Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
L’ACCUSA: “INADEMPIMENTO DEI SUOI DOVERI”
L’aveva annunciato e manterrà la promessa dopo il nulla di fatto delle consultazioni con il presidente francese Emmanuel Macron. Jean-Luc Mélenchon, leader del partito politico di estrema sinistra La France Insoumise, presenterà una mozione di destituzione o licenziamento alla presidenza dell’Assemblea nazionale proprio contro il capo dello Stato. Lo ha comunicato su X, prima Twitter, con un post: «Il Presidente della Repubblica ha appena creato una situazione eccezionalmente grave. La risposta popolare e politica deve essere rapida e ferma. Verrà depositata la mozione».
Il provvedimento permette di revocare la nomina del presidente «in caso di inadempimento dei suoi doveri manifestamente incompatibile con l’esercizio del suo mandato», come specifica l’articolo 68 della Costituzione francese.
Non solo. La coalizione di sinistra del Nouveau Front Populaire, di cui fa parte La France Insoumise, si opporrà a qualsiasi tentativo di creare una maggioranza di destra in seno al parlamento: «Censureremo ogni estensione del macronismo. Non saremo ausiliari di un sistema morente. Non è immaginabile, mentre tre tornate di votazioni europee e legislative hanno confermato la voglia di cambiamento dei francesi, che domani saremo noi a permettere che il potere attuale continui», ha spiegato il leader dei socialisti francesi Olivier Faure ai microfoni di France 2. Macron infatti dopo il fallimento delle consultazioni si era rivolto ai socialisti, agli ecologisti e al PCF per provare a formare con loro una coalizione più ampia che dalla sinistra andasse alla destra di Eric Ciotti, passando dal partito del presidente.
«Voi chiedete ai socialisti di essere gli ausiliari del morente macronismo? La risposta per me è semplice e chiara: no», ha chiosato Faure.
Stessa chiusura da parte di Melenchon sempre nel suo post su X: «Quando arriverà il momento, arriverà la censura da parte di un governo di destra. Ma le organizzazioni impegnate nella difesa della democrazia dovrebbero avviare una risposta congiunta».
Oggi nuove consultazioni
Secondo quanto riporta la France Presse oggi, martedì 27 agosto, inizierà un nuovo giro di consultazioni. Ma non saranno presenti il La France Insoumise, il Rn di Jordan Bardella e Ciotti, il deputato ex repubblicano alleato di Marine Le Pen. Macron dovrebbe sentire anche «personalità distinte per l’esperienza del servizio statale e della Repubblica».
Eppure al presidente francese la coalizione di sinistra aveva presentato un profilo simile con l’economista Lucie Castets, bocciata durante le consultazioni. Castets ha inoltre annunciato che continuerà il suo lavoro da pontiere: «Continuerò personalmente a mobilitarmi per incarnare l’unione della sinistra. Sono molto preoccupata e molto arrabbiata. È una negazione della democrazia», ha detto a France Inter sull’esito delle consultazioni.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
BRUNA, RIDER DA 8 ANNI: “LA SANZIONE CON UNA RACCOMANDATA, MA NON LASCERO’ QUESTO LAVORO, LO ADORO”
«Ho aperto una raccomandata e ho scoperto che l’azienda mi voleva multare perché non ero
andata abbastanza veloce nel fare le consegne». Bruna, 33 anni, è la rider multata per la velocità media troppo bassa.
Il paradosso dell’algoritmo: pretende dai rider di Just Eat prestazioni «come Pogacar al Giro d’Italia»
Come ha reagito a quella raccomandata?
«Sono rimasta disorientata, senza capire. Faccio questo lavoro da 8 anni, da quando sono arrivata in Italia dal Brasile. Da 5 anni sono con Just Eat, da 3 con contratto regolare. Ci sono rimasta male, sapevo che le sanzioni stavano arrivando ad altri colleghi che cercavo di aiutare, facendo parte della Cgil. Una grande amarezza, soprattutto perché mi sono sentita un po’ tradita dall’azienda visto che ho sempre cercato di lavorare al meglio, questo lavoro mi piace. Avevo parlato coi responsabili di Firenze a maggio e mi avevano già detto che ero sotto la media, ma avevo replicato che andare più veloce per me era impossibile. Mi sono resa disponibile di ascoltare qualsiasi suggerimento di come migliorare il mio lavoro».
Qual è la velocità richiesta
«La mia velocità media si aggira intorno ai 15km/h, quella che mi veniva richiesta per quelle consegne era tra i 21 e i 26 km/h, in bicicletta è praticamente impossibile. Forse chi fa il Giro d’Italia… ma non hanno cassoni con il cibo da trasportare, né semafori. Inoltre, la velocità richiesta va oltre i limiti consentiti delle biciclette elettriche che arrivano fino a 25 chilometri orari. E poi io non posso andare velocissima perché ho piccoli problemi fisici».
Che tipo di problemi?
«Da bambina sono caduta battendo forte la schiena e mi è rimasta una specie di ernia. E ho un problema al ginocchio, che spesso mi fa male quando faccio le salite. Per non parlare dei sanpietrini nelle vie del centro di Firenze, che mi provocano dolori alla schiena».
E quindi come ha reagito alla lettera con la multa?
«Ho chiamato il sindacato per informarli della raccomandata ricevuta, loro mi hanno suggerito di rispondere con una mia lettera all’azienda. Ho scritto la lettera, ma non è servito a niente, perché credo che neppure l’abbiano letta».
Come fa a dirlo?
«Perché mi hanno risposto con una missiva con un testo pre-impostato di una lettera disciplinare, e che mi avrebbero scalato tre ore di lavoro. Mi sono sentita nuovamente frustrata, anche perché ho impiegato un pomeriggio a scrivere quella lettera».
Non ha contattato direttamente i suoi datori di lavoro?
«No, perché so quali sarebbero state le persone con cui avrei parlato. Avevo già parlato con loro a maggio, e mi avevano già comunicato che lavoravo troppo lentamente per i loro standard».
Ma non c’è qualcosa che vorrebbe dire loro?
«Di venire in bici con noi per rendersi conto di persona che quello che ci chiedono non è fattibile. E un’altra cosa: non siamo macchine, siamo esseri umani, e il nostro lavoro non può essere regolato soltanto da un algoritmo. Ogni consegna è unica e abbiamo pochissimo controllo mentre siamo in sella, tipo sulla presenza di altri mezzi, le condizioni della strada, del traffico…»
È arrabbiata?
«La rabbia non ha senso, ma sono frustrata per il fatto che proviamo a spiegare il nostro punto di vista ma sembra che nessuno ci ascolti».
E ora, cambierà lavoro?
«No, adoro questo lavoro perché mi permette di stare all’aria aperta. Per mantenermi faccio un secondo lavoro che mi mette a costante contatto col pubblico, ed è stancante, seppur in un modo diverso rispetto al rider».
Se dovessero arrivarle altre lettere?
«Proverò a continuare a respingerle e proverò a comprarmi una batteria elettrica per andare più veloce, ma non sarà semplice perché costa oltre la metà dello stipendio mensile da rider. Prima devo pensare a fare la spesa».
Come giudica l’azienda?
«Mi auguro che quello che viene messo in atto nei miei confronti e di altri colleghi non sia mobbing. Voglio credere che le persone siano buone e stiano provando a fare il loro lavoro al meglio, così come lo faccio io».
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
IL CALO DI PRESENZE ITALIANE E’ NETTO E A LUGLIO E AGOSTO SI E’ ACCENTUATO: NON CI SONO PIU’ SOLDI
Si fa un gran parlare di overtourism, anglicismo che più prosaicamente possiamo tradurre con l’invasione di città bellissime, mortificate da orde di truppe cammellate di turisti, con i panini plastificati pronti nello zaino, scarrozzati da autobus inquinanti e condotti alla meta da guide con ombrellino e microfono. Si segnala, dunque, il numero chiuso a Venezia, una Firenze sotto assedio e il Mortadella Gate di Bologna (all’estero anche Barcellona e Amsterdam non stanno benissimo). L’inevitabile clamore mediatico rischia di creare una falsa impressione, e cioè che gli italiani siano felici e spensierati e pieni di soldi e viaggino e spendano come non mai. Non è così, purtroppo. Dietro l’overtourism, fenomeno che riguarda soprattutto gli stranieri, c’è un’economia che zoppica, un potere d’acquisto che è precipitato, italiani che viaggiano sempre di meno e una crisi della ristorazione che ancora non è percepita appieno.
I turisti? Soprattutto stranieri
Si è scritto che quest’anno c’è stato un aumento del turismo in Italia. Vero, anche se i dati non sempre coincidono. Peccato che si tratti solo di stranieri, soprattutto americani: rispetto al 2023 ci sarà il 4 per cento di presenze in più dall’estero. Ma il calo di presenze italiane è netto e a luglio e agosto si è accentuato. I motivi sono tanti e proveremo a spiegarli, ma la causa primaria si può riassumere facilmente: non ci sono più soldi. Il potere d’acquisto è crollato, i prezzi delle materie prime e dei servizi sono lievitati. Dopo l’anno d’oro post Covid quando, sull’onda dell’entusiasmo per la ritrovata libertà, si usciva, si viaggiava e si mangiava a quattro palmenti, ora è tornata la frugalità. Non come stile di vita, ma come necessità di cassa.
Il calo nelle città e al mare
I dati vanno letti con attenzione. Perché il calo di luglio e agosto del turismo interno riguarda soprattutto le località balneari e le grandi città. Impossibile non ipotizzare che c’entri il cambiamento climatico, con il clima torrido che spinge verso luoghi più freschi (è il momento di investire in montagna) e svuota le città. L’onda lunga dell’inflazione, come dice con metafora quasi estiva il Sole 24 Ore, ha però un ruolo fondamentale. Ci sono città che soffrono di più. Napoli segna un – 20%. Agrigento – 25%. In Liguria le presenze sono calate del 5 % e, quel che è peggio, sono calati i consumi di chi arriva. Alcune città hanno una situazione particolare, ma che si iscrive in una crisi più generale: ad Alghero le vendite dei fornitori e grossisti di alimenti e bevande hanno subito una contrazione che varia dal 25% al 37%. E Bologna? La città messa nel mirino da Ilaria Maria Sala in un pezzo per il New York Times, che parlava di overtourism e dittatura della mortadella di bassa qualità, è in crisi pure lei: i ristoranti del centro sono vuoti, si accusa il gran caldo ma forse non è solo quello.
Quanto pesa il caro vita
Il problema è che il costo della vita è aumentato. Non sono solo rincari percepiti, lamentele cicliche e localizzate. Per quanto riguarda le vacanze, affittare un ombrellone con lettino è costato un 4% in più, il trasporto marittimo è a +11,4%, i pacchetti vacanza a +2,8% (dati Codacons). Il settore del turismo è ad alto rischio default, come segnala uno studio del Crif: le imprese del turismo registrano un tasso minore di pagatori puntuali (20%) e un numero maggiore di pagatori con grave ritardo (17,4%).
La ristorazione che soffre
E Roma? I titoli parlano di «boom del turismo» ma, se si legge anche il resto degli articoli, la prospettiva cambia. Guardiamo alla ristorazione: con il «boom del turismo», dovrebbe andare a gonfie vele. E invece, rispetto all’agosto del 2023, i ristoranti hanno avuto un calo di prenotazioni del 13 per cento. A estate finita si faranno i conti, ma i gestori ce li hanno già ora e non sono affatto positivi. Del resto, allargando la vista a tutto il territorio nazionale, nel 2024 il numero di attività di ristorazione registrate è diminuito per il terzo anno consecutivo, passando dalle 392.535 del 2022 a 387.583 (-1,2%) nel 2023. Per il secondo anno di fila, è calato anche il numero di quelle attive: da 335.817 a 331.888, con un saldo di -3.929 (-1,16%). Bene, dirà qualcuno, c’erano troppi locali. Ma se diminuiscono i ristoranti, e crollano le entrate, non è un problema solo dei proprietari. È l’indice di un minore potere d’acquisto degli italiani.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
IL TIMORE DELLO STAFF DI TRUMP E’ CHE PERDA IL CONTROLLO E SPARI QUALCHE CAZZATA O INSULTO, DANNEGGIANDO ULTERIORMENTE LA CORSA ALLA CASA BIANCA… IN EFFETTI LUI E’ ADATTO ALLA CASA CIRCONDARIALE
Il sospetto di alcuni media americani è che l’ex presidente e candidato repubblicano alla Casa
Bianca voglia cancellare il dibattito del 10 settembre con la sua rivale Kamala Harris.
Criticando il programma The Week e definendolo «di parte», Trump aggiunge nel post: «Perché dovrei dibattere contro Kamala Harris su quel network?».
Dietro le quinte, le due campagne elettorali sono da giorni in conflitto sulle regole del dibattito: in particolare è oggetto di disputa la questione se il microfono di ciascun candidato debba restare «aperto» mentre è il turno dell’altro.
La campagna di Kamala Harris vuole che i microfoni siano aperti per tutto il dibattito, come è stato storicamente in passato.
«Ci sembra di capire che la campagna di Trump preferisca il microfono spento perché non pensano che il loro candidato possa comportarsi in modo presidenziale per 90 interi minuti – ha dichiarato Brian Fallon, consigliere per la comunicazione della campagna di Harris -. Sospettiamo che non abbiano nemmeno detto al loro capo di questa disputa perché sarebbe troppo imbarazzante ammettere che non pensano che sappia gestirsi da solo con la vicepresidente Harris senza l’aiuto di un bottone per silenziarlo».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
LA CANDIDATA DEM SUPERA “THE DONALD” ANCHE NELLA RACCOLTA FONDI… LA CASA BIANCA SI DECIDE CONQUISTANDO IL COLLEGIO ELETTORALE, NON LA MAGGIORANZA POPOLARE, E QUEST’ANNO SI GIOCHERÀ NEL “BLUE WALL” DI MICHIGAN, WISCONSIN E PENNSYLVANIA, PIÙ GEORGIA, ARIZONA, NEVADA E NORTH CAROLINA
E’ presto per giudicare, però le prime indicazioni dopo Chicago dimostrano che Kamala Harris ha aumentato il distacco su Trump nei sondaggi nazionali, e lo ha superato anche col conto in banca.
Resta ora da vedere se questo vantaggio durerà fino a quando inizieranno le prime operazioni di voto, ossia metà settembre, e si confermerà nei sei o sette Stati decisivi per vincere.
Nel frattempo però Donald è così in difficoltà, che sta aggiustando le sue posizioni su aborto e immigrazione, mentre l’appoggio di Bob Kennedy lo aiuta per certi versi, ma potrebbe metterlo in difficoltà per altri.
Il primo rilevamento tenuto dopo la Convention è stato quello dell’Angus Reid Institute, secondo cui Harris ha allungato a 5 punti il distacco su base nazionale, con una particolare forza tra giovani, neri e ispanici, oltre alle donne.
Poco dopo è uscito quello della Fairleigh Dickinson University, secondo cui il vantaggio è salito a 7 punti, 50 a 43%.
In attesa di vedere le conferme di altri istituti, questi primi dati sono comunque indicativi. Il “bump” dopo la Convention è piuttosto abituale e in genere non dura fino alle elezioni di novembre, però Trump non ne aveva avuto uno molto significativo dopo il suo congresso a Milwaukee.
La Casa Bianca si decide conquistando il collegio elettorale, non la maggioranza popolare, e quest’anno si giocherà nel “blue wall” di Michigan, Wisconsin e Pennsylvania, più Georgia, Arizona, Nevada e North Carolina.
La campagna democratica aveva indicato nel 5% la soglia di vantaggio nazionale che si sarebbe tradotta in un allungo anche negli Stati in bilico, e quindi in base ai primi sondaggi dopo la Convention ci siamo quasi.
E’ vero poi che i “bump” seguiti ai congressi non durano fino a novembre, ma il voto anticipato in Pennsylvania comincia il 16 settembre e negli altri Stati entro fine del mese, perciò basterebbe che la spinta attuale resistesse tre o quattro settimane per fare la differenza.
La direttrice della campagna, Jen O’Malley Dillon, ha sottolineato che il conto in banca è salito a 540 milioni di dollari, con circa 80 raccolti durante la Convention, mentre i volontari hanno firmato per 200.000 turni di iniziative per spingere gli elettori alle urne.
