Ottobre 28th, 2024 Riccardo Fucile
LA TRANSAZIONE FU CHIUSA NEL 2017 A UN PREZZO DI 10,8 MILIONI DI EURO, 3,2 IN MENO RISPETTO A UNA PRECEDENTE VALUTAZIONE…LO “SCONTO” SAREBBE DOVUTO A UNA TRATTATIVA PARALLELA (POI SALTATA) PER L’ACQUISTO DI TERRENI DI PROPRIETÀ DEL SINDACO, LUIGI BRUGNARO, A MARGHERA…L’INCHIESTA PENALE E L’IPOTESI DI DANNO ERARIALE
Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, l’ex vicesindaco Luciana Colle, il vicesindaco attuale
Michele Zuin, altri cinque assessori e un drappello di funzionari comunali, sono finiti nel mirino della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Veneto.
La causa è costituita dalla vendita di Palazzo Poerio Papadopoli (non lontano da piazzale Roma) al magnate di Singapore Ching Chiat Kwong, avvenuta nel 2017 per un prezzo di 10,8 milioni di euro, ridotto di 3,2 milioni rispetto ai 14 milioni di una precedente valutazione confortata da un voto del consiglio comunale.
Il prezzo, considerato di favore, rientrava nella complessa trattativa (poi non andata in porto) per l’acquisto dei terreni a Pili di proprietà del sindaco a Marghera, a cui Ching era interessato. Secondo la Procura della Repubblica di Venezia la vendita nascondeva una corruzione, contestata a Brugnaro, a mister Ching, all’assessore al patrimonio Renato Boraso (per aver intascato una parcella da 60 mila euro più Iva) e ad altri personaggi che ruotavano attorno al Comune.
È l’onda lunga, sul piano contabile, dell’inchiesta penale con la retata dello scorso luglio che ha portato in carcere Boraso, oltre ad alcuni imprenditori, e ha svelato la ragnatela di interessi del sindaco Brugnaro nella gestione del Comune.
Il pubblico ministero contabile Francesca Cosentino ha notificato a 16 persone un atto di costituzione in mora al fine del risarcimento del danno erariale, patrimoniale e non patrimoniale, arrecato dalla cessione sotto-prezzo del palazzo.
L’ipotesi è di una minusvalenza di 3,2 milioni di euro, oltre al danno d’immagine al Comune a seguito dell’inchiesta penale, che però dovrà arrivare a una sentenza prima di avere effetti su eventuali risarcimenti da parte dei pubblici ufficiali allo Stato.
Il comune di Venezia si è affrettato a emettere un comunicato in cui ostenta sicurezza: “L’atto di costituzione in mora si pone sostanzialmente quale atto dovuto conseguente all’indagine penale in corso, ai fini interruttivi della prescrizione dell’azione di responsabilità erariale, la quale sarà comunque ragionevolmente condizionata dagli esiti definitivi dell’eventuale giudizio penale ancorato al medesimo fatto”
Basta leggere la contestazione per capire, però, come la vicenda non sia tranquillizzante per gli amministratori. Chiamati in causa sono innanzitutto il sindaco Luigi Brugnaro, poi il capo di gabinetto e il direttore generale del Comune, Morris Ceron e Derek Donadini, quindi l’assessore Renato Boraso (ancora detenuto per tangenti).
L’elenco è completato dagli altri assessori che l’8 novembre 2017 firmarono la delibera di giunta che riduceva da 14 a 10,8 milioni di euro il valore del palazzo. Si basava su una stima tecnica e aveva avuto il consenso del vicesindaco Luciana Colle, nonché degli assessori Massimiliano De Martin, Paolo Romor, Simone Venturini, Francesca Zaccariotto e Michele Zuin (attuale vicesindaco). A salvarsi sono solo due assessori, che erano assenti: Giorgio D’Este e Paola Marra.
La Corte dei Conti ricostruisce l’inchiesta penale in corso e le denunce in sede politica. In particolare ladiffida del “Gruppo 25 Aprile Venezia” di Marco Gasparinetti, che siede in consiglio comunale. La diffida era indirizzata a Brugnaro e al dirigente Barison del settore Beni demaniali e patrimoniali. Per conoscenza era stata interessata anche la Procura contabile. Per alcuni anni non è accaduto nulla, finché all’inizio del 2024, con le richieste di custodia cautelari poi sfociate nell’arresto di Boraso e nelle contestazioni a Brugnaro, è stato aperto un fascicolo contabile, assegnato alla guardia di Finanza.
Il sindaco ha difeso la bontà dell’affare, che secondo lui era servito per “far cassa”, vista la mancanza di liquidità del Comune. Dalle carte dell’indagine penale emerge invece un’altra verità, che ora la Procura contabile fa propria, ricordando i rapporti opachi con l’imprenditore asiatico, la gestione considerata “privatistica” dell’amministrazione pubblica, i sospetti di una scarsa autonomia del cosiddetto “Brugnaro blind trust”, istituito dal sindaco dopo l’elezione, a fine 2017, per rimuovere eventuali rischi di conflitto di interesse.
La procura della Corte dei Conti fa riferimento a un coinvolgimento diretto del sindaco Brugnaro e di altri soggetti pubblici tra cui Ceron e Donadini, oltre a Boraso, che all’epoca era assessore al patrimonio. Anzi i 60 mila euro di parcella, a cavallo della compravendita, vengono bollati come una “tangente” per aver favorito l’operazione commerciale.
La Corte dei Conti descrive il clima di “corruzione ambientale” esistente all’interno degli uffici comunali, caratterizzato da omertà diffusa e dalla sottomissione agli interessi privati del sindaco soprattutto nei settori chiavi dell’urbanistica, dell’edilizia, delle gare di evidenza pubblica.
Inoltre, “le finalità illecite perseguite dal sindaco e dei suoi collaboratori sono stati raggiunte anche grazie al contributo fattivo di alcuni dirigenti e funzionari del Comune che, senza opporsi alle pressioni esercitate dal primo cittadino e dai suoi collaboratori, hanno orientato l’azione amministrativa nella direzione da costoro voluta”.
L’addebito ai componenti della giunta del 2017 riguarda la delibera 261, adottata “senza avere adeguatamente ponderato, né motivato le ragioni della diminuzione di prezzo del palazzo” che soltanto un anno prima con la delibera 339 risultava valorizzato per una cifra ben più elevata”.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 28th, 2024 Riccardo Fucile
“SARANNO ALMENO 6 ANNI CHE IL COMPAGNO DI SPANO RICEVE DAL MAXXI L’INCARICO COME CONSULENTE LEGALE DEL MUSEO”…LE PRESSIONI SUI CURATORI DELLA MOSTRA DEL FUTURISMO: “CHI NON SI ADEGUA RISCHIA. LORO DICONO DI ESSERE LO STATO…”
“Francesco Spano era il fedelissimo di Giovanna Melandri. Quando arrivò Giuli fece una giravolta di 360 gradi e diventò l’uomo di fiducia di Giuli, anzi la sua eminenza grigia dentro al Maxxi. Era Spano che decideva tutto. Perché Giuli gli ha dato tutto questo spazio? Perché non sapeva come gestire un museo. Nel discorso che fece a noi dipendenti quando arrivò disse: sono qui per imparare”.
Lo dice una dipendente del Maxxi intervistata da Report dove aggiunge: “Saranno almeno 6 anni che il compagno di Spano riceve dal Maxxi l’incarico come consulente legale del museo”. E alla domanda se da quando Spano era tornato fosse stata dichiarata questa potenziale incompatibilità, la dipendente risponde: “Che io sappia no”.
L’autore dell’inchiesta, Giorgio Mottola, quindi ricorda: “nel 2017 Quando Spano si dimette dall’ufficio antidiscriminazione va a lavorare per la Human Foundation, fondazione di Giovanna Melandri. L’anno dopo la Human Foundation offre un incarico di consulenza legale anche all’avvocato di Spano, Marco Caranabuci.
Che nel medesimo periodo ottiene una nomina a consulente legale anche dal Maxxi, allora presieduto da Giovanna Melandri. Caranabuci fino ad oggi ha sempre ottenuto il rinnovo della consulenza legale da parte del Maxxi anche quando nel 2022 Francesco Spano, è stato richiamato a fare il segretario del Museo durante la presidenza di Giuli”.
Dall’aquila sul petto di Giuli al profondo segno sulla testa del predecessore Sangiuliano, che sembra inferto dall’artiglio d’un tremendo rapace. In mezzo, molte cose che fanno tremare di nuovo il ministero della Cultura, tra gli scricchiolii sui cocci della vicenda Boccia-Sangiuliano che ai primi di settembre aveva portato alle dimissioni dell’ex direttore del Tg2, sostituito da Alessandro Giuli.
Eccolo dunque il servizio tanto atteso di Report sul vecchio e nuovo corso del Mic, le cui anticipazioni sono bastate a provocare le dimissioni del capo di gabinetto di Giuli Francesco Spano per una consulenza di troppo al marito, a nove giorni dall’incarico e quattro dalla messa in onda.
Il servizio firmato da Giorgio Mottola parte dal tatuaggio sul petto del nuovo ministro, ne indaga gli anni giovanili e le frequentazioni neonaziste con il fondatore di Meridiano Zero, Rinaldo Graziani, figlio del fondatore di Ordine Nuovo, con un côté d’influenze esoteriche e neopagane. Lo stesso Graziani ricorda come Giuli fosse una delle “figure brillanti, altrimenti chi mai vorrebbe darei un ministero se non ha una figura brillante”.
Poco brillante è però l’immagine che esce dalla ricostruzione delle sfortunate vicende della mostra “Il tempo del Futurismo” di cui anche il Fatto si è molto occupato, raccogliendo già il 4 ottobre lo sfogo di uno dei “defenestrati” dal nuovo corso, Massimo Duranti, che aveva parlato di “un altro caso Boccia”, per via della cacciata giustificata dall’assenza di un contratto
Versione che a Report confermano altri componenti del Comitato scientifico che hanno lavorato un anno per poi essere soppiantati di fatto da un comitato organizzatore composto dal direttore dei musei Massimo Osanna, dalla direttrice della galleria nazionale GNAM Cristina Mazzantini e dal presidente del Maxxi Alessandro Giuli che diventerà ministro.
Sangiuliano in persona, Giuli e molti altri decidevano cosa inserire nell’esposizione, confermano storici e critici di levatura come Fabio Benzi e Giancarlo Carpi. A gennaio viene inserito nel comitato scientifico Federico Palmaroli, in arte Osho, vicinissimo alla Meloni e vignettista de Il Tempo, anche lui attivo nelle proposte e richieste.
Il curatore Gabriele Simongini mostra anche le chat di alcuni membri in cui si lamentano le pressioni di un gallerista romano, Fabrizio Russo, con forti simpatie a destra, che negherà di esser stato il “Gran Burattinaio” ma, sostiene il cronista, sarà l’unico gallerista privato a esporre proprie opere con una rivalutazione del valore dal 20 al 50%.
Lo stesso farà Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura alla camera, tirato in ballo per il suo attivismo sulla mostra. Tra tagli e pressioni, alla fine i primi curatori vengono estromessi e delle 650 opere selezionate ne restano 300.
Lo stesso capo segreteria di Sangiuliano Emanuele Merlino informa i curatori della prima ora che dopo un anno e mezzo di collaborazione, in cui ha avuto accesso a rapporti con i musei di tutto il mondo e a collezionisti privati a nome del Ministero, devono fare un passo indietro perché non c’è alcun contratto firmato. Simongini, l’unico a restare, avverte tutti: “Chi non si adegua rischia… loro dicono di essere lo Stato”. La mostra sul Futurismo doveva essere il più grande evento culturale del governo Meloni, si è rivelata finora un pasticciaccio infarcito di gaffe, conflitti di interesse e piccoli scandali. Non a caso la sua apertura è slittata al 2 dicembre.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 28th, 2024 Riccardo Fucile
L’INCHIESTA DI MILENA GABANELLI PER IL CORRIERE DELLA SERA
L’assistenza territoriale che ruota intorno alla figura del medico di medicina generale (Mmg)
da anni mostra voragini, ma non cambia nulla. Per capire il perché è necessario rispondere ad alcune domande. Quali sono gli interessi della Fimmg, che riunisce il 63% dei professionisti iscritti al sindacato? Che cosa c’entra il medico di famiglia, da cui ciascun paziente deve transitare per ogni necessità di salute, con la società Simg, guidata per oltre 30 anni dall’ematologo fiorentino Claudio Cricelli, già presidente dell’azienda Millennium, che vende i software ai medici di base? Che cosa c’entra con l’Enpam, la più grande cassa pensionistica privata d’Italia, con un patrimonio di 25 miliardi di euro? E perché in campo adesso è entrata Legacoop, la più antica associazione delle cooperative italiane? Dataroom è in grado di ricostruire attraverso riunioni, video e documenti inediti in che modo queste sigle sono tutte unite come un sol uomo da interessi comuni. Il medico di base, erroneamente considerato una figura di serie B fin dalla formazione post laurea (retribuita meno della metà delle Scuole di specializzazione), negli anni ha visto svilire la propria professionalità fino a ritrovarsi perlopiù un prescrittore di visite, esami, farmaci. Ora l’obiettivo dei vertici della categoria è quello di riorganizzarsi per fornire prestazioni a pagamento.
Quando tutto inizia
A maggio 2021 viene inviato a Bruxelles il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr): sono messi a budget 2 miliardi di euro per la costruzione di 1.038 Case della Comunità. Si tratta di strutture pubbliche attrezzate di punto prelievi, macchinari diagnostici per gli esami, e un team multidisciplinare che comprende il medico di famiglia, per offrire assistenza ai cittadini tutti i giorni, dalle 8 alle 20. Lo scopo è alleggerire i Pronto Soccorso e potenziare l’assistenza sul territorio, i cui limiti ormai sono sempre più evidenti.
Lo dimostra la riunione del 22 settembre 2021 della commissione Salute che fa capo alla Conferenza delle Regioni. Gli assessori regionali alla Sanità firmano un documento di 12 pagine: «La pandemia da Sars-Cov-2 ha evidenziato ulteriormente che il profilo giuridico del medico di medicina generale e i loro contratti collettivi nazionali non sono idonei ad affrontare il cambiamento in atto, anche pensando (…) alla gestione delle multi-cronicità, aumento delle fragilità, programmazione dell’assistenza domiciliare, ecc.». È il riconoscimento ufficiale del problema da parte degli assessori alla Sanità.
Cosa finisce sotto accusa
Al contrario di ciò che molti pensano, il medico di base non è un dipendente del Servizio sanitario nazionale, ma un libero professionista pagato dal Servizio sanitario per garantire ai pazienti dei servizi in base a ciò che viene stabilito dagli accordi collettivi. Fuori da questo perimetro ogni richiesta è destinata a cadere nel vuoto, come per esempio l’esecuzione dei tamponi durante il Covid. La parte fissa della busta paga è la cosiddetta «quota capitaria», composta dalla somma di 3,51 euro al mese per ogni paziente in carico. Poi una vaccinazione antinfluenzale vale 6,16 euro; la sutura di una ferita superficiale 3,32 euro; una medicazione va dai 6,16 euro ai 12,32, ecc. Il loro reddito varia a seconda del numero dei pazienti e da Regione a Regione, tuttavia la media pro capite è indicata in 107.270 euro lordi annui (fonte Enpam), che in molti arrotondano con visite parallele a pagamento o la presenza, per esempio, a eventi sportivi.
Che qualcosa vada cambiato lo pensa anche una parte sempre più numerosa dei medici di famiglia. In quegli stessi mesi, infatti, sta prendendo piede il «Movimento MMG per la Dirigenza», nato nel 2020, indipendente dalle sigle sindacali e ormai diffuso su tutto il territorio nazionale che riconosce: «A quasi 50 anni dall’ultima grande riforma dell’assistenza territoriale del 1978 il nostro Servizio sanitario necessita di un nuovo modello di cure primarie, differente da quello che vede il medico di base lavorare da solo applicando normalmente il modello della medicina d’attesa. Il modello più promettente è quello di mettere insieme diversi professionisti che lavorino in team multiprofessionali e che siano proattivamente impegnati nella medicina preventiva».
Il documento inedito
I mesi successivi alla riunione del settembre 2021 sono convulsi. Il ministero della Salute, guidato allora da Roberto Speranza, lavora con le Regioni alla riforma della medicina di famiglia. Il 21 luglio 2022 il premier Mario Draghi rassegna le dimissioni. Sul tavolo del governo c’è pronto un documento finora rimasto riservato. S’intitola: «BOZZA di NORMA di riforma dei MMG» (pubblicato qui sotto), e questi sono i contenuti: «Il medico di famiglia, con un rapporto di lavoro che sarà di “para-subordinazione”, dovrà garantire alle Case della Comunità, 18 ore a settimana su 38 a cui è vincolato il 30% della busta paga». Ma ormai è tardi e questa riforma, per mancanza di coraggio politico, non sarà mai approvata. Intanto la lobby dei medici di famiglia prepara la contromossa.
Il 20 settembre 2023, all’Hotel Nautico di Riccione, si svolge la convention nazionale della Simg (Società Italiana Medicina Generale). Tra i relatori ci sono Alberto Oliveti e Luigi Galvano, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Enpam, a cui i medici di famiglia versano una quota della busta paga in quanto lavoratori della Sanità autonomi. Viene presentato in anteprima il nuovo progetto di Enpam: i medici di famiglia potranno aggregarsi per dare vita a Case della Comunità spoke (ossia satelliti rispetto alle Case della Comunità pubbliche definite hub). Potranno essere gestite in autonomia e prese in affitto o in leasing con il sostegno di Enpam. L’investimento preventivato da Enpam è di 8 miliardi di euro.
La riunione rivelatrice
Il 21 ottobre 2023 nel corso di una riunione del sindacato Fimmg, il segretario provinciale e vicesegretario nazionale Pier Luigi Bartoletti prende la parola: «È chiaro che qualcosa va rivisto, perché vai da qualche collega e trovi il lettino con sopra i libri (…). Sul mercato privato, che si aprirà sicuramente nei prossimi due anni, tutti abbiamo capito come funziona. I 40 miliardi di out of pocket (il valore del mercato sanitario a pagamento, ndr) sono 40 miliardi: noi dobbiamo essere in condizione di aggredire quella fascia di mercato, il che significa portare mooolte risorse nel nostro stipendio. Ma, per farlo, devi essere attrattivo per quel mercato, e lo sei non se fai ricette, ma se fai prestazioni sanitarie di primo livello». L’obiettivo è organizzarsi per un business privato: «Altrimenti ti trovi come un deficiente – conclude Bartoletti –. E c’è la Casa della Comunità (quella pubblica, ndr) che ti aspetta».
Il nuovo contratto
Alle 13.30 dell’8 febbraio 2024, il sindacato Fimmg, insieme alle altre associazioni di categoria, firma il nuovo Accordo collettivo nazionale. Che cosa prevede l’intesa? Gli ambulatori medici potranno continuare a restare aperti solo fino a 15 ore alla settimana. In compenso, in base alle nuove regole, chi ha meno di 400 pazienti, dunque la maggioranza dei giovani medici di famiglia, è chiamato a mettere a disposizione delle Asl e delle Case della Comunità 38 ore, contro le sei ore di chi ha 1.500 pazienti, cioè i più anziani, per i quali tutto continuerà come prima.
Il cerchio si chiude il 22 maggio 2024: la Fimmg firma un’intesa con Legacoop che metterà a disposizione ecografi, elettrocardiografi, servizi di segreteria e infermieri ai medici di famiglia che lo vorranno. Ecco garantiti tutti gli strumenti per lavorare nelle Case della Comunità private. Le necessità dei cittadini, ancora una volta, vengono dimenticate.
Milena Gabanelli e Simona Ravizza
(da corriere.it)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 28th, 2024 Riccardo Fucile
“MUSSOLINI HA SEMPRE EVITATO L’IDEA DELL’ARTE DI STATO, LO MISE ANCHE PER ISCRITTO, ARRIVANO QUESTI E LO FANNO LORO?
“Erano d’accordo su tutto, c’era un lunghissimo protocollo che era stato intrapreso e concordato. Cioè, erano d’accordo su tutti gli spostamenti, i costi, eccetera” ma poi “c’è stato un veto totale” da parte del ministro Sangiuliano che sulla mostra sul Futurismo ha deciso tutto e “non l’ha fatto mai neanche Mussolini”.
Lo dice a Report lo storico dell’arte Fabio Benzi, uno dei massimi esperti Futurismo e curatore per Kröller Museum in Olanda di una mostra proprio sul futurismo a cui l’allora direttore del Maxxi e ora ministro della Cultura, Alessandro Giuli si era rivolto per proporgli di portarla in Italia. “Poi ho saputo che sarebbero andati a parlare con il ministro e c’è stato un veto totale” dice Benzi all’autore dell’inchiesta Giorgio Mottola. Da parte di chi? “Sangiuliano in persona” il quale, aggiunge Benzi, avrebbe detto che “questa mostra la dobbiamo fare noi” Noi chi? “Era la mostra di un italiano…Quindi non so noi chi. Forse quelli della sua parte politica, immagino”. Noi di destra? “Forse noi di destra” risponde lo storico dell’arte. Da allora, afferma Mottola nel servizio, quella mostra “grande evento culturale del governo Meloni, si è rivelata finora un pasticciaccio infarcito di gaffe, conflitti di interesse e piccoli scandali”. Con il caso del co-curatore Alberto Dambruoso che, intervistato sempre da Report, denuncia di aver ricevuto un incarico poi mai formalizzato. Quello che succede poi, lo sintetizza Mottola: “Per più di un anno – afferma il giornalista – Simongini e Dambruoso lavorano alacremente all’esposizione futurista, mettendo insieme un numero monstre di opere da esporre. Oltre 600. Ma costi e scelte artistiche non vanno giù a Sangiuliano. Il ministro nomina quindi un comitato organizzatore: ne fanno parte il direttore dei musei Massimo Osanna, la direttrice della galleria nazionale Cristina Mazzantini e il presidente del Maxxi Alessandro Giuli. Il comitato organizzatore di fatto commissaria curatore e co-curatore”.E a fare le scelte su quali opere e oggetti inserire nell’esposizione è in alcuni casi il ministro Sangiuliano in persona. Un fatto, dice Benzi, “irrituale. Guardi non l’ha fatto mai neanche Mussolini, le posso dire. Mussolini ha sempre evitato l’idea dell’arte di stato e quindi della propaganda. Quindi non l’ha fatto Mussolini, ma perché lo devono fare loro?”
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 27th, 2024 Riccardo Fucile
MENTRE LA BASE DI FDI DA’ SOLO UNA SETTIMANA DI VITA MINISTERIALE AL GIULI-RIDENS E IL REIETTO LOLLOBRIGIDA SI FA LA SUA CORRENTE, LA MELONI È SEMPRE PIÙ NERVOSA IN ATTESA DEL VERDETTO DI DOMANI: UNA DESTRA SCONFITTA IN LIGURIA POTREBBE DAR VITA A UN’ONDA LUNGA E PERICOLOSA
Dopo due anni di governo, pur senza una sinistra capace di fare il suo lavoro di opposizione,
Fratelli d’Italia sta implodendo.
Giorno dopo giorno, da Sangiuliano a Giuli, lo zoccolo duro del partito si sta ribellando a Giorgia Meloni e al suo camaleontismo: dall’Atlantismo democristiano a livello internazionale alla scelta di ‘’uno fuori dal partito su un uomo senza tessera, quindi non controllabile, che per giunta nomina un capo di gabinetto Lgbt” (Annalisa Terranova a “Repubblica”).
La paciosa vice direttrice e firma storica del “Secolo d’Italia” dipinge perfettamente lo stato di insofferenza di un partito che dal 4 per cento si è ritrovato a fare il grande balzo fino al 27, prima forza politica d’Italia: “Giuli paga il fatto di non essere un uomo di partito, ma uno che risponde solo alle sorelle Meloni”. Alla domanda di Concetto Vecchio: “L’insofferenza è di Fazzolari?”, la Terranova non ha problemi a rispondere: “No. È della base”.
E lo zoccolo duro dei Fratelli d’Italia che si considera la vera destra che dopo decenni di emarginazione tra grotte e via della Scrofa non si capacita di vedere al vertice del ministero della Cultura un tipino che in modalità Julius Evola straparla di ‘’infosfera globale” e che scrive saggi dal titolo “Gramsci è vivo”.
Un tipino, oggi invellutato e con panciotto, che nel 2007 licenziò per i tipi di Einaudi un libello, “Il passo delle oche”, che faceva a pezzi la destra post fascista in doppiopetto, da Almirante a Fini per finire alla Meloni, rea di essersi attovagliata al potere del “Sistema”.
Eppure qualche anima pia, dopo il no di Pietrangelo Buttafuoco, consigliò invano alla Ducetta di sostituire lo schiavo d’amore Sangiuliano con un intellettuale fuori dal cerchio magico, ma assolutamente non prevenuto nei confronti del governo, che si chiama Giovanni Orsina.
Oggi, al di là di ciò che dicono Arianna e Merlino all’insegna del “troncare e sopire”, la chiacchiera che gira nella base dei fratellini da’ solo una settimana di vita ministeriale al Giuli-ridens.
Intanto, sta nascendo una nuova corrente all’interno del partito ad opera del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’ex “Stallone di Subiaco” buttato fuori casa, in maniera impietosa e sbrigativa attraverso un’intervista al “Foglio”, dalla moglie Arianna Meloni.
E mentre una nervosissima Meloni si sente sempre più sotto assalto dei poteri degli apparati dello Stato, quell’interminabile Deep State che va dalla Corte dei Conti alla Consulta passando per il Quirinale, oggi e domani sono aperte le urne per eleggere il nuovo presidente della Regione Liguria.
I sondaggi dei giorni scorsi danno alla pari i due contendenti Orlando e Bucci ma se lunedì sera il conteggio sarà favorevole al “campo largo” della sinistra per la premier del Colle Oppio cominciano i dolori e salteranno gli otoliti, dato che Bucci l’ha voluto lei contro Ilaria Cavo, candidato spinto dell’ex governatore Giovanni Toti, d’accordo con la Lega di Salvini.
Infatti la lista civica di Toti (“Vince Liguria”), che non è da sottovalutare, voterà sì Bucci ma i nomi dei consiglieri appartengono a Toti e Salvini, l’unico che sul palco di Genova nel discorso a conclusione della campagna elettorale venerdì scorso ha citato e difeso Toti, affiancato dal gelo di Meloni e Tajani.
Una destra sconfitta in terra ligure metterebbe in moto un’onda lunga che trascinerebbe il voto in bilico della sinistra in Umbria e rafforzerebbe quello in Emilia Romagna, prossime regioni che nelle prossime settimane saranno chiamate al voto.
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 27th, 2024 Riccardo Fucile
MA C’È CHI AI VERTICI DI FDI NON CONDIVIDE LE POSIZIONI DI GIULI SU “UNA DESTRA PROGRESSIVA, NON REAZIONARIA”… LO STESSO GIULI, A RADIO3, AMMETTE: “HO OTTIME RELAZIONI CON SCRITTORI, ARTISTI, MIGLIORI DI QUELLI CHE HO CON MOLTI ESPONENTI POLITICI DEL MIO PARTITO”
Arianna Meloni, sorella della premier e capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, centellina i commenti con la prudenza di chi sa quanto conti la sua parola all’interno del primo partito di maggioranza del Paese. Per questo non è irrilevante quello che dice a La Stampa nei giorni di passione del Collegio Romano: «Alessandro Giuli ha certamente il sostegno di Fratelli d’Italia, non gli è mai mancato».
È un avviso ai naviganti con un sottotesto evidente, rivolto al futuro: chi ha puntato al logoramento del ministro della Cultura – nell’ombra più che alla luce del sole – deve smettere di farlo. L’ex presidente del Maxxi, del resto, è stato voluto personalmente dalla presidente del Consiglio. Ora, però, persino ai vertici di Fratelli d’Italia, c’è chi comincia a credere che la scelta sia stata incauta.
Che il sostegno a Giuli non sia «mai mancato» è contraddetto dai fatti. Si potrebbero citare le chat in cui esponenti locali rivolgevano insulti omofobi al suo ex capo di gabinetto. Si potrebbe citare, soprattutto, l’evidente mancanza di dichiarazioni solidali con il ministro in questi giorni di travaglio.
È lo stesso Giuli ad ammettere le difficoltà interne in un’intervista che andrà in onda oggi su Rai Radio 3. Ai microfoni de “La lingua batte” con Paolo Di Paolo racconta: «Ho ottime relazioni, alla luce del sole, con scrittori, artisti, cineasti», rapporti persino «migliori di quelli che ho con molti esponenti politici, compresi quelli del mio partito». Rivela, in maniera quanto mai esplicita, la consapevolezza di non essere completamente gradito
Giuli si fa teorico di un futuro prossimo: «In un governo il cui partito di maggioranza ha il 30 per cento deve esserci spazio per una destra progressiva, non reazionaria, allergica a qualsiasi lacerto di nostalgie identitarie, perché in quel 30 per cento c’è una maggioranza che deve riconoscersi nella Costituzione». Una «destra progressiva» che a una parte di Fratelli d’Italia suona immediatamente come un ossimoro. Eppure, è un orizzonte che Giuli rivendica di condividere con la presidente del Consiglio: «Questo è chiaro anche al primo ministro, che mi ha voluto qui, altrimenti non ci sarei».
Le perplessità nei suoi confronti non vengono solo dagli esponenti più vicini ai pro-vita. Tanti, dentro FdI, non hanno intenzione di ritrattare la storia da cui vengono. Magari quelli che non gradiscono che si parli della forza politica come di un partito in cui è ancora necessario prosciugare le «pozzanghere di fascismo».
Il ministro della Cultura, per ora, non ha intenzione di piegarsi. In conversazioni private lo esprime in questi termini: «Non sono qui per fare la marionetta». Ma ha cominciato a dirlo, con chiarezza, anche nelle dichiarazioni pubbliche: «Anche un ministro deve avere dei margini riconoscibili di indipendenza», scandisce a Paolo di Paolo nell’intervista su Rai Radio 3
Giuli si è presentato con il biglietto da visita sbagliato: la brusca cacciata di Francesco Gilioli dal ruolo di capo di gabinetto del ministero aveva irritato persino il presidente del Senato Ignazio La Russa. Il capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri, osservatore esterno a FdI e veterano della politica, qualche giorno fa al Senato allargava le braccia: «Semplicemente il ministro non ha ancora esperienza, finora ha fatto il giornalista».
Bruciato dall’affaire Spano, nella scelta del capo di gabinetto mancante, Giuli non potrà più evitare di coordinarsi con i vertici di Fratelli d’Italia. Ora, il problema sta nella disponibilità di candidati: secondo fonti del Mic, gli alti funzionari sondati sarebbero restii ad entrare nei corridoi finora maledetti del Collegio Romano.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 27th, 2024 Riccardo Fucile
DAL PADRE LELLO, FONDATORE DI ORDINE NUOVO, AL FIGLIO RAINALDO CHE SOSTIENE UNA VISIONE NEO-PAGANA DELL’ESISTENZA
Report ha intervistato il referente della destra extraparlamentare neofascista e neonazista
Graziani. Ci ha raccontato le origini della vita politica del ministro della Cultura: “figura brillante” in Meridiano Zero, movimento di ispirazione neonazista.
Già il titolo è tutto un programma: «Tecniche di comunicazione contro il mainstream». Rainaldo Graziani, figlio dell’esponente del movimento di estrema destra extraparlamentare Ordine Nuovo Clemente Graziani, pubblica sul suo profilo Facebook l’intervista di Report. L’incontro lo registra anche lui. La definisce una «tecnica contro la comunicazione mainstream». Poi anticipa l’intervista, che andrà in onda domani su RaiTre. E mette tutto sui social.
Sullo sfondo l’inchiesta di Report sul ministero della Cultura e sul ministro Alessandro Giuli che in passato ha militato nell’organizzazione neonazista Meridiano Zero. Rainaldo Graziani la fonda a inizio Anni 90. E lui di certo non rinnega nulla. Giuli? «Un traditore bianco». E il post, a corredo del video, è tutto un susseguirsi di paroloni e sentiment nostalgico e rivendicazioni letterarie, da Artù e Il Signore degli Anelli.
«In molti mi chiedono quali concetti ho espresso e quali idee ho sostenuto nell’intervista a Report…», scrive Graziani. Ecco il video. E otto punti, che «a prescindere dalle posizioni assunte dai rappresentati delle istituzioni, delle lobby e dai “grand commis” della infosfera, riassumono ciò che ho affermato». Al settimo punto arriva a parlare dell’attuale ministro Giuli.
Negli Anni 90 era tra i militanti di Meridiano Zero. «Eravamo centinaia di centinaia – ricorda Graziani – Se lui l’ha confermato, sicuramente era una delle figure brillanti. Altrimenti chi mai vorrebbe dare un ministero se non a una figura brillante. Purtroppo, non avevamo Sangiuliano».
C’è stato un voltafaccia? L’attuale ministro ha rinnegato sé stesso? «Un autore sudamericano l’avrebbe definito come il traditore bianco. Ha giurato fedeltà al sistema neoliberale, non una ma due volte. Quindi essendo stato candeggiato dalle lavatrici del sistema neoliberale è così bianco che più bianco non si può». Meridiano Zero si scioglie. Con Giuli, dice Graziani, non si sono mai più incontrati.
Il gruppo Meridiano Zero in cui militava il giovane Alessandro Giuli futuro ministro aveva simpaticamente scelto come data di nascita l’8 settembre 1991, per festeggiare il giorno dell’occupazione nazista in Italia.
Il 4 ottobre ’91 i militanti di Meridiano Zero si scontrarono con gli appartenenti ai collettivi studenteschi di sinistra nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma. Volarono botte da orbi. Alla direzione politica del nuovo movimento si pose Rainaldo Graziani, figlio del carismatico leader di Ordine Nuovo, Clemente Graziani.
La tradizione conta nei partiti e nei movimenti di destra e il testimone della politica spesso passa di padre in figlio. Clemente detto Lello era stato leader dei Far, dei Fronti d’azione rivoluzionaria, fondati dall’antisemita Julius Evola e da Pino Rauti.
Il papà di Rainaldo era nato a Roma il 17 marzo 1925, aveva perso suo padre da piccolo, aveva sempre vissuto alla Garbatella futuro quartiere di Giorgia Meloni. Nel 1944 si era arruolato volontario nella milizia della Repubblica sociale italiana ed era stato un militare di collegamento tra la prima linea e le retrovie durante la battaglia di Montecassino.
Era meccanico e, appena finita la guerra, trovò lavoro in un’autorimessa. L’impegno in politica era stato la sua ragione di vita: nel dopoguerra dei vinti, così scialbo e poco illuminato dai vecchi ideali, la politica rappresentava per lui una fatale attrazione per cui partecipò con entusiasmo alla fondazione del Movimento Sociale Italiano, ma non ne prese subito la tessera.
Graziani diventerà poi l’animatore del Centro Studi Ordine Nuovo, il laboratorio di idee che fonderà con Rauti in cui figuravano Paolo Signorelli, Stefano delle Chiaie, Giuliano Bracci e Marcello Perina.
Nel mirino della polizia per le sue attività sovversive finirà la sua vita da latitante in Paraguay. Il figlio Rainaldo continua la sua battaglie e la sua opera. C’è Ernst Jünger all’origine del nome Meridiano Zero con lo scritto il “Trattato del Ribelle” e c’è anche la decisione del regime fascista di istituire un proprio meridiano zero passante da Battipaglia, da contrapporre a quello di Greenwich.
Il movimento ha come simbolo Algiz (la runa della vita, già utilizzata dal Deutsches Frauenwerk, movimento nazista femminile) e decide di caratterizzarsi con la cosiddetta “tecnoribellione”, una specie di luddismo.
Meridiano Zero con i suoi giovani militanti come Giuli inizia la sua opera nelle scuole e nelle università dove riscuote qualche successo: “Il potere tecnocratico vuole uccidere l’uomo, profanando il mondo, rendendo artificiale l’esistenza, arrestando il corso della storia”, predicavano gli adepti, (sopprimendo ogni forma di cultura, cancellando ogni senso di appartenenza, ogni etnia, ogni nazionalità).
I ragazzi di Meridiano Zero celebravano una visione neo-pagana dell’esistenza, officiando al sole il culto della costituzione di “Uomini Nuovi”. Rainaldo è un ammiratore di Aleksandr Dugin.
Al controverso consigliere dell’autocrate Vladimir Putin, nel 2021 Graziani Junior squaderna un libro a più voci per AGA Editrice dal titolo significativo per il rinvio al nazismo così ammirato anche da Dugin: “Solstizio d’inverno. Dialoghi alla luce del Sole di mezzanotte”, autori Dugin, Rainaldo Graziani, Lorenzo Maria Pacini.
Così viene il volume descritto dalla Feltrinelli: “La prima parte è trascrizione del simposio tenutosi la notte del solstizio d’inverno 2020, un dialogo filosofico che ha ruotato attorno il concetto del Sole di Mezzanotte con sguardo prospettico sulle dinamiche innescate dal ciclo della post-modernità…
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 27th, 2024 Riccardo Fucile
IN UN VIDEO SATIRICO REALIZZATO CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, IO SO’ GIORGIA CHIEDE AGLI ITALIANI DI AIUTARE ECONOMICAMENTE LA SUA FONDAZIONE “MELETON” SULLA RICERCA DEL COMPLOTTO: “GIORGIA, ARIANNA, IGNAZIO, MATTEO SONO PERSONE CORAGGIOSE. TUTTI I GIORNI COMBATTONO UN NEMICO DEVASTANTE, LA MAGISTRATURA…”
“Cari italiani, sono il presidente e sono sotto attacco quotidiano”. Inizia così il video satirico creato da Striscia la Notizia e il Grande Flagello. Nel finto spot, creato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, la premier chiede di aiutare economicamente la sua fondazione “Meleton” sulla ricerca del complotto: “Ogni giorno il nostro presidente è vittima di un complotto. Giorgia, Arianna, Ignazio, Matteo sono persone coraggiose. Tutti i giorni combattono un nemico devastante, la magistratura.
A causa di questi magistrati, la loro politica non è più come le altre. Il complotto è ovunque, anche vicino a te. Ma la Costituzione è un pericoloso ostacolo e i magistrati osano applicare la legge. Chiama il numero che preferisci e con €10 al mese sostieni la Fondazione Meleton che finanzia la ricerca su nuove forme di complotto, dossieraggio, inchiesta e cambio shimano. Tu puoi fare qualcosa per loro. Chiama ancora il numero che preferisci e sostieni la ricerca. Fai nascere i complotti. Perché? Perché ci servono. Dona ora. Grazie”.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Ottobre 27th, 2024 Riccardo Fucile
MELONI-GIAMBRUNO: “MI SA CHE SI SONO SOLO LASCIACCHIATI…”
Onorevole Mussolini, il suo recente post su Instagram recita così: “Maternità surrogata.
Roccella annuncia controlli ai confini. Neonati fermati in dogana come narcotrafficanti. L’inquisizione ora frugherà nelle culle”. Fa una certa impressione: una delle voci più critiche sulle scelte di Giorgia Meloni sui diritti e la morale sessuale è quella di una donna nata e cresciuta a destra, e – se mi consente – con un cognome ancora più di destra, nonostante la sua recente adesione a Forza Italia. Non è che la prossima volta sul carro del Gay Pride ci sale lei? Se li immagina i titoli dei giornali? Altro che Annalisa…
“Perché no? Lo farei volentieri a patto di vestirmi da drag queen con ciglia finte, zatteroni e una tutina di paillettes arcobaleno”.
Beh, anche su quest’argomento la sua posizione è chiara. Leggo un altro suo post: “Come si commenta la notizia di un esponente di Fratelli d’Italia che celebra il matrimonio tra un uomo e una donna transgender? Facendo gli auguri agli sposi. L’amore vince e vincerà sempre”.
“Ribadisco. L’amore vince su tutto, anche se si trasforma. Cambia, si perde, a volte ritorna anche più grande di prima. Perché noi per primi siamo un cambiamento costante”.
Tra i suoi follower c’è chi la incita ad andarsene da un’altra parte: “Alessandra cosa aspetti molla tutto e prendi la tessera del Pd”.
“Non esageriamo, eh! La verità è che ormai dico quello che penso e che sento. Stando a Strasburgo e non più a Montecitorio mi sento più libera e non ho necessità di trincerarmi dietro gli steccati di bandiera”.
E lo ius scholae?
“Lo benedico, quelli nascono e studiano in Italia: sono più italiani di me, tra un po’. I diritti non vanno concessi, ma condivisi. Dopodiché, però, proprio perché ora sto in Europa, dico che la magistratura ha fatto male a intromettersi sulla storia dei migranti portati in Albania e fatti tornare indietro”.
Ma erano solo 16! Non è soprattutto propaganda?
“Era solo l’inizio, bisognava dare tempo. E comunque non trovo giusto che un problema così epocale come quello dei flussi migratori debba essere gestito solo dall’Italia. È l’Unione europea, tutta insieme, che deve farsene carico”.
Maternità surrogata ormai crimine universale. In teoria, potremmo arrestare anche Elon Musk che piace alla destra ma l’ha molto praticata.
“Ecco questo, invece, lo trovo assurdo. Ma quale crimine universale! Io sono per la famiglia in tutte le sue forme e diversità. Un esempio? Chi siamo noi per impedire a una donna di diventare madre, perché magari ha dovuto congelare gli ovuli prima di sottoporsi a una chemioterapia, ma dopo la malattia non è più in grado di portare avanti la gravidanza? Perché anche di questo si parla. Del resto, la Roccella io la conosco bene”.
Avete lavorato insieme.
“Sì o, meglio, entrò lei e uscii io dalla Commissione che doveva occuparsi di fecondazione assistita. Io sostenevo la diagnosi preimpianto, per poter puntare sulle cellule meno a rischio in caso di malattie genetiche. Gli altri, invece, volevano che gli ovociti venissero impiantati tutti insieme, “Semmai dopo c’è l’aborto”, dicevano: cosa aberrante, visto gli strascichi che questa scelta ha sulla vita di una donna. Il risultato fu che Gianfranco Fini, che ancora non aveva fatto la sua “svolta” liberal, tolse me e mise Roccella”.
Abbiamo vissuto un anno di separazioni “politiche”. E non parliamo di Renzi e Calenda, ma delle sorelle Meloni. O di love story con epiloghi tristi, come quella di Gennaro Sangiuliano.
“Secondo me Giorgia si è lascicchiata…”
Pensa che, quando non sarà più premier, si rimetterà insieme a Giambruno?
“Se è lui l’uomo che vuole, sarei contenta per lei. Dipende dalle priorità. L’amore fa strani giri… Nel mio caso, ad esempio, la priorità è sempre stata tenere insieme la famiglia che è quella che mi dà gioia ed equilibrio, che mi fa andare avanti nella vita. È la cosa più importante che ho”.
Però con suo marito Mauro ci sono stati momenti molto difficili…
“Guardi, con Mauro festeggiamo 35 anni di matrimonio. E tutto il resto ora non conta. Conta invece vedere i miei tre figli, Caterina, Clarissa e Romano, misurarsi con la vita che si stanno costruendo. Sono una mamma chioccia anche ora che sono grandi”.
Dell’affaire Sangiuliano-Boccia che idea si è fatta?
“Quando l’ho visto al Tg1 fare quell’intervista non potevo crederci, tutto rosso in faccia, col cerotto in fronte. Ma come gli è venuto in mente! Raccontare i fatti suoi in quel modo: fino a quel momento nessuno si era permesso di dare una connotazione sessuale a quella brutta storia. Devo dire che ha fatto bene a dimettersi”.
Lei e suo marito vi siete innamorati al mare, facendo surf. Due ragazzini. Ma anche sua madre Maria, che è la sorella di Sophia Loren, ha detto sì ad Ostia a Romano, figlio di Benito Mussolini. La brezza marina sembra una costante negli amori di famiglia.
“Il mare è il luogo del cuore. Da 50 anni abbiamo una casetta a Marina di San Nicola, vicino a Roma, e io ogni volta che ci metto piede mi sento in pace col mondo”.
È la casa che sua mamma comprò a rate e di cui sua nonna Romilda, disse che non aveva mai visto un’acqua così nera. Sua mamma e sua nonna non hanno avuto un rapporto semplice.
“Sì e su questo ho scritto un libro, Il gioco del buio. In realtà è la storia del matrimonio dei miei che si sono separati quando io avevo solo quattro anni: mio padre era adorabile ma anche tanto donnaiolo. Ma più di tutto è un libro scritto dopo la morte di papà e che parla del dolore di mamma che da sempre si è sentita la figlia di serie B”.
Certo non deve essere facile essere la sorella di Sophia Loren, monumento nazionale.
“Certo: nonna, che era una pianista, aveva puntato tutto su zia Sophia che ha rappresentato probabilmente il suo riscatto. Anche nonna era stata una donna bellissima: aveva vinto il concorso per sosia di Greta Garbo, era identica, ma i genitori le proibirono di andare in America per prendere parte alle tappe successive. In più mamma fu riconosciuta da suo padre, Francesco Scicolone, solo da grande. E grazie a 5000 lire guadagnate da zia Sophia con i primi film. Nonna disse a Francesco, che era stato il suo amante: ‘Quanti soldi vuoi per dare il cognome anche a Maria? Ti bastano 5000 lire?’ E gli gettò i soldi per terra”.
E lui?
“Si chinò e li raccolse”.
Sua mamma ha molto sofferto.
“Sì ma è stata anche una donna grandiosa, moderna, emancipata. Ad un certo punto ha lasciato la bellissima casa di mia nonna in via di Villa Ada a Roma, ha chiesto il divorzio a papà e ha portato me e mia sorella Elisabetta in una casetta a Montesacro. Pochi soldi, niente baby-sitter, ma ha ricominciato da capo disegnando borse meravigliose”.
Ha tirato fuori il carattere…
“Hai voglia! Ma in quanto a carattere nonna Romilda non l’ha mai battuta nessuno. Una volta all’ora del pisolino io ed Elisabetta facevamo rumore, lei arrivò e diede un calcio alla porta. Lasciando il buco come monito. Un’altra a Riccione – non so cosa avessi fatto – mi diede uno zoccolo in testa. Sa di quelli pesanti, Anni Settanta? Ancora me lo ricordo… era verde con le fragole rosa”.
Ecco da chi ha preso il temperamento: le sue litigate, i suoi scontri in tv hanno fatto storia. A cominciare da quello con Vittorio Sgarbi, passando per Katia Bellillo, ex ministro per la pari opportunità, e Pina Picierno, europarlamentare in forza al Pd. Si è mai pentita?
“E perché? Vuol dire che in quel momento sentivo di doverlo fare”.
Anche di aver detto a Vladimir Luxuria “Meglio fascista che frocio”? Che poi cozza con la sua svolta sui diritti.
“Quella volta ho perso le staffe. Odio chi prepara i dossier contro qualcuno e in trasmissione attacca l’altro ospite sulla base delle cartuccelle che si è portato da casa. Capisco che serve, è un po’ come studiare i calciatori avversari prima di scendere in campo. Ma ripeto, non sopporto gli steccati a priori”.
A proposito di calcio, suo figlio Romano ha giocato nella Lazio e ora è in prestito in Serie B alla Juve Stabia. Che mamma è? Di quelle che incitano i figli fuori dal campo?
“Mamma muta. Lo vado a vedere ma soffro in silenzio. E poi Romano mi ha fatto promettere di non parlare mai di lui e del pallone. Posso solo dire che è stato mio padre a chiedermi che mio figlio portasse oltre al suo nome anche il nostro cognome”.
A proposito, abbiamo parlato tanto di nonna Romilda, e di nonna Rachele cosa ricorda?
“Una donna dolcissima, semplice, faceva dei cappelletti in brodo meravigliosi. Era una donna solida, con la forza delle donne della campagna romagnola. Ma capivi che aveva avuto un passato drammatico, di cui non parlava mai. Ma proprio mai”.
Quindi triste?
“No, no. Nonna faceva di tutto per rendere Villa Carpena un luogo accogliente, specialmente per noi bambini che lì potevamo scorrazzare, andare in bicicletta, fare su e giù per le grandi scale in peperino”.
Ma veniamo al capitolo felicità. Lei ha detto che la felicità è come lo zucchero filato. Dolce ma effimera. Il momento più felice della sua vita?
“Quando è nata la mia prima figlia. La guardavo e pensavo. Ma davvero sono riuscita a fare questo?
E il più brutto?
“Il primo lutto. Quando nonna Romilda è morta. Pensi il caso. Mamma aveva vissuto tutta la vita con lei ma Romilda è morta tra le braccia di zia Sofia che era venuta a Roma a trovarla. Avevo trent’anni, zia mi chiamò al telefono: “corri che nonna non riesce a respirare!”. La trovai per terra, ho capito subito che era morta. Sa io sono medico…”.
E come sarebbe stata la sua vita col camice bianco?
“Negli anni in cui l’ho indossato – sono chirurga – qualcuno svegliandosi dopo l’anestesia mi riconosceva e sgranava gli occhi. Non era la mia strada, ma ho una libreria in camera da letto piena di medicina e do consigli a tutti. L’intuito in medicina non mi ha mai abbandonato”.
Elly Schlein ha detto che la politica la vede come una parentesi e che le piacerebbe fare la regista.
“La capisco, sono una che nella politica è entrata e uscita. E partecipare a programmi come Ballando con le stelle o Il cantante mascherato mi ha divertito tantissimo. Una fatica! Sono convinta che si può avere voce in capitolo o fare qualcosa per la società anche stando su un palco”.
A proposito di tv, tutti ricordano i suoi duelli con Antonio Bassolino, quando correvate per il ruolo di sindaco di Napoli nel 1993.
“Quella campagna è stata l’esperienza più bella che ho fatto in politica. Ci siamo fatti largo facendo tutti e due la guerra ai vecchi politici: non avrei mai pensato che al secondo turno la sfida sarebbe stata tra noi due. Ci guardava tutta Italia e io avevo solo 29 anni. A dirla tutta, avevamo molti progetti in comune, le idee per Bagnoli, Napoli museo all’aperto… Sa che le dico? Visto che vinse lui, sarei stata un’ottima vicesindaco di Bassolino!”.
Nonna Rachele i tortellini, sua mamma la pizza fritta. E lei? Coda alla vaccinara?
“No no, ai fornelli preferisco le ricette napoletane: una passata d’aglio la do sempre. In realtà quando mi sono sposata non sapevo fare niente: neanche un uovo al tegamino! Ho imparato guardando di nascosto mia madre, e ora ai fornelli mi rilasso, se non è un obbligo di tutti i giorni. Ammetto che a volte non disdegno i robottini per fare prima: ne ho due”.
Il suo cavallo di battaglia?
“Adoro fare il pane, e farlo bene non è scontato, perché è materia viva. Devi maneggiare con cura l’impasto, rispettare i tempi del riposo e la natura diversa degli ingredienti che usi. Proprio come dovrebbe accadere con gli uomini e i loro diritti”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »