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TELEMELONI: I VOLTI NUOVI SAREBBERO QUELLI DI BARBARESCHI, GREGORACCI, VENEZI E LATELLA

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

PER BERTONE C’E’ IL BAVAGLIO ORBANIANO… FLOP GARANTITI PER LA GIOIA DELLA CONCORRENZA… GLI ITALIANI PAGANO IL CANONE PER SENTIRE LA PROPAGANDA SOVRANISTA

Non ci sono più gli Epurator di una volta. Quelli che bastava un editto bulgaro per buttare fuori dalla Rai anchorman e comici sgraditi. Per punire Serena Bortone, che è una giornalista interna e non può essere licenziata come pure l’ad Roberto Sergio avrebbe voluto, TeleMeloni ha deciso di condannarla a un lento oblio catodico.
La pena da scontare per aver smascherato la censura ai danni di Antonio Scurati. Necessaria, anche, per far spazio a volti di provata fede — Luca Barbareschi, Elisabetta Gregoraci, perfino Beatrice Venezi — in grado di incarnare la destra al potere.
I dirigenti del servizio pubblico hanno difatti cancellato il talk Chesarà… a dispetto di ascolti cresciuti fino al 6% di share (4 di media stagionale); hanno dimezzato le apparizioni video di Bortone, da due serate a una; le hanno assegnato un nuovo format curato dal Day Time e ancora tutto da inventare, in cui non potrà parlare di politica. Un divieto tassativo, esplicitato ieri nel Cda chiamato a prendere atto dei palinsesti autunnali.
Per continuare a fare il suo mestiere, la conduttrice dovrà occuparsi di filosofia e cultura. Senza mai, ed è stato ribadito mai, invitare esponenti di partito né discettare di governo e opposizioni. Paletti che fanno già intravedere l’esito finale: un programma così ingessato nell’access del sabato sera faticherà a scaldare l’audience. Chiuderlo anzitempo sarà più facile. La vendetta consumata a freddo e addebitata tutta alla giornalista di Rai3.
A sollevare il caso in Consiglio è stata Francesca Bria (in quota Pd). La quale ha preteso che fossero i direttori dell’Approfondimento e del Day Time, Paolo Corsini e Angelo Mellone, a spiegare le ragioni per cui Chesarà… è stato soppresso per proporre una trasmissione diversa nella stessa fascia oraria e sulla medesima rete. «Perché cambiare titolo e costringere Bortone a ripartire da zero? Perché è stata annullata la puntata della domenica che aveva ascolti maggiori? Il nuovo format conterrà anche informazione politica, visto che parliamo di una caporedattrice che di questo si è sempre occupata?». Domande a cui è stato risposto che lo share era troppo basso, anche se altri conduttori — vedi Salvo Sottile, Laura Tecce o Chiambretti — hanno fatto peggio e sono stati confermati. «Ma così si rischia di svilire la sua professionalità, di limitarne la libertà, facendo apparire la scelta come una ritorsione per il caso Scurati», ha protestato Bria. Invano.
Hanno una priorità, i vertici Rai: cambiare la narrazione, attraverso palinsesti e mezzibusti, per renderla più aderente al credo meloniano. Non a caso fra le novità emergono lo sbarco in prima serata su Rai2 della Iena Antonino Monteleone, segnalato alla conferenza programmatica di FdI a Pescara; il ritorno di Luca Barbareschi con Terapia di coppia; il programma di beauty — Questione di stile — affidato a Elisabetta Gregoraci, ex moglie di Flavio Briatore, nella seconda serata di Rai1; la stessa collocazione della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi con Musica maestro. Massimo Giletti avrà il lunedì di Rai3, Morgan l’access prime time, mentre il nuovo acquisto Maria Latella andrà in seconda serata il martedì, ma solo dopo che la Rai avrà comprato da Sky il format A cena da Maria al quale lei non intende rinunciare. A farne le spese, i volti storici della terza rete. Domenica Report dovrà alternarsi con Presa diretta (spostato per far spazio a Giletti) e inizierà a fine ottobre, quando il competitor più diretto — Fabio Fazio — sarà già in onda da un mese. Peggio va a Gocce di Petrolio, confinato nel primo pomeriggio di venerdì. «Tutte collocazioni sfavorevoli», si sono ribellati Bria e il grillino Alessandro Di Majo, «che penalizzano gli interni a vantaggio di professionalità e produzioni esterne». Parole inutili. A TeleMeloni interessa altro. E non è il servizio pubblico
(da Il Fatto Quotidiano)

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“MAZZA SI DEVE DIMETTERE”: LO SCRITTORE SANDRO VERONESI ATTACCA IL COMMISSARIO DEL GOVERNO CHE AVEVA ESCLUSO ROBERTO SAVIANO DALLA FIERA DEL LIBRO DI FRANCOFORTE SPIEGANDO CHE LA SCELTA ERA RICADUTA SU AUTORI LE CUI OPERE “FOSSERO COMPLETAMENTE ORIGINALI”

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

INNOCENZO CIPOLLETTA, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE ITALIANA EDITORI, CHIEDE SCUSA… FRANCESCO PICCOLO INCALZA MAZZA: “UN GIUDIZIO COSÌ SPREZZANTE SU SAVIANO, IL COMMISSARIO LO DEVE SPIEGARE, NON È UNA QUESTIONE DI GUSTO PERSONALE, È UN RAPPRESENTANTE DELLE ISTITUZIONI”

Il giorno dopo è quello della bilancia. Si prendono le parole di Innocenzo Cipolletta nell’intervista di ieri a Repubblica e si pesano: le scuse del presidente dell’Associazione italiana editori agli scrittori per l’affaire Saviano-Buchmesse, pesano molto.
Così come pesa la presa di distanza di Cipolletta da Mauro Mazza, il commissario governativo, improvvido nel giudizio sull’esclusione di Saviano.
Basterà? Molti autori aspettavano un segnale, ora apprezzano. A questo punto la pedina mancante è proprio Mazza, ci si aspetta che parli. Sandro Veronesi, via Whattsapp è sintetico e inequivocabile: «Mazza dovrebbe dimettersi, altro che spiegare. Spiegare si è spiegato benissimo. Per quanto mi riguarda la questione è chiusa».
Tra gli scrittori in queste ore è ripresa la catena dei messaggi. C’è chi ha valutato positivamente la mossa di Cipolletta, rimangono certo alcune riserve, ma è da qui che si deve ripartire: «È un passo molto importante perché le nostre ragioni sono state riconosciute», dice Viola Ardone.
La Fiera del libro di Francoforte si avvicina – mancano quattro mesi – e rischiamo di arrivare stremati. L’Aie finalmente sembra aver preso atto del disagio degli scrittori. Il dialogo potrebbe riprendere? Molto probabile. Francesco Piccolo pragmaticamente aspetta di vedere se Mauro Mazza risponde al suo appello.
Durante Repubblica delle Idee lo scrittore aveva sollecitato il commissario perché spiegasse la sua uscita poco felice su Saviano, tacciato di fronte alla stampa straniera di essere poco originale. Oggi Piccolo è in attesa, prima di decidere se andare a Francoforte, che Mazza dica qualcosa: «Un giudizio così sprezzante su Saviano, il commissario lo deve spiegare, non è una questione di gusto personale, è un rappresentante delle istituzioni».
Più scettico Paolo Giordano, coordinatore della lettera polemica all’Aie firmata da 41 scrittori tra i 100 invitati, che ha gestito queste ultime fasi del confronto con l’Associazione editori da una nave Ong, dove è per un reportage. Comunica attraverso messaggini, ammette la stanchezza: «Ho fatto raffreddare un attimo la testa, e confesso che qui dalla nave è difficile avere lucidità, o forse se ne ha di più?».
Non è piaciuto a Giordano, e ad altri, l’esempio fatto da Cipolletta per spiegare l’assenza di Saviano, quell’aver citato Domenico Starnone come altro caso di grande autore escluso oltre Saviano: «Esempio falso, perché è stato a Lipsia nello stesso programma francofortese». Quel riferimento è “impreciso” anche per Viola Ardone, perché Starnone fa comunque parte di un progetto chiamato Destinazione Francoforte: «È sembrato un modo per minimizzare la questione Saviano».
(da La Repubblica)

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IN EUROPA GIORGIA È STATA FREGATA E ANCHE MARINE NON STA TANTO BENE

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

O MELONI VOTA UN ACCORDO E SI AUTOCERTIFICA LA MARGINALITÀ O RIFIUTA E FINISCE ANCORA PIÙ NELL’ANGOLO. MA ANCHE LE PEN RISCHIA. IN EUROPA È GIÀ FUORI DAI GIOCHI E L’ESITO DELLE LEGISLATIVE È TUTT’ALTRO CHE SCONTATO

Mancavano pochi giorni alle Europee quando Marine Le Pen lanciava un appello a Giorgia Meloni: «È il momento di unirci, non possiamo lasciarci scappare un’occasione simile ». Roba grossa. Roba nuova.
Mai andate troppo d’accordo Meloni e Le Pen, così uguali nel percorso politico, così diverse nel carattere e nei tentativi spesso vani di uscire dal ghetto postfascista, da cui la tentazione continua di restarci e riarredarlo, ciascuna il proprio.
Ma aveva ragione Le Pen: dalle urne europee entrambe sono uscite vincitrici, l’occasione c’è. O forse bisogna già dire che c’era, tempo imperfetto, come molti calcoli delle due leader dell’ultradestra.
L’occasione, è evidente, rischia di scappare sia alla presidente del Consiglio che alla leader del Rassemblement National. Di sicuro a Meloni, che ieri con un discorso alla Camera si è lamentata dell’esclusione dagli accordi per i ruoli di vertici nell’Unione europea e ne ha fatto un problema di lesa maestà nazionale, come se l’intesa tra Popolari, Socialisti e Liberali in vista del Consiglio europeo fosse stata presa contro l’Italia anziché contro di lei e il suo partito, In quanto presidente dei Conservatori, una delle litigiosissime famiglie dell’Europa nera e sovranista, ovviamente nemica di quella dove sta Le Pen insieme a Matteo Salvini.
Meloni sta ora impalata davanti al bivio che molti le avevano prospettato da mesi, quando lei fingeva fosse possibile stare un po’ di qua e un po’ di là, la mattina sovranista e la sera europeista, a pranzo con Urso e a cena con Ursula, aspirante statista a Bruxelles e irriducibile autarchica a Roma dove concionava di mettere in saccoccia francesi e tedeschi e aprire la Ue come una scatoletta di tonno. Invece no: o Meloni vota un accordo preso sulla sua testa e si autocertifica la marginalità o rifiuta e finisce ancora più nell’angolo. Ma anche Le Pen rischia.
In Europa, non è una notizia, è già fuori dai giochi. È in patria che Le Pen potrebbe finire nella trappola del nemico Macron, che di voti alle Europee ne ha presi pochini, ma ha letto l’arte della guerra di Sun Tzu — ritirarsi per attaccare meglio dopo — più che Robert Brasillach, lo scrittore collaborazionista tuttora caro ai nostalgici del Rassemblement (e a molti Fratelli d’Italia).
L’esito delle imminenti legislative è tutt’altro che scontato: si vota con il doppio turno e gli anti lepenisti sono ancora, fino a prova contraria, i due terzi dell’elettorato francese. Le ultime proiezioni sui seggi all’Assembleanazionale non sono confortanti per Le Pen: 220-260 seggi per il Rn e i suoi alleati. La maggioranza assoluta è a quota 289. Lontanuccia.
Leader assolute di partiti costruiti a loro immagine, forze storiche ma familiste — una ha ricevuto la leadership in eredità dal padre, l’altra ha messo la sorella a coordinare Fratelli d’Italia e il cognato in Consiglio dei ministri — les madames dell’Europa nera cercano da anni di barcamenarsi tra la volontà di mostrarsi emancipate dal passato e la protervia di rivendicarlo come segno di diversità e alterità al sistema, salvo atteggiarsi a vittime se il sistema si difende dalle loro scorribande.
Meloni fa la faccia dura in casa e si mostra più conciliante in Europa, poi si ritrova nella non semplice posizione di dover spiegare perché sia così disdicevole e antidemocratico rieleggere una presidente di Commissione con cui ha condiviso missioni, sorrisi e foto.
Le Pen il contrario: postura domestica più moderata, postura continentale più truce. In Francia la sua ripulitura è nota con il termine di dédiabolisation, la de-demonizzazione: ha cambiato nome e simbolo al partito, la fiamma del fu Front National è ora stilizzata, si adonta se la definiscono di estrema destra. L’italiana si è reinventata atlantista doc, la francese sta ancora cercando di nascondere il putinismo smaccato degli ultimi anni, che la leader di FdI ha dismesso del tutto dopo averlo a sua volta celebrato nella autobiografia Io sono Giorgia.
Tutto un inseguirsi e scavalcarsi ora a destra e ora sinistra, per poi correre il serio rischi di trovarsi ognuna dov’era, unite sì, […] ma solo in un unico irrilevante scenario, quello in cui per puntiglio e disperazione Meloni dice no agli accordi europei e raggiunge Marine in un angolo comune del ghetto, nemmeno troppo arredato.
(da La Repubblica)

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LA MELONI STREPITA PERCHÉ POPOLARI, SOCIALISTI E LIBERALI L’HANNO MESSA ALL’ANGOLO. MA È LEI AD ESSERSI ISOLATA DA SOLA: SI È SOTTRATTA DALL’INIZIO ALLA TRATTATIVA SUI “TOP JOBS”, E ORA ROSICA E NON RISPONDE ALLE TELEFONATE DEL GRECO MITSOTAKIS. E NON VOLENDO SPACCARE ECR, CONTINUA A NON DECIDERSI A FARE IL SALTO E DICHIARARE CHE VOTERÀ URSULA VON DER LEYEN

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

METTERSI ALL’OPPOSIZIONE PERÒ È UN BOOMERANG, VISTA LA DISASTRATA ECONOMIA ITALIANA: CON LA PROCEDURA D’INFRAZIONE IL GOVERNO DOVRÀ TROVARE 12 MILIARDI ALL’ANNO PER FAR RIENTRARE IL DEFICIT, SPAZI PER AGIRE NON CE NE SONO. E L’ULTIMA PAROLA, SPETTA SEMPRE A BRUXELLES

Voto a favore, contrario oppure astensione sui Top Jobs? Il presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, ieri non ha chiarito cosa intende fare sulle nomine dei tre prossimi leader delle istituzioni dell’Ue. In un discorso in Parlamento ieri, Meloni ha nuovamente mostrato tutta la sua rabbia per non aver partecipato alle trattative condotte tra i capi di Stato e di governo dei partiti della maggioranza europeista. Meloni “deciderà sulla base del dibattito”, ci ha confidato una fonte ben informata.
Un modo di tenersi le mani libere per negoziare sul commissario italiano. Toccherà a Ursula von der Leyen dialogare direttamente con Meloni, come capo del governo italiano e non come leader del partito dei Conservatori e riformisti europei (ECR). Ma non al Consiglio europeo.
Gli altri leader ritengono che annunciare una vicepresidenza esecutiva della Commissione per Meloni subito potrebbe mettere a rischio la conferma di von der Leyen al Parlamento europeo, spingendo deputati socialisti e liberali a votare contro. Nel 2019 i posti di vicepresidenti esecutivi della Commissione furono attribuiti ai tre partiti della maggioranza europeista. “Meglio negoziare con Meloni dopo il 18 luglio”, ci ha detto un’altra fonte.
«Io l’ho informata, ma lei non ha voluto discutere». Tre giorni fa uno dei “negoziatori” del Ppe, il premier greco Mitsotakis (che pure era sensibile ad un dialogo con la destra), era stato incaricato di parlare con la presidente del Consiglio italiana per descrivere la situazione. Per farle capire l’accordo raggiunto tra le tre grandi “famiglie” politiche dell’Unione: Popolari, Socialisti e Liberali. Si trattava di un atto di rispetto nei confronti del governo italiano e non della parte politica rappresentata da Giorgia Meloni. E il leader di Atene ha poi riferito così l’esito della telefonata.
Il punto è proprio questo: la premier italiana si è sottratta a una vera trattativa sui cosiddetti “top jobs” Ue e si è isolata. Ha sovrapposto il ruolo politico di Fratelli d’Italia e dell’Ecr (I Conservatori) con quello istituzionale dell’esecutivo del nostro Paese. Senza prendere atto che i risultati delle elezioni europee avevano riconsegnato le chiavi di Palazzo Berlaymont e dell’Europa Building alla coalizione tradizionale formata da Ppe, Pse e Renew. E che permaneva il “cordone sanitario” nei confronti della destra sovranista.
Un isolamento che sta spostando Roma nelle braccia di Paesi considerati ormai “paria” in Europa come l’Ungheria di Orbán e la Slovacchia di Fico. Gli unici tre membri che ancora non hanno aderito al “pacchetto” di nomine. Con un’aggravante: Budapest e Bratislava sono ormai su una linea dichiaratamente filorussa. Un fattore in netta contraddizione con l’unico elemento di certezza in politica estera della squadra meloniana: l’atlantismo.
Ovviamente tutti si aspettano che nel Consiglio europeo che prende il via oggi pomeriggio ci sia alla fine una convergenza. Non solo sulle nomine ma anche sull’agenda strategica. Ossia sugli obiettivi Ue dei prossimi cinque anni. Ma nessuno dei “big” […] è intimorito dall’eventualità che l’Italia confermi la sua scelta di tenersi fuori dagli accordi.
Anzi, gli apprezzamenti di Palazzo Chigi nei confronti della lettera inviata da Ursula von der Leyen nella parte che riguarda la lotta alla immigrazione illegale, ha aperto un spiraglio. Nello stesso tempo ha sorpreso l’attenzione insistente di Meloni su una questione importante ma che ha uno sviluppo lungo nel tempo anziché concentrarsi sulle emergenze del nostro Paese.
Nelle interlocuzioni informali, infatti, è sistematicamente emerso un dato che potrebbe diventare esplosivo se la posizione italiana di autoisolamento proseguisse nei prossimi mesi: la situazione economica.
Il nostro Paese, infatti, al di là della propaganda, continua a camminare su un crinale scivolosissismo. Lo spread […] dalle elezioni europee in poi ha avuto dei costanti rialzi. Soprattutto nessuno esclude che la tensione sul nostro debito pubblico possa aumentare nei prossimi mesi. In primo luogo perché a settembre il governo dovrà presentare, in base al nuovo Patto di stabilità, un piano di rientro dal deficit con tagli di almeno 12 miliardi ogni anno per i prossimi sette. Lacrime e sangue, insomma.
E poi perché la curva del debito non si riduce. Le risorse del Pnrr nei prossimi due anni si basano prevalentemente su prestiti e non sulle gratuità (sfruttate in questa prima parte del Pnrr) e quindi peseranno sui conti. In particolare se i fondi non saranno pienamente utilizzati. E allora, in questo contesto, l’avvertimento che i “negoziatori” di Ppe, Pse e Renew — ossia dei capi di Stato e di governo di Germania, Francia, Spagna, Polonia. Grecia e Olanda — hanno lanciato verso Palazzo Chigi è anche questo: isolarsi non conviene.
Mettersi in un angolo verrebbe percepito dai mercati come un elemento di debolezza. E l’Italia rimane, sotto questo punto di vista, un osservato speciale. Un quadro complessivo che sta obbligando Ursula von der Leyen ad essere meno disponibile nei confronti dell’Italia rispetto ai mesi scorsi. La presidente della Commissione sa che un passo in avanti di troppo verso Meloni le farebbe perdere i voti dei socialisti nel Parlamento europeo.
Con lei vuole dunque trattare riservatamente e sul piano istituzionale, non su quello politico. Prima dell’inizio del summit di oggi l’intenzione di von der Leyen è di chiamarla o di avere un chiarimento faccia a faccia. L’unico elemento possibile di trattativa è il portafoglio da assegnare al Commissario italiano che rispetterà il peso dell’Italia e non di FdI. La premier italiana vorrebbe una vicepresidenza esecutiva. Richiesta su cui permangono molti dubbi. Tra oggi e domani, però, la scelta definitiva per Meloni è un’altra: uscire dall’isolamento o crogiolarsi in esso.
(da agenzie)

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PIÙ CHE DAI “NEMICI” MACRON E SCHOLZ, MELONI DOVREBBE GUARDARSI LE SPALLE DAGLI “AMICI” CONSERVATORI: I POLACCHI DEL PIS SONO INCAZZATI PER LA “TRATTATIVA” SOTTOBANCO CON IL PPE, E MINACCIANO DI LASCIARE ECR PER APPARENTARSI CON ORBAN

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

IL PREMIER CECO FIALA, INVECE, UNICO CONSERVATORE IN CONSIGLIO EUROPEO INSIEME ALLA MELONI, È PRONTO A VOTARE URSULA VON DER LEYEN

È possibile che i toni alti della premier nascano dal calcolo di pesare di più se domenica in Francia la destra di Marine Le Pen dovesse prevalere. In quel caso, l’esigenza di coinvolgere il suo gruppo dei conservatori, ritenuti più moderati e non sospettati di simpatie filorusse, diventerebbe più verosimile.
Ma il rischio di uno scontro aperto con le nascenti istituzioni europee non va sottovalutato: sul piano interno e internazionale. Basta mettere in fila quanto ha detto ieri il vicepremier Matteo Salvini e altri leghisti.
Fa capire che gli alleati italiani di Le Pen si preparano a bersagliare Meloni, se alla fine puntellerà coi suoi voti la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Il problema, tuttavia, si acuirebbe se Meloni si sentisse spinta ad avallare una linea conflittuale: cosa che ha evitato saggiamente in quasi due anni a Palazzo Chigi.
Con una procedura di infrazione contro l’Italia per eccesso di deficit, e dunque con l’esigenza di negoziare margini di flessibilità e evitare manovre correttive pesanti, sarebbe una sfida piena di incognite.
Ieri doveva tenersi la riunione costitutiva del gruppo dei Conservatori e riformisti europei, consacrando il successo politico di Giorgia Meloni, che è riuscita a far diventare la sua formazione la terza forza del Parlamento europeo davanti ai liberali di Renew.
Il gruppo ECR ha 83 eletti, secondo i dati pubblicati dallo stesso Parlamento europeo. Ma il partito nazionalista polacco Legge e Giustizia (PiS) ha fatto saltare la riunione costitutiva. Secondo alcune fonti, i deputati del PiS sarebbero entrati in conflitto con la delegazione di Fratelli d’Italia sulla ridistribuzione interna all’Ecr degli incarichi dentro al gruppo e al Parlamento europeo.
Secondo altre fonti, alcuni eletti del PiS vorrebbero emigrare in un altro gruppo di estrema destra, in particolare se Viktor Orban riuscirà a creare una sua formazione. In ogni caso, dopo il trionfo, questo episodio che dimostra la fragilità della destra sovranista rappresenta una seconda battuta d’arresto per Meloni. La prima è stata la decisione del Fidesz di Orban di non aderire all’ECR per la decisione di far entrare un partito nazionalista rumeno. La riunione costitutiva dell’ECR è stata rinviata al 3 luglio.
Anche il premier ceco Petr Fiala, esponente dei conservatori e unico alleato di Giorgia Meloni al Consiglio europeo, ha deciso che voterà l’accordo sul pacchetto di nomine Ue che è stato “precotto” dai leader delle tre forze di maggioranza durante la videoconferenza di martedì.
Una decisione che mette la premier ancor più con le spalle al muro in un momento in cui il gruppo dei Conservatori all’Europarlamento sta rischiando l’implosione. Nonostante i recenti ingressi che lo hanno trasformato nella terza forza politica all’interno dell’Eurocamera, ieri il gruppo Ecr si è trovato costretto prima a rimandare e poi ad annullare la sua riunione costitutiva per via delle divergenze tra la delegazione di Fratelli d’Italia e quella dei polacchi del PiS, ancora irritati per il mancato ingresso degli ungheresi di Fidesz. Al centro dello scontro, la distribuzione delle cariche, ma anche la linea di dialogo con il Ppe.
La dinamica che si sta producendo su due diversi fronti vede ora Meloni stretta in una tenaglia: da una parte il “moderato” Fiala che – attratto dalle sirene del Ppe – è pronto ad accodarsi all’intesa per il bis di Ursula von der Leyen, dall’altro i ribelli polacchi che invece si comportano da partito d’opposizione. Fonti diplomatiche si aspettano che al Consiglio europeo di oggi il premier ungherese Viktor Orban e lo slovacco Robert Fico (probabilmente sostituito dal presidente Peter Pellegrini) voteranno contro il pacchetto di nomine che include anche il portoghese Antonio Costa alla presidenza del Consiglio europeo e la estone Kaja Kallas come Alto Rappresentante.
Meloni dovrà dunque decidere se stare con il gruppo dei sabotatori, se seguire Fiala sulla linea “responsabile” oppure – molto più probabilmente – astenersi. Questo le permetterebbe di non mettere la propria firma sotto un’intesa siglata da altri e al tempo stesso tenersi le mani libere per negoziare con Ursula von der Leyen il sostegno dei suoi 24 eurodeputati al Parlamento in cambio di un portafoglio di peso nella prossima Commissione.
In ogni caso il quorum necessario per dare il via libera al pacchetto di nomine sembra essere largamente alla portata: per fermarlo servirebbe una minoranza di blocco composta da almeno quattro Paesi che rappresentino il 35% della popolazione Ue oppure almeno otto Paesi, a prescindere dalla loro dimensione. Non sembra essere questo il quadro.
Considerando il suo sostegno al Consiglio europeo numericamente ininfluente, Meloni proverà invece a far valere il pacchetto di voti in Parlamento. Fonti vicine alla premier sostengono che secondo il pallottoliere di Palazzo Berlaymont mancherebbero alla conta circa 50 voti rispetto a quelli normalmente previsti dai tre gruppi di maggioranza. E che dunque questo potrebbe mettere a rischio il raggiungimento della soglia dei 361 voti per l’elezione di Ursula von der Leyen.
In questo contesto, la delegazione di Fratelli d’Italia punta a mettere sul piatto i suoi 24 eurodeputati, ben sapendo però che la presidente della Commissione ha ricevuto un’offerta analoga – e oggettivamente più corposa – da parte dei Verdi, che vogliono entrare a far parte della maggioranza con i loro 54 voti.
Ieri, intanto, Ursula von der Leyen ha inviato un segnale a Meloni con una lettera sul dossier immigrazione che, seppur con molta cautela, apre alla possibilità di esternalizzare l’esame delle domande d’asilo.
(da La Stampa)

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INCHIESTA FANPAGE, SI DIMETTE ANCHE ELISA SEGNINI DALLA SEGRETERIA DELLA CAPOGRUPPO DI FDI IN COMMISSIONE BILANCIO

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

LE OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO: “MELONI CONTINUA A TACERE”… IL PD: “MINACCE A ELLY SCHLEIN, LA MELONI NON CONDANNA?”

L’inchiesta di Fanpage sulle nuove leve di Fratelli d’Italia, iscritti e attivisti di Gioventù Nazionale, ha fatto cadere la prima testa, è quella di Flaminia Pace.
La giovane dirigente ha lasciato l’incarico di che ricopriva all’interno del Consiglio nazionale dei giovani, nominata in quota FdI. E dopo la seconda puntata di Fanpage su Azione giovani, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, secondo quanto si apprende Elisa Segnini si è dimessa da capo segreteria di Ylenja Lucaselli, capogruppo del partito in commissione Bilancio alla Camera.
Flaminia Pace è una giovane dirigente del partito fondato da Giorgia Meloni e dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Ha fondato a Roma Nord il circolo Casa Italia, che è uno di quelli diventato teatro dell’inchiesta di Fanpage. Era componente della Commissione Affari europei e cooperazione al Consiglio nazionale giovani di Fratelli d’Italia. Durante le riprese, fatte di nascosto, la si sente parlare dei fondi che il movimento giovanile del partito più votato nel nostro Paese, che arriverebbero dal denaro destinato al servizio civile fatto in Gioventù Nazionale: «Avremo un altro tipo di entrata che ci deriverà dal servizio civile – dice senza sapere di essere ripresa – i soldi vengono dallo Stato, a ogni ragazzo per fare questo volontariato vengono dati 500 euro al mese. Che dobbiamo fare però per fare servizio civile? Nulla. Dei 500 euro si gradisce una buona offerta».
Non mancano le frasi antisemite: «La cosa più bella è stata ieri a prendersi per il c…o sulle svastiche e poi io che avevo fatto il comunicato stampa in solidarietà a Ester Mieli». Il riferimento è alla senatrice di FdI alla quale, in un programma Rai era stato domandato se fosse ebrea. Flaminia ha parlato anche delle frequentazioni del padre con il gruppo terroristico di estrema destra del Nar e in particolare con Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, condannati – tra le altre cose – per la strage alla stazione di Bologna.
Nella seconda puntata dell’inchiesta di Fanpage, Segnini viene ripresa senza che lo sapesse e dice: «Non ho mai smesso di essere razzista e fascista». E poi ha aggiunto: «Vado a Budapest a fare festa e a Orban dico che Ilaria Salis deve marcire in galera con i topi. E i ratti che le mangiano i piedi».
Le opposizioni: «Meloni continua a tacere»
Nel frattempo, le opposizioni partono all’attacco. «Le parole timide e balbettanti di Donzelli non sono sufficienti: servono dichiarazioni chiare e senza nessuna ambiguità da parte di Giorgia Meloni che è chiamata non solo a censurare ma ad allontanare le frange estremiste, razziste e fasciste dentro a Gioventù Nazionale», scrive in una nota Simona Malpezzi, capogruppo Pd nella Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.
«Ed è incredibile che la premier e leader di FdI, Giorgia Meloni, non abbia ancora espresso una parola di solidarietà nei confronti della collega Ester Mieli, a cui esprimo tutta la mia vicinanza, per gli attacchi antisemiti che le sono stati rivolti. Chi rimane in silenzio è complice con le cose gravissime ascoltate nell’inchiesta di Fanpage e se ne assume la responsabilità politica».
All’attacco anche la deputata del Pd Laura Boldrini che denuncia: «Non sono casi isolati: è sistema. Tra i giovani del partito di Giorgia Meloni regnano l’antisemitismo, il razzismo, la nostalgia del regime fascista». Condanna anche dalla Comunità ebraica di Roma che ha definito le immagini «vergognose», cariche di «razzismo e antisemitismo».
(da La Stampa)

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I SECONDI PIU’ LUNGHI DI SALVINI

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

NON C’E’ NEANCHE BISOGNO DELLO PSICHIATRA PER ANALIZZARE LA FACCIA, I GESTI E LA POSTURA DEL CAPITONE QUANDO “E’ COSTRETTO” AD ALZARSI PER UN MINUTO DI RACCOGLIMENTO PER IL GIOVANE INDIANO MORTO SUL LAVORO

Tutto si svela nell’anatomia di un istante. Non c’è neanche bisogno dello psichiatra per analizzare la faccia, i gesti e la postura di Matteo Salvini inquadrato lungo quei cinquanta secondi in cui Giorgia – la sua mai digerita capitana d’avventura – rende omaggio a Satnam Singh, l’indiano morto per amputazione di tutti i suoi diritti e per il dissanguamento del braccio reciso e buttato nella cassetta della frutta, lasciato accanto al corpo abbandonato come si fa con la spazzatura.
Meloni sta dicendo in Aula: “Approfitto di questo passaggio per ricordare l’orribile e disumana morte di Santan Singh, 31 anni, il bracciante che veniva dall’India…”. Accanto a lei si vede Salvini con lo sguardo infossato nel buio della sua stessa ombra che a braccia conserte resta immobile, colto di sorpresa da una compassione che non gli risulta e meno che mai lo riguarda.
Meloni: “Per il modo atroce in cui quella morte è avvenuta…” Trapela dalla lontananza dell’aula, fuori dall’inquadratura, un piccolo applauso che sale. Salvini serra le mandibole e le orecchie.
Meloni: “Per l’atteggiamento schifoso del suo datore di lavoro…”. Si rafforza l’applauso. Il mite Tajani, l’altro cartonato che sta seduto alla destra di Meloni, muove appena le mani accennando anche lui l’applauso.
Meloni getta un’occhiata al Salvini immobile seduto alla sua sinistra, e intanto dice: “È l’Italia peggiore…”. Salvini inspira, restando nascosto dentro al suo marmo identitario, sperando di non essere visto, come i bimbi quando chiudono gli occhi per non essere scoperti. Meloni lo perlustra dal Nord dei piedi al Sud della testa per un lungo istante. La sua è un’occhiata scheggiata di disprezzo che si posa e si allontana. Tossisce. Si volta. Stringe gli occhi. Sta pensando che mentre Tajani ubbidisce, il Salvini truce non si muove, non ha intenzione di assecondare l’inserto umanitario.
Meloni tossisce di nuovo, mentre l’applauso sale. E nel preciso istante in cui si muove sembrando a tutti che stia per applaudire anche lei, l’erbivoro Salvini prende vita, muove la mano sinistra in viaggio verso la destra, credendo di assecondare Meloni che invece non applaude, ma si sta allungando verso il bicchiere. In sottofondo i deputati si stanno alzando tutti in piedi
Meloni respira l’intera pausa, accoglie l’omaggio, lo impone ai suoi due sottoposti soffiando l’ordine appena bisbigliato a renderlo obbligatorio: “Ehi, rega’, alzatevi pure voi!”. Tajani lestamente ubbidisce. Anzi fa di più, dice piano a Giorgia: “Ho fatto chiedere i visti per la famiglia”. Lei non capisce: “Cosa?”. Lui le si avvicina con zelo: “Ho fatto chiedere agli uffici il visto per la famiglia”. E Giorgia, come fosse il suo scolaro, lo premia con un “Ah, sì, bravo”. Salvini invece ancora niente. Si rinserra nelle spalle, rigira due occhiate a spazzare di nuovo il pavimento per l’insofferenza malamente repressa. Ma davvero deve alzarsi anche lui? Il capo dei popoli padani, il ganzo del Papeete? Il plurimo ministro plenipotenziario del Ponte sullo Stretto e dell’Autonomia differenziata che lo allargherà del doppio?
Salvini fa passare altri secondi di insubordinazione e finalmente – mentre tutte le trombe della Lega gli soffiano dentro la testa, sventolano i bandieroni di Pontida, si alzano in volo le corna e gli spadoni delle feste, i rosari e i crocefissi dei comizi, galleggiano tra le onde i migranti sui barconi e dondolano alla deriva le navi delle odiate Ong, con uomini, donne, bambini a scoppiare di sete e di caldo mentre lui contabilizza i voti guadagnati, al diavolo i 49 milioni di debiti da pagare in 70 rate nei prossimi 70 anni – ecco che finalmente si alza, sale in superficie, finge di tossire per riunire le mani davanti alla bocca e sempre guardando il pavimento, scocciatissimo, con le mani che appena si toccano, concede anche lui lo stentato omaggio dell’applauso al negro.
(da Il Fatto Quotidiano)

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LA COMUNITA’ EBRAICA CONDANNA L’ANTISEMITISMO DEI GIOVANI DI FRATELLI D’ITALIA

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

“IL PARTITO PRENDA PROVVEDIMENTI ADEGUATI, IMMAGINI VERGOGNOSE DI RAZZISMO E ANTISEMITISMO”

Con un tweet Victor Fadlun, Presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha commentato la seconda puntatadell’inchiesta Gioventù Meloniana di Fanpage.it, in particolare condannando le frasi antisemite e razziste dei dirigenti e dei militanti dell’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia.
“La Comunità Ebraica di Roma condanna le immagini vergognose di razzismo e antisemitismo emerse dall’inchiesta di Fanpage ed esprime solidarietà alla senatrice Ester Mieli, vittima di offese intollerabili. Chiediamo che vengano presi provvedimenti adeguati, anche da FDI come ha annunciato. È imperativo che la società e le istituzioni reagiscano con forza contro ogni forma di odio e discriminazione”, ha dichiarato Fadlun.
Nell’inchiesta si sente tra gli altri la dirigente romana di Gioventù Nazionale, già lanciata verso le prossime elezioni comunali, che dice lo scorso 24 aprile: “La cosa più bella è stata ieri a prendersi per il culo per le svastiche e poi io che avevo fatto il comunicato stampa di solidarietà a Ester Mieli…”.
Deputata di Fratelli d’Italia, già portavoce della Comunità ebraica di Roma, Mieli si vede già nella prima puntata dell’inchiesta mentre con Arianna Meloni e altri esponenti di spicco del partito partecipa all’inaugurazione proprio della sede di Gioventù Nazionale Pinciano, a Roma Nord, di cui Pace è coordinatrice. Poco dopo i saluti istituzionali un concerto di musica identitaria, tra saluti romani e “Duce Duce”.
(da agenzie)

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DOPO GLI INSULTI RAZZISTI E ANTISEMITI EMERSI NELL’INCHIESTA DI FANPAGE FLAMINIA PACE LASCIA L’INCARICO AL CONSIGLIO NAZIONALE DEI GIOVANI

Giugno 27th, 2024 Riccardo Fucile

E’ LA PRESIDENTE DEL CIRCOLO PINCIANO DELL’ORGANIZZAZIONE GIOVANILE DI FRATELLI D’ITALIA … MA IL PARTITO NON LA ESPELLE?

“Duce, duce, duce”, “Sieg heil!”. Cori razzisti e antisemiti, inni al Duce e al nazismo, saluti gladiatori, nostalgie fasciste.
Dopo le due puntate dell’inchiesta di Fanpage.it ‘Gioventù Meloniana’ sul movimento giovanile di Fratelli d’Italia, arrivano le prime conseguenze e dimissioni. Flaminia Pace, presidente del circolo pinciano della giovanile di Fratelli d’Italia, lascia il Consiglio Nazionale dei Giovani. Lo ha annunciato lei stessa con una lettera, parlando di “motivi personali”. La notizia è stata anticipata da la Repubblica.
Pace, una delle giovani leve di Fratelli d’Italia, attiva a Casa Italia, circolo di Fratelli d’Italia da lei fondato, faceva parte della Commissione affari europei e cooperazione al Consiglio nazionale giovani.
Nel primo video di Fanpage.it su Gioventù Nazionale, realizzato dal team Backstair grazie a una nostra giornalista infiltrata per mesi, viene ripresa Flaminia mentre parla dei fondi del Servizio civile universale, indicato come fonte di finanziamento della militanza: “Dal prossimo anno avremo un altro tipo di entrata che ci deriverà dal servizio civile, i soldi vengono dallo stato, a ogni ragazzo per fare questo volontariato vengono dati 500 euro al mese. Che dobbiamo fare però per fare servizio civile? Nulla. Dei 500 euro si gradisce una buona offerta”.
Ieri sera, a un evento pubblico al Monk, Fanpage.it ha presentato la seconda puntata dell’inchiesta. Nel nuovo filmato viene ripresa ancora Pace, questa volta mentre insulta pesantemente la senatrice di Fratelli d’Italia Ester Mieli, perché ebrea, figlia di un sopravvissuto all’Olocausto. “La cosa più bella – dice Flaminia Pace ridendo – è stata ieri a prendersi per il culo sulle svastiche e poi io che avevo fatto il comunicato stampa in solidarietà a Ester Mieli…”.
Le parole offensive su Ester Mieli non sono passate inosservate. Giovanni Donzelli, è stato costretto a condannare le parole emerse dal video: “Ribadiamo: nessuno spazio in Fratelli d’Italia per razzisti, estremisti e antisemiti. Sono inaccettabili, nonostante le modalità con cui sono state carpite e divulgate, le frasi che si sentono in filmati diffusi oggi che riprendono militanti del nostro partito usare un linguaggio incompatibile con i valori di riferimento del nostro movimento politico. Solidarietà alla senatrice Ester Mieli per gli insulti che le vengono rivolti. Fratelli d’Italia interverrà con grande fermezza nei confronti dei responsabili”, ha scritto in una nota diffusa ieri sera il deputato e responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia.
(da Fanpage)

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