Al netto dell’inevitabile propaganda, è evidente che Trump sia preoccupato.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
ASSISTIAMO ALLA DECADENZA DELLE CLASSI DIRIGENTI AMERICANE ED EUROPEE, OSSESSIONATE DALL’INSEGUIMENTO POPULISTA DELL’ELETTORATO… NEL DECLINO SI OFFUSCANO LE FACOLTÀ, MENTRE RICORDARE SAREBBE INDISPENSABILE, SPECIALMENTE IN EUROPA
Nel 1987 uscì un libro a suo modo “profetico”, che fece scalpore tra gli studiosi di politica e gli
esperti di economia. Si era nel pieno degli anni Ottanta, quelli della Milano da bere e dell’edonismo reaganiano (come diceva Roberto D’Agostino a Quelli della notte). Era il decennio dell’ottimismo e dell’idea della crescita illimitata, su cui regnava appunto l’America di Ronald Reagan, destinata alla fine di quel periodo a festeggiare la capitolazione dell’Unione Sovietica.
In quel clima sommamente euforico e, per altri versi, isterico, il professore di Yale Robert Kennedy pubblicava Ascesa e declino delle grandi potenze, nel quale passava in rassegna i cambiamenti politico-economici e quelli militari degli ultimi quattro secoli. E arrivava così a formulare la “legge di tendenza” secondo cui l’incremento del budget militare oltre il tetto delle risorse investite dai poteri pubblici per supportare lo sviluppo economico coincideva con l’«inizio della fine» per la nazione egemonica.
Un punto di vista (scientifico) che, di fatto, anticipava il declino degli Stati Uniti proprio nella fase in cui sentivano di aver vinto definitivamente, celebrando il trionfo del «Secolo americano». Kennedy sembrava vaticinare un’altra storia: l’overstretch imperiale (il sovraccarico di necessità e impegni strategici da presidiare), come già per la Gran Bretagna, aveva toccato il culmine, e il primato economico, minato da una smisurata spesa militare, non avrebbe tenuto il passo del suo aumento irrefrenabile. Da allora è cominciato il viale del tramonto per l’Occidente atlantico
Il tramonto debutta con l’indebolimento dell’hard power e lo smarrimento del potere contrattuale diplomatico, anche se è stato integrato dallo sharp power e dal warfare tecnologico supportato da Big Tech. E il declino avanza quando il soft power perde appeal e appare meno seducente
Dentro ciascun ciclo storico ci sono luci e ombre, e il declino dell’Impero americano non è ancora arrivato alla sua caduta (per dirla con i titoli di due memorabili film della trilogia del regista canadese Denys Arcand). […] perché il tramonto va “zonizzato”, e le province imperiali non sono tutte uguali a dispetto dell’omologazione tentata manu militari dal Washington consensus e dal pensiero unico thatcheriano del “Tina” (There is no alternative: non ci sono alternative), affermatisi sull’onda di quegli anni Ottanta da cui non siamo mai davvero usciti.
Assistiamo al declino – che sarebbe bene si accelerasse – di quell’Illuminismo estremista che è il neoliberismo, eppure la terra (già) promessa dell’Illuminismo applicato (come lo aveva chiamato Ralf Dahrendorf) continua a rappresentare un magnete multiculturale attrattivo per i molti talenti che vi giungono da ogni angolo del Villaggio globale.
Si estingue l’eroe troppo epico (e macho) del canone letterario, come raccontava su queste pagine Sara De Simone (e, in questo caso, come per il colesterolo possiamo parlare di un declino buono distinto da quello cattivo) – al punto che pure i supereroi della cultura pop si sono sdraiati da qualche tempo sul lettino dello psicanalista per provare a rielaborare le loro umanissime ferite dell’anima (altro segno, ma assai apprezzabile, dello spegnersi di un certo modello).
