Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
LE OPPOSIZIONI CONTRO MELONI: “UNA FARSA A SPESE DEGLI ITALIANI”
Dopo due giorni di viaggio, la nave Cassiopea è arrivata alle 7.40 di questa mattina al
porto di Shengjin in Albania. A bordo 49 uomini intercettati in acque internazionali a sud di Lampedusa che, secondo il governo, non hanno motivi per richiedere l’asilo e restare in Italia.
La decisione definitiva però sarà presa soltanto dopo le valutazioni previste dalla procedura accelerata di frontiera scattata nei loro confronti che dovrà procedere a ritmi serrati per i numeri in gioco in questo sbarco e i tempi imposti dalla procedura.
Primo screening
Oggi i 49 uomini saranno sottoposti a uno screening medico approfondito per capire se sono sfuggite al primo esame le condizioni di vulnerabilità che porterebbero a un immediato trasferimento in Italia, come già avvenuto durante le prime due missioni.
Questa volta infatti a bordo della nave mancava il personale specializzato dell’Oim, che ha il compito proprio di operare una selezione accurata.
In Albania arriva oggi anche una delegazione di parlamentari di opposizione tra cui Rachele Scarpa del Pd, di rappresentanti delle organizzazioni che compongono il Tavolo Asilo e di mediatori culturali. Francesco Ferri di Action Aid che fa parte del Tavolo Asilo spiega: “L’assenza degli operatori Oim rende fondamentale capire come e da chi sia stata realizzata la valutazione delle vulnerabilità, elemento intorno a cui sono emerse gravi criticità nei primi due trasferimenti”.
I trasferimenti a Gjader
Da domani, poi, chi sarà trasferito al centro di Gjader, avrà un colloquio e dovrà attendere la pronuncia dei giudici della Corte d’Appello di Roma che entro giovedì decideranno se convalidare o meno i trattenimenti. Negli altri due trasferimenti i magistrati hanno sospeso la convalida per tutti i migranti, rimandando alla Corte di giustizia europea in materia di Paesi sicuri, la cui decisione è attesa a breve, in primavera.
Il boom di sbarchi
Anche se il numero di uomini trasportati in Albania è superiore rispetto alle volte precedenti, resta comunque una cifra irrisoria rispetto al flusso totale di persone che arrivano sulle coste italiane. Dall’inizio dell’anno si contano infatti 3.074 arrivi di migranti, più che raddoppiati (+136%) rispetto allo scorso anno, quando nello stesso periodo erano stati 1.300. Un’impennata che ha riacceso anche la polemica politica. “Di fronte a questi numeri, Meloni ne manda 49 in Albania: farsa inutile da un miliardo di euro a carico dei cittadini. Mentre i trafficanti che aveva promesso di cacciare per tutto il globo terraqueo, li protegge dalla giustizia internazionale e li riporta in Libia con volo di Stato a spese degli italiani” tuonano dall’opposizione i capigruppo M5S delle commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato, Alfonso Colucci e Alessandra Maiorino.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
TASSE AGGIUNTIVE SU CHIP, PRODOTTI FARMACEUTICI E ACCIAIO IMPORTATO
Fin da prima che Donald Trump rimettesse piede nella Casa Bianca, le minacce di dazi aggiuntivi avevano raggiunto l’Unione europea in maniera forte e chiara. La querelle di meno di 24 ore tra Washington e la Colombia, con la brusca decisione del tycoon di imporre dazi dal 25 al 50% come rappresaglia, ha reso il timore concreto. E ora è Trump stesso che annuncia misure imminenti che colpiranno soprattutto il settore farmaceutico, l’acciaio e l’alluminio. Proprio i settori in cui l’Italia esporta di più negli Stati Uniti, per circa 20 miliardi di euro annui. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha rassicurato: «Andiamo nella giusta direzione». Anche se al momento non sembrano esserci molti spiragli per rendere il nostro Paese un’eccezione alla nuova strategia commerciale americana.
Il protezionismo di Donald Trump
L’annuncio di Trump, in un incontro a Miami con i rappresentanti Repubblicani della Camera, è stato categorico. Dazi a chip per i computer, prodotti farmaceutici e acciaio importato «in un futuro molto prossimo». Lo scopo? «Dobbiamo riportare la produzione negli Stati Uniti. Se vuoi smettere di pagare le tasse devi costruire il tuo impianto proprio qui, in America». Il fenomeno dell’offshoring – vale a dire la costruzione di fabbriche in Paesi con condizioni economiche vantaggiosi – ha danneggiato troppo il gigante a stelle e strisce. Che ora alza gli scudi. E promette, a chiunque riporterà la produzione nella madrepatria, un «abbassamento delle tasse del 15%». Ma quali saranno le conseguenze per l’Italia?
Quanto vale l’export italiano negli Usa
Nel 2023 il valore delle esportazioni verso gli Usa ha raggiunto i 67,3 miliardi di euro, contro un import di 25,2 miliardi. Una differenza di 42 miliardi che sorride all’Italia, anche perché quasi sempre in crescita nell’ultimo decennio. Da un approfondimento sulle relazioni commerciali con gli Stati Uniti, pubblicato dal Ministero degli Esteri, sono chiari i punti di forza. 12,3 miliardi di euro per i macchinari, 8 miliardi per i prodotti farmaceutici e 12 miliardi per mezzi di trasporto e autoveicoli. Già nel 2018, a dire il vero, lo stesso Trump durante la sua prima amministrazione aveva deciso di tassare indiscriminatamente l’acciaio al 25%, per ragioni di «sicurezza nazionale» ai sensi della Section 232 dello US Trade Act del 1962. Il provvedimento era poi stato sospeso nei confronti dell’Unione europea da Joe Biden, senza però che si arrivasse a una soluzione di lungo periodo.
Il peso dei dazi sull’economia italiana
È indubbio, dunque, che nuovi dazi peserebbero non poco. Secondo Prometeia, nel 2023 l’export italiano è stato colpito per un valore di 2 miliardi di dollari, figli della lunga controversia tra Ue e Usa che coinvolge Airbus e Boeing. Con l’imposizione di nuove tasse, il valore potrebbe più che raddoppiare, arrivando a toccare anche la cifra di 7 miliardi di dollari. L’istituto di previsioni economiche ha però distinto due casistiche possibili. La “migliore” per l’Italia sarebbe l’aumento dei dazi oggi in vigore, che andrebbe a colpire maggiormente settori come la moda e il cibo e porterebbe a un costo aggiuntivo di 4 miliardi. La peggiore sarebbe, invece, un aumento generalizzato e unilaterale su tutte le linee tariffarie di 2 punti e mezzo. In questo caso, andando a colpire il settore farmaceutico e dei macchinari, il costo aggiuntivo supererebbe i 7 miliardi.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
GLI AGGRESSORI, ALTICCI, HANNO MANDATO IN FRANTUMI IL LUNOTTO POSTERIORE DELL’AMBULANZA
Attaccata ieri sera con lancio di oggetti, fra cui una bottiglia che ha spaccato il vetro
posteriore, un’ambulanza della Croce bianca, ad Arezzo, mentre due volontari stavano trasferendo dall’ospedale cittadino a una struttura privata, una casa di cura, un paziente in gravi condizioni.
Il paziente è assistito con l’ossigeno ma non avrebbe riportato lesioni dirette, se non lo stesso spavento patito dai volontari.
Secondo prime informazioni la reazione c’è stata davanti a un pub da parte di avventori in strada, che verosimilmente intralciavano il passaggio del mezzo di soccorso ed erano ubriachi.
Dopo il parcheggio dell’ospedale, in via della Faggiola, l’ambulanza, i volontari e il paziente a bordo sono stati fatti bersaglio di un lancio di oggetti, fra cui sassi, accendini e la bottiglia con cui gli assalitori hanno mandato in frantumi il lunotto posteriore dell’ambulanza.
Gli stessi volontari – così i primi racconti – hanno tirato dritto scansando il gruppo che inveiva contro di loro, per tutelare il paziente e metterlo al riparo da intemperanze ulteriori. L’associazione di volontariato Croce bianca deve ora fare a meno dell’ambulanza finché non sarà riparata.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
“DOMANI”: RIUNIONI, AFFARI E PARENTELE, ECCO COSA CERCAVA L’AISI SUL BRACCIO DESTRO DI MELONI
«Atti caratterizzati da elevata sensibilità». È una delle formule usate dall’Aisi per rispondere alla lettera del capo della procura di Roma, Francesco Lo Voi, finalizzata a conoscere «le ragioni dalle quali evincere la legittimità degli accertamenti» compiuti sul capo di gabinetto di Giorgia Meloni, Gaetano Caputi.
Un caso che potrebbe presto finire al Copasir: l’ufficio stampa di palazzo Chigi ha risposto a Domani che l’autorità delegata, il sottosegretario Alfredo Mantovano, è disponibile a riferire in parlamento al comitato presieduto da Lorenzo Guerini.
Di certo le verifiche su Caputi confermano le divisioni interne a palazzo Chigi. Mantovano avrebbe dovuto sapere che a pochi mesi dal giuramento del governo Caputi era già sotto la lente di ingrandimento dei servizi con un primo controllo il 23 gennaio 2023. E, quando si scrive Mantovano, si legge Giorgia Meloni: i due sono considerati un tutt’uno dal punto di vista politico.
Palazzo Chigi nega qualsiasi scontro interno. «Il Presidente del Consiglio e il Sottosegretario con delega ai Servizi, Alfredo Mantovano, non hanno mai chiesto di spiare nessuno, tantomeno il capo di gabinetto del presidente, Gaetano Caputi», scrive l’ufficio stampa di Chigi interpellato da Domani.
Nella nota di risposta la presidenza del Consiglio rende noto che «il governo è stato informato della richiesta della Procura di Roma di ottenere informazioni da parte dell’Aisi e della relazione, a firma del direttore Valensise, che è stata inviata in risposta. Tuttavia, per il rispetto dovuto alle indagini in corso, non è stato possibile comunicare nulla al riguardo».
Poi immancabile arriva l’attacco, con menzogne sparse, al nostro giornale. «Emerge inoltre che quattro giornalisti del quotidiano Domani (Emiliano Fittipaldi, e i giornalisti Vittorio Malagutti, Federico Marconi e Giovanni Tizian, ndr) sono stati citati a giudizio dalla Procura di Roma per concorso in rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Viene da chiedersi perché questa notizia non sia stata riportata dal Domani».
Nella risposta ci sono due falsità. La prima è un errore grave: non è ancora arrivata nessuna citazione in giudizio, la procura ha solo chiuso l’indagine. La seconda è che Domani aveva riferito ampiamente dell’indagine sui giornalisti: ne dava conto una nostra prima pagina qualche settimana fa ed è stata ribadita nell’articolo pubblicato ieri.
Nel documento che l’intelligence ha trasmesso alla procura viene spiegato che «nello svolgimento di un’attività di ricerca era emerso l’intendimento di alcuni target, impegnati nella progettazione di un rigassificatore nel sud Italia, di avvicinare Gaetano Caputi».
I rigassificatori progettati nel Mezzogiorno in quel periodo erano due, uno a Porto Empedocle e l’altro a Gioia Tauro. Una delle persone messe sotto la lente dei servizi avrebbe quindi provato ad avvicinare il capo di gabinetto di palazzo Chigi per portare a conoscenza l’iniziativa industriale agli alti livelli istituzionali. E alla domanda sulla legittimità viene appunto opposta la replica di «elevata sensibilità».
