Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
“CIVILTÀ FIORITE, SFIORITE E RIFIORITE”, “LOTTA CONTRO LA RAREFAZIONE DEL SENSO DELLO STATO CHE AFFLIGGE I NOSTRI TEMPI PRESENTI E PASSATI”, “AGRIGENTO PUÒ FINALMENTE INTERPRETARE IL SENSO DI UNA MEMORIA CONTINENTALE EURO-AFRICANA CONDIVISA”
Aveva un che di pirandelliano il ministro Alessandro Giuli, inaugurando l’anno di
Agrigento capitale italiana della Cultura, sabato passato. Forse era l’enfasi incomprensibile, tratto comune del resto anche a Gennaro Sangiuliano, il predecessore, dimessosi per affari di cuore.
Giuli ha parlato che erano passate poche ore dalle strade rifatte – per miracolo e per fortuna, con ben 500 mila euro stanziati in tempo record da Renato Schifani il “governatore” siciliano, così da arrivare senza scorno nella città dei Templi.
Un intervento lampo, colate di bitume pure sui tombini, a peggiorare la già drammatica erogazione d’acqua in città. Ma tant’è, quando bisogna mettere una toppa, non si va per il sottile. E c’erano già state polemiche – e che polemiche -, per l’acqua infiltrata dal tetto del teatro intitolato a Luigi Pirandello che, velocemente, è stato impermeabilizzato.
Agrigento quindi è la capitale italiana della Cultura 2025. E ascoltando le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la scommessa si può vincere. Però il capo dello Stato ha avvertito: attenti a voi, “le inestimabili risorse rischiano di deperirsi senza cura adeguata” e la consapevolezza dell’intreccio tra natura, storia e cultura mai va dimenticato.
Ed ecco le parole del ministro Giuli, pirandelliano alquanto, per i riferimenti criptici alle “civiltà fiorite, sfiorite e rifiorite”; a Girgenti “modello di una Sicilia orgogliosamente speciale e al tempo stesso schierata in prima linea con le sue straordinarie personalità istituzionali, nella lotta contro la rarefazione del senso dello Stato che affligge i nostri tempi presenti e passati”;
Agrigento che “può finalmente interpretare il senso di una memoria continentale euro-africana condivisa e farne il fermento di un ritrovato benessere individuale di crescita collettiva”…
Ora, senza mancare di rispetto a nessuno, ma alle cose va dato il loro nome. Che è semplice, tipo: speculazioni edilizie, scempio dei beni culturali e delle bellezze paesaggistiche, collusione, mafia e questo a proposito della “rarefazione del senso dello Stato”.
(da La Repubblica)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
POI, DURANTE LA CERIMONIA, SE L’È SPASSATA CON IL PRESIDENTE ARGENTINO, JAVIER MILEI, IN ULTIMA FILA… L’IRRITAZIONE EUROPEA DI CUI SI È FATTO PORTAVOCE IL PROSSIMO CANCELLIERE TEDESCO, FRIEDRICH MERZ: “BISOGNA RESTARE UNITI”
La funzione in chiesa, poco dopo le otto del mattino. Poi lo spostamento alla Rotonda di Capitol Hill, per assistere di persona, fra i 600 o poco più selezionati ospiti, al secondo giuramento di Donald Trump
Ci teneva così tanto a esserci la premier Giorgia Meloni, a segnare la propria presenza e accaparrarsi uno di quei pochissimi posti a sedere al cospetto del nuovo capo della Casa Bianca che per la seconda volta nel giro di poche settimane si decide all’ultimo minuto e organizza un’andata e ritorno dell’Atlantico in ventiquattr’ore: atterraggio domenica sera alle 23.30, ripartenza ieri pomeriggio dopo la cerimonia.
Un modo per provare ad accreditarsi come il ponte ideale tra l’Europa e il nuovo corso statunitense, e forse anche evitare che provi a prendere spazio nel cuore di Trump il suo vicepremier, Matteo Salvini.
Alla fine, come prevedibile in una giornata così intensa per Trump, al presidente rieletto riesce a strappare solo un breve saluto al momento della messa.
Alla vigilia della partenza, aveva chiamato la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, non invitata alla cerimonia, per condividere con lei il senso di una visita quantomeno irrituale: solitamente, sono i diplomatici dei vari Paesi a essere invitati, non i capi di Stato o di governo.
E infatti, ieri, gli unici altri presenti erano il presidente argentino Javier Milei, che le siede accanto e con cui le telecamere accreditate la riprendono chiacchierare nell’attesa, e il vicepresidente cinese Han Zheng.
Un’irritualità, questa presenza di Meloni come unica leader europea, che aveva irritato anche qualche alleato, a sentire il candidato cancelliere della Cdu Friedrich Merz che nei giorni scorsi aveva raccomandato ai Paesi della Ue di «restare uniti» per riuscire a «essere rispettati nel mondo e negli Stati Uniti». Mentre ieri il cancelliere uscente Olaf Scholz raccomandava a tutti di «tenere sempre la schiena dritta» nel rapporto con gli Usa.
Nell’attesa dell’inizio della cerimonia, mentre poco a poco la Rotonda si riempiva fino all’entrata finale del nuovo inquilino della Casa Bianca, la premier, sistemata a poche file di distanza dagli ex presidenti, ha cercato di tessere qualche rapporto: una chiacchiera con il segretario di Stato designato, Marco Rubio; un’altra con il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale, Michael Waltz.
Oltre a un saluto caloroso con Elon Musk, il plurimiliardario che dovrà sforbiciare le spese pubbliche nel governo Trump, con l’acronimo di Doge. L’esponente della nuova amministrazione a cui è forse più vicina, già da tempo: ospite due anni fa ad Atreju, la sua festa di partito, fu lui a consegnarle il premio dell’Atlantic council qualche mese fa a New York.
Il pranzo successivo è dedicato ai rappresentanti del Congresso americano. Lei va in un caffè del centro della città, una breve sosta e la ripartenza per l’Italia.
(da La Stampa)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
“IL CORPO DI GIULIO ERA COPERTO DA UN TELO. CHIESI DI POTER VEDERE ALMENO I PIEDI. UNA SUORA MI DISSE ‘SUO FIGLIO È UN MARTIRE’. LÌ CAPII CHE ERA STATO TORTURATO”
“Quando ho dovuto riconoscere il corpo di Giulio ho potuto vedere solo il suo viso: ho
visto la brutalità, la bestialità, sul corpo di nostro figlio. Era coperto da un telo e chiesi di poter vedere almeno i piedi ma una suora mi disse ‘suo figlio è un martire’. Lì capii che era stato torturato”. E’ quanto afferma Paola Deffendi, la madre di Giulio Regeni, nel corso della sua audizione davanti ai giudici della prima Corte d’Assise di Roma nell’ambito del processo a carico di quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell’uccisione del ricercatore friulano.
Nel corso dell’audizione, la madre del ricercatore ha raccontato dell’ultima volta in cui parlò con il figlio. “L’ultima volta lo abbiamo visto, tramite Skype, è stato il 24 gennaio 2016. Ci disse del 25 gennaio, di cosa significasse al Cairo quella data. Gli dissi ‘Mi raccomando stai a casa’. Lui ci spiegò di aver fatto la spesa per più giorni, ci rassicurò”. La mamma di Regeni ha poi ha aggiunto che il 27 gennaio arrivò la notizia della scomparsa.
“Mio marito mi ha chiamato con una voce mai sentita – ha detto -. A casa mi disse che Giulio era scomparso. Quando sentii la console chiesi perché non ci avessero avvisato prima”. La donna ha ricordato che suo figlio già era stato in Egitto. “Andò nel periodo del colpo di Stato di al-Sisi, quando ci tornò nel 2015 ci disse che la situazione era più calma e si sentiva tutelato in quanto ricercatore straniero. Non espresse mai alcun timore. Il 15 gennaio era il suo compleanno e gli mandai gli auguri e lo sentii felice e rilassato”
La madre di Giulio ha reso noto di avere incontrato assieme al marito, per caso, l’ambasciatore egiziano in aeroporto. “Non l’ho mai detto prima. Ci siamo seduti accanto a lui, chiedendo se sapeva che c’era un processo in Italia sul caso Regeni, lui disse di sì”.
(da agenzie
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL C’È CHI L’HA PARAGONATA AD HAMBURGLAR, UN PERSONAGGIO DELLE PUBBLICITÀ DI MCDONALD’S O CHI SOSTIENE CHE L’ISPIRAZIONE LE SIA VENUTA OSSERVANDO IL LOGO DELLA CATENA PIZZA HUT
La mise scelta da Melania Trump – e soprattutto il cappello indossato dalla First Lady anche a tavola – nel giorno dell’insediamento del marito ha scatenato ironie e sarcasmi sia in casa che fuori. Se Donald Trump ha scherzato che “con quel cappello stava per prendere il volo”, la rete è esplosa a colpi di meme che hanno paragonato il copricapo disegnato dall’americano Eric Javits a quello di Carmen Sandiego, la popolare protagonista dell’omonimo gioco per bambini anni Novanta, o a quello di Hamburglar, un personaggio delle pubblicità di McDonald’s.
C’è poi chi ha visto nell’ispirazione del cappello blu con nastro bianco e larga tesa il logo della catena di pizzeria Pizza Hut, chi ha ripescato il personaggio interpretato nel 1994 da Jim Carrey in The Mask. Paragoni irriverenti sono arrivati anche sui media tradizionali: la fashion editor del Washington Post ha paragonato il look di Melania sulle passerelle della politica di Washington come quello di “una vedova di mafia, o a una rappresentante di alto rango di un misterioso ordine religioso con un pizzico di My Fair Lady”.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
IL FACT CHECKING DELLA “CNN”: TRUMP HA RIPETUTO LA MENZOGNA SECONDO CUI NANCY PELOSI HA RIFIUTATO LA PROTEZIONE, OFFERTA DA THE DONALD, DI 10 MILA MILITARI IL GIORNO DELL’ASSALTO AL CONGRESSO IL 6 GENNAIO 2021 … LA FROTTOLA DEI MIGRANTI ARRIVATI NEGLI USA DA CARCERI E ISTITUTI PSICHIATRICI STRANIERI DURANTE L’AMMINISTRAZIONE BIDEN E SULL’ECONOMIA…
In Spagna i principali media hanno segnalato che il presidente degli Stati Uniti Donald
Trump ha confuso il Paese iberico con un membro dei Brics, l’organizzazione multilaterale che riunisce le economie emergenti, e ha promesso di imporre “dazi al 100%” a questo gruppo. Il video è diventato virale rapidamente sui social.
Nel video si vede Trump nello Studio Ovale, mentre gli viene chiesto da un giornalista della spesa militare dei diversi Paesi dell’Alleanza Atlantica. Il presidente afferma che la spesa della Spagna è molto “bassa”, e poi associa il Paese iberico ai Brics minacciando per questo gruppo dazi del 100%.
Il Presidente Donald Trump ha fatto solo un’infarinatura di affermazioni false nel suo discorso inaugurale di lunedì, attenendosi per lo più a una retorica vaga, ad affermazioni soggettive e a promesse d’azione incontrollabili. Ma poi si è lanciato in una serie di bugie.
In un secondo discorso non scritto di lunedì, rivolto ai sostenitori che si erano riuniti nella Sala dell’Emancipazione del Capitol Visitor Center degli Stati Uniti, Trump ha fatto affermazioni false sulle elezioni, sull’immigrazione e sulla rivolta del Campidoglio del 6 gennaio 2021, tra gli altri argomenti. Ha poi fatto altre affermazioni false in un terzo discorso a ruota libera alla Capital One Arena di Washington e di nuovo parlando ai giornalisti mentre firmava ordini esecutivi nello Studio Ovale. Ecco una verifica di alcune delle sue affermazioni di lunedì.
I dazi di Trump sulla Cina: Nello Studio Ovale, Trump ha ripetuto la sua falsa affermazione che gli Stati Uniti hanno “incassato centinaia di miliardi di dollari dalla Cina” attraverso le tariffe imposte durante la sua prima presidenza. Gli importatori statunitensi pagano le tariffe, non la Cina, e uno studio dopo l’altro ha rilevato che gli americani hanno sostenuto la stragrande maggioranza del costo delle tariffe di Trump sulla Cina; è facile trovare esempi specifici di aziende che hanno trasferito il costo delle tariffe ai consumatori statunitensi.
I presidenti precedenti e le tariffe sulla Cina: Trump ha ripetuto la sua frequente e falsa affermazione che nessun presidente precedente aveva imposto tariffe sulle importazioni cinesi, affermando che “fino al mio arrivo, la Cina non ha mai pagato 10 centesimi a questo Paese”.
A parte il fatto che gli importatori statunitensi pagano le tariffe, gli Stati Uniti stavano in realtà generando miliardi all’anno di entrate dalle tariffe sulle importazioni cinesi prima che Trump entrasse in carica; infatti, gli Stati Uniti hanno tariffe sulle importazioni cinesi dal 1789. Il predecessore di Trump, Barack Obama, ha imposto ulteriori tariffe sulle merci cinesi
Tariffe: Nel suo discorso inaugurale, Trump ha detto: “Invece di tassare i nostri cittadini per arricchire altri Paesi, tasseremo e tasseremo i Paesi stranieri per arricchire i nostri cittadini”. Ma questa descrizione delle tariffe è falsa. Le tariffe imposte dal governo statunitense sono pagate dagli importatori americani, non dai Paesi stranieri.
Tassi di inflazione: Durante il suo discorso inaugurale, Trump ha falsamente affermato che gli Stati Uniti hanno registrato “un’inflazione record” durante l’amministrazione Biden. Trump potrebbe affermare che il tasso d’inflazione degli Stati Uniti ha raggiunto un massimo di 40 anni nel giugno 2022, quando era del 9,1%, ma non era vicino al record di tutti i tempi del 23,7%, stabilito nel 1920. (E da allora il tasso è crollato. L’ultimo tasso di inflazione disponibile al momento del discorso di Trump era del 2,9% a dicembre).
Commercio con l’Unione Europea: Nello Studio Ovale, Trump ha ripetuto le sue false affermazioni secondo cui l’Unione Europea non “prende” prodotti agricoli, automobili o “quasi tutto” dagli Stati Uniti.
Sebbene l’UE abbia certamente alcune barriere commerciali che rendono più difficile per le aziende statunitensi esportarvi prodotti, è un’enorme esagerazione dichiarare categoricamente che non accetta “quasi nulla”. Nel 2023 gli Stati Uniti hanno esportato nell’UE beni e servizi per un valore di oltre 639 miliardi di dollari.
Il governo statunitense afferma che l’UE ha acquistato 12,3 miliardi di dollari di esportazioni agricole statunitensi nell’anno fiscale 2023, diventando così il quarto mercato di esportazione per i prodotti agricoli e affini degli Stati Uniti, dopo Cina, Messico e Canada.
Sebbene le case automobilistiche statunitensi abbiano spesso faticato ad affermarsi in Europa, secondo un rapporto del dicembre 2023 dell’Associazione europea dei costruttori di automobili, l’UE è il secondo mercato per le esportazioni di veicoli statunitensi – importando 271.476 veicoli statunitensi nel 2022, per un valore di quasi 9 miliardi di euro. (Alcuni di questi sono veicoli prodotti da case automobilistiche europee presso stabilimenti negli Stati Uniti).
Carceri e istituti psichiatrici: In tutti e tre i discorsi Trump ha parlato di migranti provenienti da carceri e istituti psichiatrici stranieri e giunti negli Stati Uniti sotto il presidente Joe Biden, un ritornello frequente durante la sua campagna per il 2024. Nel primo discorso, ha detto che “molti” migranti dell’era Biden provengono da tali strutture; nel secondo discorso, ha detto: “Non vogliamo che le carceri di ogni Paese del mondo vengano virtualmente depositate negli Stati Uniti”; nel terzo, ha detto: “In tutto il mondo stanno svuotando le loro prigioni nel nostro Paese; stanno svuotando i loro istituti mentali nel nostro Paese”.
Tutto questo non è corroborato. Trump e la sua campagna presidenziale non hanno mai corroborato l’affermazione che “molti” migranti dell’era Biden provengano da carceri o istituti psichiatrici, anche se è ovviamente possibile che alcuni migranti abbiano trascorso del tempo in tali strutture. E la campagna di Trump non è riuscita a corroborare le sue storie su numerosi Paesi stranieri che avrebbero aperto tali strutture per portare in qualche modo le persone che vi si trovavano negli Stati Uniti.
Il presidente ha talvolta cercato di sostenere la sua narrazione affermando che la popolazione carceraria mondiale è in calo. Ma questo non è corretto. La popolazione carceraria mondiale registrata è aumentata dall’ottobre 2021 all’aprile 2024, passando da circa 10,77 milioni di persone a circa 10,99 milioni di persone, secondo la World Prison Population List compilata da esperti del Regno Unito.
“Faccio una ricerca quotidiana sulle notizie per vedere cosa succede nelle carceri di tutto il mondo e non ho visto assolutamente nessuna prova che qualche Paese stia svuotando le proprie carceri per mandarle tutte negli Stati Uniti”, ha dichiarato a giugno Helen Fair, co-autrice dell’elenco della popolazione carceraria e ricercatrice presso l’Institute for Crime & Justice Policy Research di Birkbeck, Università di Londra.
Venezuela e migrazione: Nel discorso all’arena Trump ha parlato di membri di bande che sono stati “tolti dalle strade del Venezuela e depositati nel nostro Paese”, sostenendo che la criminalità in Venezuela è crollata “perché hanno preso i loro criminali e li hanno dati a noi attraverso una politica di frontiere aperte della precedente amministrazione”.
Trump non ha mai corroborato le sue affermazioni sulla presunta pratica del Venezuela di portare in qualche modo intenzionalmente i suoi criminali indesiderati negli Stati Uniti sotto Biden, e gli esperti hanno detto alla CNN, a PolitiFact e a FactCheck.org che non conoscono alcuna prova a riguardo.
Costruzione del muro di confine: Nel suo discorso post-inaugurale, Trump ha ripetuto la falsa affermazione di aver fatto costruire “571 miglia di muro” sul confine meridionale durante la sua prima amministrazione. Si tratta di un’esagerazione significativa; i dati ufficiali del governo mostrano che sotto Trump sono stati costruiti 458 miglia, compresi sia i muri costruiti dove prima non esistevano barriere, sia quelli costruiti per sostituire le barriere precedenti.
Cittadinanza di nascita: Nello Studio ovale, Trump ha ripetuto la falsa affermazione che gli Stati Uniti sono “l’unico Paese al mondo” con la cittadinanza di nascita. La CNN e diverse altre testate hanno sfatato questa affermazione quando Trump l’ha fatta durante la sua campagna presidenziale nel 2015, durante la sua prima presidenza nel 2018 e durante la sua transizione presidenziale nel 2024. Circa tre dozzine di Paesi offrono la cittadinanza automatica alle persone nate sul loro territorio, tra cui i vicini statunitensi Canada e Messico e la maggior parte dei Paesi sudamericani.
Pelosi e il 6 gennaio 2021: nel discorso post-inaugurale, Trump ha ripetuto le sue false affermazioni secondo cui l’ex presidente della Camera Nancy Pelosi avrebbe rifiutato la sua offerta di 10.000 soldati della Guardia Nazionale per proteggere il Campidoglio il 6 gennaio 2021, e che Pelosi “lo ha ammesso in un nastro, fatto da sua figlia”. Ha ripetuto l’affermazione più tardi nello Studio Ovale.
Non ci sono prove che Pelosi abbia rifiutato un’offerta del genere – ed è il presidente, non lo speaker, che è responsabile della Guardia Nazionale del Distretto di Columbia, quindi Pelosi non avrebbe avuto il potere di rifiutare l’offerta anche se le fosse stata fatta, cosa che Pelosi dice non essere avvenuta. Inoltre, la Pelosi non è stata registrata per ammettere che la storia di Trump è corretta.
In un video registrato dalla figlia regista, Alexandra Pelosi, il 6 gennaio e successivamente ottenuto dai Repubblicani della Camera, che ne hanno pubblicato un frammento di 42 secondi sui social media a giugno, la Pelosi è stata mostrata mentre esprimeva la sua frustrazione per l’inadeguatezza della sicurezza al Campidoglio e a un certo punto ha detto: “Mi assumo la responsabilità di non averli fatti preparare di più”. Ma questa dichiarazione generale non è chiaramente un’ammissione specifica di aver rifiutato l’offerta di Trump di 10.000 soldati.
In effetti, un’altra parte del video sembra minare le frequenti affermazioni di Trump secondo cui sarebbe stata Pelosi a rifiutare la presenza della Guardia Nazionale prima del 6 gennaio. Ha detto: “Perché la Guardia Nazionale non era lì fin dall’inizio?”.
Dopo che Trump ha iniziato a fare riferimento a questo video a giugno, il portavoce della Pelosi, Aaron Bennett, ha dichiarato in un’e-mail alla CNN: “Numerosi fact-checkers indipendenti hanno confermato più volte che la Presidente Pelosi non ha pianificato il proprio assassinio il 6 gennaio. I filmati scelti a caso e fuori contesto non cambiano il fatto che la Presidente della Camera non è responsabile della sicurezza del Campidoglio, né il 6 gennaio né in qualsiasi altro giorno della settimana”.
I rivoltosi del Campidoglio: Trump ha detto nello Studio Ovale che crede che “in molti casi” i rivoltosi del 6 gennaio fossero “agitatori esterni”, suggerendo che non fossero veri e propri sostenitori di Trump. (Ha aggiunto una nota di umiltà, dicendo: “Che ne so, giusto?”, ma poi ha ribadito: “Ma credo che lo fossero”).
La convinzione di Trump è infondata. Sebbene un uomo condannato per il suo ruolo nella sommossa abbia ammesso che il suo obiettivo era quello di fomentare i sostenitori di Trump, non ci sono prove che ci fossero “molte” persone di questo tipo tra la folla, né per la teoria cospirativa promossa da Trump secondo cui i membri di sinistra di Antifa sarebbero responsabili dell’attacco. Quasi tutte le oltre 1.500 persone accusate per la sommossa erano ferventi sostenitori di Trump.
Il comitato e i documenti del 6 gennaio: Nel suo discorso post-inaugurale, Trump ha parlato del comitato ristretto della Camera che ha indagato sull’attacco del 6 gennaio al Campidoglio, i cui membri sono stati graziati da Biden in uno dei suoi ultimi atti da presidente. Trump ha falsamente affermato che “hanno distrutto e cancellato tutte le informazioni, tutte le audizioni, praticamente non è rimasto nulla”. È tornato sull’argomento più tardi nello Studio ovale, sostenendo falsamente che “hanno distrutto tutti i documenti, hanno cancellato tutte le informazioni, non ci sono informazioni”.
C’è stata una lunga disputa tra repubblicani e democratici sullo stato di alcuni documenti della commissione che, secondo i repubblicani, avrebbero dovuto essere archiviati e che, secondo il presidente della commissione democratica Bennie Thompson, non dovevano essere archiviati, ad esempio perché non erano utili alle indagini della commissione. Ma non c’è alcuna base per l’affermazione di Trump che “tutte” le informazioni e i documenti sono stati scartati.
Come ha riferito FactCheck.org lunedì, il 6 gennaio la commissione ha pubblicato non solo un rapporto finale di oltre 800 pagine, ma anche le trascrizioni delle interviste a più di 140 testimoni – e, secondo Thompson, lo staff della commissione ha collaborato con la National Archives and Records Administration e altri enti governativi “nel preparare gli oltre 1 milione di documenti del comitato ristretto per la pubblicazione e l’archiviazione”.
La legittimità delle elezioni del 2020: Nel suo discorso post-inaugurale ai sostenitori, Trump è tornato a mentire sul fatto che le elezioni del 2020 “erano totalmente truccate”; ha ripetuto l’affermazione “truccata” nel discorso dell’arena. Trump ha legittimamente perso un’elezione libera e corretta contro Biden.
I Democratici e le elezioni del 2024: Nel suo discorso post-inaugurale, Trump ha falsamente affermato che non meglio precisati avversari hanno “tentato” di truccare le elezioni del 2024, ma non ci sono riusciti. Anche questa è una sciocchezza: Trump ha battuto l’ex vicepresidente Kamala Harris in un’elezione libera e corretta.
La California e le elezioni del 2024: Nel discorso post-inaugurale, Trump ha detto: “Penso che avremmo vinto lo Stato della California” se lo Stato avesse avuto leggi più severe sull’identificazione degli elettori. L’affermazione è semplicemente priva di fondamento: non c’è traccia di frodi di massa in California e Trump ha perso contro Harris con oltre 3 milioni di voti.
Il margine di vittoria di Trump in Alabama: Nel discorso post-inaugurale, Trump ha falsamente affermato: “Abbiamo vinto in Alabama di 48 punti”. Trump ha vinto lo Stato conservatore con un ampio margine, ma non così ampio come ha affermato; ha battuto Harris di circa 30,5 punti percentuali.
Trump e il “voto dei giovani”: Come il giorno prima dell’inaugurazione, Trump ha falsamente affermato nel suo discorso nell’arena lunedì che “abbiamo vinto il voto dei giovani di 36 punti” nelle elezioni del 2024. Non ha detto come definiva il “voto dei giovani” – il suo team di transizione non ha risposto alla richiesta di chiarimento della CNN di domenica – ma non c’è alcuna base per la sua affermazione, per nessuna ragionevole definizione.
Sebbene i giovani elettori, in particolare gli uomini, si siano spostati verso Trump rispetto alle elezioni del 2020, i dati degli exit poll pubblicati dalla CNN hanno rilevato che Harris ha battuto Trump per 54% a 43% tra gli elettori di età compresa tra i 18 e i 24 anni, per 53% a 45% tra gli elettori di età compresa tra i 25 e i 29 anni e per 51% a 45% tra gli elettori di età compresa tra i 30 e i 39 anni. Anche se i margini effettivi di Harris fossero più ridotti – i dati degli exit poll sono spesso errati – non c’è alcun segno che Trump abbia dominato Harris tra i giovani elettori.
La Cina e il Canale di Panama: Nel suo discorso inaugurale, Trump ha giurato che gli Stati Uniti si riprenderanno il Canale di Panama – e ha falsamente affermato che “soprattutto la Cina gestisce il Canale di Panama”. Nello Studio Ovale ha aggiunto che “la Cina controlla il Canale di Panama”.
Ci sono validi interrogativi sull’influenza cinese sulle infrastrutture del Canale di Panama e dei suoi dintorni. In particolare, una filiale di una società con sede a Hong Kong gestisce un porto a ciascuna estremità della via d’acqua, avendo vinto la gara d’appalto per il contratto negli anni Novanta. Ma Panama gestisce da sola il canale da quando gli Stati Uniti lo hanno consegnato al Paese nel 1999. In particolare, il canale è gestito dall’Autorità del Canale di Panama, il cui amministratore, il vice amministratore e il consiglio di amministrazione di 11 membri sono panamensi scelti dal governo di Panama.
La stragrande maggioranza dei suoi dipendenti è panamense. È Panama a decidere quali società si aggiudicano i contratti per la gestione dei porti sul canale. Altri porti del canale sono gestiti da società non cinesi, tra cui una joint venture americano-panamense.
“Il Canale è e continuerà ad essere di Panama e la sua amministrazione continuerà ad essere sotto il controllo panamense nel rispetto della sua neutralità permanente”, ha dichiarato lunedì il presidente panamense José Raúl Mulino in un comunicato. Senza menzionare direttamente la Cina, Mulino è sembrato anche respingere l’affermazione di Trump secondo cui la Cina starebbe gestendo il canale, dicendo: “Non c’è alcuna presenza di alcuna nazione al mondo che interferisca con la nostra amministrazione”.
Gli acquisti di petrolio della Cina dall’Iran: Nel discorso dell’arena, Trump ha ripetuto la sua falsa storia su come avrebbe fatto pressioni sulla Cina per fermare gli acquisti di petrolio dall’Iran durante la sua prima presidenza. Le importazioni di petrolio dall’Iran da parte della Cina sono brevemente crollate sotto Trump nel 2019, l’anno in cui l’amministrazione Trump ha fatto uno sforzo concertato per scoraggiare tali acquisti, ma non si sono mai fermate – e poi sono aumentate di nuovo bruscamente mentre Trump era ancora presidente. “L’affermazione è falsa, perché le importazioni cinesi di greggio dall’Iran non si sono affatto fermate”, ha dichiarato alla CNN Matt Smith, analista capo del settore petrolifero per le Americhe presso la società di intelligence di mercato Kpler nel 2023.
Le statistiche ufficiali della Cina non hanno registrato acquisti di greggio iraniano nell’ultimo mese parziale di mandato di Trump, gennaio 2021, e nemmeno nella maggior parte del primo anno di presidenza di Biden. Ma questo non significa che le importazioni cinesi siano effettivamente cessate; gli esperti del settore affermano che è ampiamente noto che la Cina ha utilizzato una serie di tattiche per mascherare le sue continue importazioni dall’Iran.
Kpler ha rilevato che la Cina ha importato circa 511.000 barili al giorno di greggio iraniano nel dicembre 2020, l’ultimo mese completo di mandato di Trump. Il punto più basso sotto Trump è stato il marzo 2020, quando la domanda globale di petrolio è crollata a causa della Covid-19. Anche allora, la Cina importò circa 87.000 barili al giorno, secondo Kpler. (Poiché i dati sulle esportazioni di petrolio iraniano si basano sul monitoraggio dei carichi da parte di varie società e gruppi, altre entità potrebbero avere dati diversi).
Iran e gruppi terroristici: Nel discorso dell’arena, Trump ha ripetuto la sua imprecisa vanteria secondo cui l’Iran “non aveva soldi per Hamas” e “non aveva soldi per Hezbollah” durante la sua presidenza. Nello Studio Ovale ha sottolineato che l’Iran “non aveva soldi” per i due gruppi. I finanziamenti iraniani a questi gruppi sono diminuiti nella seconda metà della sua presidenza, in gran parte perché le sanzioni all’Iran hanno avuto un forte impatto negativo sull’economia iraniana, ma i finanziamenti non sono mai cessati del tutto, come hanno dichiarato quattro esperti alla CNN nel 2024. Infatti, la stessa amministrazione Trump ha dichiarato nel 2020 che l’Iran continuava a finanziare gruppi terroristici, tra cui Hezbollah. È possibile leggere un fact checking più lungo qui.
Spagna e BRICS: Nello Studio Ovale Trump ha falsamente affermato che la Spagna è un membro dell’organizzazione internazionale nota come BRICS, dicendo a un giornalista: “La Spagna è una nazione BRICS. Sapete cos’è una nazione BRICS? Lo scoprirete”. La Spagna non è un membro dei BRICS; la “S” sta per Sudafrica, che si è unito al gruppo precedentemente noto come BRIC – Brasile, Russia, India e Cina – nel 2010.
(da La Presse)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
I CONTROLLI A DISTANZA ARRIVANO A 80.000 L’ANNO, MERITO DEL PNRR
A Livorno c’è un ospedale che visita i pazienti online. 80 mila visite l’anno scorso, e la diabetologia livornese guidata da Graziano Di Cianni è ai vertici per numero di pazienti seguiti a distanza.
La Repubblica racconta la visita della dottoressa Francesca Pancani a una paziente per il diabete: l’andamento della glicemia giorno per giorno, le dosi di insulina somministrate dal micro infusore. Ma anche i valori della pressione e gli ultimi esami del sangue. «Abbiamo abolito le code nelle sale d’attesa», dice Di Cianni.
Le televisite
All’ospedale di Livorno si fanno televisite anche agli ospiti diabetici delle Rsa, le residenze per anziani. E c’è pure un progetto con il carcere: «Si tratta di pazienti che è meglio non spostare». La telemedicina è uno dei pilastri del Pnrr in sanità. Sono stati stanziati 1,5 miliardi di euro per creare una rete nazionale. Per gli obiettivi del recovery plan quest’anno vanno seguiti via web almeno 300 mila pazienti. «Le cambio il dosaggio pomeridiano dell’insulina», dice la dottoressa dopo aver studiato il caso. «Poi invio la ricetta e le altre indicazioni». Poi la dottoressa Pancani saluta e si prepara alla videochiamata successiva. «Con questo sistema non lavoriamo di meno, anzi. Però i tanti vantaggi per i pazienti ripagano lo sforzo».
(da La Repubblica)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
VIETATE IDEE POLITICHE, INFORMAZIONI ALL’ESTERO E RUOLI DA DICHIARARE… SIAMO A ROMA O A MOSCA?
I dipendenti della Presidenza del Consiglio non potranno esprimere le proprie opinioni
politiche, non dovranno rivelare informazioni all’esterno rispettando il “segreto d’ufficio” e dovranno utilizzare i social network senza esprimere idee personali riconducibili all’istituzione. Ma saranno obbligati anche comunicare al proprio superiore se ha assunto incarichi in associazioni, enti pubblici o partiti politici che potrebbero interferire con l’esercizio delle sue funzioni. Sono queste le nuove regole, fortemente restrittive, che la premier Giorgia Meloni ha deciso di applicare ai dipendenti di Palazzo Chigi: un documento che ha il principale obiettivo di fermare le fughe di notizie e la “politicizzazione” di chi ogni giorno lavora al suo fianco. Confermando un clima di complotto che aleggia nelle stanze della Presidenza del Consiglio.
Il nuovo codice di comportamento e disciplina, che Il Fatto pubblica in anteprima, è stato approvato con un decreto del presidente del Consiglio il 13 dicembre scorso e registrato dalla Corte dei Conti il 14 gennaio 2025. Un documento di 16 pagine, molto più ricco rispetto all’ultimo di dieci anni fa, che risaliva al 2014, all’epoca del governo Renzi. Il nuovo “Codice di comportamento e di tutela della dignità e dell’etica dei dirigenti e dei dipendenti della Presidenza del Consiglio dei ministri” è costituito da 26 articoli per regolare diversi ambiti lavorativi: si va dai principi generali di comportamento alle norme sui “regali, compensi e altre utilità” passando per la partecipazione ad associazioni o organizzazioni fino alla prevenzione di conflitti d’interessi, tutela dei whistleblower, utilizzo dei social media e dipendenti con procedimenti penali.
Silenzio “Non manifestare le proprie idee politiche”
Alcune regole ricalcano quelle del codice del 2014, più snello e composto da 18 articoli. Ma ci sono alcune novità rilevanti. La prima riguarda il divieto di esprimere opinioni politiche. All’articolo 4, relativo ai principi generali di comportamento, Palazzo Chigi specifica che i dipendenti, oltre ad astenersi da qualsiasi “trattamento preferenziale”, si astengono “dal manifestare, direttamente o indirettamente, orientamenti politici o ideologici tali da ingenerare dubbi sull’imparzialità della propria azione”.
Bavaglio Riservatezza contro le fughe di notizi
L’altra è quella per cercare di fermare possibili fughe di notizie: nell’ambito dei rapporti privati i dipendenti devono rispettare “il segreto d’ufficio e mantiene riservate le notizie e le informazioni apprese nell’ambito dell’attività svolta”. Una volontà che Meloni ha cercato di ribadire più volte tanto che il responsabile della comunicazione del governo, Giovanbattista Fazzolari, è arrivato a “blindare” il mattinale Ore 11 che arriva ai parlamentari di Fratelli d’Italia tracciando gli accessi e autorizzando chi scarica il file con la linea sui principali fatti di attualità.
Social La nuova policy: solo opinioni personal
Inoltre, per la prima volta, anche la Presidenza del Consiglio decide di dotarsi di regole per l’utilizzo dei social come le altre Pubbliche Amministrazione: lo fa rimandando al decreto 81 del presidente della Repubblica del 2023 che regola il Codice di comportamenti dei dipendenti pubblici. Questo prevede che il dipendente possa esprimere idee e opinioni che non siano riconducibili all’istituzione e deve astenersi da qualsiasi commento che “possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della Pubblica Amministrazione in generale”.
Partiti “Comunicare incarichi in una delle forze politiche”
Il nuovo codice di comportamento della Presidenza del Consiglio mantiene anche intatta la riservatezza sull’adesione a partiti politici o sindacati, ma inserendo una postilla che solleva qualche perplessità: il personale dovrà comunicare “l’assunzione di incarichi di rappresentanza in associazioni, fondazioni o in enti pubblici di qualsiasi natura, ivi compresi gli incarichi elettivi o di rappresentanza nei partiti politici” se da questi “possano derivare obblighi o vincoli tali da poter interferire con l’esercizio delle funzioni svolte dalla unità organizzativa di assegnazione”.
Norma Conflitti d’ interessi e decadenza per condannat
Per la prima volta, inoltre, viene inserito un articolo per tutelare i whistleblower (chi denuncia illeciti) e diverse novità sul conflitto d’interessi: i dipendenti devono comunicare i rapporti con soggetti privati anche di familiari fino al secondo grado e si devono evitare le porte girevoli tra il mondo del pubblico e privato (il cosiddetto pantouflage). I dipendenti inoltre non solo non potranno accettare regali e metterli a disposizione dell’amministrazione (se non di modica quantità), ma questi saranno destinati “alla restituzione o alla beneficenza”. Infine, Meloni ha deciso di introdurre anche una stretta sulle questioni giudiziarie. I consulenti e collaboratori delle autorità politiche non potranno avere condanne che prevedano la pena accessoria dell’interdizione dei pubblici uffici.
(da La Stampa)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
IMBARAZZO DEL GOVERNO CHE FINANZIA UNA ASOOCIAZIONE A DELINQUERE ISTITUZIONALIZZATA IN LIBIA
Che ci faceva Osama al Naijm, nome di battaglia “generale Almasri” in un hotel di Torino con un gruppo di libici? Sta tutta nella risposta a questo interrogativo la portata del nuovo intrigo internazionale che rischia di essere foriero di non poco imbarazzo per l’Italia.
Perché Osama al Naijm, arrestato domenica dalla Digos in esecuzione di un mandato di cattura della Corte penale internazionale che lo accusa di crimini di guerra e gravi violazioni di diritti umani, è il comandante della polizia giudiziaria libica ma anche il capo del centro di detenzione di Mitiga, a Tripoli, l’inferno per migliaia di migranti.
È lì che finisce chi viene intercettato durante le traversate nel Mediterraneo dalla guardia costiera libica che, ormai da anni, l’Italia finanzia e forma proprio per bloccare le partenze: più di 15.000 solo nel 2024 stando alle ultime stime dell’Oim.
Una infinita sequela di reati e gravissime violazioni dei diritti umani che, grazie alle testimonianze di alcuni dei sopravvissuti a quel lager, la Corte penale internazionale ora contesta a Osama al Naijm e agli aguzzini della Radaa, la Forza di deterrenza speciale da lui guidata.
Dopo Bija, il capo dei trafficanti libici arrivato a essere nominato responsabile dell’Accademia navale militare di Tripoli, ucciso in un agguato a settembre scorso, adesso è il destino di Almasri il torturatore a legarsi pericolosamente con l’Italia. E se Bija sette anni fa (si sarebbe poi scoperto) arrivò in Italia come esponente di una delegazione invitata da agenzie Onu e approdò persino al Viminale, i contorni della trasferta torinese di Osama al Naijm sono tutti da ricostruire.
La vicenda viene definita «assai delicata» da fonti qualificate investigative e dell’intelligence entrate in azione domenica quando, su indicazione dell’Interpol, la Digos di Torino, in esecuzione di un mandato di arresto che porta la data del 18 gennaio, ha fermato il generale Almasri in un albergo. Pare avesse in programma di andare allo stadio.
Ma l’arresto di Almasri potrebbe anche trasformarsi in una grana diplomatica per l’Italia. A Tripoli non è stato preso bene. «Una detenzione arbitraria, un incidente oltraggioso », è la reazione della polizia giudiziaria di Tripoli che invita il governo libico a intervenire.
Il “torturatore” di Mitiga, così i migranti sopravvissuti al centro di detenzione chiamano Osama al Naijm: le loro testimonianze sono state raccolte da alcune organizzazioni umanitarie. Come quelle sul comandante Bija, altra vecchia conoscenza della giustizia internazionale e da a lmeno cinque anni finito nella lista nera delle Nazioni Unite.
Ci sarebbe anche lui dietro al racket degli schiavi-soldato, migliaia di giovani migranti africani intercettati in mare, chiusi nei centri di detenzione, e poi spariti letteralmente nel nulla: in realtà, secondo le accuse, rivenduti alle milizie libiche e costretti a combattere.
Una condotta criminosa che le Nazioni unite e le organizzazioni umanitarie denunciano da anni ma davanti alla quale l’Italia e l’Europa si girano dall’altra parte avendo ormai da anni intrapreso la strada della collaborazione con le autorità libiche.
(da Avvenire)
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Gennaio 21st, 2025 Riccardo Fucile
ALMASRI ERA A CAPO DELLA PRIGIONE E CENTRO DI TORTURE DI MITIGA DOVE I TRAFFICANTI ESTORCONO DENARO AI MIGRANTI… E’ LA PROVA DI COME L’INTERO SISTEMA LIBICO, FORAGGIATO DALL’ITALIA, SIA UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Potrebbe essere solo il primo di una lunga serie, l’arresto di ieri a Torino, di Njeem
Osama Elmasry (Almasri), il capo della polizia giudiziaria di Tripoli. L’uomo è stato fermato nel capoluogo piemontese su mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra. Un arresto clamoroso perché si tratterebbe di uno dei personaggi “chiave” della rivoluzione libica, ai tempi di Gheddaffi, ma anche protagonista di un sistema dì violenze e di carcerazioni.
L’informazione è stata diffusa dalla pagina Facebook ufficiale della Fondazione per la riforma e la riabilitazione di Ain Zara, una struttura carceraria di Tripoli, e rilanciata da diverse testate libiche, tra cui “Al Hadath Libya”. Il direttore della struttura, Abdel Moaz Nouri Bouaraqoub, ha condannato quello che ha definito un “arresto arbitrario” di Njeem, che è un generale di brigata, esortando le autorità libiche ad assumersi la responsabilità di questa situazione.
L’uomo arrestato – che era capo della prigione e centro di torture libico di Mitiga – era balzato agli onori della cronaca nel 2022, nell’ambito degli scontri armati nella zona di Sabaa, a est della capitale libica Tripoli, vicino alla sede dei servizi segreti del ministero dell’Interno: a confrontarsi erano stati da una parte gli uomini della Guardia presidenziale guidati dal vice comandante Ayoub Bouras; dall’altra le forze della polizia giudiziaria Najim affiliate alla Rada, gruppo armato libico specializzato nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata guidato dal comandante salafita Abdul Rauf Kara.
Il complesso di Mitiga ospita non solo l’unico scalo aereo civile che attualmente serve Tripoli, ma anche un’importante prigione dove sono detenuti oppositori politici e terroristi dello Stato islamico e una base aerea dalla quale partono i droni d’attacco di fabbricazioni turca.
Non è chiaro a quali episodi si riferiscano i crimini di guerra contestati ad Al Najim. Non è esclusa una sua presunta partecipazione nelle fosse comuni trovate a Tarhuna dopo il cessate il fuoco in vigore dall’ottobre 2020 su cui sta indagando la Corte penale internazionale.
«La cattura di Elmasry getta un’ombra inquietante sulla sua presenza nel nostro Paese – dichiara don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans – Sappiamo che il potere della mafia libica cresce di giorno in giorno grazie ai respingimenti che l’Italia e l’Europa finanziano. Si parla di lotta ai trafficanti, ma intanto si finanziano i respingimenti, che fanno crescere il potere dei trafficanti. Dobbiamo insistere perché si fermino i respingimenti, perché ci si prenda per mano con i migranti e con la società civile e si costruisca una vera fraternità. É una via difficile, che richiede coraggio, ma é l’unica possibile per sconfiggere le mafie e le ingiustizie e per realizzare pienamente la nostra umanità».
«Almasri è la prova di come l’intero sistema libico, foraggiato in questi anni da milioni di euro dai governi italiani e dall’Unione Europea, sia atroce e criminale: banditi come Almasri hanno solo messo in pratica il mandato ricevuto di “fermare i migranti”, con mezzi e soldi delle istituzioni occidentali. Si nascondeva in Italia, ovviamente: perché qui i trafficanti si sentono al sicuro» attacca Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans. «Ma siamo solo all’inizio – aggiunge – chi ha pagato Almasri per torturare, detenere, uccidere donne uomini e bambini?».
(da agenzie)
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