Giugno 13th, 2024 Riccardo Fucile
A SCATENARE LA FURIA DELL’EX SINDACO DI VENEZIA LE FRASI DEL DIRETTORE EDITORIALE DEL SECOLO D’ITALIA: “CHI NON VOTA LO FA PERCHE’ VIVIAMO IN UNA DEMOCRAZIA MATURA”… IL FILOSOFO IMPAZZISCE: “MA COME FAI A DIRE QUESTE PUTTANATE?”
Ad Accordi&Disaccordi, il talk show di approfondimento politico che va
in onda su Nove è andato in scena uno scontro durissimo tra Italo Bocchino e Massimo Cacciari.
Nella puntata andata in onda mercoledì 12 giugno, il tema centrale è quello delle Europee. Nel corso del dibattito viene affrontato lo spinoso tema del grande astensionismo di questa ultima tornata elettorale.
E di fatto se da un lato Marco Travaglio prova a sminuire la vittoria di Giorgia Meloni con la poca affluenza ai seggi, ecco che Bocchino propone un’analisi più approfondita del fenomeno: “L’astensionismo, come sostengono diversi politologi, non è detto che sia per forza negativo in termini assoluti. E vi spiego il perché. L’astensionismo a volte arriva anche da una certa serenità da parte dell’elettore nelle grandi democrazie mature. Chi vota non teme il ritorno di una dittatura o delle camice nere. Ergo ha fiducia in una democrazia solida e dunque spesso ci si disinteressa dell’appuntamento elettorale”.
Parole che fanno infuriare Massimo Cacciari che interviene in collegamento: “Ma scusa hai mai parlato con le persone per strada? Qualcuno ti ha detto che non va a votare perché viviamo in una democrazia matura?”.
Bocchino ribatte: “Tutti i giorni parlo con la gente in strada”. A questo punto Cacciari, senza fornire alcuna spiegazione, prima insulta: “Ma vaff***”, e poi abbandona la trasmissione.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2024 Riccardo Fucile
“NON VEDO L’ORA DI INIZIARE UNA NUOVA FASE DELLE MIA VITA”… “LA SOLIDARIETA’ E’ UNA FORZA COLLETTIVA CHE PUO’ CAMBIARE IL MONDO”
«Sto trascorrendo queste giornate preparandomi per il lavoro che mi aspetta al Parlamento europeo. Non vedo l’ora di iniziare».
A parlare è Ilaria Salis, l’attivista italiana detenuta a Budapest – prima in carcere, ora ai domiciliari – ed eletta europarlamentare con Alleanza Verdi-Sinistra e quasi 180mila preferenze. In un’intervista alla Stampa, l’insegnante milanese – indagata per l’aggressione a un gruppo di militanti neofascisti – spiega: «Ora sono molto proiettata verso il futuro e impaziente di essere finalmente liberata per iniziare una nuova fase della mia vita».
Le priorità per cui lottare
Nell’intervista al quotidiano torinese, Ilaria Salis svela anche quali saranno le battaglie che si impegnerà a portare avanti a Bruxelles e Strasburgo. «Voglio mettere al centro della mia azione la tutela dei diritti fondamentali della persona. Voglio dedicarmi a sostenere uomini, donne e bambini vittime di ingiustizie, sfruttamento, violenze, guerra, povertà e discriminazioni», spiega l’europarlamentare di Avs.
A guidare la sua attività nelle istituzioni europee, spiega, sarà soprattutto il suo antifascismo, che «è sicuramente il valore politico più forte e rilevante che emerge da questa vicenda, almeno per me. Essere antifascisti vuol dire lottare contro tutte le oppressioni e assumersi la responsabilità storica della lotta per la libertà nell’uguaglianza dei diritti».
La notte delle elezioni
Nell’intervista alla Stampa, Ilaria Salis ripercorre anche la notte delle elezioni europee, quando ha scoperto di essere stata eletta: «Mi sono commossa ed emozionata molto. L’aspetto più importante che questa vicenda ha dimostrato è che adesso sappiamo che la solidarietà è una forza collettiva e coraggiosa che può davvero cambiare il mondo».
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2024 Riccardo Fucile
17 INDAGATI, CONTESTATA LA TRUFFA E LA SOSTITUZIONE DI PERSONA… E QUESTI SONO QIUELLI CHE DOVREBBERO FAR RISPETTARE LA LEGGE
Diciassette persone sono indagate a Roma per aver tentato di truffare lo
Stato durante un concorso pubblico. Il dettaglio significativo è che si tratta di agenti della polizia penitenziaria, poliziotti, vigili del fuoco, carabinieri. Ovvero di persone che aspiravano a far rispettare la legge.
Una decina di loro tra l’altro il concorso lo ha anche superato. Con metodi incredibili: come farsi sostituire da un’altra persona durante le prove scritte, facendo presentare al concorso amici e parenti. Nell’indagine del sostituto procuratore Carlo Villani si raccontano storie come quella di un 24enne che ha tentato di superare tre diversi concorsi: poliziotto, secondino e di nuovo poliziotto. A tutte le selezioni ha inviato un amico. Che però non è riuscito a superare le prove.
Alla fine dovrà fronteggiare l’accusa di sostituzione di persona. Altri invece avranno la contestazione di truffa.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2024 Riccardo Fucile
E IN ITALIA CI SONO ANCORA DEI RIFIUTI UMANI CHE PARTEGGIANO PER LA RUSSIA
Un’indagine del Financial Times sostiene che i bambini ucraini rapiti e portati in Russia nei primi mesi dell’”Operazione Speciale” di Vladimir Putin vengano offerti in adozione dalle autorità.
E ad alcuni di loro viene fornita una falsa identità russa.
Il quotidiano ha utilizzato strumenti di riconoscimento delle immagini e documenti pubblici, oltre a interviste con funzionari ucraini e parenti dei bambini. Così ha identificato e localizzato quattro bambini ucraini sul sito di adozioni ‘usynovite.ru’, collegato al governo russo. Nel sito uno dei bambini viene mostrato con un nuovo nome russo e un’età diversa dai documenti rilasciati dal governo ucraino.
Un altro bambino viene mostrato con la versione russa del suo nome ucraino. Il sito non menziona le origini ucraine di nessuno dei bambini, che hanno un’età di 8-15 anni. I bambini rintracciati dall’Ft e le cui identità sono state confermate dalle loro famiglie attraverso le autorità ucraine, sono stati portati nella regione di Tula, vicino a Mosca. E nella regione di Orenburg, vicino al confine kazako. Uno di loro è stato portato nella Crimea occupata. Altri 17 bambini sono stati intanto individuati dall’Ft sul sito web di adozione. Sono tutti provenienti da un orfanotrofio a Cherson. Le identità sono state confermate in una recente indagine del New York Times.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2024 Riccardo Fucile
IL TIMORE DI UN PAPEETE-BIS, MA OCCHIUTO, GOVERNATORE DELLA CALABRIA, ATTACCA TAJANI: “AL SUD NON VOGLIONO CHE APPROVIAMO LA RIFORMA CALDEROLI”
Un’analisi della vittoria e della “rinascita” del partito nel giorno del
primo anniversario della morte di Silvio Berlusconi. Ma la festa è stata in chiaroscuro. La segreteria convocata ieri da Antonio Tajani è stata caratterizzata da una diatriba interna con il vicesegretario e presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto.
Nel corso della riunione convocata ieri dal vicepremier e ministro degli Esteri a San Lorenzo in Lucina per festeggiare il 9,2% alle elezioni europee di sabato e domenica, è stato Occhiuto a sollevare dubbi sull’operato di Forza Italia e del governo. Oggetto del contendere: la riforma dell’autonomia differenziata cara alla Lega e in fase di approvazione alla Camera.
Occhiuto ha preso la parola e ha spiegato che adesso il partito deve frenare sull’autonomia. Nello specifico chiedendo che le riforme costituzionali vadano di pari passo e che serve tempo per quantificare i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). “Nessuno di noi ha fatto polemica prima delle elezioni – ha aggiunto il governatore della Calabria – ma adesso le elezioni sono passate e bisogna porre qualche questione anche all’interno del governo”. Per questo bisogna evitare “strattoni” parlamentari e dunque non approvare la riforma già questa settimana in aula.
La richiesta di Occhiuto, quindi, è stata esplicita: “Bisogna rinviare l’autonomia al Senato per approvarla insieme alle altre riforme, questo sarebbe un grande risultato da attribuire a Forza Italia”. Peccato che la risposta di Tajani sia stata negativa, per evitare ritorsioni della Lega: “Si può guadagnare tempo, ma dubito che si possa frenare tutto – ha risposto il vicepremier – la Lega è in difficoltà e ho paura che poi Salvini faccia casino. Meloni poi è a Borgo Egnazia…”. Insomma, va bene qualche distinguo parlamentare ma senza provocare scossoni nel governo.
Occhiuto, che si è lamentato per il fatto di non essere stato difeso dal gruppo parlamentare dopo gli attacchi del Pd durante il dibattito alla Camera (“Non rispondiamo a provocazioni”, ha replicato il portavoce Raffaele Nevi), alla fine ha concordato con il partito di puntare su alcuni ordini del giorno al disegno di legge che possano andare nella direzione auspicata dal governatore: “Cercheremo di ottenere più voti possibili sulla definizione dei Lep” ha spiegato Tajani. Una frase che è stata interpretata dall’opposizione come un modo per dissociarsi dalla riforma e innescando la miccia della rissa a Montecitorio (potete leggere a sinistra).
Ma l’intervento del presidente della Regione Calabria di ieri certifica una prima forma di dissenso interna a Forza Italia: le sue parole sull’autonomia sono state lette come la volontà di Occhiuto di presentarsi come voce alternativa a Tajani nel partito facendo pesare le quasi 50 mila preferenze che sono andate al vicepremier. Anche dal punto di vista simbolico, infatti, l’uscita del governatore della Calabria rappresenta un primo colpetto a Tajani: un vicesegretario che chiede al segretario di porre il tema nel governo e nella coalizione di centrodestra non è cosa da poco, tanto più a due giorni dal voto. Non a caso, durante il suo intervento, Occhiuto ha spiegato: “Durante la campagna elettorale ho girato molti comuni della Calabria per chiedere di votare Forza Italia – ha aggiunto – il tema dell’autonomia può essere molto pericoloso soprattutto in vista delle elezioni regionali del 2025”. E ancora: “C’è una parte di Forza Italia, propositiva, che fa riferimento al Sud, che non può essere ignorata”, ha concluso Occhiuto.
Anche se il risultato di Forza Italia alle elezioni europee ha ringalluzzito il segretario azzurro, in molti scommettono che nei prossimi mesi Occhiuto possa sfidare la leadership del segretario, soprattutto nel caso in cui le cose dovessero iniziare a peggiorare.
Nel profluvio di ricordi in nome di Berlusconi e di auto-elogi di Tajani, però, quella di Occhiuto non è l’unica voce dissidente. Dopo l’elezione al Parlamento europeo, anche Letizia Moratti sta giocando una partita personale forte delle sue 42 preferenze nel Nord-Ovest. Nelle ultime ore, infatti, l’ex vicepresidente della Regione Lombardia si sarebbe lamentata della gestione del partito e della campagna elettorale di Tajani arrivando a riunire anche il coordinatore azzurro in Regione, Alessandro Sorte, e il suo fedelissimo Stefano Benigni.
(da agenzie)
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Giugno 13th, 2024 Riccardo Fucile
LA RITORSIONE DI PARIGI E BERLINO ISOLA LA MELONI
Uno sgambetto diplomatico. Un segnale fragoroso, recapitato da Parigi e Berlino, che anticipa la battaglia delle prossime settimane. Giorgia Meloni ci mette un attimo a capire che la notizia del passaggio prima inserito e poi cancellato sull’aborto nella dichiarazione finale del G7 arriva dai suoi avversari. Che non fanno nulla per nascondere al mondo la fotografia di una leader conservatrice, quasi reazionaria sui diritti.
L’operazione serve a rovinarle la vigilia del summit pugliese, a poche ore dallo sbarco delle delegazioni in Italia. E soprattutto, prepara lo scontro per i vertici istituzionali europei. Perché se la presidente del Consiglio sceglie davvero il doppio forno con Marine Le Pen, provando a scardinare la maggioranza Ursula, allora la reazione delle altre Cancellerie continentali sarà durissima.
Bisogna lasciare un attimo Borgo Egnazia e spostarsi nel quartier generale di Ecr. È lì che, silenziosamente, i meloniani stanno costruendo l’alternativa, su indicazione della premier. Nessuna decisione è ancora definitiva, ma Meloni vuole giocare su due tavoli. E ad uno dei due siede assieme a Marine Le Pen. Nelle ultime ore, i suoi emissari a Bruxelles – Nicola Procaccini, Carlo Fidanza e Antonio Giordano – hanno iniziato una serrata trattativa con gli ambasciatori lepenisti. Discutono e limano i dettagli di una bozza di accordo programmatico ideale che tenga assieme Ecr e Identità e democrazia. Di fatto, un’agenda di tre o quattro punti su cui far convergere destra conservatrice ed estrema destra. In questa lista ci sono i dossier dell’immigrazione, dell’energia, lotta al green deal e un impegno conservatore in temi di diritti.
Convergenza di interessi
È, al momento, una convergenza d’interesse. L’hanno inquadrata esattamente così Meloni e Le Pen, in un colloquio telefonico recentissimo. Entrambe provano ad alzare il prezzo per raggiungere i propri obiettivi. Quello della francese è chiaro: vincere le elezioni e terremotare la macchina europeista che – forte del blocco tra popolari e socialisti – corre in queste ore velocemente verso il tentativo di blindare il bis di Ursula von der Leyen. Quanto alla premier italiana, lo scopo è evidente: trattando una piattaforma con i lepenisti intende “coprirsi” politicamente alla sua destra, senza essere accusata di intelligenza con il nemico (europeista). Mettendo pressione a Ursula, alza di certo il prezzo per ottenere – nella peggiore delle ipotesi – un portafoglio di peso che vorrebbe affidare ad Elisabetta Belloni. Ma è sempre più forte la tentazione, di cui ha dato conto ieri questo giornale, di “congelare” la candidatura di von der Leyen, attendendo l’eventuale vittoria dei lepenisti per imporre al vertice della Commissione un nome diverso (ha in mente quello di Antonio Tajani). In questo schema, però, contano soprattutto i tempi. Le due leader hanno infatti bisogno di far slittare l’accordo su Ursula nel Consiglio europeo di fine giugno, convocandone uno straordinario dopo le legislative in Francia: l’8 o il 12 luglio, subito prima o immediatamente dopo il vertice Nato del 9-11 luglio a Washington.
Il vertice
Ma torniamo in Puglia. La premier si troverà già oggi faccia a faccia con i leader europei. Prima dell’avvio del summit dovrebbe fare il punto con Macron, Scholz, von der Leyen e Charles Michel: è prassi prima di ogni G7, stavolta l’incontro non potrà prescindere dal dossier della prossima Commissione. Con i quattro, poi, Meloni progetta anche incontri bilaterali, in quella che si preannuncia come l’avvio della trattativa vera e propria.
Non sarà facile, per lei, imporre però la frenata sui tempi. Il Cancelliere tedesco non sembra intenzionato ad accettarla, von der Leyen ha tutto l’interesse a stringere i tempi. E poi, la presidente del Consiglio deve fare i conti anche con un’altra difficoltà, in questa rincorsa all’estrema destra francese: Joe Biden. Per gli Stati Uniti, l’evoluzione filo atlantista e anti russa di Marine Le Pen non è così evidente, né lineare. Il sostegno a Kiev è per Washington una necessità strategica imprescindibile e l’opzione dei lepenisti al potere non lascia sereni. Nei giorni scorsi, Repubblica ha raccolto la linea della Casa Bianca sul punto, riferendo delle pesanti perplessità nutrite dall’amministrazione sul riavvicinamento a Le Pen. Troppo estremista, troppo ambigua nel rapporto con Mosca. Ecco perché la diplomazia italiana si aspetta che Biden, faccia a faccia con la presidente del Consigli, chieda conto di questa possibile svolta tinta di nero. E le consigli vivamente di lasciare perdere.
(da La Repubblica)
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