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“HO LASCIATO CASA A 12 ANNI, A VICENZA HO SUBITO DISCRIMINAZIONI PERCHÉ ERO DEL SUD”: MONICA DE GENNARO, CAPITANA DELL’ITALVOLLEY FEMMINILE, ORO OLIMPICO A PARIGI, RACCONTA LE SUE ORIGINI A SANT’AGNELLO (PENISOLA SORRENTINA) E I PRIMI ANNI DIFFICILI IN VENETO DOVE A SCUOLA NON ERA “BEN VISTA”

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

“IL CASO EGONU-VANNACCI? NON SO COME SIA POSSIBILE NON CONSIDERARLA ITALIANA SOLO PER IL COLORE DELLA PELLE. È ASSURDO, FUORI DALLA MIA LOGICA. L’ITALIA È MOLTO INDIETRO, NEL 2024 C’È ANCORA TROPPO RAZZISMO”

Monica De Gennaro capitana della Nazionale femminile di pallavolo che ha vinto alle Olimpiadi. Trentasette anni, è di Sant’Agnello, Penisola sorrentina. Su Repubblica Napoli c’è una bella intervista a firma Mariella Parmendola. Ne riportiamo qualche risposta.
Ha rimpianti Monica De Gennaro? Ha dovuto fare tante rinunce?
«È la vita che ho voluto sin da piccola. Non ho rimpianti. Certo ho ricordi diversi dagli altri della mia infanzia e adolescenza. In gita scolastica non sono mai andata. Quando i miei compagni di scuola partivano per la gita io dovevo allenarmi, restavo in palestra».
È stata questa la parte più difficile?
Monica De Gennaro: «No. È stato duro il primo anno al Nord, lasciare la mia famiglia e Sant’Agnello dove ho trascorso i miei primi 14 anni. Sei piccola, ti ritrovi a dovere iniziare tutto daccapo. Mi sono trasferita a Vicenza, dove sono rimasta sette anni. Non c’era più mia mamma a pensare a me. Cucinare, rifare il letto, la spesa, diventano tutti tuoi impegni. Si cresce in fretta. Ho dovuto cambiare anche tipo di scuola, passando dal liceo al geometra, per conciliare i miei allenamenti con lo studio. Non riuscivo a integrarmi, non ero ben vista in classe. Ho subito discriminazioni perché venivo dal Sud, ma ormai è andata. Dal secondo anno le cose sono migliorare, mi ha raggiunto mia sorella gemella, poi la più grande che si è iscritta all’università a Padova. Adesso Conegliano è casa, sono qui da 12 anni. Più della metà della mia vita comunque l’ho trascorsa in giro, lontano dalla Penisola sorrentina».
Sa quindi come ci si sente a essere vittima di razzismo: che pensa di quanto è capitato alle sue compagne di squadra?
«Non so come sia possibile non considerarle italiane solo per il colore della pelle. È semplicemente assurdo, fuori dalla mia logica. Con Paola Egonu siamo anche molto amiche, ma la mia considerazione è a prescindere. Spero che lo sport possa aiutare contro la cattiveria nel nostro paese, l’Italia è molto indietro, nel 2024 c’è ancora troppo razzismo».
A chi dedica questa vittoria? C’è qualcuno che più di altri le ha fatto da maestro?
«Mia madre. Devo alla sua generosità se ho avuto la vita che volevo. Lasciarmi andare via a 14 anni non è stato facile, ha sacrificato il suo amore per il mio futuro. Lei ha sempre amato lo sport, avrebbe voluto praticarlo. Ma è la seconda di una famiglia di sette figli, presto ha dovuto dedicarsi ai suoi fratelli, alla sua epoca funzionava così. È stata lei a portarmi in palestra da piccola con la mia gemella. Ci tirava dietro quando accompagnava mia sorella più grande. Che prima ha iniziato con il tennis, poi è passata alla pallavolo. È cominciata in questo modo, entrando in campo quando finivano gli allenamenti. Mi sono dedicata alla pallavolo per caso, avrei potuto fare basket o qualsiasi altro sport, a scuola mi piacevano tutti. Quando siamo diventate più grandi, altri sacrifici. Mamma ha viaggiato per seguirci. Oggi se voglio un consiglio o sto male chiedo a lei. È l’esempio da seguire. C’è sempre».
(da Repubblica)
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“LA CEMENTIFICAZIONE E’ UN’ EMERGENZA IN ITALIA: IN NESSUN PAESE CIVILE C’E’ UNA SITUAZIONE SIMILE”

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

L’URBANISTA PALO PILERI; “PERDIAMO 70 CHILOMETRI QUADRATI OGNI ANNO, L’EDILIZIA SELVAGGIA VA FERMATA”

La crosta di cemento continua a espandersi in tutta Italia, ma un lume di speranza c’è ancora. «Oggi i cittadini sono molto più attenti di dieci o anche solo di cinque anni fa. Una volta ai nostri incontri pubblici veniva una minoranza di persone, le più sensibili ai problemi ambientali, che per fortuna esiste da sempre in ogni angolo d’Italia. Oggi c’è grande partecipazione di gente comune, vediamo persone disparate. E disperate. Di fronte all’annuncio dell’ennesima speculazione immobiliare o di qualche altro scempio ecologico, adesso i cittadini si arrabbiano. La classe politica dovrebbe cominciare a preoccuparsi di questa ondata d’indignazione popolare, che spesso diventa mobilitazione».
Paolo Pileri è professore ordinario del Politecnico di Milano. Insegna Pianificazione territoriale e ambientale. Come altri grandi urbanisti, è una strana specie di sognatore: teorizza una rivoluzione verde nell’edilizia. Propone di azzerare le licenze di costruire su terreni naturali e ne spiega le ragioni nel suo ultimo corso universitario: Usi del suolo ed effetti ambientali. Ha guidato il primo gruppo di ricercatori che hanno misurato la cementificazione del territorio con fotografie aeree, inconfutabili. Da allora fa parte del comitato scientifico dell’Ispra, che ogni anno pubblica il rapporto nazionale sul consumo di suolo. Pileri è anche un efficace divulgatore: scrive articoli e saggi, gira l’Italia per parlare in convegni e incontri. Il suo nuovo libro, in uscita a settembre per Laterza, ha questo titolo: “Dalla parte del suolo. L’ecosistema invisibile”.
Professore, partiamo dalle basi: che cosa è il suolo e perché è importante?
«È quello strato superiore di terreno naturale, in media da 30 a 50 centimetri, che fa vivere i prati, i boschi, le campagne, regola il sistema delle acque, rende possibile la vita. Il suolo è l’ecosistema invisibile che tiene in vita tutti gli altri ecosistemi, quelli visibili. Senza suolo non esisterebbe l’ambiente. Ma in Italia non c’è una legge che lo tuteli. Viene considerato poco o nulla perfino nelle valutazioni di impatto ambientale. E nei piani urbanistici continua a essere trascurato o ignorato. Si trovano accenni alla crosta terreste come bene comune in qualche legge regionale in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna. Ma sono norme di principio che non limitano niente: tutte patacche giuridiche».
In Italia c’è un consumo di suolo spaventoso, che si aggrava da decenni. Più di mezzo secolo fa Antonio Cederna su L’Espresso denunciava la crescita abnorme della speculazione edilizia con l’immagine di una «crosta di cemento e asfalto» che va a ricoprire tutto.
«La cementificazione è un’emergenza nazionale, che non ha paragoni in nessun Paese civile. Si continua a costruire perfino in aree ad altissimo rischio di frane e alluvioni. Secondo gli ultimi dati dell’Ispra, in Italia vengono consumati più di due metri quadrati di suolo al secondo, per l’esattezza 2,25. In un anno sono spariti più di 70 chilometri quadrati di aree naturali, che corrispondono alla superficie edificata di Milano. Ecco, in una nazione già devastata da un’edilizia selvaggia, è come se ogni anno venisse costruita una nuova Milano».
Nei suoi studi ha dimostrato gli effetti nefasti della delega dei poteri urbanistici a migliaia di piccoli Comuni che possono autorizzare di tutto. Non sarebbe ora di approvare una legge urbanistica nazionale, con poche regole chiare, come il divieto assoluto di costruire in riva al mare, nei parchi o in zone pericolose?
«Il professor Augusto Barbera, che oggi è presidente della Corte costituzionale, ci ha spiegato in un seminario che dovremmo prima di tutto riconoscere il suolo per quello che è: un ecosistema. Questo permetterebbe di attivare il famoso comma dell’articolo 117 che affida allo Stato la tutela degli ecosistemi. Ma in Italia siamo negazionisti. E l’autonomia differenziata sarà la pietra tombale: è previsto che anche gli ecosistemi passino alle Regioni. Di fatto, si continua a pensare al suolo come merce di scambio per attirare investitori e speculatori. Oggi l’urbanistica è la regolazione della rendita, il verde è un oggetto in vendita. Una buona politica dovrebbe avere il coraggio di azzerare il consumo di suolo: d’ora in poi si possono soltanto ristrutturare e recuperare gli edifici già esistenti».
Esiste qualche esempio di questa politica nuova?
«Bisogna cercarlo con la torcia frontale. A Calendasco, un piccolo Comune in provincia di Piacenza, un buon sindaco ha detto no ai padroni della logistica e ha salvato terra fertile, ottima per l’agricoltura. Bisogna parlare di atto eroico, perché in quelle zone, all’incrocio magico tra le autostrade A1 e A21, i capannoni dominano tutto: lì c’è la voracità logistica. Un altro esempio è Lauriano, in provincia di Torino, dove una sindaca non solo ha fermato il consumo futuro di suolo, ma ha cancellato anche aree già dichiarate edificabili. A quel punto è stata denunciata. E sotto processo penale ci è finita lei. Ma alla fine ne è uscita con un’assoluzione trionfale».
Entrambi erano sindaci del Pd.
«Esatto: lo erano. Ma sono rimasti isolati. La loro carriera politica è finita, non sono stati ricandidati. Almeno in Emilia e Piemonte, il partito preferisce candidare sindaci che non fermano il cosiddetto sviluppo edilizio».
E del governo Meloni che dice?
«Dico solo che l’ultima sua espressione è il decreto aree idonee per il fotovoltaico, che regala terreni alla speculazione energetica senza neanche uno studio, senza un minimo di analisi sulla fertilità dei terreni da ricoprire di pannelli, che si fa con un kit da pochi soldi. In Italia ci sono enormi quantità di capannoni dismessi e di case con i tetti inutilizzati. Ma fabbricare un impianto mostruoso nei campi costa molto meno che fare tante piccole centrali su edifici già esistenti. E i residenti in quei Comuni non ci guadagnano niente: l’energia pulita ha lo stesso prezzo di quella sporca. Quindi si arricchiscono solo gli speculatori energetici. In Sardegna la giunta Todde sta provando a opporsi, ma il governo ha già deciso di impugnare anche la norma regionale. Per l’agricoltura italiana la parola d’ordine è pannellizzare».
Lei è stato l’inventore di “VenTo”, la ciclovia destinata a collegare Venezia con Torino utilizzando argini e stradine di campagna, a costi bassissimi. Perché si oppone alla “ciclo-pedonale” del lago di Garda?
«Perché è il contrario di un progetto ecologico: cementifica anche le ultime spiagge, devasta perfino le scogliere a picco sul lago, ha costi folli che continuano a salire fino all’ultimo preventivo assurdo da oltre un miliardo di euro. E stravolge il territorio che dichiara di voler valorizzare».
Se la destra italiana non ha mai brillato per ambientalismo, ora anche le giunte di sinistra, da Milano a Bologna, da Firenze fino a Verona, sono accusate di cementificare le aree verdi, liberalizzare i grattacieli e ignorare la fame di case per studenti e famiglie normali. Le amministrazioni rosse, una volta, erano modelli di urbanistica: buon governo del territorio nell’interesse pubblico. E oggi?
«La politica lombarda della deregulation edilizia ha fatto scuola, ormai anche in Emilia è il privato a decidere dove, come e cosa si costruisce. Il perfetto assessore all’Urbanistica oggi è l’avvocato dei grandi immobiliaristi. Bisognerebbe ripartire dagli uffici tecnici, investire sulla formazione dei funzionari pubblici, riprogettare i centri urbani ascoltando i cittadini».
In molti Comuni, però, gli elettori premiano i politici del sacco edilizio. La crosta di cemento e asfalto finirà per seppellire tutti i nostri tesori naturali?
«Non bisogna arrendersi. Oggi tanti cittadini, molti più che in passato, sanno che consumare suolo significa avere meno verde, ombra, aria pulita e spazio libero, hanno capito che il cemento e l’asfalto portano più calore, rumore, degrado e rischi di frane e alluvioni. Diversi politici di vari partiti, infatti, cominciano a usare la riduzione del consumo di suolo come slogan. Ma alle parole devono seguire i fatti. Il dissesto del territorio è una cronica emergenza nazionale, che si collega alla crisi climatica. Fermare davvero la cementificazione dovrebbe essere nell’interesse di tutti».
(da lespresso.it)

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QUASI SEI MILIONI DI VOLONTARI SONO IMPEGNATI IN ATTIVITA’ SOCIALI IN ITALIA

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

C’E’ ANCHE L’ITALIA DEI VALORI E DELLA SOLIDARIETA’, NON SOLO LA FOGNA SOVRANISTA

Il volontariato rappresenta uno degli aspetti più nobili e significativi del tessuto sociale di un paese. In Italia, il volontariato e l’impegno all’interno delle associazioni del terzo settore non solo contribuiscono al benessere collettivo, ma incarnano valori fondamentali come la solidarietà, l’altruismo e la responsabilità sociale. Questo articolo esplorerà l’importanza del volontariato, illustrando dati e statistiche sul fenomeno in Italia, e mettendo in luce i valori che guidano questo impegno.
Il quadro generale del volontariato in Italia
Il volontariato in Italia è una componente vitale del terzo settore, che comprende organizzazioni non profit, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e fondazioni. Secondo i dati forniti dall’ISTAT nel 2021, in Italia operano circa 360.000 organizzazioni del terzo settore, un numero che testimonia la diffusione e l’importanza di queste entità nella società italiana. Di queste organizzazioni, oltre 93.000 sono associazioni di volontariato, il che sottolinea quanto sia radicata la cultura del volontariato nel nostro paese.
Il numero di volontari coinvolti in queste organizzazioni è impressionante: circa 6,63 milioni di persone in Italia dedicano il proprio tempo e le proprie energie a attività di volontariato. Questo rappresenta oltre il 12% della popolazione italiana sopra i 14 anni. Tali numeri evidenziano l’ampiezza e la profondità dell’impegno volontario in Italia, che si esprime in una vasta gamma di settori, dal sociale all’ambientale, dall’assistenza sanitaria all’educazione.
L’impatto sulla società
Il volontariato ha un impatto significativo sulla società italiana sotto diversi aspetti. In primo luogo, esso rappresenta una risorsa preziosa per la fornitura di servizi essenziali che spesso lo Stato o il mercato non riescono a coprire adeguatamente. Le organizzazioni di volontariato, infatti, operano spesso in contesti di emergenza o in situazioni di marginalità, fornendo supporto a persone che vivono in condizioni di povertà, solitudine o vulnerabilità.
Secondo un rapporto del CSVnet e Fondazione Volontariato e Partecipazione, nel 2020 il valore economico del lavoro svolto dai volontari in Italia è stato stimato intorno ai 7,9 miliardi di euro. Questa cifra non solo dimostra l’importanza economica del volontariato, ma evidenzia anche il contributo sostanziale che queste attività offrono al benessere collettivo e alla coesione sociale.
Oltre all’aspetto economico, il volontariato promuove anche un senso di comunità e di appartenenza. Partecipare a iniziative di volontariato rafforza i legami sociali, crea reti di solidarietà e favorisce l’integrazione sociale. In un periodo storico in cui la solitudine e l’isolamento sociale sono in aumento, specialmente tra le fasce più vulnerabili della popolazione, il ruolo del volontariato diventa ancora più cruciale.
I valori fondamentali
Il volontariato e il terzo settore si fondano su valori etici e morali che ne guidano le azioni e gli obiettivi. Questi valori non solo orientano le attività quotidiane dei volontari, ma contribuiscono anche a diffondere una cultura di solidarietà e di responsabilità sociale all’interno della società italiana.
Solidarietà: La solidarietà è il pilastro su cui si basa tutto il volontariato. Essa implica un impegno attivo nel sostenere il prossimo, specialmente i più deboli e vulnerabili, e si manifesta in azioni concrete che mirano a migliorare le condizioni di vita degli altri.
Altruismo: L’altruismo è il cuore del volontariato. I volontari agiscono per il bene degli altri, senza aspettarsi ricompense o riconoscimenti. Questo spirito di servizio disinteressato è ciò che rende il volontariato un’attività così preziosa e rispettata.
Responsabilità sociale: Partecipare a un’associazione di volontariato implica un forte senso di responsabilità verso la comunità. I volontari riconoscono l’importanza di contribuire al bene comune e di essere parte attiva nella risoluzione dei problemi sociali.
Inclusione Il volontariato promuove l’inclusione sociale, abbattendo le barriere che separano le diverse componenti della società. Attraverso le sue attività, il volontariato favorisce l’integrazione e la partecipazione di tutti, indipendentemente dalla loro condizione sociale, economica o culturale.
Empatia: L’empatia è la capacità di comprendere e condividere i sentimenti degli altri. Nel volontariato, l’empatia è essenziale per costruire relazioni significative e per offrire un sostegno che vada oltre l’assistenza materiale
L’importanza di far parte di un’associazione di beneficenza del Terzo Settore
Far parte di un’associazione di beneficenza del terzo settore offre numerosi vantaggi sia a livello personale che collettivo. Dal punto di vista personale, il volontariato permette di sviluppare competenze, di crescere come individui e di sperimentare un senso di realizzazione che deriva dal contribuire al benessere degli altri. Inoltre, il volontariato può arricchire il proprio network sociale, mettendo in contatto persone con valori e interessi simili.
Dal punto di vista collettivo, l’impegno all’interno di un’associazione di beneficenza rafforza il tessuto sociale e contribuisce a creare una società più equa e inclusiva. Le associazioni del terzo settore, infatti, sono in prima linea nella lotta contro le disuguaglianze e nella promozione di diritti fondamentali come l’accesso all’educazione, alla sanità e alla protezione sociale.
Inoltre, le associazioni del terzo settore svolgono un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica su tematiche di interesse sociale. Attraverso campagne di informazione e di advocacy, queste organizzazioni riescono a influenzare le politiche pubbliche e a promuovere cambiamenti legislativi che favoriscono il benessere collettivo.
Il futuro del volontariato in Italia
Il futuro del volontariato in Italia appare promettente, ma non privo di sfide. L’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti demografici e l’evoluzione delle tecnologie digitali stanno trasformando il modo in cui il volontariato viene praticato e percepito. Le associazioni del terzo settore dovranno adattarsi a queste nuove realtà, sviluppando nuove strategie per coinvolgere i giovani e per sfruttare le potenzialità offerte dalla digitalizzazione.
Allo stesso tempo, è fondamentale che le istituzioni pubbliche riconoscano e supportino adeguatamente il lavoro svolto dai volontari. Iniziative come il Servizio Civile Universale rappresentano un passo nella giusta direzione, ma è necessario un impegno costante per garantire che il volontariato continui a essere valorizzato e sostenuto come una componente essenziale del tessuto sociale italiano.
Il volontariato rappresenta una delle espressioni più alte della partecipazione civica e della responsabilità sociale. In Italia, milioni di persone dedicano il loro tempo e le loro energie per migliorare la vita degli altri, contribuendo al benessere collettivo e promuovendo valori fondamentali come la solidarietà, l’altruismo e l’inclusione.
Le associazioni del terzo settore, come dimostrano i dati e le statistiche, svolgono un ruolo cruciale nel garantire che nessuno venga lasciato indietro. Partecipare a queste organizzazioni non solo arricchisce la vita di chi riceve aiuto, ma trasforma anche la vita di chi sceglie di donare il proprio tempo e le proprie competenze per il bene degli altri.
In un mondo sempre più complesso e interconnesso, l’importanza del volontariato non può essere sottovalutata. Esso rappresenta una risposta concreta alle sfide sociali, economiche e ambientali del nostro tempo, e un potente strumento per costruire una società più giusta, equa e solidale.
(da agenzie)

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ROMA, ATAC LICENZIA 26 “FANNULLONI”. UNA DIPENDENTE ERA MALATA, MA FACEVA LA CARTOMANTE

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

E’ LA STRETTA DELL’AZIENDA PER LA MOBILITA’ DELLA CAPITALE

Basta fannulloni. L’Atac (azienda per la mobilità di Roma Capitale) nel 2023 ha licenziato 26 dipendenti per ragioni disciplinari. E altri 228 provvedimenti sono stati emessi a carico dei lavoratori della municipalizzata. Una stretta contro i furbetti del cartellino e chi si assenta in maniera ingiustificata: come una dipendente che si metteva in malattia, ma andava a fare la cartomante vendendo amuleti e facendo predizioni ai mercatini.
I dati
Come riporta Il Messaggero, le sanzioni hanno coinvolto il 2% dei dipendenti di Atac, su un totale di 10.200 (di cui 5.200 autisti). Questi ultimi in percentuale hanno raccolto più provvedimenti rispetto alle altre categorie di lavoratori. Le sanzioni hanno spesso colpito gli autisti con assenze ingiustificate superiori ai cinque giorni: due dipendenti portavano avanti addirittura un doppio lavoro. Altre volte è capitato che chi lavorasse per la municipalizzata al contempo fosse assunto in un’azienda di trasporti privata. In un altro caso sono stati beccati dei colleghi che timbravano il cartellino per altri. Ma non solo. Alcuni dipendenti sono stati licenziati per il loro comportamento sul luogo di lavoro: erano aggressivi verso i colleghi. Un altro provvedimento utilizzato da Atac per punire i propri dipendenti è la sospensione. Nel 2023 sono state in tutto una sessantina: la sanzione comporta anche un esborso economico da parte di chi la riceve.
La cartomante dipendente
I numeri delle sanzioni ai dipendenti Atac sono comunque in linea con quelli degli altri anni, dallo scoppio del Covid a oggi. Quest’anno sono stati avviati circa 120 provvedimenti. Chi vorrà fare appello dal 2024 può presentare ricorso alla commissione di disciplina.Doveva controllare i biglietti, ma si metteva in malattia per vendere le opere che realizzava, corni e anelli, ed era rinomata alle sagre di paese e ai mercatini. Per questo la “fatina” dell’Atac era stata licenziata. Ma non c’è solo lei tra i casi più pittoreschi. C’è l’autista che faceva anche lo chaffeur di limousine all’estero, chi sfruttava i permessi della legge 104 per andare a pescare invece di assistere i propri parenti malati, chi era meccanico per Atac ma preferiva una carrozzeria privata.
(da agenzie)

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SORPRESA, ORA GLI ARCHEOLOGI TROVANO LAVORO: CRESCONO COMPENSI E RICHIESTE DELLE AZIENDE

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

CONTA MOLTO IL PNRR… IN MAGGIORANZA SONO DONNE, GIOVANI E CON ALTI LIVELLI DI ISTRUZIONE

Per la prima volta, la domanda di archeologi in Italia ha superato l’offerta. A dieci anni dalla legge che ne ha riconosciuto la figura professionale, la 110/2014, gli archeologi sono sempre più richiesti sul mercato del lavoro. A svelarlo sono i dati raccolti dall’Ana, l’Associazione Nazionale Archeologi, che saranno presentati il 31 agosto alla Sapienza di Roma durante l’annuale convegno della European Association of Archaeologists. La spinta inaspettata per questa figura professionale arriva dai progetti del Pnrr, che spesso necessitano anche del lavoro di un archeologo per superare le fasi di permessi e autorizzazioni.
Chi sono gli archeologi in Italia
L’indagine dell’Ana ha coinvolto 1.080 professionisti, su un totale di circa 5-6mila archeologi attivi in Italia. Quasi due lavoratori su tre (il 65%) sono donne, mentre il 63% della categoria è composto da under 40. Quasi tutti hanno un livello di istruzione alto, con l’88% che ha conseguito o sta conseguendo un titolo di studio post laurea triennale. Dei circa 5mila archeologi presenti in Italia, oltre il 75% lavora nel privato, spesso a Partita Iva. Il restante 25% lavora nel pubblico, ma solo nel 17% dei casi come dipendente subordinato.
La crescita del fatturato
La corsa di aziende ed enti pubblici per trovare archeologi ha portato anche a un netto aumento dei compensi. Nel 2011, solo il 12% dei lavoratori di questa categoria dichiarava un fatturato lordo annuo di almeno 15-20mila euro. Oggi quasi la metà degli archeologi (il 48,6%) dichiara di fatturare tra i 18 e i 24mila euro all’anno, mentre il 9,3% registra compensi di oltre 4mila euro lordi al mese. La maggiore dinamicità del mercato del lavoro ha portato anche a tassi di occupazione più alti per chi esce dalle università. L’ultima indagine dell’Ana mostra che, tra chi ha conseguito la formazione specifica, il 76% dichiara di fare l’archeologo come unica attività professionale.
La spinta del Pnrr
Ma quali sono le ragioni che spiegano il boom di archeologi in Italia? Marcella Giorgio, neo presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi, ne individua tre: «Gli sviluppi sull’archeologia preventiva, i progressi normativi sul riconoscimento professionale e i progetti Pnrr». Eppure, Giorgio sottolinea anche che «il malessere di un passato critico, percepito come ancora molto vicino, ha lasciato una percezione di negatività diffusa in molti colleghi» e che per questo è importante mettere a fuoco gli obiettivi per il futuro. Le priorità sono le seguenti: «Un mercato del lavoro sempre più sano ed equamente regolamentato dal punto di vista di tariffe e condizioni lavorative, il riconoscimento sociale delle competenze di un archeologo nella gestione di territori e comunità, fino all’istituzione di un ordine professionale che possa riconoscere la complessità della professione di archeologo garantendone i diritti», spiega la presidente dell’Ana.
(da agenzie)

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“SALVINI PARLA PIÙ DA BULLO CHE DA POLITICO. LO DEFINIREI QUASI PATETICO”: L’IRA DI ELSA FORNERO SI ABBATTE SUL CAPITONE, ACCUSATO DI “VENDERE ILLUSIONI” SULLE PENSIONI

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

“LE SUE MODIFICHE ALLA RIFORMA SULLE PENSIONI SONO COSTATE AGLI ITALIANI 40 MILIARDI, RISORSE CHE AVREBBERO POTUTO ESSERE USATE PER INVESTIRE IN SCUOLA, INFRASTRUTTURE, SANITÀ. E ORA CHE SI AVVICINA DI NUOVO LA LEGGE DI BILANCIO TORNANO A VENDERE FUMO”

Che tra Elsa Fornero e Matteo Salvini non corra buon sangue è arcinoto, e anzi un eufemismo. Lui l’ha additata da anni come la personificazione dei tecnici senza cuore che col governo Monti costrinsero gli italiani a una cura lacrime e sangue, lei vede nel leader della Lega un demagogo buono a nulla.
La docente torinese ha messo volentieri da parte il consueto aplomb per sparare letteralmente a zero sul vicepremier. Materia del contendere, ovviamente, le pensioni degli italiani. Già perché da giorni si rincorrono le indiscrezioni sui piani del governo per rivedere almeno in parte il sistema pensionistico, e non certo in senso di maggior generosità: l’ipotesi più concreta sul tavolo è quella del rinvio del pagamento dei contributi da parte dell’Inps per chi lascia il lavoro in anticipo.
Quel che appare del tutto evidente è che la solenne promessa di Salvini di abrogare la legge Fornero «entro un anno» dal ritorno al governo è palesemente carta straccia. Eppure dalla Lega si continuano ad accreditare scenari fantascientifici incompatibili col quadro di bilancio. E Fornero non perdona.
Ospite di Luca Telese e Marianna Aprile a In Onda su La7, l’ex ministra di Mario Monti è un fiume in piena contro Salvini. «Ormai è evidente che parla più da bullo che da politico. Lo definirei quasi patetico. Ma non si rende conto che i voti il suo salvinismo non li raccoglie più, e li prende se mai il nuovo leghiamo, chiamiamolo così, di Vannacci?».
«Ha fatto del male al Paese vendendo illusioni», è il giudizio impietoso dell’economista, secondo la quale le sue iniziative durante il precedente mandato di governo sono costate agli italiani «40 miliardi, risorse che avrebbero potuto essere usate per investire in scuola, infrastrutture, sanità».
Eppure, lamenta ancora Fornero, «ora che si avvicina di nuovo la legge di bilancio tornano a vendere fumo» sul tema. E questo è imperdonabile, vista la manovra di vacche magre che l’esecutivo non potrà che varare. «Bisognerebbe avere trasparenza nelle scelte e nella politica, qui invece si continua a prendere in giro gli elettori. Ma gli elettori non sono stupidi!», è la conclusione-appello anti-Salvini dell’ex ministra.
(da Open)

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I LEGAMI TRA FRATELLI D’ITALIA ED ESTREMA DESTRA FINISCONO SUL TIMES

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

LE DONAZIONI DEI MELONIANI AI NEOFASCISTI SULLA STAMPA STRANIERA

L’inchiesta di Domani sulla donazione della fondazione Alleanza nazionale all’associazione Acca Larenzia viene ripresa dal Times. L’articolo dal titolo «Il partito di Giorgia Meloni accusato di legami con donazioni neofasciste», racconta la vicenda scritta nei giorni scorsi dal nostro giornale riguardo l’acquisto della storica sede del Movimento sociale italiano di Acca Larentia dall’omonima associazione neofascista “Acca Larenzia” con una parte di soldi arrivati dalla fonazione di An, strettamente legata al partito della premier.
Secondo quanto scritto nel rogito firmato il 6 luglio del 2023, una parte dei soldi per pagare i quasi 70mila euro all’Inail, proprietaria dell’immobile da 50 metri quadrati, arrivano da una elargizione liberale fatta dalla fondanzione An. Nel cda della fondazione ci sono esponenti di spicco del partito di Meloni, tra cui la sorella della premier Arianna e il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. La cifra messa a disposizione della fondazione è stata di 30mila euro.
«Si ritiene che la Fondazione Alleanza Nazionale, che condivide il simbolo della fiamma di Fratelli d’Italia e ha nel suo consiglio di amministrazione due esponenti di spicco del partito, abbia donato decine di migliaia di euro a due cause di estrema destra negli ultimi anni», si legge nell’articolo del Times. «Il quotidiano Domani ha riportato venerdì che la fondazione ha aiutato Acca Larentia, un gruppo neofascista che celebra apertamente i terroristi di estrema destra, ad acquistare una nuova sede in via Acca Larentia a Roma nel luglio dello scorso anno. I simpatizzanti dell’estrema destra si riuniscono ogni anno in via Acca Larentia a Roma per commemorare con saluti fascisti due membri del Fronte della Gioventù uccisi lì nel 1978».
Oltre ai soldi dati per Acca Larentia, è emerso, da un articolo di Repubblica, che la Fondazione ha sostenuto nel 2021 l’associazione Vicit Leo. Una sigla che i lettori di Domani conoscono: tre anni fa avevamo svelato, con un’inchiesta a puntate, i legami finanziari con il trust inglese collegato a Roberto Fiore, l’ex capo del gruppo eversivo Terza Posizione e leader di Forza Nuova, condannato per l’assalto alla sede della Cgil durante le proteste contro il green pass.
(da editorialedomani.it)

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COSA STA DIVENTANDO LA LEGA

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

SOMIGLIA SEMPRE PIU’ A UN FRANCHISING DI ESTREMISMI CON INTERESSI DIFFERENTI

L’estate a briglia sciolta di Matteo Salvini non c’è stata ma in compenso, alla vigilia del fatidico vertice di maggioranza della ripresa gli alleati registrano l’agosto libera-tutti del suo partito: una Lega che non si capisce più cos’è, nordista forse, di sicuro vannacciana, putiniana e trumpiana di ritorno, sempre di più somigliante a un franchising di estremismi che lavorano ciascuno per se’e per personali, specifici interessi.
Anche il celebrato moderatismo della “vecchia guardia” alla Luca Zaia ha abbandonato la sua antica prudenza. Parla il ministro Roberto Calderoli, padre della riforma-icona delle Autonomie, e si scaglia contro il referendum, dice che chi lo chiede spaccherà l’Italia, invitando implicitamente il governo ad abbandonare ogni linea di cautela e a schierarsi per l’immediata attivazione delle norme.
Parla Attilio Fontana, governatorissimo della roccaforte lombarda, e dice che i Lep sono importanti ma su tutto il resto le competenze dello Stato vanno cedute subito, immediatamente, perché la riforma lo consente senz’altro. La nuova aggressività dell’area Nord fa pensare che, dopo la delusione delle Europee e gli scarsi incassi elettorali in quel mondo, i suoi titolari si siano rimessi in moto e ormai il loro unico progetto sia la conquista – effettiva e non teorica – di poteri sovrani sulle Regioni che gestiscono.
L’altra bottega, il nuovo showroom militarista di Roberto Vannacci e dell’associazionismo collegato, è altrettanto effervescente. Il generale sarà a Pontida, 6 ottobre, per la passerella di circostanza che dovrebbe rassicurare i militanti d’antan, ma tutti sanno che l’appuntamento imperdibile, il palco che conta, arriverà ben prima.
Sarà il raduno vannaccista di Viterbo, dove tra il 19 e il 20 settembre le truppe del generale saranno contate, pesate, valutate e finalmente si potrà capire la consistenza dell’emporio e la sua potenziale trasformazione in correntone del Carroccio, se non addirittura in partito autosufficiente. Il Comitato Mondo al Contrario (8mila iscritti, secondo il “camerata Fabio Filomeni”) e l’associazione Noi con Vannacci dell’ex-leghista Umberto Fusco registrano adesioni a botte da cento: per la prima volta il Capitano e la sua vecchia classe dirigente rischiano di doversi mettere sull’attenti davanti a forze superiori.
Il terzo ramo d’impresa è gestito direttamente da Salvini, è il suo sol dell’avvenire, la principale speranza di una segreteria ormai usurata. Una nuova vittoria di Donald Trump, la sconfitta ucraina, il recupero di Mosca come interlocutore apertamente praticabile, l’Europa zelenskiana obbligata a strisciare sotto le forche caudine di un accordo Usa-Putin per la fine delle ostilità. È la magnifica suggestione che il capo leghista cavalca da mesi per tenere insieme il suo movimento.
La pronta adesione al gruppo dei Patrioti per l’Europa di Viktor Orban, calamita per ogni limatura filorussa del Continente, è stata il vero salvagente del Carroccio dopo le deludenti elezioni per l’Europarlamento. Se la favola putin-trumpiana avesse un lieto fine, altro che Calderoli, Fontana, Vannacci, altro che Nord e paracadutisti in pensione: la casa-madre salviniana tornerebbe a fatturare come ai bei tempi e ogni altra filiale autogestita dovrebbe adeguarsi.
E così, guardando la nuova galassia leghista, il solo minimo comune denominatore che si intravede è la propensione all’estremismo. È estremista il partito dei governatori, con la sua richiesta di appropriarsi senza ulteriori riflessioni di poteri giganteschi dello Stato come energia, commercio estero, reti di comunicazione.
È votata al più assoluto estremismo ogni singola parola del vocabolario vannacciano, che ha sostituito le mimetiche ai crocifissi e cancellato l’originario imprinting cattolico del leghismo in nome del pugno di ferro su cittadinanza, carceri, disagio sociale. Ed è ovviamente un assoluto spirito ultras a marcare il catalogo delle esternazioni filo-Trump del Capitano: conto sulla sua vittoria, spero che vinca, mi ricorda Silvio Berlusconi, perseguitato dalla giustizia come lui, lo incontrerò presto, pieno sostegno (e vada al diavolo la cautela richiesta a un vice-premier, con il principio di non interferenza nelle campagne altrui).
Alla fine dell’estate libera-tutti della Lega, una sola cosa è chiara: il tentativo di Giorgia Meloni di sterilizzare la concorrenza del Carroccio con un ministero ricchissimo, il progetto-simbolo del Ponte sullo Stretto, la riforma delle Autonomie, le concessioni securitarie su rave, scippi, cannabis light, ha funzionato poco o niente.
La linea dell’estremismo appena viene accontentata si sposta un po’più in la’e ogni branca del franchising leghista lavora per tirare la corda, ancora e ancora. Lo stesso Salvini sembra controllare poco l’andamento delle cose: il Papeete-bis stavolta lo stanno facendo gli altri, giorno dopo giorno, e magari lui risulta ancora il capo dell’azienda ma i distributori del marchio lavorano a prescindere, vanno per conto loro.
Flavia Perina
(da lastampa.it)

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BERSANI: “SCUSE A VANNACCI? MAI. SE DOVRO’ PAGARE NON SARANNO 49 MILIONI”

Agosto 28th, 2024 Riccardo Fucile

L’EX SEGRETARIO PD: “E’ UNA BATTAGLIA DI CIVILTA'”

L’ex segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani non si è pentito di aver insultato il generale Roberto Vannacci. E lo dice oggi in un’intervista al Corriere della Sera: «Con quella domanda, che rifarei tutti i giorni, non ho insultato Vannacci, ma le idee regressive che la destra sta sdoganando e che ci rubano il futuro. Mi sto occupando di quel rancore che le destre stanno scagliando contro i diritti sociali e civili. Mi rivolgo al famoso campo progressista, perché queste idee contro tutto quel che è diverso richiedono una battaglia a viso aperto».
Bersani dice di aver ricevuto «valanghe di solidarietà, ma non è un problema di Bersani. Chi condivide, alzi la voce. Loro, chiamiamoli fascisti o come vogliamo, si nascondono sotto la scusa della critica al politicamente corretto e per questo io non lo sono stato».
Secondo l’ex ministro di Prodi «c’è in gioco un arretramento di civiltà. I fatti culturali sono più duri del marmo e se vuoi scalpellarli devi fare una battaglia di idee».
Poi risponde a Salvini, che ha detto che lui ha l’arroganza tipica dei kompagni: «Se dovrò pagare, non saranno 49 milioni. Salvini mi dà del condannato, ma io non ho ricevuto niente. Lo scriva. Sto rispondendo ad articoli dei giornali».
Poi risponde alle critiche su Giorgia Meloni: «Se un premier maschio scomparisse 5 giorni non gli chiederemmo dov’è? Invece loro la buttano giù dal lato dello spiazzamento rispetto ai riti e alle procedure democratiche, nel nome dello schema “io e il popolo e in mezzo non c’è niente”».
E dice la sua sul campo largo: «Io parlo di campo di alternativa. La politica non si misura a ettari, o si finisce sui metri quadri come adesso. Si tratta di fare un’alleanza senza veti e senza ambiguità? Ok. Tocca alle forze di una coerente opposizione, Pd, M5S e Avs, lanciare una proposta aperta per costruire un programma. Si potrebbe partire da 5 o 6 articoli della Costituzione antifascista, diritti, sanità, lavoro e salario dignitoso, imprese, fisco, ambiente, disciplina e onore e portare nel Paese la discussione su proposte che abbiano quella ispirazione. Un percorso senza veti».
(da agenzie)

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