Giugno 1st, 2024 Riccardo Fucile
“LA CONDANNA COMPLICA LA RIELEZIONE DI TRUMP: PUO’ PERDERE IL 7-8% DI VOTI”
“Trump perde tra 5 e 6 punti nei sondaggi, a causa della condanna.
Non è un crollo, perché la base Maga resta con lui, ma potrebbe bastare a farlo perdere”. Il professore della George Mason University Bill Schneider è uno dei pochi politologi non partigiani, che basano i giudizi sui dati.
Quale effetti avrà la sentenza di New York sulle presidenziali?
“Rende più difficile eleggere Trump. I sostenitori continueranno a votarlo, ma scenderà nei sondaggi. Non di molto: finora i nostri rilevamenti hanno indicato che in caso di condanna avrebbe perso tra 5 e 6 punti, e ora vanno verificati. Però è un po’ più del margine di vantaggio che ha su Biden. Non ci sarà un rifiuto completo o un crollo, ma la condanna complicherà la sua elezione”.
Resterà lui il candidato?
“Il Partito Repubblicano non tornerà indietro, lo sta già difendendo. Trump è il padrone del Gop”.
Credono davvero che il processo sia stato un complotto?
“Pensano sia stato un procedimento falso, una cospirazione per sbarazzarsi di lui. Gli elettori Maga sono circa un quarto degli aventi diritto al voto, contando anche chi non va alle urne, ma sono pronti a credere a qualsiasi teoria cospirativa. Quindi resteranno con lui. Fin dal principio però questa era un’elezione molto ravvicinata e ora lui perderà un po’ di terreno”.
I repubblicani moderati non dicevano che non avrebbero potuto votarlo in caso di condanna?
“Gli elettori Maga non accetteranno nessun altro. Chi potrebbero scegliere, Nikki Haley? Lui sosterrà che il processo è stato un imbroglio e loro lo seguiranno. Però c’è una percentuale limitata di repubblicani che pensa di abbandonarlo”.
Perderà gli elettori che avevano votato Haley alle primarie?
“Sì, in parte. Molti repubblicani tradizionali saranno influenzati dalla condanna. Lui otterrà comunque la nomination, ma gli basta perdere pochi punti per essere sconfitto alle presidenziali”.
Quanti repubblicani tradizionali potrebbe perdere?
“Finora nei sondaggi il 5 o 6% dei repubblicani diceva che non lo avrebbe votato in caso di condanna. La percentuale ora potrebbe salire al 7 o 8%, ma non ci sarà un crollo”.
A livello nazionale, oppure nei cinque o sei stati decisivi?
“Perderà voti ovunque, grosso modo nella stessa misura. Sarà il candidato, denuncerà la cospirazione, conserverà i voti Maga, ma rischia abbastanza consensi per essere poi sconfitto”.
Moderati e indipendenti saranno decisivi. Può perderli?
“Sì, soprattutto gruppi chiave come l’elettorato femminile. I partigiani hanno già deciso e non cambieranno posizione, da una parte e dall’altra. Però molti elettori non lo sono e rimarranno sgomenti del verdetto, perché sanno che eleggere Trump renderebbe gli Stati Uniti lo zimbello del mondo”.
Come deve reagire Biden?
“Non dire molto, perché i temi decisivi sono altri. Deve però rimarcare che Trump è stato condannato, e quindi ora la campagna è fra lui e un criminale riconosciuto come tale in tribunale”.
Biden deve andare al dibattito del 27 giugno?
“Sì, e sottolineare che Trump è un condannato, quando il tema emergerà. Bisogna vedere se ora Trump andrà al dibattito”.
Cosa prova a vedere un condannato candidato alla Casa Bianca?
“Stormy Daniels e Monica Lewinsky sono diventate le due donne più importanti nella storia politica americana, la prima più della seconda. Le loro storie hanno dimostrato la capacità di condizionare l’intero sistema. Ciò conferma che ormai la politica americana non è più una questione di idee, e nemmeno di ideologie, ma di personalità. Contano solo gli individui e le loro caratteristiche di carattere, un chiaro degrado”.
(da La Repubblica)
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Giugno 1st, 2024 Riccardo Fucile
“LA LINEA ACCUSATORIA NON E’ STATA SMENTITA”
E’ stato sentito per oltre 4 ore dai pm Luca Monteverde e Federico Manotti come persona informata sui fatti l’avvocato Andrea La Mattina, nell’ambito dell’inchiesta che ha terremotato la Regione Liguria e portato ai domiciliari il presidente Giovanni Toti.
La Mattina, membro del comitato portuale in qualità di rappresentante per la Regione, aveva espresso perplessità e ma poi aveva votato a favore della proroga a 30 anni della concessione del Terminal Rinfuse per Aldo Spinelli. “Sono sereno. Le offese di Toti? Fanno parte del segreto istruttorio” li è limitato a dire ai cronisti uscendo da palazzo di Giustizia. L’interrogatorio è stato secretato come quello di tutti i testimoni sentiti fino ad ora e il procuratore Piacente si limita a dire: “La linea accusatoria non è stata smentita“.
Secondo l’accusa La Mattina avrebbe ricevuto pressioni in particolare da Toti per cambiare la propria posizione. In un primo momento aveva detto senza mezzi termini che quella proroga era “una presa per il culo”. Toti aveva prima invitato il segretario generale della Regione, Pietro Paolo Giampellegrini a “sensibilizzare” quello che Toti aveva definito “un ragazzetto saccente dello studio Erede Bonelli… un ragazzetto che sperava di entrare in Autorità Portuale per avere un minimo di visibilità”. Ma La Mattina in un primo momento si era arrabbiato sfogandosi con Signorini al telefono: “Andate a quel paese, organizzatevi meglio, convocatemi quindici giorni prima, spiegatemi che ci sono delle cose che scadono e allora va bene, ne parliamo, se no altrimenti è una estorsione eh! Perché voi mi dite o voti a favore oppure metti in ginocchio il porto, andate a quel paese io non ci sto”.
Poi dopo un invito a pranzo da parte del governatore (siamo a metà ottobre 2021) aveva cambiato idea, tanto che in una conversazione intercettata con Rino Canavese (l’unico a votare, alla fine, contro l’operazione) aveva detto che “mi è stato spiegato meglio il contesto… il contesto nel senso… e anche se vogliamo il disegno… il disegno politico no che c’è dietro che mi sembra quantomeno comprensibile…”
Delle presunte pressioni a La Mattina era stato chiesto, nel lungo interrogatorio della scorsa settimana, proprio all’indagato Giovanni Toti che ha di fatto ammesso le pressioni, considerandole però legittime. Ha ammesso che “sono stati o Spinelli o Signorini a chiedermi di intervenire su La Mattina” che “la pratica era urgente perché concatenata ad altre pratiche strategiche per il porto”. Toti ha commentato l’intercettazione con Signorini in cui definisce La Mattina “un demente, un pazzo” dicendo che era un commento alla situazione critica nell’ambito del board portuale che gli aveva descritto Signorini, a causa di quelli che si opponevano al rinnovo (tra cui lo stesso rappresentante della Regione”.
Per il governatore insomma La Mattina “rappresentava la Regione, ancorché senza vincolo di mandato” e doveva essere “adeguatamente sensibilizzato”. La Mattina quindi in seno al Comitato di Gestione non poteva per Toti votare contro il rinnovo perché “in senso politico il voto contrario non avrebbe rispecchiato la posizione di Regione, Comune ed Autorità Portuale. Se i commissari vengono nominati dagli enti territoriali devono in qualche modo condividerne le posizioni sulle linee generali di sviluppo”. Nelle intercettazioni l’avvocato Andrea La Mattina viene anche poco garbatamente definito “un avvocaticchio”, “un ragazzetto che sperava di entrare in Autorità Portuale e avere un minimo di visibilità”, uno cioè che “si compra con una carta unta, basta dargli un minimo di considerazione…”
Toti nell’interrogatorio ha sminuito le affermazioni offensive dicendo che voleva solo “riportare in modo colorito a Signorini le lamentele che La Mattina mi aveva rappresentato conseguentemente dicevo a Signorini di dargli più considerazione per averlo dalla sua parte”.
Oltre ad essere stato nominato dalla Regione come membro del Comitato di Gestione del porto di Genova Andrea La Mattina nell’agosto del 2023 è stato nominato sempre da Giovanni Toti rappresentante regionale per la Conferenza nazionale per la giustizia riparativa. La nomina il 5 settembre aveva provocato un’interpellanza del consigliere di opposizione Ferruccio Sansa, che aveva chiesto “motivi e compenso” pur non mettendo in dubbio la preparazione professionale dell’avvocato. Toti aveva risposto spiegando che la nomina era avvenuta secondo le procedure di legge nei confronti di un “soggetto esperto in materie giuridiche” e, rispetto al compenso Toti aveva chiarito che l’attività “non dà diritto a compensi, gettoni, indennità o rimborso spese”.
(da Genova24)
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