Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
UNA STORIA INFINITA E UNO SPIRITO DI PARTITO CHE SOPRAVVIVE
Il partito che aspira alla totalità e alla prefigurazione adora le feste
di popolo. Ne ho costruite tante, quando ero comunista. Stand, libri, sport, amorazzi, dibbbattiti a schiovere, ma anche ciondoli, artisti a spasso, disegni di Guttuso abbozzati sulle tovaglie, concerti, bandiere di pace e inni di guerra, ci sono mancati solo gli armocromisti. Poi, passato dalla parte opposta, da anticomunista fui invitato a una festa a Bologna, mi pare, e dovettero intervenire i carabinieri perché non era gradita la mia parlanza paradossalberlusconiana, ma non poi tanto, invero un cincinin provocatoria. Gian Carlo Pajetta una volta mi disse che un compagno gli aveva indicato una Festa dell’Avanti!, il quotidiano dei socialisti, aggiungendo: è la Festa dell’Unità dell’Avanti! Oggi è la volta di Atreju, la Festa dell’Unità dei fasci democratici.
Tutto uguale. L’ansia di totalità e prefigurazione produce una storia infinita, lo spirito di partito sopravvive, ma non in quelli che vanno alla mostra su Berlinguer a Testaccio, encomiabile iniziativa rétro del leggendario Sposetti, piuttosto nel magnifico e postmoderno venditore di almanacchi Donzelli, animatore e costruttore del teatrino della premier e Madonna della destra di governo, la ex Ducia vocale, la presidentessa quasi impeccabile, l’europeista, l’atlantista romanesca eccetera, che chiuderà i lavori dinanzi a grande folla nei giardini di Castel Sant’Angelo, lavando nel sangue oratorio l’offesa per il diniego di ospitalità di Elly Schlein (errore blu).
Tutto uguale. La sublime Roccella con la sua voce chioccia pontifica sulla famiglia e il patriarcato e si confronta con la grande Concia, esclusa dalla funzione istituzionale e bersaglio di destra e sinistra, ma impettita nel fioretto Lgbtq+ versus Family day. Tutto uguale. Briatore cazzia Santanchè, consenziente alla ramanzina, per il turismo straccione. Tutto uguale. Arriva la grande star internazionale, mister X, forse anche il premier angloindiano (origini: Kenya, Tanzania, Punjab, religione induista) che fa tanto multiculti. L’esotismo è di rigore, anche se non ci sono più Luis Corvalán e gli Inti Illimani. Nulla più esotico di Atreju, eroe antinichilista, per la gioia della controrivoluzione antimoderna ma molto contemporanea. Apertura e confronto sono il codice assoluto di queste manifestazioni totali e prefigurative, segue la sintesi politica, il numero uno spiega e rispiega, celebra e incoraggia, elogia e si elogia, e si staglia poi una lunga campagna elettorale, di governo e di opposizione o se preferite di lotta. Niente salamelle e tortellini. Prevalgono pane e salsiccia, porchetta, l’Emilia è lontana, ma i militanti e i clienti, sempre parecchi, sono affamati anche e sopra tutto di intrattenimento politico e ideologico. Ci mancherebbe altro.
Tutto uguale. Non c’è più il funzionario colto di Rai3 che la sa dire lunga su comunicazione e politica, ma c’è il direttore degli approfondimenti che sfida e provoca l’opposizione parlamentare. C’è il ministro dell’Economia che castiga l’assemblea di condominio europea e annuncia veti che non ci saranno. Molta eccitazione compensa qualche flop e qualche sonnellino. Trionfa spesso la cosa che meno interessa, la politica estera, il successo nel mondo compensa nel megaschermo ogni possibile delusione, la memoria è coltivata e condivisa, anche se è una memoria diversa, opposta, nelle due feste di popolo decisamente simili, anzi identiche. Il freddo però aiuta a stare svegli, è climaticamente scorretto. In più l’atmosfera natalizia, l’abbracciamoci tutti, il partito, la sorella, e la solita famiglia, che poi non è così male.
Giuliano ferrara
(da ilfoglio.it)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
TUTTI LO OSSERVIAMO: COME TIENE LE MANI? COMPOSTE. PARLA? CHIAMANO ARIANNA. HA LA FACCIA GRIGIA, E TESA. HA GIÀ DOVUTO DIFENDERE IL COMPAGNO MINISTRO LOLLOBRIGIDA, SPIEGANDO CHE È NORMALE FERMARE UN FRECCIAROSSA. DEL RESTO… ORA GLI TOCCA LA CUSTODIA DELL’EX SIMIL COGNATO GIAMBRUNO. LUI, GELIDO: ‘NON SONO IL BENVENUTO?’. BEGHE DI FAMIGLIA. FATTI LORO…”
Più che una festa, una grandiosa celebrazione. Di governo. E di potere. I Fratelli d’Italia si sono presi le mura di Castel Sant’Angelo, giardini trasformati in una cittadella tricolore, enormi tensostrutture trasparenti da film di fantascienza, al tramonto gabbiani in picchiata sul Tevere e il riverbero delle luci accese di un magnifico albero natalizio alto 18 metri, che papa Francesco — appena laggiù, in San Pietro — se lo sogna. Atreju, eccoci qua.
Come ci siamo arrivati? (intanto è pure arrivato, così, di botto, il mitico Andrea Giambruno: è lui, non è lui, senza ciuffo e però sì, pazzesco colpo di scena, è proprio lui. Santo Cielo, e adesso?). Piano. Non divaghiamo. Un tempo, per raggiungere il palchetto che le Meloni — indossando bomber e scarponcini Dr. Martens — tiravano su facendo collette tra i militanti di Azione Giovani, bisognava risalire il bosco del Celio, tra il Colosseo e la sezione ricavata da un’umida catacomba di Colle Oppio, dove tutto era cominciato in un miscuglio di cameratismo situazionista e visionarie sfumature tolkeniane.
L’altro ieri, qui, c’era Flavio Briatore (però almeno senza babbucce, perché fa freddino). Sottobraccio alla sua amica Daniela Santanchè, che è dovuta intervenire perché Flavione s’è fatto prendere la mano: «Abbiamo la cultura di fregare la gente». Purtroppo, il titolo di questa edizione è: «Bentornato orgoglio italiano». Sfuggita una felpa — su una bancarella — con la scritta fascistoide: «Memento audere semper».
Nel villaggio si vendono anche libri con titoli così: «Essere donne in un mondo di femministe», oppure «Controstoria del franchismo». A proposito di cultura: il ministro Gennaro Sangiuliano (già nella leggenda per aver annunciato che Dante era di destra) è in un dibattito con la crema della nuova intellighenzia governativa, e cioè Buttafuoco/Giuli/Venezi/Rossi: modera Hoara Borselli, ex primadonna del Bagaglino (che, infatti, vogliono riaprire)
Però, anche qui — e non solo alle feste dell’Unità — si ragiona meglio a stomaco pieno: intenso profumo di porchetta, due tizi in doppiopetto nero passeggiano tenendo a mezz’aria scodelle fumanti di fagioli con le cotiche, il vino è un Cesanese del Piglio, e lo mette la cantina dell’onorevole Luca Sbardella. «Gradisce? È gratis». Il vino? «No, il giornale».
Ecco La voce del patriota, numero unico, ma con un’intervista — esclusiva, eh — al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Che, così, segnala chi è l’uomo più potente a Palazzo Chigi. Cioè, lui. Certo Fazzo avrebbe voluto invitare Zelensky. Poi hanno preferito presenze meno usurate: il premier britannico Rishi Sunak, il tycoon del populismo globale con la passione per le canne di marijuana Elon Musk (ma lo sa questo dettaglio, Giorgia?), il ct azzurro Luciano Spalletti (presenza molto criticata, perché dovrebbe essere il ct di tutti) e poi Santiago Abascal, il leader del partito di estrema destra Vox che per il premier spagnolo Sánchez — «Finirà a testa in giù» — ha evocato piazzale Loreto (indelicato)
Raccontano che, al forum sulla Giustizia, Renzi (ormai ricchissimo, il politico italiano più ricco con 3,2 milioni di euro nell’ultima dichiarazione dei redditi) abbia ironizzato: «Sto sostituendo Schlein» (dopo l’invito rifiutato, Elly è stata messa in un cartonato). Poi rivolto al sottosegretario Andrea Delmastro: «Non dimetterti». Veramente quello non ci pensa proprio.