Ma ci sono altre due interrogazioni ai database compiute nel settembre 2023, a distanza di pochi giorni, una il 4 e l’altra il 25, da parte di due agenti segreti. In una circostanza la richiesta è arrivata dai vertici dell’Aisi, il vice Giuseppe Del Deo (ora vicedirettore al Dis) che aveva assecondato l’esigenza di delucidazioni da parte del numero uno dei servizi segreti interni, Mario Parente (sostituito, a fine mandato, nell’aprile 2024 da Bruno Valensise).
Durante l’indagine, partita dopo l’esposto di Caputi per cercare le fonti dei giornalisti, tra i vari account che hanno fatto ricerche sul capo di gabinetto di Meloni ne sono spuntati tre, della banca dati Puntofisco (un sistema dell’Agenzia delle entrate), intestati al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), all’epoca guidato da Elisabetta Belloni (sostituita di recente da Vittorio Rizzi).
Lo Voi ha scritto il 24 giugno 2024 al Dis che ha risposto il 26 luglio integrando una nota dell’Aisi (che aveva in uso le utenze). I servizi segreti replicano alla procura svelando i nomi e cognomi degli agenti e il numero di accessi, il primo è del 23 gennaio 2023.
Dopo la verifica di gennaio, ne risultano altre due sul capo di gabinetto della premier. A settembre del 2023. Se ne interessa in prima persona l’allora vicedirettore dell’Aisi, Giuseppe Del Deo, molto stimato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, e anche dalla premier. Era infatti tra i candidati ad approdare al comando dell’agenzia dopo Parente.
Alla fine, l’ha spuntata Valensise, sponsorizzato dal sottosegretario alla presidenza, Mantovano. Ma torniamo a Caputi. L’agente che ha compiuto la verifica, si legge nella risposta dell’Aisi alla procura di Roma, «ha riferito che il vice direttore Giuseppe Del Deo, su richiesta del direttore pro-tempore dell’Agenzia (Parente, ndr) gli aveva chiesto di verificare un rumor» secondo cui la moglie di Gaetano Caputi, Gabriella Mazzei, sarebbe stata la cugina della consorte di un soggetto nel mirino dei servizi segreti.
L’agente, autore dell’accesso, ha, inoltre, dichiarato di «aver rilevato come il [.– utilizzasse la sua presunta amicizia con Caputi per rafforzare il proprio ruolo all’interno del circuito relazionale di riferimento e di aver segnalato, con nota del […] come anche players di rilievo del mondo bancario sollecitassero il […] ad intervenire sul Capo di Gabinetto della Premier Meloni affinché si occupasse di questioni di loro interesse».
Una voce che l’intelligence ha voluto approfondire attentamente perché « l’indiscrezione avrebbe potuto rappresentare un vulnus rilevante per il dott. Caputi, stante il quadro informativo in merito agli innumerevoli tentativi di ingerenza sui vertici istituzionali orditi» dal «target», cioè la persona seguita con attenzione dall’Aisi.
La persona «target» avrebbe cercato più volte di avvicinare i vertici istituzionali e si sarebbe vantato di conoscere bene il capo di gabinetto di Meloni. Inoltre avrebbe utilizzato «la presunta amicizia con Caputi per rafforzare il proprio ruolo del circuito relazionale di riferimento».
Così, durante la fase di accertamento, sono state usate due diverse banche dati, Infocamere e Puntofisco, oltre che dell’anagrafe per appurare la parentela tra la consorte del capo di gabinetto e la moglie del «target» dei servizi. Alla fine delle varie ricerche non è stato individuato alcun legame parentale né alcuna «interessenza societaria».
C’è, infine, una terza interrogazione su Caputi. Il 25 settembre un altro 007 ha verificato le identità dei partecipanti all’incontro con il capo di gabinetto «sul piano strategico nazionale sull’idrogeno». In questo caso la spiegazione dell’Aisi è stringata e non spiega nulla: «La motivazione resa dal dipendente trova riferimenti in atti». Il monitoraggio dell’incontro, tuttavia, conferma che non ci sono solo le verifiche su società e parentele della moglie: i servizi hanno indagato anche, in almeno un caso, su riunioni riservate del braccio destro della presidente del Consiglio.
(da Domani)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
NON APPLICHERA’ LA RICHIESTA DELLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE.. IN ITALIA I DELINQUENTI POSSONO ENTRARE E USCIRE LIBERAMENTE, ORMAI E’ COSA NOTA
Tra oggi e domani la maggioranza di destra che sostiene il governo Meloni potrebbe
opporsi alla richiesta della Corte Penale Internazionale di arrestare il premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusato per crimini di guerra nella Striscia di Gaza.
Dopo alcune indiscrezioni uscite sui giornali israeliani, per la prima volta la maggioranza lo farà con un atto parlamentare votando contro alle mozioni delle opposizioni – M5S e Alleanza Verdi e Sinistra – che chiedono al governo di impegnarsi a rispettare la decisione della Corte dell’Aia.
La maggioranza, invece, voterà contro: nel caso in cui Netanyahu dovesse venire in Italia, quindi non sarà arrestato. Il mancato rispetto della decisione dell’Aia arriva anche a pochi giorni da uno scontro tra la Corte Penale Internazionale e il governo italiano su un’altra vicenda: quella del rimpatrio, con tanto di aereo di Stato, del torturatore libico Almasri su cui pendeva un mandato di cattura internazionale.
Proprio su questo si concentrano le mozioni di Alleanza Verdi e Sinistra a prima firma di Nicola Fratoianni e del M5S sottoscritta dal capogruppo Riccardo Ricciardi.
Quelle di Azione e Italia Viva invece sono più blande e chiedono al governo di impegnarsi sul riconoscimento dello Stato di Palestina con il progetto dei due popoli due Stati.
Al primo punto delle mozioni di Fratoianni e Ricciardi invece c’è un impegno preciso: “Adempiere agli obblighi di cooperazione e assistenza giudiziaria con la Corte penale internazionale derivanti dall’emissione dei mandati di arresto da parte della Corte penale internazionale nei confronti del Premier israeliano Benjamin Netanyahu, dell’ex Ministro della difesa Yoav Gallant e del comandante militare di Hamas Mohammed Deif, qualora non deceduto”.
Fonti qualificate di maggioranza fanno sapere che il governo darà parere negativo e la destra voterà contro a questo impegno. Sconfessando dunque la decisione della Corte Penale Internazionale.
Un’indiscrezione che era uscita la scorsa settimana sui quotidiani isrealiani dopo il bilaterale a Roma tra i ministri degli Esteri Antonio Tajani e Gideon Sa’ar, confermato da fonti di governo italiane. Oggi arriverà il primo impegno formale. La maggioranza invece presenterà una mozione alternativa a prima firma dell’azzurro Andrea Orsini e firmata anche dai responsabili Esteri di Fratelli d’Italia e Lega.
In questo documento si confermeranno gli impegni presi in queste settimane dal governo italiano: il sostegno al cessate il fuoco a Gaza e la difesa dello Stato di Israele. Sul rispetto della sentenza della Cpi, invece, arriva un “no”: il governo, si legge al punto 6 della mozione, si impegna “ad adottare iniziative volte a definire, in raccordo con i principali partner internazionali, una linea comune d’azione che, nel rispetto delle decisioni, delle prerogative e dell’autonomia della Cpi, non sia d’ostacolo al mantenimento della tregua raggiunta a Gaza e al riavvio di negoziati di pace”.
(da agenzie)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
A GAZA CI SONO SOLO MACERIE, MA GLI UOMINI DELLE FORZE SPECIALI DI HAMAS (“LE OMBRE”) HANNO SFOGGIATO DIVISE E PICK-UP NUOVI DI ZECCA DURANTE LA “CERIMONIA” DI LIBERAZIONE DEGLI OSTAGGI ISRAELIANI
Gli occhiali da sole scuri coprono quello che del volto resta fuori dal passamontagna, nero come la divisa, color dell’ombra come il nome di questa unità speciale di Hamas. Gli uomini di questa forza emergono poco dal buio dei tunnel fortificati in cui operano, sono stati sempre presenti ai rilasci degli ostaggi, anche al primo del novembre 2023.
Ancora più visibili quando tre giorni fa sono state liberate le quattro soldate israeliane: erano loro a gestirle, a portarle attraverso il quadrilatero di sabbia, svuotato della folla dagli armati, in piazza Palestina a Gaza City. Perché le Ombre sono state addestrate soprattutto per controllare gli ostaggi.
L’unità è altrettanto misteriosa per gli abitanti della Striscia e qualche palestinese online si è chiesto come abbiano potuto presentarsi davanti alle telecamere con le uniformi impeccabili, i pick up bianchi lavati a lucido, mentre il resto dei 363 chilometri quadrati è polvere e macerie, mentre la popolazione resta in fila accalcata per riempire qualche secchio di acqua a calmare la sete.
«Sono le ombre del Fantasma», ha scritto Guido Olimpio sul Corriere, durante i sette giorni di pausa nei combattimenti nel novembre di due anni. «Un gruppo ristretto di uomini scelti per le missioni più difficili». Il Fantasma era Mohammed Deif, il comandante militare delle Brigate Ezzedine Al Qassam, il terrorista che con Yahya Sinwar aveva pianificato la mattanza del 7 ottobre 2023, 1.200 israeliani uccisi oltre 250 rapiti.
Il capo avrebbe insegnato loro a travestirsi, come faceva ai tempi dell’università quando dirigeva la compagnia teatrale studentesca. E come ha continuato a fare per sfuggire ai tentativi di eliminarlo fino al 13 luglio dell’anno scorso: gli israeliani lo hanno ammazzato vicino alla costa sul Mediterraneo, hanno impiegato due settimane a raccogliere le prove per dimostrarlo, Hamas ha aspettato fino a novembre prima di ammetterlo.
L’unità Ombra è anche incaricata di evitare le infiltrazioni nell’organizzazione, di dare la caccia a quelli che il gruppo considera collaborazionisti del nemico dall’altra parte della barriera
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
NON E’ UN IMPRENDITORE, VIENE DAL MONDO DELLA FINANZA
Wenfeng da anni lavora nel settore, anche se non rispetta i canoni del pioniere
dell’intelligenza artificiale. Nel 2023 ha lanciato Deepseek, ora la sua IA ha aperto un nuovo fronte della guerra fretta tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Il nuovo modello dimostra che si può vincere cambiamo le regole del gioco. L’azienda cinese ha infatti deciso di modificare la struttura fondamentale dei modelli IA e utilizzare in modo più efficace le sue risorse limitate.
A gennaio 2025, DeepSeek-R1, un modello open source della società cinese di IA DeepSeek ha fatto tremare la Silicon Valley. D’altronde con soli 6 milioni di dollari, la Cina ha creato un modello di intelligenza artificiale in grado di sfidare le principali aziende tech statunitensi come OpenAi, Microsoft e Google. Dietro al successo del nuovo modello c’è Liang Wenfeng, “un ragazzo molto nerd con una pettinatura orribile che parlava di costruire un cluster da 10.000 chip per addestrare i propri modelli” ricorda uno dei suoi soci. “Non lo prendemmo sul serio, l’abbiamo snobbato.”
Wenfeng, 40 anni, nato a Zhanjiang, da anni lavora nel settore, anche se non rispetta i canoni del pioniere dell’intelligenza artificiale (come per esempio Sam Altman). Non è un imprenditore, viene dal mondo della finanza, e ha cominciato a utilizzare l’intelligenza artificiale nelle sue strategie di trading per prevedere le tendenze di mercato e prendere decisioni di investimento. Poi nel 2023 ha fondato DeepSeek, per sviluppare un’intelligenza artificiale generale, in grado di eguagliare l’intelligenza umana.
Il suo obiettivo, come spiega in un’intervista è “smettere di seguire e iniziare a guidare”. Per anni le aziende cinesi hanno sfruttato le innovazioni tecnologiche sviluppate altrove “ma questo non è sostenibile. Questa volta, il nostro obiettivo non sono i profitti rapidi, ma l’avanzamento della frontiera tecnologica per guidare la crescita dell’ecosistema”. Il piano sta funzionando. E infatti lo sviluppo di un’intelligenza artificiale all’avanguardia a una frazione del costo rispetto ai rivali occidentali ha sollevato nuovi dubbi sulle centinaia di miliardi di dollari pianificati nel settore.
Liang è nato nel 1985 a Zhanjiang, nel Guangdong , suo padre era un insegnante di scuola elementare. Ha studiato all’Università di Zhejiang, una delle più antiche e prestigiose università della Cina. Si è laureato in Ingegneria dell’informazione elettronica nel 2007 e un Master in Ingegneria dell’informazione e della comunicazione nel 2010. La sua tesi di master era intitolata “Ricerca sull’algoritmo di tracciamento del bersaglio basato su telecamera PTZ a basso costo”.
Nel 2015, Wenfeng e due suoi compagni di corso creano un hedge fund quantitativo, High-Flyer, che si affida “alla matematica e all’intelligenza artificiale per investimenti quantitativi”. Secondo il suo sito, nel 2019 High-Flyer gestiva almeno 10 miliardi di dollari di asset. Nel 2021, Liang inizia ad acquistare migliaia di GPU Nvidia per il suo progetto parallelo di intelligenza artificiale. I suoi soci non lo prendono sul serio, sembrava, dicevano, un miliardario in cerca di un nuovo hobby eccentrico. E invece è l’inizio di Deepseek. E infatti nel 2023 apre un laboratorio costola di High Flyer per sviluppare la sua intelligenza artificiale
Perché il progetto Deepseek spaventa gli Stati Uniti
Il modello apre un nuovo fronte della guerra fretta tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Deepseek infatti, al di là di tutti i blocchi sulle esportazioni, dimostra che si può vincere cambiamo le regole del gioco. L’azienda cinese ha infatti deciso di modificare la struttura fondamentale dei modelli IA e utilizzare in modo più efficace le sue risorse, che sono limitate.
Come ha spiegato Marina Zhang, professoressa associata presso l’Università della tecnologia di Sydney a Wired Usa: “A differenza di molte aziende cinesi di AI che si basano molto sull’accesso a hardware avanzato, DeepSeek si è concentrata sul massimizzare l’ottimizzazione delle risorse basata sul software. Ha adottato metodi open source, mettendo in comune le competenze collettive e promuovendo l’innovazione collaborativa. Questo approccio non solo mitiga i vincoli dal punto di vista delle risorse, ma accelera anche lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, facendo spiccare DeepSeek sui concorrenti più chiusi”.
In un documento pubblicato a fine dicembre, i ricercatori di DeepSeek hanno spiegato di aver costruito e addestrato il modello utilizzando 2.000 chip Nvidia H800 a un costo inferiore a 6 milioni di dollari. Molto più basso rispetto alla concorrenza. Elon Musk, per esempio, sta allenando Grok 3, il suo modello IA, su 100.000 GPU H100 di Nvidia. Mark Zuckerberg avrebbe acquistato 350.000 GPU Nvidia H100 nel 2024.
Wenfeng non cerca “profitti eccessivi” e la sua azienda “non diventerà closed-source”. L’obiettivo infatti è creare un’industria cinese dell’intelligenza artificiale in grado di recuperare terreno e compere con gli Stati Uniti. “Spesso diciamo che c’è un divario di uno o due anni tra l’IA cinese e quella americana, ma il vero divario è tra originalità e imitazione”, ha detto nell’intervista tradotta. “Se questo non cambia, la Cina sarà sempre un Paese che segue”.
(da Fanpage)
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Gennaio 28th, 2025 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI UN MODELLO DI “AI” CON CAPACITA’ SUPERIORI DI QUELLE DEI MIGLIORI D’AMERICA, NONOSTANTE SIA STATO COSTRUITO A UN COSTO INFERIORE (SOLO 6 MILIONI DI DOLLARI) E CON CHIP MENO POTENTI … IL SUCCESSO DEL “BOT” CINESE FA CROLLARE I TITOLI IN BORSA DEI MICROCHIP EUROPEI E AMERICANI
La Cina corre veloce anche nell’intelligenza artificiale. La sua app DeepSeek ha raggiunto i vertici nei download gratuiti dell’App Store di Apple sia nel Dragone sia negli Stati Uniti, superando ChatGPT negli Usa. Laboratorio di IA poco noto in Cina ha però scatenato il panico nellla Silicon Valley dopo aver rilasciato modelli di intelligenza artificiale in grado di superare i migliori d’America nonostante siano costruiti a un costo inferiore e con chip meno potenti.
DeepSeek, come è chiamato il laboratorio, ha messo a punto un modello di linguaggio di grandi dimensioni gratuito e open source a fine dicembre che, a suo dire, ha richiesto solo due mesi e meno di 6 milioni di dollari per essere realizzato, facendo leva sui chip a capacità ridotta di Nvidia (H800). Gli ultimi sviluppi hanno sollevato allarmi sul fatto che il primato globale americano nel settore strategico dell’IA si stia riducendo, mettendo in discussione l’enorme spesa delle grandi aziende .
In una serie di test di terze parti, il modello di DeepSeek ha superato Llama 3.1 di Meta, GPT-4o di OpenAI e Claude Sonnet 3.5 di Anthropic per accuratezza, dalla risoluzione di problemi complessi alla matematica e alla codifica, secondo valutazioni di settore. La scorsa settimana DeepSeek ha rilasciato r1, un modello di ragionamento che ha superato anche l’ultimo o1 di OpenAI in molti dei test di terze parti. Si sa poco del laboratorio e del suo fondatore, Liang WenFeng.
DeepSeek è nata da un hedge fund cinese chiamato High-Flyer Quant che gestisce circa 8 miliardi di dollari di asset, secondo i resoconti dei media. Ma DeepSeek non è l’unica azienda cinese che sta facendo progressi. Ad esempio, c’ la startup 01, mentre la società madre di TikTok, ByteDance, ha rilasciato mercoledì scorso un aggiornamento del suo modello che afferma di superare o1 di OpenAI in un test di benchmark chiave.
La sorpresa DeepSeek affonda i titoli tecnologici, dai microprocessi al comparto dell’IA, in Europa e negli Usa. L’app cinese, che ha raggiunto i vertici nei download gratuiti dell’App Store di Apple sia nel Dragone sia negli Stati Uniti, superando ChatGPT negli Usa, ha scatenato il panico dopo aver rilasciato modelli di intelligenza artificiale in grado di superare i migliori d’America nonostante siano costruiti a un costo inferiore e con chip meno potenti. Di riflesso, il colosso olandese Asml cede il 9,62%, mentre negli Usa Nvidia perde nel pre-mercato il 7,94%, Microsoft il 4,54% Alphabet il 3,10% e Broadcom l’8,26%.
(da agenzie)
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