Destra di Popolo.net

INCERTEZZE ECONOMICHE, LIMITAZIONI ALLA CARRIERA E CONVINCIMENTI PERSONALI: ECCO PERCHE’ NON SI FANNO FIGLI

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

L’INDAGINE DELLA FONDAZIONE MAGNA CARTA

Non adesso. È quello che dicono i giovani quando pensano all’idea di avere un figlio: una scelta che viene spesso rimandata al futuro, un futuro indefinito come incerta è la situazione che i ragazzi sentono di vivere nel momento attuale. E così l’età in cui si diventa genitori si sposta sempre più avanti, a volte anche troppo. Le difficoltà dei ragazzi si riflettono nei tassi di natalità italiani, che da tempo ogni anno fanno segnare record negativi e gettano ombre sulla tenuta del nostro sistema sanitario e di welfare e in generale sulla società.
Fondazione Magna Carta ha realizzato un nuovo studio per andare a fondo sulle motivazioni che frenano i giovani dal ‘mettere su famiglia’. La ricerca, dal titolo ‘Per una Primavera demografica’, è stata presentata oggi a Roma, alla presenza della ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Roccella, della sottosegretaria alla Economia e alle finanze Lucia Albano, e del commissario straordinario Sisma 2016 Guido Castelli.
Duplice l’obiettivo dello studio. Dopo aver indagato le cause profonde della denatalità, Fondazione Magna Carta ha voluto anche avanzare una serie di proposte concrete per invertire il trend negativo delle nascite. In sintesi, spiega l’associazione, va creata una sinergia tra politiche pubbliche e welfare aziendale in modo da mettere in campo iniziative ampie e innovative che agiscano sia sull’aspetto economico, sia più in generale sul benessere della persona.
Manca una rete di supporto pubblica o privata
Secondo lo studio, condotto su un campione di 1072 persone suddiviso tra giovani (17-28 anni) e adulti over 29, a cui si aggiungono alcune categorie specifiche – in particolare 400 insegnanti, 60 operatori sanitari e 70 psicologi – in Italia quasi un giovane su 3 ha paura di mettere al mondo un figlio, mostra ”una palpabile esitazione”. Questo perché sente che manca una rete di supporto pubblica o privata e pensa di non avere garanzie di una rete di sicurezza collettiva in grado di ridurre le inquietudini legate alla dimensione familiare. In poche parole, non si mettono al mondo figli soprattutto perché ”costano”: le preoccupazioni economiche sono uno dei fattori più importanti che frenano la natalità, con gli adulti che danno una valutazione più alta (9 su 10) a questa motivazione rispetto ai giovani (6 su 10).
Ma ci sono altre cause: le limitazioni legate alla carriera e al tempo personale rappresentano un forte motivo per non avere figli, per entrambi i gruppi di età. Un problema sentito soprattutto dalle donne adulte, con una valutazione di 7,5 su 10. E ancora, una parte viene svolta dai ”convincimenti personali”, che per 8 su 10 rispondenti in entrambe le fasce d’età è uno dei motivi rilevanti per non diventare genitori. Un dato che evidenzia un cambiamento culturale e sociale rispetto all’attitudine verso la genitorialità. Se prima si guardava con ottimismo al futuro, adesso ci si chiede ”cosa viene dopo” avere avuto un figlio. Insomma, dallo studio della Fondazione Magna Carta emerge come le cause profonde del calo delle nascite in Italia siano in primis economiche e lavorative, ma come ad esse si affianchino paure, resistenze e nuove fragilità che vanno allo stesso modo tenute in conto.
La seconda parte della ricerca approfondisce le buone pratiche di welfare aziendale che le imprese mettono in campo per favorire la maternità, la paternità, la conciliazione e in generale il benessere delle persone, in modo da stabilire un nuovo modello di partenariato tra pubblico e privato in cui le istituzioni possano supportare le aziende impegnate in questo percorso.Per questo tipo di lavoro, il think tank si è avvalso della collaborazione di Jointly, Engineering, WellMakers by BNP-Paribas e Prysmian Group, che rappresentano oltre 30mila dipendenti con quasi 900 sedi operative a livello nazionale. E di altre sei aziende che operano nei settori della distribuzione alimentare, della cosmesi e dell’abbigliamento.
Ma non solo: Fondazione Magna Carta ha deciso di istituire un Osservatorio sulla crisi demografica per continuare a indagarne le cause, valutare politiche pubbliche favorevoli alle imprese e sostenere giovani e famiglie.
Le best practice del welfare aziendale
Quali sono dunque gli strumenti che a livello di imprese si sono rivelati più efficaci per incoraggiare la natalità? Lavoro ibrido. Due terzi delle aziende intervistate hanno giudicato l’efficacia dello smart working con un punteggio alto, pari a 8,5 in una scala da 1 a 10. Politiche di conciliazione. La maggioranza delle aziende le ha attuate, in particolare rispetto all’organizzazione del tempo di lavoro (part time, flessibilità degli orari), e le ha valutate con un punteggio medio di efficacia pari a 9 su 10. Piattaforme di welfare aziendale. Nel concreto, le chiavi emerse sono tre: ascolto attivo, personalizzazione e digitalizzazione dei servizi. Servizi e iniziative in favore della genitorialità. Ad esempio, i campi estivi e i soggiorni invernali per i figli dei dipendenti hanno ottenuto una valutazione di efficacia pari a 7,5 su 10. Ma ci sono anche i corsi e i servizi di consulenza su misura per rispondere ad esigenze specifiche dei genitori, oltre ai programmi dedicati all’orientamento scuola-lavoro. Un terzo delle aziende intervistate, negli ultimi sette anni, ha organizzato corsi specifici per i neogenitori, workshop e programmi educativi a sostegno della genitorialità, valutati come utili: 7,5 su 10. Da tre anni, inoltre, una parte delle imprese del campione fornisce unilateralmente servizi di babysitting ai dipendenti, una misura giudicata 7 su 10 quanto a efficacia. Congedi prolungati. Questa iniziativa è considerata molto utile, con un giudizio pari a 8 su 10. Stesso voto per il congedo di paternità, che guadagna rapidamente terreno in ambito aziendale. Incentivi economici e gender pay gap. Agire sulla leva economica è sicuramente un modo efficace per diminuire la denatalità, un esempio ne sono i rimborsi per gli asili nido, valutati con efficacia 7 su 10 da un terzo delle aziende campione. Tutela della salute riproduttiva. Anche in campo sanitario le imprese possono agire, offrendo alle dipendenti screening periodici, pacchetti di check-up e servizi specializzati di medicina di genere. I risultati di queste misure sono stati valutati con un punteggio di 7 su 10. Tra le iniziative più apprezzate vi è il counseling relazionale, valutato utile con voto 8 su 10. Supporto all’istruzione e alla formazione. Le aziende possono attivare rimborsi per le tasse scolastiche, per l’acquisto dei libri scolastici, borse di studio, tutoraggio per i compiti a casa, e integrare le spese delle famiglie nella prima infanzia. Particolarmente apprezzate le borse di studio la cui utilità è giudicata 9 su 10, mentre la copertura delle spese relative alla prima infanzia e all’assistenza domiciliare ottiene un punteggio di 7,5.
Le proposte della Fondazione Magna Carta
Problemi e paure concrete delle persone da un lato e best practice delle aziende dall’altro. Il quadro tratteggiato dallo studio della Fondazione Magna Carta è approfondito e articolato, e ha consentito al think tank di stilare delle proposte, consegnate al decisore politico. La prima è quella di valorizzare l’esperienza degli ‘asili nido diffusi’ o ‘di prossimità’, un modello che mette in relazione aziende, infrastrutture scolastiche private e territorio, per garantire un servizio di assistenza ai dipendenti con figli da 0 a 3 anni. Funziona così: le aziende individuano e selezionano le strutture di assistenza all’infanzia in base alla loro convenienza e alla qualità dei loro servizi. In queste strutture i dipendenti hanno un diritto di precedenza sulle iscrizioni. In tal modo si riducono i tempi necessari ai genitori per inserire i figli nei nidi, e si diminuisce lo stress correlato. Inoltre, i dipendenti potrebbero godere di tariffe agevolate negli asili, finanziate in parte o completamente dalle aziende. Ancora, le imprese potrebbero fornire dei ‘voucher baby-sitter’ che prevedano un numero di ore prestabilito di baby-sitting a disposizione dei genitori, oppure servizi come il ”baby-sitting last minute”, per far fronte a improvvise emergenze personali o professionali. Altra proposta è quella di rafforzare iniziative pubblico/private per abbattere parzialmente o totalmente il costo dei centri estivi. Si potrebbero prevedere costi differenziati in base al reddito familiare, forme di sponsorizzazione diretta da parte delle aziende o borse di studio ad hoc per i bambini e gli adolescenti più svantaggiati cofinanziate dagli enti locali attraverso donazioni private e crowdfunding. Quanto al congedo parentale, l’obiettivo dovrebbe essere quello di stabilizzare questa misura, rendendo strutturali gli indennizzi all’80% e portandoli ad almeno 3 mesi. Andrebbero poi previsti meccanismi di decontribuzione per le aziende che investono risorse nelle misure in favore della neo-genitorialità. Capitolo smart working: fondamentale consolidare una cultura basata su un orario di lavoro agile e flessibile, e dunque sull’alternanza tra presenza e lavoro a distanza. Quello che in definitiva è necessario, sottolinea la Fondazione, è pensare ad azioni a lungo termine, di sistema, nelle quali la demografia sia intesa come un investimento e non solo come un costo, come sottolinea Annamaria Parente, capo-progetto “Per una Primavera Demografica” e coordinatrice dell’area sanità e welfare – scienza e persona del Comitato scientifico di Fondazione Magna Carta: «È necessaria una politica a lungo termine con la collaborazione di istituzioni, territori e aziende per invertire i dati sul calo delle nascite. L’obiettivo è da un lato dare valore sociale alla maternità e alla paternità e dall’altro incoraggiare quel desiderio di futuro che comunque persiste nei giovani».
(da agenzie)

