare un carro armato Merkava, ma anche equipaggiamento leggero: mitragliatrici, bombe a mano, persino molotov e molti droni kamikaze. Queste sono tecniche derivate dall’osservazione della guerra in Ucraina, con una differenza: che le truppe israeliane non si muovono con la dimestichezza e l’esperienza di quelle russe nei contesti urbani
Qualcuno ha definito l’attacco di Hamas la Pearl Harbor di Israele. È così?
Sicuramente questo attacco di Hamas è uno spartiacque. Da qui non si torna indietro: Israele è costretta a rispondere, non può fare diversamente o perderebbe la faccia. È interessante però come siano due estremismi a fronteggiarsi: da una parte Hamas, che ha agito “grazie” alle politiche di Netanyahu, ai massacri di palestinesi compiuti negli ultimi decenni. Dall’altra Israele, il cui governo ha subito per mesi dure proteste persino dalla polizia. Ora Netanyahu è costretto ad agire e a “risolvere” la questione Hamas una volta per tutte: deve attaccare Gaza, e se il leader di Israele non vuole uccidere ostaggi può farlo solo invadendo la Striscia via terra. Hamas sta costringendo l’IDF a combattere su un terreno di sua scelta. E questa, in guerra, è una delle strategia più importanti.
(da Fanpage)

argomento: Politica | Commenta »

« Previous Entries
Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.295)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (119)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.583)
    • criminalità (1.402)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.530)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.331)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.077)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (821)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (510)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (542)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.786)
    • governo (5.801)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (39.463)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.684)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Maggio 2026 (323)
    • Aprile 2026 (591)
    • Marzo 2026 (641)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (503)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (460)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (584)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (204)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Ottobre 2023
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
    « Set   Nov »
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • DESTRA DI POPOLO VA DIECI GIORNI IN VACANZA
    • LA SOLITA ITALIA DA RECOVERY. PER RIUSCIRE A REALIZZARE LE GRANDI OPERE INSERITE NEL PNRR E “AGGIRARE” I RITARDI, IL GOVERNO LE HA RIVISTE, SPEZZETTATE IN VARI LOTTI O SFILATE DAL PIANO E MESSI A CARICO DEL BILANCIO ORDINARIO. MA PER LA CORTE DEI CONTI IL RIDIMENSIONAMENTO DEI PROGETTI “RISCHIA DI SFOCIALE IN OPERE INCOMPLETE”
    • NEONATA DI POCHE SETTIMANE MUORE DI IPOTERMIA DOPO LO SBARCO A LAMPEDUSA
    • URSO, UN DISASTRO DOPO L’ALTRO. IL CASO ELECTROLUX, CON 1.700 LAVORATORI CHE FINIRANNO A CASA, PORTA A 44 IL CONTEGGIO DEI TAVOLI DI CRISI ATTIVI AL MINISTERO DEL MADE IN ITALY
    • NEL RISIKO DI TRUMP, LA PROSSIMA A CADERE E’ CUBA: IL CAPO DELLA CIA JOHN RATCLIFFE VOLA A L’AVANA PER INCONTRARE RAÚL GUILLERMO RODRIGUEZ CASTRO, IL NIPOTE PREDILETTO DELL’EX PRESIDENTE, NONCHÉ UNO DEGLI UOMINI PIÙ INFLUENTI DEL REGIME: DOVRANNO DISCUTERE DELLE NUOVE RELAZIONI DIPLOMATICHE
    • ANCHE A MODENA, COME SEMPRE, MATTEO SALVINI E’ IL RE DEGLI SCIACALLI PER DISTACCO
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA