Destra di Popolo.net

STARE IN ALTO E PARLARE BASSO: SE SEI A PALAZZO CHIGI, NON PUOI PERMETTERTI DI POLEMIZZARE CON UN’INFLUENCER

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

LA SPROPORZIONE TRA IL SUO RUOLO E QUELLO DEI SUOI BERSAGLI RENDE SGRADEVOLE LA SUA AGGRESSIVITÀ: NON PARLA DA UN UN BAR, PARLA DALLA POLTRONA PIÙ IMPORTANTE DEL PAESE, INVESTITA DI UN POTERE CHE LE SUGGERIREBBE, ALMENO PER ELEGANZA, DI NON ACCANIRSI CON CHI, COME POTERE, HA IL PROPRIO LAVORO. NON E’ IMMAGINABILE UN DRAGHI CHE POLEMIZZA CON UN’INFLUENCER”

Se si facesse una ricerca dal titolo “attacchi personali di uomini di governo a privati cittadini in discorsi pubblici”, dubito che ne troveremmo tracce significative prima degli ultimi anni.
La tendenza è recente, è largamente influenzata dalla confusa caciara social, ha avuto il suo picco con la Bestia di Salvini (un ministro degli Interni che additava pubblicamente questo e quella, con nome e cognome, come spregevoli nemici della Patria) e trova conferma negli attacchi di Giorgia Meloni – che è presidente del Consiglio dei ministri, niente di meno – a una influencer, Ferragni, e a uno scrittore, Saviano, nel corso di un comizio.
Anche nel caso (e non è questo caso) che la premier abbia ragione, la sproporzione tra il suo ruolo e quello dei suoi bersagli rende molto sgradevole la sua aggressività. Meloni, le piaccia o no, è la persona più potente d’Italia. Non parla da un crocicchio o da un bar, come le piace far credere per demagogia e per accreditare la retorica populista dell’underdog. Parla dalla poltrona più importante del Paese, investita di un potere che le suggerirebbe, almeno per eleganza, di non accanirsi con chi, come unico potere, ha il proprio lavoro. Poiché è dall’alto che cala i suoi giudizi, la premier si rassegni, infine, ad assumere un profilo alto.
Se non lo stile, rarissima virtù, almeno la convenienza suggerirebbe a una persona così potente di mantenersi al di fuori, o al di sopra, di certe beghe. Non sarebbe immaginabile un Draghi che polemizzi con un’influencer: non perché non si incazzi (anche i Draghi si incazzano), ma perché, se sei a Palazzo Chigi, non puoi permetterti di farlo. Di più: ti pagano per non farlo.
(da La Repubblica)

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ORA LA DESTRA EMETTE FATTURE AGLI SCRITTORI (SOLO SE DI SINISTRA)

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

L’APOTEOSI DEL RIDICOLO: BOCCHINO CHE ACCUSA LO SCRITTORE SCURATI DI AVER FATTO I SOLDI CON LA TETRALOGIA DEDICATA A MUSSOLINI

Sarà che l’egemonia culturale si può misurare anche a peso. E che in certi casi si fattura persino. Sarà che la destra ha fretta di recuperare il tempo perduto e rivendicare i diritti d’autore che le consentono di sviluppare questa grande controffensiva mediatica e letteraria.
È certo che l’ultimo conflitto aperto con gli scrittori ostili al nuovo corso verte sul pingue bottino realizzato – diciamo così – sulla pelle dei grandi idoli della destra.
Così qualche sera fa Italo Bocchino, portavoce ufficioso di Giorgia Meloni, ha accusato Antonio Scurati di aver fatto i soldi, allargando ancora di più la sua fetta di notorietà, con il suo M, la tetralogia dedicata al fascismo e a Benito Mussolini.
Rivendicando la titolarità assoluta all’eredità politica del dittatore italiano (nel simbolo di Fratelli d’Italia la fiamma arde) Bocchino ha incolpato Scurati: perché non ha scritto la biografia di Togliatti invece che di Mussolini, eh? Facendo intendere che la grandezza del primo neanche è comparabile con quella del secondo, e poi che in ogni caso i comunisti restano aridi di portafoglio anche post mortem.
Il filo conduttore della fatturazione – da ritenersi in questo caso come elemento mistificatore della egemonia culturale – l’ha poi ripreso Giorgia Meloni che ha imputato a Roberto Saviano di aver conosciuto la notorietà e la ricchezza scrivendo di camorra, amplificando le gesta dei cattivi, dei delinquenti. E non come sta facendo lei, ripulendo il territorio dal malaffare. Di Caivano, il luogo evento della trasformazione dello Stato nell’opera meloniana, nessuno parla, lamenta la premier.
Prima della presidente del Consiglio gli stessi camorristi avevano accusato Saviano di aver fatto i soldi con il loro sangue versato, in senso proprio e metaforico. Da quel dì Saviano vive infatti sotto scorta.
(da Il Fatto Quotidiano)

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GIORGIA MELONI SA MOLTO BENE CHE VERRA’ SMENTITA, MA DICE BALLE LO STESSO

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

UNA SERIE CONTINUA DI MENZOGNE: ECCO LE PRINCIPALI

Giorgia Meloni, dopo aver mentito sul Mes per diffamare in Parlamento Conte e il suo governo, e dopo essersi scagliata contro il Superbonus di cui usufruirono sia lei che sei dei suoi ministri (Salvini, Zangrillo, Urso, Sangiuliano, Valditara e Calderoli), ha farcito il suo comizio di Atreju con un cumulo di altre balle tonitruanti: ma se hai ragione non hai bisogno di urlare, e infatti è stata subito sbugiardata da Carlo Canepa di Pagella Politica.
Giorgia lo sa che quando dice una balla viene immediatamente smerdata. Perché continua? È una coazione a ripetere che ha qualcosa del masochismo erotico, e questo spiegherebbe Giambruno.
Come a conferma di una libidine bizzarra, ha invitato ad Atreju il magnate Elon Musk (sette figli da utero in affitto) senza dirgli che lei vorrebbe far diventare reato universale l’utero in affitto (“quella pratica mostruosa che qualcuno ci vende come modernità, uomini ricchi che pagano donne povere per portare in grembo un bambino che verrà strappato loro appena nato e che non avrà mai una madre”.)
Gli ha però inflitto una pena esemplare: il ministro Sangiuliano, costretto ad accompagnare Musk con figlio a cavacece in una visita a villa Borghese e al Pantheon. E perché non anche a villa Maidalchina, già che c’erano?
La Meloni ha blaterato che da un anno in Italia non ci sono rave party illegali (FALSO: ce ne sono stati in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e Campania); che i governi del reddito di cittadinanza non hanno messo soldi nelle buste paga (FALSO: il Conte-2 ha aumentato gli 80 euro di Renzi e il numero dei beneficiari, Draghi ha tagliato il cuneo fiscale e modificato l’Irpef); che la legge di Bilancio mette 1.400 in più nelle tasche degli italiani (FALSO: è la cifra massima stimata per il rinnovo del taglio del cuneo e dell’Irpef, e il beneficio in gran parte è lo stesso già ricevuto quest’anno); che il governo ha cambiato la legge sugli sgomberi delle case occupate (FALSO: il disegno di legge dev’essere ancora esaminato e approvato dal Parlamento.
Piuttosto: quando sgomberate Casa Pound?); e che con lei il tasso d’occupazione è aumentato (FALSO: sta aumentando da due anni, e resta il più basso fra i Paesi europei, Grecia compresa).
Balle balle balle. Del resto, a quante cose sbagliate ci hanno fatto credere, da quando siamo al mondo?
Cose sbagliate a cui ci hanno fatto credere
1) Non è vero che l’autismo causa i vaccini. E neppure il contrario, se è per questo.
2) Non è vero che Henry Ford inventò l’automobile: la comprò dal concessionario. Inventò la catena di montaggio, però ci mise anni prima di capire a cosa servisse.
3) Non è vero che l’anno scorso arrestarono Vittorio Feltri perché sprovvisto dell’etichetta regolamentare “Contiene alcool in misura superiore al 21% del suo volume”.
4) Non è vero che la strage degli innocenti nel kibbutz israeliano da parte dei terroristi di Hamas è stata facilitata dal fatto che ai bambini del kibbutz fanno bere una bevanda a base di latte e aglio che li rende più sani, ma purtroppo anche più facili da trovare al buio.
5) Non è vero che è possibile scartavetrare la sella di un Ciao con una scoreggia. Però puoi sempre aprirci il lucchetto.
(da Il Fatto Quotidiano)

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QUESTA SEDICENTE DESTRA ITALIANA DI SOCIALE NON HA NULLA

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

SE FOSSE STATA INTELLIGENTE E UMILE, NON DOVEVA FARE NULLA MA SEGUIRE LA VIA TRACCIATA DA FINI

Sono sempre convinto che non si debbano mai giudicare le persone ma, il sistema che ha permesso che tutto ciò accadesse.
Però ad oggi, non si può non pensare che questi partiti e i loro leader siano fuori dal mondo reale. Credo che quando si afferma che “ questi politici non hanno né arte né parte” sia una cruda e verità. Ma io aggiungerei di più: non è solo il grande problema di avere come rappresentanti persone che non hanno mai contribuito con un loro proprio mestiere o professione alla crescita nazionale ma, soprattutto, il modo in cui fanno politica. Insulti, accuse, non accettare critiche, dare continuamente colpe agli altri, non avere nessuna idea di sviluppo ed altro, sono chiari sintomi di persone che non hanno una minima idea di come si dovrebbe rappresentare, gestire e modernizzare una nazione.
Personalmente, per le mie idee e convinzioni di come gestire una nazione, sono stato sempre un centrista moderato che guardava a destra ma, a malincuore, sto constatando che come organizzazione, scelta dei ministri, progetti ed opere compiute, sia il peggiore governo di centro destra degli ultimi trent’anni e forse uno dei peggiori della storia repubblicana.
Persone poste a dirigere ministeri e politica nazionale senza una motivazione, senza un’esperienza tangibile nel settore, alcuni in attesa di processi e tanto altro. Norberto Bobbio diceva che “ il Parlamento è lo specchio del popolo “ma io mi rifiuto , da italiano, liberale e repubblicano, di pensare che la maggior parte degli italiani sia cosi o addirittura voglia questo tipo di rappresentanti in Europa e nel mondo. Il sistema di governare, organizzare e dirigere di questi partiti, e dei suoi leader, è chiaro a tutti che ormai è al capolinea. Inutile stupirsi se nessuno va più a votare; non c’è più fiducia in partiti e personalità che non hanno una “mission” chiara di crescita, legalità e dignità dell’intero popolo italiano nel medio-lungo periodo.
Gianfranco Fini, che a mio modesto parere, politicamente parlando è stato uno dei più grandi leader degli anni duemila, aveva tracciato una via nuova ed accettabile: la destra sociale che si allontanasse definitivamente da idee e sentimenti di quel mondo fascista che ci ha affossato, con la dittatura e la disfatta nazionale,e guardasse alla democrazia, al rispetto della Costituzione, alla dignità, alla vera giustizia nei tribunali e al benessere dei cittadini.
Questa Destra, se fosse stata intelligente ed umile, non doveva fare nulla a livello ideologico e politico, perché il suo grande predecessore aveva già tracciato la via vincente; doveva solo seguirla e fidarsi.
Invece no: l’hanno calunniato, hanno stravolto la sua importante idea di destra riformatrice e si sono inventati il nuovo partito perché si sentivano più bravi. Che questa destra abbia avuto una congiunzione astrale incredibile è chiaro: dal rimanere sempre all’opposizione mentre tutti i premier precedenti clamorosamente fallivano, la scomparsa di un pilastro ingombrante come Berlusconi, l’ultima speranza degli italiani dopo averli provati tutti i partiti.
Ma una fortuna guadagnata cosi dura poca. Invece, la fortuna che dura tanto, è quella costruita con la fiducia, il rispetto del popolo e degli altri, con l’attuazione di progetti seri per la giustizia e la dignità di tutti.
Se un partito vince con queste idee e convinzioni, sicuramente la sua fortuna durerà a lungo perché costruita su concetti solidi e non alla difesa di propri benefit e poltrone pagate dai contribuenti e cittadini.
Si aspetta, allora, un leader e movimento nuovi che diano una chiara idea di paese e di sviluppo sociale ed economico, in attesa che questa Destra italiana finisca a breve il suo corso di governo.
(da affaritaliani.it)