Un cronista, in sala stampa, vuol farci un pezzo: chi sono gli altri Fratelli inguaiati con la legge? Vediamo: c’è la Santanchè, che è indagata. Poi ci sarebbero la Montaruli, con condanna in via definitiva, ma promossa a vicepresidente della Vigilanza Rai, e Carlo Fidanza, che ha patteggiato una condanna per corruzione. «Fate i bravi…», ammonisce l’organizzatore di questa kermesse Giovanni Donzelli detto Minnie (per difendere il collega deputato Galeazzo Bignami, che in una foto appariva in divisa da ufficiale nazista, disse che lui, a carnevale, una volta s’era vestito come la compagna di Topolino).
A questo punto si stava andando a vedere la clamorosa pista da pattinaggio su ghiaccio — «Il prossimo anno ne facciamo una da bob!» — ma, appunto, c’è Giambruno. Tutti lo osserviamo: come tiene le mani? Composte. Parla? «Se parla, siamo fritti», dice una dell’ufficio stampa. Chiamano Arianna. Ha la faccia grigia, e tesa. Ha già dovuto difendere il compagno/ministro Lollobrigida, spiegando che è normale fermare un Frecciarossa. Del resto, chi di noi non l’ha mai fatto? Ora gli tocca la custodia dell’ex simil cognato Giambruno. Lui, gelido: «Non sono il benvenuto?». Beghe di famiglia. Fatti loro.
Dov’è la casetta di Babbo Natale? (gira voce abbiano dovuto convincere Fabio Rampelli, già molto indignato per una stella rossa sull’albero della città di Roma, che il vestito di Santa Claus è così, bello rosso, in tutto il mondo. Niente di politico, insomma).
(da il “Corriere della Sera”)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
SORPRESA (NON GRADITA): ARRIVA COME UN PIZZINO AMBULANTE. ARIANNA FURIBONDA: “E’ VENUTO A FARE IL MASCHIO”
Il mister X di Atreju, alla fine, è diventato mister Ex. Avevano
deciso di centellinare l’annuncio dei super-ospiti: Elon Musk, Rishi Sunak e giù giù fino a Riccardo Scamarcio e Michele Placido. Volevano garantire suspense al ritrovo di Fratelli d’Italia, il primo di Giorgia Meloni al governo. E invece, ieri, si sono fatti prendere alla sprovvista da Andrea Giambruno, fino a due mesi fa compagno della presidente del Consiglio. Come un Jep Gambardella made in Brianza, è venuto a rovinarle la festa. E c’è riuscito.
“Poi dici che da noi non esiste il patriarcato!”, sbotta una sorella d’Italia, militante, che ha appena visto la Sorella d’Italia, Arianna, provare a mimetizzare la smorfia che le si è stampata in faccia quando la mano dell’ex cognato le ha bussato alla spalla. Una frazione di secondo, non di più. Quando si è girata per vedere chi fosse, la sua collaboratrice – vera eroina della giornata –, le sta già portando lontano Andrea Giambruno, “il padre di mia nipote”, lo liquiderà più tardi, in nome della legge dell’albero genealogico che governa il partito. Poi giurerà che sì, le ha fatto “piacere” vederlo anche quest’anno ad Atreju.
Lui ha fatto il suo ingresso nel tendone del palco principale qualche minuto prima delle 4 del pomeriggio. L’assistente di Arianna lo placca praticamente subito, ma il giornalista Mediaset è già circondato dai colleghi, nel caso specifico poco in vena di chiacchiere da macchinetta del caffè. “Andrea!”, lo chiama e lo scorta letteralmente verso l’area riservata allo staff e ai relatori. Lui tocca la spalla della cognata ed esegue gli ordini. Dietro, alla larga dalle domande.
Forse nemmeno ce n’era bisogno. Andrea Giambruno, ad Atreju, è venuto con un mandato preciso: stare zitto.
Non pronuncia nemmeno una sillaba mentre attraversa la sala. Resta con le labbra serrate in un sorriso al limite del sadismo per tutto il centinaio di metri che percorre per spostarsi da un tendone all’altro. L’uomo dei fuorionda è muto. Si sente solo il rumore dei mocassini che incedono sulla passerella, la stessa camminata spavalda che solcava lo studio di Retequattro, il ciuffo che non c’è più. Ha portato qui, mute ma rumorosissime, questa e le altre mille rinunce che ha dovuto sopportare dopo l’addio via Instagram di Giorgia Meloni.