argomento: Politica | Commenta »

PER USCIRE DALLA PROCEDURA D’INFRAZIONE, LA COMMISSIONE EUROPEA CHIEDE ALL’ITALIA UNA CORREZIONE DI BILANCIO DA 13 MILIARDI DI EURO L’ANNO PER I PROSSIMI 7 ANNI

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

A COMPLICARE LE COSE, CI SONO I GRAVI RITARDI NELLA REALIZZAZIONE DEL PNRR: GLI INVESTIMENTI ANCORA DA ESEGUIRE ENTRERANNO NEL DEFICIT E PESERANNO SUI VINCOLI EUROPEI DI SPESA

Venerdì la Commissione europea ha comunicato riservatamente al governo ciò che pubblicherà in autunno: i numeri da realizzare perché l’Italia esca, in un triennio, dalla procedura per deficit eccessivo in cui sta entrando adesso. Le grandezze stimate a Bruxelles non hanno sorpreso il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e non implicano un percorso così duro da risultare, a priori, irrealistico.
Si tratta di due serie di vincoli: c’è un tetto alla spesa pubblica; e c’è una correzione di bilancio da poco più di 13 miliardi di euro l’anno per i prossimi sette anni, fatta però evitando politiche finanziate per un solo esercizio di bilancio come accade oggi, per esempio, con gli sgravi contributivi sui redditi medio-bassi.
Fra le variabili però se ne sta aggiungendo una: gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) procedono in Italia così a rilento — anche rispetto alla tabella di marcia già rivista dopo i ritardi degli anni scorsi — che proprio la loro realizzazione, da ora al 2026, crea incertezza sulla capacità del Paese di rispettare le nuove regole di bilancio. Quest’anno si sarebbero dovuti spendere oltre 40 miliardi, ma l’esecuzione nel primo semestre è stata deludente.
Restano dunque non molto meno di 150 miliardi del Pnrr da assorbire, in teoria, negli ultimi due anni e mezzo dei sei del Piano. In particolare, l’aver usato troppo poco dei prestiti da 122 miliardi del Pnrr durante la lunga sospensione dei vincoli del patto di Stabilità — agli effetti pratici, fino a tutto il 2024 — rischia di creare difficoltà nei prossimi anni.
Quegli investimenti ancora da eseguire sono ormai così tanti che — se si faranno — entreranno nel deficit e peseranno sui vincoli europei di spesa proprio quando quegli stessi vincoli inizieranno a mordere.
Venerdì la Commissione ha comunicato due serie di cifre all’Italia e agli altri Paesi che stanno entrando in procedura sul deficit. Le prime riguardano una raccomandazione — in teoria, non vincolante — sulla correzione «strutturale» da perseguire ogni anno. L’enfasi sulla natura «strutturale» delle misure implica che a Bruxelles si terrà conto di eventuali frenate dell’economia, ma non si accettano misure una tantum come quelle che l’Italia ha in vigore per quasi venti miliardi nella legge di Bilancio del 2024
Il governo può dunque scegliere fra un piano di risanamento su quattro anni o su sette, aggiungendo riforme e investimenti. Il piano su quattro anni implica una correzione, secondo Bruxelles, di circa l’1,1% del prodotto lordo all’anno (Pil): una stretta di bilancio da oltre 20 miliardi all’anno fino al 2028. Il governo la esclude. Resta il piano su sette anni
Esso implica, secondo le indicazioni di Bruxelles, una correzione strutturale dello 0,6% del Pil all’anno fino al 2031: dunque, ai valori attesi nel 2025, poco più di 13 miliardi l’anno. Per accedervi l’Italia fra poche settimane dovrà comunicare la sua scelta a Bruxelles e sostanziarla di riforme e investimenti che intende unire al piano, per rafforzare il motore dell’economia.
Saranno quelli già concordati per il Pnrr. Uno dei vincoli è però che gli investimenti proseguano fino al 2030 o 2031 agli stessi ritmi della media fra 2024 e 2026, quando (in teoria) si dovrebbe spendere proprio il grosso dei fondi europei del Piano di ripresa.
Ed è qui che sorgono alcuni problemi. In primo luogo perché le regole europee prevedono, accanto alla correzione annua del deficit, anche una «traiettoria tecnica» della spesa pubblica. Questa deve aumentare ogni anno meno della somma fra crescita reale e inflazione.
In sostanza la spesa pubblica deve ridursi costantemente in proporzione al Pil del Paese. E valutati fattori come il potenziale dell’economia, le dinamiche dei prezzi e l’invecchiamento della popolazione, Bruxelles ha indicato la sua «traiettoria» della spesa italiana: può salire come quantità di euro di circa (ma non esattamente) l’1,8% all’anno. Più o meno quanto Giorgetti si aspettava.
L’incognita riguarda però i ritardi del Pnrr. Se restano non molto meno di cento miliardi di euro di prestiti europei del Piano da usare tutti nel 2025 e 2026 — un boom di spesa pubblica da circa il 4% del Pil — già solo quelli rischiano di far saltare la «traiettoria» o di obbligare il governo a comprimere altre uscite.
Di certo l’attuale esecutivo fino ad oggi ha comunicato sul Pnrr meno del governo di Mario Draghi, per esempio rimuovendo dai documenti pubblici ogni informazione sulle previsioni di spesa anno per anno. Ora però, per accedere al piano di rientro sui sette anni, l’Italia dovrà fare più trasparenza con Bruxelles. Il ministro incaricato del Pnrr, Raffaele Fitto, ieri non era immediatamente disponibile per un commento.
(da Corriere della Sera)

argomento: Politica | Commenta »