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LA LIGURIA DI TOTI: “SOLO PER GIUNTA E MARKETING SPENDERANNO 10 MILIONI”

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

AUMENTATI GLI STIPENDI DEI DIRIGENTI DALL’8 AL 25%, SOLITE MARCHETTE ANCHE AI BALNEARI

Spese di giunta da oltre 5 milioni di euro e altrettanti in marketing territoriale. Una voce, fa notare l’opposizione della Lista Sansa, che ricorda il mezzo milione di euro già speso per il mortaio gigante sul Tamigi, per sponsorizzare il pesto, o gli spot a Sanremo affidati a Elisabetta Canalis.
E ancora: aumenti indiscriminati degli stipendi dei dirigenti (dall’8 al 25%) e un segretario generale della Regione “che guadagna più del presidente della Repubblica”.
Sono questi i numeri snocciolati ieri dalla Lista Sansa, all’opposizione del consiglio regionale ligure, che denuncia le spese contenute nella legge di Bilancio della maggioranza guidata da Giovanni Toti: “La propaganda di Toti ci costerà oltre 11 milioni di euro, solo per il suo funzionamento, molto più dell’anno scorso – commenta il consigliere Ferruccio Sansa – se aggiungiamo le marchette delle società partecipate, per il 2024 Toti ci costerà come minimo 18 milioni di euro, soldi che potrebbero essere spesi per altri obiettivi”.
La legge di Bilancio regionale sarà discussa giovedì, giornata che si annuncia campale.
La Lista Sansa ieri ha presentato un pacchetto di contro-emendamenti su istruzione, sanità e ambiente, contestando le spese di staff e comunicazione della giunta e i “regali alla sanità privata”.
Per tagliare le liste d’attesa lumaca, che collocano la Liguria insieme alle regioni del Sud Italia, Toti ha appena stanziato un primo pacchetto da 7,4 milioni di euro (parte di un piano da 50 milioni): l’idea è quella di sopperire alle carenze del pubblico con prestazioni eseguite dai privati, e messe in conto ai bilanci regionali. Tutto questo mentre nelle settimane scorse, al pronto soccorso del Galliera di Genova, uno dei principali ospedali della Liguria, i pazienti sono rimasti sdraiati a terra, perché erano esaurite le barelle: “Siamo nel mezzo di un’emergenza sanitaria e la risposta è dare più soldi ai privati – attacca il consigliere Roberto Centi –. Invece di potenziare la sanità pubblica si spinge personale pubblico a lavorare per le cliniche”.
Altro capitolo contestato è quello legato ai balneari. La giunta Toti si appresta infatti a cancellare una vecchia norma regionale che imponeva di non indire nuove concessioni balneari senza che prima fosse garantita una percentuale del 40% di spiagge libere. “In alcuni Comuni nel Savonese si arriva all’80-90% di spiagge ai privati – commenta la consigliera Selena Candia –. Mentre vengono contate come “spiagge pubbliche” scogliere, pennelli e foci di torrenti”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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DALLA RAI ALLA GIUSTIZIA. NON PASSA SETTIMANA SENZA CHE ESPONENTI DEL GOVERNO ATTACCHINO “REPORT”

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

ORA TOCCA A LOLLOBRIGIDA PER IL VINO CONNECTION

Non manca quasi più nessuno. Dopo Daniela Santanchè, Adolfo Urso, Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri, Luigi Brugnaro e Vittorio Sgarbi, ecco anche Francesco Lollobrigida all’attacco di Report.
La puntata andata in onda domenica scorsa sulla “vino connection”, dove si è raccontato l’utilizzo di uve pugliesi per realizzare il prosecco trevigiano e di sostanze “sospette” per migliorare la qualità del vino, ha fatto andare su tutte le furie il ministro dell’Agricoltura.
“Abbiamo qualche nemico in casa. Chiamerò Ranucci per sapere perché dobbiamo avere sulla tv di Stato persone che aggrediscono i nostri prodotti. A fronte di qualcuno che non si comporta correttamente, ci sono migliaia di persone che col loro lavoro valorizzano la filiera”, afferma il ministro.
Report, che domenica ha fatto il botto di ascolti con il 9,7 per cento di share (quasi 1 milione e 800 mila telespettatori), sembra aver fatto l’en plein perché, prima dell’attacco di Lollobrigida, c’era stata pure la diffida di Vittorio Sgarbi dal mandare in onda il servizio sul caso della tela rubata.
Insomma, non passa settimana senza qualche colpo di cannone, quasi un accerchiamento al programma di inchieste, uno dei pochissimi della tv pubblica, da parte della maggioranza di governo.
Sul caso specifico, dalla redazione si sottolinea come “non possiamo diventare noi il problema solo perché solleviamo problemi” e che durante la puntata “è stata fatta una netta distinzione tra sostanze legali e illegali” che si utilizzano per migliorare il vino. Tra l’altro, in ambito agroalimentare, si ricordano inchieste di Report contro le contraffazioni e a tutela dei prodotti italiani nel mondo. Insomma, viene respinta al mittente l’accusa di remare contro il made in Italy, come delineato dal ministro. Semmai il contrario.
Sulla stessa linea di Lollobrigida anche il suo predecessore, il leghista Gianmarco Centinaio, secondo cui “Report continua la sua campagna denigratoria contro le eccellenze agroalimentari italiane”. A difesa di Ranucci si schierano Pd e 5 Stelle. “Lollobrigida considera Report un nemico in casa, come se la Rai fosse casa sua. Una lista di proscrizione ad personam. Vent’anni fa aveva l’editto bulgaro di Berlusconi, oggi l’editto nero di FdI”, afferma Sandro Ruotolo, responsabile dell’informazione dem. Secondo il pentastellato Dario Carotenuto, invece, “il ministro dovrebbe dare risposte sulle questione sollevate dall’inchiesta e non mandare pizzini ai programmi del servizio pubblico”.
Quello del cognato di Giorgia Meloni è solo l’ultimo attacco. Nelle ultime settimane e mesi ci sono state denunce, diffide e querele da Daniela Santanchè, Adolfo Urso, dalla famiglia La Russa e, in ultimo, da Vittorio Sgarbi.
Senza dimenticare Maurizio Gasparri, di cui Report ha svelato il suo ruolo come presidente della Cyberealm, carica che aveva tenuto nascosta al Senato al momento dell’elezione. Notizia che spiega la guerra del senatore forzista contro il programma, culminata con la convocazione di Ranucci (e Paolo Corsini) in Vigilanza. E su cui è in corso l’istruttoria della commissione per le immunità di Palazzo Madama. Oggi si riunirà il comitato ristretto presieduto dal leghista Manfredi Potenti per analizzare la memoria presentata da Gasparri e la documentazione che gli è stata richiesta, tra cui la delibera di nomina a presidente della società di cybersicurezza. Con l’alta probabilità, però, che il comitato ristretto “salvi” Gasparri schierandosi per la compatibilità tra i due ruoli. Orientando così il parere che poi dovrà esprimere la giunta.
(da Il Fatto Quotidiano)

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BUSTA PAGA, LA NUOVA IRPEF DEL GOVERNO MELONI E’ UNA BEFFA: STIPENDI PIU’ ALTI DI SOLI 4 EURO AL MESE

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

LA RIDUZIONE DELLE ALIQUOTE SI TRASFORMERA’ IN UNA BEFFA: PER CHI GUADAGNA 28.000-35.000 EURO ANNUE L’AUMENTO SARA’ DI APPENA 16 – 20 EURO AL MESE

