Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
PAESE CHE VAI, IGNORANTE SOVRANISTA CHE TROVI
Al comizio di Nikki Haley, la candidata alla nomination
repubblicana risponde alle domande della gente. Il format è quello del townhall meeting e sostenitori e curiosi partecipano e pongono quesiti di ogni genere.
E forse quello che è arrivato all’ex governatrice della South Carolina, già ambasciatrice Onu con Trump e ora sua rivale per la corsa alla Casa Bianca, era del tutto inaspettato.
«Cosa pensa abbia scatenato la guerra civile?» ha chiesto un signore. Risposta: «Bene, non sei venuto qui con una domanda facile. Tuttavia voglio dire che la Guerra civile è scoppiata per come il governo gestiva il potere, la libertà delle persone e cosa queste potevano fare»
Quindi rivolta all’elettore ha chiesto a lui come avrebbe risposto. «Non sono io che corro per la presidenza».
Haley allora ha articolato maggiormente il suo pensiero e ribadito quale deve essere il ruolo del governo, come deve rispettare e favorire la libertà di religione, di espressione, quella economica senza immischiarsi nella vita delle persone.
L’elettore si è detto «stupito» che la risposta non contenesse nessun riferimento alla schiavitù. «Cosa vuoi che dica sulla schiavitù», ha quindi replicato Haley chiudendo il botta e risposta e andando avanti.
Ma quel botta e risposta non poteva certo finire lì. I riflettori su Haley sono accesi da tempo, la sua ascesa nei sondaggi è innegabile, i suoi comizi attirano sempre più persone e in New Hampshire ad esempio, ha ottenuto appoggi importantissimi come quello del governatore Sununu. L’ipotesi che possa battere Trump nelle primarie statali del 23 gennaio non è campata per aria. Anche la copertura dei media è ormai totale. Quindi uno scambio di opinioni – garbato come nello stile Haley – come quello di Berlin di mercoledì sera non poteva certo passare inosservato.
Alla campagna di Haley nel corso della serata sono arrivate svariate richieste di chiarire il suo pensiero e il motivo «della dimenticanza» della schiavitù come forza dirompente nello scoppio della Guerra civile del 1861. Così giovedì mattina – con oltre 12 ore di ritardo dal patatrac, sottolineano alcuni analisti esperti di flussi elettorali – Nikki Haley ha precisato nel corso di un’intervista radiofonica sempre dal New Hampshire. «Ovviamente – ha detto a The Pulse of NH – la Guerra Civile è legata alla schiavitù. Lo sappiamo e questa è la parte facile di tutta la vicenda». Quindi Haley è tornata a riflettore sul senso più ampio della libertà individuale che «contano per tutti gli individui» e che «non possiamo che qualcuno mai tolga le libertà alle persone», come appunto accaduto con la schiavitù. Ha ripetuto poi in mattinata in un comizio le stesse parole.
Gli storici concordano che la schiavitù sia stata la causa principale della Guerra civile anche se vi sono altre ragioni. Fra cui il timore degli Stati del Sud di perdere potere e forza economica nei confronti del Nord più popoloso e sviluppato; quindi il Sud riteneva di poter creare una sua unione e fare una secessione. Quelli del Nord consideravano questa rottura una violazione della Costituzione.
A dimostrare la difficoltà in cui Haley si è trovata, è anche l’accusa che l’ex governatrice della South Carolina ha mosso all’autore della domanda, quella di essere un infiltrato democratico. Ai reporter che poi gli hanno fatto diverse domande, l’uomo non ha voluto dare né il nome né l’affiliazione partitica.
Le incertezze di Haley hanno offerto ai rivali la ghiotta opportunità di colpire. Ha reagito anche il presidente Biden con un tweet: «Certo che riguarda la schiavitù», il breve post.
Haley è la rivale più temibile per Trump anche se l’ex presidente è nettamente avanti nei sondaggi in Iowa dove si vota il 15 gennaio. In New Hampshire invece, a seconda degli istituti di ricerca, il vantaggio oscilla fra i 15 e i 4 punti. La rimonta non era considerata fuori dalla portata di Haley.
(da La Stampa)
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Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
I PROMOSSI E I BOCCIATI DAGLI SPETTATORI NEL 2023
Ormai è una guerra di decimali. E non basta l’aria del Natale a mutare lo scenario: i numeri mese dopo mese, programma dopo programma, raccontano un lento declino della Tv generalista. Non c’è canale televisivo – a parte lo 0,2 % in più di Italia 1 – nell’intera giornata (autunno-inverno anno su anno) con il simbolo più davanti: tutti meno, segno che format, proposte, programmi e intrattenimento non scaldano più gli spettatori come un tempo.
La platea televisiva si trasforma, cambiano i gusti e la fruizione. E così inesorabilmente evapora il pubblico, eccezion fatta per i grandi appuntamenti, soprattutto quelli sportivi (se sono in chiaro naturalmente) o dinanzi a programmi-evento condotti da artisti riconoscibili come Fiorello, Amadeus, Fazio solo per citarne alcuni e avvenimenti come il tennis (Atp Finals e Davis) con Yannick Sinner.
Nel day time va un po’ meglio ma in prima serata si sconta la frenata. Come a dire, «c’è molto da rivedere nei palinsesti» – a parte la fiction che fidelizza davanti allo schermo milioni di spettatori – fanno notare i cultori e gli esperti di dati, share e composizione della platea televisiva. Sia sul fronte della Rai che in prima serata nel «consolidato» anno su anno perde lo 0,2% e addirittura il 2,7% nell’ultimo trimestre, sia anche su quello di Mediaset che però a differenza della tv pubblica limita i danni nell’ultimo trimestre con uno + 0,2% e anno su anno conserva il segno positivo. Insomma, nonostante viale Mazzini e Cologno si contendano ancore la fetta più grande del pubblico, anche le due ammiraglie mostrano segni delle loro debolezze.
Del resto, nota Giancarlo Leone, presidente dell’Osservatorio italiano audiovisivo – «la tendenza non è nuova. E oggi a fare la differenza sono solo conduttori e brand». Insomma, se scappano loro, brand e format vincenti allora sono guai.
Anche perché non va certo meglio nell’informazione: infatti, se la carta piange, la Tv non ride. A partire dai Tg Rai: il telegiornale del primo canale, ad esempio, il Tg1 dal 1 settembre al 12 dicembre di quest’anno ha lasciato sul campo quasi un punto e mezzo di share (–1,46%) passando da 4 milioni 752 mila spettatori nell’edizione delle 20 a 4 milioni 453 mila, e così con il segno meno anche il Tg2 (– 1, 06%). Tiene, invece, il Tg3. Al Tg5 non va meglio (anche se meno peggio del Tg1 ma comunque 2 punti e mezzo sotto il telegiornale della tv pubblica). Si salva solo il Tg diretto e condotto da Enrico Mentana che anno su anno passa dal 5,3% del 2022 al 6,7% di quest’anno. Certamente, riprende, Giancarlo Leone, «quello cui si assiste in questa fase è la vittoria delle reti fortemente caratterizzate, identitarie», come proprio La7 e Rete4 ma anche il Nove con l’innesto di Fabio Fazio e con tutto il suo brand di “Che tempo che fa”.
Ma detto ciò, non è oro quel che luccica perché anche in casa La7, anno su anno, gli incrementi di share ipotizzati (e anche individuati a inizio stagione) non si sono poi concretizzati. Il dato finale è dello 0,0%, nonostante un incremento dello 0,4% negli ultimi tre mesi (autunno-inverno) con alcuni programmi di peso per il palinsesto, però, che iniziano a lasciarsi indietro qualche decimale di troppo: perfino, “Di Martedì” (0, 3%), “Piazza Pulita” (– 0,7%), “Propaganda Live” (–0,1%) e “In onda” (– 2,2%).
A tenere ordine nello share di La7 ci pensano due programmi: “In altre parole” (+ 2,4%) e “Una giornata particolare” (+1,8%), ma l’assenza di quel 5% circa che arrivava da “L’Arena” di Massimo Giletti si fa certamente sentire nel conto degli ascolti annuali.
Dunque, si chiude un anno non esaltante per la tv generalista, sia pubblica che privata. Sia sul fronte delle idee produttive che su quello degli ascolti: molti programmi nuovi presentati (soprattutto) dalla Rai sono stati bocciati dal pubblico, alcune produzione sono state tagliate (come il “Mercante in Fiera” condotto da Pino Insegno o “Fake Show” condotto da Max Giusti) e molte altre hanno mostrato limiti come nel caso del programma di approfondimento “Avanti Popolo” condotto da Nunzia De Girolamo su Rai3 che se da un lato non ha convinto il pubblico dall’altro non ha nemmeno contribuito a ridisegnare lo scenario editoriale di una rete che a guardarla dal fronte della destra è apparsa da sempre come il «fortino della sinistra».
