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“GIORGIA MELONI ACCOGLIE CON ONORE UN CONDANNATO PER OMICIDIO? INGIUSTIFICABILE”

Maggio 20th, 2024 Riccardo Fucile

L’EX MAGISTRATO CAFIERO DE RAHO, OGGI DEPUTATO M5S: “E’ VENUTA MENO ALLA SIA IMMAGINE ISTITUZIONALE” (PERCHE’ L’HA MAI AVUTA, FORSE?)

«Credo che la presidente del Consiglio sia venuta meno alla propria immagine istituzionale. In passato ci sono stati presidenti del Consiglio che si sono recati in aeroporto, ma non per ricevere un condannato da un’autorità straniera, ma vittime di sequestri all’estero, rientrate con aerei di Stato».
Federico Cafiero de Raho è stato magistrato e oggi è deputato del Movimento 5 Stelle. E non ha digerito l’immagine di Giorgia Meloni che saluta Chico Forti, condannato all’ergastolo per omicidio negli Stati Uniti, al suo rientro in Italia.
Per Cafiero de Raho «Vanno rispettate le sentenze. È colpevole chi è condannato con sentenza passata in giudicato. La Corte d’Appello italiana ha riconosciuto la sentenza americana di condanna. Potrà poi esserci un processo di revisione, se ricorreranno i presupposti, ma fino alla sentenza di revisione, il risultato definitivo di condanna deve essere accettato».
Chico Forti e Ilaria Salis
L’ex magistrato non si spiega la disparità di trattamento tra Forti e Ilaria Salis. Nel caso della detenuta a Budapest il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva detto no a interferenze politiche nei confronti dell’Ungheria. In quello di Forti la trattativa per l’estradizione di Forti è stata condotta dal governo: Personalmente non me lo spiego, mi sembra che il padre della Salis abbia affermato che non ci sono stati passi del nostro governo. Di fronte a immagini inumane ci saremmo aspettati una sollevazione italiana ed europea. Avremmo voluto un intervento diplomatico tenace per il rispetto della dignità della persona. Dovremmo impegnarci per tutti i detenuti italiani all’estero e non solo per una persona.
Sulla possibilità della libertà condizionale per Forti, invece, De Raho afferma che «bisogna verificare qual è il contenuto del titolo di estradizione; se trova applicazione la legge italiana, dopo 26 anni di esecuzione della pena, è possibile, a seguito della valutazione del giudice, essere ammessi alla liberazione condizionale».
La giustizia al contrario
Infine, il deputato M5s dice che la vicenda è sintomatica del concetto di giustizia al contrario che guida il governo: «La normativa tende a un indebolimento del sistema di contrasto alla corruzione. Basta pensare che i reati corruttivi sono stati cancellati dall’elenco degli ostativi ai benefici penitenziari. Sta per essere abolito il reato di abuso d’ufficio, che è anche un reato spia per corruzione e mafia. Ciò avviene contro l’orientamento europeo. Ben 25 paesi su 27 hanno il reato di abuso, tra questi anche l’Italia, che adesso si sfila, tra l’altro andando contro la direttiva della Commissione Ue che auspica che tutti i paesi dell’Unione abbiano questa fattispecie».
(da agenzie)

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“LA PORTATA DELLA MORTE DI RAISI È MINORE DI QUANTO CI SI POTREBBE ASPETTARE”: IL POLITOLOGO AMERICANO IAN BREMMER, VICINO A BIDEN, MINIMIZZA LA SCOMPARSA DEL PRESIDENTE IRANIANO

Maggio 20th, 2024 Riccardo Fucile

“IL POTERE È NELLE MANI DI KHAMENEI, CHE ORA HA LA POSSIBILITÀ DI TROVARE QUALCUNO MIGLIORE”… “IL REGIME NON INCOLPERÀ UN ATTORE ESTERNO A MENO CHE CI SIANO PROVE CERTE. L’IRAN IN QUESTO MOMENTO NON VUOLE AUMENTARE LE TENSIONI E NON VUOLE UNA GUERRA”

«La notizia dell’incidente e dell’eventuale morte di Ebrahim Raisi è certamente di grande impatto. Ma la sua portata è minore di quanto ci si potrebbe aspettare», spiega il politologo Ian Bremmer, capo e fondatore del think-tank Eurasia.
Perché?
«In Iran il potere non è nelle mani del presidente, ma in quelle del leader supremo e del Consiglio dei Guardiani della Costituzione. Perciò la sua scomparsa non avrebbe conseguenze significative sulla stabilità del governo. E poi perché Raisi non è molto popolare: i cittadini non lo considerano capace.
La scarsa affluenza alle elezioni di marzo, per molti un referendum sulla sua figura, lo ha dimostrato. Ora il regime avrebbe la possibilità di trovare qualcuno migliore per quella carica. E il regime, ieri, ha fatto una brutta figura».
Ovvero?
«La domanda che sorge spontanea è: in quelle condizioni, perché far decollare l’elicottero del presidente? E perché far volare con lui anche il ministro degli Esteri? L’impressione è che sia stata una scelta da irresponsabili».
Quindi è da escludere a priori qualsiasi ipotesi diversa da un incidente?
«Direi di sì, mi sembra estremamente improbabile che non si tratti di un incidente.
E credo che anche il regime non incolperà un attore esterno, che sia Israele o gli Stati Uniti, a meno che ci siano prove certe. È molto semplice: in questo momento l’Iran non vuole aumentare le tensioni con i suoi nemici storici perché non vuole una guerra».
Il regime potrebbe essere indebolito? Raisi era tra i favoriti per la successione a Khamenei, che ha 85 anni.
«Potrebbe renderlo più fragile, anche se di certo non subirà pressioni simili a quelle che seguirono l’uccisione di Mahsa Amini».
L’opposizione interna potrebbe beneficiare in qualche modo di ciò che è successo?
«Bisogna sempre tenere a mente quanto è feroce la repressione del regime iraniano. È probabile che qualcuno festeggerà per quello che è successo: come risponderanno le autorità? Li puniranno per dare un esempio o lasceranno correre? Sarei molto sorpreso di vedere nuove manifestazioni di massa. Gli iraniani sanno bene quali sono le conseguenze per chi protesta apertamente».
Con Raisi morto, verrebbero convocate nuove elezioni entro 50 giorni. Che profilo potrebbe scegliere Khamenei come nuovo presidente?
«Punterebbe senza dubbio su una figura ultra-conservatrice, che sia fedele a lui e che sia in grado di garantirsi la fiducia delle Guardie della rivoluzione: i pasdaran diventano ogni giorno più potenti».
(da Il Corriere della Sera)

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SABOTAGGIO ISRAELIANO, COMPLOTTO INTERNO, INCIDENTE: TUTTE LE IPOTESI SULLO SCHIANTO DELL’ELICOTTERO DI EBRAHIM RAISI

Maggio 20th, 2024 Riccardo Fucile

UN ATTACCO CON MISSILI TERRA-ARIA SEMBRA ESCLUSO. UN SABOTAGGIO? IN AZERBAIGIAN CI SONO TECNICI E CONSIGLIERI MILITARI DI ISRAELE: IN TEORIA, IL TERRITORIO AL CONFINE CON L’IRAN SI PRESTA ALL’INFILTRAZIONE DI AGENTI DELLO STATO EBRAICO

Nebbia e montagne insieme sono la trappola perfetta per un elicottero. Nella regione di Tabriz le vette eguagliano l’altezza del Monte Bianco e le condizioni del tempo ieri erano pessime: una densa coltre di nuvole ha avvolto i resti dell’apparecchio presidenziale, oscurando qualsiasi certezza sulla sua sorte e sulle cause dello schianto. Non si conosce con certezza neppure il modello su cui il presidente Raisi stava volando. Le ultime immagini lo mostrano a bordo di un Bell 212 di progettazione statunitense.
Potrebbe essere un’eredità dello Scià: nel 1978 ne furono acquistati dieci prodotti dall’italiana Agusta, parte di un maxicontratto che ha fatto arrivare in Persia oltre trecento elicotteri Bell.
Manucheher Khorowdad, il comandante dell’aviazione imperiale che nel 1975 firmò la commessa è stato il primo a venire giustiziato dopo la rivoluzione: i seguaci di Khomeini lo impiccarono assieme al suo pastore tedesco
Il Bell 212 è una versione migliorata e bimotore del robusto Huey, il cavallo di battaglia americano del Vietnam. La squadriglia presidenziale in genere utilizza insieme elicotteri statunitensi e Mil 17 russi.
Nelle trasferte, spesso sono presenti più modelli e soltanto all’ultimo momento viene scelto quello su cui siederà Raisi […]. Stando alle poche notizie disponibili, nell’ultimo viaggio la formazione era composta di tre elicotteri. Probabilmente si trattava del biturbina statunitense e di due Mil russi dotati di contromisure anti-missile.
L’assenza di notizie permette solo di formulare ipotesi . Un attacco con missili terra-aria portatili sembra escluso: la squadra avrebbe dovuto conoscere con esattezza il piano di volo ma le pessime condizioni meteo hanno reso imprevedibile la rotta del presidente. Il sabotaggio o l’attentato paiono poco probabili.
Tabriz è stata una delle capitali della protesta contro il regime, con scontri di violenza unica nelle strade proseguiti per mesi. E in linea teorica questo territorio al confine con l’Azerbaijan meglio si presta all’infiltrazione di agenti israeliani, perché le autorità di Baku ospitano tecnici e consiglieri militari dello Stato ebraico.
Accedere agli elicotteri presidenziali però non è facile: vengono sorvegliati notte e giorno, con la manutenzione affidata a squadre selezionate. Anche se il tour condotto in questi giorni ha previsto l’uso di piazzole improvvisate, la possibilità che un estraneo sia stato in grado di inserire un ordigno o alterare i comandi paiono infime.
Allora? L’incidente o il guasto sembrano lo scenario più probabile. A causa delle montagne, A causa della scarsa strumentazione elettronica, anche se nelle foto si nota un radar meteorologico, che aiuta a evitare di finire nelle bufere.
Il mezzo sembra molto più recente di quelli comprati dallo Scià: nonostante l’embargo, Teheran ne ha contrabbandati diversi esemplari, recuperati sul mercato civile in Europa, Cina e Africa.
Almeno tre indagini della magistratura italiana negli ultimi quindici anni hanno scoperto piani per esportare elicotteri simili in Iran. E lo stesso accade per i pezzi di ricambio.
Questo non depone a favore dell’efficienza della flotta e le avarie sono frequenti. Tra le intelligence occidentali circola voce che proprio due giorni fa il mezzo di Raisi avrebbe avuto un problema prima del decollo. Uno dei misteri che continueranno ad accompagnare questa fine]. Perché se per un sabotatore sarebbe stato praticamente impossibile avvicinarsi al Bell, per un complotto di palazzo interno alla teocrazia sciita quel volo tra monti e tempeste sarebbe stata l’occasione ideale per colpire.
(da La Repiubblica)

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“CHI BENEFICERÀ DELLA MORTE DI RAISI?” “THE ATLANTIC” RACCONTA LA RAGNATELA DI POTERE CHE AVVOLGE TEHERAN: “LA SUA MORTE ALTERERA L’EQUILIBRIO DI POTERE TRA LE FAZIONI ALL’INTERNO DELLA REPUBBLICA ISLAMICA”

Maggio 20th, 2024 Riccardo Fucile

IL POSSIBILE ACCORDO TRA MOHAMMAD BAQER QALIBAF E IL FIGLIO DI KHAMENEI, MOJTABA, PER SPARTIRSI IL POTERE E LA VERITÀ SU QUELLO CHE È SUCCESSO IERI: “L’IRAN NON È UN PAESE IN CUI I PRESIDENTI MUOIONO PER CASO”

Gli incidenti accadono ovunque, ma non tutti sono uguali. L’Iran non sembra un Paese in cui i presidenti muoiono per caso. Ma è anche un Paese in cui gli aerei precipitano, a causa del triste stato delle infrastrutture della Repubblica islamica, isolata a livello internazionale.
Negli anni passati, almeno due ministri del governo e due importanti comandanti militari sono morti in incidenti simili. L’elicottero di Raisi, che trasportava anche il ministro degli Esteri iraniano e due alti funzionari regionali, stava attraversando una zona montuosa e nebbiosa nel nord-ovest dell’Iran. L'”incidente” potrebbe benissimo essere stato un incidente.
Tuttavia, i sospetti circondano inevitabilmente l’accaduto. Dopo tutto, gli incidenti aerei che hanno ucciso alti funzionari politici nella Rhodesia del Nord (1961), in Cina (1971), in Pakistan (1988) e in Polonia (2010) sono ancora spesso oggetto di speculazioni. In questo caso, come negli altri, è probabile che sia una domanda a guidare le speculazioni: Chi beneficerà politicamente della morte di Raisi? Anche se la risposta a questa domanda non ci dirà perché l’elicottero si è schiantato, potrebbe gettare un po’ di luce su ciò che accadrà in futuro nella Repubblica islamica.
Raisi è salito alla presidenza nel 2021, in quella che sembrava essere l’elezione meno competitiva che l’Iran avesse tenuto dal 1997. La Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, si era assicurato che tutti gli altri candidati seri non potessero candidarsi. Tra gli squalificati non c’erano solo i riformisti, ma anche i conservatori centristi e persino Mahmoud Ahmadinejad, ex presidente della linea dura che Khamenei vedeva come un rivale.
Raisi sembrava essere stato scelto proprio perché non avrebbe mai potuto essere un serio rivale di Khamenei. Nel 2017 si è rivelato assolutamente non carismatico nei dibattiti elettorali contro l’allora presidente Hassan Rouhani. La sua permanenza in carica dal 2021 in poi dimostra non solo la sua pura incompetenza, ma anche la sua irrilevanza politica. Alcuni lo chiamano il Presidente invisibile. Durante le proteste del movimento Donne, Vita, Libertà, che ha scosso l’Iran tra il 2022 e il 2023, pochi manifestanti si sono preoccupati di gridare slogan contro Raisi, perché sapevano che il vero potere risiedeva altrove.
Per Khamenei, ciò che contava era che si potesse contare su Raisi per seguire la linea del regime. Sebbene la competizione sia serrata, Raisi potrebbe avere più sangue sulle mani di qualsiasi altro funzionario vivente della Repubblica Islamica.
Dagli anni ’80, la Repubblica islamica ha giustiziato migliaia di dissidenti iraniani. La magistratura è il braccio del governo che svolge questa funzione omicida e Raisi ha ricoperto posizioni di primo piano al suo interno fin dall’inizio; è salito a capo della magistratura nel 2019.
Le stesse qualità che probabilmente hanno fatto apparire Raisi come una scelta sicura del regime per la presidenza lo hanno reso anche uno dei principali contendenti alla successione di Khamenei come Guida Suprema. Secondo la Costituzione iraniana, solo un “chierico” con una seria esperienza politica può diventare capo di Stato. Ormai molti “chierici” che rientrano in questa descrizione sono morti o sono stati politicamente emarginati (molti di loro non condividevano la politica della linea dura di Khamenei), lasciando il campo libero a Raisi.
A loro volta, molti osservatori politici si aspettavano che Raisi sarebbe stato una guida suprema debole, consentendo al potere reale di fluire altrove – al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), per esempio, o ad altri centri di potere intorno o ausiliari del regime. Chi meglio di uno yes-man poco incisivo per una posizione del genere?
Raisi appartiene a una cerchia molto particolare dell’élite politica iraniana e, negli ultimi anni, altri esponenti della classe politica si sono preoccupati dell’ambizione dei circoli che lo circondano.
Originario della città santa di Mashhad, nel nord-est dell’Iran, […] è stato in passato custode del santuario della città, che è anche un impero economico a sé stante. È sposato con la figlia del leader della preghiera del venerdì di Mashhad, un conservatore sociale convinto. La moglie di Raisi, Jamileh Alamolhoda, ha svolto un ruolo insolitamente pubblico, portando alcuni conservatori esterni ai quadri regionali […] a temere che, dopo l’eventuale morte di Khamenei, la “cricca di Mashhad” potesse arrivare ai vertici del regime
L’apparente passività di Raisi ha anche incoraggiato gli sfidanti, tra una banda di integralisti particolarmente nocivi, che hanno visto la sua debole presidenza come un’opportunità per aumentare il proprio profilo politico a spese di conservatori più affermati, come lo speaker parlamentare Mohammad Baqer Qalibaf.
Alcuni di questi ultra-falchi hanno ottenuto buoni risultati alle elezioni parlamentari di quest’anno, che sono state in gran parte una competizione all’interno del campo della linea dura. Hanno condotto un’accesa campagna elettorale contro Qalibaf, che godeva del sostegno dei principali partiti politici conservatori pro-regime e di molti esponenti dell’IRGC.
Per tutte queste ragioni, la morte di Raisi altererebbe l’equilibrio di potere tra le fazioni all’interno della Repubblica islamica. Secondo la Costituzione iraniana, il suo vicepresidente, Mohammad Mokhber, assumerebbe le funzioni della presidenza e un consiglio composto da Mokhber, Qalibaf e il capo della magistratura Gholam Hossein Mohseni-Eje’i dovrebbe organizzare nuove elezioni entro 50 giorni.
Quando ho chiesto a un funzionario vicino a Qalibaf quali sarebbero state le conseguenze politiche dell’incidente, mi ha risposto immediatamente: “Il dottor Qalibaf sarà il nuovo presidente”.
Sicuramente gli piacerebbe esserlo. L’ambizione di Qalibaf non è una novità: si è candidato più volte alla presidenza, a partire dal 2005. Più tecnocrate che ideologo, Qalibaf è stato comandante dell’IRGC durante la guerra Iran-Iraq e probabilmente otterrà almeno un po’ di sostegno dai suoi ranghi.
Il suo lungo mandato come sindaco di Teheran (2005-2017) è stato caratterizzato sia da un certo grado di competenza che da una buona dose di corruzione. I suoi nemici politici hanno recentemente evidenziato casi di corruzione legati a lui e alla sua famiglia. Un funzionario vicino all’ex presidente Rouhani mi dice: “Il problema di Qalibaf è che vuole troppo. Tutti sanno che non ha principi e che farebbe qualsiasi cosa per il potere”.
Se Qalibaf si iscrive a un’elezione presidenziale organizzata in fretta e furia, il Consiglio dei Guardiani potrebbe avere difficoltà a respingerlo, dati i suoi profondi legami con le strutture di potere in Iran. Ma Khamenei sarebbe contento se la presidenza passasse a un tecnocrate senza adeguate credenziali islamiste? Chi altro potrebbe candidarsi e potrebbe sconfiggere Qalibaf alle urne, come hanno fatto Ahmadinejad e Rouhani rispettivamente nel 2005 e nel 2013?
A complicare le cose c’è il fatto che alcuni funzionari ed ex funzionari del regime che sostengono Qalibaf sono anche favorevoli alla successione del figlio di Khamenei, Mojtaba, alla guida suprema. Mojtaba Khamenei è rimasto a lungo nell’ombra e si sa poco della sua politica o delle sue opinioni, ma si ritiene che sia un serio candidato alla carica. Potrebbe esserci un accordo tra Mojtaba e Qalibaf che spiana a entrambi la strada verso il potere?
Quando il leader fondatore della Repubblica islamica, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, morì nel 1989, Khamenei lo sostituì dopo aver stretto un patto non scritto con il collega ecclesiastico Akbar Hashemi Rafsanjani, che poi assunse la presidenza. La costituzione fu rapidamente modificata per dare più poteri al presidente. Rafsanjani avrebbe rimpianto il patto, venendo messo politicamente in disparte da Khamenei prima di morire, nel 2017, in quella che molti in Iran considerano una morte sospetta. Questa storia ammonitrice potrebbe rendere prudenti entrambe le parti?
Molti hanno previsto una feroce lotta per il potere in Iran, ma la maggior parte si aspettava che seguisse la morte di Khamenei. Ora è probabile che assisteremo almeno a una prova generale in cui le varie fazioni brandiranno la loro forza.
Per quanto riguarda il popolo iraniano, alcuni hanno già iniziato a festeggiare la potenziale scomparsa di Raisi con fuochi d’artificio a Teheran. La maggior parte degli iraniani si sente a malapena rappresentata da una qualsiasi fazione della Repubblica islamica e alcuni potrebbero sfruttare un momento di crisi politica per riaccendere le proteste di piazza che in passato hanno ripetutamente assediato il regime. I movimenti civici del Paese sono esausti dopo anni di lotte (più di 500 persone sono state uccise nell’ultima tornata di proteste, dal 2022 al 2023). Tuttavia, qualunque forma assuma la lotta per il potere ai vertici, il popolo iraniano non la riceverà passivamente a lungo.
(da The Atlantic)

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IRAN, TROVATO L’ELICOTTERO DEL PRESIDENTE RAISI: TUTTI MORTI

Maggio 20th, 2024 Riccardo Fucile

INCIDENTE, ATTENTATO O SABOTAGGIO?

È stato ritrovato l’elicottero precipitato del presidente iraniano Ebrahim Raisi. Tutti i passeggeri sono morti secondo la Mezzaluna Rossa. La tv di stato iraniana ha mostrato l’immagine del mezzo finito addosso a una montagna. Un drone Akinci turco ha rivelato una fonte di calore nella zona dell’Azebaigian orientale in cui è finito disperso il velivolo. Ma le squadre della Mezzaluna Rossa hanno già fatto sapere che la situazione «non è buona». L’incidente al velivolo è accaduto dopo un atterraggio d’emergenza a causa del maltempo, secondo le fonti di Teheran. Ma i dubbi rimangono. Oltre a quella dell’incidente, ci sono anche le ipotesi del sabotaggio e dell’attentato. Anche se per ora non si hanno certezze nemmeno su quale mezzo viaggiasse. Intanto il paese si interroga sulla successione.
Le ipotesi sull’incidente
Nel 1978 ne furono acquistati dieci prodotti dall’italiana Agusta. Il Bell 212 è una versione migliorata dello Huey, usato in Vietnam. La squadriglia presidenziale utilizza elicotteri statunitensi e Mil 17 russi. Nelle trasferte solo all’ultimo momento si sceglie quello su cui salirà il presidente per ragioni di sicurezza. Secondo le scarse informazioni che arrivano da Teheran i tre elicotteri potevano essere il biturbina statunitense e due Mil russi con apparecchiature anti-missile. Tra le ipotesi si può escludere un attacco con missili terra-aria a causa delle condizioni meteo che rendevano imprevedibile la rotta. Anche sabotaggi e attentati paiono poco probabili. Anche se il territorio al confine con l’Azerbaigian si presta all’infiltrazione di agenti israeliani. Gli elicotteri presidenziali vengono sorvegliati notte e giorno. La tesi dell’incidente o del guasto paiono ad oggi più probabili.
Sabotaggio, attentato, guasto
E i servizi segreti occidentali hanno fatto sapere che due giorni fa il mezzo aveva avuto problemi al decollo. Sugli altri due velivoli viaggiavano il ministro dell’Energia Mehrabian e quello dello sviluppo urbano Bazrpash. A quanto pare entrambi sono giunti a destinazione. Secondo Il Giornale sul Bell 212 oltre a Raisi erano presenti tra gli altri l’ayatollah Al Hashem, Imam di Tabriz, Abdollahian, ministro degli Affari Esteri, e Rahmati, governatore dell’Azerbaigian Orientale. L’elicottero avrebbe effettuato un atterraggio d’emergenza a Julfa, nella foresta di Dizmar tra il villaggio di Brazin e Ard Shir nella provincia dell’Azerbaigian orientale. Si è parlato anche di telefoni fuori servizio. Un video ha mostrato gli ultimi attimi del presidente Raisi sull’elicottero. Mentre Russia e Turchia si sono dette pronte a sostenere l’Iran con ogni mezzo.
Cosa succede adesso a Teheran
Intanto si attende di capire cosa succederà a Teheran. Se la morte di Raisi dovesse essere appurata le elezioni si dovranno svolgere entro 60 giorni. L’ayatollah Khamenei, guida suprema del paese, cercherà un successore tra i fedelissimi. Il professore iraniano di scienze politiche all’università del Tennessee ed esperto di Medio oriente, Saeid Golkar, dice al Corriere della Sera che «ci sono delle persone che cercheranno di candidarsi. Come lo speaker del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e l’ex capo dei pasdaran Mohassen Rezaee. Un altro che potrebbe proporsi è l’ex speaker sempre del parlamento Ali Larijani, ma lui non ha superato l’esame del Consiglio». Nella corsa presi#denziale gareggiano solo nomi approvati dall’ayatollah, quindi nessun oppositore.
La struttura piramidale e il ruolo di Khamenei
Secondo l’articolo 131 della costituzione iraniana in caso di morte improvvisa del presidente il ruolo viene ricoperto dal primo dei 12 vicepresidenti. Entro 50 giorni il paese deve tornare al voto. Ovvero Mohammad Mokhber. In ogni caso i vuoti di potere non ci saranno. La struttura piramidale della dittatura iraniana fa sì che a capo si trovi la guida suprema e sotto di lui diversi organi: l’assemblea degli esperti, il presidente, la magistratura, il parlamento, il consiglio dei guardiani e i pasdaran.
«Se oggi morisse Khamenei sarebbe un grande problema. È vero che Raisi era in lizza per diventare il prossimo leader supremo, ma non è l’unico», continua Golkar. «Gli ayatollah hanno creato un super corpo armato, ma hanno anche creato un sistema interno di controllo molto potente. Da noi non succede come in Pakistan o in Egitto». Il futuro dell’Iran si riduce a due opzioni: la rivoluzione o un altro leader supremo.
(da Open)

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