Ancora una volta le promesse del governo guidato da Giorgia Meloni si scontrano con la realtà. È il caso della riforma dell’Irpef che porterà un beneficio praticamente nullo in busta paga, come sottolinea la Uil.
La riduzione delle aliquote Irpef “è una soluzione totalmente insufficiente a recuperare il potere d’acquisto” perso a causa dell’inflazione, come viene sottolineato dallo studio del sindacato.
In particolare per i redditi annui lordi intorno ai 15mila euro, quelli più bassi, l’aumento netto mensile dovuto alla riduzione dell’Irpef sarà solamente di 4 euro.
Un aumento che arriva a 5 euro per chi ne guadagna 20mila, a 16 euro mensili per chi ne guadagna 28mila e 20 euro per chi ne guadagna 35mila.
Come sottolinea il segretario confederale della Uil, Vera Buonomo, la riduzione dell’Irpef a tre aliquote rappresenta “una soluzione totalmente insufficiente a recuperare il potere d’acquisto perso da lavoratori dipendenti e pensionati, i cui redditi sono stati erosi, per un lungo periodo, da un’inflazione a due cifre”.
A poco serve il taglio del cuneo fiscale che, di fatto, non porta un euro in più in busta paga da gennaio. Il governo ha infatti solamente confermato quanto già avviene oggi, quindi senza alcun beneficio per gli stipendi del 2024. Come sottolinea ancora la Uil “non si tratta di risorse fresche, bensì di soldi che permarranno nelle buste paghe di gennaio e che, dunque, resteranno allo stesso livello di quelle dei mesi precedenti. Se così non fosse stato, avremmo avuto addirittura la beffa di una riduzione di quei redditi”.
Inoltre entrambe le misure “non sono strutturali e resteranno in vigore solo per il 2024. Pertanto alla fine del prossimo anno sarà necessario varare provvedimenti che li confermino”. In conclusione il beneficio in busta paga, tanto propagandato dal governo con la riforma dell’Irpef, porterà solamente tra i 4 e i 20 euro in più in busta paga. E ad avere un aumento minore saranno proprio i redditi più bassi.
(da La Notizia)

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CROSETTO: “MACCHÉ FAVORITISMO: NON PAGO SOLO PERCHÉ CI SONO LAVORI IN CORSO”

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

POI AMMETTE: “CI DORMO DA META’ SETTEMBRE”

Ministro Crosetto, lei viveva in un appartamento in zona Parioli, a Roma. Si è poi trasferito in un altro appartamento in zona Vaticano di proprietà del figlio dell’imprenditore Carmine Saladino. Lei ci aveva detto di essersi trasferito due mesi fa e di avere un contratto registrato da 5mila euro al mese. Però nel vecchio condominio ci dicono che lei si è trasferito a giugno…
Facciamo chiarezza. Ho iniziato il trasloco a giugno ma fino a ottobre ho pagato l’affitto al proprietario del precedente appartamento. Il trasloco è ancora in corso, se vuole le faccio vedere le foto degli scatoloni e dei lavori, ho gli operai in casa (le foto poi ci sono state spedite, Ndr).
Ma lei ha da giugno la disponibilità della casa per la quale non paga?
La disponibilità per il trasloco, nel senso che ho cominciato a portare le cose nel garage, non nell’alloggio.
Quando ha registrato il contratto di affitto nel nuovo appartamento?
Direi novembre. Prima abbiamo solo cominciato a portare la roba. Le cose sono andate così: a luglio mia moglie ha firmato una scrittura privata di possesso e detenzione, è un atto scritto dagli avvocati. Vuol dire che puoi tenere l’alloggio finché non finiscono i lavori. A questo atto ha fatto seguito, a novembre, quello di affitto.
La sua famiglia a luglio dove dormiva?
Loro sono andati in Puglia. Io sarò andato la prima volta lì mi pare a luglio.
La nuova casa è di Francesco Saladino, figlio di Carmine. Dei rapporti leciti tra lei e Carmine Saladino avevamo parlato in un articolo sul Fatto pubblicato il 22 settembre. Non è che ha fatto il contratto di affitto a novembre per questo?
Non c’entra nulla. Ne avevano già parlato molto prima altri giornali dei nostri rapporti. Io ho ancora la casa sottosopra, abbiamo la parete con il cartongesso dove non possiamo entrare, abiti appesi in salone, roba in garage. E io come ministro ho diritto pure a un alloggio della Difesa, capito?
Quanto ha pagato finora di affitto?
Pagherò 5 mila euro al mese ma ancora non ho fatto alcun bonifico. Lo farò quando finiranno i lavori, ossia da gennaio 2024 come da contratto.
Nel frattempo lei quindi non paga?
Ma non ho la casa.
Ma se dorme lì come fa a dire che non ha la casa?
Ci dormo da metà settembre. Ma mi stanno facendo i lavori. Un conto è averla, un conto è usarla
A quanto ammonta la caparra?
Sono fatti miei. Saladino comunque ha anche le fideiussioni, 60 mila euro di affitto l’anno, non poco.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IL MINISTRO CROSETTO E LA CASA GRATIS DELL’AMICO IMPRENDITORE: DA QUATTRO MESI ABITA GRATIS IN UNA CASA DI 220 METRI QUADRATI, VICINO AL VATICANO, CONCESSA IN USO DA UN SUO AMICO, L’IMPRENDITORE DELLA CYBER-SECURITY CARMINE SALADINO

Dicembre 19th, 2023 Riccardo Fucile

LA VERSIONE DI CROSETTO: “PAGHERÒ 5MILA EURO AL MESE MA ANCORA NON HO FATTO BONIFICI PERCHE’ CI SONO LAVORI IN CORSO”

La casa è molto bella. Attico e superattico per 220 metri quadrati al quinto e sesto piano di un comprensorio chiuso e vigilato in zona Aurelia, a due passi dal Vaticano. Da quattro mesi ci abita il ministro Guido Crosetto con la moglie Graziana Saponaro, detta Gaia, e con i figli.
La casa è stata concessa in uso a Crosetto da un suo amico, l’imprenditore del settore cyber-security Carmine Saladino. Mentre era in corso la ristrutturazione dell’appartamento i Crosetto hanno potuto disporre e alloggiare lì senza il pagamento di un canone mensile grazie a una scrittura privata.
Crosetto sostiene (vedi intervista) che non c’è nulla di male e che lui è quasi una vittima del suo amico Saladino perché i lavori di ristrutturazione si sono protratti troppo. Così il ministro ha dovuto pagare l’affitto della vecchia casa fino a ottobre scorso. Quindi non ci ha guadagnato nulla. C’era un contratto di “possesso e legittima detenzione” e lui non ha versato un solo mese di canone a Saladino semplicemente perché la colpa dei suoi disagi è del locatore. I Crosetto hanno ancora gli scatoloni in giro e non avrebbero pagato nella stessa situazione nessuno.
Dall’altro lato Saladino con Il Fatto si atteggia come il padrone di casa che tutti vorremmo avere: “Sono ancora in fase di ultimazione i lavori nell’immobile. Motivo per cui il ministro ha avuto possesso e detenzione dello stesso al fine di poter definire e seguire quanto necessario. E la cosa mi pesa molto”.
Saladino e Crosetto in coro invitano Il Fatto a guardare la condizione dell’appartamento. “Basta vederlo per capire”, giura Saladino. E Crosetto, con massima trasparenza e gentilezza, ci invia le foto degli scatoloni che effettivamente ingombrano il suo box e una porzione della casa. Il locatore spiega: “Il contratto è stato fatto a novembre con la speranza di finire i lavori a fine anno. Purtroppo i tempi si sono notevolmente allungati e sto creando un disagio a un amico, cosa che mi disturba e dispiace molto”.
Quando gli facciamo notare che Crosetto è un ministro che occupa da mesi la sua casa di grande valore senza pagare il canone e che Maticmind opera con pubbliche amministrazioni, compreso il Ministero della Difesa e quindi si pone un problema di opportunità, Saladino replica: “Lei fa voli pindarici. Maticmind è un’azienda nazionale che lavora da oltre 30 anni con successo e professionalità. Non ha bisogno di niente per competere in un mercato dove si agisce con gare pubbliche e regolate dal codice degli appalti. Ad ogni modo da giugno hanno iniziato a portare le loro cose in un garage della mia proprietà. Loro sono arrivati a settembre ma si sono dovuti accampare perché c’erano ancora i lavori. E mi risulta che abbiano pagato (dello stesso valore di casa mia) – cioé un canone di 5mila euro al mese, ndr – per la sua vecchia casa fino a novembre. Quindi non ha risparmiato nulla. Mi sembrano illazioni pretestuose e abbiamo una cospicua caparra che i signori mi hanno consegnato quando hanno avuto il possesso e detenzione della casa”.
LA STORIA della casa rischia di creare imbarazzo a Crosetto perché Carmine Saladino non è solo un amico di Crosetto ma è anche socio e presidente del consiglio di amministrazione di Maticmind, un gruppo da 409 milioni di fatturato nel 2022 che gestisce appalti con molte pubbliche amministrazioni, compresi quelli vinti in passato anche con il Ministero della Difesa.