Insomma, se prima Rai3 almeno un pubblico per fare target lo aveva ora non ha più né quello di sinistra né quello di destra. E, infatti, anno su anno perde l’1,9% di share passando dal 7,7% al 5,8%.
Per fortuna, ironizzano a Viale Mazzini, «abbiamo ancora “Chi l’ha visto”!» ma soprattutto (magra consolazione) «abbiamo nell’armadio le repliche del commissario Montalbano: 19-20% di share a ogni passaggio».
E così, a tenere a galla la tv lineare, soprattutto quella pubblica, restano la fiction, lo sport (record di ascolti quest’anno per Sinner e la partita di calcio Italia-Inghilterra) e le repliche di film viste e riviste ma sempre evergreen. A cominciare da “Pretty woman” che come per il vino d’annata più invecchia e più è ricercato.
Attenzione, però, a decretare la fine delle generaliste avverte l’ex direttore generale della Rai, Agostino Saccà perché «sulle reti generaliste ogni sera ci sono sempre 15 milioni di spettatori nonostante la concorrenza delle grandi piattaforme on demand. Il vero dato è che la tv lineare resiste perché è identitaria e questo elemento non potrà essere scalfito dall’offerta internazionale»
(da agenzie)
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Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
“LA PRIMA AMBIZIONE DI UNA RAGAZZA 18ENNE DEVE ESSERE LA MATERNITA'”… LASCI DECIDERE LORO COSA DESIDERANO, VISTO CHE GLI UOMINI LO FANNO DA SEMPRE
“Qualsiasi aspirazione tu abbia, devi ricordare sempre che hai
l’opportunità di fare ciò che vuoi ma la tua prima aspirazione è quella di essere mamma a tua volta”. Sono le parole di una senatrice di Fratelli d’Italia, Lavinia Mennuni, pronunciate durante un’ospitata a un talk show su La7.
Il messaggio è questo: le donne possono fare ciò che vogliono, ma per prima cosa devono pensare a fare dei figli. Essere madre (dopo essersi sposate, sia chiaro) deve diventare la loro prima ambizione e ogni madre dovrebbe passare il messaggio alle proprie figlie, così che a 18 anni la prima ambizione sia quella di mettere su famiglia.
Che nel 2023 ci sia ancora qualcuno che dica alle donne a cosa devono aspirare è grave, soprattutto considerando che gli uomini sono sempre stati liberi di scegliersele da soli, le loro ambizioni.
Ma che una senatrice sostenga che per una diciottenne il primo pensiero debba essere quello di fare un figlio, lo è a maggior ragione. Perché ci riporta indietro di cent’anni, quando a stabilire cosa si potesse fare – o anche solo desiderare – era il proprio genere.
Per anni le donne sono state viste all’interno della società solo in funzione della capacità di procreare e di prendersi cura della famiglia. Ora basta.
Ovviamente non c’è nulla di sbagliato a voler fare della famiglia e della maternità il proprio principale obiettivo di vita. Ma dopo decenni di battaglie femministe per le pari opportunità e per il superamento di ogni stereotipo e ruolo di genere, sentire ancora qualcuno che definisce a cosa dovrebbero aspirare le altre donne e cosa dovrebbero mettere in secondo piano è estenuante.
Mennunni ha anche detto: “Il rischio è che in nome di questa realizzazione professionale, che io auspico e che trovo sia giusto, dimentichiamo che esiste la necessità e la missione di mettere al mondo dei bambini che saranno i futuri cittadini italiani”. Per poi ribadire come le donna possano fare tutto, possano essere madri e perseguire i propri sogni di carriera.
Ma è una bugia. Non è vero che in Italia tutte le donne possono fare ciò che vogliono, avere figli e realizzazione professionale allo stesso tempo. Per tante, per troppe, non è così. E finché la cura della casa e della famiglia continueranno a pesare maggiormente su di loro e mai sugli uomini, una scelta sarà sempre obbligatoria.
I divari di genere esistono e vanno combattuti: dire a una ragazza di 18 o 20 anni che deve ambire come prima cosa a fare un figlio non è un modo per contrastare questa gigantesca diseguaglianza. Ogni donna deve essere libera di scegliere per sé le proprie aspirazioni, senza qualcuno che le dica cosa è più importante o che cosa dovrebbe scegliere in quanto donna. Finché non lo capiremo, la parità resterà un miraggio.
(da Fanpage)
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Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
DOPO CHE ANGELO MELLONE HA DATO LO SFRATTO A MARA VENIER DA “DOMENICA IN” (PER FARE SPAZIO A MASSIMO GILETTI) E CRITICATO LA COLLOCAZIONE DI FIORELLO SU RAI 2, DA VIALE MAZZINI SI SONO AFFRETTATI A BOLLARE COME “PAROLE IN LIBERTÀ” LA SPARATA DEL DIRETTORE DELL’INTRATTENIMENTO DAY TIME
Non si era mai visto che la Rai sconfessasse un suo dirigente. Ma evidentemente non si possono esprimere opinioni, e grande è la confusione sotto il cielo a Viale Mazzini. Ieri, agenzie di stampa rilanciavano fonti vicine alla Rai che stigmatizzano le dichiarazioni del direttore dell’Intrattenimento Day Time, Angelo Mellone. In un’intervista a Repubblica spiegava il suo modo di vedere la programmazione e le strategie per il futuro. Una tirata di orecchie pubblica, mai successo prima.
“In riferimento al contenuto dell’intervista apparsa su Repubblica al direttore dell’Intrattenimento Day Time Rai, Angelo Mellone, da ambienti Rai trapela — a quanto si apprende — che alcuni riferimenti a Fiorello e Mara Venier sono parole in libertà che non corrispondono affatto al pensiero del vertice aziendale”.
“Sono infatti indiscutibili — e costituiscono una risorsa fondamentale per il servizio pubblico — il talento, la passione, il grandissimo successo di ascolti e la scommessa di un mattin show su Rai 2 di una star assoluta come Fiorello. E lo stesso vale per il grande contributo che ha dato e darà alla Rai anche nella prossima stagione la signora della Domenica della televisione come Mara Venier”.
Chi è stato vicino a Mellone in queste ore dice che sia «sconcertato» dalla reazione interna, soprattutto dall’interpretazione delle sue parole perché «non c’è stato nessun attacco a Fiorello, che fa ascolti record e, proprio per i risultati, sarebbe stato giusto che fosse andato su Rai 1 dall’inizio col suo programma. Ha definito Venier “una fuoriclasse”, e pensa di cambiare la formula della trasmissione ma la aspetta per capire cosa fare la prossima stagione. Le conclusioni che sono state tratte dalle dichiarazioni non hanno senso».
Nell’intervista, Mellone spiega che la prossima Domenica in è «tutta da inventare, bisogna vedere che succederà con Mara Venier, che è una fuoriclasse. Il programma resiste, la concorrenza ha saputo costruire un’offerta fortissima. La domenica va ripensata con un’offerta cronaca/ intrattenimento, magari a segmenti ».
Quanto a Massimo Giletti, chiarisce: «Non ci sto trattando io. In Rai faceva risultati importanti, sarebbe strategico. Con L’Arena erano ascolti record. Non so cosa succederà». Quello che ha detto Mellone, evidentemente, ha creato grandi malumori tra gli artisti e i vertici Rai sono corsi ai ripari prendendo le distanze dal direttore per rassicurarli.
(da la Repubblica)
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Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
LÌ VICINO C’È LA STORICA ABITAZIONE DELLA FAMIGLIA GUCCI E IL “FLATIRON BUILDING”, L’EDIFICIO A FORMA DI FERRO DA STIRO, DI PROPRIETÀ DI UNA CORDATA DI CUI FA PARTE IL GRUPPO ITALIANO “SORGENTE”… IL TRICOLORE “SVENTOLA” ANCHE VICINO A WALL STREET, DOVE C’È UN PALAZZO CONTROLLATO DALLA SOCIETÀ BIZZI & PARTNERS
Di fronte alla Trump Tower, lungo la strada boutique della Fifth
Avenue, batte bandiera italiana: il gruppo Prada ha acquistato, con un’operazione da 835 milioni di dollari (circa 752 milioni di euro), i due edifici che dominano il marciapiede opposto a dove si trova il grattacielo di proprietà di Donald Trump. Per 425 milioni di dollari (382 milioni di euro) è stata acquistato il palazzo di dodici piani al numero 724 che ospita lo store della casa di moda, e per 410 milioni (369 milioni in euro) l’edificio accanto, al numero 720, all’angolo con la 56ª street.
L’operazione, che ha visto coinvolti Prada e una società a lei legata ma di cui non è stato indicato il nome, è una delle più grandi portate a termine quest’anno a New York, e tra quelle che hanno attirato l’attenzione dei media americani, perché riguarda la strada della moda più lussuosa del mondo, a due passi da Central Park.
Prada aveva in affitto fin dal ’97 gli spazi occupati dalla sua boutique. L’investimento, nuova sfida del Made in Italy nella competizione a livello globale, segna l’ennesima acquisizione italiana nella città d’acciaio, dove gli affitti sono sempre ai massimi e non convengono più neanche ai grandi brand: per aver rotto l’accordo d’affitto con dieci anni d’anticipo, durante la pandemia, a Valentino erano stati chiesti dal proprietario dei locali che ospitavano lo store, più di 200 milioni di dollari.
Poco più giù rispetto ai palazzi Prada c’è l’Olympic Tower, tra la 51ª e la 52ª, dove si trova la storica penthouse da 35 milioni di dollari della famiglia Gucci e messa sul mercato. Continuando lungo la Fifth Avenue si arriva al Flatiron Building, l’edificio a forma di ferro da stiro passato quest’anno a una cordata di cui fa parte ancora il gruppo italiano Sorgente, di Valter Mainetti, che lo aveva acquistato nel 2009.
C’è l’Italia anche nel grattacielo al 125 di Greenwich street, vicino a Wall Street, controllato dalla società Bizzi & Partners assieme a Fortress Investment Group.
In questo risiko italiano bisogna includere l’acquisizione, avvenuta nel 2016, da parte del gruppo Luxottica, del palazzo al numero 1 West sulla 37ª. Operazione da 76 milioni. Adesso l’edificio ospita il quartier generale della compagnia.
Anche il mondo della cultura ha il suo tempio: è sulla 12ª West, con Casa Italiana Zerilli Marimò, vicino a Union Square, storica townhouse dotata anche di teatro, donata dalla baronessa milanese Mariuccia Zerilli-Marimò in ricordo del marito.
Da anni è centro di incontri con registi e attori italiani, e eventi culturali curati dal dipartimento di studi d’italiano dell’Università di New York.
(da La Repubblica)
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Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
“MELONI NON HA SPESO UNA PAROLA PER LE DONNE CHE ERANO IN STUDIO CON LUI”
“Il caso Giambruno? Io vorrei sapere che cosa ho fatto di male: non ho compiuto reati, ho svolto semplicemente il mio lavoro. In trentacinque anni di Striscia la notizia ho mandato quasi 700 fuori onda… Se poi questo in particolare era del compagno della Meloni, a me in quanto autore satirico non importa, perché io non devo guardare in faccia nessuno. Qualcuno può forse dire a chi fa satira che certi soggetti sono intoccabili? No. Ho agito in perfetta buona fede e facendo satira, il mio lavoro di sempre”.
Così Antonio Ricci, patron di Striscia, a proposito della vicenda che lo scorso ottobre ha visto protagonista l’allora compagno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni
Ricci ne parla in una lunga intervista al settimanale Gente, affrontando alcuni punti salienti di quella storia, e le possibili conseguenze. Sull’ipotesi che Giambruno possa fare causa, Ricci risponde: “So solo che è stata citata una sentenza della Cassazione sul rispetto della privacy. Io me la sono andata a leggere e l’ho trovata inconferente.
E in onore di Giambruno, l’anno prossimo Striscia si chiamerà La voce dell’inconferenza”. Quanto alla premier Meloni, “non l’ho mai incontrata – continua Ricci – devo dire che sono rimasto stupito che nel suo messaggio non abbia speso una parola per le donne che erano lì ad assistere alla performance di Giambruno”.
Sul fronte politico, “Meloni giustamente vuole durare ed è stata scelta dai cittadini per questo. Elly Schlein non dura, non ce la può fare. Mentre la Meloni ha della parentela al comando, che le dà dei problemi ma perlomeno ci sono interessi che non confliggono, dall’altra parte la Schlein non ha intorno gente di cui potersi fidare”.
Ricci parla anche dell’imminente appuntamento più importante della tv, il Festival di Sanremo. “Manderemo Pinuccio e Lucci, poi Staffelli distribuirà dei Tapiri. Amadeus? È un professionista. Gli va riconosciuto che ha sempre fatto dei festival con alcune belle canzoni. È il suo mestiere, ha il bernoccolo per quel mondo, non risulta un intrigante, mai avuti problemi con lui. Poi, certo, se ci saranno delle cose gli andremo sotto”.
E su Fiorello: “Prima o poi deve venire a condurre Striscia. Potevo approfittarne, adesso, ma non l’ho fatto: ha promesso che se non fosse stato controprogrammato nella sua serata del Festival di Sanremo, sarebbe venuto gratuitamente per un’ora a Mediaset. Così adesso c’è questa ora che balla: chi se lo cucca? Comunque, gli voglio talmente bene che un’ora non mi basta”.
Nell’intervista, Ricci torna anche sulla querelle con Claudio Baglioni: “Mi ha querelato tre volte. La prima perché, anni fa, avevo detto che gli avrei tirato una molotov, denuncia archiviata. La seconda volta, tempo dopo, perché ho detto che non gli avrei tirato una molotov, perché mi rendevo conto che essendo tutto plastificato avrei creato un danno ambientale, con rilascio di diossina e altri agenti nocivi, archiviata pure questa. E pensa che adesso ha avuto il coraggio di far sequestrare il libro su di lui, pieno peraltro di cose vere. Da quanto tempo non veniva censurato un libro? Tra poco – conclude Ricci – ci sarà il processo”.
(da Gente)
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Dicembre 28th, 2023 Riccardo Fucile
LA MOSSA DI PIERSILVIO DI ARRUOLARE LA “SINISTRA” BERLINGUER FU FATTA CONTRO CRIPPA E IN BARBA A CONFALONIERI… ANCHE MARINA HA SPEZZATO I RAPPORTI SIA CON CONFA SIA CON L’ALTRO NEO-MELONIANO ALESSANDRO SALLUSTI, REO DI CONFEZIONARE “IL GIORNALE” IN GLORIA DELLA DUCETTA
Fin dall’inizio, era ben noto nei corridoi di Cologno Monzese che
Augusto Minzolini avrebbe avuto vita breve alla conduzione weekend di “Stasera Italia”. Una volta disarcionato dalla direzione de “Il Giornale”, il talk di Rete4 fu l’ultima decisione/contentino presa da Silvio Berlusconi.
Decisione che non fu per nulla gradita da Mauro Crippa, direttore generale dell’informazione Mediaset e, dopo il pensionamento di Galvani, anche della comunicazione, da sempre totalmente in quota Fedele Confalonieri, l’ultimo grande vecchio dell’era Fininvest che dopo una passionaccia per la Lega di Salvini, ha cambiato eccitazione politica e si è tramutato in un Fratellino d’Italia, al punto di chiedere più volte udienza a Giorgia Meloni.
Il melonismo del duplex Confa-Crippa non poteva non andare a scontrarsi con l’irritazione (eufemismo) della famiglia Berlusconi per la crescente irrilevanza politica di Forza Italia all’interno della maggioranza di governo (dalla tassa sui extra profitti bancari alla riforma della giustizia fino all’ultima richiesta di proroga del Superbonus). Di qui, a mo’ di avvertimento, sono stati sparati i due terribili fuorionda di “Striscia” su Giambruno.
Dopo la scomparsa del padre fondatore, Piersilvio ha deciso finalmente di diventare grande e di prendere in mano le redini dell’impero mediatico. Ma la sua mossa di arruolare la “sinistra” Bianca Berlinguer fu fatta contro e in barba a Confalonieri. Infatti la Bianchina del troglodita delle montagne, Mauro Corona, non si rivolge mi in caso di necessità al direttore dell’informazione Crippa bensì chiama direttamente Piersilvio, sapendo bene di essere considerata una “abusiva” del Biscione (vedi i tanti tweet velenosi).
Da parte sua, sepolto papà, anche Marina ha spezzato i rapporti sia con il suo ex tutor Confalonieri sia con l’altro neo-meloniano Alessandro Sallusti, reo di confezionare “Il Giornale” in completa gloria della Ducetta, senza tener un alcun conto di Forza Italia, dimenticando il tapino che il 30 per cento della proprietà è ancora in mano alla famiglia Berlusconi.
‘’Dobbiamo trovare il modo di riprenderci il quotidiano’’, è in soldoni il pensiero che frulla nella testa della primogenita, visto che lo sbarco milanese di Antonio Angelucci, senatore leghista saltato sul carro di Meloni-Fazzolari dopo la conquista della Regione Lombardia, finora si è rivelato fallimentare nel campo della sanità lombarda.
Il salotto milanese ha sbarrato le porte ai barbari romani, come è già successo al Caltagirone smanioso di conquistare Mediobanca.
Ma le cose potrebbero cambiare per gli Angelucci se il loro arcigno avversario, l’assessore alla Sanità lombarda Guido Bertolaso, accettasse la proposta di cambiare mestiere e guadagnare un pacco di soldi per andare a gennaio alla presidenza dell’Aiscat, la ricca associazione che raggruppa le concessionarie autostradali.
A quel punto, politicamente tra i piedi, resterebbe solo il presidente del Pirellone, il pallido leghista Attilio Fontana.
Tornando a Cologno Monzese, la cacciata di Minzolini fa parte della partita a scacchi tra Piersilvio-Marina da una parte e Crippa-Confalonieri: vediamo cosa sa fare la tosta Berlinguer a “Stasera Italia”, visto che il vispo Porro malgrado le mèches non è riuscito a scalfire nemmeno le doppie punte di share della Gruber.
Per le serate del weekend è pronta a decollare dal 2 gennaio Sabrina Scampini, l’inebriante giornalista, gettonatissima come ospite in tutte le trasmissioni del Biscione, da sempre vicinissima alla sintassi televisiva preferita da Crippa.
In casa Berlusconi, c’è infine la questione Arcore. Piersilvio traslocò con la sua Piersivia Toffanin quando sbarcò il ciclone Francesca Pascale e fu costretto a rifugiarsi nella magione di Portofino.
Scomparso il Cavaliere, l’erede intende rioccupare ciò che è suo, Villa San Martino. Peccato che la “vedova” Marta Fascina, coadiuvata dal gaio genitore, non ci pensa proprio a fare le valigie. A fermare Piersilvio dal chiamare i trasporti Gondrand è per ora la tormentata Marina, avvinghiata alla Fascina da un’affettuosa amicizia.
(da Dagoreport)
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Dicembre 28th, 2023 Riccardo Fucile
IL “BISCIONE” GUIDA LA CLASSIFICA DEGLI ASCOLTI, STILATA DA AGCOM, CON 3,03 MILIONI DI TELE-MORENTI (37,5% DI SHARE), MENTRE IL SERVIZIO PUBBLICO SI FERMA A 3,01 MILIONI (37,2%)… LA RAI RIMANE IL PRINCIPALE EDITORE TV NELLA FASCIA “PRIME TIME”
Gli spettatori medi giornalieri nella fascia “intero giorno” di Mediaset superano in numero quelli della Rai, che mantiene però il primato nella fascia “prime time”.
Il Biscione guida infatti la classifica degli ascolti nelle 24 ore con 3,03 milioni di spettatori (37,5% di share), mentre per la concessionaria pubblica si registrano in media 3,01 milioni di ascolti (37,2% di share).
E’ quanto emerge dai dati dei primi 9 mesi dell’anno dell’Osservatorio sulle comunicazioni dell’Agcom.
A Mediaset e Rai seguono Discovery con 680 mila spettatori, Comcast/Sky con 610 mila utenti e Cairo Communication/La7 con circa 310 mila telespettatori.
Rispetto ai corrispondenti dati del 2022, si osserva un calo maggiormente intenso per la Rai (150 mila spettatori giornalieri in meno) rispetto a Mediaset (-40 mila spettatori); Cairo Communication/La7 mostra una flessione di 60 mila ascolti giornalieri. Per Discovery e Comcast/Sky non si osservano variazioni di rilievo.
Una tendenza parzialmente difforme si registra però nella fascia “prime time”: nel periodo gennaio-settembre 2023 la Rai si conferma quale principale editore televisivo con ascolti medi giornalieri pari a 7,13 milioni (38,2% share), contro i 7,00 di Mediaset (37,6% share).
La flessione degli spettatori, rispetto al corrispondente periodo del 2022, risulta pari a 400 mila per Rai e a 180 mila per Mediaset, valori che assottigliano da 340 a 120 mila unità la distanza negli ascolti tra i due gruppi. Guardando al solo mese di settembre gli ascolti di Mediaset superano quelli della RAI (6,94 vs 6,63 milioni).
Allo stesso tempo, il gruppo Cairo Communication/La 7 nel “prime time” registra ascolti pari a 0,95 milioni (5,1% di share), in calo di circa 10 mila ascoltatori rispetto ai primi nove mesi del 2022.
Crescono gli spettatori sia di Comcast/Sky (da 1,36 a 1,42 milioni, +4,0%), che di Discovery (da 1,29 a 1,36 milioni, +5,7%). Gli ascolti dei gruppi televisivi minori mostrano, nel periodo gennaio-settembre, una leggera crescita sia nell'”intero giorno” (+20 mila spettatori) sia nel “prime time” (+70 mila spettatori) rispetto al 2022.
Ma tra il 2019 ed il 2023 il loro peso sugli ascolti complessivi nella fascia oraria “intero giorno” è sceso dal 7,2% al 5,5% e dal 5,1 al 4,2% nel “prime time”.
Con specifico riferimento all’andamento dei principali canali dei gruppi editoriali analizzati (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1, La7, TV8 e Nove), complessivamente nella fascia “intero giorno”, su base annua, si registra una diminuzione di 270 mila spettatori (da 5,45 a 5,18 milioni, pari a una riduzione del 4,9%), con flessioni non marginali per La7 (-18,4%), Rete 4 (-10,3%) e Rai 3 (-7,2%), mentre TV8 aumenta gli ascolti giornalieri del 6,7%.
Analogo andamento si osserva nel “prime time”, dove gli spettatori complessivamente persi giornalmente dai nove canali considerati, su base annua, risultano 600 mila (-4,5%) e di 1,79 milioni rispetto al 2019 (-12,4%).
I tre canali della Rai flettono nel complesso per circa 360 mila spettatori (da 6,36 a 6,00 milioni di spettatori, pari a -5,7%), con Rai 1 e Rai 2 che mostrano riduzioni rispettivamente pari al -6,9% e -6,1%, mentre Rai 3 mostra un più contenuto -1,1%.
Corrispondentemente, i principali canali di Mediaset mostrano una diminuzione di circa 220 mila spettatori (-4,2%), relativamente marginale per Canale 5 (-2,0%) e Italia 1 (-2,6%), mentre Rete 4 mostra un più rilevante -13,5%.
Gli ascolti di La 7 si riducono dell’11,4% (da 0,97 a 0,86 milioni di spettatori giornalieri), mentre quelli di TV8 e Nove crescono, rispettivamente, del 13,1% (da 430 a 490 mila) e del 10,4% (da 350 a 390 mila spettatori).
(da agenzie)
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Dicembre 28th, 2023 Riccardo Fucile
L’IRA DEI SOSTENITORI DI PUTIN: “FESTEGGIANO MENTRE I NOSTRI SONO AL FRONTE”
Scoppia il caos a Mosca dopo la festa a tema nudista organizzata
lo scorso 20 dicembre dalla presentatrice televisiva Nastja Ivleeva, che ha scatenato una serie di indagini e controversie legali che vedono coinvolte figure pubbliche di rilievo. Il tono scherzoso del dress code «almost naked», quasi nudo, ha provocato l’ira di una parte più conservatrice del pubblico. E le scuse pubbliche delle celebrità che hanno partecipato, come i cantanti Philipp Kirkorov, Dima Bilan, Lolita Miljavskaja, si sono rivelate di scarsa utilità. I loro programmi, infatti, sono stati cancellati dalle future programmazioni. Secondo quanto riferisce la Repubblica, ieri una ventina di persone – guidate dall’attore e produttore Aleksandr Inshakov – hanno presentato una class action per danni morali contro l’organizzatrice del party. È stata accusata di «atteggiamento irresponsabile» verso il Paese ed è stato chiesto un risarcimento di un miliardo di rubli per la fondazione governativa «Difensori della Patria».
Le scuse e le condanne
Nel tentativo di difendersi, Ivleeva si è rivolta prima agli haters in un video in cui manifesta comprensione per la loro rabbia, poi ai colleghi coinvolti nella stessa bufera mediatica. Ha sottolineato che se l’evento fosse rimasto privato, la situazione sarebbe stata diversa, «ma il fatto che sia andato oltre i nostri telefoni, non importa di chi sia stata colpa, la dice lunga». C’è chi ora sta pagando cara la partecipazione alla festa. Il rapper Vacio, interpretando letteralmente le direttive sul dress code, si è presentato al party solo con le scarpe e un calzino a coprire le parti intime e, per questo, è stato condannato a 15 giorni di arresto per propaganda di valori non tradizionali. Le immagini del rapper sono diventate virali online, con lui accanto all’organizzatrice, in abiti trasparenti, e sullo sfondo della giornalista Ksenja Sobchak in un abito finto nudo. I video hanno suscitato indignazione tra gli attivisti pro-governativi contro l’organizzazione di un evento di questo tipo, «avvenuta mentre – hanno dichiarato – la Russia è impegnata in un’operazione militare a difesa dei valori tradizionali».
(da Open)
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