“È un pizzino”, “è un ricatto”, ripete chi assiste alla scena. E in sala, a caldo, Arianna Meloni non riesce a trattenere lo sdegno per l’affronto alla sorella: “È venuto a fare il maschio”, sarà la sentenza consegnata a chi le chiede che idea si è fatta.
Quel che è certo, qui, è che nessuno sapeva niente. Niente l’uomo macchina della kermesse, Giovanni Donzelli. Niente lo staff della comunicazione. Niente i ministri e i parlamentari che non sanno bene come gestire i saluti con l’ex first gentleman. Andrea Delmastro, il sottosegretario alla Giustizia, lo accompagna mentre attraversa il giardino di Castel Sant’Angelo. “È un amico, lo saluto”, dice quasi giustificando quella vicinanza che – messi come siamo – serve più che altro a controllare che non succedano altri guai. “Lo chiudiamo dietro al palco fino alle 2 di notte”, aveva scherzato (ma nemmeno tanto) un esponente di Fratelli d’Italia con i giornalisti che si erano messi di guardia all’uscita. Invece nemmeno mezz’ora dopo, Giambruno fa capolino con il direttore del Tempo Davide Vecchi e insieme si dirigono verso il secondo palco della festa, dove sta per iniziare un dibattito sul Reddito di cittadinanza (dal sobrio titolo: “Giù dal divano. L’Italia si rimbocca le maniche”). Walter Rizzetto, presidente della commissione Lavoro, lo abbraccia sotto palco: “Vuoi salire?”, gli chiede. E quella che doveva essere una battuta, rischia di trasformarsi in una minaccia. Giambruno non sale, ma guadagna una sedia riservata, non in mezzo alla platea. Per evitare spiacevoli contatti, la macchina di Atreju fa arrivare 23 (ventitré) volontari con la felpa blu a creare un cordone di sicurezza attorno a mister Ex. In sottofondo, corre il tormentone di Colapesce e Dimartino. “Ma io lavoro, per non stare con te…”. Meloni è a Bruxelles per il Consiglio europeo. Torna oggi, chissà che splash.
(da Il Corriere)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
L’EX COMPAGNO DI MELONI TRA GLI STAND DI ATREJU
I cappotti di cashmere blu. Le auto blu. E poi i lampeggianti e le scorte. Il sussiego. Gli inchini. I selfie. Caro senatore. Carissimo ministro. Arianna, sei splendida. Ma tua sorella Giorgia quando atterra?
Più che una festa, una grandiosa celebrazione. Di governo. E di potere. Vero, concreto, ostentato.
I Fratelli d’Italia si sono presi le mura di Castel Sant’Angelo, giardini trasformati in una cittadella tricolore, enormi tensostrutture trasparenti da film di fantascienza, al tramonto gabbiani in picchiata sul Tevere e il riverbero delle luci accese di un magnifico albero natalizio alto 18 metri, che papa Francesco — appena laggiù, in San Pietro — se lo sogna.
Atreju, eccoci qua.
Come ci siamo arrivati? (intanto è pure arrivato, così, di botto, il mitico Andrea Giambruno: è lui, non è lui, senza ciuffo e però sì, pazzesco colpo di scena, è proprio lui. Santo Cielo, e adesso?).
Piano. Non divaghiamo.
Un tempo, per raggiungere il palchetto che le Meloni — indossando bomber e scarponcini Dr. Martens — tiravano su facendo collette tra i militanti di Azione Giovani, bisognava risalire il bosco del Celio, tra il Colosseo e la sezione ricavata da un’umida catacomba di Colle Oppio, dove tutto era cominciato in un miscuglio di cameratismo situazionista e visionarie sfumature tolkeniane. L’atmosfera era speciale, politicamente scorretta, sullo sfondo di un pantheon spregiudicato, che teneva insieme Ezra Pound, Camus e Marinetti, un viaggiatore inquieto come Bruce Chatwin e uno scrittore anticomunista come John Fante.
E poi c’erano dibattiti spiazzanti, mai banali, ondeggiando tra la pericolosa fascinazione per personaggi lugubri come Steve Bannon, lo stratega di Donald Trump accolto tipo messia, e certi confronti inediti con i leader della politica (compresi quelli dell’opposizione), tutti in coda per essere invitati e restare vittime di scherzi memorabili: a Berlusconi venne chiesta la disponibilità di scendere in piazza contro le violenze di un feroce dittatore del Laos, Pai Mei, che in realtà non è mai esistito; a Gianfranco Fini, all’epoca leader di An e ministro degli Esteri (e già), sollecitarono un appello per aiutare il popolo dei Kaziri — al che lui iniziò ad argomentare: “Conosco bene la situazione…”.
Sembra ieri.
Poi, vabbé: l’altro ieri, qui, c’era Flavio Briatore (però almeno senza babbucce, perché fa freddino). Sottobraccio alla sua amica Daniela Santanchè, che è dovuta intervenire perché Flavione s’è fatto prendere la mano: «Abbiamo la cultura di fregare la gente». Purtroppo, il titolo di questa edizione è: «Bentornato orgoglio italiano». Con vialetti dedicati a Giovannino Guareschi, Anita Garibaldi, Giuseppe Prezzolini. Ambizione di una liturgia seriosa, tra il patriottico e il destrorso. Sfuggita una felpa — su una bancarella — con la scritta fascistoide: «Memento audere semper». Nel villaggio si vendono anche libri con titoli così: «Essere donne in un mondo di femministe», oppure «Controstoria del franchismo». A proposito di cultura: il ministro Gennaro Sangiuliano (già nella leggenda per aver annunciato che Dante era di destra) è in un dibattito con la crema della nuova intellighenzia governativa, e cioè Buttafuoco/Giuli/Venezi/Rossi: modera Hoara Borselli, ex primadonna del Bagaglino (che, infatti, vogliono riaprire).
Però, anche qui — e non solo alle feste dell’Unità — si ragiona meglio a stomaco pieno: intenso profumo di porchetta, due tizi in doppiopetto nero passeggiano tenendo a mezz’aria scodelle fumanti di fagioli con le cotiche, il vino è un Cesanese del Piglio, e lo mette la cantina dell’onorevole Luca Sbardella. «Gradisce? È gratis». Il vino? «No, il giornale». Ecco La voce del Patriota, numero unico, ma con un’intervista — esclusiva, eh — al sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Che, così, segnala chi è l’uomo più potente a Palazzo Chigi. Cioè, lui.
Certo Fazzo avrebbe voluto invitare Zelensky. Poi hanno preferito presenze meno usurate: il premier britannico Rishi Sunak, il tycoon del populismo globale con la passione per le canne di marijuana Elon Musk (ma lo sa questo dettaglio, Giorgia?), il ct azzurro Luciano Spalletti (presenza molto criticata, perché dovrebbe essere il ct di tutti) e poi Santiago Abascal, il leader del partito di estrema destra Vox che per il premier spagnolo Sanchez — «Finirà a testa in giù» — ha evocato piazzale Loreto (indelicato). Raccontano che, al forum sulla Giustizia, Renzi (ormai ricchissimo, il politico italiano più ricco con 3,2 milioni di euro nell’ultima dichiarazione dei redditi) abbia ironizzato: «Sto sostituendo Schlein» (dopo l’invito rifiutato, Elly è stata messa in un cartonato). Poi rivolto al sottosegretario Andrea Delmastro: «Non dimetterti». Veramente quello non ci pensa proprio.
Un cronista, in sala stampa, vuol farci un pezzo: chi sono gli altri Fratelli inguaiati con la legge? Vediamo: c’è la Santanchè, che è indagata. Poi ci sarebbero la Montaruli, con condanna in via definitiva, ma promossa a vicepresidente della Vigilanza Rai, e Carlo Fidanza, che ha patteggiato una condanna per corruzione. «Fate i bravi…», ammonisce l’organizzatore di questa kermesse Giovanni Donzelli detto Minnie (per difendere il collega deputato Galeazzo Bignami, che in una foto appariva in divisa da ufficiale nazista, disse che lui, a carnevale, una volta s’era vestito come la compagna di Topolino). A questo punto si stava andando a vedere la clamorosa pista da pattinaggio su ghiaccio — «Il prossimo anno ne facciamo una da bob!» — ma, appunto, c’è Giambruno.
Tutti lo osserviamo: come tiene le mani? Composte. Parla? «Se parla, siamo fritti», dice una dell’ufficio stampa. Chiamano Arianna. Ha la faccia grigia, e tesa. Ha già dovuto difendere il compagno/ministro Lollobrigida, spiegando che è normale fermare un Frecciarossa. Del resto, chi di noi non l’ha mai fatto? Ora gli tocca la custodia dell’ex simil cognato Giambruno. Lui, gelido: «Non sono il benvenuto?».
Beghe di famiglia. Fatti loro. Dov’è la casetta di Babbo Natale? (gira voce abbiano dovuto convincere Fabio Rampelli, già molto indignato per una stella rossa sull’albero della città di Roma, che il vestito di Santa Claus è così, bello rosso, in tutto il mondo. Niente di politico, insomma).
(da editorialedomani.it)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
IL TURISMO HA ANCORA MARGINI DI MIGLIORAMENTO
Quella che sta vivendo l’economia italiana in questo momento è
una «fase di stagnazione» secondo il Centro studi di Confindustria. Nella nota mensile «congiuntura flash», gli economisti di via dell’Astronomia spiegano che «l’inflazione è rientrata, ma l’economia è debole. Ancora in difficoltà industria e servizi», mentre c’è «qualche luce» per l’industria. Sulla fase di stagnazione, Confindustria ribadisce che «nel quarto trimestre, il Pil italiano è stimato quasi fermo». Se da un lato «il rientro dell’inflazione aiuta», dall’altro però «i tassi di interesse resteranno ai massimo ancora per alcuni mesi e il credito è troppo caro». Mancano «di vero slancio» gli scambi mondiali e l’export italiano, con il costo di gas e petrolio a pesare in particolare.
Il boom del turismo nel 2023
Quel che «tiene a galla l’economia Italiana» secondo l’analisi di Confindustria è il periodo mai così tanto favorevole per il turismo. «Decisivo per la dinamica del Pil nel 2023», sulla spinta del +4,1% fino a settembre dell’export di servizi, con la spesa mai così alta degli stranieri in viaggio in Italia, che è «gran parte del valore economico diretto del turismo nel Paese». I buoni risultati nel turismo si sono riflessi anche nel settore alberghiero, che avrebbe beneficiato di «un vero e proprio boom», spiegano gli economisti di Confindustria. «Il fatturato dei servizi di alloggio, che è andato meglio del totale dei servizi, già nel 2022 si collocava sopra i valori pre-pandemia e ha proseguito la crescita quest’anno: +28,8% nel 3° trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019, di cui +7,1% rispetto al 3° 2022. Sembra perciò essere tornato l’ottimismo tra le imprese del settore dell’ospitalità: secondo il Barometro di Booking, il 41% degli albergatori italiani prevede che il 2023 sarà l’anno con il fatturato più alto di sempre».
Margini di miglioramento
A fronte delle cifre da record, il Centro studi di Confindustria spiega che sono ancora possibili margini di crescita, soprattutto nel settore dell’alloggio: «L’utilizzazione dei letti negli esercizi alberghieri è risalita al 48,3% nel 2022, rispetto al 49,0% nel 2019 e dovrebbe essere cresciuta ancora nel 2023, ma comunque su valori che possono salire ulteriormente. Anche le strutture non-alberghiere possono continuare a fornire un contributo importante: fino al 2022 le presenze in tali strutture sono cresciute di più rispetto a quelle negli alberghi». E se quindi gli arrivi in Italia possono ancora crescere, restano «prospettive incerte», prima che si riesca a tornare a una crescita pre-pandemica. Il rischio è che a pesare sia appunto la fase di stagnazione, che coinvolge anche l’economia mondiale: «Decisivo sarà cogliere i cambiamenti in atto nel settore, che le imprese italiane sembrano aver ben individuato: preferenze dei viaggiatori più orientate ad esperienze di lusso (+57% nell’ultimo decennio il numero di alberghi a 5 stelle); nuove destinazioni e cambiamento climatico; nuove tecnologie “virtuali”, per preparare (sostituire?) i viaggi “in presenza”».