E la decadenza – di cui tutti, anche incolpevolmente, paghiamo le conseguenze – è quella di tanta parte delle classi dirigenti americane ed europee, irresponsabilmente ossessionate dall’inseguimento populista dell’elettorato o lontanissime dalle problematiche quotidiane delle persone; e pertanto inadeguate a svolgere il loro ruolo, come sosteneva sempre qui Jonathan Franzen, quintessenza di quello che dovrebbe essere l’intellettuale occidentale contemporaneo.
Per il quale, al netto degli scossoni e in presenza di rivoluzioni che sempre hanno caratterizzato il mutamento storico, la cultura occidentale rimane il “cosmo” dell’inclusività, della connessione fra i diversi e della contaminazione, ed è questa la sua forza inestirpabile (e la sua “polizza vita”). Ne deriva, quindi, anche l’esigenza di ripensare la figura dell’intellettuale pubblico, questa sì già incamminatasi da tempo sul viale di un altro tramonto, ma che dovrebbe osservare l’imperativo etico di custodire (e vivificare e riaggiornare) la memoria.
Perché nel declino, come noto, accade che si offuschino le facoltà, mentre ricordare (in primis, gli errori e il male di certe parabole temporali) sarebbe doveroso e indispensabile, specialmente in Europa, che della paura di perdere le proprie conquiste, senza comunque fare granché per rilanciarle, ha fatto la propria «paranoia», per citare nuovamente l’autore di Purity e de Le correzioni, un gioiello postmodernista dedicato proprio al tramonto della sbornia collettiva di ottimismo degli anni Ottanta, quando nei partiti (che furono) di massa gli intellettuali finirono per venire rimpiazzati da pubblicitari, spin doctor e consulenti di immagine.
La post-sfera pubblica egemonizzata dalle retoriche dell’uno vale uno e della disintermediazione demagogica della politica richiederebbe antidoti e inversioni di tendenza. E tale è la valorizzazione della memoria per prevenire il ritorno delle ombre junghiane del passato (dalle degenerazioni del Romanticismo all’irrazionalismo, dal colonialismo ai fascismi). Come pure per rammentare, ibridandoli (e vari pensatori e scrittori di origine non euroamericana lo ricordano spesso), i valori positivi inventati dalla cultura occidentale. La tolleranza e la società aperta.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 27th, 2024 Riccardo Fucile
I PREZZI MEDI AUMENTATI DEL 6,6% PER IL CORREDO SCOLASTICO E DEL 18% L’ACQUISTO DI LIBRI E TESTI OBBLIGATORI
Con la fine delle vacanze estive, gli italiani si preparano a tornare alla routine quotidiana, e per molte famiglie l’inizio della scuola coinciderà con una notevole spesa per l’acquisto di libri, zaini e materiale scolastico.
Secondo l’ultimo report stilato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.), infatti, i costi dei materiali scolastici quest’anno hanno registrato un incremento del 6,6% rispetto al 2023, portando ogni famiglia a spendere in media circa 647 euro per ciascun figlio. Tra i prodotti più costosi si confermano gli zaini, soprattutto i modelli trolley, preferiti per evitare di caricare troppo peso sulle spalle, e quelli dotati di tecnologie avanzate, come le power bank integrate per ricaricare i dispositivi mobili.
Un dato interessante emerso dall’analisi dell’O.N.F. riguarda il canale di acquisto: sebbene le cartolibrerie e la grande distribuzione siano ancora tra le opzioni più utilizzate, gli acquisti online stanno guadagnando sempre più terreno. Acquistare su internet consentirebbe infatti un risparmio medio del 20% rispetto alle cartolibrerie e del 2% rispetto alle offerte di supermercati e ipermercati.
Oltre ai materiali scolastici, una delle preoccupazioni maggiori per le famiglie rimane l’acquisto libri di testo. Quest’anno, la spesa media per gli studenti, che spesso, oltre ai testi obbligatori, include anche dizionari e altri libri “accessori”, si attesta intorno ai 591,44 euro, con un aumento del 18% rispetto all’anno precedente.
A crescere sono soprattutto i costi dei libri per le scuole superiori, mentre quelli per le scuole medie hanno assistito a un lieve calo.
Ad ogni modo, le spese più consistenti sembrano riguardare gli studenti delle prime classi di ogni ciclo di studi: uno studente di prima media spenderà circa 461,81 euro per i libri, a cui si aggiungono i 647 euro per il corredo scolastico, per un totale di oltre 1.100 euro. Ancora più salato il conto per i ragazzi di prima liceo, che dovranno sborsare 715,30 euro solo per i libri, con un totale che supera i 1.360 euro.
Come specificato dagli stessi autori del report, tali pezzi si riferiscono all’acquisto di libri nuovi di zecca. Chi riesce a comprare libri, zaini o strumenti di cancelleria usati potrebbe risparmiare circa il 28% sul totale (in media)
I supporti tecnologici
Oltre a quaderni, penne e libri, molti studenti sono chiamati anche a sostenere l’onere di alcuni dispositivi tecnologici necessari per l’apprendimento. Secondo l’O.N.F., il costo medio per un computer, accessori e software indispensabili è salito a circa 413,44 euro, con un incremento del 5% rispetto al 2023. Le famiglie possono risparmiare optando per dispositivi rigenerati, che costano circa il 38% in meno rispetto ai nuovi.
I bonus ci sono ma non bastano
Al termine del documento che ha restituito un quadro piuttosto preoccupante per le economie di migliaia di famiglie italiane, Federconsumatori ricorda l’esistenza alcune misure di supporto da parte di comuni e regioni, come buoni e agevolazioni per le famiglie con redditi bassi, volti a mitigare l’impatto di queste spese. Iniziative che, pur rappresentando un aiuto, non sembrano bastare per rispondere adeguatamente alle esigenze di tanti genitori in difficoltà.
“Misure sicuramente positive, ma non ancora sufficienti a dare un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà” – le ha definite Federconsumatori – “Specialmente alla luce della grave situazione economica che le famiglie stanno vivendo a causa dei forti aumenti che si continuano a registrare”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 26th, 2024 Riccardo Fucile
L’OPPOSIZIONE CHIEDE SPIEGAZIONI, DA FRATELLI D’ITALIA NESSUNO PARLA
«Ci sono due Meloni, una che evoca al complotto giudiziario contro di lei e l’altra che finanziava
in pandemia associazioni che presentavano esposti contro l’allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza. Chiarisca subito in Parlamento».
L’ex ministro Roberto Speranza, e i senatori e deputati del Partito democratico, chiedono alla presidente del Consiglio di riferire in Parlamento e dare spiegazione sulla notizia […] di un finanziamento da 25 mila euro della Fondazione Alleanza nazionale nel 2021 all’associazione ”Sereni, vittime del Covid”.
Dagli esposti dell’associazione è nata l’indagine della procura di Bergamo nei confronti di Conte e Speranza: indagine archiviata, ma che è stata cavalcata mediaticamente e politicamente dalla destra: e si scopre, adesso, che a sostenere economicamente l’azione dell’associazione è stata la cassaforte degli ex missini.
La Fondazione An è al centro delle polemiche per gli aiuti erogati ad associazioni di estrema destra, come Forza Nuova e Acca Larentia, e sigle della galassia no vax durante gli anni della pandemia
L’ente è legato a doppio filo a Fratelli d’Italia: nel 2021 sedevano tra gli altri nel cda della Fondazione attuali ministri come Francesco Lollobrigida ed Edmondo Cirielli, nonché il presidente del Senato Ignazio La Russa. E oggi vi siede la sorella della premier, Arianna Meloni.
Già sono fioccate interrogazioni parlamentari sui finanziamenti ai no vax e alla destra estrema compresa Forza Nuova con il leader Roberto Fiore che ha guidato l’assalto alla Cgil contro il greenpass. Ma adesso il centrosinistra chiede chiarimenti anche sul finanziamento dato all’associazione “Sereni, vittime del Covid” dal quale sono partiti gli esposti, tra il 2020 e il 2021, contro Conte e Speranza
La Fondazione Alleanza Nazionale ha finanziato Roberto Fiore ma anche altri esponenti di Forza Nuova. Lo ha fatto triangolando con «soggetti terzi compiacenti con il chiaro scopo di evitare la riconducibilità delle operazioni ai veri destinatari delle provviste di denaro». In questa maniera ha evitato che le somme fossero sequestrate a Forza Nuova dopo una condanna per un manifesto contro l’omosessualità.
