Destra di Popolo.net

“NOI ABITUATI AI FORNI CREMATORI”: LA FRASE AGGHIACCIANTE DEL CONSIGLIERE DI FRATELLI D’ITALIA A MANFREDONIA

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

A CUI SI AGGIUNGE L’ILARITA’ DI TUTTI I PRESENTI, TRA CUI CONSIGLIERI REGIONALI, ONOREVOLI E IL CANDIDATO SINDACO DEL CENTRODESTRA

«Noi siamo abituati ai forni crematori», è la battuta agghiacciante fatta da Giuseppe Marasco, neo eletto consigliere comunale a Manfredonia (Foggia), nelle liste di Fratelli d’Italia durante l’inaugurazione del comitato elettorale del partito di Meloni.
La battuta nasce in risposta al consigliere regionale Giannicola De Leonardis che, prima di iniziare il suo intervento, si è scusato per essersi tolto la giacca a causa del caldo.
A quel punto arriva la battuta sui forni crematori da Marasco seduto tra il pubblico, che scatena l’ilarità dei presenti.
La scena risale a diverse settimane fa, ma sta iniziando a circolare in queste ore, facendo discutere non poco.
Marasco ha deciso di difendersi arrampicandosi sugli specchi: «Non intendevo assolutamente associarla alla povera gente della tragedia dell’olocausto, ma soltanto riferirmi alle alte temperature del nostro territorio. Intendo altresì scusarmi se questo fraintendimento ha causa erratamente la sensibilità di tanti», ha scritto su Facebook.
Una versione che non sembra di certo convincere gli utenti social, che lo stanno inondando di critiche sotto il suo post.
(da agenzie)

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LA FAMIGLIA TRADIZIONALE CHE PIACE AI SOVRANISTI: ABBANDONA LA MADRE INVALIDA SENZA CIBO E VA IN VACANZA. L’ANZIANA MUORE DI STENTI

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

IN CASA NON C’ERA NEANCHE UN TELEFONO CON CUI POTER CHIEDERE AIUTO

Ha abbandonato la madre di 84 anni invalida e non autosufficiente senza cibo nè acqua e senza nemmeno un telefono per chiedere aiuto ed è andata in vacanza in Abruzzo con i due figli.
L’anziana è morta pochi giorni dopo di stenti. Ad accorgersene sono stati i carabinieri, che casualmente erano andati nell’appartamento per notificare un atto.
Sentendo un forte odore e non ricevendo risposta dall’interno, i militari si sono insospettiti. E dopo essere entrati da una finestra lasciata aperta hanno trovato il corpo della donna. Ora la figlia, 49 anni, è ai domiciliari con l’accusa di abbandono di incapace.
Il corpo dell’anziana è stato scoperto il 12 giugno dai carabinieri di Montelibretti, poco distante dalla Capitale, che erano andati a casa della figlia per una notifica di un atto.
I militari, una volta arrivati alla porta, non ricevendo risposta e insospettiti dal forte odore che proveniva dall’appartamento, hanno deciso di approfondire il controllo.
Dopo aver trovato una finestra aperta sono riusciti a entrare in casa e hanno trovato il cadavere dell’anziana donna riverso a terra, coperto solo in parte da un lenzuolo. Il medico legale ha confermato che il decesso della 84enne risalirebbe ad alcuni giorni prima.
Le indagini hanno immediatamente portato alla figlia 49enne, convivente, che era deputata a occuparsi dell’anziana. Secondo i militari la donna invece di accudire la madre era andata in vacanza in Abruzzo insieme ai due figli minori, abbandonando l’invalida a se stessa senza cibo né acqua e senza alcun telefono cellulare per poter chiamare i soccorsi.
Gli elementi raccolti hanno quindi consentito alla Procura della Repubblica di Tivoli di emettere nei confronti della donna un fermo di indiziato di delitto per abbandono di persona incapace, condizione a seguito della quale l’anziana madre è deceduta.
La 49enne è stata quindi fermata dai carabinieri della compagnia di Monterotondo e portata a Rebibbia dove il Gip del tribunale di Tivoli ha convalidato il fermo e disposto la misura degli arresti domiciliari.
(da agenzie)

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FINALMENTE NEL POSTO CHE GLI SI ADDICE: L’EX CONSIGLIERE DI TRUMP, STEVE BANNON, SCONTERÀ LA SUA CONDANNA A 4 MESI IN UN CARCERE DEL CONNECTICUT

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

DEVE CONSEGNARSI ENTRO IL 1 LUGLIO … FINIRA’ IN UNA PRIGIONE PER “COLLETTI BIANCHI” E NON IN UNA NORMALE STRUTTURA

Quando l’ex consigliere di Donald Trump, Steve Bannon, si consegnerà alle autorità, entro il prossimo primo luglio come stabilito dal giudice, non sarà rinchiuso in un ‘Club Fed’, come negli Stati Uniti sono chiamate le carceri di minima sicurezza dove scontano la pena molti condannati non violenti.
Secondo quanto riportato dalla Cnn, lo stratega di estrema destra sarà invece portato nella prigione di Danbury, in Connecticut, una struttura dedicata ai criminali ‘colletti bianchi’.
Lo scorso 6 giugno il giudice federale Carl Nichols ha dato ragione all’accusa ordinando a Bannon di consegnarsi visto che il mese scorso la corte d’appello ha respinto il suo tentativo di capovolgere la sentenza di condanna.
Bannon è stato ritenuto colpevole nel 2022 di non essersi presentato per deporre alla commissione di inchiesta della Camera sul 6 gennaio e di non averle dato l’accesso ai documenti richiesti. Dovrà scontare 4 mesi.
(da agenzie)

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TIKTOK HA CHIUSO 13 PROFILI ANONIMI LEGATI AL PARTITO DI ESTREMA DESTRA DEMOCRATICI SVEDESI, CHE DIFFONDEVANO CONTENUTI CONTRO AVVERSARI POLITICI IN MODO SUBDOLO, SENZA UN ESPLICITO COLLEGAMENTO CON LE ATTIVITA’ POLITICHE

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

I PROFILI SONO STATI IDENTIFICATI DOPO UNO SCOOP DELL’EMITTENTE SVEDESE “TV4”, CHE RIVELÒ UNA “FABBRICA DI TROLL” GESTITA DAI NAZIONALISTI

La piattaforma social TikTok ha chiuso 13 profili anonimi legati al partito di destra nazionalista Democratici Svedesi.
Lo riporta l’agenzia di stampa svedese TT, che ha inoltre avuto conferma della chiusura degli account da TikTok stessa. Un mese fa, la pubblicazione di un’inchiesta giornalistica della Tv4 svedese ha rivelato come i Democratici Svedesi usi profili anonimi per diffondere contenuti online in favore della propria posizione politica e prendendo di mira partiti e avversari politici, senza mostrare alcun esplicito collegamento con il partito stesso.
Per anni, i Democratici di Svezia hanno negato di gestire quella che può essere definita una ‘fabbrica di troll’.
Tuttavia, l’inchiesta di Tv4 ha identificato 23 account anonimi controllati dal dipartimento di comunicazione del partito, 13 dei quali su Tiktok che ora sono stati rimossi.
(da agenzie)

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MATTARELLA: “IN ITALIA C’E’ UNA TEMPESTA DI FAKE NEWS DALLA RUSSIA”

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

“SERVONO REGOLE DELLE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI”

Secondo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, riguardo al conflitto russo-ucraino, ci sono atti di disinformazione anche in Italia «ve ne sono, li registriamo e non sono di oggi. C’è una molteplicità di siti web, una diffusa tempesta di fake news e sono forme di ostilità inaccettabili. Mi auguro che siano stabilite regole di comportamento dalle istituzioni internazionali». Il Capo dello Stato ha parlato della disinformazione russa da Chisinau, capitale della Moldavia. Concorda sulla stessa linea anche la presidente della Repubblica moldava Maia Sandu. «Il Cremlino cerca di indebolire il nostro percorso, con azioni di destabilizzazione, vogliono avere un ruolo determinante nelle elezioni, la Moldavia ha questo problema di disinformazione, ma vogliamo costruire uno Stato forte, vogliamo un sistema informativo non attaccabile dal Cremlino. Con il sostegno dell’Ue, combattendo queste ingerenze in modo efficace, consolideremo la nostra democrazia con elezioni democratiche», ha dichiarato.
Mattarella: «I problemi non aspettano procedure lente»
Per Mattarella «all”interno dell’Unione vi è un’esigenza di velocità». Occorre procedere «senza indugio. Tutti facciamo esperienza del fatto che i problemi nascono velocemente e ciascuno di questi richiede risposte immediate e tempestive e se la Ue non è in grado di rispondere in modo tempestivo i problemi saranno risolti secondo le scelte di altri. I problemi non aspettano i tempi di procedure lente e ritardate», ha detto il presidente della Repubblica.
(da agenzie)

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IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA: LA MELONI FA FINTA DI SFILARSI DALLA TRATTATIVA PER LE NOMINE EUROPEE, LA VERITÀ È CHE È SONO GLI ALTRI AD AVERLA MESSA ALL’ANGOLO

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

LA PREMIER ITALIANA È STRETTA TRA DUE FUOCHI. DA UN LATO CI SONO MACRON, SCHOLZ E IL POLACCO TUSK CHE L’HANNO ISOLATA E VOGLIONO NEUTRALIZZARLA (MISSIONE COMPIUTA). DALL’ALTRO GLI ALLEATI DI “DETTA GIORGIA” IN ECR, I POLACCHI DEL PIS E I FASCI DA OPERETTA IN MODALITÀ INCIUCIO. E MINACCIANO ADDIRITTURA DI MOLLARE I CONSERVATORI

Alle otto della sera, in un “Europa building” ancora attraversato da una luce intensa, Giorgia Meloni fa la sua mossa a sorpresa. Decide di sfilarsi dall’intesa in cantiere sul nome di Ursula von der Leyen, risponde a muso duro a Olaf Scholz e Donald Tusk che l’hanno messa all’angolo, segnalandone l’irrilevanza: «Non accettiamo accordi preconfezionati. A questo punto ne riparliamo fra dieci giorni», dice la premier.
È il culmine di una giornata difficile, in cui l’inquilina di Palazzo Chigi si trova ai margini del negoziato per i top jobs e vede da vicino il rischio che il suo gruppo europeo, quello dei Conservatori, si disgreghi.
L’opzione scelta è quella della frenata improvvisa, comunicata dopo gli incontri bilaterali, prima della cena dei 27 capi di governo dell’Ue. «Se popolari, socialisti e liberali hanno davvero i numeri vadano avanti da soli», è il senso del ragionamento fatto filtrare da Meloni. Che, evidentemente, non ha ottenuto quel che chiedeva: la concessione di una vicepresidenza della commissione e di un commissario di peso.
Di una delega identitaria come l’immigrazione, che la premier vuole affidare a Elisabetta Belloni, «neanche si è parlato»: ad affermarlo è il vicesegretario del Ppe Antonio Tajani. L’alternativa, quella di un portafoglio economico, è in sospeso. Il problema, che è affiorato in questi giorni a Bruxelles, è la penuria di nomi spendibili
La premier è costretta a tirarsi indietro. Dopo aver ribadito ai suoi interlocutori che l’Italia, per l’importanza di un Paese fondatore e perché ha un governo che rappresenta una destra uscita più forte dalle Europee, merita maggiore considerazione. Rimane convinta, Meloni, che un’alleanza che fa perno su Ursula non può fare a meno di lei. Fa sapere che sarebbe un azzardo. Ma in realtà è rimasta fuori, sinora, da un negoziato che poggia sulla logica dei numeri. Almeno sulla carta Ppe, Pse e Liberali sono autosufficienti.
D’altra parte, le trattative sul nome di von der leyen hanno creato non pochi malumori all’interno di Ecr. Il gruppo, in queste ore, è in fibrillazione: il polacchi del Pis e gli spagnoli di Vox non vedono di buon occhio un bis di Ursula. E non piace certo la proposta del socialista portoghese Costa per la presidenza del Consiglio. Non piace la disponibilità della prima ministra italiana a chiudere in fretta il negoziato
Ma la questione è più ampia: fino a qualche mese fa, Meloni lavorava per federare la destra, chiamando sotto la stessa insegna “moderata” Marine Le Pen e Orbán. L’idea era quella di un grande gruppo che potesse superare, per consistenza, il Pse. Dopo le Europee l’inquilina di Palazzo Chigi ha tentato di accelerare, per chiudere l’operazione. Ma è arrivata una doccia gelida
Non convince la prospettiva di aggregarsi – seppur non ufficialmente – alla coalizione di Ursula von der Leyen. Meloni vuole rendere la destra più presentabile, farla entrare nel circuito istituzionale europeo. Ma non è in grado di dare garanzie in questo senso. Il sospetto è che la leader di FdI voglia incassare qualche poltrona di peso per il governo italiano senza poter dare nulla in cambio.
Così ieri, mentre altri capi di governo cercavano un accordo sui top jobs, nelle stanze dell’Amigo, Meloni si cimentava nel tentativo di evitare lo sfarinamento del suo gruppo: ha visto tra gli altri l’ex premier polacco Mateusz Morawiecki, che ha un canale aperto con Le Pen per la costituzione di un raggruppamento autonomo, con la presenza di Orbán. Del progetto, teoricamente, farebbe parte pure FdI, ma Meloni perderebbe lo scettro, sarebbe schiacciata dalla convivenza con la paladina del Rassemblement national
Morawiecki non ha negato alla premier italiana la possibilità che il Pis (20 eurodeputati su 77) lasci il gruppo di Ecr. Se ciò accadrà si darà vita comunque a un coordinamento dei gruppi della destra. Su Ecr, d’altronde, aleggia anche lo spettro di Orbán: se entrasse il leader ungherese, se ne andrebbero venticinque deputati di radice moderata.
(da la Repubblica)

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MELONI ALL’ANGOLO AGITA IL NO

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

A FORZA DI GIOCARE SU DUE TAVOLI PER LE POLTRONE, RISCHIA DI PERDERE PURE I CONSERVATORI POLACCHI E ORBAN

Meloni capisce di non aver avuto torto ad anticipare il suo arrivo a Bruxelles di qualche ora. In tasca ha un pre-accordo con Ursula. Le assicurerà i voti di Fratelli d’Italia ma in cambio vuole ottenere un riconoscimento politico, avere una vicepresidenza con deleghe di peso – preferibilmente economiche – nella futura Commissione. Sembra più facile di quanto lo sia nella realtà.
Prima Donald Tusk, poi Olaf Scholz la freddano dichiarando di non avere bisogno dei suoi voti. Sono dichiarazioni nette, chirurgiche che Meloni legge come dirette a umiliarla.
Il premier polacco è uno dei due negoziatori del Ppe, il cancelliere tedesco ha lo stesso incarico per i socialisti di S&D.
«Se pensano di farcela da soli, senza di noi facciano pure. Se la vedranno in Parlamento» commenta Meloni secondo quanto riportato dai suoi. È tattica, ma è anche l’unica strada che le sembra possibile. Meloni sa di non avere molte leve, per incidere sulle nomine dei vertici di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo.
Si rivede il gruppo di Visegrad, solo che adesso, almeno per un giorno, ne fa parte anche l’Italia. Quando dall’albergo escono, da soli, uno dopo l’altro, Orban e Morawiecki sembrano tranquilli, sorridono, scherzano, si fanno avvicinare dai cronisti italiani. Entrambi hanno poco da perdere.
Meloni invece è nera in volto, accelera il passo verso l’auto, si fa circondare dalla sicurezza, non risponde a nessuna domanda. Non sono ore entusiasmanti per Meloni. E a poco a poco, si capisce che c’è anche una ragione in più per agitare il no a Ursula. Morawiecki le comunica di essere pronto a lasciare Ecr, il gruppo dei conservatori europei che la premier presiede.
Il polacco ammette di essere in contatto con Marine Le Pen, leader del Rassemblement National. L’idea è di far nascere un nuovo gruppo di ultradestra, ripulito rispetto alle scorie xenofobe di Identità e democrazia, dove siede anche la Lega di Matteo Salvini. Ci entrerebbe anche Orban, espulso dai popolari e, da mesi, in trattative per entrare in Ecr, dove non tutti lo vorrebbero.
L’effetto immediato, però, sarebbe anche lo sgretolamento dei conservatori e, forse, per Meloni la perdita della corona di regina della destra europea. Anche la premier italiana è invitata a far parte di questo nuovo gruppo. Anche lei si sta tenendo in contatto con Le Pen. Ma per il momento Fratelli d’Italia resta dov’è, a metà tra l’Europa degli europeisti, e l’internazionale nera che cresce, ma resta irrilevante negli equilibri presenti dell’Unione.
(da La Stampa)

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LO SCHIAFFO DI MACRON A MELONI: ANTONIO SCURATI NOMINATO CHEVALIER DE FRANCE

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

IL PREMIO PER IL CONTRIBUTO ALLA DIFFUSIONE DELLE ARTI E DELLE LETTERE IN FRANCIA E NEL MONDO

Lo scrittore Antonio Scurati ha ricevuto l’onoreficenza di Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres.
Ovvero una delle più prestigiose che l’Eliseo assegna a chi si è distinto per il contributo alla diffusione delle arti e delle lettere in Francia e nel mondo.
Prima di lui era toccato alle italiane Monica Bellucci, Giovanna Mezzogiorno e Carla Bruni.
E visto il caso che l’ha coinvolto in Rai qualche tempo fa, è difficile non vedere nella premiazione l’ennesimo capitolo della guerra fredda tra Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron.
Il monologo di Scurati che alla fine non è andato in onda nella trasmissione di Serena Bortone era stato pubblicato anche da Le Monde.
(da agenzie)

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GIORGIA È “FURIOSA”: A BRUXELLES L’HANNO FREGATA: LA MELONI È ARRABBIATISSIMA PER L’UMILIAZIONE SUBITA DAL TRIO SCHOLZ-MACRON-TUSK

Giugno 18th, 2024 Riccardo Fucile

PUNTAVA A DARE IL VIA LIBERA A URSULA VON DER LEYEN IN CAMBIO DI UNA VICEPRESIDENZA CON UN RUOLO DI PRIMO PIANO, MAGARI (ADDIRITTURA) UN PORTAFOGLIO ECONOMICO. PER SPUNTARLA, AL NETTO DEL VETO DI SOCIALISTI E LIBERALI, DOVRÀ COMUNQUE PRESENTARE UN PROFILO TECNICO (TANTI SALUTI A FITTO)

Esclusa dal tavolo delle trattative prevertice Giorgia Meloni, unica esponente dei conservatori insieme con il premier ceco Petr Fiala. La leader di Fratelli d’Italia ha così chiesto udienza al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e chi l’ha incrociata nei corridoi l’ha descritta come «furiosa» per le trattative «esclusive» tra i tre gruppi della maggioranza.
Ma anche per le dichiarazioni dei colleghi al loro arrivo a Bruxelles: Tusk ha detto chiaramente che non c’è alcuna necessità di aprire a Meloni perché «una maggioranza c’è già», mentre Scholz ha ribadito che i partiti della destra radicale vanno tenuti fuori dalla coalizione.
Anche se la partita per blindare la presidenza della Commissione non è ancora finita, la questione dei commissari che faranno parte del prossimo esecutivo europeo ha tenuto banco a margine del vertice. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito la volontà dell’Italia di puntare su una vicepresidenza con un ruolo di primo piano. Il governo punta a un portafoglio economico e ha capito che per ottenere deleghe pesanti dovrà presentare un candidato con un profilo tecnico. Tra i nomi che circolano, al momento il più solido sembra essere l’ex ministro Roberto Cingolani.
Ma la partita è ancora lunga, anche se diversi governi si sono già mossi indicando il nome del proprio candidato. E in almeno due casi si tratta di conferme. La Lettonia ha deciso di puntare, per il terzo mandato consecutivo, sull’attuale vice-presidente esecutivo Valdis Dombrovskis.
Stessa strategia per la Slovacchia che indicherà di nuovo su Maros Sefcovic, in carica dal 2009, che nell’ultima parte del mandato ha ereditato da Frans Timmermans la supervisione del Green Deal. Una delega che fa gola al governo spagnolo, il quale ha già fatto sapere di voler mandare a Bruxelles l’attuale ministra per la transizione ecologica. Teresa Ribera. C’è già anche il nome della prossima commissaria di nazionalità finlandese: sarà l’ex ministra dei Trasporti Henna Maria Virkkunen.
(da La Stampa)

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