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
CACCIARI: “I NEMICI RICORDINO SUO RILIEVO CULTURALE”
È morto il “cattivo maestro” Toni Negri. Il leader di Autonomia Operaia è deceduto nella notte a Parigi. Aveva 90 anni. A darne la notizia la moglie, la filosofa francese Judith Revel, e la figlia Anna, che lo ha ricordato con un post su Instagram.
La militanza e l’arresto
Nato a Padova nel 1933, Toni Negri è stato filosofo, politologo, attivista e politico italiano, negli anni Sessanta e Settanta fu uno dei maggiori teorici della sinistra extraparlamentare e del marxismo operaista.
Muove i primi passi nella sezione padovana del Partito socialista, ma se ne allontana diventandone critico. Dopo aver fatto parte di Potere operaio, da cui esce nel 1973, fonda Autonomia operaia di cui sarà leader fino alla sua dissoluzione, nel 1979.
Fu incarcerato e processato, all’interno del processo “del 7 aprile” ai militanti di Autonomia Operaia, con l’accusa di aver partecipato ad atti terroristici e d’insurrezione armata. Assolto da queste imputazioni, viene condannato a 12 anni di carcere per associazione sovversiva e concorso morale nella rapina di Argelato, nel bolognese, del 1974.
Nel 1983 Negri viene eletto deputato con il Partito Radicale con oltre 13mila preferenze, ma nel settembre dello stesso anno si rifugia in Francia proprio perché coinvolto nei processi del “7 aprile”. Oltralpe beneficia della dottrina Mitterrand. Negri rientra in Italia nel luglio 1997 per scontare la condanna definitiva di 12 anni. Dal 1999 gli viene concessa la semilibertà, nel 2003 quella totale.
Le reazioni
“Al di là di tutto di Toni Negri rimane il suo rilievo culturale e intellettuale che spero venga ricordato anche dai suoi nemici”. Il commento del filosofo Massimo Cacciari. “Per me è una grande perdita – ha aggiunto – io ho cominciato con lui 60 anni fa a fare filosofia e politica, poi ovviamente ci sono state fasi diverse” ma Toni Negri rimane “un grande studioso di filosofia e di filosofia del diritto, che ha scritto libri importantissimi di rilievo internazionale”.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
“IL GOVERNO CAVALCA LE CONTRADDIZIONI DI ORBAN, IL PD HA PERSO 6 MILIONI DI VOTI”
Quelle di Orbán sono “meravigliose contraddizioni che il nostro
governo cavalca con grande raffinatezza”. Lo ha detto Romano Prodi intervenendo al Forum “L’Europa che vogliamo” organizzato dal Pd a Roma.
“Uno dei drammi dell’Europa è il diritto di veto e l’aumento dei populisti e degli estremisti. L’Europa ha reagito, non dimentichiamo il Pnrr e che durante il covid, senza politica europea, avremmo avuto un vero disastro”.
“Due sono le direzioni in cui il riformismo deve spingere” in Ue “la fine dell’unanimità e l’Europa a diversi livelli di integrazione. Preferirei dirvi riformiamo il trattato subito, non è possibile, ma è possibile fare questi due grandi passaggi”.
Poi l’attacco alla kermesse di FdI in corso a Roma.
“Quando chiamate Musk, o Vox o questi interlocutori, vuol dire che vivete in un mondo diverso, statevene nel mondo diverso, questo è quello che penso. Poi siccome hanno avuto il buonsenso di non invitarmi non mi sono posto il problema”. Così l’ex premier a margine del Forum.
“Pd ha perso 6 milioni di voti, rifugiati nel populismo”
“Il populismo ha finito di prendere sempre più peso in Italia e altrove: è il rifugio di un popolo che non trova casa in una partito e molti non l’hanno più trovato nel Pd. Se in 15 il Pd ha perso 6 milioni di elettori significa che bisogna fare un’altra strada per costruire una percorso italiano ed una europeo. Ma con tutte le debolezze, il Pd resta l’unico partito politico ancora capace di parlare con i suoi elettori ed è l’unico che ha sempre avuto forti radici europee”.
“Dobbiamo procedere con il necessario equilibrio tra radicalismo e riformismo”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
LO STABILIMENTO BALNEARE E’ QUELLO FREQUENTATO DA SALVINI
Si è conclusa l’udienza preliminare del processo per evasione fiscale a carico di alcuni albergatori, ristoratori e titolari di stabilimenti balneari del ravennate: tra gli imputati, anche due rappresentanti del gruppo Papeete, il noto stabilimento balneare di Milano Marittima frequentato anche da Matteo Salvini.
L’udienza ha portato a trentuno rinvii a giudizio al 16 maggio 2024 davanti al tribunale collegiale di Ravenna, tra persone fisiche e società, mentre per una ventina di posizioni è stato pronunciato un proscioglimento per prescrizione.
Dieci imputati hanno patteggiato pene fino a 15 mesi. Tra loro, anche alcuni volti televisivi, come Mascia Ferri, ex concorrente del Grande Fratello: cinque mesi, convertiti in 4.500 euro di multa.
A processo andranno anche i vertici di Mib Service, società ravennate nata nel 2010 con lo scopo, in teoria, di affiancare con consulenze gli imprenditori del settore turismo, ristorazione e discoteche.
Ai quattro dirigenti è contestata l’associazione a delinquere finalizzata a commettere reati tributari. Al centro dell’inchiesta, infatti, c’era proprio la società ravennate che, secondo gli inquirenti, attraverso elaborati metodi riassumeva i dipendenti e, in alcuni casi, gli amministratori delle stesse aziende clienti per permettere alle stesse di evadere.
(da il Fatto Quotidiano)
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Dicembre 16th, 2023 Riccardo Fucile
LE CHAT TRA DANIEL WOO, 007 DI PECHINO, E IL POLITICO BELGA FRANK CREYELMAN, SEPARATISTA FIAMMINGO DI ESTREMA DESTRA… ALMENO UN’INTERROGAZIONE DEL GRUPPO PARLAMENTARE TEDESCO AFD (AVVISATE SALVINI) SAREBBE STATA AVVIATA SU INPUT CINESE
I servizi segreti cinesi avrebbero tentato per anni di usare politici
di estrema destra in Europa per diffamare voci ostili a Pechino, disturbare le operazioni nel Parlamento europeo e minare i legami transatlantici. Lo rivelerebbero numerose chat tra un uomo denominato Daniel Woo – identificato come possibile membro del Mss, il ministero cinese per la Sicurezza dello Stato – e il belga Frank Creyelman, politico del partito separatista fiammingo di estrema destra Vlaams Belang.
Lo riporta una lunga inchiesta di Spiegel, Le Monde e Financial Times. “Il nostro scopo è dividere le relazioni tra Stati Uniti ed Europa”, scrive Woo in un messaggio a Creyelman. Nelle chat tra il 2019 e il 2022 emergerebbero anche riferimenti a pagamenti di 6mila e 10mila euro. Secondo la ricerca, le influenze dell’intelligence di Pechino sono arrivate anche nell’Afd, il partito dell’ultra-destra tedesca.
Almeno un’interrogazione del gruppo parlamentare Afd sarebbe stata avviata su input cinese, come rivendica lo stesso Woo, inviando un link a un’interrogazione parlamentare del maggio 2021 di Stefan Keuter di Afd. Woo avrebbe chiesto inoltre a Creyelman di sostenere una campagna in occasione della visita di Olaf Scholz in Cina nel novembre 2022, per sottolineare in quei giorni come gli Usa e il Regno Unito stessero “destabilizzando” la sicurezza energetica europea e come l’Europa avesse bisogno della Cina.
Nelle chat, secondo l’inchiesta, viene anche discusso di come convincere “i nostri parlamentari” europei di proporre la Cina come partner negoziale nella guerra in Ucraina e far “arrabbiare gli Stati Uniti”. Secondo Spiegel, diversi servizi di intelligence occidentali hanno confermato di riconoscere la figura di Daniel Woo, che attribuirebbero all’ufficio regionale Mss di Zhejiang.
Spiegel sottolinea anche la particolare vicinanza tra Afd e Pechino, citando la visita in Cina della leader dell’ultra-destra tedesca, Alice Weidel, e la scelta di Afd di proporre come primo candidato alle elezioni europee Maximilian Krah, spesso già emerso come acceso sostenitore di Pechino.
(da agenzie)
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