Maggio 1st, 2024 Riccardo Fucile
“QUANDO ARRIVI A 5,5 MILIONI DI POVERI ASSOLUTI E RIDUCI GLI AIUTI AGLI INDIGENTI HAI PERSO OGNI CREDIBILITA'”… “IO SONO FIERA DI GUIDARE UN PARTITO DOVE SI DISCUTE, NON DOVE DECIDE UNA CON AMICI E FAMILIARI… “IO SONO QUI PER CAMBIARE IL PD E IL PAESE E NON MI FERMO”
Giorgia Meloni rivendica le sue radici popolari? “Allora le sta
tradendo, quelle radici, con le scelte che sta facendo al governo. Quando arrivi a 5,5 milioni di poveri assoluti in questo Paese e tu cancelli l’unico strumento di sostegno contro la povertà, quando aumenti la precarietà dei contratti per i giovani, stai tradendo quelle radici”. Lo ha detto Elly Schlein, segretaria del Pd, intervenendo a Di Martedì su La7.
La leader dem ha attaccato la presidente del Consiglio, che come lei sarà candidata alle prossime elezioni europee: “Mi pare che Meloni abbia spiegato il programma. Il programma è lei. Sotto il nome, niente. Non c’è una visione dell’Europa che serve all’Italia e alle persone”.
L’importante invece, ha insistito Schlein, “è cosa va a fare, cosa sta facendo, cosa ha fatto in quest’anno e mezzo. Perché è lì che si tradiscono le persone, anche quelle che l’hanno votata e che non si aspettavano che tagliasse la sanità pubblica, le pensioni, che bloccasse il salario minimo, che riducesse Opzione donna”.
Alle europee, il Pd dovrà affrontare tra gli altri anche il generale Roberto Vannacci, che sarà candidato con la Lega, ma la segretaria ha tagliato corto: “La gara a chi va più a destra fra Salvini e Meloni non mi interessa. Mi interessa ricostruire la sinistra. Più sentiremo bestialità e discriminazioni da quella parte, più diremo che chi nasce e cresce in Italia è italiano e che vogliamo il matrimonio egualitario perché l’amore è amore”.
Il Partito democratico ha affrontato i soliti ostacoli interni per arrivare a delle liste per le europee, ma Schlein li ha rivendicati: “C’è stata un discussione, certo, ma io sono fiera di guidare un partito dove si discute per davvero. Fiera, a differenza di Giorgia Meloni, di non guidare un partito personale con amici e parenti. Io sono qui per cambiare il Pd e il Paese e non mi fermo”.
Ora la prospettiva deve essere quella di continuare ad avvicinare le opposizioni, come Schlein dichiara dall’inizio del suo mandato di segretaria: “Ogni tanto leggo critiche o mi prendono in giro perché sono testardamente unitaria. Ma se riteniamo grave la rimozione totale della situazione sociale e salariale di cui Meloni non ha parlato in un’ora di discorso, se riteniamo grave l’autonomia che spacca in due il Paese, allora dobbiamo provare nelle nostre differenza e unire le forze. Io questa responsabilità la sento”.
“Serve”, ha concluso Schlein, “la serietà di mettersi a un tavolo e dire ‘siamo d’accordo sul salario minimo, sul congedo paritario, sull’investire in energia pulita per un nuovo piano industriale? Se siamo d’accordo, si lavora insieme. Il resto sono chiacchiere, e le persone non ne hanno bisogno”.
(da Fanpage)
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Maggio 1st, 2024 Riccardo Fucile
IL VIMINALE COSTRETTO AL PROVVEDIMENTO PER LA PROTESTA NEI SUOI CONFRONTI DEL SINDACATO DI POLIZIA SIULP
Per quanto avvenuto lo scorso 23 febbraio, giorno in cui hanno avuto luogo le cariche della polizia contro gli studenti a Pisa che manifestavano in favore della Palestina, il questore della città toscana, Sebastiano Salvo, è stato trasferito a La Spezia.
Salvo era arrivato a luglio dello scorso anno. Al suo posto, scrive il Corriere fiorentino, arriva da Latina il questore Raffaele Gargiulo.
La decisione, comunicata ieri mattina, è diretta conseguenza delle proteste del Siulp per la gestione della piazza, in particolare per il trattamento riservato agli studenti minorenni.
In particolare, lo scorso 10 aprile il Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia aveva disertato la cerimonia locale per la festa della polizia. Dando parallelamente luogo, come spiegato in una nota, a una manifestazione di dissenso contro «la gestione che il questore di Pisa, Sebastiano Salvo, sta operando Salvo nei confronti del personale di polizia e di conseguenza nei confronti della città». Gli accadimenti dello scorso 23 febbraio erano confluiti in un dossier di 200 pagine già inviato dal sindacato al Dipartimento di Sicurezza.
(da agenzie)
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Maggio 1st, 2024 Riccardo Fucile
QUESTO SAREBBE UN PAESE CIVILE
Dal suo primo arresto, nel 2019, ha trascorso un periodo
cumulativo di 47 mesi in carcere israeliano, la maggior parte dei quali in detenzione amministrativa, senza processo.
Tra le mura della prigione di Ketziot, nel Negev, ha vissuto il suo inferno in terra dal 7 ottobre scorso, quando Hamas ha attaccato Israele con l’attacco a sorpresa che ha poi portato all’offensiva dello Stato ebraico sulla Striscia di Gaza.
È la testimonianza di Amer Abu Halil ad Haaretz, quotidiano israeliano, in cui ha raccontato le violenze che lui e gli altri detenuti hanno subito in questi mesi. Picchiati, percossi, affamati, privati del sonno, attaccati dai cani, umiliati.
Abu Halil era stato nuovamente arrestato i l 4 dicembre 2022 per la sua vicinanza – e quella dei suoi familiari – ad Hamas. Rinvio dopo rinvio, di 4 mesi in 4 mesi, il 7 ottobre 2023 era ancora in carcere, il rilascio previsto per novembre.
Poi l’attacco di Hamas, i razzi palestinesi che centrano anche la prigione, e le violenze che diventano sistemiche. I termini di tutti i prigionieri di Hamas per i quali era previsto il rilascio – tra i quali Abu Halil – sono stati prorogati automaticamente e in modo massiccio.
«Sono iniziati 192 giorni in cui non ha potuto cambiarsi d’abito. La sua cella, che doveva contenere cinque detenuti, ne conteneva ora 20, poi 15 e più recentemente 10. La maggior parte di loro dormiva sul pavimento», scrivono Gideon Levy e Alex Levac, che attraverso le parole del palestinese ricostruiscono quanto accaduto.
Il 26 ottobre nel carcere entrano le unità Keter, viene sguinzagliato un cane. «Siete Hamas, siete l’ISIS, avete stuprato, ucciso, rapito e ora è arrivato il vostro momento», furono le parole di un guardiano ai prigionieri. «I colpi che seguirono furono brutali, i detenuti furono incatenati, le pareti furono presto ricoperte dal sangue dei detenuti. Le percosse diventarono un affare quotidiano», scrivono i giornalisti.
Senza acqua
Le violenze non sono solo fisiche, nel racconto di Abu Halil, l’acqua viene razionata, anche quella del bagno, e le celle diventano invivibili, il cibo è appena sufficiente, musica e annunci a tutto volume vengono usati per togliere il sonno ai detenuti.
Il racconto di Abu Halil è crudo, gli abusi sono umilianti e si susseguono, ogni tanto vengono portati nelle cucine, spogliati e presi a bastonate o a calci nei testicoli. Abu Halil vestirà lo stesso abito per 192 giorni di fila. «Tra il 15 e il 18 novembre sono stati picchiati tre volte al giorno. Il 18 novembre, le guardie hanno chiesto chi di loro fosse di Hamas, ma nessuno ha risposto. I colpi non si sono fatti attendere. Poi è stato chiesto loro: “Chi è Bassam?”. Anche in questo caso nessuno ha risposto, perché nessuno di loro si chiamava Bassam – e di nuovo è stata chiamata l’unità Keter. Arrivarono quella sera. Abu Halil racconta che questa volta è svenuto prima di essere picchiato, per lo spavento», scrive Haaretz.
(da Open)
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