Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
CONTE SAREBBE DIVENTATO UN PERFIDO FELINO CHE HA ISOLATO E FATTO FUORI IL “PADRE NOBILE” DEL MOVIMENTO (CHE NON E’ ANDATO A VOTARE)
“Si muore più traditi dalle pecore, che sbranati dal lupo”. All’indomani del voto in Liguria e,
soprattutto, mentre si infiamma lo scontro al vertice del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo pubblica questo post nelle ‘storie’ temporanee di Whatsapp. Una citazione attribuita a un “autore sconosciuto” e accompagnata dalla foto di un lupo.
Impossibile all’interno del M5S non cogliere un riferimento del garante alla guerra con Giuseppe Conte: il presidente del Movimento ha annunciato nelle anticipazioni del libro di Bruno Vespa che non rinnoverà il contratto di consulenza di Grillo da 300mila euro; il co-fondatore del M5S ha replicato con un video social per rivendicare “il diritto a estinguere il Movimento”.
(da agenzie)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
L’IDEA DI LANCIARE UN PARTITO AMBIENTALISTA SUL MODELLO DEI “GRUNEN” TEDESCHI E GLI SCAZZI CON BETTINI-CONTE NELLA PARTITA SULL’ANCI
“A preoccuparmi è la composizione, la consistenza e la competitività della coalizione di centrosinistra, di cui parlo da mesi”. Lo rivela il sindaco di Milano Giuseppe Sala dopo il voto in Liguria dove ha vinto il centrodestra. “È un fatto politico rilevante e richiede una riflessione e una soluzione – aggiunge – Il M5S, sotto il 5%, conferma che soprattutto al Nord non ci si può certo appiattire su un movimento che sta cercando un’identità e un principio di sopravvivenza”.
“Ma ciò che palesemente è deficitario nel centrosinistra è la forza centrale, quella moderata, pragmatica, capace di riforme, europeista, una nuova componente liberal, che al momento ha una rappresentanza non definita – spiega ancora -. È la lezione di questa tornata, ma in fondo è la lezione di questi ultimi anni”. Secondo il sindaco di Milano, questo voto dimostra come “c’è una questione nord”.
“È un dato oggettivo e bisogna avere il coraggio di sottolinearlo, al di là delle critiche che si possono sollevare, anche all’interno dell’area di centrosinistra, che è poi la mia parte politica di appartenenza – prosegue -. E, sia subito chiaro, non stiamo parlando della difesa degli interessi del Nord, la questione non va superficialmente liquidata in questo modo. Anzi. Perché se nella parte più industrializzata del Paese non si propongono prospettive e politiche di produzione, la si perde. E poi diventa più difficile lavorare tutti assieme per un grande piano di produttività per le zone meno industrializzate d’Italia”. Il Pd a guida Elly Schlein si è affermato come primo partito e Sala parla di “grande risultato, doppia Fratelli d’Italia mentre Forza Italia – conclude – non cresce secondo l’onda che qualcuno si attendeva”
(da agenzie)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
“NON È POSSIBILE BUTTARLA COME AL SOLITO IN CACIARA GRIDANDO ALL’EVERSIONE, AL COMPLOTTO E ALLE TEORIE PIÙ FANTASMAGORICHE. QUI È NECESSARIO PRENDERE COSCIENZA: IL PROBLEMA È CHE IL 90 PER CENTO DELLE BANCHE DATI PUBBLICHE DI QUESTO PAESE SONO INSICURE”
“Basito” non dalla cronaca di questi giorni, ma “sono stupito che ci si stupisca”. E’ quanto dice,
in una intervista a La Repubblica, Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e già direttore dell’Aisi, intervenendo sull’inchiesta di Milano riguardo ai dossieraggi.
“Com’è possibile che nel 2024, in un tempo in cui le informazioni sono milioni e facili da reperire, qualcuno pensi che non esista un mercato?
Nel deep e dark web da sempre c’è un mercimonio: si vendono e si comprano informazioni per danneggiare o ricattare avversari. I dossieraggi fanno parte della nostra storia – sottolinea Gabrielli – Questa indagine di Milano, d’altronde, assomiglia molto a quella di 18 anni fa sull’affaire Telecom dove, vorrei ricordare, è stato posto anche un segreto di Stato”.
Secondo Gabrielli “non è possibile buttarla come al solito in caciara gridando all’eversione, al complotto e alle teorie più fantasmagoriche. Qui è necessario prendere coscienza: il problema è che, come diceva il ministro Vittorio Colao, il 90 per cento delle banche dati pubbliche di questo Paese sono insicure.
Il fatto che ci mette davanti l’indagine della procura di Milano non è certo lo spione di turno. Ma lo stato di salute delle nostre infrastrutture. È un dato di fatto che ci sono delle persone che delinquono, e direi che su questo non c’è da sorprendersi. Il dibattito non può esaurirsi qui. Dobbiamo chiederci: cosa si sta facendo perché ciò non avvenga?”. Ed “io credo siano necessari investimenti importanti. Ma prima di tutto c’è un dato culturale: bisogna capire che la sicurezza costa. Inasprire le pene, creare nuovi reati, non costa invece niente.
Ma non serve a nulla, se non a intercettare un dividendo di consenso immediato. Mettere mano alla sicurezza delle infrastrutture, controllarle, sanzionarle è molto più dispendioso”.
Dall’inchiesta di Milano emerge anche la difficoltà dei controlli su ditte esterne che si occupano della manutenzione delle reti. “In questo Paese – afferma Gabrielli – manca purtroppo il concetto di infrastruttura critica che deve essere di esclusiva competenza pubblica. Perché quelle banche dati custodiscono i nostri dati sanitari, finanziari, economici, di giustizia, la nostra libertà. Guardate, quello che ha scoperto la procura di Milano è gravissimo. Ma temo sia ancora molto poco”.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
I GRILLINI DURI E PURI AVEVANO L’ALTERNATIVA DI NICOLA MORRA (CHE HA OTTENUTO 5MILA VOTI)… MOLTI, COMPRESO LO STESSO GRILLO, SI SONO ASTENUTI. ALLA FINE IL MOVIMENTO DI CONTE RAGGIUNGE A FATICA IL 4,6%: 2 PUNTI IN MENO DI AVS. IL PD VALE SEI VOLTE DI PIÙ
Il peso della sconfitta in Liguria è sulle spalle di Giuseppe Conte. Il Movimento 5 stelle dimezza i suoi voti rispetto alle elezioni europee, quando aveva preso il 10%, mentre in queste Regionali resta sotto al 5%.
E lo fa dopo che l’ex premier ha imposto alla coalizione di centrosinistra la sua linea del “no a Renzi”, ottenendo l’esclusione dalla squadra del simbolo e dei candidati di Italia Viva. Quindi, ha preteso di rinunciare ai voti dei renziani, ritenendoli marginali, ma poi non è stato in grado di garantire i suoi.
Il Movimento va malissimo nella regione in cui ha radici profonde, quella dove risiede Beppe Grillo, che durante la campagna elettorale si è fatto vedere insieme a Marco Bucci e che, tra ieri e oggi, non ha trovato il tempo di andare a votare per Andrea Orlando.
Grillo che, nel suo ultimo video pubblicato sabato sul blog, a poche ore dall’apertura dei seggi, ha criticato aspramente la scelta dei candidati in Liguria: “Chi li ha votati? Sono stati catapultati dall’alto, i soliti giochi della vecchia politica – le sue parole – Questa non è democrazia dal basso, ma bassa democrazia”.
Un attacco inserito in un discorso più ampio, in cui il garante ha chiesto l’“estinzione” del Movimento, ritenendolo “evaporato”. Non proprio il modo migliore per motivare gli elettori pentastellati e, in particolare, quelli più squisitamente grillini. Ai quali, d’altra parte, era stato offerto un altro candidato da poter votare, cioè Nicola Morra, ex parlamentare M5s
Risultato: Morra ha sfiorato l’1% e preso quasi cinquemila voti, che, almeno in parte, sarebbero finiti al Movimento e ad Orlando. Decisivi per l’esito delle elezioni liguri, tanto quanto gli astenuti, che hanno preferito restare a casa piuttosto che votare di nuovo per i 5 stelle. Così si è consumata la vendetta di Grillo su Conte, che esce a pezzi dalla partita ligure, guardato malissimo dai dem e sbeffeggiato dai renziani.
(da agenzie)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
SFIDA APERTA IN UMBRIA, NETTAMENTE IN TESTA IL CENTROSINISTRA IN EMILIA-ROMAGNA
La sfida si ripeterà. Con modalità simili, ma contesti completamente diversi. La tornata di
elezioni regionali si è aperta in Liguria ma vedrà una prossima – doppia – tappa il 17 e 18 novembre, quando saranno chiamati a votare i cittadini di Emilia-Romagna e Umbria. Due sfide molto diverse da quelle della Liguria, dove si è trattato di elezioni anticipate. In Emilia-Romagna si elegge il successore di Stefano Bonaccini (Pd), in Umbria il centrosinistra lancia la sfida alla presidente uscente, Donatella Tesei.
Il centrosinistra tornerà in campo con una formazione leggermente diversa rispetto a quella della Liguria: gli esponenti di Italia Viva saranno presenti in liste civiche a sostegno dei candidati del campo largo. A cambiare sarà poi anche il contesto al di fuori delle regioni. A novembre saremo nel pieno della discussione sulla manovra in Parlamento, ma anche della formazione della nuova Commissione europea, con le audizioni di conferma dei commissari (tra cui l’italiano Raffaelle Fitto) già avvenute. E poi ci saranno anche i risultati delle elezioni statunitensi. Tutti elementi esterni che spesso hanno poco a che fare con le elezioni regionali, ma che potrebbero avere comunque un peso.
Ma cosa dobbiamo aspettarci da questi due voti? A darci una mano ci sono alcuni sondaggi, partendo da quelli sull’Umbria. Secondo una recente rilevazione di Bidimedia per Perugia e Terni Today l’uscente del centrodestra, Donatella Tesei, sarebbe avanti con il 48,2%, con Stefania Proietti (centrosinistra) al 47,7%. Tra i partiti primo sarebbe Fratelli d’Italia con il 26,7%, secondo il Pd al 25,3%. Un altro sondaggio di TechnoConsumer per il Corriere dell’Umbria conferma questo trend: Tesei tra il 42,3% e il 47,3% e Proietti tra il 40,7% e il 45,7%.
Più definita la sfida in Emilia-Romagna, stando al sondaggio di Bidimedia per Citynews: Michele De Pascale, del centrosinistra, si attesta al 55,9%. Più indietro la candidata del centrodestra Elena Ugolini al 42,5%. Per quanto riguarda le liste, il Pd si attesta al 35,7% contro il 24,7% di Fratelli d’Italia. Questi dati vengono confermati da un sondaggio di inizio settembre realizzato da Quorum YouTrend per il Pd, secondo il quale De Pascale sarebbe al 56,6% e Ugolini al 43,2%. Qui il vantaggio sembra quindi netto. Ma fino al 17 novembre c’è ancora tempo, tanto in Umbria quanto in Emilia-Romagna.
(da agenzie)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL PARTITO CROLLA IN 4 MESI E ORA SI TEME PER IL CAPOLUOGO
Alle 21, Giorgia Meloni fa le congratulazioni al vincitore e aggiunge: “I cittadini danno fiducia al centrodestra unito”. A Palazzo Chigi c’è aria di festa: la vittoria di Marco Bucci in Regione Liguria viene considerata un merito personale della premier che ha voluto fortemente e convinto il sindaco di Genova a candidarsi. Tanto più che l’arresto di Giovanni Toti aveva fatto pensare a una vittoria scontata del centrosinistra. Non è un caso che il primo a commentare sia Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia: “La sinistra ha sbandierato il 3 a 0 e la crisi del governo Meloni mentre il campo largo si è schiantato contro la realtà”.
Adesso la partita politica si sposta nelle altre due Regioni al voto a novembre: l’Emilia-Romagna viene considerata persa e anche l’Umbria della leghista Donatella Tesei non è facile da mantenere. A ogni modo, spiegano fonti di Fratelli d’Italia, la vittoria in Liguria permetterà al centrodestra di aver evitato la sconfitta alle Regionali. Anche se il conteggio finale fosse 2-1 per il centrosinistra.
Un voto che però si porta dietro anche delle ombre per il partito di Meloni. In primis, il voto di lista: se gli alleati di Lega (8,5%) e Forza Italia (8,4%) reggono rispetto alle elezioni di giugno, a crollare è la lista di Fratelli d’Italia che ottiene il 14,8% rispetto al 26,8% delle Europee. In termini assoluti significa circa 100 mila voti persi in 4 mesi, da 167 mila del 9 giugno scorso ai 74 mila di ieri.
I vertici di Fratelli d’Italia fanno sapere che il calo si spiegherebbe col fatto che alle Regionali, rispetto alle Europee, sono state le liste civiche a portare via voti al partito di Meloni. Nello specifico quella legata a Bucci che ha ottenuto il 9,3% dei voti, 48 mila. In realtà 100 mila voti persi sono troppi per essere compensati con i voti delle civiche (ne mancherebbero in assoluto 25 mila), ma soprattutto non è scontato che i consensi alle liste civiche per Bucci provengano automaticamente da Fratelli d’Italia.
L’altro timore, che circola nei piani alti del governo, riguarda le elezioni amministrative a Genova: la scelta di Bucci è stata azzeccata ma il vantaggio di Orlando rischia di portare a una sconfitta tra tre mesi, quando si voterà per il capoluogo.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
SEQUESTRATO UN PATRIMONIO AZIENDALE PER UN VALORE DI OLTRE 27 MILIONI DI EURO… SONO I PRENDITORI CHE PIACCIONO AI SOVRANISTI
Pagava i propri dipendenti 4 euro all’ora a fronte di una prestazione di oltre 50 ore alla
settimana, sottraeva una parte della paga, limitava il godimento delle ferie ed in caso di infortunio sul lavoro lo faceva passare come infortunio domestico. Per tale ragione un imprenditore titolare di cinque supermercati a Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale, insieme ad altre due persone, è stato arrestato dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro che hanno anche sequestrato 6 attività commerciali con un patrimonio aziendale per un valore di oltre 27 milioni di euro.
I finanzieri, in esecuzione di un’ordinanza del gip su richiesta della Procura di Catanzaro, hanno anche arrestato e posto ai domiciliari un consulente del lavoro e una responsabile amministrativa dell’azienda mentre per due responsabili dei punti vendita è stata disposta la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. I cinque sono indagati per associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, alle estorsioni e ai reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Le società di capitali che gestivano le attività commerciali sono state affidate ad amministratori giudiziari nominati con lo stesso provvedimento.
I provvedimenti cautelari scaturiscono dall’attività svolta dal Gruppo investigazione criminalità organizzata del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Catanzaro che si è articolata in attività di intercettazione e di perquisizioni.
Dalle indagini sarebbe emerso che i cinque indagati, sotto le direttive del titolare delle imprese ed approfittando della condizione di necessità e vulnerabilità derivante da precarietà economica, avevano imposto condizioni di lavoro degradanti e pericolose sul luogo di lavoro ad oltre 60 dipendenti, violando sistematicamente la normativa sull’orario di lavoro e corrispondendo una retribuzione palesemente inadeguata o comunque insufficiente rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto (4,00 euro all’ora, a fronte di una prestazione di attività lavorativa di oltre 50 ore a settimana) o sottraendo parte della retribuzione (con restituzione in contanti). Inoltre ai dipendenti sarebbe stato limitato il godimento dei giorni di riposo settimanale e delle ferie annuali, garantiti dalla legge, con sole due settimane di ferie all’anno e sarebbero stati costretti ad operare in ambienti che non rispettavano le norme di sicurezza.
I cinque, secondo l’accusa, inoltre, non avrebbero dichiarando gli infortuni sul lavoro come tali, ma indicandoli come incidente domestico, impedendo così di ottenere le necessarie tutele previdenziali e risarcitorie previste dalla legge. Il consulente del lavoro e la responsabile amministrativa, che coadiuvavano attivamente l’imprenditore, secondo gli investigatori avevano il compito, rispettivamente, di redigere contratti di lavoro apparentemente part-time e false buste paga non riportanti le reali ore lavorate e di occuparsi della gestione contabile delle attività, collaborando nella redazione dei contratti di lavoro;
i responsabili dei punti vendita erano delegati al controllo dei dipendenti, cui chiedevano l’effettuazione di turni massacranti negando la possibilità di usufruire di parte delle ferie cui avevano diritto. Inoltre, in occasione della verificazione di infortuni sul lavoro, accompagnavano i lavoratori in ospedale per costringerli a rendere dichiarazioni false in merito alla dinamica dell’incidente
(da agenzie)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
UNA POLIZIA SPECIALE CONTRO LE RPESE PER IL CULO DEI POLITICI?
Da quando Lollobrigida è uscito dalle grazie di Giorgia e Arianna, e quindi dalle sorti della Nazione, siamo in cerca di un degno sostituto. Forse l’abbiamo trovato: Federico Mollicone, “deputato di Fratelli d’Italia, comunicatore, quasi filosofo, creativo”, almeno stando alla biografia che s’è scritto da solo su X. Ieri, di colpo famoso perché secondo alcuni è stato lui ad alimentare il tirassegno contro Giuli (ha pure baccagliato con Arianna), ha dato un’intervista a Repubblica (come a dire: io non c’entro). Innanzitutto ha redarguito duramente Report e i media che fanno “character assassination, una tecnica giornalistica per distruggere la credibilità dei politici”, come se non ci riuscissero benissimo da soli, come se a Sangiuliano la “influencer del wedding” gliel’avesse fatta conoscere Report. Poi biasima il fatto che “il giornalismo parlamentare è diventato giornalismo satirico, sembrano tutti autori di Crozza o del Bagaglino”. Povere stelle. Hanno la fiamma nel simbolo, le aquile tatuate e i busti di Mussolini, e gli fanno paura gli sfottò da Bagaglino? No, è che “ormai lo sport preferito sui giornali è prendere per i fondelli Tizio e Caio, con toni diffamatori e derisori. Una cosa a cui bisogna porre rimedio”. Mollicone non dice come intende farlo: un decreto che introduca il reato di perculamento di parlamentare? Ci fa arrestare? Più avanti Molly (che ha solo il diploma di liceo linguistico ergo è presidente della Commissione Cultura) ci fa volare: “Quando si parla di un deputato o di un senatore, tutelati dall’art 68 della Costituzione, si devono usare toni rispettosi”.
Per chi non lo sapesse: l’art. 68 dice che i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni e che occorre l’autorizzazione della Camera per arrestarli, perquisirli o intercettarli. Come fa a leggerci un diritto del parlamentare a non essere preso in giro, lo sa solo lui.
Prima che istituiscano la polizia speciale contro le prese per il culo di onorevoli e senatori: Mollicone è colui che montò tutta una polemica no-gender contro Peppa Pig perché in una puntata compariva una famiglia di orsi gay. Rischi dell’esser filosofi, o quasi (in caso ci appelliamo all’art. 21, che almeno c’entra qualcosa).
(da La Repubblica)
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Ottobre 29th, 2024 Riccardo Fucile
L’INSOFFERENZA DELLO ZOCCOLO DURO E PURO DI FDI VERSO I GIULI, I CROSETTO, I FITTO È UNA SOMMOSSA SCOMPOSTA CHE SI MUOVE TRA LE CHAT E LE STANZE DÌ MONTECITORIO E GENERA ATTRITI E CASI ISTITUZIONALI
Governare logora. Vale per tutti e ancor di più per Giorgia Meloni che ha sempre indicato un
orizzonte di legislatura.
Quando è esploso il caso Sangiuliano, Meloni aveva due strade davanti a sé: quella che ha preso, e cioè la sostituzione del singolo ministro dimissionario; oppure un rimpasto più rischioso sul piano degli equilibri politici, ma che le avrebbe permesso di rivedere molte caselle soprattutto legate al suo partito.
La sostituzione di Gennaro Sangiuliano non ha risolto tutti i problemi del ministero della Cultura, ma non si può nemmeno passare il tempo a crocifiggere il neo nominato Alessandro Giuli. Un ministro ha il dovere di scegliersi i collaboratori diretti che ritiene migliori al di là delle appartenenze politiche.
Poteva esserci forse maggior cautela sul profilo del capo di gabinetto, ma questo non giustifica la reazione sguaiata di Fratelli d’Italia che ha concorso alle dimissioni di Francesco Spano e agli attacchi a Giuli.
Nel partito dovrebbero invece domandarsi perché al ministero della Cultura la presidente del Consiglio abbia scelto per due volte personalità esterne a Fratelli d’Italia e rispondersi che la premier evidentemente non ritiene nessuno dei suoi parlamentari all’altezza del ruolo.
È un caso che si aggiunge ai già numerosi imbarazzi che Fratelli d’Italia crea a Meloni. Freddezza tra partito e ministro sembra esserci, e non da oggi, anche nel caso della Difesa. Ma Guido Crosetto, che non ha probabilmente nella diplomazia la sua miglior qualità, resta comunque uno pedina molto importante per i rapporti internazionali ed economici e nella trasformazione di un settore che è centrale per il futuro della politica estera.
Importante è anche il posto che a breve lascerà Raffaele Fitto, dominus del Pnrr, su cui non c’è certezza di futuro. Si ipotizza una divisione dei compiti, ma può un ruolo così delicato che riguarda la fase finale dell’attuazione del Piano rimanere senza leadership?
È uno scenario che mostra una mancanza assoluta di risorse nel partito della presidente del Consiglio. Si è detto spesso che Meloni viva nella paura di complotti e congiure, presunte macchinazioni ordite principalmente dalla magistratura e dall’alta dirigenza pubblica. Un meccanismo che la porta a non fidarsi di nessuno e a fare della parentela il veicolo principale della fiducia.
Ma la realtà è ben più grave di qualche paranoia complottista: i primi di cui non sembra fidarsi affatto la presidente del Consiglio sono gli uomini del suo partito, quella “generazione Atreju” che non è stata promossa ai ranghi superiori del governo e che oggi fatica a restare al suo posto tra chat convulse, attacchi a ministri non allineati, gaffe tollerabili forse quando il partito era all’opposizione con 5 per cento e non al governo con il 30 per cento dei consensi.
E quello a cui si è assistito nelle ultime settimane non è soltanto una forma di pressappochismo politico ma una lotta di potere interna a Fratelli d’Italia che Meloni è costretta a gestire. Un pezzo dei parlamentari di Fratelli d’Italia è evidentemente maldisposta, dopo due anni di governo, a recitare soltanto il ruolo di peones.
La generazione Atreju si vede scavalcata, nelle poltrone che contano al governo, da giornalisti, tecnici, uomini della stagione berlusconiana, ex colonnelli finiani. E questo stato di cose inizia a stare stretto a un partito, una comunità chiusa ancora nella sua identità, che vorrebbe invece entrare nelle stanze che contano. Da qui l’insofferenza verso i Giuli, i Crosetto, i Mantovano.
È per ora una sommossa scomposta che si muove tra WhatsApp e le stanze dì Montecitorio, che non ha un regista all’altezza in grado di incalzare la premier, ma che genera attriti e casi istituzionali. Nei prossimi mesi Meloni dovrà cercare di gestire questa dinamica, di frenare l’assalto alla diligenza dei suoi parlamentari. Difendere con decisione gli attuali ministri, per quanto anche essi non privi di debolezze, diviene fondamentale per evitare faide interne su cui il governo può farsi male.
(da Domani)
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