LA RETE DEI CAPORALI DIETRO LA MORTE DI SATNAM SINGH, DALLE FINTE SOCIETA’ AI FUNZIONARI CORROTTI

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

TUTTI SAPEVANO COME RECLUTARE BRACCIANTI IN NERO

Dietro la tragedia della morte di Satnam Singh c’era quello che ormai viene definito il «modello Latina». Un sistema da anni ben collaudato, di cui si servirebbero diversi imprenditori soprattutto nel campo agricolo per reclutare manodopera straniera a basso costo aggirando la legge Bossi-Fini. Lo sanno bene gli oltre 30 mila indiani Sikh che lavorano nei campi in provincia di Latina, così come le autorità giudiziarie, che sul fenomeno indagano ormai da tempo. Lo dimostra per esempio l’indagine per «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro» a carico del padre di Antonello Lovato, l’imprenditore indagato per omicidio colposo e omissione di soccorso dopo la morte di Singh. Come ha rivelato il TgLa7, dal 2019 era in corso l’indagine per caporalato sul titolare della Cooperativa Agrilovato. Lo stesso che al Tg1 aveva detto che il bracciante indiano morto e abbandonato senza un braccio davanti a casa sua aveva «commesso una leggerezza» e che gli aveva detto di «stare attento» all’avvolgitore che lo ha ferito. Macchinario di cui, scrive La Verità, non c’è traccia nei documenti contabili dell’azienda.
Tutti sapevano da anni
Ci sono fascicoli di indagine aperti almeno dal 2016 su un vasto sistema di caporalato e sfruttamento dei lavoratori clandestini in provincia di Latina. Spesso con la complicità di funzionari pubblici. Come ricostruisce Il Sole 24 ore, gli approfondimenti degli inquirenti hanno fatto emergere finora una serie di figure in grado di reclutare la manodopera richiesta dagli imprenditori di Latina, anche grazie a un sistema di società fantasma, che non hanno quindi attività reali, sfruttate esclusivamente per portare i lavoratori stranieri in Italia sfruttando i vari decreti Flussi.
Le società fantasma
In un recente dossier dei Carabinieri di Latina inviato alla Prefettura emerge come «lo sfruttamento dei lavoratori punjabi dalle aree di origine all’Agro Pontino, organizzato mediante catene migratorie, è capace di offrire al momento del reclutamento un intero pacchetto di servizi comprensivo di costi di trasferimento, accoglienza all’arrivo, con alloggio incluso, inserimento al lavoro o perlopiù nel settore agroalimentare». Un meccanismo che va avanti da almeno 30 anni secondo i militari. Con il primo reato che parte proprio dalla richiesta di denaro degli intermediari ai lavoratori che vogliono arrivare in Italia. A loro viene chiesto di pagare fino a 20 mila euro a persona. Una cifra che spesso costringe intere famiglie a indebitarsi anche a vita, per estinguere il debito. E in queste condizioni, denunciare lo sfruttamento del caporalato diventa ancora più complicato per le vittime, sempre a rischio di espulsione.
La criminalità organizzata e i funzionari corrotti
Da tempo anche i sindacati denunciano il fenomeno dietro cui i militari sospettano ci sia anche la criminalità organizzata. Attraverso la creazione delle società fantasma, sfruttando il clic day del decreto flussi i lavoratori vengono chiamati in Italia. E una volta arrivati, vengono «girati» all’interno delle reti aziendali, senza la necessità di fare nuovi contratti. Oppure le aziende rinunciano entro sei mesi dalla chiamata al lavoratore, che dopo aver abbandonato il suo Paese viene reclutato in nero nella rete delle aziende agricole. Sono queste il principale soggetto di indagine, aiutate anche dagli uffici dello Stato. Così continua la relazione dei Carabinieri: «Gli impiegati o funzionari corrotti o corruttibili appartenenti alla Pubblica amministrazione per la fornitura di atti amministrativi su richiesta di imprenditori agricoli locali disonesti». Da un lato quindi ci sono i caporali, anche indiani, dall’altro gli impiegati corrotti, a formare un sistema ormai collaudato.
Come arrivano i lavoratori stranieri in Italia
Stando a quanto scrivono i carabinieri, citati dal Sole 24 ore, gli imprenditori per ottenere manodopera a basso costo si rivolgono al mercato internazionale grazie a «organizzazioni specializzate a soddisfare il suo peculiare bisogno occupazionale». Un sistema particolarmente presente nell’Agro Pontino, in particolare nei Comuni di Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Fondi e delle zone limitrofe al Comune di Latina. I militari hanno individuato i vari ruoli che compongono le organizzazioni criminali. A cominciare dal «caponero», che organizza le squadre e il trasporto. C’è il «tassista», che si occupa del trasporto. Il «venditore», che mette insieme le squadre e la vendita di beni di prima necessità a prezzi elevati. Poi c’è «l’aguzzino», che con la violenza sistematica sottrae i documenti agli immigrati con l’obiettivo di tenerlo costantemente sotto ricatto. C’è poi il «caporale», a capo di tutta l’organizzazione. E infine «l’uomo fidato», che per conto dell’imprenditore si occupa dell’intera campagna di reclutamento e ha i contatti con l’organizzazione criminale.
(da il Sole24ore)

argomento: Politica | Commenta »

COSI’ L’AUTONOMIA FRANTUMA L’AMBIENTE

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

LA TUTELA DEL TERRITORIO PASSA ALLE REGIONI CHE POTRANNO ABROGARE PARCHI NAZIONALI, CANCELLARE VINCOLI E AREE PROTETTE

Che Paese straordinario è il nostro: di fronte a una crisi ambientale mondiale che interessa l’intero pianeta e che si declina in maniera oggettivamente transnazionale (clima, impoverimento della ricchezza della vita, estinzioni di massa, morti precoci per inquinamenti), risponde polverizzando una potenziale risposta globale in una ventina di mini-risposte parziali, una per regione, che, è facile prevederlo, avranno un effetto nullo, quando non negativo. La nuova legislazione italiana in materia ambientale sarà divisa in 20 legislazioni differenti con effetti che vanno dal paradossale al drammatico, passando per il ridicolo, come se l’ambiente potesse avere confini amministrativi di un qualche senso.
Gli effetti saranno ancora più gravi da noi, che non siamo una nazione nata federale, come gli Stati Uniti, dove, peraltro, i reati ambientali sono reati federali, non statali, così come sono federali i grandi Parchi nazionali, svincolati dalle logiche locali, che proteggono addirittura il 25% del territorio nazionale. Da noi, invece, una Regione potrà, volendo, abrogare un parco nazionale e metterne uno regionale o, per eccesso, cancellare ogni vincolo ambientale e abrogare le aree protette. Non è un caso che le legislazioni ambientali seguano in quasi tutto il mondo regole generali nazionali: è molto più complicato difendere aree protette e imporre vincoli ambientali se a chiedertelo è direttamente il tuo elettore sul territorio, condizionando il suo consenso alla libertà d’azione che gli viene concessa.
Ma c’è un aspetto ancora più grave nel nostro, che è il Paese del record del dissesto idrogeologico (620.000 frane su 750.000 censite nell’intero continente europeo), è cioè che ogni regione avrà la possibilità di modificare o annullare anche i vincoli sui rischi naturali che oggi sono imposti a livello nazionale. Potrebbe una regione essere addirittura più virtuosa di quanto non lo sia la legge nazionale, ma potrebbe, invece, concedere licenze edilizie o condoni in aree a rischio. E come farebbe a riparare i danni di un’alluvione o di un terremoto, un domani, se le risorse dovessero essere solo regionali? E se, invece, valessero ancora ricostruzioni nazionali, per quali motivi la comunità si dovrebbe accollare i danni di chi ha disatteso scientemente le regole? E chi deciderà la gestione delle acque dei nostri fiumi più lunghi che attraversano diverse regioni? Per esempio se costruire o no una diga, trattenendo l’acqua che non arriverebbe più come prima, alla foce?
In pratica il trasferimento alle Regioni delle competenze e risorse in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema, ma anche dei beni culturali, di governo del territorio, di trasporti ed energia («la potestà di emanare… le norme fondamentali», mica poco) porterà a scelte territoriali differenti su temi cruciali, come i controlli ambientali, le politiche energetiche e la mobilità sostenibile. Così non saranno contemplati gli stessi diritti ambientali per tutti e si accentuerà quanto già accade, per esempio, per i controlli ambientali fra le diverse Agenzie regionali: ciò che non è consentito qui, potrebbe esserlo lì. E si accentueranno le differenze fra regioni che hanno capacità di intervento e spesa e altre che non ce l’hanno.
Ma anche come si è proceduto pone alcuni problemi, non ultimo quello costituzionale: nel 2022 gli articoli 9 e 41 della Costituzione sono stati integrati con l’ingresso di concetti prima assenti, come tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, imponendoli de facto e de jure fra i Principi Generali che, con l’autonomia differenziata, verrebbero disattesi. Come potrà la sola Regione Veneto, per dirne una, tutelare la laguna di Venezia? E chi ci proteggerà dalla caccia eccessiva, per la quale siamo già sotto procedure di infrazione comunitarie, se le regioni gestiranno totalmente la materia per rispondere alle logiche predatorie della lobby venatoria? E, in definitiva, chi specificherà i livelli essenziali delle prestazioni (LEP), vista la difficoltà stessa di misurarli?
Si tratta di un prevedibile disastro, in un momento in cui c’era, invece, bisogno di risposte nazionali e europee coordinate che potessero raccogliere la sfida che la crisi ambientale pone al mondo intero. Come eviteranno di svendere i propri territori di pregio le regioni più deboli, specialmente al sud, se saranno strangolate dalle altre necessità, sul breve termine più impellenti? Perché non consentire di costruire sulle coste o dentro i parchi nazionali, allora, se in cambio se ne ha un temporaneo tornaconto? Chi impedirà di eliminare gli orsi “birboncelli” o i lupi “cattivi”, in assenza di principi nazionali saldi e inattaccabili? O di stuprare un paesaggio, perché tanto inutile? Qui non si tratta di ideologia, ma di buon senso: speriamo che quello che è mancato a chi ci governa non manchi agli amministratori sensibili e ai cittadini.
Mario Tozzi
(da lastampa.it)

argomento: Politica | Commenta »

IL DELIRIO CAPITALISTA, LA CONOSCENZA E L’ESTINZIONE

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

COME AUTODISTRUGGERCI TRA AVIDITA’ E IGNORANZA ESISTENZIALE

Il capitalismo si è mangiato tutto, perfino la nostra esistenza. Viviamo convinti che il nostro benessere dipenda da qualcos’altro là fuori. Roba, lavoro, altre persone, piaceri e circostanze che quindi inseguiamo per tutta la vita. Un pericoloso vicolo cieco per noi e per il pianeta. La pubblicità ci sprona a comprare cose dalla mattina alla sera come se il nostro benessere dipendesse da quello che possediamo o meglio dalle emozioni che ci darebbero quelle cose. Troppo facile oltre che ingiusto. La roba funziona come i giochi per i bambini. Dona fugace euforia poi viene accantonata per qualcosa di nuovo. E molti vivono così per tutta la vita. Dalle macchinine passano alle auto vere e dalle bambole ai vestiti veri. Ripetono inconsciamente schemi mentali inculcati da bambini dal sistema capitalista, senza rendersi conto di condannare se stessi e il mondo intero ad un delirio autodistruttivo. Avidità ma anche l’illusione di trovare sicurezza e significato dove non ce n’è. Più un uomo è attaccato alle cose materiali, più è piccolo e vuoto e quindi infelice. Con persone frustrate perché non hanno ciò che vogliono ed altre sommerse dal nulla materiale che non sanno più che giochini comprare ed accumulano per altri. La roba usata anche al posto dell’amore. Molto più facile del resto. Persone a cui non basta mai ma che sfuggito un miraggio ne inseguono subito un altro. Certe che non vi siano alternative e che il proprio benessere dipenda da qualcosa là fuori e non da se stesse. Avidità, superficialità ma anche ignoranza esistenziale. Capitalismo applicato alla vita delle persone. Come sul lavoro, col proprio benessere che dipende da una posizione o dal potere o da qualche vittoria su qualche nemico immaginario. Vite confuse con la carriera, vite spese a sgobbare e sgomitare illudendosi di essere indispensabili per poi un giorno venire rimpiazzati come se nulla fosse. Illusioni materiali che per i più sfortunati crollano sulla soglia. Ma anche come semplici cittadini si finisce per far dipendere il proprio benessere da qualcosa là fuori dandogli così potere. Dal comune dell’entroterra fino a Roma, vite spese ad indignarsi per le pochezze dei politicanti o per qualche evento. Ma per cambiare davvero il mondo dobbiamo cambiare noi per primi diventando migliori di chi ci governa invece di illudersi di mettere pezze la fuori. La nostra vita cambia quando cambiamo dentro noi, e lo stesso vale per un paese che cambia solo quando cambia la società. Non un giorno prima. Ma imperversa il delirio capitalista. Soluzioni e problemi sono solo là fuori e si passa la vita a vomitarsi addosso le proprie frustrazioni. Senza capirne le vere cause e quindi senza riuscire a reagire. Soddisfatte le nostre reali esigenze materiali, il nostro benessere dipende da noi, dalla nostra consapevolezza, dalla conoscenza di come funzioniamo come esseri umani e anche di come funziona la vita. Dal nostro equilibrio interiore, dalla profondità del nostro sapere, dalla solidità della nostra filosofia, dalla genuinità dei nostri valori, dalla rilevanza della nostra missione sul pianeta. Per sconfiggere il delirio capitalista dobbiamo smettere di cercare fuori risposte e soluzioni che sono solo dentro di noi. E per riuscirci serve umiltà, serve onestà, serve avere il coraggio di cambiare e sperimentare nuove vie, serve la forza di fare passi indietro ed ammettere i propri errori. Per questo è così difficile. Perché il motore del delirio capitalista è l’ego che vede ogni cedimento come una inaccettabile sconfitta. Ma siamo finiti in un pericoloso vicolo cieco, rischiamo l’estinzione e dobbiamo reagire prima che sia troppo tardi.
Tommaso Merlo
(da Infosannio)

argomento: Politica | Commenta »

L’AUTONOMIA FA MALE ALLA SANITA’, SI ALLARGA LA FAGLIA TRA SUD E NORD

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

AUMENTERANNO I VIAGGI PER CURARSI E CHI HA PIU’ SOLDI AVRA’ PIU’ MEDICI E INFERMIERI… DAL 2001 LA COMPETENZA E’ DELLE REGIONI E LE COSE NON VANNO MEGLIO, LA LEGGE CALDEROLI PEGGIORERA’ IL QUADRO

Fino ad oggi le due linee hanno viaggiato parallele, con l’Autonomia differenziata potrebbero diventare divergenti. Quella di sopra si indirizzerà verso l’alto, quella di sotto ancora più verso il basso. Non c’è punto di osservazione migliore della Sanità per comprendere l’impatto che avrà la riforma approvata mercoledì scorso. Dal 2001 le competenze legate all’assistenza ai cittadini sono infatti in gran parte già assegnate alle Regioni. Si è portato avanti un federalismo che avrebbe dovuto risollevare chi era più in difficoltà. Spoiler: le cose non sono andate bene, perché le diseguaglianze tra Nord e Sud sono rimaste più o meno le stesse, come dimostrano i dati. Ma l’Autonomia differenziata, secondo molti osservatori, tra i quali sindacati, ricercatori universitari e non, centri studi, partiti di opposizione, professionisti, farà di peggio e cioè rinforzerà alcuni di coloro che sono già forti e farà sprofondare chi è debole. Soprattutto sposterà professionisti e pazienti verso le Regioni che lavorano di più e meglio. Alla faccia del sistema sanitario pubblico e universale. Infine, la riforma viene approvata mentre il ministero alla Salute guidato da Orazio Schillaci continua a fare provvedimenti di carattere nazionale come il dl sulle liste di attesa, che alle Regioni non dà finanziamenti ma regole.
Promossi e bocciati
Parlare di Nord e Sud significa semplificare. Ci sono infatti tre o quattro gruppi di Regioni dove l’assistenza è diversa. «Perché il Nord Est, ad esempio, va meglio del Nord Ovest», spiega Federico Spandonaro, professore a Tor Vergata che ha da poco presentato la dodicesima edizione del rapporto Crea sanità. In base alle performance, lo studio divide le Regioni tra quelle promosse con voti alti, quelle che hanno la sufficienza, quelle “rimandate” e quelle fortemente insufficienti. Nelle ultime due categorie ci sono Sardegna, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo e Puglia e infine Sicilia, Molise, Basilicata e Calabria. «Le diseguaglianze in questo settore ci sono sempre state – dice Spandonaro – già nel ‘78 era stata fatta una legge per eliminarle. Di recente, per fortuna, il Sud è un po’ cresciuto». Ma sono migliorate anche le realtà più virtuose, che tra l’altro offrono molte prestazioni “extra Lea”, cioè al di fuori dei Livelli essenziali di assistenza, il minimo comun denominatore dei servizi sanitari. Sono dei precursori dei Lep, Livelli essenziali di prestazioni, voluti dalla nuova riforma.
I numeri del disastro
Ci sono un’infinità di numeri che raccontano la Sanità italiana. Bisogna partire dall’aspettativa di vita, legata a filo doppio all’assistenza. Ebbene, se nel 2023 quella delle donne in Italia era di 85,1 anni, si passa dagli 86,5 anni del Trentino-Alto Adige agli 83,6 della Campania. Per gli uomini la media è di 81,1 anni e in cima e in fondo alla classifica ci sono le stesse Regioni, con 82,2 e 79,4 anni. Di recente è stato sollevato anche il caso della mortalità neonatale. Al Nord riguarda 1,14 italiani nati vivi ogni mille, al Centro 1,42 e al Sud 2,24 (per gli stranieri i tre dati sono 2,10, 2,91 e 3,97). «Il Sud non è cresciuto anche a causa dei piani di rientro per le realtà locali con i bilanci in rosso, che hanno molto limitato le possibilità di investimento», dice Guido Quilici, presidente del sindacato di medici ospedalieri Cimo.
Senza soldi non si attivano servizi. Secondo Istat al Nord ci sono 98,5 letti di residenze per anziani, Rsa, ogni 10 mila abitanti, al Centro sono 56,5 e al Sud 33,4. I letti ospedalieri, dice il ministero alla Salute, sono 3,7 per mille abitanti in Piemonte, 2,6 in Sicilia e 2,2 in Calabria. Il rapporto Svimez “Un Paese, due cure” ha ricordato che nel 2022 hanno aderito allo screening per il tumore alla mammella il 70% delle donne italiane tra 50 e 69 anni, ma si va dall’80% del Nord al 76% del Centro fino al 58% del Mezzogiorno. Nel 2022 140 mila malati sono usciti da Sicilia, Calabria, Puglia e Campania per ricoverarsi in ospedale. Ben 62 mila di loro (il 44%) è andato in Lombardia (di gran lunga la più richiesta, con 32 mila ricoveri), Emilia-Romagna e Veneto. Un maxi esodo, che non si riesce ad arginare.
Ancora più viaggi per le cure
Con la riforma dell’Autonomia differenziata le cose peggioreranno. Ne è convinto Piero Di Silverio, segretario del sindacato dei medici Anaao. «Alcuni cittadini delle zone con meno gettito fiscale, e meno soldi per la Sanità, andranno nel privato. E chi non può pagare? Cercherà di spostarsi nelle Regioni più ricche ed efficienti, aumentando il numero dei viaggi della speranza. Ma la domanda da parte di chi arriva da fuori potrebbe diventare troppo alta da sostenere per le realtà del Nord». Che succederà a quel punto? «Sempre grazie all’Autonomia differenziata – dice il sindacalista – le Regioni più sane potranno dire: “Non ho più budget per curare chi arriva da fuori, tra l’altro facendo aumentare anche le mie liste di attesa, quindi non accetto altri pazienti”. Si azzera il principio solidaristico: chi curerà quei malati?».
L’esodo dei professionisti
Spandonaro è tra coloro che ritengono necessari altri due anni per l’avvio della riforma. «Bisogna capire per quali materie chiederanno l’autonomia le Regioni più forti. Il vero rischio è la competizione, intanto sul personale». In effetti la questione di medici, infermieri e altri professionisti della Sanità è la più sentita, anche da Di Silverio e Quilici. «Con la possibilità di scrivere i propri contratti, chi ha più soldi a disposizione potrà assicurare paghe più alte – dice il capo di Anaao – Si creerà una mobilità professionale importante, soprattutto tra gli infermieri. E le Regioni più povere avranno difficoltà a reperire il personale, cosa che renderà peggiore il loro sistema sanitario e spingerà ancora più cittadini a cercare cure altrove. Così si creerà un’Autonomia selvaggia». Il tutto, tra l’altro, con la grande incognita dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni, che devono essere ancora definiti e soprattutto finanziati.
(da repubblica.it)

argomento: Politica | Commenta »

LA MANAGER DEL FONDO ICON CHE DISSE NO A SPINELLI: “PAGAMENTI A TOTI? POSSONO ESSERE VISTI COME CORRUZIONE”

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

IVANA SEMERARO E’ STATA SENTITA DALLA PROCURA DI GENOVA COME PERSONA INFORMATA DEI FATTI E HA CONFERMATO LE IPOTESI INVESTIGATIVE

È stata interrogata dai pm, come persona informata dei fatti, la manager Ivana Semeraro, del fondo Icon Infrastructure, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che ha portato ai domiciliari il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.
La manager ha sostanzialmente confermato i sospetti dei pm. Come aveva riportato il Corriere della Sera, per evitare di comparire tra i finanziatori di Toti, Aldo Spinelli, accusato anche lui di corruzione, avrebbe voluto utilizzare il fondo di investimento inglese Icon da 8 miliardi di dollari di capitale, di cui Spinelli era socio. Ma il fondo si rifiutò e l’imprenditore dovette versare al governatore a nome della Spinelli srl i 40mila euro, da cui poi derivò l’accusa di corruzione.
Semerano, era emerso dalle intercettazioni, si era rifiutata con l’imprenditore Aldo Spinelli di finanziare per 40mila euro il comitato elettorale di Toti, perché a suo avviso “questi pagamenti possono essere visti come corruzione”. La manager ha confermato con gli investigatori della Guardia di finanza quanto emerso nell’ordinanza. E cioè che il fondo inglese avrebbe una policy che vieta categoricamente di sovvenzionare i partiti perché potenzialmente “pericolosi”, in quanto potrebbero appunto nascondere casi corruttivi.
Spinelli dunque chiese al Fondo di accollarsi un finanziamento da 40mila euro. L’imprenditore, sarebbe la tesi, voleva usare come schermo il fondo di investimento inglese. Ma a settembre 2021, Semeraro gli disse al telefono di avere “un po’ di problemi ad approvare quel pagamento… Perché è un problema di reputazione… perché comunque nelle regole della nostra policy non possiamo fare donazioni a partiti politici, perché può essere vista come… come corruzione”. Il pagamento poi l’imprenditore lo fece ugualmente.
Come ha scritto il Corriere della Sera, quando il gip Paola Faggioni ha chiesto al figlio di Aldo Spinelli, Roberto, se pensavano di finanziare Toti tramite il fondo Icon, la risposta è stata : “No, non è così”; poi nella pagina successiva del verbale si legge: “Scusi, io ho fatto Legge e ho anche studiato negli Stati Uniti, non posso chiedere a un fondo di schermarmi. Sarei come mio padre, sarei uno scemo totale, mi scusi. Non faccio una roba del genere perché so già la risposta, mi prendono per scemi quelli di Londra”.
Toti potrà fare degli incontri politici nella sua villa
Per il momento l’ipotesi dimissioni di Giovanni Toti da presidente della Regione non è sul tavolo. Ieri il governatore della Liguria, ai domiciliari dallo scorso 7 maggio, ha ottenuto il via libera per avere incontri nella sua residenza, purché vengano trattati solo temi “politici”.
Il giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni ha accolto la richiesta presentata tramite il legale Stefano Savi: questi incontri, che dovranno essere in presenza, non potranno durare più di tre ore e dovrebbero essere tre in tutto. Toti aveva indicato alcuni componenti della sua giunta, i segretari dei partiti di maggioranza in consiglio regionale e i vertici del movimento nazionale (Noi moderati) di cui è ancora parte. E dunque: Alessandro Piana, presidente ad interim della Regione, Giacomo Giampedrone, assessore all’Ambiente, Marco Scajola, assessore all’Urbanistica, Edoardo Rixi, viceministro e coordinatore regionale della Lega, Carlo Bagnasco, coordinatore regionale di Forza Italia, Matteo Rosso, deputato e coordinatore ligure di Fdi, Maurizio Lupi e Pino Bicchielli, rispettivamente leader e deputato di Noi Moderati.
Fuori dalla sua residenza si Ameglia (La Spezia), dove il presidente è ai domiciliari, ci sarà la Guardia di finanza a controllare. Non potrà partecipare ai colloqui la ex portavoce, oggi nello staff della Regione, Jessica Nicolini. Gli incontri inizieranno a partire dalla settimana prossima. Lo scorso 14 giugno la gip Paola Faggioni del Tribunale di Genova aveva rigettato l’istanza di revoca degli arresti domiciliari per Giovanni Toti.
(da Fanpage)

argomento: Politica | Commenta »

NAUFRAGIO NEL MAR IONIO, NAVE DATTILO RECUPERA ALTRO 10 CORPI DI MIGRANTI

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

SALE IL NUMERO DEI MORTI DEL NAUFRAGIO AL LARGO DELLE COSTE CALABRESI

L’Ong Sea Watch ha fatto sapere che la nave Aurora ha salvato in mare altre 40 persone. L’operazione è avvenuta con il supporto dell’aereo da ricognizione Seabird, che nei giorni scorsi aveva documentato l’ennesimo respingimento illegale effettuato dalla cosiddetta Guardia costiera libica.
La nave Aurora ha intercettato, in acque internazionali, un barcone di legno di 10 metri con a bordo 40 siriani ed egiziani. I migranti hanno riferito d’essere salpati da Alkhoums in Libia, pagando 5mila dollari a testa. Sono stati tutti trasbordati e il natante è stato lasciato alla deriva. Prima di loro erano sbarcati 65 bengalesi, egiziani, pakistani e siriani soccorsi dalla motovedetta Cp324 della guardia costiera. Anche questo gruppo ha riferito d’essere partito dalla Libia, ma da Tajoura.
“Ora sono tutti al sicuro a Lampedusa – ha detto la Ong Sea Watch, parlando dei 40 naufraghi – Nella notte l’equipaggio ha fornito supporto ad altre 65 persone, tra cui 6 bambini, fino all’arrivo della Guardia costiera italiana che le ha soccorse”.
È arrivata nel pomeriggio al porto di Gioia Tauro (RC), la nave Dattilo della Guardia costiera, con a bordo 10 salme recuperate in mare. Si tratta di 2 uomini, 1 donna, 6 minori, 1 non noto, probabilmente vittime del naufragio di una barca a vela partita dalla Turchia, avvenuto al largo della costa Ionica della Calabria. Le salme permarranno al porto tirrenico per l’espletamento delle operazioni e degli accertamenti della polizia giudiziaria e scientifica. Al momento, secondo quanto riferito dalla Prefettura di Reggio Calabria, sono 31 i corpi di migranti recuperati. Tra i corpi trovati in mare ci sono anche quelli di otto bambini, quattro maschi e quattro femmine, recuperati dalla Guardia costiera al largo della costa calabrese.
Ieri nel mar Jonio erano state localizzate e recuperate delle navi Dattilo e Corsi altre 14 vittime del naufragio di migranti avvenuto a 120 miglia nautiche dalle coste calabresi.
(da Fanpage)

argomento: Politica | Commenta »

DISTRUTTO DAGLI UCRAINI IL PIU’ GRANDE DEPOSITO E CENTRO DI ADDESTRAMENTO RUSSO DI DRONI SALED NEL KRASNODAR

Giugno 23rd, 2024 Riccardo Fucile

LE FOTO SATELLITARI CONFERMANO IL MICIDIALE ATTACCO AL 167° CENTRO DI STOCCAGGIO E TRAINING DELLL’AEROPORTO MILITARE DI YEYSK

Nella notte tra giovedì 20 giugno e venerdì 21 le forze armate ucraine avevano annunciato di aver colpito con successo le aree di stoccaggio e di preparazione per l’uso dei droni (di fabbricazione iraniana e riadattamento russo) Shahed-136/Geranium-2, gli edifici di addestramento al lancio dei droni, i punti di controllo e di comunicazione di questi UAV situati nella regione di Krasnodar.
Ora, grazie ad alcune foto satellitari messe a disposizione da Planet labs, possiamo constatare le conseguenze dell’attacco ucraino al centro di addestramento della difesa aerea vicino alla base aerea di Yeysk in Russia. Una prima cosa estremamente interessante è che questo sito si trova a più di 130 chilometri dalla linea del fronte in Ucraina. Significa che gli ucraini hanno ormai la capacità di effettuare attacchi molto distruttivi e mirati anche con i droni, non solo con i missili Himars, e con conseguenze pesanti sulla logistica e anche sugli obiettivi militari russi. Sicuramente un edificio e un hangar sono stati gravemente danneggiati e probabilmente distrutti (nelle foto appaiono integralmente bruciati e spianati), molte fonti parlano di un numero di 9 feriti, addetti al lancio di droni sull’Ucraina. Esiste però la possibilità assai concreta, stando a queste immagini scattate il 22 giugno, che l’unità di stoccaggio e lancio “Shahed/Geran” sia stata colpita. Secondo le informazioni della Marina ucraina, «sono stati eliminati anche istruttori qualificati che addestravano il personale per la manutenzione dei lanci “Shaheed” e quei cadetti addestrati a colpire sul territorio dell’Ucraina con l’aiuto di sistemi senza pilota iraniani».
Nella stessa notte del 21 giugno l’Ucraina aveva colpito anche tre raffinerie di petrolio (ad Afipskyi, Ilskyi e Krasnodar nella regione di Krasnodar) e ad Astrakhan l’impianto di lavorazione del gas della città, oltre a stazioni radar e centri di intelligence elettronica russi nella Crimea occupata e nella regione russa di Bryansk. In quella medesima tornata, che ha rappresentato forse il più imponente attacco concertato di droni ucraini sulla Russia, sono stati colpiti anche il deposito di carburante e lubrificanti della Tambovnefteprodukt nell’oblast di Tambov (la cosa è particolarmente rimarchevole dal punto di vista strategico perché si tratta della regione subito a sud di Mosca) e il deposito di petrolio Enyemskaya della Lukoil-Yugnefteprodukt nella repubblica di Adygea,
Una fonte nei servizi ucraini ha confermato che l’attacco al deposito e centro di addestramento droni di Krasnodar è stato fatto insieme dal Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) e delle forze missilistiche della Marina, e che il bersaglio colpito è stato il 167° centro di addestramento dell’aeroporto militare di Yeysk, dove erano custoditi i droni Shahed. Uno dei luoghi cruciali delle forze armate russe nella guerra all’Ucraina.
Resta invece il problema del diniego americano all’uso degli Atacms – i missili a lungo raggio – sulle principali basi russe che sono nelle retrovie in Russia. Il Washington Post ha citato un comandante di un battaglione di ricognizione della 57ª Brigata ucraina, che informa che la Russia non ha condotto un solo attacco con missili S-300 contro Kharkiv da quando l’amministrazione Biden ha parzialmente rimosso il divieto alla fine di maggio 2024. Tuttavia continua invece a colpire anche nel Kharkiv con bombe guidate, quasi quotidianamente. E dunque si renderà, presto o tardi, necessario colpire le basi russe nelle retrovie da cui partono gli aerei che le sganciano. Molte di queste sono a portata di Atacms.
(da La Stampa)

argomento: Politica | Commenta »

Next Entries »
  • Destra di Popolo.net
    Circolo Genovese di Cultura e Politica
    Diretto da Riccardo Fucile
    Scrivici: destradipopolo@gmail.com

  • Categorie

    • 100 giorni (5)
    • Aborto (20)
    • Acca Larentia (2)
    • Alcool (3)
    • Alemanno (150)
    • Alfano (315)
    • Alitalia (123)
    • Ambiente (341)
    • AN (210)
    • Animali (74)
    • Arancioni (2)
    • arte (175)
    • Attentato (329)
    • Auguri (13)
    • Batini (3)
    • Berlusconi (4.297)
    • Bersani (234)
    • Biasotti (12)
    • Boldrini (4)
    • Bossi (1.222)
    • Brambilla (38)
    • Brunetta (83)
    • Burlando (26)
    • Camogli (2)
    • canile (4)
    • Cappello (8)
    • Caprotti (2)
    • Caritas (6)
    • carovita (170)
    • casa (247)
    • Casini (120)
    • Centrodestra in Liguria (35)
    • Chiesa (276)
    • Cina (10)
    • Comune (342)
    • Coop (7)
    • Cossiga (7)
    • Costume (5.586)
    • criminalità (1.403)
    • democratici e progressisti (19)
    • denuncia (14.531)
    • destra (573)
    • destradipopolo (99)
    • Di Pietro (101)
    • Diritti civili (276)
    • don Gallo (9)
    • economia (2.332)
    • elezioni (3.303)
    • emergenza (3.079)
    • Energia (45)
    • Esselunga (2)
    • Esteri (784)
    • Eugenetica (3)
    • Europa (1.314)
    • Fassino (13)
    • federalismo (167)
    • Ferrara (21)
    • Ferretti (6)
    • ferrovie (133)
    • finanziaria (325)
    • Fini (823)
    • fioriere (5)
    • Fitto (27)
    • Fontana di Trevi (1)
    • Formigoni (90)
    • Forza Italia (596)
    • frana (9)
    • Fratelli d'Italia (291)
    • Futuro e Libertà (511)
    • g8 (25)
    • Gelmini (68)
    • Genova (543)
    • Giannino (10)
    • Giustizia (5.787)
    • governo (5.803)
    • Grasso (22)
    • Green Italia (1)
    • Grillo (2.941)
    • Idv (4)
    • Immigrazione (734)
    • indulto (14)
    • inflazione (26)
    • Ingroia (15)
    • Interviste (16)
    • la casta (1.394)
    • La Destra (45)
    • La Sapienza (5)
    • Lavoro (1.316)
    • LegaNord (2.413)
    • Letta Enrico (154)
    • Liberi e Uguali (10)
    • Libia (68)
    • Libri (33)
    • Liguria Futurista (25)
    • mafia (543)
    • manifesto (7)
    • Margherita (16)
    • Maroni (171)
    • Mastella (16)
    • Mattarella (60)
    • Meloni (14)
    • Milano (300)
    • Montezemolo (7)
    • Monti (357)
    • moschea (11)
    • Musso (10)
    • Muti (10)
    • Napoli (319)
    • Napolitano (220)
    • no global (5)
    • notte bianca (3)
    • Nuovo Centrodestra (2)
    • Obama (11)
    • olimpiadi (40)
    • Oliveri (4)
    • Pannella (29)
    • Papa (33)
    • Parlamento (1.428)
    • partito del popolo della libertà (30)
    • Partito Democratico (1.034)
    • PD (1.188)
    • PdL (2.781)
    • pedofilia (25)
    • Pensioni (129)
    • Politica (38.121)
    • polizia (253)
    • Porto (12)
    • povertà (502)
    • Presepe (14)
    • Primarie (149)
    • Prodi (52)
    • Provincia (139)
    • radici e valori (3.685)
    • RAI (359)
    • rapine (37)
    • Razzismo (1.410)
    • Referendum (200)
    • Regione (344)
    • Renzi (1.521)
    • Repetto (46)
    • Rifiuti (84)
    • rom (13)
    • Roma (1.125)
    • Rutelli (9)
    • san gottardo (4)
    • San Martino (3)
    • San Miniato (2)
    • sanità (306)
    • Sarkozy (43)
    • scuola (354)
    • Sestri Levante (2)
    • Sicurezza (454)
    • sindacati (162)
    • Sinistra arcobaleno (11)
    • Soru (4)
    • sprechi (319)
    • Stampa (373)
    • Storace (47)
    • subappalti (31)
    • televisione (244)
    • terremoto (402)
    • thyssenkrupp (3)
    • Tibet (2)
    • tredicesima (3)
    • Turismo (62)
    • Udc (64)
    • Università (128)
    • V-Day (2)
    • Veltroni (30)
    • Vendola (41)
    • Verdi (16)
    • Vincenzi (30)
    • violenza sulle donne (342)
    • Web (1)
    • Zingaretti (10)
    • zingari (14)
  • Archivi

    • Marzo 2026 (208)
    • Febbraio 2026 (617)
    • Gennaio 2026 (653)
    • Dicembre 2025 (627)
    • Novembre 2025 (668)
    • Ottobre 2025 (651)
    • Settembre 2025 (662)
    • Agosto 2025 (669)
    • Luglio 2025 (671)
    • Giugno 2025 (573)
    • Maggio 2025 (591)
    • Aprile 2025 (622)
    • Marzo 2025 (561)
    • Febbraio 2025 (351)
    • Gennaio 2025 (640)
    • Dicembre 2024 (607)
    • Novembre 2024 (609)
    • Ottobre 2024 (668)
    • Settembre 2024 (458)
    • Agosto 2024 (618)
    • Luglio 2024 (429)
    • Giugno 2024 (481)
    • Maggio 2024 (633)
    • Aprile 2024 (618)
    • Marzo 2024 (473)
    • Febbraio 2024 (588)
    • Gennaio 2024 (627)
    • Dicembre 2023 (504)
    • Novembre 2023 (435)
    • Ottobre 2023 (604)
    • Settembre 2023 (462)
    • Agosto 2023 (641)
    • Luglio 2023 (605)
    • Giugno 2023 (560)
    • Maggio 2023 (412)
    • Aprile 2023 (567)
    • Marzo 2023 (506)
    • Febbraio 2023 (505)
    • Gennaio 2023 (541)
    • Dicembre 2022 (525)
    • Novembre 2022 (526)
    • Ottobre 2022 (552)
    • Settembre 2022 (584)
    • Agosto 2022 (585)
    • Luglio 2022 (562)
    • Giugno 2022 (521)
    • Maggio 2022 (470)
    • Aprile 2022 (502)
    • Marzo 2022 (542)
    • Febbraio 2022 (494)
    • Gennaio 2022 (510)
    • Dicembre 2021 (488)
    • Novembre 2021 (599)
    • Ottobre 2021 (506)
    • Settembre 2021 (539)
    • Agosto 2021 (423)
    • Luglio 2021 (577)
    • Giugno 2021 (559)
    • Maggio 2021 (556)
    • Aprile 2021 (506)
    • Marzo 2021 (647)
    • Febbraio 2021 (570)
    • Gennaio 2021 (605)
    • Dicembre 2020 (619)
    • Novembre 2020 (575)
    • Ottobre 2020 (638)
    • Settembre 2020 (465)
    • Agosto 2020 (588)
    • Luglio 2020 (597)
    • Giugno 2020 (580)
    • Maggio 2020 (618)
    • Aprile 2020 (643)
    • Marzo 2020 (437)
    • Febbraio 2020 (593)
    • Gennaio 2020 (596)
    • Dicembre 2019 (542)
    • Novembre 2019 (316)
    • Ottobre 2019 (631)
    • Settembre 2019 (617)
    • Agosto 2019 (639)
    • Luglio 2019 (654)
    • Giugno 2019 (598)
    • Maggio 2019 (527)
    • Aprile 2019 (383)
    • Marzo 2019 (562)
    • Febbraio 2019 (598)
    • Gennaio 2019 (641)
    • Dicembre 2018 (623)
    • Novembre 2018 (603)
    • Ottobre 2018 (631)
    • Settembre 2018 (586)
    • Agosto 2018 (362)
    • Luglio 2018 (562)
    • Giugno 2018 (563)
    • Maggio 2018 (634)
    • Aprile 2018 (547)
    • Marzo 2018 (599)
    • Febbraio 2018 (571)
    • Gennaio 2018 (607)
    • Dicembre 2017 (578)
    • Novembre 2017 (633)
    • Ottobre 2017 (579)
    • Settembre 2017 (456)
    • Agosto 2017 (368)
    • Luglio 2017 (450)
    • Giugno 2017 (468)
    • Maggio 2017 (460)
    • Aprile 2017 (439)
    • Marzo 2017 (480)
    • Febbraio 2017 (420)
    • Gennaio 2017 (453)
    • Dicembre 2016 (438)
    • Novembre 2016 (438)
    • Ottobre 2016 (424)
    • Settembre 2016 (367)
    • Agosto 2016 (332)
    • Luglio 2016 (336)
    • Giugno 2016 (358)
    • Maggio 2016 (373)
    • Aprile 2016 (307)
    • Marzo 2016 (369)
    • Febbraio 2016 (335)
    • Gennaio 2016 (404)
    • Dicembre 2015 (412)
    • Novembre 2015 (401)
    • Ottobre 2015 (422)
    • Settembre 2015 (419)
    • Agosto 2015 (416)
    • Luglio 2015 (387)
    • Giugno 2015 (396)
    • Maggio 2015 (402)
    • Aprile 2015 (407)
    • Marzo 2015 (428)
    • Febbraio 2015 (417)
    • Gennaio 2015 (434)
    • Dicembre 2014 (454)
    • Novembre 2014 (437)
    • Ottobre 2014 (440)
    • Settembre 2014 (450)
    • Agosto 2014 (433)
    • Luglio 2014 (436)
    • Giugno 2014 (391)
    • Maggio 2014 (392)
    • Aprile 2014 (389)
    • Marzo 2014 (436)
    • Febbraio 2014 (386)
    • Gennaio 2014 (419)
    • Dicembre 2013 (367)
    • Novembre 2013 (395)
    • Ottobre 2013 (446)
    • Settembre 2013 (433)
    • Agosto 2013 (389)
    • Luglio 2013 (390)
    • Giugno 2013 (425)
    • Maggio 2013 (413)
    • Aprile 2013 (345)
    • Marzo 2013 (372)
    • Febbraio 2013 (293)
    • Gennaio 2013 (361)
    • Dicembre 2012 (364)
    • Novembre 2012 (336)
    • Ottobre 2012 (363)
    • Settembre 2012 (341)
    • Agosto 2012 (238)
    • Luglio 2012 (328)
    • Giugno 2012 (287)
    • Maggio 2012 (258)
    • Aprile 2012 (218)
    • Marzo 2012 (255)
    • Febbraio 2012 (247)
    • Gennaio 2012 (259)
    • Dicembre 2011 (223)
    • Novembre 2011 (267)
    • Ottobre 2011 (283)
    • Settembre 2011 (268)
    • Agosto 2011 (155)
    • Luglio 2011 (207)
    • Giugno 2011 (262)
    • Maggio 2011 (273)
    • Aprile 2011 (248)
    • Marzo 2011 (255)
    • Febbraio 2011 (233)
    • Gennaio 2011 (253)
    • Dicembre 2010 (237)
    • Novembre 2010 (187)
    • Ottobre 2010 (159)
    • Settembre 2010 (148)
    • Agosto 2010 (75)
    • Luglio 2010 (86)
    • Giugno 2010 (76)
    • Maggio 2010 (75)
    • Aprile 2010 (66)
    • Marzo 2010 (79)
    • Febbraio 2010 (73)
    • Gennaio 2010 (74)
    • Dicembre 2009 (74)
    • Novembre 2009 (83)
    • Ottobre 2009 (90)
    • Settembre 2009 (83)
    • Agosto 2009 (56)
    • Luglio 2009 (83)
    • Giugno 2009 (76)
    • Maggio 2009 (72)
    • Aprile 2009 (74)
    • Marzo 2009 (50)
    • Febbraio 2009 (69)
    • Gennaio 2009 (70)
    • Dicembre 2008 (75)
    • Novembre 2008 (77)
    • Ottobre 2008 (67)
    • Settembre 2008 (56)
    • Agosto 2008 (39)
    • Luglio 2008 (50)
    • Giugno 2008 (55)
    • Maggio 2008 (63)
    • Aprile 2008 (50)
    • Marzo 2008 (39)
    • Febbraio 2008 (35)
    • Gennaio 2008 (36)
    • Dicembre 2007 (25)
    • Novembre 2007 (22)
    • Ottobre 2007 (27)
    • Settembre 2007 (23)
  • Giugno 2024
    L M M G V S D
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930
    « Mag   Lug »
  • Leggi gli ultimi articoli inseriti

    • QUALE SARÀ MAI IL PAESE CHE PAGHERÀ PIÙ DI TUTTI LO CHOC SUI MERCATI ENERGETICI? OVVIAMENTE L’ITALIA! RISCHIAMO UN 1% E PASSA DI INFLAZIONE AGGIUNTIVA DA PETROLIO A FINE ANNO, CONTRO UNO 0,5% IN PIÙ DI MEDIA PER L’AREA EURO
    • UN GOVERNO TENUTO AL GUINZAGLIO DALLA “ZARINA”: GIUSI BARTOLOZZI: SPARA UNA GAFFE VERGOGNOSA (“VOTATE SÌ E CI TOGLIAMO DI MEZZO LA MAGISTRATURA CHE È UN PLOTONE DI ESECUZIONE”), TUTTI SI INCAZZANO MA LEI NON SI DIMETTE NÉ SI SCUSA PUBBLICAMENTE. CARLO NORDIO, IN VERSIONE CAPO DI GABINETTO, LA DIFENDE, E IL CASO SARÀ TUTTO GESTITO “INTERNAMENTE”
    • LA GUERRA E LA PILATESCA PRESA DI POSIZIONE DI GIORGIA MELONI RISPETTO ALLE SCELTE DI TRUMP ZAVORRANO FRATELLI D’ITALIA – SECONDO IL SONDAGGIO “SWG”, IL PARTITO DELLA PREMIER CEDE QUASI MEZZO PUNTO, SCENDENDO A 29,4%. NON VA MEGLIO A VANNACCI CHE PERDE ANCORA TERRENO E SI PORTA ORA AL 3,4%
    • “IL ‘NON CONDIVIDO E NON CONDANNO’ DELLA MELONI È UN SEGNO DI DISAGIO E DEBOLEZZA POLITICA”. LO STORICO GIANNI OLIVA: “LA POSIZIONE ESPRESSA DALLA PREMIER SU QUANTO STA ACCADENDO IN IRAN E IN MEDIO ORIENTE RICORDA UN ALTRO ‘PONZIOPILATISMO’ STORICO. IL FAMOSO ‘NÉ ADERIRE NÉ SABOTARE’ INVENTATO DAI SOCIALISTI ITALIANI NEL 1915 DI FRONTE ALLA DECISIONE DI ENTRARE IN GUERRA”
    • ANCHE NATHAN TREVALLION, PADRE DELLA “FAMIGLIA NEL BOSCO”, SI È ROTTO I COGLIONI DELLA MOGLIE CATHERINE BIRMINGHAM: L’UOMO HA DATO UN ULTIMATUM ALLA SUA INTRANSIGENTE CONSORTE, CHE PRETENDE DI EDUCARE I FIGLI NON RISPETTANDO LA LEGGE ITALIANA E GLI STANDARD MINIMI DI IGIENE E ISTRUZIONE: “ADESSO FAI COME DICO IO O MI PRENDO I FIGLI DA SOLO”
    • “TRUMP NON HA IDEA DI COME PORRE FINE ALLA GUERRA CON L’IRAN”.THOMAS FRIEDMAN SUL “NEW YORK TIMES”: “È OVVIO CHE TRUMP E NETANYAHU HANNO INIZIATO QUESTA GUERRA SENZA AVERE IN MENTE UN OBIETTIVO FINALE CHIARO. NETANYAHU, SOSPETTO, SAREBBE PROBABILMENTE FELICE DI TRASFORMARE L’IRAN IN UN’ALTRA GRANDE GAZA”
  • Commenti recenti

    • Log In

      • Accedi
      • Feed dei contenuti
      • Feed dei commenti
      • WordPress.org
    • Credits: G.I





    Usiamo i cookie anche di terze parti autorizzate. Continuando a navigare su questo sito, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.
    PreferenzeCONTINUA
    Manage consent

    Privacy Overview

    This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
    Necessary
    Sempre abilitato
    Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
    CookieDurataDescrizione
    cookielawinfo-checbox-analytics11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
    cookielawinfo-checbox-functional11 monthsThe cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
    cookielawinfo-checbox-others11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
    cookielawinfo-checkbox-necessary11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
    cookielawinfo-checkbox-performance11 monthsThis cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
    viewed_cookie_policy11 monthsThe cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
    Functional
    Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
    Performance
    Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
    Analytics
    Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
    Advertisement
    Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.
    Others
    Other uncategorized cookies are those that are being analyzed and have not been classified into a category as yet.
    ACCETTA E SALVA