Nelle carte dell’informativa della Guardia di finanza di Bari, che su mandato della procura guidata da Roberto Rossi aveva avviato una indagine per riciclaggio nei confronti di Fiore poi in parte archiviata, saltano fuori diversi finanziamenti erogati dal trust inglese del leader di Forza Nuova (St. George education) all’associazione Amici della patria. E alla stessa associazione arriva un bonifico da 3 mila euro dalla Fondazione An: per la precisione i soldi arrivano il 22 settembre del 2021, pochi giorni prima dell’assalto alla Cgil di Fiore.
Cosa fa questa associazione? Non ha un sito internet né pagine social. La Guardia di finanza sottolinea che ha come rappresentante legale Leonardo Cabras e che ha sede in via Paisiello 40. Cabras era allora il responsabile Toscana di Forza Nuova e l’immobile in via Paisiello era in uso a Forza Nuova, tanto che proprio da qui partì la prima manifestazione organizzata da Fiore nella Pasqua 2020 contro le misure anti Covid.
Come detto il finanziamento arriva poco prima l’assalto alla sede della Cgil nell’ottobre del 2021: proprio nei giorni delle polemiche per l’assalto scoppiò la polemica per l’immobile di via Paisiello 40 di proprietà della Fondazione An. Tanto che il presidente della Fondazione, Giuseppe Valentino, dovette fare un comunicato: «Le notizie relative alla presenza di Forza Nuova in un immobile di proprietà della Fondazione sono inesatte. L’appartamento di via Paisiello fu occupato mentre era nella disponibilità del Giornale d’Italia. E a seguito di una procedura legale di sfratto è rientrato nella piena disponibilità della Fondazione».
Si scopre però adesso che la Fondazione finanziava in quegli stessi giorni un esponente di Forza Nuova tramite la sua associazione che aveva sede legale proprio lì. E non sarebbe stato un caso.
Secondo la Finanza i finanziamenti della Fondazione a Fiore tramite associazioni servivano a «raggirare i presidi della normativa antiriciclaggio» tenuto conto che «le eventuali segnalazioni per operazioni sospette riconducibili agli anomali flussi di denaro provenienti dai “enti caritatevoli” esteri ovvero da fondazioni italiane (quali la Fondazione Alleanza nazionale), sarebbero ricadute sui beneficiari, ovvero le associazioni». I soldi non arrivavano così formalmente a Forza Nuova e il motivo di questo escamotage lo spiega lo stesso Fiore a Cabras in una intercettazione: «Perché Forza Nuova è stata condannata per un manifesto contro l’omosessualità e chiaramente non pagherà mai quei 7.000 euro».
Nel 2021 la Fondazione ha sostenuto con 25 mila euro l’associazione legale dei «familiari delle vittime Covid» dai quali esposti è partita l’indagine della procura di Bergamo contro l’allora ministro Roberto Speranza. Indagine poi archiviata.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 26th, 2024 Riccardo Fucile
I NEOFASCISTI FINANZIATI: “IL SÌ DI TUTTI GLI EX DI AN”
“Se qualcuno era all’oscuro di tutto? Solo nel caso dormisse”. Gianni Alemanno la liquida come una battuta. Ma la questione è seria.
Nel 2023 la Fondazione An, l’organismo voluto dagli eredi politici di Giorgio Almirante per gestire il patrimonio immobiliare e culturale dell’ex Msi, ha aiutato l’associazione Acca Larentia, guidata da persone anche legate a CasaPound, a comprare dall’Inail la storica sede del quartiere Appio Tuscolano di Roma dove furono trucidati i militanti Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni.
Un luogo importante, quest’ultimo, per la memoria di tutta la destra italiana, anche quella istituzionale, ma dove ogni 7 gennaio si celebra la sfilata neofascista con saluti romani e “presente”.
“La decisione è stata comunicata dal presidente della Fondazione Giuseppe Valentino al Cda, come avviene per tutte le questioni, gestite alla luce del sole. Escludo categoricamente che qualcuno sia stato tenuto all’oscuro”, spiega Alemanno. Anche perché in entrambi i casi le erogazioni sono a bilancio.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »