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SCONTRO NEL M5S, PER DI MAIO “GRILLO NON HA CORAGGIO, CONTE GLI PORTERA’ VIA ANCHE L’ARGENTERIA”

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

“LO STATUTO DA’ A BEPPE UN POTERE ENORME, MA HA 300.000 BUONE RAGIONI PER NON UTILIZZARLO”

L’ex capo politico Luigi Di Maio dice la sua sullo scontro Grillo-Conte che sta facendo vacillare i 5 stelle. Beppe Grillo – sostiene Di Maio – potrebbe fermare il prossimo voto sulla regola del doppio mandato e sulla modifica del simbolo del Movimento 5 Stelle ma “non lo farà” perché ha perso il suo coraggio: e il rischio, per il comico genovese, è che Giuseppe Conte gli “tolga tutto”, compreso il ricco contratto di consulenza da 300mila euro l’anno.
“Grillo non ha il coraggio di prendere iniziative. Altrimenti lo avrebbe già fatto”, afferma Di Maio, che ricopre il ruolo di Rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo Persico. Eppure, secondo l’ex leader del Movimento, Grillo avrebbe in mano le carte giuste per stoppare Conte: “Nell’estate del 2021 – racconta Di Maio – quando negoziai l’accordo tra Conte e Grillo, abbiamo dato a Beppe un potere enorme che ha sprecato, lasciandolo inutilizzato”.
L’arma sarebbe l’articolo 12 comma 2 del nuovo statuto, che – spiega Di Maio – conferisce al garante “una prerogativa oserei dire papalina” ovvero “il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme dello statuto”. Uno strumento inutilizzato, almeno per adesso: “Fino ad ora Grillo ha soltanto fatto qualche appello agli iscritti a mezzo blog per accontentare gli ex parlamentari che lo bombardano di telefonate ogni giorno (un classico delle decisioni di Beppe). Ma mi risulta non abbia ancora formalizzato a Conte un atto con l’interpretazione secondo cui non si possano indire votazioni sui due mandati e il simbolo, in quanto principi costitutivi della forza politica. E dubito che lo farà”, aggiunge l’ex ministro degli Esteri.
Perché Grillo non intende esercitare fino in fondo le sue prerogative di garante? “Sembra che Grillo abbia smarrito il suo coraggio. E forse le ragioni sono almeno 300.000…”, risponde l’ex titolare della Farnesina facendo riferimento al contratto di consulenza da 300mila euro per i progetti comunicativi, rinnovato giusto un anno fa.
“In pochi mesi – ironizza Di Maio – Conte gli porterà via anche l’argenteria. E poi gli cancellerà il contratto di consulenza. Triste direi”. Ma lei cosa pensa della regola del doppio mandato? “Io penso da tempo che vada superata. E’ l’unico modo per assicurare pluralità al Movimento contro l’attuale verticisimo. Consentirebbe a persone di esperienza, se gli elettori vorranno, di tornare nelle istituzioni”, l’opinione di Di Maio.
(da agenzie)
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QUESTA VOLTA IL “VAFFA” LO RIFILA CONTE A GRILLO: “HA ASSUNTO PRECISI IMPEGNI CONTRATTUALI CHE LO OBBLIGANO A NON SOLLEVARE MAI QUESTIONI SULL’UTILIZZO DEL SIMBOLO”

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

“BEPPE NON VUOLE IL CAMPO LARGO? NON CREDO VOGLIA RINNEGARE LA VOCAZIONE PRIMIGENIA DEL MOVIMENTO, FONDATA SU ECOLOGIA E GIUSTIZIA SOCIALE”… “RENZI? PER AGGREGARE UN DUE-TRE PER CENTO, SI FAREBBERO SCAPPARE TUTTI GLI ELETTORI DEL M5S E ANCHE UNA BUONA PARTE DI QUELLI DEL PD”

Presidente Conte, il M5S è scosso dallo scontro tra lei e Grillo. C’è un rischio scissione?
«Non vedo questo rischio, abbiamo avviato un processo costituente inarrestabile per dare possibilità a tutti di esprimersi».
Gli ex M5S vicini a Grillo la accusano di aver trasformato il M5S in un partito personale.
«Si tratta di una sonora sciocchezza. Non ricordo che in passato sia mai stata fatta una costituente dal basso con piena libertà di defenestrare anche il leader o approvare indirizzi da lui non condivisi».
Forse di personale c’è soprattutto lo scontro Conte-Grillo.
«Io stesso sono rimasto sorpreso della reazione di Grillo considerando che ha sempre predicato il principio fondativo della democrazia dal basso. Ora che questo si realizza, mi colpisce la sua volontà di porre paletti o predeterminare alcuni risultati».
E se il problema fosse la scelta di alleare il M5S con il Pd?
«Non credo, Grillo stesso è stato promotore del sostegno al governo Draghi».
Ma quello era un governo di emergenza nazionale che arrivava fino alla Lega. È cosa diversa che collocarsi stabilmente nel centrosinistra
«Non penso Grillo voglia rinnegare la vocazione primigenia del Movimento, fondata su ecologia e giustizia sociale. E poi andare a destra che significa? Sottoscrivere questo obbrobrio di premierato e rompere la coesione sociale con l’autonomia differenziata?».
Esiste il rischio che Grillo si riprenda il simbolo?
«Grillo ha assunto precisi impegni contrattuali che lo obbligano a non sollevare mai questioni sull’utilizzo del simbolo, che peraltro è già stato modificato più volte ed è registrato a nome dell’associazione del Movimento 5 Stelle e non di singole persone».
Il Movimento 5 Stelle è dunque definitivamente nel campo largo?
«Campo largo è una formula giornalistica che non significa nulla. A me interessa costruire un’alternativa seria a Meloni. Si vanta di essere invisa ai poteri forti e invece si è raccomandata a loro». «Si è inchinata a Washington, si è accovacciata a Bruxelles e sul piano interno l’unica volta che ha provato ad alzare il dito contro le banche, con la tassa sugli extraprofitti, è subito tornata indietro con tanto di scuse».
Marco Travaglio, giornalista vicino al Movimento, ha appena detto al Corriere della sera che lei e Meloni siete gli unici leader impermeabili ai poteri forti.
«Rispetto il giudizio di Travaglio ma noto che Meloni, ammesso che fosse invisa ai poteri forti, ha fatto di tutto per diventare la loro beniamina».
È un difetto essere europeisti e alleati degli Usa?
«Per noi una politica progressista è quella che si batte per la pace, che impone una svolta negoziale sul conflitto russo-ucraino, che è intransigente con Netanyahu in Medio Oriente. Chi ha dignità non può essere complice dello sterminio di donne e bambini a Gaza e delle azioni criminali dei coloni in Cisgiordania».
Dice che Meloni si è inchinata a Washington. Ma lei cosa spera che accada negli Usa, una presidenza Harris o un bis di Trump
«Giudicheremo la prossima presidenza sui fatti. Alla convention democratica sono emersi temi interessanti e in linea con una forza progressista”
Torniamo alle coalizioni: se si fanno tra diversi, perché non anche Matteo Renzi?
«Qui il problema è un altro. Per aggregare un due-tre per cento di voti, si farebbero scappare tutti gli elettori del M5S e anche una buona parte di quelli del Pd. In tanti mi fermano per strada e mi implorano di non imbarcare Renzi. Temono la sua capacità demolitoria, si è sempre distinto per farli cadere, i governi, anziché per farli durare. Senza contare le volte che in Parlamento ha votato con la destra».
Il centrodestra ha risolto da anni così la questione del candidato a Palazzo Chigi: il leader del partito che prende più voti va a Palazzo Chigi. Farete così anche voi?
«Questo è un criterio, ce ne sono altri possibili».
Le primarie?
«Non escludo nulla, ma è prematuro parlarne».
(da a Repubblica)

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LA COPERTA DEL TESORO È CORTA: IL GOVERNO SFORBICIA GLI INVESTIMENTI DESTINATI A INTERVENTI STRUTTURALI E OPERE PUBBLICHE, MA NON BASTERÀ A TROVARE SOLDI PER LA MANOVRA

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

LE COSE SONO DUE: O SI TAGLIA DRASTICAMENTE LA SPESA CORRENTE, O SI AUMENTA QUALCHE TASSA… SOLO PER CONFERMARE LE MISURE DEL 2024 SERVONO 18 MILIARDI, 23 CON IL RINNOVO DEI CONTRATTI DEI DIPENDENTI PUBBLICI, 30 CON PENSIONI MINIME E SGRAVI IRPEF

Finite le vacanze, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, vedrà martedì i suoi tecnici per la prima ricognizione in vista del Programma strutturale di bilancio, atteso entro il 20 settembre, che disegnerà il percorso di riduzione del deficit nei prossimi sette e passa anni. Il compito è difficile: la correzione dei conti ’25 è già assicurata, ma per rifinanziare le misure del 2024 potrebbero servire più di 18 miliardi, e le coperture «buone» sono finite da tempo.
L’ultimo decreto del governo, l’omnibus del 10 agosto, con il quale Giorgia Meloni ha raddoppiato lo stanziamento per le agevolazioni della Zes nel Mezzogiorno, portandole da 1,6 a 3,2 miliardi, conferma un fatto già evidente da tempo.
Per coprire quella spesa il governo ha dovuto tagliare 560 milioni dal Fondo Sociale di Coesione, ma soprattutto altri fondi destinati a interventi strutturali e opere pubbliche. Nell’occasione sono stati tagliati 290 milioni dal Fondo opere indifferibili, dotato a partire dal 2021 di 8,8 miliardi per compensare l’aumento dei prezzi nelle opere pubbliche in corso e ora del tutto spolpato.
Così come è stato esaurito dai «prelievi» del 2023 il Fondo Perequativo Infrastrutture per compensare i divari tra le Regioni (aveva 4 miliardi). Nella tornata di agosto le forbici del Mef, per la prima volta, hanno colpito anche i fondi del Piano nazionale complementare al Pnrr, 30 miliardi di risorse nazionali che affiancano quelle del Next Generation Ue, con gli stessi rigidi tempi di esecuzione e procedure appena più blande.
Il taglio (per ora) è stato di 750 milioni. Tra questi 128 milioni al progetto Strade sicure, in particolare sul monitoraggio di ponti e viadotti dell’A24-A25, 55 per il rinnovo dei locomotori e carri merci e 50 per i porti, tutti di competenza del ministro Salvini, 132 milioni di investimenti sui siti del patrimonio culturale e aree naturali, affidati al ministro Sangiuliano, quasi 60 milioni ai contratti di filiera dell’Agricoltura, 50 all’economia spaziale, 67 alla Salute, 70 alla Ricerca, e 17 milioni per il miglioramento di quattro carceri minorili, proprio mentre scoppiava la polemica sulle condizioni dei penitenziari.
Finora, dunque, hanno prevalso i tagli agli investimenti rispetto a quelli sulla spesa corrente. Con la nuova legge di Bilancio, data la situazione, difficilmente si potrà fare meglio. Per confermare tutte le misure del ‘24 servirebbero 18 miliardi, quasi 20 se fosse rifinanziata in pieno la Zes, 23 se venissero stanziati i fondi per il rinnovo triennale dei contratti dei dipendenti pubblici, almeno 30 se nel conto entreranno pensioni minime e sgravi Irpef per il ceto medio.
A meno di non incidere ancora sugli investimenti, altri tagli di spesa sono difficili.
Dai ministeri devono già arrivare 2,5 miliardi l’anno e dalle detrazioni e deduzioni sarà arduo, dicono i tecnici, ricavare un miliardo. Qualcosa si potrà risparmiare sull’Assegno unico per i figli, ma lo stesso tesoretto che si profila con l’extra gettito (i dati arriveranno il 9 settembre, potrebbe arrivare a 20 miliardi) servirà fino a un certo punto. Per le coperture potranno essere utilizzate solo le maggiori entrate strutturali, prioritariamente per il cuneo fiscale. Le altre potranno coprire solo «una tantum» come lo sgravio delle tredicesime, già tentato invano nel 2023.
(da Corriere della Sera)

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LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CERCA 170MILA NUOVI DIPENDENTI: SARANNO 13 LE REGIONI INTERESSATE NEL NUOVO ROUND DI CONCORSI PUBBLICI CHE INIZIERANNO IN AUTUNNO

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

GLI ITALIANI CHE SOGNANO L’IMPIEGO PUBBLICO DOVRANNO ISCRIVERSI AL PORTALE INPA PER PARTECIPARE AI BANDI… DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE ALL’INPS: TUTTI I POSTI DISPONIBILI E LE SCADENZE PER ISCRIVERSI

Autunno di concorsi per la Pubblica amministrazione. L’obiettivo, entro fine anno, è arrivare a 170 mila nuove assunzioni, come annunciato nei mesi scorsi dal ministro Paolo Zangrillo. Il reclutamento avverrà su base regionale — le regioni coinvolte sono tredici — e ogni candidato può fare domanda per una sola regione.
La domanda di partecipazione deve essere inviata per via telematica, registrandosi al sito www.inpa.gov.it e compilando il format sul portale inPA. Anche l’Agenzia delle Entrate-Riscossione è alla ricerca di personale.
Anche in questo caso la candidatura deve essere inviata tramite il portale inPA. Tra i concorsi in scadenza ai primi di settembre, c’è anche quello indetto dalla Consob per l’assunzione a tempo indeterminato di tre esperti informatici. I posti disponibili sono nell’area manageriale e alte professionalità e saranno assegnati alla sede di Roma.
La domanda va inviata entro il 9 settembre tramite l’applicazione disponibile sul sito dell’autorità di vigilanza dei mercati finanziari. Il ministero della Giustizia, invece, è alla ricerca di autisti. Il bando di concorso per la copertura a tempo indeterminato di 1.000 posti, come conducenti di automezzi è stato pubblicato il 7 agosto e scade il 25 settembre.
Il 26 settembre sarà l’ultimo giorno utile per fare domanda per il concorso indetto dalla Banca d’Italia per l’assunzione di cinque assistenti con orientamento nelle discipline economiche da destinare alla filiale di Bolzano. […] Le candidature vanno inviate attraverso il portale di Bankitalia. Entro l’autunno sono attesi anche i primi bandi dell’Inps per reclutare 1.144 assistenti ai servizi, 30 assistenti tecnici e 582 assistenti informatici.
Per il mondo della scuola settembre si annuncia in salita: dopo il caos del concorso 2017, nei giorni scorsi il Tar del Lazio ha sospeso, in via cautelare, l’immissione in ruolo di 519 dirigenti scolastici che avrebbero dovuto essere assunti dal 1° settembre.
(da Il Corriere della Sera)

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FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PUBBLICA UN CONTORTO POST SU FACEBOOK PER COMMENTARE L’ANNUNCIO DELLA SEPARAZIONE, E SI SCAGLIA CONTRO LE “CHIACCHERE DA OMBRELLONE”. MA SE DEVE PRENDERSELA CON QUALCUNO, ALLORA SI RIVOLGA ALL’EX COMPAGNA, CHE HA SPIATTELLATO A TUTTI LA ROTTURA

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

IL CINISMO DI “LOLLO BEAUTIFUL”, CHE LIQUIDA UNA STORIA DI 30 ANNI CON UN “NESSUN PROBLEMA POLITICO CON GIORGIA E ARIANNA”. POLITICO NO, MA DI POTERE ECCOME: LOLLO ERA CONSIDERATO LA MACCHINA DA GUERRA TERRITORIALE DELLA FIAMMA TRAGICA. E ORA È “POLITICAMENTE” MOLTO INDEBOLITO

L’annuncio della separazione sentimentale tra Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida è stato ovviamente letto anche in chiave politica, visto il calibro dei personaggi in questione.
Nonostante la “sorella d’Italia”, al “Foglio”, abbia provato a rassicurare i militanti che nulla cambierà per il partito e per il governo (“il nostro progetto politico va avanti”), appare evidente che l’ex compagno, il “Beautiful Lollo”, considerato la macchina da guerra territoriale del cerchio meloniano, si sia politicamente molto indebolito.
E al di là del dolore privato, in un contorto e cinico post su Facebook, in cui il ministro mollato liquida una storia di 30 anni con un “nessun problema politico con Giorgia e Arianna”. Politico no, ma di potere eccome.
Per poi chiudere: “Non darò soddisfazione al voyerismo di queste ore in cui anche i giornali più blasonati si dedicano a sollecitare gli ultimi scampoli di ‘chiacchiere da ombrellone’”.
Chiacchere da ombrellone? Se deve prendersela con qualcuno, allora si rivolga all’ex compagna…

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INTERVISTA A FEDERICA SCIARELLI: “AVREI VOLUTO FARE DIECI FIGLI. IL FLIRT CON COSSIGA? CALUNNIE. QUERELAI E CON I SOLDI DEL RISARCIMENTO COMPRAI LA CASA”

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA DI “CHI L’HA VISTO” SI RACCONTA: “DOVEVO CONDURRE IL PROGRAMMA SOLO PER UN ANNO”

Dimostra decisamente meno anni di quelli che ha, e alle volte può essere un problema. Federica Sciarelli, solare per dna nonostante da anni abbia a che fare con storie dure, a volte durissime, a ottobre spegnerà 66 candeline e dunque l’anno prossimo sarà a tutti gli effetti una pensionata. Quando l’ha buttata lì con nonchalance ai vertici Rai (all’amministratore delegato Sergio e al direttore generale Rossi): «gli è preso un colpo. Hanno detto: dobbiamo trovare una soluzione, mica te ne puoi andare».
Non la lasciano andare in pensione…
«Sono già nei palinsesti dell’anno prossimo effettivamente. Anche se arrivo dal Tg3 di Sandro Curzi (detto Telekabul, ndr) e non sono allineata al governo, non mi fanno andare via».
Lei e «Chi l’ha visto?» siete una cosa sola.
«Il programma ormai è un fiore all’occhiello della Rai, faccio ascolti e costo poco: noi non paghiamo esperti, né ospiti».
Più che altro è una delle poche che non lascia la Rai ..
«Io ho dato tanto a “Chi l’ha visto?” e “Chi l’ha visto?” ha dato tanto a me. Non farei mai uno sgarbo così alla Rai. Anche se ho un ottimo rapporto con Urbano Cairo che avrebbe piacere ad avermi su La7; poi adoro Mentana e lavorerei volentieri con lui. Ma resto qui».
La sua amica Giovanna Botteri è appena andata in pensione dalla Rai (ed è approdata a La7). Come è nata la vostra amicizia?
«Io e Giovanna ci siamo conosciute al Tg3 di Curzi: tutte e due capelli ricci, permanenti, maglioni improbabili, ci vedevamo poco: io al politico, lei agli esteri. Ricordo che in un telegiornale delle 19 le diedi la linea: lei era in Iraq ed era in una situazione di pericolo. Le dissi in diretta “Stai attenta, mettiti al riparo”».
Un’amicizia a distanza.
«Un po’ sì. Ci siamo legate molto durante il Covid. Lei mi chiamò dalla Cina e mi disse: “Non dar retta a quello che dicono, la situazione è gravissima”. Mi diede un sacco di suggerimenti utili, che poi divennero obbligo in Italia».
Momenti duri
«Sì molto. La ospitavo a “Chi l’ha visto” dalla Cina e, una sera, c’era ospite il sottosegretario alla Salute Sileri; Giovanna gli suggerì di far mettere la mascherina a tutti perché c’era il rischio degli asintomatici. E aveva ragione».
Potreste fare un programma insieme.
«Si, siamo una la spalla dell’altra»
Lei è famosa per essere gentile.
«Sa qual è il problema? Che ormai la gente se sei cortese, si stupisce della gentilezza. Io ho insegnato a mio figlio, che oggi ha 28 anni, ad aiutare chi ha bisogno, la signora per la strada con la spesa. A dare gli spicci. Così mi ha insegnato mia madre e così ho fatto io. E spesso gli amici mi dicono “Ma quanto è educato tuo figlio”. Come fosse una grande rarità».
I suoi genitori erano napoletani. Le è rimasta un po’ di «napoletanità»?
«Moltissimo, adoro il mare per esempio. Mi piacerebbe vivere vicino al mare. E mi dicono che ho la battuta pronta. Papà era un avvocato dello stato, molto rigido. Mamma era una nobildonna, ma se ne fregava dei titoli. Erano simpatici e ironici».
Come mai è fissata con lo sport lei?
«Fa bene a tutto, lo sport ti scarica. È fondamentale, ti aiuta anche nel mondo del lavoro. Dopo una lunga diretta, passata la mezzanotte, sono pimpantissima perché sono abituata alla fatica. In questo periodo vado sui pattini».
Lei è molto comunicativa, ma della sua vita privata non dice mai nulla e non si sa nulla. Perché così tanto riserbo?
«Mi verrebbe da dire perché “so ca.. miei”. Non mi piace raccontare i fatti miei e non capisco quelli che li raccontano. Sono proprio molto riservata. Per esempio non vado mai ospite in altri programmi. Fuori dal lavoro voglio essere libera. Giro per strada con la pinza nei capelli».
Quindi ha sempre detto di no agli inviti in televisione?
«Esatto. Milly Carlucci mi chiese di andare a “Ballando con le stelle” e io adoro ballare, ma non sono credibile se mi metto a danzare e poi vado a cercare il latitante. Monica Setta nei corridoi mi ha detto di recente “Non vedo l’ora che vieni da me a parlare dei tuoi amori”: stavo per svenire».
Mi parli almeno un po’ del suo grande amore: suo figlio Giovanni.
«Se sa che parlo di lui… Va beh, ha 28 anni, è alto, biondo, occhi azzurri: è bello come il sole. L’ho cresciuto da sola, mi sono separata subito da Sergio, il papà, ma abbiamo un ottimo rapporto».
È stata dura crescerlo da sola?
«All’inizio sì. Facevo il Tg3 delle 19, e anche il Tg notturno. Che adesso è a mezzanotte, una volta andava in onda anche all’una e mezzo. Ero distrutta. La mattina dovevo comunque alzarmi per portarlo all’asilo. Ero stravolta, ma felicissima di essere mamma. Se non fosse andata male la vita sentimentale, ne avrei fatti una decina di figli».
Grande sostenitrice della maternità?
«Sì. Dico sempre a tutte: fate figli. Alle volte faccio pure gaffe perché lo dico a donne che hanno un’età improbabile».
Lei a che età è diventata madre?«A 37 anni: grande, ma non grandissima. È la cosa più bella della vita, ti mantiene attaccato alla realtà. Credo che chi ha figli sia più concreto, ti fai meno paranoie».
Lei si fa paranoie?
«Una volta mio figlio si arrabbiò con me perché quando faceva tardi la sera, mi preoccupavo tantissimo. E una notte lo chiamai alle 3 e lui stava nella sua stanza a dormire..».
Con tutte le storie che sente lei, è naturale pensare male…
«Un po’ sì, pensi a cose gravi. Però poi in realtà a 14 anni per esempio gli ho dato il motorino, perché ce l’avevo anche io. Cioè non sono ansiosa di natura. Alla fine ho trovato un accordo con Giovanni per non stressarlo».
Che figlia è stata da questo punto di vista?
«Una volta sono stata in India con il mio fidanzato e in un mese, non ho mai chiamato casa. Che disgraziata… poi quando hai un figlio capisci cos’hai fatto passare a tua madre..»
So che non le piace, ma parliamo di Francesco Cossiga, e della vostra amicizia.
«Ero una cronista politica e seguivo Cossiga: un’esperienza pazzesca. Andai a New York a seguirlo ed ero in ansia, c’erano tutti quirinalisti esperti, in aereo giocavano a scopone scientifico. I colleghi mi chiesero se volevo giocare con loro. Non sapevano che io ero bravissima. Vinsi un sacco di soldi e da allora mi rispettarono molto. Cossiga però parlava ogni cinque minuti, non c’era mai un momento di relax».
Perché dice una esperienza pazzesca?
«Mi insegnò l’arte del ragionamento, lui sapeva andare sempre oltre. Quando disse “i partiti sono finiti” gli diedero del picconatore, però lui aveva già capito tutto».
E diventaste amici tanto che il settimanale Panorama scrisse che avevate una relazione.
«Mi infuriai. Dissi a Cossiga “Io faccio causa”, lui: “Fai bene, quando vincerai, mi offrirai champagne”. La causa fu molto dura, io rimasi malissimo per quell’articolo, falso e calunnioso. Ero una ragazza giovane che aveva vinto un concorso e quel pezzo mi ferì immensamente. Pensai: “Che schifo d’ambiente”, volevo mollare tutto. Ma andai avanti. Perfino Curzi mi consigliò di non fare causa, “tra giornalisti non si fa” mi suggerì, ma io ero determinata ad avere la verità. Da una parte c’ero io, giovane cronista e dall’altra parte la corazzata della Mondadori, con gli avvocati della Mondadori».
Lei decise di andare in fondo.
«Sì assolutamente. La loro linea di difesa fu che la relazione con Cossiga era una battuta. Io ero sempre più furiosa. Se avessi incontrato Piroso (autore dell’articolo, ndr) non so che gli avrei fatto. Poi però lui si è scusato pubblicamente e disse: “Mi dispiace aver scritto quelle cose su Sciarelli”. Quell’episodio mi ha insegnato che bisogna tenere la barra dritta nella vita».
Quando ha vinto la causa che cosa ha fatto?
«Ho avuto un risarcimento incredibile, e ho comprato casa. Poi tanta soddisfazione. Ero in lacrime. Lo dissi subito ai miei genitori, papà stava molto, molto male. Riuscì solo a dirmi: ”Complimenti Federica”, poi entrò in coma».
Altro argomento che non ama: lei e il pm di Napoli, Henry John Woodcock siete stati accusati nel 2017 — e poi assolti — per rivelazione di segreto d’ufficio. E si è scritto anche molto di un vostro legame, mai ufficializzato. Quindi?
«Quindi continuo a non dire assolutamente nulla. Posso solo dire che in quel periodo con l’indagine, io stavo dappertutto, su tutti i giornali e mio figlio doveva dare l’ultimo esame di laurea e mi disse “Mamma, non ne posso più, non riesco a laurearmi”».
Dal 2004 conduce «Chi l’ha visto?»: vent’anni di storie. Come l’hanno cambiata?
«Pensare che doveva essere un anno, ero distaccata dal Tg3 per poco…. Io cerco di essere sempre una portatrice sana di solidarietà e il programma ha amplificato questo mio aspetto del carattere. Quando scompare un bambino, è un bambino di tutti e il bene che fai ti torna indietro»
Per lei è una missione ormai. Spesso il programma ha riempito vuoti legislativi.
«È così. Ho fatto vedere per prima l’identikit di Provenzano, di Ghira (uno degli assassini del Circeo, latitante per anni). Da donna pratica, che va a fare la spesa, ho detto: incrociamo i dati dei cadaveri non riconosciuti all’obitorio, con quelli degli scomparsi. Sembra una cosa ovvia adesso, me non lo era e il Ministro degli Interni ha costruito una banca dati. Ho fatto la battaglia perché non si aspettasse 48 ore per denunciare una persona scomparsa e ora c’è una nuova legge. Ho chiesto che potesse denunciare chiunque, non solo un familiare. Ed è stato fatto. Quando ho cominciato a condurre il programma adoravo la politica, ma poi ho capito che qui potevo davvero incidere e costruire qualcosa di utile per tutti
(da agenzie)

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CHI E’ PAVEL DUROV, FONDATORE DI TELEGRAM, E PERCHE’ E’ STATO ARRESTATO IN FRANCIA

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

LE CONSEGUENZE PER IL SOCIAL

Ci sono ombre e luci nella creatura che Pavel Durov ha creato nel 2013. Telegram è usata da attivisti, perseguitati e cittadini che decidono di non seguire la propaganda dei Paesi in cui vivono – vedi la Russia, dove l’app è l’unica alternativa alla verità di Putin – per poter continuare a informarsi e comunicare liberamente.
Ma è anche la piattaforma preferita da hacker, criminali, terroristi per poter – allo stesso modo – comunicare liberamente. E proprio queste ombre sono alla base dell’inchiesta dell’Ufficio nazionalale antifrode francese che ha portato all’arresto di Durov il 24 agosto, non appena il suo jet privato ha toccato la pista dell’aeroporto di Bourget, appena fuori Parigi.
Era schedato come «ricercato» perché – secondo gli inquirenti – la sua app, Telegram, e ciò per cui viene usata, lo rende complice dei peggiori crimini: traffico di stupefacenti, terrorismo, pedopornografia, riciclaggio, ricatti.
«Preferisco essere libero che prendere ordini da qualcuno»
Pavel Valeryevich Durov è nato nel 1984 a Leningrado, in quella che era ancora l’Unione Sovietica. La sua infanzia però, l’ha passata a Torino, per poi tornare in Russia per frequentare il liceo e l’università (filologia). Padre russo, madre francese, fratello Nikolai genio dell’informatica: è proprio lui il suo fidato compagno d’affari.
Mentre il modello a cui si ispira è Mark Zuckerberg. Il primo progetto dei fratelli Durov si chiama VK (o Vkontakte, per esteso), un social network che ricorda molto da vicino Facebook. Ancora attivo e molto utilizzato in Russia, è ad oggi il 30esimo sito più visitato al mondo. Un successo, che però Durov presto abbandona: la sua piattaforma dev’essere libera da ogni costrizione politica.
E già in questa prima fase della sua carriera si può intravedere la sua visione di come un sistema di comunicazione basata su Internet debba essere priva di regolamentazioni, moderazioni dall’alto, costrizioni.
Mai a scapito della privacy, ma con l’inevitabile compromesso di finire per accogliere il bello e il brutto. «Preferisco essere libero che prendere ordini da qualcuno», ha dichiarato nel 2014, quando si rifiuta di consegnare al governo federale i dati personali di un gruppo attivo su VK che protestava apertamente contro Putin. Dà le dimissioni e lascia la Russia: «Il Paese è incompatibile con il business di Internet al momento», ha aggiunto. Nel mentre, aveva già fondato l’anno prima, Telegram.La nascita di Telegram
Telegram viene quindi creata in Russia, nel 2013, con l’obiettivo di poter dare ai propri concittatini – ma anche al resto del mondo – una piattaforma dove le comunicazioni potessero essere sicure e soprattutto private.
Libere dunque da qualsiasi occhio indiscreto politico. Telegram è stata la prima app a sfruttare la crittografia end-to-end. I suoi data center sono sparsi per il mondo, mentre per la sede centrale viene scelta Dubai.
Nata come alternativa a WhatsApp, è in realtà molto diverso. Più che un’app di messaggistica, Telegram è un social network, con diverse e molteplici funzionalità che si adattano a diverse tipologie di comunicazione. Ci sono le chat private, ma anche i gruppi (che accolgono fino a 200mila partecipanti), ci sono le chiamate vocali e quelle video, si possono condividere documenti, foto in alta definizione, file. Tante di queste funzioni, nel tempo, sono state poi portate anche su WhatsApp, tra cui i canali, dove un utente o una organizzazione può parlare direttamente a tutti i suoi/loro fan, seguaci, follower.
A seconda del personaggio. Telegram è considerata la migliore alternativa a WhatsApp, anche se sui numeri non ci sono ancora paragoni. L’app di Meta si sta avvicinando ai tre miliardi di utenti, mentre quella di Durov conta circa 900 milioni di iscritti. Ma rimane la preferita di smanettoni e persone attente alla privacy e alla sicurezza.
Contraddizioni
Ci sono diverse contraddizioni interne in Telegram: Durov nel 2013 dichiara di non voler trarre profitto dall’app di messaggistica ma poi sceglie un paradiso fiscale come luogo in cui stabilirsi. Il suo patrimonio personale, tra l’altro, è cresciuto negli anni fino a una cifra che Forbes stima essere intorno ai 15,5 miliardi di dollari. La libertà di espressione, che promette sulla sua piattaforma, viene in particolare sfruttata in quei Paesi dove le comunicazioni sono controllate da governi autoritari. Per esempio nella sua stessa Russia, dove dallo scoppio del conflitto in Ucraina è diventata l’unica via attraverso cui far passare notizie diverse da quelle approvate dai canali ufficiali. In Russia, tra l’altro, Telegram è stata bloccata nel 2018, dopo che Durov si era rifiutato di fornire al governo le chiavi di crittografia per poter accedere alle conversazioni degli utenti. Tante sono state le proteste che dopo un anno l’app è tornata disponibile.
Le accuse e le possibili conseguenze per Telegram
Se è vero che in tante parti del mondo, da Hong Kong all’Iran, la creatura di Durov è un valido aiuto per poter lottare per i propri diritti, è altrettanto vero che su Telegram si trova di tutto. E viene davvero usata per traffico di droga, pedopornografia, pirateria, ricatti e sextorsion, terrorismo. Proprio per questo, per il suo netto rifiuto a porre un qualsiasi tipo di moderazione e di voler rimanere una «piattaforma neutrale» senza nessun «ruolo geopolitico», viene considerato complice di tutti i crimini commessi su Telegram dagli inquirenti francesi.
Dalla piattaforma, per ora, nessun commento. Nè sappiamo, al momento, se possono essere possibili conseguenze sul suo funzionamento: se si dovrà alla fine cedere e inserire maggiori controlli sui contenuti che veicola o se può andare incontro a possibili blocchi.
Di certo c’è che l’arresto di Durov si traduce nella necessità, per i creatori di piattaforme e dispositivi tecnologici, di riflettere sulle proprie responsabilità. E sui possibili effetti che quell’app, quel telefono o quel portale possono portare alla società intera. Anche se, al momento, sicurezza del gruppo e privacy del singolo sono ancora due concetti che spesso vanno in antitesi. Il caso forse più clamoroso, in questo senso, si è verificato nel 2016, quando Apple si è rifiutata di collaborare con l’Fbi per dare accesso ai dati contenuti nell’iPhone di un attentatore che aveva ucciso 12 persone a San Bernardino. La tutela della informazioni che gli utenti salvano sui propri dispositivi, per Cupertino, era sacra. E neanche un’indagine era abbastanza importante da creare un precedente che veniva definito «pericoloso»
Oggi, non a caso, in difesa di Durov, si muove un altro imprenditore che si auto-celebra come difensore della libertà di espressione online a tutti i costi e che ha eliminato quasi ogni forma di moderazione sul social che gestisce, X: Elon Musk ha scritto, «POV: è il 2030 e in Europa si viene giustiziati per aver apprezzato un mese». Lui stesso, e i suo social, sono sotto stretta sorveglianza delle autorità europee.
(da agenzie)

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ISCHIA, 70 EURO DI TAXI PER UNA CORSA DI SETTE CHILOMETRI, IL DOPPIO DELLA TARIFFA COMUNALE PREVISTA PER QUELLA TRATTA

Agosto 25th, 2024 Riccardo Fucile

IL CONDUCENTE DEL VAN HA SPENTO IL TASSAMETRO E HA CHIESTO 10 EURO A TESTA A SETTE RAGAZZI CHE NON AVEVANO ALTERNATIVE PER TORNARE A CASA… IL DEPUTATO BORRELLI: “RITIRATEGLI LA LICENZA”

Dovevano tornare a casa e non c’era altro modo che accettare quel «sopruso». Sette ragazzi che si trovavano sull’isola di Ischia si sono rivolti a un taxi per il tragitto tra San Montano e Ischia Porto. Una tratta poco più lunga di sette chilometri e che, secondo la tariffa comunale, dovrebbe costare 30 euro.
Ma il tassista, viaggiando con il tassametro spento, ha chiesto 10 euro ciascuno per salire sul van. Costo totale della corsa: 70 euro. I giovani hanno registrato la conversazione con il conducente e hanno girato il filmato al deputato di Alleanza verdi sinistra Francesco Emilio Borrelli. Il quale l’ha ripubblicato sui social, denunciando l’accaduto: «Siamo di fronte a un sopruso bello e buono, ai danni di alcuni giovani che volevano solo tornare a casa. Un gesto scellerato e inumano. Chiedo alle autorità di approfondire la vicenda per verificare l’accaduto».
La nota di Borrelli
«Siamo di fronte a un sopruso bello e buoni, ai danni di alcuni giovani che volevano solo tornare a casa. Un gesto scellerato e inumano. Chiedo alle autorità di approfondire la vicenda per verificare l’accaduto. Queste persone gettano discredito su tutta la categoria dei tassisti, oltre ad essere una pessima pubblicità per i nostri territori. Purtroppo scene simili non rappresentano una novità, per questo bisogna sempre denunciare, l’unico modo per fermare questi furbetti. Ai tassisti che violano la legge, truffando i clienti o mettendone a repentaglio la sicurezza, chiedo che venga ritirata la licenza».
(da agenzie)

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