Appalti che, come ricorda Saldino, sono stati ottenuti tempo addietro e senza relazione alcuna con la storia dei rapporti con Crosetto, certo per l’esperienza e la competenza indubbia. Però tutto ciò non toglie che si pone una questione di opportunità. Maticmind è un gruppo ‘di sistema’ e non a caso nel suo azionariato spicca lo Stato attraverso CDP e un super-fondo americano. Come si legge sul sito: “A novembre 2022 il Fondo CVC, uno dei principali fondi di private equity a livello mondiale, credendo fortemente in questo progetto, assume la quota di controllo di Maticmind.
Contestualmente anche CDP Equity, diretta emanazione del Ministero dell’economia, decide di investire in Maticmind con una significativa quota di partecipazione. Il Presidente, Carmine Saladino, alla guida del gruppo, mantiene la restante parte delle azioni della società”. Nell’ultimo bilancio approvato nel maggio 2023 c’è un paragrafo dedicato alle opportunità che Maticmind potrebbe cogliere in questa stagione grazie ai fondi del PNRR.
Il Fatto si è già occupato dei rapporti tra la famiglia Saladino e il ministro Crosetto il 22 settembre . In alcune conversazioni intercettate tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 dai Carabinieri e poi depositate dai pm romani a disposizione degli avvocati (dunque pubbliche) nel corso di un’indagine (che lo ribadiamo non riguardava Crosetto né Saladino o Maticmind) un avvocato indagato per una presunta corruzione su altri fatti, Pierfrancesco Sicco, citava “Matic” e Crosetto.
Da poco era stato approvato uno stanziamento da 500 milioni di euro da parte del ministero della transizione ecologica guidato da Roberto Cingolani e l’avvocato Sicco, parlandone con il collega Federico Tedeschini mentre era intercettato discuteva di come poter favorire l’ascesa in carriera di due dirigenti per gestire i fondi del PNRR.
Crosetto era allora presidente dell’associazione di imprese del settore difesa, AIAD, a cui Maticmind è associata.
Nei progetti di Sicco proprio Crosetto avrebbe potuto raccomandare all’allora ministro Cingolani le due dirigenti. Crosetto e Cingolani al Fatto hanno negato qualsiasi sponsorizzazioni delle due dirigenti, e Crosetto non ricorda di aver conosciuto Sicco e nega di averne parlato con Saladino.
Comunque i pm e i Carabinieri non hanno dato nessun peso a quelle parole e anche i soggetti tirati in ballo non hanno cambiato affatto i loro rapporti.
Proprio a novembre, quindi dopo l’articolo del Fatto sulle intercettazioni che tiravano in ballo a sproposito Crosetto e “Matic”, ecco che Saladino e il ministro firmano il contratto di affitto. L’appartamento di 220 metri quadrati con box soffitte e cantine è stato preso da Carmine Saladino con un contratto preliminare del settembre 2021 con la formula “per persona da nominare”.
Poi è stato comprato con contratto definitivo dal figlio dell’imprenditore, appena 18enne, previo atto di nomina del padre, nel settembre del 2022. I Saladino hanno tirato fuori ben 2 milioni e 255 mila euro più Iva, dei quali 2 milioni e 85 mila euro più Iva (pari a 83 mila euro) riferibili, stando all’atto registrato in Conservatoria, all’appartamento e altri 100 mila euro più Iva sono riferibili al box, mentre i restanti 70mila più Iva sono riferibili a due soffitte e a due cantine.
In quella casa principesca però la famiglia Saladino non ha mai abitato. Ci vive il ministro della Difesa Crosetto con la sua famiglia da qualche mese. Senza aver pagato un solo mese di affitto, finora.
Come Il Fatto ha ricostruito anche grazie al ministro stesso, che ci ha fornito con gentilezza la sua versione sul punto, Crosetto inizierà a pagare l’affitto a gennaio 2024. Pur avendo avuto le chiavi dell’appartamento per iniziare il suo trasloco già in estate e pur avendo trasferito l’intera famiglia lì da settembre 2023, finora Crosetto ha versato solo una caparra in ottobre. Al Fatto, dopo aver mostrato le foto degli scatoloni nel box e a casa, con i lavori in corso, chiede: “Secondo voi dovrei pagare?”. La risposta ai lettori.
(da Il Fatto Quotidiano)

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